:: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Gianluca Barbera

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mia foto a Lisbona

Ecco il resoconto del terzo incontro del ciclo Interviste (im)perfette tenutosi il 25 maggio sul nostro Gruppo Facebook. Buona lettura!

Scrittore, critico letterario e editore, la scrittura in un certo senso è tutta la tua vita; cosa in realtà ami di più fare?

Primo leggere, poi ragionare… poi scrivere (all’inizio era una fatica, ora non più). Poi camminare: sono un camminatore, il mare, le alte quote, ma non sono un alpinista

Raccontati come se fossi un personaggio di un tuo romanzo di avventura.

Qualcuno mi ha paragonato a Orson Welles, per stazza (da giovane, eh?) e fame di vita, per il mio essere fuori dagli schemi. Gianluca Barbera era un uomo di media altezza, con una chioma ribelle di capelli ormai ingrigiti, si muoveva con furia, come se ogni ambiente fosse per lui troppo stretto, preso come era nel vortice della vita

Hai cominciato a lavorare in ambito editoriale nel 1995,in seguito hai fondato e diretto fino al 2015 la casa editrice Barbera Editore. Nell’ottobre 2015 hai costituito Melville edizioni. Raccontaci il tuo percorso da editore, quali sono le difficoltà maggiori in questa professione, a parte la situazione attuale legata al Covid.

La professione dell’editore la sconsiglio, ci sono poche soddisfazioni, se fatta in piccolo, altro conto è lavorare per un grande editore.

Quali sono i titoli di punta attuali di Melville edizioni?

Libri di musica, soprattutto jazz, amo il Jazz, ascolto quasi solo jazz, poi ho pubblicato Misteri del chiostro napoletano, di Enrichetta Caracciolo. Da leggere.

Tra i tuoi romanzi Finis mundi, La truffa come una delle belle arti, Magellano, Marco Polo e numerosi saggi come Storia di Anna Frank e Idee viventi. Il pensiero filosofico in Italia oggi. Come è nato il tuo interesse per i libri e cosa ti ha spinto a cimentarti anche tu nell’arte della scrittura?

Va be’, si va molto indietro nel tempo; ero un ragazzino: lessi il primo romanzo alle elementari, su consiglio della maestra: Barra tutta a dritta, di Gianni Caratelli. Il racconto di uno studente che si imbarca come mozzo su una nave e fa il giro del mondo. Un segno premonitore, se poi pensate che ho scritto Magellano. Una vita spesa coi libri disseminati sul letto. Non ho mai letto un libro per puro piacere (quasi mai), ma sempre per imparare: anche ora. Un tempo mi capitava di tornare e ritornare sulla stessa frase, per scoprirne i segreti, il senso profondo, ci mettevo una eternità a leggere un libro; ora vado svelto, ma non troppo.

Ami molto i romanzi di viaggi e di avventura. Quali sono i tuoi maestri?

Stevenson, Cèline, Chatwin, Borges, Kundera, dunque non solo viaggi. Però Viaggio di un naturalista intorno al mondo di Charles Darwin è uno dei libri di viaggio più belli, D. scrive magnificamente. Dimenticavo Jack London. Anche Twain ha scritto di viaggio ottimamente. E naturalmente Conrad. E Poe, il suo Gordon Pym è sempre un modello insuperato

Marco Polo (Castelvecchi, 2019, Miglior romanzo di avventura al Premio Internazionale di letteratura Città di Como). Cosa ti affascinava di più della figura di Marco Polo, mercante viaggiatore, curioso esploratore di mondi.

Marco Polo è l’uomo che avrei voluto essere. Forse un pizzico di cattiveria in più. Marco Polo, se è vero quello che racconta, è come Leonardo da Vinci, un uomo aperto al mondo, a tutto. Non ha cattiveria per semplice distrazione, perché è sempre catturato da altro, dal mondo esterno, mai da se stesso: ecco chi è Marco Polo. Un uomo universale come Leonardo.

Il viaggio dei viaggi è il tuo nuovo romanzo. Ce ne vuoi parlare?

Una scolaresca in visita al museo dei viaggi e delle esplorazioni, grazie alla magia degli oggetti in esso contenuti e a un libro dagli strani poteri, precipita in una grande avventura attraverso i secoli e lo spazio, come a cavallo di una macchina del tempo. Protagonista del romanzo è l’arte di viaggiare, in tutte le sue forme; dentro c’è ogni tipo di viaggio: per mare, per cielo, per terra, sottoterra, nell’aldilà, nel cyberspazio, nel cosmo, l’Egitto dei Faraoni, grand tour settecenteschi, esodi di massa, il turismo contemporaneo, una galleria personaggi spero indimenticabili ecc. è il mio romanzo migliore, non perché l’ultimo, ma perché sembra contenere il mondo intero, non solo quello di oggi ma anche quello di ieri e di domani.

Parlaci del professore Terranova, come hai costruito questo personaggio?

Semplice: sono io, nelle mia veste più meditativa, quindi un “io” parziale.

Come è nato il tuo interesse per i viaggi nel tempo? Credo di aver letto che in qualche laboratorio coreano li studiano davvero, singolare non trovi?

Il mio prossimo romanzo avrà per protagonista il mistero del tempo: chi non è è affascinato? io credo che prima o poi saranno possibili, anche se in una forma che al momento che siamo in grado di concepire (non certo portandosi dietro il proprio corpo).

L’ora è davvero volata, la mia ultima domanda è questa: Dal 2014 collabori alle pagine culturali del “Giornale” e dal 2018 scrivi di letteratura sulle riviste on-line “Pangea” e Letteratitudine”. Tuoi articoli sono apparsi inoltre su La Lettura (“Corriere della Sera”) e su “Il Resto del Carlino”. Quali devono essere le maggiori qualità di un critico letterario? Quali sono i tuoi maestri in questa arte?

Non sono un critico canonico, sono uno scrittore che capisce qualcosa di libri e dunque ne scrive a modo suo; ho uno stile per così dire alla McEnroe, per fare un esempio tennistico.

Le domande dei Lettori

Michele Di Marco

Buon pomeriggio Gianluca, ciao Giulietta: mi scuso ma probabilmente non riuscirò a restare collegato per tutta l’intervista, ma leggerò poi tutto più tardi.

Però, fatta la premessa che mi sto rivolgendo con curiosità a un autore di cui non so quasi nulla (anzi, grazie, perché quest’occasione è ottima per scoprirlo), provo ugualmente a fare una domanda a Gianluca, scusandomi in anticipo se vado fuori tema.
Da quello che ho trovato in rete, credo di aver capito che in diverse opere tu abbia preso spunto da racconti di viaggio per cogliere lo spunto di narrazioni storiche: l’interesse prevalente, se ce n’è uno, è per l’esplorazione e la scoperta, o per il contesto storico di cui l’esplorazione stessa fa parte?

Mi interessano i personaggi archetipici, splendenti o oscuri che siano, che attraversano il mondo, lo sfidano, e fanno “magie”, magari falliscono, non importa; niente eroi, non esistono, solo uomini che osano.

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