Posts Tagged ‘fantasy’

Il principe degli sciacalli di Rebecca Moro (Fanucci, 2018) a cura di Elena Romanello

12 dicembre 2018
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Fanucci editore torna ad arricchire la sezione fantasy con una voce italiana, Rebecca Moro, che esordisce con Il principe degli sciacalli, primo volume della saga dei Quadranti.
Se il buon giorno si vede dal mattino, come dicevano le nostre nonne, c’è da essere soddisfatti, perché finalmente si legge un qualcosa di interessante, intrigante, dark e crudo, decisamente fantasy e non una storiella che di fantastico ha poco per ragazzine in cerca di emozioni terra terra. Tra le righe ci sono echi di autori come ovviamente George R. R. Martin, di cui i fan aspettano con impazienza la conclusione della saga di Westeros, ma nell’attesa non disdegnano certo altre storie di passioni e lotte, cruente il giusto e con la costruzione di un mondo a tratti terribile ma che sa conquistare.
Un altro autore che viene in mente, leggendo queste pagine, è Terry Goodkind con la saga de La spada della verità, non per la somiglianza della vicenda, ma per le atmosfere simili, di un fantasy che non è certo favolette per ragazzini ma ricostruzione e elaborazione di un mondo immaginario ma con tante metafore storiche e non.
In pochi giorni e in una lunga notte di sangue la Schiera degli Sciacalli è riuscita a invade il più forte dei Quadranti dell’Impero umano, in un macrocosmo dominato da varie stirpi di esseri. La famiglia del Mastro è stata travolta, nessuno degli storici alleati si è fatto vedere e i Ti-Jak, creature tra uomini e rettili hanno falciato la resistenza.
Il principe Raven e le principesse Sarissa e Ioni sono sopravvissuti ma il loro destino sembra essere peggiore della morte, perché Raven è destinato a diventare lo schiavo sessuale del Jekret, mentre le due ragazze dovranno andare in sposa a due principi dei Ti-Jak.
Un cambiamento improvviso e inumano, ma forse ci saranno sorprese per tutti e tre, e quelli che dovevano essere i mostri si riveleranno diversi e ci sarà una speranza di rinascita. Anche perché non è detto che gli invasori siano le vere bestie e il vero pericolo, che può arrivare da altri umani.
Una storia avvincente, con tra le righe tematiche come la diversità, il ruolo della donna, la guerra, l’omosessualità, non nuove al fantasy ma qui viste comunque in un’ottica interessante e innovativa, per una vicenda che non si esaurisce qui e continuerà.
Il principe degli sciacalli alla fine entra nell’abisso più profondo dell’animo umano, racconta il confronto presente dai tempi più antichi tra uomo e bestia, tra abissi di follia e voglia di eroismo. E’ d’obbligo a questo punto attendere i nuovi capitoli, magari sognando un adattamento cinematografico, e forse, date le tematiche, non ci starebbe male un Guillermo del Toro..

Rebecca Moro, pseudonimo di Silvia M. Moro, vive a Padova ed è mamma di 3 bimbi, avvocato, lettrice accanita, blogger. Adora tutto ciò che è sopra le righe e diffida dei sentimenti tiepidi, perché se non c’è la passione non c’è sapore. Con l’altro pseudonimo di S.M. May ha pubblicato i romanzi Nuvole (2013) per Triskell Edizioni e Addio è solo una parola (2015) per Youfeel Rizzoli. Come autrice self, inoltre, ha pubblicato, nel genere gay romance, la serie Lara Haralds – The Strange Matchmaker (Cambio gomme, Neve fresca, Ghiaccio salato, Doppio velo e Infinito Stupore); nel genere sci-fi la serie Oro (Il sangue non è acqua e Oro); il romanzo Secret Funding (2015), uscito anche in edizione inglese e in edizione tedesca per Dead Soft Verlag; e infine il legal thriller Gabbia per uccellini (2017).

Provenienza: omaggio dell’ufficio stampa Fanucci che ringraziamo.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

Gli illustratori di Tolkien a Milano a cura di Elena Romanello

22 novembre 2018

p104 Glorfindel and the Balrog (1)Il 28 novembre a Milano presso lo Spazio Oberdan di Milano in piazza Oberdan ci sarà Immaginifico Tolkien, un incontro presso lo Spazio Oberdan con due dei più grandi illustratori dell’opera del maestro del fantasy moderno, Alan Lee e John Howe.
L’evento è il momento finale di un corso dal 19 al 30 novembre di illustrazione realizzato con Alan Lee, John Howe e Andrea Alemanno.
Alan Lee John Howe sono due artisti di fama internazionale e sono gli illustratori storici delle opere di J. R. R. Tolkien, con immagini che a partire dagli anni Novanta hanno contribuito a creare l’immaginario della Terra di Mezzo e sono state un riferimento fondamentale per la realizzazione delle ambientazioni delle trilogie de Il Signore degli Anelli e de Lo Hobbit di Peter Jackson. Infatti i due maestri sono stati anche chiamati per elaborare il concept design dei film e Alan Lee ha vinto nel 2004 l’Oscar per le scenografie del film Il Signore degli Anelli – Il Ritorno del Re.
Alan Lee, classe 1947, si è fatto notare negli anni Settanta con le illustrazioni di libri fantasy come Fate, The Mabinogion, Castles, Merlin Dreams e Black Ships Before Troy: The Story of the Illiad, prima di approdare al mondo di Tolkien, fino all’ultimissimo La caduta di Gondolin. Tra i suoi altri lavori ricordiamo le scenografie di Legend di Ridley Scott, di Erik il Vichingo di Terry Jones e di Merlino.
John Howe, canadese di Vancouver, classe 1957, ha iniziato a lavorare negli anni Ottanta ai calendari tolkeniani, raggiungendo la notorietà internazionale con le sue illustrazioni per Storia della Terra di Mezzo, una serie in dodici volumi che contiene e analizza molti degli scritti inediti di Tolkien raccolti dal figlio Christopher. Anche lui ha collaborato con Peter Jackson, tra i suoi altri lavori ricordiamo le tavole per Beowulf , le illustrazioni per il film Le cronache di Narnia: il leone la strega e l’armadio e per la linea di carte Magic: The Gathering cards.
L’incontro del 28 ricostruirà tutto il percorso dei due maestri. L’ingresso è libero fino ad esaurimento dei posti disponibili, occorre prenotarsi all’indirizzo:  www.mimasterillustrazione.com

Il grande ritorno de Le nebbie di Avalon a cura di Elena Romanello

17 novembre 2018

Le-nebbie-di-Avalon-vol.1_hm_cover_bigPer molti cultori di oggi del fantasy, soprattutto donne, Le nebbie di Avalon di Marion Zimmer Bradley è stato il primo libro del genere letto, nel lontano 1986 per Longanesi nella collana La Gaja Scienza, con una copertina indimenticabile.
Da allora tanta acqua è passata sotto i ponti, negli anni sono usciti molti altri libri dell’autrice, molti antecedenti come quelli del celebre ciclo di Darkover, altri curati da lei come le varie antologie: Marion Zimmer Bradley è morta nel 1999, quasi vent’anni fa, ancora relativamente giovane, il ciclo di Avalon è stato continuato dall’amica Diana L. Paxton, e in tempi più recenti la figlia ha dato della madre un ritratto non certo lusinghiero, causando prese di posizione anche di rifiuto tra gli appassionati.
In questi ultimi mesi si è segnalato il saggio di presentazione di Michela Murgia L’inferno è una buona memoria edito da Marsilio in cui l’autrice ha omaggiato uno dei suoi libri preferiti di sempre, e adesso Le nebbie di Avalon, da tempo reperibile in varie edizioni solo per il mercato dell’usato torna per HarperCollins in un’edizione integrale in due volumi, perché all’epoca furono molte le parti tagliate per motivi di budget.
Quindi, al di là di polemiche, rancori e gossip (ricordiamo che arte e artisti non sono necessariamente la stessa cosa, basti pensare che il grande Caravaggio nella vita era uno sbandato e un assassino) forse è proprio giunto il momento di riprendere e prendere in mano un libro interessante e fondamentale nella costruzione del fantasy moderno.
Le nebbie di Avalon racconta la notissima storia di Re Artù dal punto di vista delle donne, in particolare di una donna, sua sorella Morgana; è un romanzo femminista ma non solo, è anche una ricostruzione antropologica di un mondo realmente esistito presso i Celti, una società matriarcale che non ha mai cessato di affascinare e che ispirò il moderno movimento femminista.
Un libro complesso e appassionante, che si può leggere a più livelli, oltre che ormai un classico alla pari de Il signore degli anelli La storia infinita, e che merita quindi di essere preso in mano, approfittando di questa nuova edizione, in attesa magari di un adattamento al cinema o per la TV degno di questo nome.

:: I cercatori di pace di Laura Costantini (Dei Merangoli Editrice 2018) a cura di Federica Belleri

9 novembre 2018
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Laura Costantini, giornalista Rai e scrittrice, ci propone un romanzo avvincente. Particolare nella forma e nella stesura, che ricorda Avatar, ma anche La storia infinita. Oppure Dune o Waterworld. Così pure Il signore degli anelli o Alien. Di cosa stiamo parlando? Dei cercatori di pace. Ghillean, donna dalla bellezza affilata che porta con tranquillità sia la spada che la pistola; è una storica della biblioteca del suo regno. Litia, futura regina guerriera; preparata e colta, perché solo alle femmine è permesso studiare. Kimen, un generale che non ama la guerra anche se vorrebbe essere a capo di un esercito come si deve. Tarnell, un disertore; ha lasciato tutto, famiglia compresa, e ora guida una banda di amici e ha una donna bellissima al suo fianco.
Perché si incontrano e cosa stanno cercando? Forse un Mutato, forse un’arma di distruzione, forse il mondo che hanno perduto …
O forse stanno tentando di fermare una guerra iniziata 518 anni prima. I regni da dove provengono si tengono d’occhio, sono sospettosi, non si fidano. Lo stesso fanno questi quattro giovani eroi. Eroi, sì. Perché vivranno un’avventura unica, da non poter replicare. Un’avventura che li costringerà a guardare le città distrutte del vecchio mondo, a meravigliarsi con nostalgia per aver ritrovato una radio ancora funzionante o un orologio che ticchetta ancora, a seguire un cammino pericoloso e difficile scontrandosi con gli elementi della natura: acqua, terra, aria e fuoco. Elementi da venerare, ma devastanti.
I cercatori di pace contro la guerra, contro le ferite provocate dall’amore, contro guerrieri artificiali e popoli evanescenti. Osservatori della magia ma attirati da una tecnologia ormai dimenticata. Il loro passato che si schianta contro il futuro.
I cercatori di pace affronta la solitudine di chi sa leggere la mente ma non il cuore, di chi è destinato a rimanere solo perché non ha potuto vivere come avrebbe voluto.
I cercatori di pace hanno la forza e il coraggio di affrontare il colore del sangue così come il bisogno disperato di un abbraccio.
I cercatori di pace viaggiano nella memoria da tramandare e custodire, a costo di morire.
Il romanzo è arricchito e completato dalle tavole a china e acquarello di Niccolò Pizzorno.
Non mancano descrizioni accurate e sentite del mondo “fantastico” creato, mi sia concessa l’espressione.
Editing preciso. Lettura davvero interessante. Buoni gli spunti sui quali riflettere.
Assolutamente consigliato.

Laura Costantini, scrittrice e giornalista Rai, è nata a Roma e si definisce timida e introversa, ma in realtà è vulcanica e solare quando scrive. La sua scrittura è fertile e vigorosa e ha iniziato a scrivere da adolescente. Alcune sue opere sono frutto di lunga gestazione come I cercatori di pace. Per anni ha scritto a quattro mani con la sua socia di penna Loredana Falcone con la quale ha pubblicato numerosi libri, tra i quali Il puzzle di Dio (goWare, 2014), secondo classificato nella prima edizione del Premio Letterario Amarganta e scelto come miglior edito 2014 dai lettori del blog letterario “Liberidiscrivere”, e Contrabbandieri d’amore (HarperCollins Italia, 2016). Nel 2017, goWare ha iniziato la pubblicazione della serie Diario vittoriano, che Laura Costantini ha scritto a due sole mani, quattro romanzi storici a tema Lgbt, ambientati tra il 1881 e il 1901 per narrare un’epoca luminosa e oscura, come Lord Kiran di Lennox e il suo amore per Robert Stuart Moncliff.

Source: libro del recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

Figli di sangue e di ossa di Tomi Adeyemi (Rizzoli, 2018) a cura di Elena Romanello

31 ottobre 2018

4292857-9788817105354-285x424Sembra davvero che la nuova terra del fantastico sarà l’Africa, continente su cui si è detto tutto e il contrario di tutto, spesso in prima pagina per ben altre vicende, alcune di tragica attualità. Dopo il successo di Nnedi Okorafor arriva una nuova voce, Tomi Adeyemi, con il fantasy atipico Figli di sangue e di ossa, basato sulla mitologia del Continente nero, in particolare su quella yoruba, su cui si sa poco ad essere buoni, meglio dire niente così si fa una figura migliore.
Un tempo si veneravano i maji, esseri dalla pelle d’ebano e i capelli candidi,  nelle lussureggianti terre di Orïsha, ma quando il loro legame con gli dei si spezzò e la magia scomparve, furono trucidati dal malvagio re Saran. Zélie non ha dimenticato la notte in cui vide le guardie del palazzo uccidere sua madre, impiccandola ad un albero del giardino, e decide di partire per rivendicare l’eredità dei suoi antenati. Con lei c’è il fratello Tzain, pronto a tutto pur di proteggerla e per portare avanti la loro missione, ma quello che i due giovani non hanno previsto è che il giorno che incontrano i figli di Saran tra loro si instaura una strana alchimia.
Il viaggio sarà lungo, attraverso una terra pericolosa, dove si aggirano le temibili leopardere delle nevi e dove gli spiriti sono in agguato nell’acqua, e il ridare voce ad un popolo che era stato messo a tacere sarà un’impresa ardua e non certo semplice.
Occorre chiarire una cosa: c’è chi vuole presentare il libro come il nuovo Harry Potter, e no, non lo è, e non solo per la diversa ambientazione, ma perché qui i toni sono da subito forti e per un pubblico adulto, con al centro una variante sul tema del viaggio dell’eroe che salva, con il ricordo tra le pagine dei tanti genocidi reali perpetrati nel Continente nero, non ultimo quello del Ruanda, di cui la storia narrata sembra una metafora. Un nuovo, affascinante modo di raccontare il fantasy, che ha già ispirato un fandom on line e non solo, tra fan art, cosplayer e altro ancora.
La magia è vista come un qualcosa che salva, con un richiamo al ritorno dell’animismo, alla base della cultura africana, e non è un caso che al centro di tutto ci sia un personaggio femminile, simbolo dell’antico legame tra donne e forze della natura, mentre oggi è stato detto da più parti che solo le donne possono salvare l’Africa.
Un libro complesso e fantastico, crudo, da leggere e riflettere, un apologo contro il razzismo e per la libertà dei popoli, che avrà presto un seguito e di cui si parla già di un adattamento cinematografico.

Provenienza: libro del recensore.

Tomi Adeyemi, laureata in letteratura ad Harvard e appassionata di mitologia nord-africana, a soli 24 anni è già sulle pagine della stampa internazionale per l’originalità e il clamoroso successo del suo primo romanzo. Un caso editoriale internazionale subito schizzato in testa alle classifiche americane, verrà pubblicato in 27 Paesi e diverrà un film per Fox 2000.ChildrenofBloodandBone.com

:: La ragazza di stelle e inchiostro di Kiran Millwood Hargrave (Mondadori, 2018) a cura di Elena Romanello

18 ottobre 2018

978885208499HIG-628x965Crescere vuol dire confrontarsi con l’ignoto, un qualcosa che la narrativa per ragazzi ha spesso raccontato, in maniera più o meno riuscita, anche spesso per quello che riguarda le ragazze, l’altra metà del cielo, alle quali da un certo punto in poi sono state dedicate le storie forse più riuscite, con toni più realistici o fantastici.
La ragazza di stelle e inchiostro è ambientata in quelle che sembrano le isole Canarie viste in una prospettiva fantastica, con toni presi dalle fiabe dark alla Grimm, e racconta un mondo che ha paura di misurarsi con quello che c’è oltre la foresta e con chi abita i Territori dimenticati, in un ricordo abbastanza evidente di quando anche nel mondo reale c’erano luoghi che non si conoscevano.
Isabella è la figlia del cartografo che ha mappato la misteriosa isola di Joya fin dove lo spietato governatore Adori permette di andare e sogna da sempre di disegnare in una cartina la risposta a queste domande. Un giorno Lupe, sua migliore amica nonché figlia di Adori, scompare nei territori dimenticati e allora Isabella decide di guidare la spedizione di ricerca, anche perché sa che non può essere morta. Le mappe della sua famiglia la guidano attraverso villaggi deserti, lande desolate, foreste oscure, fiumi prosciugati, facendole incontrare nuove forme di vita, mentre dall’alto le stelle la accompagnano.
Ma mentre la ricerca continua, appare il vero pericolo: nelle viscere bollenti delle profondità della terra si sta svegliando Yote, un demone del fuoco e i pericoli diventeranno man mano sempre più grandi.
La ragazza di stelle e inchiostro presenta alcune ottime idee di partenza, in un universo non particolarmente ben delineato ma affascinante, confrontandosi con il potere dei miti, con la voglia di conoscere l’ignoto e di ampliare i propri orizzonti e le proprie conoscenze. Il problema è che a tratti il libro sembra essere troppo sbrigativo, e se gli aspetti dark e cupi sono indubbiamente interessanti e ci stanno in una storia che si vuole rifare anche alle fiabe meno politically correct, la storia in generale soffre di un po’ di approssimazione, e il tema della ricerca di qualcosa o di qualcuno che si è perso non funziona come dovrebbe. Alla fine ci sono tanti fatti in non molte pagine, per una storia che avrebbe meritato un altro spessore e uno svolgimento più ampio.
Un libro non privo di interesse ma a tratti un’occasione non sprecata ma che sarebbe dovuta essere stata sfruttata meglio.

Provenienza: libro del recensore.

Kiran Millwood Hargrave è nata a Londra nel 1990 e ha studiato a Cambridge e Oxford. Ha scritto la sua prima raccolta di poesie a vent’anni, con cui ha vinto numerosi premi. Le ricerche per i suoi libri l’hanno portata in giro per il mondo, dal Canada incontaminato alle montagne del Giappone. Vive vicino al fiume, a Oxford, insieme a suo marito e a un gatto di nome Luna. La ragazza di stelle e inchiostro è il suo primo volume.

La regina del silenzio di Paolo Rumiz (La Nave di Teseo, 2018) a cura di Elena Romanello

18 ottobre 2018

rumiz-regina-del-silenzioLa narrativa di genere fantastico è sempre meno di nicchia e sempre più mainstream, e inevitabilmente sta attirando anche autori e autrici soliti a scrivere altri tipi di libri, magari molto diversi, ma che in generi che si rifanno ad antichi archetipi fiabeschi trovano un modo nuovo e intelligente di esprimersi.
Ne è un esempio La regina del silenzio di Paolo Rumiz, fiaba nordica sul potere della musica e della fantasia, con una stazza non da romanzo fantasy classico, stile Pagine Gialle per intenderci, ma non per questo meno interessante e incisivo. E’ anche auto conclusivo quindi può essere un ottimo modo di avvicinarsi ad un genere nuovo senza impegnarsi troppo.
L’autore immagina un mondo alternativo abitato da più popolazioni, dove il malvagio re Urdal scende da Nord invadendo con il suo esercito la pianura dei Burjaki , proibendo loro ogni forma di musica, con l’aiuto dei suoi tre mostri Antrax, Uter e Saraton. Il mago Eco che suscita i suoni della terra viene fatto prigioniero e su quella terra cala il silenzio più assoluto.
Ma Urdal non ha fatto i conti con Mila, la figlia del valoroso cavaliere Vadim, e con il suo dono innato per la musica: lei cresce ascoltando la melodia della natura e con il suono della sua voce sfida il divieto del tiranno e parte a cercare il bardo Tahir, l’uomo che le ha insegnato li canto, per poter guidare insieme una battaglia in nome della musica e della libertà.
Vietare la musica non è qualcosa da storia fantastica, nell’Afghanistan sotto i talebani è successo e anche in altre parti del mondo, perché la musica è vista comunque e sempre come qualcosa di libertario e sovversivo e questo romanzo racconta come metafora un qualcosa che è successo davvero. Del resto il fantasy e la fantascienza di qualità raccontano in una cornice diversa fatti e paure del nostro mondo e dell’attualità e la scelta di Paolo Rumiz si pone in questa linea.
La regina del silenzio riprende inoltre due importanti archetipi del fantastico, la lotta contro un tiranno, metafora di quelli che la Storia ha periodicamente riproposto, e l’importanza dei personaggi femminili, che in quegli universi hanno iniziato un percorso di affermazione che poi ha influenzato anche il mondo reale. Un libro comunque con una sua originalità, adatto sia agli amanti del fantasy che troveranno pane per i loro denti che per chi non segue il genere ma dove scoprirà che ci sono tanti modi interessanti per raccontare una storia.

Provenienza: libro del recensore.

Paolo Rumiz è giornalista per “la Repubblica” e “Il Piccolo” di Trieste. Ha pubblicato, tra l’altro, La secessione leggera (2001), Tre uomini in bicicletta (con Francesco Altan, 2002), È Oriente (2003), La leggenda dei monti naviganti (2007), Annibale (2008), L’Italia in seconda classe (2009), La cotogna di Istanbul (2010), Il bene ostinato (2011), la riedizione di Maschere per un massacro. Quello che non abbiamo voluto sapere della guerra in Jugoslavia (2011), A piedi (2012), Trans Europa Express (2012), Morimondo (2013), Come cavalli che dormono in piedi (2014), Il Ciclope (2015), Appia (2016).

Il Fantastico nella Letteratura per ragazzi di Vari (Runa editrice), a cura di Elena Romanello

6 giugno 2018

Si dice spesso che i più giovani non leggono, distratti dalle nuove tecnologie, ma questo non è sempre corretto, perché i fantasticopiù importanti fenomeni letterari di successo degli ultimi vent’anni si sono proprio rivolti a loro, rilanciando gli universi dell’immaginario, tra fantascienza e fantasy.
Proprio a questo è dedicato il saggio, o meglio la raccolta di saggi, veloci, agili ma esaurienti, Il Fantastico nella Letteratura per ragazzi – Luci e ombre di 10 serie di successo –, un modo per riflettere, ripassare e riscoprire storie che hanno creato nuovi mondi non solo d’evasione che non hanno conquistato solo preadolescenti e adolescenti, visto che molti adulti li hanno nelle loro librerie e non solo perché hanno figli.
Dieci saggi su altrettante saghe, aiutate in alcuni casi anche dal cinema, che hanno saputo portare in mondi alternativi ma sempre metaforici dell’oggi, scritti da esperti del genere. In particolare Silvana de Mari si è confrontata con Harry Potter di J. K. Rowling, Paolo Gulisano con Narnia di C. S. Lewis, riportata in auge dal cinema, Marina Lenti con invece la serie dell’Ultimo elfo appunto di Silvana de Mari, Chiara Valentina Segré con Hunger Games di Suzanne Collins, Martina Frammartino con Percy Jackson di Rick Riordan, Maria Cristina Calabrese con il Mondo emerso di Licia Troisi, Pia Ferrari con Barthimeus di Jonathan Stroud,  Laura Costantini con Twilight, Amneris di Cesare con Shadowhunters di Cassandra Clare, approdata in TV dopo un film deludente, Cristina Lattaro con Divergent di Virginia Roth, caso più unico che raro in cui si rinuncia al lieto fine.
Il risultato è quindi un’introduzione a universi irrinunciabili, in cui si sono rilette icone del fantastico, si sono scoperti nuovi mondi popolati da creature fiabesche, si è riflettuto sul rischio di trovarsi in futuri distopici, facendo emergere che il Fantastico, a qualsiasi età, non è una fuga dalla realtà, ma un modo per trattare gli aspetti fondamentali della vita, tragici o gioiosi che siano e evidenziare quei riti di passaggio connessi alla crescita che poi segnano per tutta la vita.
La raccolta di saggi è stata curata da Marina Lenti, già studiosa del genere e la prefazione è di Emanuele Manco, curatore di Fantasy Magazine.

Provenienza: omaggio dell’editore che ringraziamo

Marina Lenti è una saggista italiana specializzata in letteratura fantastica, esperta della saga di Harry Potter a cui ha dedicato gli studi L’Incantesimo Harry Potter, (Delos Books, 2006), La Metafisica di Harry Potter, (Camelozampa, 2012), Harry Potter: il cibo come strumento letterario (Runa, 2015), J.K. Rowling: l’incantatrice di 450 milioni di lettori, (Ares, 2016).

:: Il Regno del male di Sandro Ristori (Newton Compton Editori 2018) a cura di Elena Romanello

11 aprile 2018
Il regno del male

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Spesso ci si lamenta delle poche proposte di autori italiani nel genere fantasy, spesso si dice anche che forse non siamo così bravi a scrivere questo tipo di storie, ma si può sempre scoprire qualcosa di nuovo, perché chi scrive fantastico c’è anche alle nostre latitudini, non copiando per forza modelli stranieri.
Come il primo libro di una nuova saga in tema scritta da Sandro Ristori, Il regno del male, che porta in un mondo in cui ci sono echi di Joe Abercrombie e Terry Goodkind, spietato e senza speranza, in preda a guerre, carestie, epidemie e pregiudizi che si traducono in discriminazioni, omicidi e altri comportamenti disumani.
Secondo un’antica leggenda, chi manifesta durante l’adolescenza una macchia particolare sulla pelle, visibile solo da un mago con una fiamma e chiamata il Segno, è maledetto e va esiliato, mentre sua madre va condannata ad un supplizio crudele in un lago vicino al villaggio, dove resta immersa finché non muore.
Questo è quello che capita ai due protagonisti, Kausi e Coral, due vite spensierate con qualche ombra fino al momento in cui scoprono di essere maledetti: devono lasciare il loro villaggio, valicare le Grandi Paludi, da dove nessuno è mai tornato e inoltrarsi in una terra di cui si parla solo nei miti e nelle leggende. Ma forse, lontani da un mondo che li ha traditi, potranno scoprire nuovi modi di vivere e persone simili a loro con cui ricominciare a relazionarsi, in un mondo che comunque si presenta senza speranza.
Infatti tutto il Regno in cui vivono anche i due ragazzi è in ginocchio: da ovest sta arrivando una terribile pestilenza che sta devastando interi territori uccidendone gli abitanti, il re è da sempre troppo debole per opporsi agli intrighi degli avidi duchi della sua corte, mentre i barbari premono sui confini del nord e a sud stanno arrivando migliaia di profughi in fuga dalla fame e dalla guerra. E non ci sono solo queste vicende da raccontare, ma anche quella di Rakha, ragazza dotata di strani poteri, che in passato ha incrociato la strada dei due ragazzi esiliato e che ora ha nelle sue mani l’erede del duca di Courtenaray.
Una storia incalzante, raccontata al presente come una cronaca di guerra di oggi, dove l’elemento fantastico alla fine non è predominante, rispetto ad una metafora del mondo reale, tra discriminazioni verso il diverso, migrazioni, guerre, carestie. Un microcosmo cupo e senza speranza, molto più spietato a tratti di Westeros, ma alla fine simile a quello che sta accadendo qui, con una trama comunque appassionante di cui si spera di leggere presto i nuovi sviluppi.

Sandro Ristori è nato a Firenze nel 1982 e vive e lavora a Roma. Scrive, traduce, legge, impagina e immagina libri. Il Regno del male è il primo capitolo di una saga.

Source: inviato al recensore dalla casa editrice, si ringrazia Federica Cappelli dell’Ufficio stampa.

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:: Nel profondo della foresta di Holly Black (Mondadori 2018) a cura di Elena Romanello

29 marzo 2018
Nel profondo della foresta

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La cittadina di Fairfold ha come particolarità il rapporto con le creature fatate della vicina foresta, a tratti incantevoli a tratti spaventose, cosa che attira ogni anno tanti turisti, molti dei quali non tornano però a casa loro, perché spariscono o fanno una brutta fine.
A Fairfold vivono Hazel e il fratello Ben, con un rapporto di fascino e paura verso i loro vicini di casa non proprio comuni, in particolare con un ragazzo con le corna che riposa da quando loro ricordano in una bara di vetro, attrazione non da poco e verso il quale i due ragazzi provano da sempre interesse e curiosità.
Hazel e Ben hanno immaginato fin da bambini la storia di questo giovane senza tempo e immerso in un sonno magico, immaginandolo o come un principe dal cuore nobile o come un essere crudele e spietato. Hazel però ormai è grande e sente il richiamo verso un’altra vita, forse più reale, che possa toccare sia lei che Ben, da sempre desideroso di fare il musicista. Del resto quel ragazzo non sembra volersi svegliare: ma un giorno accade qualcosa di veramente imprevedibile e la vita di Fairfold è sconvolta per sempre, in maniera che forse potrebbe essere davvero pericolosa e fatale per tutti. Forse Hazel dovrà ricordare qualcosa che è andato perso nei suoi ricordi, qualcosa che può cambiarla ma anche distruggerla.
Il termine urban fantasy è diventato ormai sinonimo di storielle stile Harmony tra creature fantastiche e ragazze umane: non tutto l’urban fantasy è così, e se si vuole leggere qualcosa di veramente diverso e interessante il libro di Holly Black è la scelta giusta, romanzo di formazione e fiaba nera con richiami alle tradizioni celtiche e anglosassoni sul Piccolo Popolo, fate, folletti e simili, tutto tranne che creature dolci e simpatiche.
Non è la prima volta che l’autrice porta gli esseri del mondo fatato nella realtà di tutti i giorni, l’aveva anche fatto con l’ottima trilogia delle Fate sotto la città: qui però si richiama nelle atmosfere di un luogo nel mondo di oggi ma sospeso nel tempo, dove il mondo ultraterreno di antiche leggende è parte della vita degli esseri umani, tra attrazione turistica e pericolo mortale, rappresentando una sorta di lato oscuro da cui non ci si riesce a liberare.
Holly Black mescola elementi del folklore, di fiabe come Biancaneve (ma capovolta come ruoli, visto che è un principe a dormire nella bara..) e dei romanzi di Stephen King adattati ad un pubblico che dovrebbe essere di ragazzi nelle intenzioni ma che in realtà può essere molto più ampio. Il risultato è un libro che dà voce ad alcune delle radici più importanti del fantasy e del fantastico, raccontando anche il percorso non scontato di Hazel, ragazza che scoprirà di essere stata ed essere speciale, ad un prezzo che sarà alto ma inevitabile.

Holly Black è autrice di molti romanzi fantasy per bambini e ragazzi. È nata il 10 novembre 1971, è cresciuta nel New Jersey e ha sempre amato leggere, fin da bambina. Ha collaborato con l’autore e amico Tony DiTerlizzi alla scrittura de Le Cronache di Spiderwick e con Cassandra Clare per la serie di Magisterium; inoltre, ha scritto una serie di graphic novel finalista all’Eisner Award, I buoni vicini. I suoi romanzi hanno sempre trovato il favore della critica e il suo libro Doll Bones ha vinto il Newbery Honor e il Mythopoeic Award. L’ultimo romanzo per giovani adulti, Nel profondo della foresta, segna il suo ritorno alla letteratura dalle atmosfere fiabesche. Holly vive in Massachussetts con il marito Theo e il figlio Sebastian in una casa con una biblioteca segreta.

Source: acquisto del recensore.

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:: Le lame del cardinale di Pierre Pevel (Mondadori 2017) a cura di Elena Romanello

26 marzo 2018
Le lame del cardinale - Pierre Pevel

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Ci sono luoghi letterari per antonomasia, in cui nessun lettore è vissuto perché in un altro mondo o in un altro tempo, ma che si conoscono come se fossero casa propria: uno di questi è la Parigi dei Tre Moschettieri di Alessandro Dumas, più volte imitata ma raramente eguagliata, modello per tutto il romanzo storico successivo e ricercata da chi si reca oggi nella capitale francese.
Ci riesce ottimamente a restituirla Pierre Pevel, autore di punta del fantasy d’oltralpe che è bene che sia stato tradotto anche in Italia, ne Le lame del cardinale , romanzo che rievoca le atmosfere note aggiungendoci però una forte componente fantastica.
Siamo nel 1633 a Parigi, appunto, Luigi XIII regna ma chi comanda davvero è il cardinale Richelieu che incarica il gruppo chiamato appunto le lame del cardinale di uccidere un emissario della misteriosa organizzazione Artiglio nero. Ci sono intrighi e duelli, oltre che giri nei bassifondi di Parigi e nei corridoi dei palazzi, ma la Francia che racconta Pierre Pevel è un po’ diversa, visto che ci sono esseri discendenti dai draghi che vivono in mezzo a uomini e donne normali, esseri capaci di vivere a lungo e di nascondersi sotto sembianze umane, rigenerandosi periodicamente secondo un procedimento spaventoso e meraviglioso allo stesso tempo e nascondendo il loro segreto eccetto quando si guardano in determinati specchi.
Ci sono tanti sottofiloni del fantasy, alcuni più frequentati altri meno: Le lame del cardinale si pone tra l’ucronia, la storia alternativa, e il fantasy a sfondo storico, scegliendo un’epoca diversa dall’interessante ma forse un po’ troppo già letto Medio Evo alternativo. Il libro è senz’altro interessante per chi ama il romanzo storico ed è nostalgico delle atmosfere di Dumas, ma è consigliabile anche a chi ama il fantasy e cerca qualcosa di insolito e nuovo, con toni che si mescolano e la descrizione comunque accurata di un’epoca con in più l’elemento magico, che irrompe nelle prime pagine con una metamorfosi da drago a donna e che poi emerge periodicamente, con draghi tenuti come animali domestici, anche da Richelieu al posto dei famosi gatti, ma anche con qualcosa di ben più inquietante.
Il libro di Pierre Pevel è solo uno dei tanti titoli fantasy usciti oltralpe in questi ultimi anni e si spera che faccia da testa di ponte per la scoperta di un immaginario tra l’altro vicino al nostro e molto prolifico, in un Paese come la Francia che adora il fantastico d’importazione e produce anche un suo fantastico mescolandolo in particolare con il romanzo storico. Le lame del cardinale presenta una vicenda che si conclude ma con un cliffhanger finale che fa presagire nuovi sviluppi, che inftti ci sono stati, perché a questo seguono altri due libri con nuove avventure per questi moschettieri cacciatori di draghi e di magie.

Pierre Pevel è nato nel 1968. Per seguire il padre, militare di carriera, nella sua giovinezza ha abitato in diverse città tra cui Berlino. È scrittore, giornalista e autore di giochi di ruolo. Diversi sono i suoi romanzi fantasy tra cui Les Ombres de Wielstadt (2001), che gli è valso il Grand Prix de l’Imaginaire nel 2002. Nel 2005 è stato insignito del Prix Imaginales. La trilogia delle “Lame del Cardinale” è stata pubblicata con successo in dieci paesi stranieri. L’autore vive a Nancy.

Source: acquisto personale del recensore.

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:: Terramare – La saga completa di Ursula K. Le Guin (Mondadori 2018) a cura di Elena Romanello

23 febbraio 2018
Terramare

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Quando muore un autore o un’autrice famosi non c’è niente di meglio per ricordarli che riprendere in mano i suoi libri e rileggerli. In questi anni abbiamo dovuto salutare tanti compagni e compagne di letture di lungo corso, spesso iniziate durante l’infanzia o l’adolescenza, uno degli ultimi è stata Ursula K. Le Guin, scomparsa il 22 gennaio scorso a 87 anni, maestra del fantastico, sia fantascienza che fantasy, autrice di mondi alternativi che ha anche ispirato cinema e film d’animazione, anche se lei non è rimasta soddisfatta fino in fondo.
I libri di Ursula K. Le Guin meritano tutti di essere letti o riletti, negli anni sono usciti in varie edizioni e sono reperibili sia tra le novità che nel mercato dell’usato che in biblioteca, per cui in qualsiasi momento si possono leggere o rileggere le sue opere, approfittando dell’occasione della sua scomparsa ma ricordando che è sempre bello riprendere in mano libri che restano nel cuore. Però, tra le tante, forse ce ne è una imperdibile sempre e comunque, la serie di Terramare, di cui per puro ma fortuito caso è uscita una nuova edizione per gli Oscar Mondadori in concomitanza con la scomparsa dell’autrice, dal titolo Terramare la saga completa. La serie è nota anche come Earthsea, titolo usato anche in passate edizioni italiane presso altri editori e negli anni i libri che compongono la saga sono usciti anche singolarmente.
Nella storia di apprendistato del giovane Ged, mago destinato a lottare contro le forze delle tenebre che minacciano il suo mondo, diventando Signore dei draghi, il protagonista si troverà a dover lottare contro se stesso e le sue ambizioni, in una saga che coinvolgerà anche altri personaggi, metafora della vita, con ispirazioni che spaziano dalla fiaba classica a Philip K. Dick, da Tolkien a Isaac Asimov, con al centro di tutto discorsi non retorici sulla parità di genere, la ricerca di se stessi, il pacifismo, la ricerca di una società giusta e utopica.
Un romanzo diventa un classico quando ha sempre qualcosa da dire, anche a chi è nato anni dopo la sua prima pubblicazione: Terramare è uno di questi casi, un insieme di libri che si può leggere sotto varie angolazioni, come pura avventura nella fantasia, come descrizione di un mondo alternativo fatto non solo di incanto, come storia sociale, come aspirazione ad un modo migliore di essere e di vivere.

Ursula K. Le Guin (Berkeley, California, 1929 – Portland, 2018) ha iniziato a scrivere fantascienza fin da bambina; ha pubblicato il primo racconto, Aprile a Parigi, nel 1962, ma è divenuta famosa nel 1969 vincendo sia il Premio Nebula che il Premio Hugo per La mano sinistra delle tenebre. Gli stessi riconoscimenti ottenuti poi nel 1974 per I reietti dell’altro pianeta. Anarchica e femminista, è una delle rare esponenti della fantascienza utopica contemporanea e per i suoi libri ha ricevuto decine di premi, tra cui un National Book Award (La spiaggia più lontana, 1973).

Source: acquisto personale del recensore.

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