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Un’antologia di fantasmi per il Natale a cura di Elena Romanello

4 dicembre 2021

Oggi come oggi non si pensa di primo acchito al Natale come una festa legata alle storie di fantasmi e261216339_3466060413620688_3349053176877004012_n simili, visto che questa caratteristica è stata persa da Halloween o Samhain, un’antica festa europea e celtica tornata a casa dopo essere stata oltre oceano.
In realtà, durante il lungo regno della regina Vittoria in Inghilterra, che durò dal 1837 al 1901, le storie di fantasmi erano legate invece proprio al Natale, il momento dell’anno in cui i giorni sono più corti e le ombre più lunghe, il tempo del solstizio d’inverno.
Non è un caso, infatti,  che la più celebre storia di Natale, il Canto di Natale di Charles Dickens, più volte celebrata da vari media fino ad oggi, sia innanzitutto una storia di fantasmi e che fantasmi.
Oscar Draghi presenta in vista del prossimo Natale la preziosa antologia Il grande libro dei fantasmi di Natale, che raccoglie tutta una serie di storie composte tra fine Settecento e l’inizio del Novecento per raccontare un aspetto di questa festa tutto da riscoprire, con nomi anche famosi che si sono confrontati con il mix solstizio d’inverno, nascita di varie importanti divinità e creature che tornano dal regno dei morti in questi momenti dove luce e ombra si affiancano e dove l’atmosfera di festa porta anche malinconia e sconforto.
Gli autori e le autrici presenti in antologia sono davvero tanti, e ci sono sorprese: si va dal fondatore del romanzo storico Walter Scott all’inventore di Sherlock Holmes Arthur Conan Doyle, dall’autrice di Piccole donne, amante anche dei romanzi gotici con cui manteneva la famiglia Louisa May Alcott all’uomo dietro Peter Pan James Matthew Barrie, dalla maestra di intrecci vittoriani Elizabeth Gaskell alla fondatrice dell’horror a fosche tinte Marie Corelli, senza dimenticare i contributi dell’altrove esilarante Jerome K. Jerome, dell’esperto H. P. Lovecraft, e degli autori di classici Edith Wharton e James Joyce.
Un libro quindi esaustivo e imperdibile, per capire ancora una volta che la letteratura non è fatta di alto e  basso, ma di maestri che hanno saputo rielaborare e confrontarsi con archetipi sempiterni dell’animo umano, come la vita e la morte, e la soglia fantastica e inquietante che c’è tra le due.

:: Paranoia di Shirley Jackson (Adelphi 2018) a cura di Nicola Vacca

13 dicembre 2018
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Il mondo interiore di Shirley Jackson è stato sempre popolato dai fantasmi. La scrittrice americana, morta a soli quarantotto anni, è stata definita la maestra di Stephen King.
Tutti i suoi romanzi e i racconti contengono elementi psicotici e la sua scrittura fa venire i brividi.
Ma sono molti i registri con cui la Jackson si è cimentata. Leggendo Paranoia, recentemente pubblicato da Adelphi nella traduzione di Silvia Pareschi, si scoprirà che la scrittrice sa essere ironica, comica e dotata nella sua scrittura di una vena fertile di umorismo.
Paranoia è un libro davvero utile per conoscere da vicino la grande scrittrice americana.
È una raccolta di scritti che contiene racconti inediti o pubblicati su riviste, testi umoristici sulla storia della sua famiglia e una serie di articoli brillanti sul mestiere di scrivere.
Ironia, leggerezza, terrore e angoscia. In questo libro ci sono tutti gli elementi per conoscere a fondo Shirley Jackson.
Paronoia, a mio avviso, dovrebbe essere letto prima di avventurarsi nelle pagine dei suoi romanzi.
È lei stessa che conduce il lettore nel suo mondo, aprendo le porte a tutto quelle possibilità sospese tra il brivido e la follia che la sua scrittura, attraverso le storie che inventa, suggerisce.
L’incubo che vive Mr. Halloran Beresford nel racconto che dà il titolo al libro mette addosso i brividi. Tutto quello che accade al protagonista dopo una piacevole giornata d’ufficio ci porta ai confini di una realtà in cui l’inverosimile, l’assurdo, l’incubo e l’angoscia deflagrano dando vita a una trama che tiene i lettori legati alle pagine con un forte senso di inquietudine.

«Trovo molto difficile distinguere tra vita e finzione. Sono una scrittrice che, per una incredibile serie di coincidenze, si trova seduta alla macchina da scrivere per poche ore al giorno, visto che trascorro il resto del tempo a passare l’aspirapolvere sul tappeto del soggiorno, a portare i figli a scuola o a cercare qualcosa di nuovo da preparare per cena».

Così si presenta Shirley Jackson in Come scrivo, un articolo in cui la scrittrice sottolinea come le sue storie nascano dallo stretto rapporto tra la letteratura e la vita.
In queste pagine ci confida come le sue storie prima di scriverle se le racconta per tutto il giorno mentre è occupata dal quotidiano in quelle cose che non richiedono grandissima capacità immaginativa.
Paranoia è un libro sorprendente che ci rivela tutto il mondo di Shirley Jackson, una donna (e una scrittrice) talmente interessata alla realtà che ha bisogno di credere ai fantasmi.

Shirley Jackson nata nel 1916 a San Francisco,  è oggi riconosciuta come una delle autrici più incisive del gotico americano: Stephen King la cita tra i suoi maestri, Joyce Carol Oates è una grande ammiratrice. Jackson scrisse gran parte dei suoi racconti dell’orrore negli anni Cinquanta e Sessanta, ma in vita conobbe una certa notorietà solo per gli articoli di economia domestica e i ritratti di vita famigliare pubblicati su riviste femminili, oltre che come moglie del critico letterario Stanley Edgar Hyman, professore al Bennigton College. Morì nel 1965.

Source: libro inviato dall’editore al recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.