Posts Tagged ‘Fantascienza Fantasy Horror’

I due volumi di Zappa e Spada di Acheron Books a cura di Elena Romanello

26 aprile 2020

ZORA-27-zappa-e-spada-2-FRONT-HRLa casa editrice indipendente Acheron Books, specializzata in letteratura fantastica di autori e autrici italiani delle ultime generazioni, presenta nel suo catalogo due libri che sono fin dal titolo tutto un programma: Zappa e Spada.
Il nome richiama un filone di narrativa popolare a sfondo storico romanzesco, ma anche il genere del fantasy dello Sword & Sorcery, letteralmente Spada & Magia, avventure fantastiche introdotte in particolare negli anni Trenta dallo sfortunato e prolifico Robert E. Howard, autore tra gli altri della sterminata serie di Conan il barbaro.
Il primo volume di Zappa & Spada ha come sottotitolo Spaghetti fantasy, un richiamo al famoso filone di western all’italiana anni Sessanta diventati di culto al punto da ispirare registi come Quentin Tarantino, mentre il secondo ha il dissacrante Padri fondatori e servi della gleba, a rimarcare un tono goliardico che vede braccia rubate all’agricoltura e prestate alla scrittura.
Per molti il fantasy è qualcosa di eroico, su modello di Tolkien, o comunque di complesso, come Martin e Jordan, o ancora per ragazzini, ma in queste pagine si scoprirà una nuova via, spassosa ma mai banale, partendo dal fatto che il nostro Paese, è vero, ha snobbato il genere per il duro giudizio dato a suo tempo da Benedetto Croce ma non è certo lontano da esso, tutt’altro.
L’Italia è stato il Paese di Boccaccio, Straparola, Ariosto, Boiardo, Pulci, Dante, Basile, Gozzano e in tempi più recenti di Buzzati e Calvino, e comunque le atmosfere dei racconti nei libri non si rifanno solo alla letteratura alta che si studia a scuola, ci sono ricordi di film ancora oggi cult come L’armata Brancaleone di Mario Monicelli.
A1N2w6fi7ELI due libri raccontano storie di un fantasy dissacrante, con come eroi furfanti, contadini, avventurieri senza molto onore, paladini messi decisamente male, fratacchioni che amano la bella vita, fattucchiere, alle prese con varie vicende, che in poche pagine sanno cogliere il fulcro della situazione.
Tra gli autori e autrici presenti si segnalano nomi già noti agli appassionati come Mala Spina, Davide Mana, Alessandro Vincenzi, Julia Sienna, Roberto Recchioni, Elvio Ravasio, Vanni Santoni, già attivi con loro libri e vite all’insegna della scrittura e del fantastico.
Le due antologie di Zappa e Spada non possono mancare nelle biblioteche fantasy di una certa dimensione, ma sono da consigliare a chi pensa che il genere sia banale e ripetitivo, oltre che per scoprire le origini accademiche e letterate di certi immaginari, presenti nella nostra letteratura fin dalle origini.

La trilogia di Luna di Ian McDonald (Oscar Fantastica, 2019) a cura di Elena Romanello

21 aprile 2020

978880471465HIG-341x480L’anno scorso sono stati cinquant’anni dal primo sbarco dell’uomo sulla Luna: già prima di allora il nostro satellite è stato protagonista di storie e di speculazioni più o meno fantastiche su quello che potrebbe succedere un domani lì, anche se da tempo è tutto fermo e la nuova spedizione nel giro di cinque anni è stata messa a rischio dalla pandemia.
In attesa di tornare o vedere tornare qualcuno sul nostro satellite, restano sempre le storie dell’immaginario fantascientifico, come il possente Luna, una trilogia di tre volumi uscita per Oscar Fantastica nella linea Titan edizione. I tre libri, Luna nuovaLuna piena Luna crescente immaginano un futuro in cui la Luna è stata colonizzata per le sue preziose risorse (realmente esistenti, solo che al momento troppo costose da sfruttare) creando però una nuova società non migliore di quella esistente sulla Terra.
La Luna è stata terraformata con apposite strutture per renderla simile alla Terra con un’atmosfera che la ricordi, ma le particolari condizioni di vita sul nostro satellite modificano comunque il corpo dei suoi abitanti, tanto da dover ad un certo punto scegliere, se tornare sulla Terra o restare lì e iniziare una nuova vita.
Nel 2100 sono passati ottant’anni dalla colonizzazione della Luna, sulla Terra le cose non vanno bene, tra recrudescenza di vecchie malattie come la tubercolosi, povertà e ingiustizie sociali, mentre sul nostro satellite non ci sono leggi scritte, solo consuetudini ed accordi tra le famiglie che si sono spartite la superficie: gli australiani MacKenzie, che controllano l’estrazione di metalli, i ghanesi Asamoah che si sono arricchiti con l’agricoltura spaziale, i russi Vorontsov che gestiscono i trasporti, i cinesi Sun dietro alla tecnologia e i brasiliani Corta, ultimi arrivati e per certi versi i veri protagonisti dell’epopea, che si occupano dell’estrazione dell’elio-3, un elemento fondamentale per in funzionamento dei reattori a fusione e il rifornimento energetico della Luna ma anche della Terra che non ha più materie prime.
Le cinque famiglie sono chiamate i Cinque Draghi e tra di loro non corre buon sangue, anche se non conviene fare atti di violenza in ambienti pressurizzati, ma non mancheranno colpi di scena. I loro membri si confrontano con problemi come identità e immigrazione, cosa sono e cosa sono diventati, ci sono sfide oltre ogni limite, soprattutto dei giovanissimi (si inizia con un gioco al massacro, una corsa non protetti sulla superficie senza aria), si fa sesso in vari modi molto creativi, ci sono generazioni diverse con esigenze diverse oltre che una metafora della moderna società multietnica e del problema sempre attuale dell’emigrazione.
Tra i tantissimi personaggi emerge Adriana Corta, matriarca dell’omonima famiglia, un passato di povertà in Brasile con la capacità di riscattarsi e costruire una vita nuova, in cui si troveranno i suoi discendenti: dalla sua storia parte la saga della Luna, godibile come fantascienza adulta e capace di far riflettere anche sull’oggi, ad un certo punto si parla anche di una possibile pandemia che potrebbe scatenarsi, qualcosa che letto in questo momento fa venire brividi freddi.
Molti critici hanno visto somiglianze tra la trilogia di Luna e la saga di Game of Thrones, Ian McDonald ha apprezzato la battuta definendola un Game of Domes, dalle cupole sotto cui avvengono vite e intrighi dei personaggi. I diritti di Luna sono già stati opzionati dalla CBS e presto potrebbe diventare una serie TV.
Ci sono echi, soprattutto nel personaggio di Adriana, la cui ombra aleggia su tutta la storia, anche di Cent’anni di solitudine di Garcia Marquez, per un mondo e una vicenda simile, con temi e problemi che possono tornare anche in un futuro remoto ma alla fine non così lontano, del resto è comunque chiaro che il giorno che si tornerà sulla Luna non lo si farà certo solo in nome del progresso della scienza.
Una saga possente e coinvolgente, in cui ci si perde e ci si ritrova e che farà guardare la Luna in maniera diversa.

Ian McDonald (Manchester 1960) è uno dei più seguiti scrittori di fantascienza britannici, vincitore dei più prestigiosi premi del settore, tra cui il Locus per Desolation Road (1988), il Philip K. Dick per King of Morning, Queen of Day (1991), due BSFA per Il fiume degli dei (2004) e Brasyl (2007) e il premio Hugo per La moglie del djinn (2006).

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

 

Il priorato dell’albero delle arance di Samantha Shannon (Mondadori, 2019) a cura di Elena Romanello

28 marzo 2020

978880471827HIG-333x480Il fantasy continua a dimostrarsi uno dei generi di maggiore successo, le storie proposte sono tante, e una che spicca è senz’altro il poderoso e trascinante Il priorato dell’albero delle arance di Samantha Shannon, con richiami abbastanza ovvi all’opera di George R. R. Martin, soprattutto per la presenza dei draghi, i giochi di potere e l’importanza data ai personaggi femminili, ma soprattutto un ritorno alle storie al femminile e femministe come le raccontava la comunque grande dal punto di vista letterario Marion Zimmer Bradley.
Un romanzo voluminoso e ampio, nelle dimensioni e nelle tante storie parallele narrate, auto conclusivo anche se forse uno spiraglio per un seguito ci sarebbe ma meglio immaginarselo per conto proprio, che porta in un mondo diviso tra Occidente, Oriente e Meridione, dove vivono anche i draghi, non sempre cattivi, anche se uno di essi, il Senza Nome, sconfitto e imprigionato mille anni prima minaccia di tornare, con il suo esercito di sputafuoco che diffondono la malattia chiamata peste draconica.
In Occidente, un microcosmo che può ricordare i regni europei medievali, soprattutto Spagna e Inghilterra, domina la lunga dinastia delle regine della casata Berthnet, le cui antenate sconfissero il Senza Nome, anche se poi si scoprirà come sono andate davvero le cose: l’ultima è Sabran, non più una ragazzina, che ha visto morire in complotti e intrighi la sua famiglia e che deve sposarsi per partorire la sua unica figlia possibile, perché la dinastia continui e il Senza Nome non venga liberato, secondo la tradizione.
In Oriente, con echi di Cina e Giappone, si racconta invece che il Senza Nome sia stato sconfitto dai draghi d’acqua, animali presenti e venerati come dei, e per questo motivo le due parti del mondo sono in lotta tra di loro e non ci sono contatti, solo un antagonismo millenario che vede in una delle due parti la nemica mortale dell’altra. In quelle terre vive Tané, una ragazza che si sta addestrando per diventare cavaliere dei draghi, che commette un crimine quando non denuncia alle autorità un uomo proveniente da Occidente clandestino, vede morire la sua migliore amica, e viene allontanata dall’ordine dei cavalieri, partendo per un viaggio che la cambierà.
Dalle terre meridionali, simili all’Europa mediterranea, dove c’è il priorato che dà il titolo al romanzo è arrivata in segreto Ead Duryan, figlia di un eretico, membro di un ordine segreto che combatte contro i servitori del Senza Nome, dotata di poteri magici, che veglia sulla regina Sabran, in un regno in cui la magia è proibita e che si troverà a dover scegliere tra la fedeltà alla priora del suo ordine e quella ad una regina a cui si è affezionata avendo visto la sua solitudine e il suo bisogno d’affetto dietro alle consuetudini e alle regole di una corte spietata.
Nelle terre di questo mondo si muovono anche il vecchio alchimista Niclays Roos, mandato in esilio e pieno di risentimento verso il regno di Occidente e il giovane lord Arteloth Beck, in missione segreta, amico di Ead.
Il romanzo mescola luoghi e personaggi, con varie trame parallele che alla fine convergono in un unico, gran finale che porta alla riunione dei personaggi che erano in posti diversi, quelli ancora vivi almeno: una struttura che si richiama in parte ai libri di Martin, qui la posta in gioco non è la conquista di un trono (anche questo) ma il salvare un mondo da una minaccia arcana e nello stesso tempo capire che non si può andare avanti in questo modo, tra divisioni culturali e antiche tradizioni che toccano e opprimono le donne di quello che solo all’apparenza è un matriarcato.
Le tre protagoniste, Sabran, Ead e Tané rappresentano una nuova incarnazione dei tre archetipi delle donne nel fantasy, la regina, molto umana e a tratti debole, alle prese con un ruolo che le va stretto e a cui è destinata fin dalla nascita, la maga o strega, protettrice ma anche distruttrice, e la guerriera.
Il priorato dell’albero delle arance parla quindi di tradizioni antiche e pericolose, di complotti e cambiamenti, di passioni, di incontro e scontro tra culture, e non manca la presenza di tematiche glbt, sullo sfondo ma anche in una delle vicende più importanti della storia. Un romanzo avvincente e complesso, che inizia se vogliamo un po’ in sordina, con troppi salti spaziali, ma prende vigore man mano che va avanti per arrivare al gran finale, atteso e capace di portare a termine, almeno nel volume una serie di vicende.
Gli altri libri dell’autrice sono già stati opzionati per un serial, ma non sarebbe male vedere anche un film o una serie TV tratti da Il priorato dell’albero delle arance, suggestivo come ricostruzione d’ambiente, presentazione di un universo fantastico e interazioni tra i personaggi.
Un libro in cui è bello immergersi per dimenticare, adesso più che mai, una realtà non soddisfacente e priva di prospettive a breve e medio termine. Da segnalare anche l’impostazione grafica del libro, fedele a quella originale, e capace di evocare dalla copertina il mondo da cui si verrà travolti e da cui sarà difficile staccarsi.

Samantha Shannon è nata a Londra nel 1991. Nel 2013 ha pubblicato La sognatrice errante, il primo dei sette volumi della serie La stagione della Falce, a cui sono seguiti The Mime Order nel 2015 e The Song Rising nel 2017, tutti bestseller internazionali, tradotti in ventisei lingue. Imaginarium Studios, inoltre, ne ha acquisito i diritti cinematografici. Il Priorato dell’Albero delle Arance è il quarto romanzo dell’autrice.

Provenienza: libro del recensore.

Loki il giovane dio dell’inganno di Mackenzie Lee (Mondadori, 2020) a cura di Elena Romanello

23 marzo 2020

loki-il-giovane-dio-dell-inganno-79694.576x324I comics a stelle e strisce stanno vivendo da alcuni anni un momento di successo, grazie ai tanti adattamenti cinematografici che sono usciti, e che hanno riportato alla ribalta vari personaggi.
Gli eroi hanno il loro fascino, ma non mancano nemmeno i cattivi carismatici, tra cui spicca Loki, fratello traditore di Thor nella saga omonima, diventato particolarmente popolare grazie all’interpretazione nei film del bravissimo Tom Hiddleston. A Loki e ad una storia inedita del suo passato, è ispirato il romanzo di Mackenzie Lee uscito per Mondadori nella collana Oscar Vault, che apre quindi al mondo rutilante dei libri ispirati ai fumetti, floridissimi sia negli States che in Giappone.
La vicenda porta nel passato del giovane, quando era ancora un ragazzino, e cercava di mostrarsi all’altezza della situazione, ma dato che suo padre Odino aveva avuto un presagio in cui l’aveva visto combattere contro di lui viene messo da parte a favore di Thor. L’unica persona che gli dimostra considerazione è la bella maga Amora, che Loki sente come uno spirito affine e alla quale si lega in un rapporto prima d’amicizia e poi sentimentale. Ma un giorno i due ragazzi causano la distruzione di uno degli oggetti magici più potenti e quindi Amora viene privata dei suoi poteri ed esiliata in un altro mondo, che è poi la Terra.
Tempo dopo, sul nostro pianeta, in quella che è nota come la Londra vittoriana, avvengono alcuni delitti misteriosi, in cui le vittime rimangono sospese tra vita e morte, e Loki viene mandato dal padre a scoprire quello che è successo. Farà alcuni incontri e capirà meglio il suo destino e i suoi poteri, in mezzo a vicoli e luoghi iconici appartenenti ormai all’immaginario collettivo.
I comics raccontano quella che viene raccontata la storia ufficiale, che si dipana secondo varie serie e autori nel corso degli anni, poi ci sono aggiunte e periodi nuovi che vengono raccontati, e questo libro si inserisce in una nuova linea temporale su Loki, in un passato anche lontano rispetto ai fatti narrati nelle storie disegnate e al cinema. Una storia divisa in due parti, una più vicina alle atmosfere dei fumetti e dei film, ambientata ad Asgard, e l’altra che riecheggia il genere gotico vittoriano, che periodicamente torna di moda perché non tramonta mai.
Loki il giovane dio dell’inganno si rivolge agli appassionati del personaggio, raccontando nuove cose su di lui, soprattutto alle giovani generazioni che hanno imparato ad amare questo malvagio carismatico e ambivalente grazie ai film, arricchendo la sua vita con nuove storie, che andranno a ricongiungersi con quelle ufficiali e già note. Loki sarà protagonista, sempre con il volto di Tom Hiddleston, di una serie sulla piattaforma Disney +, ma dopo aver letto il libro sarebbe bello pensare anche a qualcosa sulla sua giovinezza, partendo come spunto dalle vicende qui raccontate.

Mackenzi Lee laureata in storia e in scrittura creativa, è autrice del fantasy storico This Monstrous Thing; con The Gentleman’s Guide to Vice and Virtue, seguito da The Lady’s Guide to Petticoats and Piracy (entrambi di prossima pubblicazione presso Mondadori), ha vinto lo Stonewall Honor Award 2018 e il New England Book Award. Ha inoltre scritto due raccolte di biografie dedicate alle donne (Bygone Badass Broads) e ai cani che hanno fatto la storia (The History of the World in Fifty Dogs).

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

L’edizione speciale de La Principessa Sposa di William Goldman a cura di Elena Romanello

17 marzo 2020

principessa-sposa-alette-9-nera_bianca_webMarcos y Marcos presenta in un’edizione speciale La Principessa Sposa di William Goldman, romanzo fantasy e fiabesco noto negli anni Ottanta con il titolo dell’omonimo film, La storia fantastica e capace di appassionare un’intera generazione affamata di avventure oltre la realtà.
Il titolo originale, The Princess bride, fu cambiato in italiano per cercare di andare dietro al successo del cult La storia infinita, anche se le due vicende sono molto diverse, pur trattando entrambe del tema dei libri come finestre su mondi fantastici e del loro rapporto con la realtà.
La nuova edizione de La Principessa Sposa presenta una prefazione all’insegna della nostalgia di un fan della prima ora Cristiano Cavina, un tributo di un altro appassionato, Dimitri Galli Rohl, le introduzioni di William Goldman per il trentesimo e il venticinquesimo anniversario, ovviamente la storia originale, il seguito rimasto un abbozzo di progetto, Buttercup’s Baby e un intervento di nuovo dell’autore sul film, con un omaggio a André the Giant.
William Goldman, apprezzato sceneggiatore per decenni, premio Oscar per Tutti gli uomini del Presidente Butch Cassidy and the Sundance Kid, dietro a film come Papillon Misery non deve morire, autore anche de Il maratoneta, morto nel 2018, immagina per il suo libro un padre alla ricerca di un libro che gli è stato letto da ragazzo, pronto a riproporlo ad un nuovo pubblico, e pronto, con interventi ironici, a tagliare e semplificare la storia. Nel film invece il libro diventa una fiaba che un nonno legge ad un ragazzino prima annoiato e che poi si fa conquistare dal potere della fantasia, tanto da chiedere poi altre storie in sostituzione dei videogiochi in futuro.
La principessa sposa presenta pirati, cattivi, battaglie, duelli, vendette, principesse, scomparse, ritrovamenti, tra la fiaba e il romanzo d’avventura, con tra le righe ironia e metaletteratura, ed è un interessante divertissment su cosa può essere anche la narrativa fantastica: questa nuova edizione omaggia il libro e soprattutto il film che ne è stato tratto, senz’altro uno dei diversi titoli che hanno forgiato i creativi del fantastico di oggi. E se si conosce solo il bel film, è giunto il momento anche di leggere il libro, o magari di rileggerlo, immergendosi nel mondo di Buttercup, di Wesley, di Max il miracolo e soprattutto del mitico Inigo Montoya.

La città dei santi di Luca Buggio (La Corte editore, 2019) a cura di Elena Romanello

15 marzo 2020

51Rs8T-aInL._SX355_BO1,204,203,200_La Corte editore chiude la trilogia di Luca Buggio dedicata ai giorni dell’assedio di Torino del 1706 con La città dei santi, che racconta da un punto di vista insolito uno degli eventi più importanti della Storia europea degli ultimi secoli, capace di cambiare in maniera definitiva gli equilibri politici dell’epoca, creando nuovi regni e indebolendone altri.
Fuori dalle mura di Torino ci si avvicina alla stretta finale e si attende l’armata di soccorso al duca di Savoia guidata dal principe Eugenio, quello stesso condottiere scartato a suo tempo da Luigi XIV perché dato che è brutto non brilla alle feste di Versailles. Ma i pericoli non sono solo fuori da quelle mura dove si distingue l’abilità del minatore Passepartout, al secolo Pietro Micca, che si è arruolato per motivi economici.
A Torino un culto antico e spietato ordisce le sue trame e i suoi crimini, proprio quelli che da mesi terrorizzano i torinesi e su cui sta indagando Gustìn, spia del duca di Savoia: dietro le sparizioni di persone anche conosciute da lui e soprattutto dall’amata Laura c’è infatti una volontà integralista e criminale, che si basa su un qualcosa che nemmeno il Secolo dei lumi sembra voler o poter cancellare, un’antica lotta sanguinaria che ha attratto nelle sue fila anche degli insospettabili.
Gustìn deve rinunciare però alla sua razionalità, perché dietro a quei crimini c’è in gioco troppo, e chi li compie non sono i soliti delinquenti o spie che lui conosce, ma qualcuno e qualcosa di più antico e spaventoso, contro il quale la razionalità non serve. Ma Gustìn, Laura e i torinesi non sono soli, perché dalla loro parte si schiereranno altre forze ai confini della realtà, che arrivano dal passato e che vogliono restituire Torino sotto la protezione dei santi.  L’assedio di Torino finirà come tutti sappiamo, grazie anche al sacrificio di Pietro Micca, l’indagine oltre la realtà che Gustìn con Laura affrontano verrà dimenticata, anche se resterà nascosta nel cuore di qualcuno che l’ha vissuta, per poi riemergere quando tutto sarà finito da tanto tempo, per un ultimo ricordo e un ultimo addio.
Nel terzo capitolo della saga, l’elemento fantastico, accennato nei primi due, diventa preponderante, tra sette che si rifanno alle leggende sul passato egizio di Torino e creature che vagano da secoli nel mondo, raccontando una storia alternativa e non meno affascinante di quella ufficiale, del resto si disse che la capitale sabauda si era salvata perché i santi erano comparsi sugli spalti a combattere con i torinesi e che un’eclissi nel cielo sotto la costellazione del Toro sanciva che il Re Sole veniva sconfitto da chi si richiamava al simbolo della città sotto assedio.
Tra colpi di scena, la vicenda di Gustìn e Laura si chiude, lasciando senza fiato e con un groppo in gola, rivisitando per l’ennesima volta ma in maniera nuova e interessante l’eterno archetipo della lotta tra il bene e il male. Una storia che è bella vedere arrivare alla fine, ma dalla quale è difficile staccarsi una volta finita e di cui viene voglia di cercare le tracce nella Torino di oggi, così diversa, ma con non pochi ricordi di quell’epoca.
La città dei santi è un libro per chi vive o per chi conosce comunque Torino e la apprezza, ma anche per scoprirla e apprezzarla in maniera diversa, in fondo svela tante cose che non si sanno anche agli abitanti della metropoli di oggi. Ma è anche la degna conclusione di una trilogia di narrativa fantastica originale, che mescola Storia e fantasia, leggende e eventi storici, non inferiore ad altre storie considerate più paludate straniere.

Luca Buggio è nato a Torino, dove vive e lavora. Laureato in Ingegneria, è anche scrittore, regista e attore teatrale. Ha esordito nel 2009 con La danza delle Marionette. Con La Città delle Streghe, primo romanzo per La Corte Editore, ci trasporta nella Torino del 1700, in un’atmosfera che sconfina tra il gotico e il thriller, facendocela vivere in tutta la sua magia. A questo è seguito La città dell’assedio e poi La città dei santi.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Il dominio del sangue di Giordano Drago (Fanucci, 2019) a cura di Elena Romanello

9 marzo 2020

47307-giordano-drago-il-dominio-del-sangue-highworldFanucci editore continua la sua missione di promuovere e presentare fantasy scritto da autori italiani con Il dominio del sangue, primo volume di una trilogia che porta in un mondo che può rassicurare e far passare il tempo agli orfani di George R. R. Martin, in attesa degli ultimi due volumi della Saga del Ghiaccio e del Fuoco che continuano a latitare nelle nostre librerie e biblioteche, dopo la fine del serial che non ha accontentato tutti.
Non bisogna però credere che questo avvincente libro sia una copia degli universi di Westeros e dintorni, perché possiede una sua originalità, presentando un mondo dove i contrasti sono dovuti a lotte di potere ma anche a scelte economiche e logistiche: le Terre Alte sono un microcosmo fatto di arcipelaghi posizionati ad altitudini diverse, che si sono difesi da oceani e maree grazie ad enormi dighe in pietra.
Le Terre Alte non sono un luogo tranquillo, ci sono lotte per potere e predominio, ma c’è un’entità che è guardata da tutti con rispetto, i Custodi delle Dighe. Come suggerisce il nome, costoro si tramandano da generazioni la conoscenza del potere più distruttivo che possa esistere in quel mondo, aprire le Dighe lasciando che le acque sommergano tutte le Terre Alte, distruggendo le vite e i popoli che li abitano.
Rispetto quindi al mondo intrigante e rutilante di Martin, qui c’è una spada di Damocle su tutti gli abitanti delle Terre Alte, perché c’è qualcuno al di sopra di tutto, non una divinità, che può decidere di distruggere tutto, se motivato: tra le righe gli appassionati di folklore e leggende potranno leggere anche un richiamo ai miti presenti in varie culture della distruzione di una civiltà con piogge e maremoti, dal Diluvio universale all’inabissamento di Atlantide. Se si è invece profondi conoscitori dell’animazione giapponese anni Ottanta, tra le righe c’è anche qualche ricordo, magari non voluto, di un bell’anime di genere fantasy da recuperare, C’era una volta Windaria, in cui c’erano guerre tra regni e l’acqua che distrugge civiltà e città, sia pure in un contesto che non diventa così devastante come potrebbe essere qui.
Il libro racconta che, dopo una tregua durata abbastanza, il delicato equilibrio tra le dinastie eredi di re Rhodeon il Conquistare è sul punto di spezzarsi, perché le altre casate delle Terre Alte, gli Artakis, gli Oleone, i Sertan e i Misgarian sanno conducendo di nuovo il mondo sull’orlo di una guerra, ma questo forse non è l’unico problema. Ci sono quindi vari personaggi da seguire, nelle singole casate, mentre si preparano ad un conflitto che rischia di essere senza vincitori ma con solo vinti.
La storia continuerà con altri due volumi, Il dominio del Ferro Il dominio della Terra, che concluderanno la vicenda.

Il nome de plume Giordano Drago raccoglie un collettivo di autori che hanno deciso di rinunciare alla propria fama perché credono nella circolazione delle storie. Prima dei nomi viene il racconto, e questo racconto attraversa il mondo ricco di storie delle Terre Alte, vero protagonista della saga.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Atlantide e i mondi perduti di Clark Ashton Smith (Mondadori, 2019) a cura di Elena Romanello

21 febbraio 2020

978880468364HIG-334x480La narrativa fantastica così come la conosciamo oggi ha avuto vari antecedenti più o meno illustri, come le famose riviste pulp inglesi e americane, che dietro copertine colorate ad effetto raccoglievano storie più o meno lunghe introducendo immaginari che hanno ispirato vari autori e autrici contemporanei, anche al cinema, visto che sia George Lucas che Steven Spielberg si sono formati su questo tipo di pubblicazioni.
Mondadori propone in un volume molto curato le storie di uno dei maestri di questi genere, Clark Ashton Smith, contemporaneo sia di Robert E. Howard che di Lovecraft, curato dall’esperto Giuseppe Lippi con anche un apparato iconografico con le sculture dell’autore. Nelle pagine del libro si viene immersi in universi fantastici, appassionanti, spesso sensazionalistici, ritrovando archetipi giunti fino ad oggi. Clark Ashton Smith ha scritto sia racconti che poesie che un breve testo teatrale ovviamente in tema e tutto questo rivive nel libro.
La prima parte del libro è dedicata ai racconti su Atlantide, il prototipo dei mondi perduti, presente nell’immaginario occidentale dai tempi di Platone, una fonte che l’autore cita come autorevole: del resto nei primi decenni del Novecento era ancora presente, sia tra gli scienziati che tra i creativi, l’idea che sulla nostra Terra ci fossero ancora tante terre da scoprire. Nelle pagine di queste storie si parla quindi di continenti perduti, di negromanzia, di tiranni da abbattere, secondo archetipi allora molto amati ma che possono appassionare anche oggi chi è cresciuto a pane e Indiana Jones. Tra i racconti più belli si segnalano La morte di Malygris La doppia ombra, molto amato da Lovecraft.
Il secondo corpus di racconti è Averoigne, una serie di storie gotiche con anche richiami a icone come i vampiri ambientati nel Medio Evo francese nella regione francese di Averoigne appunto, dai toni affascinanti e spaventosi, che ricordano i rapporti e l’interesse per la cultura popolare europea che c’erano tra gli autori di fantastico pulp. Tra le righe ci sono richiami alle opere di Lovecraft, in particolare ai Miti di Chtulhu. Segue il ciclo di Zothique, ambientato in un futuro remotissimo, dove il sole si è spento ed è rinata la negromanzia, per molti il suo capolavoro, ispirato alle opere di Baudelaire e Verlaine, mentre si chiude con la fantascienza apocalittica di Xiccarthp.
I racconti di Clark Ashton Smith sono popolari ma non banali, commerciali ma arguti, capaci di giocare con paure e pulsioni antiche: senz’altro sono da leggere per chiunque ami il fantastico oggi, perché è sempre bene scoprire le radici di generi e storie, e per chiunque abbia voglia di confrontarsi con l’intrattenimento comunque di qualità.

Clark Ashton Smith nacque ad Auburn, in California, il 13 gennaio 1893. Iniziò a scrivere narrativa a undici anni, influenzato da opere quali Le mille e una notte, le favole dei Fratelli Grimm e i racconti di Edgar Allan Poe. Per diversi anni si interessò principalmente di poesia, ma gli scarsi guadagni lo spinsero a dedicarsi alla narrativa. Fra la fine degli anni ’20 e gli anni ’30 pubblicò numerosi racconti fantastici sulle riviste, senza mai raggiungere la tranquillità economica. Strinse un’amicizia epistolare con Robert E. Howard e H.P. Lovecraft che durò fino alla morte del primo per suicidio (1936) e del secondo per cancro (1937). In seguito abbandonò quasi completamente la poesia per dedicarsi alla scultura. Morì il 14 agosto 1961.

Provenienza: libro preso presso il circuito SBAM.

La collana Urania Draghi, classici della fantascienza, a cura di Elena Romanello

18 febbraio 2020

978880471524HIG-250x360A partire dal 1952 i cultori della fantascienza italiana hanno avuto ogni mese in edicola il loro appuntamento fisso con i romanzi Urania, curati da nomi prestigiosi come Giorgio Monicelli, fratello del regista Mario, Fruttero e Lucentini: si partì con Le sabbie di Marte di Arthur C. Clarke e negli anni si poterono leggere classici come Isaac Asimov, James Graham Ballard e Philip Kindred Dick, con le copertine illustrate dallo stile inconfondibile di Karel Thole.
Negli anni Urania ha visto arrivare varie altre collane parallele, che hanno esplorato altri tipi di fantastico e dal 1989 esiste anche un concorso letterario in tema, il Premio Urania, che ha lanciato autori come Valerio Evangelisti.
I libri Urania sono reperibili in edicola, ma dato il grande interesse che il fantastico sta riscuotendo oggi, Mondadori vara in libreria la collana i Draghi Urania, con romanzi di fantascienza che giungono nei luoghi simbolo di tutti i libri, paragonati a draghi sulle spalle di giganti.
I Draghi Urania proporranno le opere dei maggiori autori della fantascienza mondiale classica e contemporanea, in edizioni curate e approfondite.
Si parte anche qui di nuovo con  Arthur C. Clarke, nume tutelare della collana, con i suoi Racconti (traduzione di The Collected Stories),  a cura di Franco Forte, con una raccolta completa delle opere brevi del maestro anglosassone, che vinse tra gli altri i premi  Hugo, Nebula e John W. Campbell. Il libro raccoglie oltre 100 racconti, come Spedizione di soccorso, Passeggero del silenzio e La sentinella, la storia alla base del celeberrimo 2001: Odissea nello spazio. Clarke prefigurò alcune invenzioni della modernità, come l’idea del Web e delle connessioni virtuali: il libro è completato da una prefazione dello stesso autore, dalle sue note sui racconti, da un suo ritratto a cura di Fabio Feminò e dalla bio-bibliografia completa di tutte le sue opere.
Le prossime uscite saranno Esperimenti e catastrofi di Frank Herbert, con la trilogia Il morbo bianco, L’alveare di Hellstrom ed Esperimento Dosadi,, Visioni di Harlan Eddison, una raccolta di racconti e romanzi brevi dell’autore in una nuova e integrale traduzione e il Ciclo della cultura di Ian M Banks, con la prima trilogia, formata da Pensa a Fleba, L’impero di Azad e La guerra di Zakalwe

Leggere Luna Nera a cura di Elena Romanello

17 febbraio 2020

51VgPnRlSjL._SX343_BO1,204,203,200_Si pensa comunemente che in Italia non si sappia raccontare storie fantastiche, non tanto in letteratura o nei fumetti, dove ci sono tanti nomi soprattutto in questi ultimi anni che smentiscono questo luogo comune, ma al cinema e nelle serie televisive, anche se qualche eccezione che conferma la regola c’è stata.
Per questo motivo è indubbiamente interessante la saga di Luna Nera, serie televisiva in onda su Netflix anche all’estero di produzione tutta italiana ma prima di tutto una serie di romanzi in corso di uscita per Sonzogno ad opera di Tiziana Triana, con il primo volume, Le città perdute, già disponibile.
Si tratta di una storia tutta al femminile, diretta sul piccolo schermo da Cristina Comencini, Susanna Nicchiarelli e Paola Randi, con al centro una congrega di streghe, non certo simile alle celeberrime sorelle Halliwell di Charmed, visto che ci troviamo nell’Italia centrale del Seicento, un secolo diviso tra scoperta della scienza ed attaccamento ad antiche superstizioni, con l’Inquisizione che accende roghi ovunque può. Le streghe di Luna Nera sono un gruppo di donne di scienza e di cultura,  conoscitrici delle piante e degli astri, che hanno scelto di essere libere e per questo sono state bollate e condannate da un potere misogino e maschilista.
La vicenda del libro e della serie televisiva gira intorno alla sedicenne Adelaide, detta Ade, che deve fuggire dal suo villaggio dove è stata accusata di stregoneria: in suo aiuto corrono in aiuto prima Piero, studioso di medicina che vede non certo di buon occhio l’ignoranza e il fanatismo, e un gruppo di donne, che le danno ospitalità nella loro congrega. Sulle tracce delle donne ci sono i benandanti, capitanati da Sante, il padre di Pietro, che odiano la libertà e l’attacco al patriarcato e alle tradizioni che queste streghe rappresentano.
Pietro si è innamorato di Ade a prima vista, non crede alle superstizioni del padre e dei suoi compagni di lotta e si troverà ad aiutare la ragazza e le sue nuove amiche.
Un libro e un serial che mescolano suggestioni young adult (la storia d’amore impossibile funziona sempre) ad un approfondimento storico su eventi realmente accaduti nella sostanza, con una spolverata di femminismo che ha suscitato il plauso di nomi come quelli di Loredana Lipperini e Michela Murgia.
Luna Nera è una storia per capire che le streghe esistevano anche da noi, che erano vittime di intolleranza come chiunque è percepito come diverso e che le loro vicende possono essere interessanti e appassionati da narrare, in attesa dei prossimi capitoli, in televisione e in libreria.

Leggere o rileggere Queste oscure materie di Philip Pullman a cura di Elena Romanello

19 gennaio 2020

philip-pullman-la-bussola-doro-9788831002929-2-300x444È considerata una delle serie più interessanti e migliori di questo inizio 2020: Queste oscure materie, in originale His dark materials, in onda ogni giovedì su Sky, prodotta dalla BBC e realizzata negli stessi studios di Belfast diventati famosi grazie a Game of Thrones ha già trovato un vasto seguito di appassionati e appassionate, non solo i giovanissimi a cui in teoria si rivolgerebbe.
Come è ormai prassi abbastanza comune di molti serial, Queste oscure materie è ispirata ad un romanzo, anzi al primo libro di una trilogia, di Philip Pullman, che qualche anno fa aveva dato vita anche al non fortunato ma interessante film La bussola d’oro, e per l’occasione Salani propone una nuova edizione, con in copertina un fotogramma della serie televisiva, con la protagonista Lyra e il suo daemon, un animale che incarna l’anima e che nel suo mondo viaggia accanto ad ogni essere umano.
La serie è senz’altro molto bella, a cominciare dai titoli di testa, tra i più belli degli ultimi anni, ma il libro non è da meno, e l’occasione è senz’altro buona per leggerlo o rileggerlo e scoprire un mondo fantastico in cui si riflette sul nostro e sulle sue contraddizioni.
Infatti la storia ci porta al Jordan College di Oxford, in un’Inghilterra alternativa, dove vive Lyra, in un mondo dove oltre l’oceano esiste la Nuova Francia, dove giganteschi orsi corazzati regnano sull’Artico e ogni essere umano ha appunto il suo daimon: una parte di sé di sesso opposto al proprio, grazie al quale nessuno deve temere la solitudine.
Ma questo mondo sta attraversando un periodo di grave crisi: nella luce misteriosa dell’Aurora Boreale cade una Polvere di provenienza ignota, dalle proprietà oscure, che sta sconvolgendo scienziati, autorità e prelati religiosi, perché può davvero mettere in discussione credenze radicate da secoli.
Lyra, a soli undici anni, si trova al centro degli intrighi e, quando intuisce segreti pericolosi e inquietanti, decide di andare alla ricerca della verità grazie anche all’aiuto di una bussola d’oro, non sapendo cosa questo le costerà.
Queste oscure materie è un classico dei nostri tempi, un libro per tutte le età, tra invenzioni, fantasia, fantasy, dramma, epica,. In molti hanno definito questa trilogia, che ha più livelli di lettura, un’allegoria della condizione umana, capace di suscitare interrogativi fondamentali sul senso di ogni cosa e di ogni mondo.

Il grande libro della Fantasy: Fantasy epica, a cura di John Joseph Adams (Fanucci, 2019) a cura di Elena Romanello

18 gennaio 2020

1c1fb5af-8614-49b5-b196-d7ff8cdb20dbFanucci riprende una tradizione interessante nel campo della narrativa fantastica, quella di proporre antologie di racconti, con un curatore che ha selezionato storie brevi che possono aiutare a confrontarsi con i vari filoni di un genere. Una cosa che era diffusa agli albori del genere anche in Italia, che si è un po’ persa e che è da riprendere.
Il grande libro della Fantasy: Fantasy epica è una bella raccolta di storie di alcune delle penne più interessanti del genere, ambientate in universi già frequentati o meno dagli autori e autrici, una cavalcata in un genere che piace e che è sempre da scoprire o riscoprire. Le storie sono sotto l’etichetta di Fantasy epica, ma in realtà i toni sono tanti, con una lotta tra il bene e il male non sempre così scontata e che non è comunque l’unico argomento delle storie.
Nelle pagine del libro trovano spazio storie di mostri sacri e voci emergenti come la monumentale Ursula K. Le Guin, la prolifica Robin Hobb, Tad Williams,  Aliette de Bodard, Carrie Vaughn, Brandon Sanderson, Patrick Rothfuss, Orson Scott Card, Juliet Marillier, Trudi Canavan, N.K. Jemisin, Robinette Kowal, Kate Elliott, Melanie Rawn, Michael Moorcock e Paolo Bacigalupi.
Sono storie di durata diversa, alcune mini romanzi, altre di poche pagine, ma tutte interessanti a svelare talenti, a far scoprire nuove produzioni se si è già appassionati di un tale autore o autrice, a scoprire mondi fantastici. Ogni autore e autrice ha un suo stile e un suo taglio nel narrare e nel descrivere mondi: si pensa che il fantasy sia adatto solo per i grossi volumi, per le storie lunghe pagine e pagine e libri e libri, mentre la bravura di chi lo scrive è anche di creare in poco spazio un mondo e una storia efficace.
Il grande libro della Fantasy: Fantasy epica è un libro per appassionati, con un bel ventaglio di storie, profili di scrittori e scrittrici noti e meno noti, ma anche un modo per avvicinarsi ad un genere innanzitutto letterario, nato comunque grazie ai libri, oggi molto popolare grazie in particolare alle serie televisive, ma alle quali non ci si può limitare.
Non ci sono racconti di George R. R. Martin, grande assente ma non l’unico a scrivere fantasy, e per ingannare l’attesa fino a pare la prossima estate, secondo ultime indiscrezioni, quando dovrebbe finalmente uscire The Winds of Winter, questo può essere il libro giusto, per magari avere nuovi spunti su storie da leggere. Si spera che questa antologia sia la prima di molte, per raccontare le varie sfumature del genere fantasy.

John Joseph Adams, statunitense, classe 1976, è un curatore e studioso di narrativa fantasy e di fantascienza. Ha curato varie antologie in tema, su argomenti come le storie di zombi, i maghi, le avventure alternative di Sherlock Holmes, gli scienziati pazzi, i futuri apocalittici, e ha collaborato a varie riviste on line e cartacee in tema. E’ responsabile della rivista Lightspeed e ha curato il podcast Geek’s Guide to the Galaxy. Il suo sito ufficiale è http://www.johnjosephadams.com

Provenienza: libro del recensore.