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Una storia di stregoneria di Chris Colfer (Rizzoli, 2021) a cura di Elena Romanello

3 ottobre 2021

Continua per Rizzoli la nuova saga Storie di magia, tra fantasy e fiabesco del prolifico Chris Colfer, con Una storia di stregoneria, seguito di Una storia di magia.
Nel capitolo precedente Brystal e i suoi amici hanno salvato i regni del loro mondo dalla minaccia della Regina dei Ghiacci, scoprendo anche la sua vera identità con cui dovranno fare i conti e sono riusciti in un’impresa ancora più difficile, far accettare la comunità magica in regni che l’avevano bandita e vista come un pericolo.
Anche per le donne e le ragazze che praticano la magia le cose vanno meglio, e certi tempi bui che Brystal ha avuto modo di conoscere sulla sua pelle sembrano ormai finiti per sempre. Ma nuove minacce possono emergere.
Un giorno all’Accademia magica arriva una strega misteriosa di nome Lady Mara, esaltando la magia nera, ancora un tabù nei Regni e cercando di reclutare delle fate per i suoi scopi. Lucy, amica di Brystal, da sempre tentennante tra bene e male, accetta di seguirla nella sua Scuola di Stregoneria rivale, scoprendo presto misteri e complotti occulti.
Lucy si trova infatti intrappolata in un complotto oscuro che minaccia di sterminare l’umanità, mentre in giro per il mondo la pace faticosamente acquisita sta per sgretolarsi e in molti ambienti sale la rabbia per la legalizzazione della magia. Anche perché dietro a tutto esiste un pericoloso e misterioso clan, la Fratellanza Virtuosa, con membri insospettabili, pronti a seminare menzogne, con lo scopo di sterminare ogni forma di vita magica, Brystal in testa.
In questo secondo capitolo, Chris Colfer conferma il talento per reinventare archetipi del fantastico e della fiaba, costruendo un mondo suggestivo in cui ci sono non pochi echi della nostra realtà, con temi come l’intolleranza, le fake news, il maschilismo, le discriminazioni, la paura per il diverso, senza retorica. Un libro rivolto ad un pubblico di giovanissimi sulla carta, ma in realtà godibile a qualsiasi età se non si è persa la voglia di fantasia, incorniciato da una splendida grafica che porta davvero in questo scontro tra streghe e fate.

Chris Colfer è autore bestseller e attore premiato con un Golden Globe, è stato incluso dalla rivista Time nei TIME 100, la lista annuale delle cento persone più influenti del mondo. Ha raggiunto i primi posti nella classifica del New York Times con la saga La Terra delle Storie. Una storia di stregoneria, secondo volume della saga Storie di magia, è uscito per Rizzoli nel 2021.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa, che ringraziamo.

Il ritorno di Dune per Fanucci a cura di Elena Romanello

8 settembre 2021

Il 16 settembre uscirà finalmente nelle sale cinematografiche nostrane il film Dune di Denis Villeneuve, tra i più attesi degli ultimi anni, con Timothée Chalamet, Rebecca Ferguson e Jason Momoa. 
In vista di questo importante appuntamento, Fanucci ripropone il libro di Frank Herbert, primo di una saga che ha ispirato tra gli altri George R. R. Martin, già alla base del film di culto anni Ottanta di David Lynch e due miniserie al principio del nuovo Millennio.
La saga letteraria di Dune porta su Arrakis, il pianeta più inospitale della galassia, landa di sabbia e rocce popolata da mostri e sferzata da tempeste, ma dove si trova il melange, una sostanza che permette agli uomini di espandere le proprie capacità mentali. 
Il duca Leto della famiglia Atreides deve scegliere l’Imperatore da far succedere ai crudeli Harkonnen, portando alla fine i fragili equilibri di potere su cui si reggeva l’ordine dell’Impero e facendo iniziare uno scontro cosmico tra forze straordinarie, popoli magici e intelligenze insondabili. 
Un’occasione quindi per rileggere un classico ormai, capace di reinventare un genere e aprirlo a nuove sperimentazioni, primo volume di una saga trascinante che periodicamente torna sugli schermi a influenzare immaginari e vite. 

:: Il grande dio Pan di Arthur Machen (Fanucci 2021) a cura di Emilio Patavini

1 settembre 2021

Scritto nel 1890, The Great God Pan è il grande e perturbante capolavoro di Arthur Machen, che unisce il folk horror celtico alla pseudoscienza occultista. Fu dato alle stampe nel 1894, lo stesso anno in cui il Premio Nobel Knut Hamsun pubblicò il suo romanzo più famoso, chiamato per l’appunto Pan.

Non posso esimermi dal presentare questo romanzo breve o racconto lungo dello scrittore gallese a partire dalle parole di un suo epigono, che di orrore se ne intendeva. Sto parlando di H.P. Lovecraft, e le parole che sto per citare sono tratte dal decimo capitolo (The Modern Masters) del suo saggio Supernatural Horror in Literature (“L’orrore soprannaturale nella letteratura”):

«Tra i creatori viventi di paura cosmica, assurti all’apice dell’arte, pochi, o forse nessuno, possono sperare di eguagliare il versatile Arthur Machen. […] Delle storie dell’orrore del signor Machen, la più famosa è forse “Il grande dio Pan” (1894), che racconta di un singolare e terribile esperimento e delle sue conseguenze. […] Tutto questo mistero è stranamente intrecciato alle divinità rurali romane del posto, come erano raffigurate negli antichi frammenti scultorei. […] Ma il fascino della storia sta in come è raccontata. Nessuno riuscirebbe a descrivere l’intera suspense e l’orrore finale di cui abbonda ogni paragrafo senza seguire un ordine preciso in cui il signor Machen disvela a poco a poco i suoi indizi e le sue rivelazioni […] e il lettore attento giunge alla fine solo con un brivido di apprezzamento e una propensione a ripetere le parole di uno dei personaggi: ‘È troppo incredibile, troppo mostruoso… non è possibile che esistano cose simili in questo mondo tranquillo […] Diamine, se un caso del genere fosse possibile, la terra sarebbe un luogo da incubo.’»

La sua è una terra pregna di leggende che affondano le radici in un tempo così antico da sfumare nel mito. Arthur Llewelyn Jones Machen nacque nel 1863 a Caerleon, così era chiamata Isca Silururm, prima centro della tribù celtica dei Siluri, poi castrum romano (ambientazione finale de L’ultima legione di Valerio Massimo Manfredi), bagnata dal fiume Usk (uisge, in gaelico scozzese, significa “acqua”; da uisge beatha “acqua di vita”, traduzione del latino aqua vitae “acquavite”, deriva whiskey). Secondo la raccolta dei miti gallesi del Mabinogion, Caer Llion sull’Usk è la residenza principale di re Artù, il luogo che egli aveva eletto a propria dimora, e corrisponde, secondo alcuni, alla celebre Camelot. A pochi passi dal Gwent, la regione del Gallese in cui Machen era nato e cresciuto, sorgeva, nel Gloucestershire, il tempio romano-celtico di Lydney Park, risalente al quarto secolo. Anni dopo, nel 1928, un giovane filologo di Oxford fu incaricato dagli archeologi Sir Mortimer e Tessa Wheeler di risalire all’origine del nome della divinità celtica invocata in una delle tabulae defixionis scoperte nel tempio, situato su una collina dal nome anglosassone di Dwarf’s Hill. Il dio invocato nelle tavole di bronzo era Nodens e il giovane filologo era J.R.R. Tolkien, che scriverà un saggio, intitolato “The Name Nodens”, pubblicato in appendice al ‘‘Report on the Excavation of the Prehistoric, Roman and Post-Roman Site in Lydney Park, Gloucestershire’’ (1932) di Wheeler per la Società degli Antiquari di Londra.

Essendoci ora chiara l’influenza che Machen ebbe su Lovecraft, possiamo anche supporre che il Solitario di Providence prese in prestito alcuni elementi de Il grande dio Pan, per trasporli nella propria opera. Uno di questi è sicuramente il dio Nodens, citato a p. 101 come «il dio del Profondo o dell’Abisso». Sicuramente Machen, da cultore di storia locale gallese ed esperto di antichità celtiche, doveva aver letto le Roman Antiquities at Lydney Park, Gloucestershire (London: Longmans, Green, and Co., 1879) di W.H. Bathurst (la cui famiglia possiede ancora Lydney Park), che a p. 39 della sua opera definisce Nodens proprio come «‘God of the deeps’ » e «‘God of the abyss’». Non è un caso se anche in H.P. Lovecraft troviamo citato Nodens due volte. Nel suo racconto del 1926 La casa misteriosa lassù nella nebbia (The Strange High House in the Mist), Lovecraft citerà «the gay and awful form of primal Nodens, Lord of the Great Abyss». Il nome Nodens apparirà anche nel suo romanzo breve del 1927 La ricerca onirica dello sconosciuto Kadath (The Dream-Quest of Unknown Kadath). In questi testi, Nodens è presentato, seguendo l’interpretazione data da Bathurst nelle Roman Antiquities at Lydney Park, Gloucestershire, come un dio marino, al pari di Poseidone e Nettuno, e Lovecraft lo mette a capo dei Night-Gaunts (i “magri notturni”, le figure che popolavano i suoi incubi infantili).

Ma veniamo alla trama del romanzo: di cosa parla Il grande dio Pan?

Il dottor Raymond è un chirurgo che da molti anni si è consacrato alla «medicina trascendentale». Tenta così un folle e tremendo esperimento: il suo intento è quello di «sollevare il velo» del reale e guardare in faccia la cruda e mostruosa realtà delle cose. Gli antichi «chiamavano questa esperienza ‘vedere il dio Pan’» (p. 11). Il dottore opera la figlia adottiva Mary al cervello, alterando le cellule della materia grigia così da poter aprire l’ «occhio interno», l’occhio della mente, e poter entrare in contatto con il dio Pan e tutte quelle forze primigenie che popolano il mondo sconosciuto che si cela oltre il velo del reale. Un pantheon che deve avere colpito molto H.P. Lovecraft, tanto che ne riproporrà uno lui stesso, unendo le entità malefiche cui Machen allude con le fantasmagorie mitopoietiche dell’irlandese Lord Dunsany, presentate in The Gods of Pegāna .

Dopo l’esperimento, forze sconosciute si mettono all’opera e strani avvenimenti hanno luogo. Episodi singolari e inquietanti, sempre più misteriosi, si susseguono in città, gettandola nel caos e nello scompiglio, mettendola in subbuglio e trasformandola in una «città da incubo» (p. 78).

La città, la Londra brumosa, cupa e notturna evocata dal romanzo, teatro di un’epidemia inspiegabile di suicidi, fa da contraltare alle atmosfere silvestri delle campagne gallesi, in cui Machen trova il tempo di accennare al proprio borgo natale, senza menzionarlo direttamente: «un villaggio al confine gallese, un centro di discreta importanza ai tempi dell’occupazione romana, ora ridotto a un borgo di case sparse, abitato da non più di cinquecento anime. Si trova su declivio a circa sei miglia dal mare, ed è riparato da una foresta imponente e pittoresca» (p. 26).

Questa Londra richiama perfettamente le atmosfere delle detective stories di Sherlock Holmes, ma anche la Londra del mystery di dottor Jekyll e di Mr. Hyde.

Nel romanzo di Machen, il Dio-Tutto Pan non si prende mai la scena da solo, si tratta di una «presenza che non era né umana né animale, né viva né morta, ma che in sé comprendeva tutto, racchiudeva la forma di ogni cosa, ma era a sua volta del tutto priva di forma» (pp. 18-19). Una figura cui si può solo alludere timidamente, un’entità tanto malefica che non si ha il coraggio di pronunciare.

Leggere quella che Stephen King (un altro scrittore che di orrore se ne intende) ha definito come «una delle migliori storie dell’orrore mai scritte», è stata un’esperienza un po’ diversa dal solito. Non è la classica storia dell’orrore contro cui, nel corso del tempo, abbiamo sviluppato anticorpi ben efficaci. Non c’è posto né per vampiri né per fantasmi, in questo storia. Solo il principio del male, l’hybris scellerata di uno scienziato che, seguendo l’archetipo shelleyano del dottor Victor Frankenstein, vuole scavalcare i limiti preimposti, che sono i limiti della nostra realtà, per guardare al di là di essa, per «sollevare il velo» e scoperchiare il vaso di Pandora.

Il tutto è qui proposto sotto forma di una storia avvincente e ricca di suspense, in cui troviamo atmosfere gotiche e l’influenza stevensoniana, riconosciuta dallo stesso Machen. Una nuova forma di romanzo gotico, che anche grazie alla sua brevità, si fa leggere piacevolmente e tutta d’un fiato, nonostante siano passati ormai quasi centotrenta anni dalla sua pubblicazione.

Ma allo stesso tempo restituisce un quadro chiaroscurale di quel clima tutto fin de siècle di un’Europa (e soprattutto un’Inghilterra) decadente, fatta di misticismo, fenomeni dell’occulto, passioni per il proibito, il torbido, l’arcano e il misterioso.

Un ritratto, questo, non certo privo di contraddizioni. È il caso di Arthur Conan Doyle: creatore di Sherlock Holmes, l’investigatore divenuto sinonimo di razionalità, ma allo stesso tempo convinto sostenitore dello spiritismo e appassionato del paranormale.

Questa edizione Fanucci de Il grande dio Pan, uscita il 26 agosto e facente parte della collana Piccola Biblioteca del Fantastico, riporta nelle librerie italiane uno degli orrori preferiti dal Solitario di Providence in una veste editoriale molto accattivante: il libro, 120 pagine, in copertina rigida, ha un splendida illustrazione in sovraccoperta di Antonello Silverini. Tuttavia il libro, se confrontato con le precedenti edizioni, è piuttosto povero di contenuti: si compone solo di una breve “Nota dell’editore”, del testo efficacemente tradotto da Annalisa Di Liddo e dell’immancabile “Postfazione” di Carlo Pagetti. I prezzi di questa Collana, che vuole ricalcare, nel suo formato, la mitica Fantacollana Nord, sono molto accessibili, e tra i titoli usciti precedentemente possiamo ricordare John Carter e la principessa di Marte di Edgar Rice Burroughs e Noi di Evgenij Ivanovič Zamjatin. Del 2018 è l’edizione Adiaphora, 190 pagine, con testo originale a fronte, traduzione e note critiche di M. Olivetti Zapparelli e una postfazione di H.P. Lovecraft. Nel 2017, è uscita anche un’edizione di 96 pagine per la collana Eureka delle Edizioni Theoria, sempre con l’ottima traduzione di Annalisa Di Liddo. L’anno prima, per la collana Tre Sotterranei di Tre Editori uscì un’edizione di ben 260 pagine, completa della prefazione di Machen, un’introduzione di H.P. Lovecraft tratta dal suo già citato saggio, la traduzione di Alessandro Zabini, il saggio “Appunti su alcune fonti di Arthur Machen” del curatore, lo scritto “Il risveglio della selva” di S.J. Graf e una “breve antologia panica”, con brani tratti da Plutarco a John Milton, da R.L. Stevenson a W.B. Yeats.

Arthur Machen (1863-1947), scrittore gallese di narrativa del terrore, è oggi ritenuto uno dei maestri del genere. La sua prosa decadente e misurata, lontana da quella fin troppo carica di aggettivi e immagini deliranti del suo epigono H.P. Lovecraft, si inserisce a pieno titolo nel solco della tradizione letteraria fantastica anglosassone.
Fra le sue svariate influenze si possono citare Stevenson, de Quincey, Coleridge e Poe. Il suo stile e le tematiche da lui affrontate sono comunque originali e si può considerare come un innovatore del genere della narrativa soprannaturale. Infatti, nonostante abbia scritto numerosi libri di argomento storico, filosofico e teologico e sia stato anche membro di una compagnia teatrale shakespeariana, Machen deve oggi la sua fama ai racconti del terrore, in particolare a Il grande dio Pan.

Source: del recensore.

:: Centenario della nascita di Stanislaw Lem (1921 – 2006)

25 agosto 2021

Lo scrittore polacco Stanislaw Lem, l’autore di “Solaris” reso celebre dalla trasposizione cinematografica di Tarkovskij (ma esistono anche un precedente e piuttosto misconosciuto sceneggiato sovietico del 1968, e il film omonimo del regista statunitense Steven Soderbergh), nacque il 12 settembre 1921 e quest’anno cade il centenario, per celebrarlo dedicherò tutto il mese di settembre a questo autore che se vogliamo ha fatto la storia della fantascienza, con diverse iniziative sul blog: innanzitutto un articolo di Michele Tetro sul libro Solaris edito nel 1961, poi sempre parlando di Solaris ma delle trasposizioni cinematografiche uscirà un contributo sempre di Michele Tetro e di Paolo Cavazza. Inoltre Davide Mana scriverà un articolo su Ritorno dall’universo, traduzione dal polacco di Pier Francesco Poli, titolo originale: Powrót z Gwiazd a cura di Francesco M. Cataluccio che uscirà per Sellerio i primi giorni di settembre. Infine Emilio Patavini recensirà “Universi” di Stanislaw Lem (in uscita il 14 settembre per Mondadori). Questi sono per ora gli interventi programmati ma mi riserverò di scrivere un breve profilo sull’autore e di pubblicare qualche altro contributo che giungerà in redazione. Buona lettura!

Bircàbia Orphin di Lara Berettieri (Rizzoli, 2021) a cura di Elena Romanello

19 luglio 2021

L’urban fantasy è quel sottogenere del fantasy in cui magia, stregoneria e creature sovraumane irrompono in un mondo analogo al nostro: negli anni ci sono stati diversi successi legati a queste storie, dalla saga di Twilight Harry Potter, da True Blood ai romanzi di Neil Gaiman, senza dimenticare le prove di autori e autrici italiani come Luca Tarenzi.
Rizzoli propone Bircàbia Orphin, primo possibile capitolo di una serie tutta italiana, scritta da Lara Berettieri, ed è curioso e simpatico trovare il mondo delle fate e della magia che emerge dalle strade della comunque magica Roma.
Bircàbia ha sedici anni e tanta voglia di vivere e sperimentare, come è normale a quell’età e si è trasferita a Roma, a casa dell’eccentrica Diana, per studiare al Centro Studi d’Arte e diventare un’attrice di teatro, il suo sogno da sempre. Il Centro Studi d’Arte, una scuola umana e non Hogwards in salsa amatriciana, è un posto ricco di persone interessanti e stimolanti, come la migliore amica di Bircàbia, Lùnia, aspirante artista.
La vita creativa della scuola è però solo un aspetto della vita delle due ragazze: infatti hanno una doppia identità, appartengono a stirpi magiche, in una Comunità Magica nascosta ma che influenza da sempre la vita del mondo. Tra viaggi sul bus 333 barrato verso un luogo visibile solo a chi ha i poteri, viaggi in dimore incantate, misteri da scoprire e maledizioni da superare, la vita di Bircàbia e Lùnia procede, finché non scoprono qualcosa di davvero unico, pericoloso e inquietante, su di loro, ma anche su una persona che credevano un semplice mortale, l’affascinante e talentuoso Rìon, compagno di classe di Bircàbia.
Ci sono echi di Harry Potter e dei romanzi di Chris Colfer nelle pagine di un libro avvincente, sulla carta rivolto ad un pubblico di adolescenti, ma in realtà godibile anche in età diversa, anche solo per l’idea diversa di Roma che viene fuori e per i richiami alle professioni artistiche. Un nuovo mondo fantastico, tra realtà e fantasia, per raccontare come si cresce, come si scopre il mondo, come si diventa consapevoli di ciò che si è e di ciò che si vuole fare da grandi nella vita, con il filtro del fantastico.
Tra l’altro, rispetto ad altri romanzi urban fantasy, la storia d’amore non è centrale, quello che emerge è un rapporto di grande amicizia tra due eroine che scoprono i problemi del loro mondo e di quello alternativo in cui si trovano a vivere. E anziché parlare degli affascinanti ma un po’ troppo inflazionati vampiri, la saga si incentra sulla magia e le creature incantate, più fiabesco come tema e meno frequentato malgrado il successo di Harry Potter.
Una storia originale e frizzante, per costruire un nuovo mondo in cui è bello immergersi e in cui si spera di tornare presto.

Lara Berettieri ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Carrara. Ha lavorato per diverse compagnie teatrali come regista e artista, tra cui la storica compagnia americana Bread and Puppet Theater. Nel 2001 ha fondato la compagnia teatrale Nouvelle Lune e nell’arco di un ventennio ha progettato e realizzato dieci spettacoli teatrali portati in tournée in tutta Italia e all’estero. Ha partecipato come artista a varie esposizioni d’arte e performance, e dal 2015 insegna Discipline plastiche al Liceo Artistico. Bircàbia Òrphin è il suo primo romanzo.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Oscar Draghi presenta il Ciclo del Principe Corum di Michael Moorcock a cura di Elena Romanello

29 giugno 2021

978880473563HIG-333x480Dopo aver raccolto la saga di Elric di Melniboné, Oscar Draghi presenta un altro celebre ciclo narrativo di Michael Moorcock, quello del Principe Corum.
Come Elric, anche Corum è un anti eroe tragico, in un mondo senza speranza, un Vadhag, erede di una stirpe aliena longeva, priva di emozioni, dedita allo studio e alla contemplazione, che mai vorrebbe dover combattere contro qualcosa o qualcuno.
Nel mondo in cui vive Corum i Madben, gli esseri umani, feroci e schiavi delle passioni, hanno ormai sottomesso gli altri abitanti: Corum vaga cercando qualche suo simile superstite e la moglie, con cui vorrebbe perpetrare la sua stirpe, ma presto si accorge di essere l’ultimo dei Vadhag, e questo lo spingerà a cercare vendetta, venendo meno alla sua indole pacifica e meditativa.
Questa volta Michael Moorcock, mescola elementi del fantasy con altri della fantascienza, con il tema sempre attuale dell’alieno fuori posto, non più invasore ma vittima di altri, degli esseri umani, i veri cattivi, in una visione del mondo senza speranza ma molto interessante, in cui si capovolgono archetipi per nuove storie e universi da raccontare.
Mentre Elric è stato comunque riproposto negli anni varie volte, oltre ad avere avuto anche una trasposizione fumettistica, Corum è assente da parecchio dalle librerie del nostro Paese, e questa è senz’altro un’ottima occasione per recuperare un’opera interessante, che si inserisce nella narrativa di genere fantastico per un pubblico adulto. Una prova dell’autore inglese Michael Moorcock, classe 1939, considerato da decenni una delle migliori voci vivente di un genere che riesce sempre a reinventarsi e ad inventare nuovi mondi da scoprire.

La letteratura protagonista nell’Estate al Parco del Fantastico, a cura di Elena Romanello

11 giugno 2021

Il Mufant, Museo del fantastico e della fantascienza di Torino in piazza Riccardo Valla 5, presenta la manifestazione Estate al Parco del Fantastico, con un ciclo di eventi in tema all’aperto, inserito nella rassegna Torino a Cielo Aperto -Festival d’Estate 2021.
Gli incontri riguardano la rigenerazione urbana, il sociale, le statue esposte fuori con icone in tema, la creatività e ovviamente anche la letteratura, grande protagonista di alcuni degli eventi.
Sabato 12 giugno, dalle 16 in poi giornata all’insegna del cinema, della letteratura e della fantascienza, con la presentazione del nuovo film Nel ventre dell’enigma di Pupi Oggiano e della relativa novelization di Gabriele Farina, e del thriller fantastico Il caso del collare dei Savoia di Anna Maria Bonavoglia, con la collaborazione dell’editore Buendia Books.
Sabato 26 giugno dalle 15 e 30 giornata sui vampiri e le creature fantastiche dalla fiaba al videogame, con il laboratorio creativo dal libro Fiabe dei mutamenti dell’illustratrice Giuliana Milia e un approfondimento sui videogiochi a tema vampiri con l’esperto Federico Ercole.
Sabato 3 luglio sempre dalla 15 e 30 giornata dedicata alla fantascienza cinese, un genere in continua evoluzione, con Chiara Cigarini, ricercatrice presso l’Università di Pechino, la presentazione della mostra che il Mufant porterà a Chengdu e un laboratorio di scrittura DiShu.
Venerdì 9 luglio dalle 21 reading e performance dal romanzo Q502 di Sylvie Freddi, con l’autrice, il performer Lord Theremin, al secolo Lorenzo Giorda, l’attore Gian Luca Bottoni e il doppiatore Ivo De Palma, e a seguire la scrittrice parla con il musicista Lorenzo Giorda, le biologa Laura Passeri e l’astronomo dell’Inaf Sebastiano Ligori.
Il Mufant ripresenterà poi dal 17 al 19 settembre il festival Loving the alien, dove di nuovo i libri la faranno da padroni: il programma sarà reso pubblico a luglio.
Per ulteriori informazioni sugli eventi e sulle modalità di partecipazione, visitare il sito ufficiale del Museo.

Ritorna per Mondadori la saga della Spada della verità di Terry Goodkind a cura di Elena Romanello

30 marzo 2021

Terry Goodkind, autore fantasy amato e discusso anche per le sue idee anticonformiste, è uno dei tanti nomi illustri che ci ha lasciato l’anno scorso, dopo aver dato vita alla saga della Spada della verità, una delle più lunghe degli ultimi decenni, per fortuna conclusa.
Mondadori ripropone i volumi precedenti della serie e presenta anche gli inediti, a comporre e chiudere la storia di una vita dell’autore, ambientata in un mondo dominato da un oscuro tiranno dove si incontrano il prescelto Richard Cypher, una guida forestale che scoprirà di essere ben di più, e la potente e mistica Madre Depositaria Kahlan Ammell, sotto la supervisione del mago Zedd.
Oscar Draghi presenta il primo libro delle avventure del dinamico terzetto, Darken Rahl, che contiene i romanzi La prima regola del mago La pietra delle lacrime, con cui inizia la storia, mentre Oscar Fantastica prosegue la saga con l’inedito I figli del D’Hara, seguito dell’ultimo libro uscito in italiano nel 2016, Cuore guerriero.
Il nuovo libro presenta cinque nuove avventure, dove Richard e Kahlan si troveranno a fronteggiare l’avidità insaziabile della Dea Dorata, una nuova minaccia verso il loro mondo, il potere oscuro del giuramento della strega e una frattura nel mondo dei vivi che li condurrà pericolosamente vicini a quello dei morti. Tutto questo ha come unico scopo quello di riuscire nell’impresa più importante della loro vita, salvaguardare il loro retaggio attraverso i figli del D’Hara.
Un’occasione quindi per scoprire una saga sterminata, piena di avventure e di sviluppi narrativi, dai toni adulti e spesso crudi, oltre che per completarla, andando anche oltre la non felice serie televisiva di Sam Raimi di un decennio fa, che comunque ha attirato verso questo mondo arcano e avvincente altro pubblico, sapendo che comunque è un ciclo narrativo concluso, che si inizia e si sa che si finirà di leggere, non come altri in sospeso da anni.

La stirpe della gru di Joan He (Oscar Fantastica, 2021) a cura di Elena Romanello

13 marzo 2021

978880472880HIG-333x480Oscar Fantastica torna a proporre una voce del fantasy ispirato all’Estremo Oriente con il romanzo autoconclusivo La stirpe della gru, di Joan He, dove intrighi di corte, lotte, contrasti e un personaggio femminile forte sono coniugati in un mondo simile alla Cina fantastica di film come Hero La tigre e il dragone.
Il libro immerge in un mondo fantastico e altro a cominciare dalla bellissima copertina, rielaborazione in chiave fantasy di immagini di quelle terre così lontane e ormai così vicine.
La protagonista è una principessa ribelle, come nelle migliori storie di sempre, Hesina di Yan, che ha sempre desiderato vivere nell’anonimato: un giorno il suo amato padre muore e lei deve prendere parte ai giochi di potere, trovandosi sovrana di un regno instabile e corrotto.
Ufficialmente il re è morto per cause naturali, ma Hesina si convince sempre di più che sia stato assassinato, da qualcuno che vive alla corte e che è insospettabile: del resto, intorno a lei è pieno di ipocriti e delatori, e ciascuno di loro potrebbe essere il colpevole.
I consiglieri vogliono che Hesina accusi il regno confinante di Kendi’a, che sta già radunando le truppe per la guerra, ma lei capisce che si tratta di un gioco per favorire poteri e favoritismi: nel suo regno la magia è da secoli vietata dalla legge, ma Hesina si rivolge lo stesso in segreto ad un’indovina, il Giaggiolo argenteo, compiendo un atto di tradimento punibile con la morte, perché certe regole valgono per tutti.
La veggente consiglia alla giovane sovrana di rivolgersi ad Akira, un delinquente in galera, brillante e acuta, che conosce e nasconde non pochi segreti, trovandosi presto alle prese con un qualcosa che non prevedeva, nella ricerca di giustizia per suo padre.
La stirpe della gru porta in un mondo che affascina fin dalla prima pagina, dove gli appassionati dell’immaginario dell’Estremo Oriente, manga compresi, troveranno pane per i loro denti, ma che piacerà anche a chi ama il fantasy più occidentale, visto che certi tempi e archetipi sono trasversali e funzionano sempre, ovunque uno li collochi.
In un periodo di saghe sterminate che non si chiudono mai o chissà quando, il libro ha un suo arco che si apre e finisce, e questo lo rende indubbiamente interessante, sia per chi ama il genere sia per chi vuole sperimentare senza impegnarsi troppo.

Joan He è nata e cresciuta a Philadelphia ma, di tanto in tanto, le capita ancora di perdersi per le vie della città. Da piccola ha studiato la pittura a olio classica, prima di rendersi conto che la sua forma espressiva preferita era raccontare storie.
Ha studiato Psicologia e Lingue e culture dell’Estremo Oriente all’Università della Pennsylvania e attualmente scrive da una postazione che domina il fiume Delaware. La stirpe della gru è il suo romanzo d’esordio, seguito, nella primavera 2021, da The Ones We’re Meant to Find.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Il bambino di polvere di Patrick K. Dewdney (Oscar Fantastica, 2021) a cura di Elena Romanello

6 marzo 2021

978880472545HIG-313x480Da anni si conosce e legge il fantasy anglosassone, britannico e statunitense, a cui si sono aggiunti romanzi fantasy provenienti dall’Oriente e dall’Italia, mentre non è arrivato molto da noi dal resto d’Europa, dove pure c’è una produzione non disprezzabile,  a cominciare dalla vicina Francia, dove esistono da anni autori e autrici che si cimentano con questo genere, amatissimo anche a quelle latitudini e non solo quando è d’importazione.
Oscar Fantastica propone Il bambino di polvere di Patrick K. Dewdney, inglese di nascita ma francese d’adozione, primo libro di una saga che porta in un mondo ispirato al periodo tra  Medio Evo e età moderna, sfondo di una tragica storia di formazione e di crescita, riflesso di tante vicende reali.
I quattro piccoli orfani Syffo, Merlo, Cardù e Brindilla crescono in campagna, nel podere della vedova Tarron, che li ha accolti per avere un aiuto nel lavoro dei campi. Il loro unico orizzonte è il fiume Brune, tra le durezze di una vita dove però a loro modo sono felici, malgrado le lotte per sopravvivere e mangiare una ciotola di minestra di rape la sera.
Il mondo fuori però può chiamare a gran voce e far cambiare ogni cosa: un giorno d’estate dell’anno 621 dell’era di quel mondo, nel vicino borgo di Corna-Brune giunge la notizia della morte del re Bai Solistero, che aveva unificato quelle terre. I quattro ragazzi pensano che tanto è qualcosa di lontano, ma quello nascerà una guerra che travolgerà il loro mondo, costringendoli a dividersi verso l’ignoto.
Il protagonista e voce narrante della storia è Syffo, sorpreso a rubare una frittella e costretto a lavorare per il temutissimo Hesse, un militare, prima lama dell’Alto-Brune. Da qui inizierà il suo viaggio forse non tanto eroico ma avvincente, dove sarà servo, spia, apprendista chirurgo e per finire guerriero. Syffo verrà accusato di stregoneria e omicidio, finirà in carcere, fuggirà, sarà bollato come traditore, in una prima serie di avventure che continueranno e che finiscono, come nella migliore tradizione romanzesca, con un cliffhanger che fa attendere con impazienza il seguito.
Il bambino di polvere è un libro fantasy anomalo, perché del fantasy inteso come magia, creature non umane e simili, non ha praticamente niente: porta in un mondo alternativo, affascinante e spietato, dove gli appassionati potranno trovare elementi dei romanzi di Martin, con lotte di potere non viste dalle case regnanti ma dai più poveri, le vittime da sempre, nel mondo reale, di guerre, conflitti, contrasti, fame e disastri.
Si tratta senz’altro di un titolo da consigliare a chi accusa il fantasy di essere un genere di pura evasione, senza contare la costruzione di una vicenda in cui ci sono echi di Hugo e Dickens e della loro capacità di parlare dei più umili, non certo meno interessanti di nobili, prelati e sovrani.
Tutto questo, in attesa dei prossimi capitoli delle disavventure di Syffo, alle prese con un mondo più grande di lui, in cui è costretto a cercare la sua strada, e magari di scoprire nuove voci del fantasy d’oltralpe.

Patrick K. Dewdney (1984), nato in Inghilterra, dall’età di sette anni vive in Francia e scrive in francese. Ha esordito nel 2007 con Neva, seguito da altri romanzi. Del 2018 sono i primi due libri del Ciclo di Syffo (oltre a Il bambino di polvereLa Peste e la Vite), illustrati da Fanny Etienne-Artur, che hanno ricevuto tra gli altri il Grand Prix de l’Imaginaire, il più importante riconoscimento francese per la letteratura fantastica.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa, che ringraziamo.

Il regno capovolto di Marie Lu (Oscar Fantastica, 2021) a cura di Elena Romanello

18 febbraio 2021

978880473517HIG-313x480Il movimento femminista ha raccontato negli anni come nel corso dei secoli sia stato negato alle donne l’accesso alle professioni artistiche:  ci sono state comunque scrittrici e pittrici, invece sono mancate le musiciste, malgrado ci fosse del talento anche in questo ambito: uno degli esempi più evidenti è la vicenda di Marie Anne Mozart, detta Nannerl, sorella maggiore di uno dei più celebri musicisti di tutti i tempi, dotata dello stesso talento del fratello e costretta a sacrificarlo da una società patriarcale, smettendo di suonare dopo essersi sposata, ed in grado comunque anche di comporre musica.
Su Nannerl Mozart sono uscite negli anni alcune biografie, mentre era assente dal film Amadeus di Milos Forman: alla sua vita è ispirato l’originale e intrigante urban fantasy Il regno capovolto di Marie Lu, uscito per Oscar Fantastica, capace di attirare fin dalla copertina.
Nelle pagine del libro rivivono l’infanzia e l’adolescenza di Nannerl, quando suonava in coppia con suo fratello Wolfgang presso case nobiliari e palazzi reali, a cominciare da quello di Schonbrunn, in presenza della futura tragica regina di Francia Maria Antonietta.
I fatti reali della  vita della ragazza vengono mescolati con una storia fantastica: Nannerl riceve infatti di notte la visita di un misterioso ragazzo, abitante di una terra magica, un mondo capovolto, che le comunica che il suo sogno di comporre potrebbe diventare realtà. Ma il prezzo può essere altissimo, come scopre man mano la protagonista, tra realtà e fantasia, con le vicende di un regno sconvolto da lotte intestine che si mescolano sempre più con la sua vita.
Molti studiosi della musica concordano oggi sul fatto che Wolfgang Amadeus Mozart non possa aver scritto tutte le composizioni che gli si attribuiscono, e che quindi molte, soprattutto di quelle giovanili, sono opera di Nannerl, un genio dimenticato. Inoltre le storie del Regno capovolto erano presenti nella vita reale dei due giovanissimi musicisti, erano un mondo immaginario che si erano inventati per intrattenersi durante i lunghi spostamenti in carrozza, e ispirarono poi Mozart per l’ambientazione di una delle sue opere più celebri e suggestive, Il flauto magico.
Il regno capovolto è quindi un’opera di finzione basata su fatti reali, su un destino fuori del comune troncato prima del tempo ma rimasto da qualche parte nel mondo e nella musica che ancora oggi si ascolta e si ama. Una storia per gli amanti sia del fantasy che del romanzo storico, con la scelta di un mondo pieno di spunti come quello del Settecento europeo.
Marie Lu è l’autrice bestseller del “New York Times” delle serie “Young Elites”, “Legend” e “Warcross”. Dopo la laurea alla University of Southern California, ha iniziato a lavorare come artista nell’industria dei videogame. Attualmente è una scrittrice a tempo pieno e passa il tempo libero leggendo, disegnando, giocando, e imbottigliata nel traffico. Vive a Los Angeles con il marito, lo scrittore-illustratore Primo Gallanosa, e la loro famiglia.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

L’antologia Gli eroi di Howard della Cooperativa Autori Fantastici a cura di Elena Romanello

13 febbraio 2021

fJgbbjLa Cooperativa Autori Fantastici, editore nato come associazione culturale, presenta un’interessante iniziativa letteraria, l’antologia Gli eroi di Howard, una raccolta di storie di autori e autrici italiani di oggi con cui si omaggia Robert E. Howard.
Un nome che forse di primo acchito non può dire granché, ma basta citare il personaggio di Conan, reso famoso negli anni Ottanta da Arnold Schwarzenegger, per capire di chi si parla: Howard ebbe una vita intensa, solo trent’anni, con una fine tragica, suicida, come un famoso altro scrittore d’avventura, il nostro Emilio Salgari e fu l’inventore dell’heroic fantasy moderna, storie di eroi e eroine in mondi alternativi, sulle pagine della rivista pulp Weird Tales.
Gli eroi di Howard raccoglie una serie di racconti su famosi protagonisti degli universi creati dall’autore, scritti da Michele Tetro, Emiliano Dacavich, Mirko Di Bella,  Christian Balsamo,  Mariateresa Botta, Marco Bertoli, Niccolò Ratto.
Nelle pagine del libro si omaggiano altre figure che non gli eroi più celebri di Robert E. Howard, Kull e Conan, come il pitto Bran Mak Morn e le sue epopee in mondi arcaici, la guerriera Agnes “l’Oscura” de Chastillion, in un Medio Evo alternativo, il nordico Almuric, catapultato in un mondo sconosciuto, il viandante oscuro Turlogh Dubh  in cerca di vendetta, la piratessa Belith, amata da Conan e James Allison, alle prese con continue reincarnazioni.
Un omaggio ad universi tutti da riscoprire, per far capire come un autore che sembra lontano possa ancora ispirare oggi, anche perché ha posti i semi di tante storie che continuano ad appassionare.
Per informazioni su dove acquistare il libro, visitare il sito della Cooperativa Autori Fantastici.