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Death is not the worst di Julia Sienna e Helena Cornell (Gainsworth, 2018) a cura di Elena Romanello

31 luglio 2018

DINTW fronte coversmallLa casa editrice Gainsworth si è distinta ormai da alcuni anni per aver dato voce agli autori e autrici italiani del fantastico, con edizioni curate e come presentazione e come contenuti.
Death is not the worst è un romanzo tra horror e urban fantasy scritto a quattro mani da Helena Cornell e Julia Sienna, autrici già note agli appassionati e cultori, incentrato su un universo parallelo e simile a quello dei vampiri e dei lupi mannari. Ma no, non è del genere a cui purtroppo troppa letteratura non proprio edificante ci ha abituato per anni, è qualcosa di decisamente duro, tosto, sanguinario e oscuro.
Nella cittadina universitaria di Norwich, nel Mississippi ci si sta preparando ad affrontare un nuovo anno accademico, cercando di ignorare una lunga scia di macabri omicidi e sparizioni che sta affliggendo il Sud degli Stati Uniti, colpendo anche studenti e frequentatori dell’ateneo.
Catherine O’Bryan è una  giovane studentessa della Ole Lady ed è tornata in città dopo una brutta storia di molestie e diffamazioni via Internet (molto attuale, tra l’altro). Vorrebbe voltare pagina e concentrarsi sul suo futuro di studi e lavorativi e si imbatte nello spavaldo Tristan, l’unico erede dell’antica e misteriosa famiglia Averhart.  Tra i due nasce subito una grande attrazione e il ragazzo infrange subito ogni regola e divieto del suo clan per stare con Catherine. Ma dietro di lui ci sono ben altri segreti e misteri, perché  Tristan fa parte di una stirpe di predatori soprannaturali, che hanno portato lutti e tragedie, con una maledizione che nessuno può spezzare, nemmeno dopo secoli e morti infinite.
Presto Catherine dovrà fare i conti con il segreto del ragazzo di cui si è innamorata, scoprendo la verità su un mistero che affonda le radici nella notte dei tempi, quello dei Cacciatori, odiati e cacciati a loro volta, insieme a tutte le persone che per qualche motivo si accompagnano a loro.
Death is not the worst è il primo romanzo di una nuova serie, una storia capace di avvincere e di dimostrare che si può parlare di storie d’amore senza scadere nel banale e nel melenso, costruendo un microcosmo con echi di Stephen King, Clive Barker, Anne Rice e Charlaine Harris, ma originale e pronto ad evolversi ulteriormente, anche perché il finale è scioccante e fa attendere con impazienza i prossimi sviluppi.
I personaggi di Catherine e Tristan, entrambi perseguitati dal loro passato e alle prese con un presente non facile e presentano due varianti insolite sulla coppia della ragazza umana e del ragazzo con poteri, due eroi non perfetti, anzi più anti eroi, alle prese con maledizioni e persecuzioni più grandi di loro che non rendono certo scontato il lieto fine. E meno male.

Provenienza: libro del recensore.

Julia Sienna nasce nel 1989, da sempre appassionata lettrice inizia a cimentarsi con la scrittura nell’adolescenza, intraprendendo poi studi di editing e tecnica narrativa.
Antiquaria di giorno e scrittrice di notte, pubblica il suo romanzo di esordio nel 2013 I Predatori Oscuri, primo volume della saga epic fantasy The Dark Hunt al quale fanno seguito nel 2014 Cacciatori di Ombre e nel 2017  Il Tempio degli Abissi tutti editi da Gainsworth Publishing.

Helena Cornell nasce nel 1983. Scrittrice amatoriale sin da ragazzina, è finalmente riuscita a esordire grazie all’incontro fortuito con Julia, che ha collaborato con lei all’editing dell’ultimo volume di The Dark Hunt. Grazie ai suoi studi, Helena ha sviluppato un forte senso critico e di analisi letteraria, che le ha permesso di entrare nel mondo dell’editoria.
Ora editor e Raccontastorie a tempo pieno, è guidata dal sottile filo che la tiene saldamente legata alle sue trame e personaggi, narrandoli con l’ironia che la contraddistingue.
Death is not the Worst è la loro prima opera a quattro mani.

Il fantasy secondo Sandro Ristori a cura di Elena Romanello

31 luglio 2018

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Sandro Ristori è una nuova voce del fantasy italiano, autore de Il regno del male per Newton Compton, primo capitolo di un’affascinante e cupa epopea. In attesa di andare avanti con la sua saga, gli abbiamo fatto alcune domande, su di sé e sul perché ha scelto di raccontare una storia così.
Come è nata l’idea de Il regno del male?
Un giorno, in spiaggia, due mie amiche, due sorelle, mi raccontano una storia. Giocavano da bambine, tiravano un lenzuolo, una da una parte e una dall’altra. A un certo punto, presa da un impulso inspiegabile e senza senso (direi quasi malvagio) la maggiore ha lasciato di botta la presa. Sapeva che la minore avrebbe perso l’equilibrio. Sapeva che sarebbe inciampata e sapeva che si sarebbe fatta male. Cosa che poi è puntualmente successa, senza conseguenze gravi per fortuna. Quando ho sentito questo racconto, così quotidiano e ordinario, la mia mente si è subito messa in moto. Ho visto in quella scena l’eruzione del male, i rapporti ambivalenti tra persone che si vogliono bene, le scelte inconsce e le conseguenze imprevedibili che possono causare. Tutti temi che ricorrono nella mia saga. A partire da quello spunto tutta la storia si è delineata davanti a me, pulita e precisa.

Perché hai scelto di scrivere una storia fantasy?
Non credo ai generi. O meglio, ci credo, ma non come narratore. Mi spiego meglio. Come lettore e come professionista del settore ho i miei gusti e le mie preferenze, e le distinzioni in generi sono molto utili per orientarsi. Come scrittore, al contrario, trovo dannose le classificazioni. Mi sembrano delle barriere che possono impedirti di andare dove la tua fantasia vorrebbe portarti. Meglio eliminarle, quindi. Mi sono accorto di aver scritto un fantasy dopo averlo scritto. Non ero certo partito con l’intenzione di fare un grimdark o cose del genere. I miei personaggi e la mia storia mi hanno guidato, io li ho seguiti. Io credo che sia dannoso, per uno scrittore, cercare di adeguarsi a un genere. O imporsi dei temi, così come voler veicolare un messaggio. Sono risultati che si ottengono naturalmente, con il fluire della trama, o non si ottengono affatto. Stephen King l’ha fatto dire con molta semplicità a Billy di It, costretto a tirarsi fuori da una sfibrante discussione letteraria: Non capisco proprio. Non capisco assolutamente. Perché un racconto dovrebbe essere socio-qualcosa? La politica… la cultura… la storia… non sono forse gli ingredienti di qualsiasi racconto, se ben scritto? Cioè… non potreste permettere a un racconto di essere semplicemente un racconto?.

Quali sono i tuoi maestri letterari, fantasy e non solo? E che fonti di ispirazione hai avuto da cinema, telefilm, fumetti e videogiochi?
Come si sarà già capito, considero Stephen King un maestro della letteratura mondiale. Cito gli autori che hanno influenzato più direttamente Il Regno del male: Saramago, Ammaniti, Wu Ming. Un nome più classicamente fantasy: David Dalglish. E per quanto riguarda le “influenze”esterne… troppo facile: Il Trono di Spade.

Cosa ne pensi della situazione attuale sul fantasy, in generale e legata all’Italia?
Ahhhh, sono assolutamente inadeguato a rispondere a questa domanda. Riesco a fatica a formarmi un’opinione sulla mia situazione personale – non mi so certo pronunciare sulla floridezza o sugli stenti di un intero genere. E sinceramente me ne preoccupo anche poco: le mode sono cicliche, i libri si vendono sempre a fatica, e in fin dei conti i discorsi sullo stato di salute dei vari generi sono sempre gli stessi.  Il Regno del male mi ha dato già quindici regioni e una trentina di protagonisti a cui badare (escluso il Nord e i personaggi minori!): cerco di seguire loro per quanto posso, e le considerazioni sul mercato le lascio agli esperti, che sicuramente possono dire cose più interessanti e accurate di me.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Terminare la saga, ovviamente. Scrivere un libro su una bizzarra morte di un liceale ambientato nella città in cui sono cresciuto. Poi ho in mente un’altra trilogia completamente diversa, ma con i miei tempi non la potrò iniziare prima di una decina d’anni… e non ci voglio nemmeno pensare per non mettermi ansia da solo.

 

Il tempo dei maghi di Cressida Cowell (Rizzoli, 2018) a cura di Elena Romanello

18 luglio 2018

4117018-9788817099318In un’epoca molto lontana, i guerrieri decisero di estirpare dal mondo la magia, sterminando prima le streghe, depositarie della Magia Nera, e poi giurando guerra ai maghi e a tutte le altre creature di Magia Buona. I due fronti vivono ora separati nelle loro roccaforti, ma lo scontro prosegue senza esclusione di colpi, perché legato a un qualcosa che si pensa non poter cambiare.
Xar, 12 anni, è figlio di Ecanzo, re dei Maghi, ma a differenza del fratello maggiore Looter non mostra ancora di possedere poteri, però ha molto coraggio e farebbe di tutto pur di avere un po’ di magia. Seguito da un gruppo di creature fatate, entra nella foresta proibita a caccia di una strega che, è convinto, si nasconde lì dentro, per risolvere i suoi problemi e avere considerazione dai suoi simili.  Il  piano di cattura però non funziona e la trappola che prepara imprigiona invece Desideria, sua coetanea, figlia della regina dei Guerrieri, goffa e pasticciona proprio come lui, in possesso suo malgrado di un oggetto magico di cui vorrebbe disfarsi
I due ragazzi appartengono a tribù nemiche ma devono per forza unirsi per entrare nelle segrete della regina Sychorax dove qualcuno addormentato da secoli si sta risvegliando, pronto a seminare terrore.
Il binomio ragazzi e fantastico è vecchio ma funziona sempre, soprattutto oltre Manica, dove da decenni c’è una grande attenzione per questo, con toni diversi, anche a seconda della fascia d’età a cui ci si rivolge, dai bambini ai giovani adulti, ma sempre efficaci.
Non fa eccezione Il tempo dei maghi, una storia di avventure e di fantasia, dove l’aspetto grafico e delle illustrazioni ha una grandissima importanza, con il testo che si integra con immagini e impaginazione insolita, tutto per raccontare la storia di un viaggio in un mondo magico, da dove i due protagonisti torneranno cambiati. Cressida Cowell è del resto sia disegnatrice che illustratrice e racconta in maniera complementare le sue storie, alternando i due registi narrativi.
Tra l’altro i disegni ricordano molto quelli con cui Quentin Blake illustrava i romanzi di Road Dahl, a testimonianza di una tradizione di costruzione di universi fantastici che continua.
Il tempo dei maghi è un libro per ragazzi, ma non solo, un’epopea tutta da gustare con gli occhi, qualunque età uno abbia, immersi in una storia senza tempo che parla con parole e immagini, scorrevole ma che rimane dentro.

Provenienza: omaggio dell’ufficio stampa, si ringrazia Claudia Fachinetti.

Cressida Cowell ,cresciuta tra una piccola isola a largo della costa scozzese e Londra, è nota principalmente per la sua serie di libri fantasy da cui è tratta la serie di film di animazione Dragon Trainer, best seller nei paesi anglosassoni e ora pubblicati da Rizzoli.

I guerrieri di Wyld L’orda delle tenebre di Nicholas Eames (Nord, 2018) a cura di Elena Romanello

12 luglio 2018

La casa editrice Nord è stata per decenni un punto di riferimento per tutti gli appassionati di fantasy e fantascienza,41569-0001 con collane amatissime e ricercatissime ancora oggi. Negli ultimi anni sembra purtroppo aver un po’ mollato filoni che continuano a piacere e a appassionare, ma ogni tanto esce un titolo presso di loro che farebbe sperare ad un ritorno a vecchi e mai dimenticati fasti, guardando anche alle tante voci di oggi, non solo anglosassoni, per generi che hanno sempre qualcosa da dire.
I guerrieri di Wyld L’ora delle tenebre è il primo romanzo di una nuova saga, che si pone sull’onda del successo suscitato da George R. R. Martin, ma con una sua originalità e anche, per fortuna di noi lettori, meno personaggi da seguire.
Clay Cooper si è ritirato a vita privata in un paesino sperduto e ogni sera va nella solita locanda, dove qualcuno ricorda le imprese dei Saga, la leggendaria banda di mercenari che ha segnato un’epoca con le sue avventure picaresche. Ogni sera Clay ascolta chi ne parla, spesso molto giovane e che non sa che lui è stato uno dei Saga, anche se ormai quei tempi sono finiti, il mondo è cambiato e il passato è svanito per sempre. O almeno lui crede che sia così.
Ma una notte arriva a casa sua Gabe, il vecchio comandante della banda, ormai anziano, anche se nei suoi occhi si vede ancora la voglia di combattere: è venuto a chiedergli aiuto per ritrovare la figlia, scappata di casa per andare a difendere la repubblica di Castia dall’invasione di un’orda di mostri e orchi.  Clay non vorrebbe accettare, ha una famiglia a cui pensare ed è stanco, ma capisce presto che se Castia cade l’invasione arriverà fin da loro e che deve difendere la vita che si è costruito, perché tutto altrimenti verrà spazzato via.
Per raggiungere Castia però bisogna attraversare il Wyld, un luogo infestato da pericoli e orrori, da cui nessuno è riuscito ad uscire vivo, tranne i Saga che a questo punto dovranno riunirsi per salvare il mondo da una nuova minaccia.
Nicholas Eames riprende gli archetipi del fantasy, ma si confronta con un tema con cui difficilmente gli autori, da Tolkien a Martin, hanno voglia di avere a che fare, cioè con che succede agli eroi quando diventano vecchi, riprendendo Dumas e i suoi moschettieri vent’anni dopo, ma anche Kurosawa con le storie di anziani samurai pronti a scendere in campo per un’ultima volta. Il risultato è una storia originale e appassionante, con eroi insoliti, non senza macchia e senza paura e nemmeno cinici e bastardi, ma una via di mezzo e per questo molto umani e realistici. Una storia di cui sarà interessante leggere i prossimi sviluppi.
Lo stile avvincente e anche divertente dell’autore è stato ben reso in italiano da Aislinn Sara Benatti, lei stessa autrice di romanzi di genere fantastico.

Provenienza: libro del recensore.

Nicholas Eames ha iniziato a scrivere racconti alle superiori, suscitando l’ammirazione di Ed Greenwood, il creatore di Forgotten Realms. Ma ci sono voluti ancora diversi anni e una laurea in Teatro prima che riuscisse a completare la stesura dei Guerrieri di Wyld. I Guerrieri di Wyld è il suo romanzo d’esordio.

:: Il Regno del male di Sandro Ristori (Newton Compton Editori 2018) a cura di Elena Romanello

11 aprile 2018
Il regno del male

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Spesso ci si lamenta delle poche proposte di autori italiani nel genere fantasy, spesso si dice anche che forse non siamo così bravi a scrivere questo tipo di storie, ma si può sempre scoprire qualcosa di nuovo, perché chi scrive fantastico c’è anche alle nostre latitudini, non copiando per forza modelli stranieri.
Come il primo libro di una nuova saga in tema scritta da Sandro Ristori, Il regno del male, che porta in un mondo in cui ci sono echi di Joe Abercrombie e Terry Goodkind, spietato e senza speranza, in preda a guerre, carestie, epidemie e pregiudizi che si traducono in discriminazioni, omicidi e altri comportamenti disumani.
Secondo un’antica leggenda, chi manifesta durante l’adolescenza una macchia particolare sulla pelle, visibile solo da un mago con una fiamma e chiamata il Segno, è maledetto e va esiliato, mentre sua madre va condannata ad un supplizio crudele in un lago vicino al villaggio, dove resta immersa finché non muore.
Questo è quello che capita ai due protagonisti, Kausi e Coral, due vite spensierate con qualche ombra fino al momento in cui scoprono di essere maledetti: devono lasciare il loro villaggio, valicare le Grandi Paludi, da dove nessuno è mai tornato e inoltrarsi in una terra di cui si parla solo nei miti e nelle leggende. Ma forse, lontani da un mondo che li ha traditi, potranno scoprire nuovi modi di vivere e persone simili a loro con cui ricominciare a relazionarsi, in un mondo che comunque si presenta senza speranza.
Infatti tutto il Regno in cui vivono anche i due ragazzi è in ginocchio: da ovest sta arrivando una terribile pestilenza che sta devastando interi territori uccidendone gli abitanti, il re è da sempre troppo debole per opporsi agli intrighi degli avidi duchi della sua corte, mentre i barbari premono sui confini del nord e a sud stanno arrivando migliaia di profughi in fuga dalla fame e dalla guerra. E non ci sono solo queste vicende da raccontare, ma anche quella di Rakha, ragazza dotata di strani poteri, che in passato ha incrociato la strada dei due ragazzi esiliato e che ora ha nelle sue mani l’erede del duca di Courtenaray.
Una storia incalzante, raccontata al presente come una cronaca di guerra di oggi, dove l’elemento fantastico alla fine non è predominante, rispetto ad una metafora del mondo reale, tra discriminazioni verso il diverso, migrazioni, guerre, carestie. Un microcosmo cupo e senza speranza, molto più spietato a tratti di Westeros, ma alla fine simile a quello che sta accadendo qui, con una trama comunque appassionante di cui si spera di leggere presto i nuovi sviluppi.

Sandro Ristori è nato a Firenze nel 1982 e vive e lavora a Roma. Scrive, traduce, legge, impagina e immagina libri. Il Regno del male è il primo capitolo di una saga.

Source: inviato al recensore dalla casa editrice, si ringrazia Federica Cappelli dell’Ufficio stampa.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Il grande Dio Pan di Arthur Machen (Adiophora 2018) a cura di Micol Borzatta

29 marzo 2018

Arthur MachenLondra fine 1800.
Il dottor Raymond, dopo aver salvato Mary quando era piccola da una vita povera e una morte sicura, si dispone a operarla da adulta al cervello per poter mettere in atto un esperimento che le permetterebbe di vedere il Dio Pan, ritenendo che la vita della ragazza gli appartenga per diritto.
Purtroppo però Mary impazzisce e finisce i suoi giorni in un letto con lo sguardo alienato.
Anni dopo Clarke, che aveva partecipato all’esperimento del dottor Raymond, viene contattato da Villiers che gli racconta che un suo vecchio compagno di scuola gli ha raccontato delle stranissime storie su gente che moriva dal terrore e sulla moglie, Helen Vaughan.
Il nome a Clarke non è nuovo, infatti in un suo quaderno di memorie aveva già scritto di lei, dopo che una sua conoscenza gliene aveva parlato raccontandogli di stranissimi avvenimenti capitati a dei bambini che avevano avuto a che fare con Helen bambina.
Perché ogni persona che si avvicinava lei impazziva o moriva di terrore? Chi era Helen Vaughan? Quale mistero la circondava?
Romanzo breve ma intenso, che sa come trasportare il lettore nella Londra vittoriana piena di misticismo e superstizione.
Con le sue descrizioni minuziose e particolareggiate, sia riguardanti le ambientazioni e la parte fisica dei personaggi che le emozioni e i pensieri, riesce a far sì che il lettore possa sentirsi totalmente dentro al romanzo e vivere in prima persona tutti gli avvenimenti.
La storia è lineare, non ha particolari colpi di scena o momenti di suspence, ma ti tiene in un continuo stato d’ansia con un susseguirsi di avvenimenti che all’inizio sembrano quasi incomprensibili, ma che piano piano verranno svelati lasciando a bocca aperta e senza fiato.
Un romanzo che in un paio d’ore sa come cambiarti la vita per sempre.

Arthur Machen nasce a Caerleon-on-Usk nel 1863 e muore a Beaconsfield nel 1947.
Grande scrittore gallese molto conosciuto per i suoi romanzi dell’orrore, del fantastico e del soprannaturale.
Da sempre appassionato dei grandi della letteratura ha dichiarato di essere stato influenzata da Edgar Alan Poe, Robert Louis Stevenson, Charles Dickens e François Rabelais.

Source: pdf inviato dall’ editore al recensore. Ringraziamo Matteo Zapparelli Olivetti dell’ ufficio stampa.

:: Nel profondo della foresta di Holly Black (Mondadori 2018) a cura di Elena Romanello

29 marzo 2018
Nel profondo della foresta

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La cittadina di Fairfold ha come particolarità il rapporto con le creature fatate della vicina foresta, a tratti incantevoli a tratti spaventose, cosa che attira ogni anno tanti turisti, molti dei quali non tornano però a casa loro, perché spariscono o fanno una brutta fine.
A Fairfold vivono Hazel e il fratello Ben, con un rapporto di fascino e paura verso i loro vicini di casa non proprio comuni, in particolare con un ragazzo con le corna che riposa da quando loro ricordano in una bara di vetro, attrazione non da poco e verso il quale i due ragazzi provano da sempre interesse e curiosità.
Hazel e Ben hanno immaginato fin da bambini la storia di questo giovane senza tempo e immerso in un sonno magico, immaginandolo o come un principe dal cuore nobile o come un essere crudele e spietato. Hazel però ormai è grande e sente il richiamo verso un’altra vita, forse più reale, che possa toccare sia lei che Ben, da sempre desideroso di fare il musicista. Del resto quel ragazzo non sembra volersi svegliare: ma un giorno accade qualcosa di veramente imprevedibile e la vita di Fairfold è sconvolta per sempre, in maniera che forse potrebbe essere davvero pericolosa e fatale per tutti. Forse Hazel dovrà ricordare qualcosa che è andato perso nei suoi ricordi, qualcosa che può cambiarla ma anche distruggerla.
Il termine urban fantasy è diventato ormai sinonimo di storielle stile Harmony tra creature fantastiche e ragazze umane: non tutto l’urban fantasy è così, e se si vuole leggere qualcosa di veramente diverso e interessante il libro di Holly Black è la scelta giusta, romanzo di formazione e fiaba nera con richiami alle tradizioni celtiche e anglosassoni sul Piccolo Popolo, fate, folletti e simili, tutto tranne che creature dolci e simpatiche.
Non è la prima volta che l’autrice porta gli esseri del mondo fatato nella realtà di tutti i giorni, l’aveva anche fatto con l’ottima trilogia delle Fate sotto la città: qui però si richiama nelle atmosfere di un luogo nel mondo di oggi ma sospeso nel tempo, dove il mondo ultraterreno di antiche leggende è parte della vita degli esseri umani, tra attrazione turistica e pericolo mortale, rappresentando una sorta di lato oscuro da cui non ci si riesce a liberare.
Holly Black mescola elementi del folklore, di fiabe come Biancaneve (ma capovolta come ruoli, visto che è un principe a dormire nella bara..) e dei romanzi di Stephen King adattati ad un pubblico che dovrebbe essere di ragazzi nelle intenzioni ma che in realtà può essere molto più ampio. Il risultato è un libro che dà voce ad alcune delle radici più importanti del fantasy e del fantastico, raccontando anche il percorso non scontato di Hazel, ragazza che scoprirà di essere stata ed essere speciale, ad un prezzo che sarà alto ma inevitabile.

Holly Black è autrice di molti romanzi fantasy per bambini e ragazzi. È nata il 10 novembre 1971, è cresciuta nel New Jersey e ha sempre amato leggere, fin da bambina. Ha collaborato con l’autore e amico Tony DiTerlizzi alla scrittura de Le Cronache di Spiderwick e con Cassandra Clare per la serie di Magisterium; inoltre, ha scritto una serie di graphic novel finalista all’Eisner Award, I buoni vicini. I suoi romanzi hanno sempre trovato il favore della critica e il suo libro Doll Bones ha vinto il Newbery Honor e il Mythopoeic Award. L’ultimo romanzo per giovani adulti, Nel profondo della foresta, segna il suo ritorno alla letteratura dalle atmosfere fiabesche. Holly vive in Massachussetts con il marito Theo e il figlio Sebastian in una casa con una biblioteca segreta.

Source: acquisto del recensore.

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:: Le lame del cardinale di Pierre Pevel (Mondadori 2017) a cura di Elena Romanello

26 marzo 2018
Le lame del cardinale - Pierre Pevel

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Ci sono luoghi letterari per antonomasia, in cui nessun lettore è vissuto perché in un altro mondo o in un altro tempo, ma che si conoscono come se fossero casa propria: uno di questi è la Parigi dei Tre Moschettieri di Alessandro Dumas, più volte imitata ma raramente eguagliata, modello per tutto il romanzo storico successivo e ricercata da chi si reca oggi nella capitale francese.
Ci riesce ottimamente a restituirla Pierre Pevel, autore di punta del fantasy d’oltralpe che è bene che sia stato tradotto anche in Italia, ne Le lame del cardinale , romanzo che rievoca le atmosfere note aggiungendoci però una forte componente fantastica.
Siamo nel 1633 a Parigi, appunto, Luigi XIII regna ma chi comanda davvero è il cardinale Richelieu che incarica il gruppo chiamato appunto le lame del cardinale di uccidere un emissario della misteriosa organizzazione Artiglio nero. Ci sono intrighi e duelli, oltre che giri nei bassifondi di Parigi e nei corridoi dei palazzi, ma la Francia che racconta Pierre Pevel è un po’ diversa, visto che ci sono esseri discendenti dai draghi che vivono in mezzo a uomini e donne normali, esseri capaci di vivere a lungo e di nascondersi sotto sembianze umane, rigenerandosi periodicamente secondo un procedimento spaventoso e meraviglioso allo stesso tempo e nascondendo il loro segreto eccetto quando si guardano in determinati specchi.
Ci sono tanti sottofiloni del fantasy, alcuni più frequentati altri meno: Le lame del cardinale si pone tra l’ucronia, la storia alternativa, e il fantasy a sfondo storico, scegliendo un’epoca diversa dall’interessante ma forse un po’ troppo già letto Medio Evo alternativo. Il libro è senz’altro interessante per chi ama il romanzo storico ed è nostalgico delle atmosfere di Dumas, ma è consigliabile anche a chi ama il fantasy e cerca qualcosa di insolito e nuovo, con toni che si mescolano e la descrizione comunque accurata di un’epoca con in più l’elemento magico, che irrompe nelle prime pagine con una metamorfosi da drago a donna e che poi emerge periodicamente, con draghi tenuti come animali domestici, anche da Richelieu al posto dei famosi gatti, ma anche con qualcosa di ben più inquietante.
Il libro di Pierre Pevel è solo uno dei tanti titoli fantasy usciti oltralpe in questi ultimi anni e si spera che faccia da testa di ponte per la scoperta di un immaginario tra l’altro vicino al nostro e molto prolifico, in un Paese come la Francia che adora il fantastico d’importazione e produce anche un suo fantastico mescolandolo in particolare con il romanzo storico. Le lame del cardinale presenta una vicenda che si conclude ma con un cliffhanger finale che fa presagire nuovi sviluppi, che inftti ci sono stati, perché a questo seguono altri due libri con nuove avventure per questi moschettieri cacciatori di draghi e di magie.

Pierre Pevel è nato nel 1968. Per seguire il padre, militare di carriera, nella sua giovinezza ha abitato in diverse città tra cui Berlino. È scrittore, giornalista e autore di giochi di ruolo. Diversi sono i suoi romanzi fantasy tra cui Les Ombres de Wielstadt (2001), che gli è valso il Grand Prix de l’Imaginaire nel 2002. Nel 2005 è stato insignito del Prix Imaginales. La trilogia delle “Lame del Cardinale” è stata pubblicata con successo in dieci paesi stranieri. L’autore vive a Nancy.

Source: acquisto personale del recensore.

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:: Il ragazzo invisibile – Seconda generazione di Alessandro Fabbri Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo (Salani 2018) a cura di Elena Romanello

15 marzo 2018
Il ragazzo invisibile

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Da sempre si pensa che il fantastico e l’Italia siano incompatibili, anche se negli anni ci sono stati autori e autrici di romanzi e fumetti che sembrerebbero contraddire questo, senza contare alcuni film insoliti usciti in questo ultimo periodo, che hanno parlato di fiabe e super eroi partendo dalla nostra penisola.
Uno di questi film è Il ragazzo invisibile di Gabriele Salvatores, di cui all’inizio del 2018 è uscito il doveroso secondo capitolo, Seconda generazione, nuove avventure per Michele Silenzi, cresciuto rispetto al primo film e alle prese con la tragica scomparsa dell’amata mamma adottiva Giovanna e con l’arrivo improvviso della sua vera madre, la speciale Yelena, che però potrebbe riservare sorprese non gradite, come la sorella ritrovata Natasha, pirocinetica con alle spalle una vita ben diversa dalla sua.
Il film è stato accompagnato da varie iniziative editoriale, come l’uscita sotto forma di romanzo della sceneggiatura del film, scritta a sei mani da Alessandro Sardi, Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo, una cosa comune all’estero dove le novelizzazioni di film e serie tv sono diffusissime, insieme a storie inedite in libro e ancora tutta da esplorare qui da noi se si escludono saghe celebri come Star Wars.
Il ragazzo invisibile Seconda generazione immerge nelle atmosfere del film, raccontando su carta la storia vista sullo schermo, e si rivolge sia a chi è andato al cinema sia a chi non l’ha fatto ma vuole scoprire un universo in salsa italiana che non ha nulla da invidiare a quelli stranieri. La storia del ragazzo invisibile mescola elementi degli X-Men, con una punta di mitologia sulla Guerra fredda con X-Files, raccontando anche la storia di un adolescente che cerca di superare il suo lato oscuro e i suoi problemi esistenziali, e quindi una metafora della realtà.
Il secondo capitolo cinematografico e libresco de Il ragazzo invisibile lascia una porta aperta per almeno una conclusione della trilogia, e si spera anche per una presenza di fantasy e fantascienza fatti in Italia in vari media.

Alessandro Fabbri nato a Ravenna nel 1978, è scrittore e sceneggiatore. Ha pubblicato i libri Mai fidarsi di un uomo che indossa un trench blu, con cui ha vinto il premio Campiello giovani, Mosche a Hollywood, Quell’estate di sangue e di luna scritto a quattro mani con Eraldo Ballini e Il re dell’ultima spiaggia. Tra la sue sceneggiature ricordiamo quelle dei due film de Il ragazzo invisibile e dei serial tv 1992 e 1993.

Ludovica Rampoldi, romana, classe 1979, è sceneggiatrice di film come La kriptonite nella borsa, Il giolellino, La ragazza del lago e i due capitoli de Il ragazzo invisibile.

Stefano Sardo, di Bra, classe 1972, è sceneggiatore e musicista. Tra i suoi lavori ricordiamo i serial 1993, In treatment, La nuova squadra e Il tredicesimo apostolo.

Source: omaggio dell’editore, si ringrazia Simona Scandellari dell’ufficio stampa Salani.

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:: Storie di vampiri di AA.VV. a cura di Sebastiano Fusco e Giovanni Pilo (Newton Compton 2018) a cura di Elena Romanello

12 marzo 2018
Storie di vampiri

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Torna in libreria uno dei testi fondamentali per gli amanti del gotico, le Storie di vampiri edite da Newton Compton, una raccolta di storie più o meno brevi di autori e autrici che dal Settecento ad oggi si sono cimentate con quella che è una delle figure cardine dell’immaginario gotico, oggi forse un po’ rovinata dai vampiretti che luccicano ma a maggior ragione da scoprire e riscoprire in tutta la loro complessità, con suggestioni che toccano vari aspetti del fantastico, non solo il gotico.
Dentro al libro ci sono storie note ma sempre da rileggere, come Il vampiro di Polidori, L’ospite di Dracula di Bram Stoker (prova generale del più noto Dracula) e Carmilla di Le Fanu che fissarono la figura carismatica del succhiatore di sangue tra terrore e seduzione, storie di esperti del fantastico come E.T. A. Hoffmann e Théophile Gautier, ma si scopre che anche autori noti per altri tipi di storie come Alessandro Dumas padre, Arthur Conan Doyle, Guy de Maupassant e Nikolaj Gogol si sono confrontati con una figura iconica, presente già in molte tradizioni tra la leggenda metropolitana e il folklore partendo dal mondo classico ma che nell’Ottocento trovò una sua definizione tra leggenda e modernità, con quelli che poi sarebbero diventati i personaggi più famosi di sempre.
Venendo verso il Novecento, in cui il vampiro sarà celebrato al massimo dal cinema prima e dai serial tv poi, si scopre che molti maestri del fantastico, noti per altre opere tra fantascienza e fantasy, hanno scritto di vampiri, da Robert E. Howard a Clark Ashton Smith, da William Hope Hodgston a Lester del Rey, da Catherine L. Moore a Seabury Smith, da Robert Block a A. E. Van Vogt, con storie pressoché inedite nel nostro Paese, appartenenti spesso alla gloriosa tradizione delle riviste pulp anglosassoni.
Il libro, curato da Gianni Pilo e Sebastiano Fusco, traccia quindi un ritratto ampio e variegato della figura del vampiro, tra storie più note e altre tutte da scoprire, e non può mancare nella biblioteca dei cultori del fantastico, per appunto tutti gli spunti che contiene e lo spazio dato alla narrativa gotica e pulp, in questo momento di eterno presente quasi dimenticate e invece alla base del moderno immaginario scientifico.
Il libro è integrato da saggi sui vampiri nell’antichità e sul loro rapporto con magia e scienza e da una filmografia completa fino ai titoli più recenti.

Sebastiano Fusco giornalista e direttore di riviste scientifiche, è da oltre trent’anni uno dei maggiori esperti di fantastico a livello europeo.

Gianni Pilo è considerato uno dei maggiori esperti di letteratura fantastica e gotica. Tra i molti volumi da lui curati per la Newton Compton vanno ricordati quelli dedicati alle diverse figure dell’immaginario orrorifico (vampiri, mummie, lupi mannari ecc.) e l’opera completa di Lovecraft.

Source: acquisto personale del recensore.

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:: Tutti i racconti e i romanzi fantastici e dell’orrore di Arthur Conan Doyle (Newton Compton 2018) a cura di Elena Romanello

6 marzo 2018
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Tutti conoscono il personaggio di Sherlock Holmes, uno dei più iconici della letteratura di sempre, con l’inseparabile Watson, che ha il record della figura letteraria portata più volte al cinema, ancora popolarissimo oggi grazie a telefilm iconici come Sherlock che ha attualizzato oggi le sue avventure.
Arthur Conan Doyle non ha scritto solo le avventure di Sherlock Holmes e si è cimentato in altri generi, tra cui le storie di genere fantastico e dell’orrore, raccolte in questo volumone Newton Compton, che presentò già anni fa in un’altra veste editoriale e che merita di essere scoperto o riscoperto dagli amanti sia della letteratura di epoca vittoriana sia della narrativa di genere fantastico, nata nella sua concezione moderna proprio in quel periodo.
Anche i romanzi di genere fantastico di Arthur Conan Doyle erano incentrati su un personaggio fisso, il professor Challenger, un uomo burbero ma simpatico, una sorta di detective dell’incubo ante litteram, impegnato in rocambolesche peregrinazioni tra fenomeni paranormali, fantasmi, occulto e stranezze varie: non va dimenticato che in quel periodo c’era molto interesse per spiritismo, misteri e dintorni, un interesse che fu ripreso anche dalla letteratura, con storie che spesso cercavano di trovare una spiegazione razionale, come capita anche in alcune avventure di Sherlock Holmes.
Arthur Conan Doyle era appassionato di occulto e si mise alla prova con il genere horror e la fantascienza, tanto che è considerato oggi un precursore del genere e uno degli ispiratori di quello che oggi chiamiamo steampunk.
Il libro raccoglie tutti i racconti fantastici dell’orrore di Conan Doyle, che parlano di vampiri, viaggi nel passato, incubi provenienti dall’antichità, magie, spiritismo, ipnosi, scambi di personalità e i romanzi Il mondo perduto, La fine del mondo, La macchina disintegratrice, Una scoperta meravigliosa, Nel paese delle nebbie, Quando la terra urlò e L’abisso di Atlantide. Tutte storie interessanti e da scoprire, che hanno in qualche modo ispirato anche l’immaginario successivo, basti pensare che Il mondo perduto contiene un’idea molto simile a quella di Jurassic Park e seguiti.

Arthur Conan Doyle nacque a Edimburgo nel 1859. Benché il suo nome rimanga indissolubilmente legato a quello di Sherlock Holmes, lo scrittore ebbe anche altri interessi, tra cui la storia, il giornalismo e soprattutto lo spiritismo. Nel 1903 venne insignito del titolo di baronetto. Morì nel 1930.

Fonte: acquisto personale.

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:: Q502 – 300 anni dopo il grande esodo di Sylvie Freddi (Stampa Alternativa 2018) a cura di Fabio Orrico

5 marzo 2018
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Tra i grandi generi popolari, la fantascienza è quello più di tutti capace di forzare i suoi confini per ibridarsi con altre forme e immaginari. Forse per questo, nel corso degli anni, ha tentato scrittori colti e inclini alla metafora come Orwell o Vonnegut, ma anche i nostri Calvino e Luce d’Eramo, quest’ultima autrice di quello spiazzante gioiello che è Partiranno. D’altra parte è proprio nelle pieghe della letteratura weird e tra gli scrittori più fieramente di genere, si pensi a gente come Heinlein e Sheckley, che troviamo formidabili intuizioni, così incisive e pregnanti da offrire, anche oggi, nutrimento a tantissima letteratura (ma anche a cinema e televisione). Tutto questo per dire che la fantascienza difficilmente esaurirà il suo capitale di innovazione, anche in un paese come il nostro in cui, nonostante tutto, il genere (qualunque genere), viene sempre guardato con una certa sufficienza.
Q502 di Sylvie Freddi è un noir calato in un decor fantascientifico in modo profondo e (in)credibile. Per come la vedo io a distinguere la fantascienza autentica dalla più corriva Space opera è la riflessione su un’idea di futuro che, necessariamente, si pone al centro della trama. Sylvie Freddi fa esattamente questo. Q502 mette in scena una società futura, una sorta di medioevo tecnocratico in cui tutto ciò che, a livello tecnologico, potrebbe migliorare la vita dell’uomo viene invece impiegato per innalzare confini e riaffermare antichi pregiudizi. Ecco quindi una nuova forma di collettività che, dopo la fuga dal pianeta terra (300 anni dopo il grande esodo, annuncia il sottotitolo del libro) reinstallatasi su Marte sembra voler confermare le più fosche distopie partorite dall’immaginazione umana.
Dylan, il protagonista della storia, è un detective incaricato di ritrovare Q502, una ragazza molto speciale che costituisce un vero e proprio legame, estremamente concreto, con il Mondo Originario cioè la Terra. Tutto il romanzo è percorso da questo anelito struggente verso il proprio pianeta, ormai perduto e rievocato ostinatamente. Il tema della memoria è d’altra parte centrale per Freddi che organizza gran parte della sua narrazione proprio attorno ad essa, alla possibilità di rubarla, contraffarla, risemantizzarla. In Q502 c’è questa grande intuizione, in fondo elementare ma anche esattissima, di identificare l’essere umano con il suo portato di ricordi e proprio da qui parte la guerra quotidiana in cui sono immersi i protagonisti del romanzo. Un romanzo che non esaurisce i motivi del suo fascino nel cotè distopico perché Q502 è un racconto decisamente mosso, adrenalinico, modernamente spezzato ed ellittico. Una storia cupa ma lucidissima capace di stendere le ombre del nostro presente sul peggior mondo immaginabile e abbastanza coraggiosa da indicare una possibile soluzione: stare dalla parte degli ultimi, sempre.

Sylvie Freddi, romana d’origine e torinese d’adozione, ha pubblicato il suo primo lavoro Caffè Paszkwosky nel 2016 per Stampa Alternativa, una intensa raccolta di venti racconti noir. Del 2018 è il romanzo di fantascienza Q502. 300 anni dopo il Grande Esodo, edito ancora una volta da Stampa Alternativa, nella collana Eretica.

Source: copia inviata dall’editore al recensore. Ringraziamo Frank dell’ Ufficio stampa Il Tacquino.

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