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Leggere o rileggere Queste oscure materie di Philip Pullman a cura di Elena Romanello

19 gennaio 2020

philip-pullman-la-bussola-doro-9788831002929-2-300x444È considerata una delle serie più interessanti e migliori di questo inizio 2020: Queste oscure materie, in originale His dark materials, in onda ogni giovedì su Sky, prodotta dalla BBC e realizzata negli stessi studios di Belfast diventati famosi grazie a Game of Thrones ha già trovato un vasto seguito di appassionati e appassionate, non solo i giovanissimi a cui in teoria si rivolgerebbe.
Come è ormai prassi abbastanza comune di molti serial, Queste oscure materie è ispirata ad un romanzo, anzi al primo libro di una trilogia, di Philip Pullman, che qualche anno fa aveva dato vita anche al non fortunato ma interessante film La bussola d’oro, e per l’occasione Salani propone una nuova edizione, con in copertina un fotogramma della serie televisiva, con la protagonista Lyra e il suo daemon, un animale che incarna l’anima e che nel suo mondo viaggia accanto ad ogni essere umano.
La serie è senz’altro molto bella, a cominciare dai titoli di testa, tra i più belli degli ultimi anni, ma il libro non è da meno, e l’occasione è senz’altro buona per leggerlo o rileggerlo e scoprire un mondo fantastico in cui si riflette sul nostro e sulle sue contraddizioni.
Infatti la storia ci porta al Jordan College di Oxford, in un’Inghilterra alternativa, dove vive Lyra, in un mondo dove oltre l’oceano esiste la Nuova Francia, dove giganteschi orsi corazzati regnano sull’Artico e ogni essere umano ha appunto il suo daimon: una parte di sé di sesso opposto al proprio, grazie al quale nessuno deve temere la solitudine.
Ma questo mondo sta attraversando un periodo di grave crisi: nella luce misteriosa dell’Aurora Boreale cade una Polvere di provenienza ignota, dalle proprietà oscure, che sta sconvolgendo scienziati, autorità e prelati religiosi, perché può davvero mettere in discussione credenze radicate da secoli.
Lyra, a soli undici anni, si trova al centro degli intrighi e, quando intuisce segreti pericolosi e inquietanti, decide di andare alla ricerca della verità grazie anche all’aiuto di una bussola d’oro, non sapendo cosa questo le costerà.
Queste oscure materie è un classico dei nostri tempi, un libro per tutte le età, tra invenzioni, fantasia, fantasy, dramma, epica,. In molti hanno definito questa trilogia, che ha più livelli di lettura, un’allegoria della condizione umana, capace di suscitare interrogativi fondamentali sul senso di ogni cosa e di ogni mondo.

Il grande libro della Fantasy: Fantasy epica, a cura di John Joseph Adams (Fanucci, 2019) a cura di Elena Romanello

18 gennaio 2020

1c1fb5af-8614-49b5-b196-d7ff8cdb20dbFanucci riprende una tradizione interessante nel campo della narrativa fantastica, quella di proporre antologie di racconti, con un curatore che ha selezionato storie brevi che possono aiutare a confrontarsi con i vari filoni di un genere. Una cosa che era diffusa agli albori del genere anche in Italia, che si è un po’ persa e che è da riprendere.
Il grande libro della Fantasy: Fantasy epica è una bella raccolta di storie di alcune delle penne più interessanti del genere, ambientate in universi già frequentati o meno dagli autori e autrici, una cavalcata in un genere che piace e che è sempre da scoprire o riscoprire. Le storie sono sotto l’etichetta di Fantasy epica, ma in realtà i toni sono tanti, con una lotta tra il bene e il male non sempre così scontata e che non è comunque l’unico argomento delle storie.
Nelle pagine del libro trovano spazio storie di mostri sacri e voci emergenti come la monumentale Ursula K. Le Guin, la prolifica Robin Hobb, Tad Williams,  Aliette de Bodard, Carrie Vaughn, Brandon Sanderson, Patrick Rothfuss, Orson Scott Card, Juliet Marillier, Trudi Canavan, N.K. Jemisin, Robinette Kowal, Kate Elliott, Melanie Rawn, Michael Moorcock e Paolo Bacigalupi.
Sono storie di durata diversa, alcune mini romanzi, altre di poche pagine, ma tutte interessanti a svelare talenti, a far scoprire nuove produzioni se si è già appassionati di un tale autore o autrice, a scoprire mondi fantastici. Ogni autore e autrice ha un suo stile e un suo taglio nel narrare e nel descrivere mondi: si pensa che il fantasy sia adatto solo per i grossi volumi, per le storie lunghe pagine e pagine e libri e libri, mentre la bravura di chi lo scrive è anche di creare in poco spazio un mondo e una storia efficace.
Il grande libro della Fantasy: Fantasy epica è un libro per appassionati, con un bel ventaglio di storie, profili di scrittori e scrittrici noti e meno noti, ma anche un modo per avvicinarsi ad un genere innanzitutto letterario, nato comunque grazie ai libri, oggi molto popolare grazie in particolare alle serie televisive, ma alle quali non ci si può limitare.
Non ci sono racconti di George R. R. Martin, grande assente ma non l’unico a scrivere fantasy, e per ingannare l’attesa fino a pare la prossima estate, secondo ultime indiscrezioni, quando dovrebbe finalmente uscire The Winds of Winter, questo può essere il libro giusto, per magari avere nuovi spunti su storie da leggere. Si spera che questa antologia sia la prima di molte, per raccontare le varie sfumature del genere fantasy.

John Joseph Adams, statunitense, classe 1976, è un curatore e studioso di narrativa fantasy e di fantascienza. Ha curato varie antologie in tema, su argomenti come le storie di zombi, i maghi, le avventure alternative di Sherlock Holmes, gli scienziati pazzi, i futuri apocalittici, e ha collaborato a varie riviste on line e cartacee in tema. E’ responsabile della rivista Lightspeed e ha curato il podcast Geek’s Guide to the Galaxy. Il suo sito ufficiale è http://www.johnjosephadams.com

Provenienza: libro del recensore.

Rileggere La storia infinita a cura di Elena Romanello

12 gennaio 2020

michael-ende-la-storia-infinita-9788830451513-4-300x455Quarant’anni fa usciva in libreria La storia infinita, romanzo di culto del genere fantastico, per molti bambini e ragazzini degli anni Ottanta il primo fantasy che lessero, grazie anche al film non particolarmente amato dall’autore Michael Ende, ma che aumentò ulteriormente la platea, in attesa di un remake o serie TV più volte annunciato ma non ancora realizzato.
Per festeggiare questo importante compleanno Longanesi propone una nuova edizione, di lusso e curata, del classico, sia per chi l’ha letto allora sia per chi vuole leggerlo adesso, con capilettera e inchiostro diverso a seconda da dove ci si trova, se nel mondo reale o in quello fantastico.
Ci si può immergere di nuovo nella storia di Bastiano, o farlo per la prima volta, ragazzino goffo e solitario, amante dei libri, che scopre il libro La storia infinita in una libreria e lo sottrae perché non può fare a meno di immergersi nelle pagina di una storia che diventa sempre più incalzante e realistica, perché nel salvare il mondo di Fantasia Bastiano proverà a salvare anche se stesso, in una lunga notte di lettura, dove il tempo e lo spazio cambieranno man mano che le pagine lo sommergeranno.
La storia infinita è un libro che omaggia archetipi vecchi e nuovi del fantastico, storie che spaziano dal mito di Re Artù ai fumetti di fantascienza, da Tarzan alle fiabe, in cui ad ogni età si può trovare qualcosa, e non solo nostalgia per il tempo che fu, ma anche insegnamenti: Michael Ende, autore molto estroso e controcorrente, non volle raccontare nella Germania allora divisa in due (vero, sembra un secolo fa ma c’era questo) una storia morale o melanconica, ma portare avanti un inno alla fantasia come rigeneratrice di vita.
Ecco perché bello leggere o rileggere La storia infinita, in questa o in altre edizioni.

Sfacelo di René Barjavel (L’Orma editore 2019 ) a cura di Elena Romanello

31 dicembre 2019

df8d472e7219e9ecdeff10581e02b16a_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyL’Orma editore continua la sua proposta dei romanzi di fantascienza di Rene Barjavel, con Sfacelo, scritto dall’autore sotto i bombardamenti su Parigi nel 1942 e inquietante apologo distopico molto attuale ancora oggi.
Siamo nel 2052, in Francia, il progresso ha trionfato e tutte le attività degli esseri umani dipendono dall’elettricità, mentre il cibo viene ormai coltivato e prodotto in maniera completamente diversa, senza più per esempio l’utilizzo degli animali. Ma di colpo piomba una catastrofe, metafora della guerra che si stava abbattendo in quel momento sull’Europa intera, l’elettricità viene a mancare e scoppiano incendi che distruggono tutto quello che è stato costruito, mentre scoppiano epidemie che decimano la popolazione. Emergono quindi gli istinti peggiori e violenti degli esseri umani, tenuti a freno da decenni di progresso, mentre la lotta per la sopravvivenza diventa essenziale.
François sa che esiste un altro modo di vivere, fuori dalle città,  e per questo motivo guida un gruppo di sopravvissuti e sopravvissute verso una vita che sarà contro il progresso e quanto di più inquietante ci possa essere, a ricordare come gli eccessi, in un senso o nell’altro, siano sempre sbagliati.
Se l’eccesso di tecnologia porta alla rovina nel momento in cui manca, la sua mancanza porta alla costruzione di una società reazionaria e oscurantista, e l’autore non sa dare una risposta definitiva, come se non sia possibile coniugare non dipendenza dalla tecnologia e progresso morale.
Gli appassionati troveranno nelle pagine di questo libro echi di storie più o meno recenti come Parigi nel XX secolo di Jules Verne, Le meraviglie del Duemila di Emilio Salgari, Cronache marziane di Ray Bradbury, Io sono leggenda di Richard Matheson, ma anche di serie TV come The Walking Dead e Black Mirror, film come Mad Max e Fuga da New York, e persino manga e anime come Ken il guerriero e The Legend of Mother Sarah. Del resto l’archetipo che tutto possa finire è presente nella narrativa speculativa di genere fantastico dai suoi albori, una sorta di paura oscura che forse non è nemmeno così lontana dalla realtà.
Sfacelo è quindi un classico da riscoprire, meno noto di altri romanzi di fantascienza dello stesso periodo ma non meno interessante, sia per i fan storici del genere sia per le giovani generazioni, che magari hanno scoperto la distopia grazie a titoli come Hunger Games The Handmaid’s Tale.

René Barjavel (1911-1985) è considerato il padre della fantascienza francese moderna. È stato scrittore, giornalista e sceneggiatore di numerosi film, tra cui Don Camillo. Con i suoi romanzi sul viaggio nel tempo, la fine del mondo e i pericoli della tecnologia ha conquistato milioni di lettori diventando oggetto di un culto intergenerazionale. Nelle classifiche dei migliori libri di fantascienza compaiono regolarmente i suoi Sfacelo e La notte dei tempi.

Provenienza: omaggio dell’ufficio stampa che ringraziamo.

L’istituto di Stephen King (Sperling & Kupfer, 2019) a cura di Elena Romanello

31 dicembre 2019

51pM14kQZmLTim Jamieson arriva in un paesino sperduto del South Carolina, desideroso di rifarsi una vita, al punto di tacere i suoi trascorsi di gloria in polizia e di accontentarsi di un lavoro come guardiano notturno. In parallelo, a Minneapolis, Luke Ellis, ragazzo dotato di un’intelligenza particolare, viene rapito di notte dal suo letto da un commando che uccide i suoi genitori.
Luke si risveglia in una stanza identica alla sua, ma senza finestre, nel famigerato Istituto, luogo in cui sono rinchiusi altri bambini e ragazzi come lui, con poteri speciali, sotto la direzione della spietata signora Sigsby, destinati a diventare macchine di morte per complotti oscuri, tra esperimenti e punizioni se osano ribellarsi.
Con Luke ci sono altri ragazzi e ragazze, nella Prima casa, Kalisha, Nick, George, Iris e Avery Dixon, ma poi c’è anche una Seconda Casa, da cui non si esce più, quando non si serve più, e forse non esiste solo quell’Istituto al mondo. Ma ad un certo punto, Luke, grazie ad un’alleata, riesce a fuggire, mentre i suoi amici e amiche tentano una ribellione contro un sistema spietato che secondo la signora Sigsby e i suoi fidi in realtà servirebbe a salvare il mondo.
Stephen King torna a parlare di giovanissimi, quasi bambini, già protagonisti di suoi capolavori, da Stand by me It, in un romanzo tra fantascienza e horror, con echi delle storie di super eroi (persino de Il ragazzo invisibile di Salvatores) ma anche di The X-Files, che viene citato, che strizza l’occhio a fenomeni contemporanei come Stranger things ma mantiene una sua originalità.
Il risultato è un romanzo appassionante, forse un po’ già sentito ma ci sta, una storia per tutti, che può avvicinare le nuove generazioni alle opere del maestro e confortare chi è cresciuto con lui, e magari era giovanissimo quando uscì appunto It.
Una storia che riesce a prendere, antica e contemporanea allo stesso tempo, che è già stata opzionata per una serie televisiva, cosa abbastanza scontata in tempi in cui le storie migliori vengono ormai raccontate sul piccolo schermo, e vengono anche citate dall’autore, che fa leggere e guardare a Tim le Cronache del ghiaccio e del fuoco di George R. R. Martin.
Ne L’istituto c’è quindi molto dell’immaginario degli ultimi decenni, questo immaginario che continua a ispirare nuove storie e creativi, una fiaba nera contemporanea sulla forza dell’amicizia e sulla lotta alle ingiustizie. Un libro da leggere a qualsiasi età, in cui ritrovare il gusto dell’avventura e del mistero, come purtroppo non capitava più molte nelle pur interessanti prove più recenti dello zio Stephen.

Stephen King vive e lavora nel Maine con la moglie Tabitha e la figlia Naomi. Da più di quarant’anni le sue storie sono bestseller che hanno venduto 500 milioni di copie in tutto il mondo e hanno ispirato registi famosi come Stanley Kubrick, Brian De Palma, Rob Reiner, Frank Darabont. Oltre ai film tratti dai suoi romanzi, vere pietre miliari come Stand by me – Ricordo di un’estate, Le ali della libertà, Il miglio verde, It – per citarne solo alcuni – sono seguitissime anche le sue serie TV. Per i suoi meriti artistici, il presidente Barack Obama gli ha conferito la National Medal of Arts. Nel 2018 ha ricevuto il PEN America Literary Service Award.

Provenienza: libro preso in prestito nelle Biblioteche del circuito SBAM.

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28 dicembre 2019

Durò tutto il tempo di un’estate. L’estate del 1898. In realtà non ci credemmo abbastanza, forse. Non tutti almeno. Ma io ci provai, con tutte le mie forze. Quell’estate abbiamo visto l’alba di una nuova Cina, noi abbiamo creduto possibile vedere nascere una nuova Cina senza alcun spargimento di sangue, senza morti, senza vittime innocenti.
La strada delle riforme era chiara e lucente, iniziava davanti a noi e per un po’ la percorremmo. Ma le forze che si opposero a noi furono troppo forti, e tutto si spense, ogni luce si spense. Ma noi ci provammo, ci provammo davvero.

Si vestì lentamente, con molta cura, con semplici abiti neri da lavoro. Emanavano ancora un leggero odore di terra, come se fossero stati usati da poco e riposti in una cassa.
Zaitian si chiese a chi fossero appartenuti. Ma fu un pensiero fugace, privo di reale consistenza. Si mise un copricapo da viaggio e a un cenno il servitore gli fece strada verso un passaggio segreto che dal suo palazzo portava in aperta campagna tramite una serie di cunicoli sotterranei.
Congedò il servitore e proseguì da solo fino all’imbocco dell’uscita.
Doveva vedere con i suoi occhi, non gli bastavano più i resoconti dei suoi informatori, delle mille spie che ormai erano i suoi occhi fuori dalla Città Proibita.
Uscì all’aria aperta e si guardò intorno.
Era inverno, una leggera brina gelava i campi che si perdevano a vista d’occhio. Qualche casupola di fango occhieggiava all’orizzonte. E una leggera pioggia gelida cadeva rada dal cielo scuro.
Doveva vedere con i suoi occhi.
Camminò per un po’ verso nord, sopportando il freddo, mai in vita sua aveva avuto freddo, né fame, né sete, ma ora era un uomo comune, senza privilegi, senza nome. Doveva rendersi conto se la situazione era davvero così grave, se il suo popolo stava davvero morendo.
Raggiunse un sentiero di terra battuta, e proseguì a testa bassa, poi un carro gli diede un passaggio per qualche li. Nessuno l’aveva riconosciuto, nessuno conosceva il volto dell’Imperatore.
A un incrocio saltò giù dal carro, ringraziò e proseguì a piedi.
Stava calando la notte, e ormai non aveva scelta, doveva cercare un riparo.
Scelse una capanna di contadini piuttosto malandata, con un’aia davanti, e bussò alla porta.
Gli aprì una vecchia che lo guardò diffidente. Era vestita di stracci e sembrava non troppo disposta a offrirgli ospitalità.

📌 Disponibile in esclusiva su Amazon

cinque artigli

La Riforma dei Cento Giorni fu un movimento atto a modernizzare l’apparato politico, sociale, culturale, militare ed educativo della Cina Imperiale tardo Qing, sul modello della modernizzazione avvenuta in Giappone, che iniziò l’11 giugno 1898, ad opera dell’imperatore Guangxu e dei riformisti guidati da Kang Youwei, e finì il 21 settembre dello stesso anno in seguito a un colpo di Stato condotto dall’imperatrice madre Cixi e dai conservatori.

Questa è la storia dell’Imperatore Guangxu.

Le grandi Storie Horror: “Nel castello di Dracula” e “Nel laboratorio di Frankenstein”, Naïma Murail Zimmermann (Gallucci 2019) A cura di Viviana Filippini

27 dicembre 2019

DraculaPer i piccoli lettori amanti del brivido, Gallucci porta in libreria i primi due volumi della serie “Le grandi Storie Horror”. Di recente sono usciti “Nel castello di Dracula” e “Nel laboratorio di Frankenstein”, della scrittrice francese Naïma Murail Zimmermann, corredati dalle illustrazioni di Caroline Hüe. Protagonista di entrambe le narrazioni il giovane Adam. Lui, che ha l’abitudine di vestirsi sempre di nero ed è caratterizzato da un fascino per il mondo del mistero e dell’horror, in queste due storie incontrerà strani personaggi che gli permetteranno di vivere avventure mirabolanti in mondi altri. Accanto a chi? Adam viene catapultato in luoghi dove si trova vicino ai personaggi della letteratura classica horror. Nel vecchio castello di Dracula o nel laboratorio di Frankenstein, Adam avrà modo di vedere da vicino -e di relazionarsi- con i personaggi delle storie che di solito si trovano nelle pagine dei nei libri che lui legge, pagina dopo pagina, giorno dopo giorno. Questo contatto diretto con le creature letterarie sarà per Adam un modo per mettersi in gioco, per interagire con quei misteriosi e anche un po’ mostruosi esseri che da sempre lo incuriosiscono per come sono, pensano e compiono.

FrankensteinTante emozioni e anche qualche intoppo da superare per il ragazzino che, nelle sue avventure non è mai solo. Nel primo libro, ambientato nel castello del conte Dracula, accanto al protagonista troviamo il suo coniglio, il quale (non si sa per cosa o per volontà di chi) parla facendosi comprendere alla perfezione da Adam. Nel libro ambientato invece nel laboratorio di Frankenstein, con Adam c’è l’amica Lilli, la quale vivrà con lui avventure impensabili, ad alto tasso adrenalinico e corredata da delle vere e proprie sfide per sfuggire dal laboratorio del dottore e dalla sua creatura. I libri della Zimmerman sono ricchi di suspense, di grandi emozioni che coinvolgono il lettore bambino alla scoperta di mondi sconosciuti. Allo stesso tempo i due volumi delle Storie Horror (“Nel castello di Dracula” e “Nel laboratorio di Frankenstein”), grazie ad apposite schede finali, permettono alle nuove generazioni di lettori di conoscere autori e quei loro personaggi che hanno caratterizzato quella che è diventata nel corso del tempo la letteratura classica del genere horror. Traduzione dal francese di Emanuelle Caillat.

Naïma Murail Zimmermann è un’autrice di romanzi fantasy molto affermata in Francia, ma ha sempre avuto la passione per l’horror e il soprannaturale. Dopo il successo dei suoi libri 14+, ha deciso di dedicare la sua nuova serie ai ragazzi più piccoli.

Caroline Hüe è un’illustratrice di grande esperienza. Negli anni Novanta lascia gli studi di economia e si iscrive alla scuola di Arti Decorative di Strasburgo. Oggi lavora con diversi editori ed è anche autrice di fumetti.

Source: ufficio stampa Gallucci. Grazie a Marina Fanasca.

I diari della principessa di Carrie Fisher (Fabbri, 2017) a cura di Elena Romanello

19 dicembre 2019

I-diari-della-principessa-FabbriIl 18 dicembre è uscito l’atteso ultimo capitolo della saga di Star WarsL’ascesa di Skywalker, che chiude nel bene e nel male una storia iniziata nel lontano 1977, resuscitando grazie alla computer graphic la compianta Carrie Fisher, la principessa Leia Organa, scomparsa improvvisamente a fine 2016 e che in questo film aveva un ruolo di primo piano, scritto prima della sua triste dipartita.
Per l’occasione è senz’altro importante rispolverare questa piacevole autobiografia, uscita postuma due anni fa, in cui Carrie Fisher, ormai sessantenne, si confronta con il suo essere figlia d’arte di un matrimonio piuttosto discusso (suo padre Eddie lasciò la moglie Debbie Reynolds per la maliarda Liz Taylor, suscitando scalpore negli Stati Uniti bigotti anni Cinquanta), per il suo essere fuori dagli schemi fisicamente ma essere riuscita a diventare comunque un sex symbol per più generazioni di adolescenti, con la sua storia d’amore con Harrison Ford e con il fatto di essere invecchiata insieme al suo personaggio, a cui è rimasta legata pur avendo fatto altro, tra recitazione e scrittura.
Spesso le autobiografie di attori e attrici scadono nell’auto celebrazione davvero fastidiosa o nella lagna su quanta sfortuna si ha avuto, tra amore e carriera: non è questo il caso de I diari della principessa, che ha come sottotitolo Io, Leia e la nostra vita insieme, un libro auto ironico e gustoso, dissacrante e divertente, che comprende sia parti scritte dall’autrice e attrice poco prima della pubblicazione sia i diari di quando giovanissima viveva la sua storia d’amore con Harrison Ford.
Il libro è arricchito anche da alcune foto di Carrie Fisher, sul set e fuori dal set: la principessa Leia è stata un personaggio rivoluzionario, che ha unito appassionati e appassionate, presentando un modello di ragazza non stucchevole, tosta, combattiva, simpatica, capace di attirare molte donne e ragazze verso l’immaginario fantastico, in un processo che è arrivato fino ad oggi.
I diari della principessa è un libro per i fan di Star Wars di tutte le età, per chi c’era in coda quaranta e passa anni fa e per chi ha scoperto la saga vent’anni dopo o oltre, nell’era dei social e dell’home video, rimanendone conquistato e che in questi giorni si sta precipitando al cinema a vedere il nuovo e probabilmente ultimo capitolo di un’era, cercando di schivare gli spoiler in rete.

Carrie Fisher (1956-2016), figlia del cantante Eddie Fisher e dell’attrice Debbie Reynolds, è stata un’attrice, sceneggiatrice e scrittrice statunitense, passata alla Storia del cinema per aver interpretato il personaggio della principessa Leia nella saga di Star Wars. Apparsa in innumerevoli pellicole, tra cui i cult movie Blues Brothers Harry ti presento Sally, è autrice di altri quattro libri, tutti best-seller.

Provenienza: libro preso in prestito presso le Biblioteche civiche torinesi.

Kentuki di Samanta Schweblin (SUR, 2019) a cura di Elena Romanello

18 dicembre 2019

SURns33_Schweblin_Kentuki_coverLa fantascienza intercetta fin dai suoi albori le contraddizioni e le nevrosi della nostra società, ed esistono tanti tipi di fantascienza: oggi va molto la distopia, un futuro prossimo o remoto in cui le cose sono andate peggio di come si poteva pensare, con richiami alla vita di oggi.
Ma il mondo di cui parla Samanta Schweblin, argentina trapiantata a Berlino, ospite anche della rassegna a Torino Aspettando il Salone, è molto vicino al nostro, quasi identico. Un mondo dove c’è un piccolo gadget tecnologico in più rispetto ai nostri, il kentuki, un animaletto di peluche, corvo, coniglietto, panda o draghetto, con dentro una videocamera collegata con qualcuno dall’altra parte del mondo che spia la vita altrui, per un periodo però limitato, perché dopo un po’ la connessione si scarica e non è più possibile attivarla.
In questo microcosmo molto simile, se non quasi uguale al nostro (la tecnologia per realizzare un qualcosa di simile ai kentuki, a metà strada tra i Tamatgochi e i Furby, esiste) si può quindi scegliere di avere un kentuki o di essere un kentuki, guardando la vita anche imbarazzante e le nevrosi individuali. Ma anche chi ha fisicamente il pupazzo non sta bene, perché non può sapere alla fine chi c’è dietro alla telecamera, ed ecco che emergono istinti di distruzione verso i kentuki. Inoltre c’è chi si arricchisce vendendo le connessioni, per poter scegliere, cosa in teoria impossibile, chi spiare.
I kentuki uniscono vari angoli del mondo: dall’Argentina alla Cina, dall’ex Jugoslavia a Israele, e capita che una pensionata di Lima segua le giornate di una ragazza tedesca, vivendo le sue gioie e i suoi problemi, un ragazzino di Antigua scopra la neve per la prima volta, un uomo appena divorziato si affidi a un kentuki per superare la solitudine, un gruppo di ragazze bulle si trovano minacciate e perseguitate dal loro animaletto dopo aver cercato di fare uno scherzo ad una compagna di classe.
Un libro che si costruisce su varie storie parallele, di solitudine, ossessione, voyeurismo, voglia di rivincita e che racconta un mondo con tutte le nevrosi e le dipendenze della contemporaneità. Una storia di fantascienza, in parte, ma anche una metafora di come si potrebbe finire in un futuro molto prossimo la vita di molti di noi, anzi in parte succede già che si spii attraverso i social le vite degli altri.
Una storia con echi di David Lynch ma anche di serial cult come Black Mirror, che appassiona e inquieta, e con un finale aperto a nuove possibilità.

Samanta Schweblin (Buenos Aires, 1978) è una scrittrice argentina di fama internazionale. Nel 2010 è stata selezionata dalla rivista Granta come una dei 22 migliori scrittori in lingua spagnola sotto i 35 anni, riconoscimento in seguito confermato da numerosi premi letterari. Tra le sue opere: La pesante valigia di Benavides (Fazi, 2010) e Distanza di sicurezza (Rizzoli, 2017).Oltre a Kentuki, SUR pubblicherà due sue raccolte di racconti, Siete casas vacías, che le ha valso il prestigioso Premio Ribera del Duero nel 2015, e Pájaros en la boca, la cui traduzione in inglese è stata candidata al Man Booker International Prize.

Provenienza: libro preso in prestito nelle Biblioteche del circuito SBAM.

Tokusatsu di Massimo Nicora (Editrice La Torre, 2019) a cura di Elena Romanello

16 dicembre 2019

TokusatsusmallL’Editrice La Torre continua a raccontare l’immaginario pop giapponese degli ultimi decenni, affidandosi di nuovo all’inossidabile Massimo Nicora, con Tokusatsu, i telefilm giapponesi con effetti speciali dalle origini agli anni Ottanta.
Come suggerisce il titolo si parla di quello che è un vero e proprio fenomeno di fandom e interesse che ha affiancato manga ed anime in Giappone nel corso degli anni, dagli albori della televisione, e che è ancora presente oggi: serie live action, che riprendono le tematiche dei robottoni giganti, ma che le declinano con attori reali, spesso veri e propri divi in patria.
In Italia arrivarono alcune di queste serie all’epoca dell’anime boom, tra fine anni Settanta e Ottanta, incuriosendo alcuni e suscitando l’ilarità di altri, ma erano solo una piccola parte di un fenomeno ben presente, raramente studiato fuori dal Giappone eppure fondamentale per molto immaginario fantastico di oggi.
Massimo Nicora, che ha già raccontato tutto, proprio tutto, sul fenomeno Goldrake, esamina nelle pagine del libro la storia, i generi, l’evoluzione e le curiosità, raccontando storie note e meno note.
Ci sono infatti vari filoni all’interno di queste storie dal vero fantastiche, un’alternativa alla fantascienza televisiva occidentale che ha lasciato il segno.
I kyodai heroes parlano infatti di eroi che diventano giganti per combattere, mentre lo henshin è incentrato sulle gesta di protagonisti che si trasformano. I mecha introducono invece i robottoni, grandi protagonisti di manga e anime e non solo.
Per avere una maggiore libertà tematica, si è deciso poi di indirizzare alcune storie solo per bambini, i cosiddetti kids show, che puntavano più sul divertimento, mentre le serie più popolari man mano nel tempo risultarono essere i sentai, dove i buoni sono di solito una squadra, con un colore diverso dell’uniforme per ciascuno, solitamente di cinque membri. I sentai sono evoluti poi nei super sentai, con l’introduzione dei robot, un passo che avvenne con il telefilm di Spiderman, quando Toei e Marvel stipularono un accordo per usare i loro personaggi a vicenda in serie prodotte nei loro Paesi.
Non è da dimenticare il filone realizzato con le marionette, diffuse anche in Giappone e che in TV furono influenzate dalla serie inglese Thunderbirds, prodotta da Gerry Anderson e citata nelle pagine del libro.
Leggendo il libro si scoprono che sono stati diversi gli autori di manga e anime a cimentarsi anche con il genere tokusatsu, come Shotaro Ishimori e i mostri sacri Osamu Tezuka e Go Nagai, e si rivivono comunque le gesta di personaggi famosi, come Ultraman, Kamen Rider, Spectremen, Megaloman, I-Zenborg e Koseidon.
Tra l’altro, al di là dell’interesse che suscitarono anche in Occidente, i tokusatsu sono alla base del successo di franchise come i Power Rangers, che periodicamente tornano in TV e al cinema, e i Transformers.
Un libro per appassionati e nostalgici, nello stile rigoroso e interessante della Torre edizioni, e in attesa del secondo capitolo, con gli eroi più recenti.

Massimo Nicora (Varese, 1972), giornalista, è laureato in Filosofia Teoretica all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e si occupa di comunicazione e relazioni con la stampa per conto di importanti aziende nazionali e internazionali, con particolare riguardo ai settori dei videogiochi e del cinema di animazione. È autore dei libri C’era una volta… prima di Mazinga e Goldrake. Storia dei robot giapponesi dalle origini agli anni Settanta (Youcanprint, 2016) e C’era una volta Goldrake. La vera storia del robot giapponese che ha rivoluzionato la TV italiana (La Torre, 2017), la più ricca e documentata ricostruzione dell’affaire Goldrake in Italia.

Provenienza: omaggio al recensore dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

La paura trema contro di Corrado Artale (Buendia Books, 2019) a cura di Elena Romanello

16 dicembre 2019

la-paura-trema-controSpesso si sente dire che in Italia non si sanno scrivere o realizzare buoni prodotti di genere fantastico: uno stereotipo duro a morire anche perché falso, visto che sono state tante le storie di genere fantastico italiane che sono uscite negli anni e continuano ad uscire, con vari media.
Una di queste è un film indipendente del 2019, La paura trema contro di Pupi Oggiano, girato a Torino come alcuni classici di Dario Argento e da cui Corrado Artale, un autore che ha l’horror e il fantastico nel DNA, ha scritto un romanzo che non è solo una novelisation e che viene proposto da Buendia Book nella collana Fiaschetta.
Dalla copertina si potrebbe pensare che ci troviamo nel territorio dell’horror, come il mitico Profondo Rosso, girato a Torino e ancora oggi al centro di pellegrinaggi alle sue location, ma in realtà siamo più nel terreno della fantascienza, con la storia di una famiglia, in particolare di una madre e di una figlia, sulle quali aleggiano misteri e strani eventi. Comunque chi ama le atmosfere orrorifiche troverà pane per i suoi denti, in una vicenda che si richiama anche al carattere misterioso di Torino.
La paura trema contro è una storia che piacerà molto ai fan di serie cult come Stargate (non vuole essere uno spoiler) e soprattutto The X-Files, visto che si parla di alieni e presenze insolite, un libro che vive anche di vita sua senza il film, ma che fa capire quanto fantastico ci possa essere e ci sia anche alle latitudini italiane, in una città come Torino tra l’altro più che altrove.

Corrado Artale classe 1970, docente, vive a Torino. Cura la sezione letteraria del TOHorro Film Fest,evento dedicato al cinema e alla cultura horrorofantastica in generale. Autore di articoli sul cinema, ha scritto a quattro mani con il romanziere Stefano Di Marino un saggio sul cinema sexploitation anni ’70, Tutte dentro (Bloodbuster, collana I Ratti). Ha anche collaborato alla realizzazione del testo Pupi Avati– Il cinema dalle finestre che ridono – curato da Luca Servini e dedicato al cinema fantastico del noto regista bolognese (Edizioni Il Foglio).

Provenienza: omaggio al recensore dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Il clan dei Poe di Moto Hagio (J-Pop, 2019) a cura di Elena Romanello

7 dicembre 2019

Poe_no_Ichizoku-coverMentre sta per uscire un nuovo capitolo di una saga iniziata decenni fa, J-POP ripropone Il clan dei Poe, manga gotico di Moto Hagio, una delle autrici di shojo manga che ha rivoluzionato il genere, proponendo nelle sue opere tematiche nuove e spesso scomode.
Allan Twilight entra in contatto, nella Londra nebbiosa del 1879, con due fratelli eternamente giovani, che nascondono non pochi segreti con cui soggiogheranno il loro nuovo amico e familiare.
Edgar e Marybell Portsnell sono due piccoli orfani che vengono adottati da una casata di vampiri, i Poe, che li rendono come loro, cristalizzandoli per sempre nell’età della prima adolescenza, un segreto che non devono svelare a nessuno. Edgar e Marybell sono costretti a spostarsi spesso, per non insospettire le persone, bellissimi, soli al mondo, imprigionati nell’età in cui si crede all’amore assoluto, anche contro ogni logica. Tutto questo resta immobile finché non arriva Allan, innamoratosi di Marybell senza saperne il segreto, ma pronto ad affascinare anche Edgar, che vedrà in lui il compagno con cui partire per l’Europa in cerca del senso dell’esistenza dopo una tragedia che l’ha diviso dalla sorella amante.
Tra le righe emerge la passione di Moto Hagio per la narrativa gotica occidentale dell’Ottocento: il manga è del 1972, quattro anni prima di Intervista col vampiro di Anne Rice, di cui condivide varie tematiche, la sensualità, la maledizione dell’eterna giovinezza, l’omosessualità, e piacerà comunque a chi ama storie di vampiri tra tradizione e modernità, parlando di solitudine, di ricerca di un’impossibile infelicità, di smarrimento, di discriminazione e odio verso il diverso.
La loro vita insieme sarà lunga, una continua ripetizione di momenti che tornano in anni diversi, una vita fuori dal tempo che affascinò il pubblico giapponese di inizio anni Settanta e che è ancora attualissima oggi, per scoprire appunto cosa possono essere e cosa sono gli shojo manga, tra i fumetti più innovativi e interessanti, soprattutto questo tipo di storie.

Moto Hagio nasce nel 1949 e debutta come mangaka appena ventenne nel 1969 con la storia breve Lulu to Mimi sulla rivista Nakayoshi della Kodansha, realizzando storie brevi anche per la Shogakukan.  Due anni dopo pubblica Juichigatsu no Gimunajiumu (The November Gymnasium) una storia breve che tratta apertamente la storia d’amore tra due ragazzi in collegio.Nel 1974 sviluppa il tema nella storia più lunga Toma no shinzo (Il cuore di Thomas) e insieme ad altre autrici, e cioè Yumiko Ōshima, Ryōko Yamagishi, Keiko Takemiya, Riyoko Ikeda, che verranno poi identificate come Gruppo 24, si fa pioniera di un movimento che ridefinisce il genere shoujo  Nel 1976 Moto Hagio viene premiata con lo Shogakukan Manga Award per il fantascientifico Juichinin Iru! (Siamo in 11!) e Poe no Ichizoku (Il clan dei Poe). Nel corso della sua carriera ha pubblicato molte altre opere, come Terra e… Marginal.

Provenienza: libro del recensore.