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La nuova edizione di Artemis Fowl per Mondadori Ragazzi a cura di Elena Romanello

14 giugno 2020

artemis-fowl-romanzo-copertina-nuova-edizione-mondadoriNel 2002 usciva il primo romanzo della serie per ragazzi Artemis Fowl dell’autore irlandese Eoin Colfer, presentato come l’anti Harry Potter, in realtà una bella storia fantastica avvincente e ricca di umorismo, una prova di un autore originale che colpisce.
Dal 13 giugno la piattaforma Disney + presente in streaming il film diretto da Kenneth Branagh ispirato al primo libro della saga, un film non fortunato, annunciato al cinema per Natale scorso, poi rinviato in primavera, poi sospeso causa chiusura delle sale per l’emergenza Covid19 e dirottato on line.
Un film che dalle prime reazioni non convince fino in fondo gli spettatori, malgrado la reputazione del regista e un cast stellare dove il giovanissimo Ferdia Shaw è affiancato da nomi come Judi Dench, Josh Gad, Nonso Anonzie e Colin Farrell, e con una realizzazione tecnica di tutto rispetto, tra effetti speciali e atmosfere. Forse l’attesa è stata troppa, forse le aspettative troppo elevate, forse l’adattamento è troppo distante dal libro.
Forse è il caso di dire allora comunque Meglio il libro e riprendere in mano il romanzo fatto uscire di nuovo da Mondadori Ragazzi in una nuova edizione, in cui si rivivono le avventure di Artemis Fowl, dodicenne con un quoziente intellettivo fuori da ogni classificazione, con non molti scrupoli, che per rimpinguare il patrimonio di famiglia e ritrovare il padre, decide di impadronirsi dell’oro del Piccolo Popolo, sì proprio le fate, i troll, i folletti e le altre creature delle storie fantastiche.
Gli ostacoli su questa strada sono però tanti, visto che bisogna rapire il capitano della  Libera Eroica Polizia, una fata, e poi fare i conti con ogni sorta di creatura, da elfi armati a troll sanguinari, rischiando anche di scatenare una guerra interspecie. Un libro tutto da leggere o rileggere, per ragazzi e non solo, magari dando poi anche una possibilità al film.
Una storia avvincente, primo capitolo di una saga che ha riletto archetipi del fantastico in chiave moderna, con un’ottica nuova tra avventura e fiabesco.

L’arte del Trono di Spade di Deborah Riley e Jody Revenson (Mondadori Oscar Draghi, 2020) a cura di Elena Romanello

25 maggio 2020

978880471934HIG-364x480A quasi un anno dalla conclusione dell’ultima stagione, il serial Il Trono di Spade o se si preferisce Game of Thrones, continua ad essere uno dei più amati, malgrado la conclusione che non ha soddisfatto molti e il fatto che l’autore George R. R. Martin debba ancora concludere la saga cartacea, anche se ha detto che ci avrebbe lavorato durante la quarantena, sperando che non fosse solo una battuta.
In attesa dei nuovi capitoli dei romanzi e del prequel che dovrebbe arrivare tra un paio d’anni, Oscar Draghi presenta un volume per immagini, che racconta la costruzione del mondo in cui sono svolte le avventure e disavventure dei Sette Regni e dei loro abitanti, a cura di Deborah Riley, scenografa di punta della serie, alla quale si vede i variegati Sette Regni.
Senz’altro la vicenda narrata è d’impatto, ma quello che ha colpito fin dalla prima stagione nel 2011 è stata la creazione di un mondo in maniera minuziosa e curata, una scenografia che ha messo insieme varie suggestioni culturali e varie epoche, dal mondo norreno a quello babilonese, da quello medievale inglese a quello di Grecia e Roma classiche, per costruire luoghi, mescolando posti reali, ricostruzioni in studio spesso artigianali dal vero e a volte anche con l’aiuto dell’arte digitale, che rivivono nelle tavole del libro.
L’arte del Trono di Spade porta, pagina per pagina, in tutti i luoghi della saga, ghiacci perenni, deserti, palazzi reali, manieri abbandonati, templi, vie, bassifondi, mari, presentando come è stato creato un mondo, tra dipinti, schizzi, piantine e scenari in cui si rivivono i momenti più importanti delle otto stagioni.
Un libro che parla attraverso le immagini, per raccontare come è stato creato sullo schermo un universo inventato, capace di mescolare vari immaginari, di far capire la forza comunque del genere fantasy e di tenere incollato il pubblico di tutto il mondo per anni.
Un’opera imperdibile per tutti gli appassionati che amavano la storia appassionante, truce, piena di colpi di scena e che hanno capito fin da subito che dietro c’era una ricerca visiva per inventare tutto l’insieme, luoghi inventati ma che in molti sentono ormai loro.

Deborah Riley ha iniziato gli studi di design alla facoltà di architettura alla Australia’s University of Queensland nel 1991 e ha proseguito con una laurea in Scenografia al National Institute of Dramatic Art. Da lì ha iniziato una rapida carriera nel settore dell’arte cinematografica, cominciando come set designer per Matrix (1999). Ha poi lavorato ad Anna and the King (1999) in Malaysia ed è tornata a Sydney per Moulin Rouge! (2001). La sua prima partecipazione alla direzione artistica di un grande evento è stata con la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi del 2000 a Sydney. Supervisionata dalla production designer Brigitte Broch, Deborah ha lavorato come art director per Le donne vere hanno le curve (2002) a Los Angeles, in seguito per 21 grammi (2003) di Alejandro González Iñárritu, girato in Tennessee e New Mexico. I Giochi Asiatici di Doha, Qatar, del 2006 e l’apertura del World Expo 2010 a Shanghai l’hanno tenuta ancora impegnata con i grandi eventi. Deborah si è trasferita a Los Angeles nel 2008, ma è solo dal 2013 che il trasferimento ha dato i suoi frutti. È stato allora, infatti, che è stata assunta come production designer per la quarta stagione della serie HBO Il Trono di Spade. Da allora ha vinto quattro Emmy ® Awards consecutivi, tre Art Directors Guild Awards, e un BAFTA per il suo lavoro sull’epic fantasy medievale.

Jody Revenson ha scritto moltissimo sui film di Harry Potter; tra i suoi libri: Schermi incantati. Il magico mondo di J.K.Rowling e Harry Potter. Il libro degli oggetti magici. Ha collaborato inoltre a Harry Potter: la magia del film e a Harry Potter: dalla pagina allo schermo.

Provenienza: libro del recensore.

La nuova edizione di Sailor Moon per Star Comics a cura di Elena Romanello

12 maggio 2020

71IRX2Q4+6LUn quarto di secolo fa arrivava sui nostri teleschermi Sailor Moon, anime di culto tratto dal manga di Naoko Takeuchi, che lanciò in tutto il mondo, Stati Uniti compresi, il fenomeno della cultura otaku, mettendo insieme in una storia due generi fino a quel momento lontani, le majokko, ragazze magiche, e i combattimenti mistici stile I Cavalieri dello zodiaco.
All’epoca Star Comics era già attiva nella proposta di manga tradotti in italiano, era stata la seconda grossa casa editrice a proporli dopo la compianta Granata Press e per Sailor Moon realizzò una nuova linea editoriale, proponendo il manga in un giornalino destinato ai più giovani.
In questi venticinque anni molta acqua è passata sotto i ponti, tra serie televisive animate in tema, tre film, un musical, una serie del vivo giapponese, una nuova edizione per la GP Manga in italiano qualche anno fa con volumetti simili a quelli originali e il remake Sailor Moon Crystal, che dopo tre serie sul piccolo schermo continuerà con due film conclusivi il primo dei quali dovrebbe uscire il prossimo autunno.
Star Comics sta proponendo l’Eternal Edition di Sailor Moon, volumi brossurati di 290 pagine in formato 14, 5 per 21 centimetri, con copertina con immagine olografica e con il titolo di Pretty Guardian Sailor Moon. Ogni volume ha in copertina un’immagine  di una singola guerriera e dentro sono state ripristinate le tavole a colori all’interno del testo, in un’edizione per collezionisti e amatori.
Pretty Guardian Sailor Moon Eternal Edition è un’opera per collezionisti, che hanno visto negli anni sempre più attenzione ai manga rispetto alle prime, pionieristiche edizioni che hanno comunque i loro estimatori anche sul mercato dell’usato. Ma è anche un’edizione per nostalgici, per chi è cresciuto con le guerriere Sailor, entrando insieme a loro nel mondo della cultura otaku, tra cosplayer e fiere, per raccontare una passione che torna.
La serie per ora è ferma al numero 5, con sulle copertine rispettivamente Sailor Moon, Sailor Mercury, Sailor Mars, Sailor Jupiter e Sailor Venus, i prossimi numeri arriveranno presto, ora che la Star Comics ha ripreso le pubblicazioni dopo averle sospese per rispetto verso le fumetterie chiuse nei giorni della quarantena.

I due volumi di Zappa e Spada di Acheron Books a cura di Elena Romanello

26 aprile 2020

ZORA-27-zappa-e-spada-2-FRONT-HRLa casa editrice indipendente Acheron Books, specializzata in letteratura fantastica di autori e autrici italiani delle ultime generazioni, presenta nel suo catalogo due libri che sono fin dal titolo tutto un programma: Zappa e Spada.
Il nome richiama un filone di narrativa popolare a sfondo storico romanzesco, ma anche il genere del fantasy dello Sword & Sorcery, letteralmente Spada & Magia, avventure fantastiche introdotte in particolare negli anni Trenta dallo sfortunato e prolifico Robert E. Howard, autore tra gli altri della sterminata serie di Conan il barbaro.
Il primo volume di Zappa & Spada ha come sottotitolo Spaghetti fantasy, un richiamo al famoso filone di western all’italiana anni Sessanta diventati di culto al punto da ispirare registi come Quentin Tarantino, mentre il secondo ha il dissacrante Padri fondatori e servi della gleba, a rimarcare un tono goliardico che vede braccia rubate all’agricoltura e prestate alla scrittura.
Per molti il fantasy è qualcosa di eroico, su modello di Tolkien, o comunque di complesso, come Martin e Jordan, o ancora per ragazzini, ma in queste pagine si scoprirà una nuova via, spassosa ma mai banale, partendo dal fatto che il nostro Paese, è vero, ha snobbato il genere per il duro giudizio dato a suo tempo da Benedetto Croce ma non è certo lontano da esso, tutt’altro.
L’Italia è stato il Paese di Boccaccio, Straparola, Ariosto, Boiardo, Pulci, Dante, Basile, Gozzano e in tempi più recenti di Buzzati e Calvino, e comunque le atmosfere dei racconti nei libri non si rifanno solo alla letteratura alta che si studia a scuola, ci sono ricordi di film ancora oggi cult come L’armata Brancaleone di Mario Monicelli.
A1N2w6fi7ELI due libri raccontano storie di un fantasy dissacrante, con come eroi furfanti, contadini, avventurieri senza molto onore, paladini messi decisamente male, fratacchioni che amano la bella vita, fattucchiere, alle prese con varie vicende, che in poche pagine sanno cogliere il fulcro della situazione.
Tra gli autori e autrici presenti si segnalano nomi già noti agli appassionati come Mala Spina, Davide Mana, Alessandro Vincenzi, Julia Sienna, Roberto Recchioni, Elvio Ravasio, Vanni Santoni, già attivi con loro libri e vite all’insegna della scrittura e del fantastico.
Le due antologie di Zappa e Spada non possono mancare nelle biblioteche fantasy di una certa dimensione, ma sono da consigliare a chi pensa che il genere sia banale e ripetitivo, oltre che per scoprire le origini accademiche e letterate di certi immaginari, presenti nella nostra letteratura fin dalle origini.

Bjorn il morfirio di Thomas Lavachery (Gallucci 2020) A cura di Viviana Filippini

10 aprile 2020
Bjorn

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Il mondo dove il tutto accade è il regno di Fizzland, l’anno è il 1065 e per Bjorn e la sua famiglia ogni cosa cambierà con l’arrivo di un tremendo nemico che ha la forma di neve e ghiaccio. Questo è lo scenario di “Bjorn il morfirio” di Thomas Lavachery, edito da Gallucci. Il “Demonio bianco” prenderà d’assedio i villaggi dei vichinghi, compreso quello dove vive Bjorn. L’obiettivo è preciso: sterminare la popolazione e prendere tutte le anime di ogni singolo essere vivente. Tra gli abitanti del villaggio che cercano di sfuggire al gelido nemico ci sono Bjorn e la sua famiglia. Il gruppo decide di rintanarsi in casa per trovare riparo (c’è un richiamo all’esperienza di noi chiusi in casa con il Corona-virus), mentre, per altri abitanti invece la reclusione forzata causerà forme di pazzia, di egoismo e comportamenti inaspettati. Il protagonista Bjorn è un ragazzino e lui e la sua famiglia resistono, stanno a casa e non escono, perché sanno che il pericolo è lì fuori e che basta un attimo per diventare le sue prede.  Ed è proprio in questa clausura forzata che in Bjorn comincerà a succedere qualcosa. Il ragazzo spesso e volentieri farà dei sogni dove s troverà a combattere come se fosse un guerriero e, giorno dopo giorno, risveglio dopo risveglio, Bjorn cambierà davvero. Da ragazzino timido e impacciato, si trasformerà in ciò che mai avrebbe pensato di diventare. Qualcuno gli farà notare che quel suo nuovo coraggio e maestria nel combattere ricordano molto il morfirio, un raro eroe nordico, ma Bjorn non è del tutto convinto di questo. Comincerà a cambiare pensiero, quando una serie di inaspettati eventi (la casa distrutta dalla neve, la scoperta che i nemici sono interamente fatti di ghiaccio, il trovare quella che diventerà la sua inseparabile compagna di avventure in una magnifica spada e nuove amicizie), porteranno Bjorn ad agire sul campo e a mettere in uso tutte quelle nuove qualità (energia, astuzia, intelligenza, intuito, coraggio e passione) per salvaguardare le persone che ama e la sua terra. Il romanzo è il primo capitolo di una saga con protagonista il giovane Bjorn e ha preso forma da una storia che l’autore stesso raccontava a suo figlio da piccolo. Ora, quell’avventurosa narrazione è leggibile grazie alla pubblicazione fatta in Italia da Gallucci. Nel libro c’è l’avventura, c’è un po’ di mitologia nordica con troll, giganti, lupi mannari e draghi, che permettono al lettore di immergersi un’atmosfera narrativa tipica del fantasy. Non solo, perché ad una lettura ancora più profonda si intuisce anche che il libro può essere identificato come un romanzo di formazione, perché Bjorn vive in prima persona quello che è identificabile come  un percorso di crescita, di maturazione, di scoperta del sé, di nuove competenze che erano sopite nel proprio io. Non a caso, il protagonista sarà coinvolto in una serie di eventi dove lui dovrà superare prove su prove per trovare e portare un po’ di pace. “Bjorn il morfirio” di Thomas Lavachery è una bella avventura narrativa, corredata dai disegni realizzati dell’autore, che evidenzia quanto situazioni di forte stress e pericolo possano indurre le persone (in questo caso Bjorn) a trovare il meglio delle proprie qualità da tempo sopite. Traduzione Simona Mambrini.

Thomas Lavachery è nato nel 1966 a Bruxelles, dove vive. Ha cominciato la sua carriera come disegnatore di fumetti, pubblicando le sue prime strisce a diciott’anni sulla rivista “Tintin”. Ha poi lavorato prima come sceneggiatore e poi come regista in una casa di produzione cinematografica. Ha diretto due documentari, uno dei quali dedicato alla spedizione sull’isola di Pasqua condotta nel 1934 da suo nonno, l’archeologo Henri Lavachery.

Source: inviato dall’editore Gallucci. Grazie a Marina Fanasca dell’ufficio stampa.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

Nota: disponibile anche in ebook, in alternativa scegli il punto di consegna e ritira quando vuoi.

Il priorato dell’albero delle arance di Samantha Shannon (Mondadori, 2019) a cura di Elena Romanello

28 marzo 2020

978880471827HIG-333x480Il fantasy continua a dimostrarsi uno dei generi di maggiore successo, le storie proposte sono tante, e una che spicca è senz’altro il poderoso e trascinante Il priorato dell’albero delle arance di Samantha Shannon, con richiami abbastanza ovvi all’opera di George R. R. Martin, soprattutto per la presenza dei draghi, i giochi di potere e l’importanza data ai personaggi femminili, ma soprattutto un ritorno alle storie al femminile e femministe come le raccontava la comunque grande dal punto di vista letterario Marion Zimmer Bradley.
Un romanzo voluminoso e ampio, nelle dimensioni e nelle tante storie parallele narrate, auto conclusivo anche se forse uno spiraglio per un seguito ci sarebbe ma meglio immaginarselo per conto proprio, che porta in un mondo diviso tra Occidente, Oriente e Meridione, dove vivono anche i draghi, non sempre cattivi, anche se uno di essi, il Senza Nome, sconfitto e imprigionato mille anni prima minaccia di tornare, con il suo esercito di sputafuoco che diffondono la malattia chiamata peste draconica.
In Occidente, un microcosmo che può ricordare i regni europei medievali, soprattutto Spagna e Inghilterra, domina la lunga dinastia delle regine della casata Berthnet, le cui antenate sconfissero il Senza Nome, anche se poi si scoprirà come sono andate davvero le cose: l’ultima è Sabran, non più una ragazzina, che ha visto morire in complotti e intrighi la sua famiglia e che deve sposarsi per partorire la sua unica figlia possibile, perché la dinastia continui e il Senza Nome non venga liberato, secondo la tradizione.
In Oriente, con echi di Cina e Giappone, si racconta invece che il Senza Nome sia stato sconfitto dai draghi d’acqua, animali presenti e venerati come dei, e per questo motivo le due parti del mondo sono in lotta tra di loro e non ci sono contatti, solo un antagonismo millenario che vede in una delle due parti la nemica mortale dell’altra. In quelle terre vive Tané, una ragazza che si sta addestrando per diventare cavaliere dei draghi, che commette un crimine quando non denuncia alle autorità un uomo proveniente da Occidente clandestino, vede morire la sua migliore amica, e viene allontanata dall’ordine dei cavalieri, partendo per un viaggio che la cambierà.
Dalle terre meridionali, simili all’Europa mediterranea, dove c’è il priorato che dà il titolo al romanzo è arrivata in segreto Ead Duryan, figlia di un eretico, membro di un ordine segreto che combatte contro i servitori del Senza Nome, dotata di poteri magici, che veglia sulla regina Sabran, in un regno in cui la magia è proibita e che si troverà a dover scegliere tra la fedeltà alla priora del suo ordine e quella ad una regina a cui si è affezionata avendo visto la sua solitudine e il suo bisogno d’affetto dietro alle consuetudini e alle regole di una corte spietata.
Nelle terre di questo mondo si muovono anche il vecchio alchimista Niclays Roos, mandato in esilio e pieno di risentimento verso il regno di Occidente e il giovane lord Arteloth Beck, in missione segreta, amico di Ead.
Il romanzo mescola luoghi e personaggi, con varie trame parallele che alla fine convergono in un unico, gran finale che porta alla riunione dei personaggi che erano in posti diversi, quelli ancora vivi almeno: una struttura che si richiama in parte ai libri di Martin, qui la posta in gioco non è la conquista di un trono (anche questo) ma il salvare un mondo da una minaccia arcana e nello stesso tempo capire che non si può andare avanti in questo modo, tra divisioni culturali e antiche tradizioni che toccano e opprimono le donne di quello che solo all’apparenza è un matriarcato.
Le tre protagoniste, Sabran, Ead e Tané rappresentano una nuova incarnazione dei tre archetipi delle donne nel fantasy, la regina, molto umana e a tratti debole, alle prese con un ruolo che le va stretto e a cui è destinata fin dalla nascita, la maga o strega, protettrice ma anche distruttrice, e la guerriera.
Il priorato dell’albero delle arance parla quindi di tradizioni antiche e pericolose, di complotti e cambiamenti, di passioni, di incontro e scontro tra culture, e non manca la presenza di tematiche glbt, sullo sfondo ma anche in una delle vicende più importanti della storia. Un romanzo avvincente e complesso, che inizia se vogliamo un po’ in sordina, con troppi salti spaziali, ma prende vigore man mano che va avanti per arrivare al gran finale, atteso e capace di portare a termine, almeno nel volume una serie di vicende.
Gli altri libri dell’autrice sono già stati opzionati per un serial, ma non sarebbe male vedere anche un film o una serie TV tratti da Il priorato dell’albero delle arance, suggestivo come ricostruzione d’ambiente, presentazione di un universo fantastico e interazioni tra i personaggi.
Un libro in cui è bello immergersi per dimenticare, adesso più che mai, una realtà non soddisfacente e priva di prospettive a breve e medio termine. Da segnalare anche l’impostazione grafica del libro, fedele a quella originale, e capace di evocare dalla copertina il mondo da cui si verrà travolti e da cui sarà difficile staccarsi.

Samantha Shannon è nata a Londra nel 1991. Nel 2013 ha pubblicato La sognatrice errante, il primo dei sette volumi della serie La stagione della Falce, a cui sono seguiti The Mime Order nel 2015 e The Song Rising nel 2017, tutti bestseller internazionali, tradotti in ventisei lingue. Imaginarium Studios, inoltre, ne ha acquisito i diritti cinematografici. Il Priorato dell’Albero delle Arance è il quarto romanzo dell’autrice.

Provenienza: libro del recensore.

Il dominio del sangue di Giordano Drago (Fanucci, 2019) a cura di Elena Romanello

9 marzo 2020

47307-giordano-drago-il-dominio-del-sangue-highworldFanucci editore continua la sua missione di promuovere e presentare fantasy scritto da autori italiani con Il dominio del sangue, primo volume di una trilogia che porta in un mondo che può rassicurare e far passare il tempo agli orfani di George R. R. Martin, in attesa degli ultimi due volumi della Saga del Ghiaccio e del Fuoco che continuano a latitare nelle nostre librerie e biblioteche, dopo la fine del serial che non ha accontentato tutti.
Non bisogna però credere che questo avvincente libro sia una copia degli universi di Westeros e dintorni, perché possiede una sua originalità, presentando un mondo dove i contrasti sono dovuti a lotte di potere ma anche a scelte economiche e logistiche: le Terre Alte sono un microcosmo fatto di arcipelaghi posizionati ad altitudini diverse, che si sono difesi da oceani e maree grazie ad enormi dighe in pietra.
Le Terre Alte non sono un luogo tranquillo, ci sono lotte per potere e predominio, ma c’è un’entità che è guardata da tutti con rispetto, i Custodi delle Dighe. Come suggerisce il nome, costoro si tramandano da generazioni la conoscenza del potere più distruttivo che possa esistere in quel mondo, aprire le Dighe lasciando che le acque sommergano tutte le Terre Alte, distruggendo le vite e i popoli che li abitano.
Rispetto quindi al mondo intrigante e rutilante di Martin, qui c’è una spada di Damocle su tutti gli abitanti delle Terre Alte, perché c’è qualcuno al di sopra di tutto, non una divinità, che può decidere di distruggere tutto, se motivato: tra le righe gli appassionati di folklore e leggende potranno leggere anche un richiamo ai miti presenti in varie culture della distruzione di una civiltà con piogge e maremoti, dal Diluvio universale all’inabissamento di Atlantide. Se si è invece profondi conoscitori dell’animazione giapponese anni Ottanta, tra le righe c’è anche qualche ricordo, magari non voluto, di un bell’anime di genere fantasy da recuperare, C’era una volta Windaria, in cui c’erano guerre tra regni e l’acqua che distrugge civiltà e città, sia pure in un contesto che non diventa così devastante come potrebbe essere qui.
Il libro racconta che, dopo una tregua durata abbastanza, il delicato equilibrio tra le dinastie eredi di re Rhodeon il Conquistare è sul punto di spezzarsi, perché le altre casate delle Terre Alte, gli Artakis, gli Oleone, i Sertan e i Misgarian sanno conducendo di nuovo il mondo sull’orlo di una guerra, ma questo forse non è l’unico problema. Ci sono quindi vari personaggi da seguire, nelle singole casate, mentre si preparano ad un conflitto che rischia di essere senza vincitori ma con solo vinti.
La storia continuerà con altri due volumi, Il dominio del Ferro Il dominio della Terra, che concluderanno la vicenda.

Il nome de plume Giordano Drago raccoglie un collettivo di autori che hanno deciso di rinunciare alla propria fama perché credono nella circolazione delle storie. Prima dei nomi viene il racconto, e questo racconto attraversa il mondo ricco di storie delle Terre Alte, vero protagonista della saga.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Leggere Luna Nera a cura di Elena Romanello

17 febbraio 2020

51VgPnRlSjL._SX343_BO1,204,203,200_Si pensa comunemente che in Italia non si sappia raccontare storie fantastiche, non tanto in letteratura o nei fumetti, dove ci sono tanti nomi soprattutto in questi ultimi anni che smentiscono questo luogo comune, ma al cinema e nelle serie televisive, anche se qualche eccezione che conferma la regola c’è stata.
Per questo motivo è indubbiamente interessante la saga di Luna Nera, serie televisiva in onda su Netflix anche all’estero di produzione tutta italiana ma prima di tutto una serie di romanzi in corso di uscita per Sonzogno ad opera di Tiziana Triana, con il primo volume, Le città perdute, già disponibile.
Si tratta di una storia tutta al femminile, diretta sul piccolo schermo da Cristina Comencini, Susanna Nicchiarelli e Paola Randi, con al centro una congrega di streghe, non certo simile alle celeberrime sorelle Halliwell di Charmed, visto che ci troviamo nell’Italia centrale del Seicento, un secolo diviso tra scoperta della scienza ed attaccamento ad antiche superstizioni, con l’Inquisizione che accende roghi ovunque può. Le streghe di Luna Nera sono un gruppo di donne di scienza e di cultura,  conoscitrici delle piante e degli astri, che hanno scelto di essere libere e per questo sono state bollate e condannate da un potere misogino e maschilista.
La vicenda del libro e della serie televisiva gira intorno alla sedicenne Adelaide, detta Ade, che deve fuggire dal suo villaggio dove è stata accusata di stregoneria: in suo aiuto corrono in aiuto prima Piero, studioso di medicina che vede non certo di buon occhio l’ignoranza e il fanatismo, e un gruppo di donne, che le danno ospitalità nella loro congrega. Sulle tracce delle donne ci sono i benandanti, capitanati da Sante, il padre di Pietro, che odiano la libertà e l’attacco al patriarcato e alle tradizioni che queste streghe rappresentano.
Pietro si è innamorato di Ade a prima vista, non crede alle superstizioni del padre e dei suoi compagni di lotta e si troverà ad aiutare la ragazza e le sue nuove amiche.
Un libro e un serial che mescolano suggestioni young adult (la storia d’amore impossibile funziona sempre) ad un approfondimento storico su eventi realmente accaduti nella sostanza, con una spolverata di femminismo che ha suscitato il plauso di nomi come quelli di Loredana Lipperini e Michela Murgia.
Luna Nera è una storia per capire che le streghe esistevano anche da noi, che erano vittime di intolleranza come chiunque è percepito come diverso e che le loro vicende possono essere interessanti e appassionati da narrare, in attesa dei prossimi capitoli, in televisione e in libreria.

Leggere o rileggere Queste oscure materie di Philip Pullman a cura di Elena Romanello

19 gennaio 2020

philip-pullman-la-bussola-doro-9788831002929-2-300x444È considerata una delle serie più interessanti e migliori di questo inizio 2020: Queste oscure materie, in originale His dark materials, in onda ogni giovedì su Sky, prodotta dalla BBC e realizzata negli stessi studios di Belfast diventati famosi grazie a Game of Thrones ha già trovato un vasto seguito di appassionati e appassionate, non solo i giovanissimi a cui in teoria si rivolgerebbe.
Come è ormai prassi abbastanza comune di molti serial, Queste oscure materie è ispirata ad un romanzo, anzi al primo libro di una trilogia, di Philip Pullman, che qualche anno fa aveva dato vita anche al non fortunato ma interessante film La bussola d’oro, e per l’occasione Salani propone una nuova edizione, con in copertina un fotogramma della serie televisiva, con la protagonista Lyra e il suo daemon, un animale che incarna l’anima e che nel suo mondo viaggia accanto ad ogni essere umano.
La serie è senz’altro molto bella, a cominciare dai titoli di testa, tra i più belli degli ultimi anni, ma il libro non è da meno, e l’occasione è senz’altro buona per leggerlo o rileggerlo e scoprire un mondo fantastico in cui si riflette sul nostro e sulle sue contraddizioni.
Infatti la storia ci porta al Jordan College di Oxford, in un’Inghilterra alternativa, dove vive Lyra, in un mondo dove oltre l’oceano esiste la Nuova Francia, dove giganteschi orsi corazzati regnano sull’Artico e ogni essere umano ha appunto il suo daimon: una parte di sé di sesso opposto al proprio, grazie al quale nessuno deve temere la solitudine.
Ma questo mondo sta attraversando un periodo di grave crisi: nella luce misteriosa dell’Aurora Boreale cade una Polvere di provenienza ignota, dalle proprietà oscure, che sta sconvolgendo scienziati, autorità e prelati religiosi, perché può davvero mettere in discussione credenze radicate da secoli.
Lyra, a soli undici anni, si trova al centro degli intrighi e, quando intuisce segreti pericolosi e inquietanti, decide di andare alla ricerca della verità grazie anche all’aiuto di una bussola d’oro, non sapendo cosa questo le costerà.
Queste oscure materie è un classico dei nostri tempi, un libro per tutte le età, tra invenzioni, fantasia, fantasy, dramma, epica,. In molti hanno definito questa trilogia, che ha più livelli di lettura, un’allegoria della condizione umana, capace di suscitare interrogativi fondamentali sul senso di ogni cosa e di ogni mondo.

Il grande libro della Fantasy: Fantasy epica, a cura di John Joseph Adams (Fanucci, 2019) a cura di Elena Romanello

18 gennaio 2020

1c1fb5af-8614-49b5-b196-d7ff8cdb20dbFanucci riprende una tradizione interessante nel campo della narrativa fantastica, quella di proporre antologie di racconti, con un curatore che ha selezionato storie brevi che possono aiutare a confrontarsi con i vari filoni di un genere. Una cosa che era diffusa agli albori del genere anche in Italia, che si è un po’ persa e che è da riprendere.
Il grande libro della Fantasy: Fantasy epica è una bella raccolta di storie di alcune delle penne più interessanti del genere, ambientate in universi già frequentati o meno dagli autori e autrici, una cavalcata in un genere che piace e che è sempre da scoprire o riscoprire. Le storie sono sotto l’etichetta di Fantasy epica, ma in realtà i toni sono tanti, con una lotta tra il bene e il male non sempre così scontata e che non è comunque l’unico argomento delle storie.
Nelle pagine del libro trovano spazio storie di mostri sacri e voci emergenti come la monumentale Ursula K. Le Guin, la prolifica Robin Hobb, Tad Williams,  Aliette de Bodard, Carrie Vaughn, Brandon Sanderson, Patrick Rothfuss, Orson Scott Card, Juliet Marillier, Trudi Canavan, N.K. Jemisin, Robinette Kowal, Kate Elliott, Melanie Rawn, Michael Moorcock e Paolo Bacigalupi.
Sono storie di durata diversa, alcune mini romanzi, altre di poche pagine, ma tutte interessanti a svelare talenti, a far scoprire nuove produzioni se si è già appassionati di un tale autore o autrice, a scoprire mondi fantastici. Ogni autore e autrice ha un suo stile e un suo taglio nel narrare e nel descrivere mondi: si pensa che il fantasy sia adatto solo per i grossi volumi, per le storie lunghe pagine e pagine e libri e libri, mentre la bravura di chi lo scrive è anche di creare in poco spazio un mondo e una storia efficace.
Il grande libro della Fantasy: Fantasy epica è un libro per appassionati, con un bel ventaglio di storie, profili di scrittori e scrittrici noti e meno noti, ma anche un modo per avvicinarsi ad un genere innanzitutto letterario, nato comunque grazie ai libri, oggi molto popolare grazie in particolare alle serie televisive, ma alle quali non ci si può limitare.
Non ci sono racconti di George R. R. Martin, grande assente ma non l’unico a scrivere fantasy, e per ingannare l’attesa fino a pare la prossima estate, secondo ultime indiscrezioni, quando dovrebbe finalmente uscire The Winds of Winter, questo può essere il libro giusto, per magari avere nuovi spunti su storie da leggere. Si spera che questa antologia sia la prima di molte, per raccontare le varie sfumature del genere fantasy.

John Joseph Adams, statunitense, classe 1976, è un curatore e studioso di narrativa fantasy e di fantascienza. Ha curato varie antologie in tema, su argomenti come le storie di zombi, i maghi, le avventure alternative di Sherlock Holmes, gli scienziati pazzi, i futuri apocalittici, e ha collaborato a varie riviste on line e cartacee in tema. E’ responsabile della rivista Lightspeed e ha curato il podcast Geek’s Guide to the Galaxy. Il suo sito ufficiale è http://www.johnjosephadams.com

Provenienza: libro del recensore.

Torna la saga degli Otori di Lian Hearn a cura di Elena Romanello

17 gennaio 2020

cover_9788833571775__id3094_w600_t1576066158__1xA distanza di quasi quindici anni dalla prima uscita italiana, ormai fuori catalogo, torna in libreria per le Edizioni E/O la saga di Otori, scritta da Lian Hearn, pseudonimo di Gillian Rubinstein, autrice inglese di libri per bambini e ragazzi, che ha vissuto in giro per il mondo, fino ad approdare in Australia.
Per scrivere questi tre romanzi l’autrice si è trasferita per un periodo in Giappone, dove ha studiato le tradizioni e la Storia del luogo: infatti le avventure descritte nei libri sono basate su vicende avvenute nel Paese del Sol levante tra il XIII e il XIV secolo, anche se tutto è avvolto in un’atmosfera fantasy, con temi moderni come femminismo, eutanasia e libertà religiosa presenti tra le righe che arricchiscono la narrazione.
Non resta quindi che immergersi o reimmergersi nel Giappone medievale e fantastico dove vive il giovane Takeo, cresciuto in una comunità che ripudia la violenza e dove i suoi membri verranno massacrati dagli uomini di Iida, il capo dei clan dei Tohan.
Takeo viene salvato da Shigeru, nobile a capo degli Otori e verrà coinvolto suo malgrado nelle lotte tra i signori della guerra, in un contesto fantastico certo, ma basato su fatti veri, mentre il Giappone rischiava di venire invaso da Gengis Khan, cosa che poi non avvenne.
Takeo però nasconde un segreto, possiede di poteri prodigiosi, che lo rendono molto importante e una possibile arma al servizio della fazione che lui deciderà di seguire.
Takeo però è diviso tra l’ideologia di non violenza dentro cui è cresciuto e la voglia di vendicare cosa è stato fatto alla sua gente: in parallelo si innamora della bella Kaede, e dovrà scegliere cosa essere, se diventare un guerriero temuto o scegliere un’altra strada, mentre la sua ricerca lo condurrà fino alla fortezza di Inuyama, a camminare sul “pavimento dell’usignolo”. Ma quella notte l’usignolo canterà?
Il primo libro della serie, Il canto dell’usignolo, è quindi disponibile di nuovo in libreria, gli altri seguiranno a ruota: la saga di Lian Hearn si rivolge ad un pubblico vasto, anche di giovani e giovanissimi, ed è consigliata a tutti coloro che amano il Giappone, sia partendo da una visione più classica, storica e tradizionale sia da quella fornita dalla cultura pop e dei manga, che spesso hanno attinto anche da questi mondi lontani ma sempre affascinanti.
Un libro quindi da scoprire e riscoprire.

Rileggere La storia infinita a cura di Elena Romanello

12 gennaio 2020

michael-ende-la-storia-infinita-9788830451513-4-300x455Quarant’anni fa usciva in libreria La storia infinita, romanzo di culto del genere fantastico, per molti bambini e ragazzini degli anni Ottanta il primo fantasy che lessero, grazie anche al film non particolarmente amato dall’autore Michael Ende, ma che aumentò ulteriormente la platea, in attesa di un remake o serie TV più volte annunciato ma non ancora realizzato.
Per festeggiare questo importante compleanno Longanesi propone una nuova edizione, di lusso e curata, del classico, sia per chi l’ha letto allora sia per chi vuole leggerlo adesso, con capilettera e inchiostro diverso a seconda da dove ci si trova, se nel mondo reale o in quello fantastico.
Ci si può immergere di nuovo nella storia di Bastiano, o farlo per la prima volta, ragazzino goffo e solitario, amante dei libri, che scopre il libro La storia infinita in una libreria e lo sottrae perché non può fare a meno di immergersi nelle pagina di una storia che diventa sempre più incalzante e realistica, perché nel salvare il mondo di Fantasia Bastiano proverà a salvare anche se stesso, in una lunga notte di lettura, dove il tempo e lo spazio cambieranno man mano che le pagine lo sommergeranno.
La storia infinita è un libro che omaggia archetipi vecchi e nuovi del fantastico, storie che spaziano dal mito di Re Artù ai fumetti di fantascienza, da Tarzan alle fiabe, in cui ad ogni età si può trovare qualcosa, e non solo nostalgia per il tempo che fu, ma anche insegnamenti: Michael Ende, autore molto estroso e controcorrente, non volle raccontare nella Germania allora divisa in due (vero, sembra un secolo fa ma c’era questo) una storia morale o melanconica, ma portare avanti un inno alla fantasia come rigeneratrice di vita.
Ecco perché bello leggere o rileggere La storia infinita, in questa o in altre edizioni.