Archive for the ‘Riflessioni’ Category

:: Mi manca il Novecento: L’irregolare e mai banale Arpino a cura di Nicola Vacca

28 settembre 2021

Giovanni Arpino era un gran personaggio. Scrittore, giornalista, un irregolare ironico mai banale un grande inventore di storie che amava tenersi lontano dalle consorterie dei salotti letterari.
Diceva sempre di appartenere alla classe degli anarchici borghesi, moderno e europeo con retaggio risorgimentale e un pessimismo della ragione correggibile solo attraverso il dovere.
Nato nel 1927, Arpino fu scoperto da Elio Vittorini. Giacinto Spagnoletti scrive che già dal primissimo racconto egli ha saputo sempre servirsi di un meccanismo di scrittura perfetta, lubrificato come una macchina utensile.
Era impossibile inquadrare in una definizione lo scrittore Giovanni Arpino.
Siamo di fronte a un narratore che nei suoi romanzi è stato sempre uno scrittore perfetto.
Con la sua scrittura si mostra sempre libero, si tiene alla larga dal paludato mondo letterario e dalle sue convenzioni. Questo è uno dei motivi per cui il nome di Arpino è sparito per molto tempo dagli scaffali delle librerie. Egli è uno dei migliori scrittori del secondo Novecento e ha ragione Guido Piovene quando dice: «Non riesco a trovare nemmeno un nome di uno scrittore contemporaneo da mettere vicino ad Arpino».
La suora giovane
è il libro che nel 1959 gli dette la notorietà, un romanzo affascinante per la perfetta tenuta della narrazione difficile. Montale in un elzeviro sul Corriere scrisse che il libro era un capolavoro.
Seguirono Un delitto d’onore, Una nuvola d’ira e L’ombra delle colline. Libri in cui il letterato tra introspezione e analisi sociale sottopone la propria scrittura a un onesto esame di coscienza da cui si evince sempre il desiderio di essere libero dai condizionamenti, perché per Arpino fare letteratura prima di tutto significa torturare le parole. Quello che conta è raccontare, scrivere per sentirsi vicini alle proprie lontananze di uomini.

«La letteratura di Giovanni Arpino discende dalla cronaca, è la cronaca a fornire i temi, evita le fughe nei secoli passati, affronta la condizione umana del suo tempo e ne dà una testimonianza poetica sulla pagina. Arpino era uno scrittore borghese che raccontava una città borghese ma che era sensibilissimo alle condizioni sociali altre». 

Così scrive Bruno Quaranta che allo scrittore ha dedicato un bellissimo saggio dal titolo Stile Arpino. Una vita torinese.
Randagio è l’eroe esce nel 1972. Questo romanzo breve rappresenta una svolta radicale nella scrittura di Arpino.
Un romanzo picaresco, surreale e poetico che trasforma Giovanni Arpino in uno scrittore totale. Le vicende di Giuan, un artista ribelle ossessionato dall’ultima cena di Leonardo, che di notte diventa randagio e percorre le strade di Milano per imbrattare i muri di scritte d’amore. Questo straordinario e visionario personaggio utopico è un randagio che vuole insegnare agli uomini la bellezza e l’eroismo del bene.
Letto ancora oggi Randagio è l’eroe, tornato in libreria grazie a Lindau nel 2013, ci commuove e ci affascina per la condizione di verità e di nudità totali che ancora è capace di esprimere.
Vale la pena leggere e rileggere Giovanni Arpino, ironico, corsaro, anarchico.
«Era uno che viveva senza scarpe» disse di lui la moglie Caterina. Non c’è migliore definizione per uno scrittore che nella sua vita non ha mai voluto rinunciare alla sua libertà.
Arpino muore a Torino il 10 dicembre 1987. Oggi, nonostante ci sia un interesse editoriale intorno alla sua opera, lui è ancora un fantasma della letteratura.
Spetta ai lettori il compito di riportarlo in vita.

:: L’Imperatrice di Liliana Nechita (Fve Editori 2021) a cura di Giulietta Iannone

31 Maggio 2021

Con il passar del tempo la gente si diradava. Partivano, partivano per l’Italia o la Spagna. Non eravamo ben informati, ce ne rendevamo conto solo più tardi quando vedevamo l’erbaccia cresciuta davanti alle porte di coloro che erano partiti. Un giorno parlavo con la comare Săviţa che era dall’altra parte del recinto; aveva due ragazzi, uno in Austria e l’altro non ho mai saputo dove.
– Non senti la loro mancanza? Non li nomini quasi mai! O ti sei abituata?
– E che devono fare a casa? Quel pezzettino di terra lo lavoro da sola, non ho bisogno del loro aiuto, magari si trovano una sistemazione! Non hai visto quanti sono partiti? Guardati un po’ intorno! Da quella casa lì all’angolo è partito Toader, da quella di Ica è partito Marcel, da quella di Maria di Chioru è partito suo figlio, Ionel, da quell’altra casa, quella gialla, sono partiti tutti. Fai il conto, di sette case ne sono rimaste solo due «intere». La gente parte, uno tira l’altro, perché sono giovani e si dice che stiano molto meglio laddove vanno a finire.
Questa Italia era per me come un buco nero che ingoiava tutti. Non sapevo allora che più tardi avrebbe ingoiato anche me.

Una scrittura semplice e antica, quasi ipnotica, legata a una saggezza popolare cadenzata dalla natura, dal cambiare delle stagioni, dall’attenzione per le cose minime, minute, quotidiane caratterizza le pagine de L’imperatrice (Împărăteasa, Humanitas, Bucarest 2017) di Liliana Nechita, già autrice del fortunato Ciliegie amare edito in Italia con Laterza. Di madre lingua romena, da anni vive in Italia come badante, è il suo lavoro principale, e ha appreso per osmosi un italiano letterario, immaginifico e naïf. Dotata di una capacità linguistica eccellente Liliana Nechita cadenza il suo narrato sulla melanconia del ricordo, della memoria raccontandoci la storia di Olga, sua suocera, una semplice contadina, poco istruita, vittima della povertà, di un passato anche doloroso ma piena di saggezza, e con l’incedere di un Imperatrice. La Romania di Ceausescu, il comunismo reale ne emerge trasfigurato e lontano, perché la campagna, con il suo attaccamento alla terra e alle tradizioni è quasi isolato dalle grandi città come Bucarest, quasi un altro mondo. Una società matriarcale, in cui le donne lavorano la terra, costruiscono con le loro mani le case e si sposano per fuggire alla fame, non per amore, finendo spesso vittime di mariti alcolizzati e violenti. Nonostante questo le donne restano l’ossatura portante di queste società contadine anarchiche se vogliamo, arcaiche forse ma coese e solidali. Poi l’avvento dei fenomeni migratori ha spopolato i villaggi, e l’autrice guarda a questo con dolente rassegnazione, si parte per non tornare, per vivere nuove vite lontano dalle terre di origine, lontano dalle proprie radici in Italia, in Spagna, in Francia e questo spaesamento porta con se un lutto, una frattura che trasfigura il passato con i colori del rimpianto e dell’affetto. Sincera, diretta, buffa la scrittura di Liliana Nechita incanta e affascina, perché sono forti anche in Italia le radici contadine, che l’industrializzazione e il progresso non hanno del tutto estirpato. I cibi semplici, la polenta condivisa con un fiasco di vino nuovo, la cadenza delle feste religiose come la Pasqua o il Natale, il profumo dei cibi cucinati la domenica, l’attaccamento alle fiabe e alle leggende non solo alle superstizioni. C’è tanta nobiltà nelle pagine di questo libro, nobiltà autentica, e speranza. Se un mondo scompare vive nella memoria, con umile comprensione, legittimando vissuti a cui si dà poco conto, poco valore. E Liliana Nechita ci ricorda quanto ci sbagliamo, perché la felicità sta nelle piccole cose anche quando non immaginiamo neanche di poterla ottenere. Una saga familiare dunque capace di portare alla luce la memoria di chi abbiamo amato, di chi abbiamo rispettato ed è stato per noi modello di vita. Con riconoscenza e autentica umanità.

Liliana Nechita è nata nel 1968 in Romania e vive in Italia da più di 15 anni. Esordisce nel 2013 con un libro sul drammatico fenomeno migratorio delle donne e delle madri romene, Cireşe amare, che ottiene grande attenzione da parte del pubblico e della critica, pubblicato in Italia nel 2017 dall’editore Laterza col titolo Ciliegie amare. Nel 2013 le viene conferito il Premio Donna dell’anno per la promozione e la difesa dei diritti delle donne. Tra i suoi libri, caratterizzati da forti tematiche sociali e impegno civile, ricordiamo L’imperatrice (2016; prima ed. italiana fve, 2021), Bambole di fango (2019) e Piccola mamma (2020), suo primo lavoro scritto in lingua italiana.

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo Anna dell’ufficio stampa dedicato.  

:: Nixon e il caso Watergate di Emanuele Federici

21 Maggio 2021

Tutto inizió nell’anno 1971. Nel 1971 uscirono infatti sulla prima pagina del New York Times dei documenti segreti che riguardavano l’allora presidente americano Richard Nixon, passati alla storia col nome di “pentagon papers”. La reazione del presidente fu quella di attivare una rete di spionaggio nei confronti dei suoi avversari politici, in particolar modo il Partito Democratico e i giornalisti. Venne quindi formato un gruppo segreto di esperti formato da agenti della CIA e dell’FBI, chiamato “gli Idraulici”, con lo scopo di spiare e in caso scassinare le abitazioni dei potenziali avversari politici. Il 6 giugno 1972 gli “Idraulici” riuscirono a entrare nella notte all’interno dell’edificio Watergate, dove era presente la sede del Partito Democratico, e a collegare microfoni e telecamere, per poter contrallore e gestire la campagna elettorale in corso d’opera. Il caso volle che gli agenti di Nixon furono scoperti da un sorvegliante dell’edificio, il quale avvertí le autoritá credendo ci fosse una rapina in corso. Ancora non si immaginava nemmeno lontanamente cosa stesse facendo Nixon. Per questo motivo la vicenda non diventó, per il momento, uno scandalo, e venne messa in secondo piano tra le pagine di cronaca, tanto che il caso venne affidato ad uno stagista poco esperto: Bob Woodward. Quest’ultimo riuscí a convincere i suoi superiori che si trattava di un evento di primo piano, e non solo di un semplice furto con scasso. Per questo motivo gli venne affiancato, per condurre le indagini, Carl Bernstein, un esperto giornalista investigativo. Dalle indagini fuoriuscivano dei contatti sempre piú espliciti tra gli Idraulici e la Casa Bianca, in particolare vi erano dei collegamenti diretti con il comitato di rielezione di Nixon. Nonostante ció nel 1972 Nixon vinse le elezioni contro il democratico McGovern e venne rieletto presidente degli Stati Uniti. La fortuna di Nixon stava nel fatto che McGovern fu con molta probabilitá il candidato piú a sinistra dell’intera storia elettorale americana, e ció creó non poca preoccupazione nell’opione pubblica. Ma nel frattempo le investigazioni continuano. Mark Felt, vice-direttore dell’FBI, capisce che qualcosa non quadra quando Nixon decide di nominare al vertice dell’FBI un suo collaboratore, Patrick Gray, con l’obiettivo di insabbiare le indagini. Per questo motivo Felt decise di mettersi in contatto con Bob Woodward e gli consiglió di monitorare gli scambi di denaro tra il comitato di rielezione di Nixon e la Casa Bianca. Ció serviva per scoprire se i contatti fossero diretti, e si iniziarono ad individuare questi contatti, con tanto di nomi e cognomi dei diretti interessati. Da questo momento in poi il processo sembró essere in discesa e Nixon fu messo alle corde. Quest’ultimo decise quindi di licenziare il procuratore speciale, e per farlo si rivolse al ministro e al vice-ministro della giustizia, ma questi ultimi si rifiutarono categoricamente, in quanto la democrazia impone al potere esecutivo di rimanere separato da quello giudiziario. Il presidente decretó quindi il licenziamento di entrambi e nominó un avvocato come ministro della giustizia, il quale licenzió il procuratore speciale. Tutto ció avvenne la sera del 23 ottobre 1973, e questo evento passó alla storia col nome di “strage del sabato sera”. Due giorni dopo, il 25 ottobre 1973 arrivarono a Nixon circa un milione di telegrammi di proteste popolari. Il mese successivo il presidente americano cercó di riappacificare le acque attraverso una conferenza stampa, ma risultó essere molto agitato, tanto da pronunciare una parolaccia, e provocó quindi l’effetto opposto di ció che si aspettava da questa conferenza, in quanto gli americani interpretarono la sua agitazione con la volontá di nascondere qualcosa. A questo punto Nixon rimase isolato, e a partire dall’estate del1974 vari ministri si dimisero dal suo governo. Venne a questo punto avviato un processo per messa in stato d’accusa contro di lui (Impeachment). Kissinger, il suo ministro degli esteri, gli consiglió caldamente di dimmettersi in quanto ormai lo scandalo era diventato troppo grande. Quindi il 9 agosto 1974 Nixon decise di dimettersi dal suo ruolo, e fu il primo presidente della storia degli Stati Uniti a compiere tale gesto. L’ormai ex presidente americano lasció il paese in uno stato catastrofico, tanto che si dovette fronteggiare una dilagante crisi economica, che arrivó anche in Europa, la piú grande dopo quella del ’29.

:: Senza colpa di Charlotte Link (Corbaccio 2021) a cura di Giulietta Iannone

30 marzo 2021

Come spesso accade la chiave per risolvere il caso si trova nel passato, perché nessun crimine resta mai davvero impunito e molti segreti portano a conseguenze molto spesso imprevedibili, e soprattutto la vendetta forse è uno dei sentimenti più devastanti, è così è anche per questo libro nuova opera di Charlotte Link, la Regina del thriller tedesco che ama ambientare le sue storie in Gran Bretagna. Dopo L’inganno, e La palude, ecco Senza colpa, (Ohne Schuld, 2020), tradotto dal tedesco da Alessandra Pretelli, edito da Corbaccio nella collana Top Thriller, terza indagine dell’investigatrice inglese Kate Linville che lascia Scotland Yard per prendere servizio al commissariato di Scarborough nello Yorkshire per lavorare assieme a Caleb Hale, l’unico poliziotto che crede davvero nelle sue, pur nascoste, potenzialità. Mite, schiva, per nulla interessata a fare carriera, non ama le luci della ribalta, e lascia ai colleghi prendersi i meriti delle indagini che brillantemente risolve, e così quando gli ex colleghi di Scotland Yard come regalo di addio le regalano qualche giorno in un centro benessere vi si reca con il suo migliore amico in treno, e proprio durante il viaggio una donna viene minacciata da un uomo armato che la insegue per gli scompartimenti, Kate interviene e salva la donna a costo di una ferita di striscio. È l’inizio di un’indagine complessa e difficile che porterà a collegare il caso a quello di un’insegnante che ama fare giri in bici e una mattina viene sbalzata in aria a causa di un cavo teso sulla strada da uno sconosciuto, e anche qui viene esploso un colpo di pistola, che stranamente è la stessa con cui era stata accidentalmente ferita Kate sul treno. Apparentemente non c’è un legame tra le due donne aggredite, non si conoscono, hanno vite molto diverse ma Kate intuisce che la donna del treno non le sta dicendo tutto e inizia caparbiamente a indagare. Per non contare del fatto che Caleb Hale suo futuro diretto superiore viene sospeso dal servizio per essere risultato con un tasso alcolico sopra la media dopo un delicato tentativo di mediazione con un uomo disperato barricato in casa vacanze con la sua famiglia, la moglie e due figlie (che alla fine uccide), così Kate si trova ad avere per nuovo capo Robert Stewart. Chi conosce i libri di Charlotte Link sa già che i suoi punti di forza sono la grande fluidità narrativa e la capacità di fare appassionare ai personaggi che tratteggia con molti particolari e approfondendone il profilo psicologico, mai banale o scontato. La complessità della trama sembra davvero rispecchiare la vita reale, dove molto spesso coincidenze, incontri inaspettati, menzogne e paure costruiscono scenari di pura tensione. Kate Linville è un personaggio interessante, non brilla per simpatia ma ha lati e caratteristiche piuttosto realistiche e umane, e poi è caparbia e determinata nello scoprire la verità e diradare la nebbia di bugie e segreti che avvelenano la vita di quella comunità. Charlotte Link ama proporci fatti apparentemente slegati che poi confluiscono in un’unica trama ben concatenata e questo è forse il segreto della grande suspence che riesce a creare. Un ottimo thriller, come sempre, forse caratterizzato da una maggior lentezza e una più centrale attenzione psicologica, ma sempre di buon livello.

Charlotte Link, nata nel 1963, è una delle scrittrici tedesche contemporanee più affermate. Deve la sua fama soprattutto alla sua versatilità: conosciuta inizialmente per i romanzi a sfondo storico, ha avuto molto successo anche con i thriller psicologici, tanto che ogni suo nuovo libro occupa per mesi i primi posti delle classifiche tedesche. In Italia Corbaccio ha pubblicato «La casa delle sorelle», «La donna delle rose», «Alla fine del silenzio», «L’uomo che amava troppo»; «La doppia vita»; «L’ospite sconosciuto»; «Nemico senza volto»; la trilogia «Venti di tempesta», «Profumi perduti», «Una difficile eredità»; «L’isola»; «L’ultima traccia»; «Nobody»; «Quando l’amore non finisce»; «Il peccato dell’angelo»; «Oltre le apparenze»; «L’ultima volta che l’ho vista» e «Giochi d’ombra» (tutti anche in edizione TEA). 

Source: libro inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo Valentina dell’Ufficio Stampa Corbaccio.     

:: L’abbandono: il sottile filo che collega Shakespeare a Eduardo a cura di Lorenzo Romano

30 novembre 2020

Si potrebbe chiudere al volo l’articolo, senza farlo neanche iniziare, con la frase che regna in ogni dove da un po’ di secoli a questa parte: “Essere o non essere”.
Troppo facile, ma anche poco chiaro, se vogliamo, poiché sotto al ponte che collega, e divide, l’essere e il non essere ne passa davvero tanta di acqua.
Vi è un sottile filo che lega uno dei re del teatro italiano al Bardo.
Quel sottile (che poi in realtà è bello spesso, altro che sottile) filo che non dà scampo all’uomo che si interroga: l’abbandono!

“Io mi vergogno di appartenere al genere umano” dice Eduardo per bocca di Alberto Saporito in una delle sue opere più profonde “Le voci di dentro”, opera nella quale dissacra ogni tipo di essere umano: da chi, celato dietro al sacro velo dell’ipocrisia religiosa, predica bene e razzola male a chi affida la sua vita al pettegolezzo e al più che mai vivo desiderio di criticare l’altro al fine di ergersi al miglior esempio vivente (qualche secolo prima le Sacre Scritture consigliavano di premurarsi della trave propria più che della pagliuzza altrui, ma tutto ciò rientra nel discorso accennato dal titolo di questo articolo; questo è l’uomo, c’è ben poco da fare, l’ego vince sempre) fino a sottolineare quanto siano fragili i rapporti umani e quanto poco conti la coscienza nell’agire.
I capolavori di Eduardo non erano semplici operette da ridere, tutt’altro!
Con scenari e temi più che quotidiani distruggeva l’umano, lacerava l’animo con maestosa sagacia servendosi di parole semplici e comuni, anzi “diverse”, col dialetto, come a voler dire quanto sia incomprensibile la vita e quanto sia necessario evadere, scappare e trovar rifugio in un’altra lingua. 

L’ironia di Shakespeare era letale nei confronti dell’uomo: in ogni tragedia il pathos resta costante, ma costantemente cresce sempre più sino a raggiungere il punto più alto nel finale quando, come in ogni tragedia che si rispetti, muoiono tutti, o quasi tutti.
Il Bardo mette così a nudo la bassezza dei gesti umani che hanno così tanto proteso e stirato la vita dei soggetti fino a farli giungere ad un comune punto di non ritorno che consente loro, e ai lettori, di riflettere sull’inutilità e sulla meschinità di quei gesti.
“Strepito e furia”, sofferenza, brama di potere e di dominio, invidie, ego smisurato, pene da infliggere sempre all’altro e mai a se stessi, se non nel momento di morte.
Una forte condanna del genere umano e al genere umano, condanna che sottende un chiaro senso di distacco e di abbandono da parte del narratore. 
Un abbandono, un rifiuto e, al contempo, un voler elevarsi a soggetto diverso che non si riconosce e che, però, non sa collocarsi.

Il filo, come detto, è tutt’altro che sottile, è bello forte, resistente e diretto: a distanza di secoli due Maestri si ritrovano, accomunati in questo stato di abbandono, in un limbo raggiunto a furia di evidenziare tutto quello da cui hanno sempre cercato di scostarsi, di prendere le distanze e che han condannato con somma eloquenza dall’alto della postazione privilegiata di un meritato piedistallo.
Nonostante tale limbo e tale piedistallo, non raggiungono certo il significato ultimo, non trovano la soluzione, non resta loro altro se non abbandonarsi all’oblio del nulla, ma lo han potuto fare poiché hanno raggiunto un punto che li ha differenziati, com’è giusto che sia per ogni poeta, dai loro non simili e che li ha portati ben oltre i confini dell’eternità!

:: 900 mila visualizzazioni!

13 novembre 2020

E così siamo arrivati a 900 mila visualizzazioni, grazie a tutti! Se Liberi ha continuato a esistere è anche grazie a voi, voi tutti, che continuate a leggerci. Sembra una frase fatta ma è vero, soprattutto in questo momento. Ci ricorderemo tutti del 2020, tutti coloro che ce la faranno, e ci ricorderemo di tutti gli amici che stiamo lasciando sul cammino. Il 2020 è un anno davvero terribile per tutto il mondo. Speriamo di farcela, speriamo di vedere il 2021, e che soprattutto questa Pandemia finisca presto per il bene di tutti. Noi ci diamo appuntamento per il milione di visualizzazioni il prossimo anno. Quando si ha un obiettivo per cui lottare e vivere tutto resta complicato ma almeno la speranza ci dà la forza di alzarci al mattino. Un forte abbraccio!

:: Novembre è il nuovo dicembre

8 novembre 2020

Liberi di scrivere aderisce alla campagna dell’Associazione Italiana Editori (AIE) e librai (ALI Confcommercio) per invitare i lettori ad andare in libreria il prima possibile, senza attendere le code di Natale.

I libri sono beni essenziali e le librerie restano aperte anche nelle zone rosse.

«Nella situazione di incertezza che ci circonda invitiamo gli italiani a non aspettare l’ultimo momento. Novembre è il nuovo dicembre, per usare lo slogan di una felice campagna dei librai americani, ripresa anche nel Regno Unito e in Olanda – sottolineano insieme il presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE), Ricardo Franco Levi e quello dell’Associazione Librai Italiani (ALI), Paolo Ambrosini -.

L’invito non deve farvi abbassare la guardia, sempre è raccomandato l’uso delle mascherine, del distanziamento e del gel igenizzante. Dove è possibile informarsi se le librerie fanno servizio a domicilio consegnandovi a casa i libri ordinati. Se anche ognuno di noi comprasse anche un solo libro nella libreria più vicina a casa sua, consentiremo a queste attività di sopravvivere e continuare a svolgere il loro ruolo essenziale per la comunità dei lettori.

I libri sono una medicina per l’anima altrettanto importante delle medicine per il corpo.

Se volete poi continuare a comprare i vostri libri sugli store online come Libreria Universitaria o Amazon nessuno ve lo vieta, ma perchè la filiera non si interrompa sono vitali anche i piccoli librai innestati nel territorio.

Io ho già in mente il libro che comprerò e anche la libreria dove farlo. Arriviamo preparati al Natale, sempre secondo le nostre possibilità, regaliamo libri quest’anno, con circa 20,00 Euro trasmettiamo il nostro affetto e la nostra amicizia e nello stesso tempo non graviamo troppo sul salvadanaio.

:: Come avvicinare i bambini e i ragazzi ai classici della letteratura a cura di Giulietta Iannone

23 Maggio 2020

Per avvicinare i bambini e i ragazzi ai grandi classici della letteratura mondiale Gallucci Editore ha dato il via a una collana “Stelle polari” – Le grandi storie per le prime letture, libri impaginati con particolari accorgimenti che facilitano la lettura “dyslexia friendly”.
La collana racchiude due serie di titoli: Comincio a leggere indicata per bambini dai 5 ai 6 anni, con lo stampatello maiuscolo per i primi passi e Leggo da solo per bambini dai 6 ai 7 anni il testo è sia in maiuscolo che in minuscolo per i primi progressi.
Per ora sono disponibili quattro volumi illustrati: Capitani coraggiosi di Rudyard Kipling, La piccola Fadette di George Sand, Tarzan delle scimmie di Edgar R. Burroughs e Ben Hur di Lew Wallace.
Uno più bello dell’altro, da collezionare tutti, utili in verità non solo ai bambini ma anche a chi si avvicina per la prima volta alla nostra lingua e vuole fare esercizi di lettura. Le storie sono classici immortali, entrati ormai nell’immaginario comune, che ora i più piccoli potranno conoscere anche grazie coloratissime e buffe illustrazioni che ne riassumono i passaggi salienti e passo passo aiutano nella comprensione del testo.
Il primo volume Capitani coraggiosi,  per bambini dai 5 ai 6 anni, raccontato da Valeria Marchionne e illustrato da Chiara Nocentini è un classico dell’avventura che ci narra la storia di un ragazzo, Harvey, dapprima viziato e prepotente ma poi in seguito a mille vicessitudini stenterete a riconoscerlo. Una storia di mare, di crescita personale e di coraggio.
Il secondo volume La piccola Fadette, per bambini dai 5 ai 6 anni, raccontato da Irma Staderini e illustrato da Valentina Belloni, è la storia di una bambina allevata dalla nonna da tutti in paese considerata una strega perchè cura le persone con le piante. Crescendo si innamora di Landry il figlio di un povero contadino ma non sarà così facile coronare il suo sogno d’amore.  Una storia di intraprendenza femminile, di fiducia nei buoni sentimenti, di riscatto e che insegna a non farsi ingannare dalle prime impressioni.
Il terzo volume Tarzan delle scimmie, per bambini dai 5 ai 6 anni, raccontato da Teresa Porcella e illustrato da Barbara Bongini, è la storia di un bambino che vive nella giungla allevato da una scimmia di nome Kala. Ma un giorno, grazie ai libri, scopre il mondo degli uomini.
Infine il quarto volume Ben Hur, per bambini dai 6 ai 7 anni, raccontato da Zena Roncada e illustrato da Mattia Cerato, narra la storia di un ragazzo, nato a Gerusalemme ai tempi della nscita di Gesù,  accusato ingiustamente, imprigionato e ridotto in schiavitù. Sarà lunga e piena di pericoli e avventure la strada per riconquistare la libertà.

Lee Wallace: (Brookville, Indiana, 1827 – Crawfordsville, Indiana, 1905) scrittore statunitense. Generale durante la guerra civile, fece parte della corte marziale che processò i responsabili dell’assassinio di Lincoln. La sua fama di narratore è legata a Ben Hur (1880), una complessa vicenda romanzesca ambientata all’epoca di Cristo, che s’impose come uno dei primi bestseller a soggetto storico.

Edgar R. Burroughs Dopo aver frequentato diverse scuole private si arruola nella U.S. Cavalry, per poi cimentarsi con scarsi risultati nelle professioni di minatore, poliziotto ferroviario e venditore. Burroughs arriva anche a meditare il suicidio ma fortunatamente la pubblicazione del suo primo libro nel 1912, il romanzo fantascientifico Sotto le lune di Marte, lo fa desistere. Apprezzato dal pubblico, il romanzo diventa il primo titolo del “ciclo marziano”. La fama arriva però nel 1914 quando esce Tarzan delle scimmie, primo romanzo di una lunga serie fortunata. Il personaggio dell’uomo-scimmia si impone immediatamente all’immaginazione del pubblico, così da portare lo scrittore a dedicarsi completamente al genere della letteratura popolare.
Burroughs ha saputo offrire storie d’avventura ed evasione a un pubblico provato dalla guerra mondiale, mescolando sapientemente nostalgia per il passato coloniale e attrazione verso il mistero. La fantascienza di Burroughs è illogica, irrealistica ed esagerata, ma con la capacità di coinvolgere e far affezionare facilmente i lettori.
Negli ultimi anni della sua vita, Edgar Rice Burroughs si dedica soprattutto alla politica. Muore nel suo ranch il 19 marzo 1950.

George Sand, pseudonimo di Amantine Aurore Lucile Dupin, più tardi baronessa Dudevant (1804 – 1876).
È una scrittrice e drammaturga francese.
Ricordata spesso per il suo anticonformismo e per le relazioni che intrattenne con lo scrittore Alfred de Musset e con il musicista Frederyk Chopin, George Sand è oggi considerata tra le autrici più importanti e prolifiche della storia della letteratura.
Tra i suoi scritti più noti, ricordiamo almeno Indiana, Lélia, La palude del diavolo, François le Champi e I maestri suonatori, il cosiddetto “ciclo campestre”. Scrisse inoltre un’autobiografia, Histoire de ma vie.

Rudyard Kipling trascorse la prima infanzia in India dove il padre, J. Lockwood Kipling, esperto d’arte e pittore egli stesso, era conservatore del museo di Lahore. Nel 1871 fu mandato in Inghilterra, a Southsea, presso una parente anziana: vi passò anni di solitudine e di infelicità, dai quali prenderà più tardi spunto per un celebre racconto, Bee bee, pecora nera (Baa, baa, black sheep, in Wee Willie Winkie…, 1888). Nel 1878 K. entrò nello United Service College di Westward Ho, Devonshire, che K. descriverà nei realistici racconti di Stalky e Soci (Stalky & Co., 1899). In India tornò nel 1882 come giornalista; è a questo periodo che risale l’assunzione dei temi e degli interessi che diventeranno caratteristici dello scrittore, come il rapporto tra i dominatori bianchi e la popolazione indigena, la funzione civilizzatrice dei britannici (il famoso «fardello dell’uomo bianco»), Le prime prove narrative: Tre soldati (Soldiers three) e Racconti dalle colline (Plain tales from the hills), entrambe apparse nel 1888, che diedero notorietà al nuovo scrittore prima ancora del suo rientro in patria nel 1889. Ma una vera popolarità K. l’ottenne con le Ballate di caserma (Barrack-room ballads, 1892), testi poetici miranti a definire il significato politico ed etico dell’azione inglese in India, ma spesso più liberamente aperti (come poi i capolavori kiplinghiani) all’esaltazione della libertà e della creatività individuale. I massimi risultati di K. si ebbero con i due Libri della giungla e specialmente con un altro romanzo, Kim (1901).  I libri della giungla celano sotto le strutture della fiaba un originale impianto ideologico, che mette a fuoco il problema del rapporto dell’individuo con la società e del primato della legge morale sugli impulsi esistenzial. A tanta ampiezza tematica corrispondono soluzioni stilistiche che conciliano felicemente la scioltezza narrativa e la compattezza formale. Nel racconto, un genere coltivato lungo tutto l’arco della sua carriera, queste qualità toccano vertici assoluti, sia nelle già citate raccolte giovanili, sia in quelle della maturità.  Quanto alla sua opera poetica, popolarissima fino circa agli anni Venti e poi trascurata dalla critica, rivela oggi, grazie anche alla lettura che ne diede Th.S. Eliot, notevoli pregi: il ritmo vigoroso, che riecheggia spesso le severe cadenze degli inni metodisti, l’abilità nell’uso del metro della ballata, e una sincerità nell’esprimere la propria visione degli eventi e degli uomini che non a caso provocò qualche risentimento nella regina Vittoria (La vedova a Windsor, The widow at Windsor). Da: Enciclopedia della letteratura, Garzanti 2007

Source: libri inviati dall’editore, ringraziamo Marina dell’ufficio stampa Gallucci.

:: L’arte di vivere dei benedettini di Anselm Grün (Edizioni San Paolo 2019) a cura di Giulietta Iannone

9 aprile 2020

L'arte di vivere dei benedettini

Clicca sulla cover per l’acquisto

Facciamo alcune riflessioni sul significato della parola philoxenia, hospitalitas, ospitalità. Lo xenox (lat. Peregrinus, hospes, hostis) è il forestiero, l’estraneo, che può diventare un nemico.
Ma anche tramite l’amore, ospite (hospes). Il forestiero vive lontano dal suo paese e dipende dall’amore e dalla protezione degli altri. A differenza del comune amore per il prossimo, dall’amore per gli amici, i figli e i genitori, la philoxenia (hospitalitas) è l’amore rivolto agli estranei.
Philoxenia è il movimento con cui ci avviciniamo alla persona che non conosciamo per cercare un’intesa, la accogliamo, così che grazie al nostro amore e alla nostra amicizia diventi un amico. Questo amore supera il divario che i sentimenti naturali suscitano in noi verso ciò che è estraneo. Gli estranei diventano amicaci questa è hospitalitas. Non è un rapporto economico, che implica comprare e pagare qualcosa, ma consiste nel donare e accogliere i doni degli altri.

Questo brano è tratto da Affinché un estraneo diventi un amico di Aquinata Bockmann, all’interno del capitolo L’ospitalità benedettina. Tutti gli ospiti che giungono in un monastero siano ricevuti come Cristo del volume L’arte di vivere dei benedettini, aneddoti e citazioni raccolte da Anselm Grün, edito in Italia da Edizioni San Paolo. Un libro ricco di riflessioni e meditazioni, sia spirituali che di buon senso pratico, che ci accompagnano nella ricca mistica benedettina.
La Regola di san Benedetto da Norcia, monaco cristiano nato circa nel 480, acquista nuova vita e può essere di aiuto anche a noi laici, specie in questo periodo di incertezza e difficoltà.
Ogni capitolo è preceduto da brani della Regola e poi dalle riflessioni di santi e commentatori cristiani, che Anselm Grun ha raccolto seguendo un filo logico e spirituale che arricchisce il lettore. Pregare, Ascoltare con il cuore, L’amore di Dio, La fiducia in Dio, Il lavoro, Umiltà, Obbedienza, Purezza di cuore, I fratelli si servano a vicenda, Lectio divina, Ospitalità benedettina, La Pax benedectina, Il silenzio, Vivere in comunità, La giusta misura e il dono del discernimento. Tutto concorre ad accrescere spiritualmente il lettore, a rafforzare lo spirito, donando pillole di saggezza che fanno bene all’anima, infondono fiducia, e rasserenano il cuore. Così siamo più forti e temprati anche ad affrontare disagi e difficoltà. Chiude la raccolta un puntuale apparato bibliografico.
È un libro da leggere e conservare sul proprio comodino, rileggendo i passi che più ci hanno colpito, o aprendo il libro a caso e leggendo cosa troviamo. Metodo infallibile per affrontare i testi religiosi, e spirituali. Insomma lasciamo fare allo Spirito Santo e troveremo il cibo di cui la nostra anima necessita.

Poi ci tengo inoltre a segnalarvi che Anselm Grun ha un legame speciale con l’Italia, e ha voluto fare un dono ai suoi lettori italiani: uue testi inediti per la Settimana Santa, donati gratuitamente.

Celebriamo il Triduo Pasquale in famiglia e Celebriamo la Via Crucis in famiglia sono disponibili gratuitamente, sul sito dell’iniziativa La Chiesa è viva: famigliacristiana.it/chiesaviva.

Al seguente link We-Transfer https://we.tl/t-DOxAvxwVCH è invece possibile scaricare il video-messaggio con gli auguri di Pasqua di Grün, assieme al testo con la traduzione del messaggio dal tedesco all’italiano.

Anselm Grün è monaco nell’abbazia benedettina di Münsterschwarzach (Germania). Dopo aver compiuto gli studi filosofici, teologici e di economia aziendale, dal 1977 è “cellerario”, ossia responsabile finanziario e capo del personale dell’abbazia di Münsterschwarzach. Apprezzato consigliere e guida spirituale, è attualmente tra gli autori cristiani più letti al mondo. Tra le pubblicazioni per le Edizioni San Paolo ricordiamo: Per vincere il male. La lotta contro i demoni nel monachesimo antico (20062); Lottare e amare. Come gli uomini possono ritrovare se stessi (20072); Regina e selvaggia. Donna, vivi quello che sei! (2005); La gioia dell’armonia (2005); La gioia della gratitudine (2005); La gioia dell’attenzione (2006); La gioia dell’incontro (2006); La gioia della salute (2007); La gioia di chi si contenta (2007); La gioia dell’amore (2007); La fede dei cristiani (2007); Il libro delle risposte (2011); Autostima e accettazione dell’ombra. Come ritrovare la fiducia in se stessi (2018); I dieci comandamenti. Segnaletica verso la libertà (2019); La vera felicità. Come realizzare il potenziale presente nella nostra anima (2019).

Source: inviato dall’editore. Grazie ad Alessandro dell’ufficio stampa Edizioni San Paolo.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

Nota: disponibile anche in ebook, in alternativa scegli il punto di consegna e ritira quando vuoi.

:: Qui Radio Londra

22 marzo 2020

Radio LondraAmici blogger, amici lettori,

stiamo combattendo una “guerra” che si combatte non solo sul fronte sanitario, ma anche su quello psicologico, spirituale e morale. Noi stiamo conducendo la “resistenza” su questo secondo fronte, non meno importante del primo. Per cui invito tutti a “non smettere di leggere”, lo so è difficile, mille pensieri ci turbinano nella mente, ansie, preoccupazioni, paure, ma leggere resta un’attività che possiamo fare tutti, che apporta grandi benefici, anche contro l’ ansia e la depressione, nemici forse ancora più insidiosi di un virus. C’è la meditazione, la preghiera, l’attività fisica, l’ascolto di musica, la visione di film, documentari, serie televisive, ma la lettura ha un qualcosa in più, vi difende, vi fortifica, permette alla vostra mente di creare quegli anticorpi che vi serviranno in questi giorni difficili. I libri diventeranno presto molto simili ai veri amici, quindi cercate di leggere qualche pagina ogni giorno, col passare del tempo una pagina diventerà due pagine, tre pagine. Negli attimi di pausa, quando potete dedicare tempo a voi stessi, la compagnia dei libri vi ricaricherà le pile, come si suol dire. La mente è creativa, immagina, vede oltre al tempo contingente e ci proietta al di là, quando questa emergenza sarà finita e dovremo ricostruire il nostro mondo. Questa granitica certezza vi accompagni in questi giorni dove tutti insieme, in ogni angolo del mondo, siamo chiamati a combattere la stessa battaglia. Io nel mio piccolo, con il mio blog, cercherò di andare avanti, fin che le forze me lo consentiranno. Un saluto a tutti.

Blogger friends, reader friends,

we are fighting a “war” that is being fought not only on the health front, but also on the psychological, spiritual and moral front. We are conducting “resistance” on this second front, no less important than the first. So I invite everyone to “don’t stop reading”, I know it’s difficult, a thousand thoughts swirl in our minds, anxieties, worries, fears, but reading remains an activity that we can all do, which brings great benefits, even against the anxiety and depression, perhaps even more insidious enemies of a virus. There is meditation, prayer, physical activity, music listening, watching movies, documentaries, television series, but reading has something more, it defends you, strengthens you, allows your mind to create those antibodies that you will need in these difficult days. The books will soon become very similar to real friends, so try to read a few pages every day, as time goes by, one page will become two pages, three pages. In the moments of pause, when you can devote some time to yourself, the book company will recharge your batteries, as they say. The mind is creative, it imagines, it sees beyond contingent time and projects us beyond, when this emergency is over and we will have to rebuild our world. This rock-solid certainty shall accompany you in these days where all together, in every corner of the world, we are called to fight the same battle. I in my small way, with my blog, I will try to go on, as long as the forces allow me. Hello everybody.

:: 19 marzo, Festa del papà

10 marzo 2020

1

Si avvicina il 19 marzo, Festa del papà. Quest’anno, forse più di altri anni, i nostri papà hanno bisogno di sostegno. O perchè hanno i figli lontani, magari andati per lavoro o per studio fuori dall’Italia, o a causa della mancanza di lavoro e delle difficoltà economiche. O perchè sono anziani, magari malati. È importante davvero fargli sentire che gli vogliamo bene, magari con un libro. Un libro d’arte, di fotografia, di viaggi. O un romanzo, ce ne sono di molto belli usciti in questi giorni. Non avete che l’imbarazzo della scelta, ogni figlio conosce al meglio i gusti dei propri papà. Penserete voi che una piccola cosa, ma vi assicuro che non lo è.

:: 800 mila visualizzazioni!

21 novembre 2019

cake

Grazie! Non so che altro dire. Liberi di scrivere nacque quasi per caso nel 2007, non certo come rivista online, ma molto in sordina, senza mezzi, come un’archivio in cui raccogliere le interviste fatte. Poi da quel momento ha quasi iniziato a vivere di vita propria. Quindi grazie di leggerci ogni giorno. Spero che un giorno diventi anche una rivista letteraria, di carta con racconti, interviste, recensioni, contributi dei lettori, presentazioni e una rubrica di poesia. Ma anche come blog non ce la caviamo male, e tali resteremo. E finchè ci leggerete avremo un motivo per essere online tutti i giorni. Grazie!