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:: Leggere o non leggere di Jimmy Liao (Edizioni Gruppo Abele 2019) a cura di Giulietta Iannone

16 maggio 2019

Jimmy LiaoLe piccole librerie stanno lentamente perdendo importanza e le persone che un tempo amavano intrattenersi tra i loro libri le frequentano sempre meno. Un libraio, appassionato bibliofilo, chiede al figlio di radunare i suoi amici per capire insieme a loro se i ragazzi amano ancora comprare libri e  leggerli. Il libraio ha preparato per l’incontro molte citazioni famose sui libri, nella speranza che tutti possano condividere la bellezza della lettura. Ma i partecipanti non sono certi di pensarla allo stesso modo: gli adulti con tutte le loro convinzioni, i ragazzi con tutta la loro fantasia. Si apre così una grande, divertente e profonda disputa sull’eterno dilemma: leggere o non leggere?

Proprio nella settimana della disputa librai vs bookblogger (quanto sono inutili le stucchevoli contrapposizioni di questi tempi) ho avuto il piacere di leggere questo simpatico e divertente libro illustrato per ragazzi edito dalle Edizioni Gruppo Abele, una carrellata di citazioni da Marylin Monroe a Stephen King, passando per Franz Kafka e Voltaire, che portano i libri e la lettura al centro del dibattito culturale.

Come non sorridere leggendo:

Se andate a casa di qualcuno e non vedete libri, non andateci a letto!

– John Waters

O non commuoversi per:

Ma noi abbiamo bisogno dei libri che agiscano su di noi come una disgrazia che ci fa molto male, come la morte di uno che era pià caro di noi stesso, come se fossimo respinti nei boschi, via da tutti gli uomini, come un suicidio, un libro deve essere la scure per il mare gelato dentro di noi.

– Franz Kafka

Forse i bambini non capiranno il senso di tutte le citazioni, ma per loro ci sono i disegni bellissimi e colorati di Jimmy Liao. Ottima idea regalo, o da collezionare. Un libro per i momenti di sconforto, o per quando abbiamo un attimo di pausa e ci vogliamo immergere nel mondo di tanti illustri lettori del passato e del presente. Perchè anche gli scrittori sono lettori, e la lettura è un rifugio sicuro come la musica o la danza. A leggere si impara da piccoli, e poi è un amore che ci accompagna per tutta la vita.

Jimmy Liao laureato in arti figurative con una specializzazione in design, ha lavorato per diverse agenzie pubblicitarie prima di iniziare l’attuale attività di scrittore e illustratore. A partire dal 1998, Jimmy ha pubblicato 27 libri illustrati, caratterizzati da una straordinaria originalità e con trame dai mille risvolti. Con le sue storie ha creato uno stile del tutto originale costituito da un mix di immagini e linguaggio fresco e diretto. I suoi libri, tradotti in tutto il mondo, hanno venduto più di 5 milioni di copie tra Oriente, Europa e Stati Uniti; in particolare, Jimmy è diventato in poco tempo il più famoso autore di libri illustrati in Asia, suscitando entusiasmo in tutte le generazioni. Immergersi nei suoi lavori è come entrare nel mondo interiore di Jimmy: le storie, sempre originali, riflettono i temi della vita reale animati da colori vividi e dal magico realismo di racconti estremamente evocativi.

Source: libro inviato dall’Editore, ringraziamo Christian dell’Ufficio stampa Edizioni Gruppo Abele.

:: Fata e strega. Conversazioni su televisione e società di Carlo Freccero e Filippo Losito (Edizioni Gruppo Abele 2019) a cura di Giulietta Iannone

22 marzo 2019

9261734_3802586È uscito per Edizioni Gruppo Abele Fata e strega. Conversazioni su televisione e società, un agile volumetto che contiene un’interessante intervista a Carlo Freccero, dal novembre 2018 nuovo Direttore di Rai2, fatta da Filippo Losito, autore e regista torinese.
Un lungo botta e risposta che ripercorre, anche cronologicamente, la storia della televisione italiana, dall’eroico maestro Manzi e una visione pedagogica e verticistica del medium, per passare alla televisione commerciale degli anni Ottanta, dominata dall’audience che trasformò tutti i telespettatori in consumatori (dando anche un positivo input ai consumi e alla ricchezza procapite), fino a oggi con l’allegra anarchia portata da internet con l’avvento dei social network in cui tutti sembrano essere diventati di colpo influencer ossessionati dai follower.
Come è cambiata la TV? Come è cambiata la società? Come siamo cambiati noi? Tutti questi temi sono al centro di questo libro-intervista piuttosto originale, insomma le risposte di Freccero non sono affatto scontate, e sebbene non sia un testo di approfondimento, ci sono numerosi spunti di riflessioni che fanno capire come il medium televisivo non sia morto, ma sia ancora ricco di nuove potenzialità.
Carlo Freccero, sebbene con la sua aria da geniale scienziato pazzo, ha una vasta cultura e dimostra anche nei fatti e nei risultati raggiunti nella sua lunga carriera in Italia e all’estero, che la sua fama di massimo esperto internazionale di televisione non è infondata.
Io non amo molto la tv, ma di tanto in tanto guardo film, sceneggiati e documentari oltre ad alcuni programmi di informazione, per cui in un certo senso la questione tocca anche me e soprattutto l’uso che se ne fa di questo strumento è il vero problema etico e culturale che va approfondito penso un po’ da tutti.
Freccero da ragazzo degli anni ‘60 rivendica questo suo passato sessantottino in cui per la prima volta la cultura divenne davvero democratica e anche i ragazzi delle scuole tecniche e i figli di operai poterono entrare all’università, favorendo una positiva mobilità sociale e il successivo boom economico degli anni ’80.
È abbastanza critico con il modello americano di cultura e società, troppo classista e poco fluido, anche se la televisione commerciale degli anni ’80 arriva direttamente da oltre oceano e ha decretato il successo poi delle televisioni commerciali che tuttavia hanno anche qualche merito rendendo meno provinciale diciamo la società italiana. Pensiamo solo a un serial come “Dallas”, e io lo ricordo bene, era un’ appuntamento quasi sacro, le donne si truccavano e vestivano come Pamela, sognavano di andare in Texas, dove petrolio e dollari crescevano sugli alberi, insomma una specie shock culturale, quasi quanto per noi ragazzi i cartoni animati che arrivavano dal Giappone.
Un altro tema interessante è il ruolo della televisione nel cambiamento proprio biochimico del cervello dei telespettatori (per chi ama le neuroscienze sicuramente di interesse), bombardati da suoni e immagini quasi a ciclo continuo. E anche il potere di persuasione e di convincimento di questo medium, che forse più di altri, sicuramente più dei giornali, ha influenzato milioni e milioni di persone, sicuramente potere a cui sono molto sensibili i vari partiti politici una volta al governo.
Pure nell’epoca delle fake news e della guerra occulta tramite la disinformazione sistematica che sembra manipolare le coscienze, il classico l’ha detto la tv, è ancora una specie di testo sacro per molti. Freccero molte cose non le manda a dire e osserva in modo anche distaccato il cambiamento dei tempi e dei costumi, di cui con le sue scelte di palinsesto ha inciso in maniera non marginale. Ricordo sempre Maurizio Costanzo, un altro esperto di televisione, che diceva che i messaggi veicolati dalla tv sono amplificati e non ricordo le precise parole ma un attacco mediatico è un po’ come sparare a una formica con un bazooka, o qualcosa del genere.
Insomma vi consiglio di leggerlo, è breve, forse quando l’intervistato si dichiara populista storcerete un po’ il naso, ma credo anche io, come tutti i visionari che immaginano il futuro, che la democrazia diretta e partecipata sia la logica evoluzione della democrazia del domani (sempre se non finiremo in un’epoca di barbarie e dittatura), sebbene il non felice esordio, sotto gli occhi di tutti, di alcuni partiti politici oggi in Italia che proprio tentano questa strada ancora pionieristica, commettendo anche molti errori per inesperienza, e creando avversione in molti. Tutto un campo di studi politologico e sociologico da approfondire, non voglio certo impegolarmi in una discussione politica. Né Freccero lo fa.
Bene, buona lettura, e traete voi le vostre conclusioni.

Carlo Freccero è direttore di Rai 2. Nei suoi quarant’anni di attività ha attraversato tutte le fasi della televisione, dalla Tv commerciale, con Canale 5, Rete 4, La Cinq e Italia 1, al servizio pubblico, con France 2, France 3 e Rai 2, alla Tv satellitare, con RaiSat, per approdare alla Tv digitale con Rai 4. Insegna Comunicazione presso l’Università degli studi di Genova e collabora con diverse riviste specializzate.

Filippo Losito è autore e regista torinese. Ha scritto per la narrativa, il teatro e la televisione. Alla Scuola Holden di Torino è coordinatore del college Serialità & Tv e docente in Corporate Storytelling. Tra i suoi ultimi lavori: La stand-up comedy, Dino Audino, Roma, 2019.

Source: libro inviato dall’Editore, ringraziamo Christian dell’ Ufficio stampa Edizioni Gruppo Abele.

:: Hélder Camara. Il dono della profezia, Marcelo Barros, (Edizioni Gruppo Abele, 2016), a cura di Daniela Distefano

26 ottobre 2016
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Un libro su un santo è sempre causa di afflizione per chi deve elaborarlo. Si corre spesso il rischio di cadere nella retorica, negli elogi sperticati, nelle descrizioni simboliche, negli aneddoti metaforici, insomma: fa paura. Una paura giustificata se la persona raccontata è un santo scomodo che ha scandalizzato più i benpensanti che i peccatori. Hélder Camara fu uno di questi geni al servizio del Signore.
Marcelo Barros mette le mani avanti nel tratteggiarne la figura ed il pensiero.
Non è un libro nostalgico e legato al passato, non è nemmeno un reportage né una relazione degli incontri, è semplicemente una testimonianza: come interagì col mondo un uomo del Cielo.
Lo chiamavano “il vescovo rosso”, era spinto fino all’estremo verso i più bisognosi, fino alla rabbia di non poter raddrizzare il legno storto delle disuguaglianze tra esseri umani. Per dom Hélder il cristiano

<non è un uomo migliore degli altri, ma ha più responsabilità degli altri, perché aver incontrato il Cristo è la massima responsabilità>.

Oggi il suo credo in difesa del prossimo è diventato il motto di Papa Francesco, Una Chiesa povera per i poveri, e non è solo uno slogan. Una Chiesa che non soffre persecuzione, ma che gode dei privilegi e dell’appoggio della terra, non è la vera Chiesa di Gesù Cristo. Questo l’assunto dell’agire terreno di Hélder Camara. Possiamo poi essere persone buone, sognatrici e piene di fede, ma senza ingenuità. Lo diceva il Signore: Semplici come colombe, prudenti come serpenti.
Da dove parte dom Hélder nel suo cammino verso il distaccamento terreno?  La base era la sua fede.

<< Chi non può il meno, può il più>>,

scriveva  nel suo diario nel 1964.
Quando in quell’anno arrivò a Recife, il Brasile entrava in un periodo terribile di dittatura. I militari non rispettarono il processo democratico e presero il potere. Allora lo spettro del comunismo metteva in allarme la Chiesa più dell’armatura scintillante dei militari senza scrupoli.
Ben presto si comprese che il peggiore nemico dell’umanità non era il comunismo. Era l’ingiustizia, la miseria dei due terzi dell’umanità.
Se il mondo fosse giusto e la ricchezza ripartita meglio, non ci sarebbe comunismo.
Non serve predicare il Vangelo se la parola di Dio non cambia effettivamente le strutture del mondo.
Il Vangelo deve essere applicato in modo da trasformare questo mondo; un mondo diviso non in destra e sinistra, ma  in ricchi e poveri, che sono  la moltitudine.
Ecco la buona Novella divulgata da dom Hélder: eliminare il seme della disparità, rivoluzionare le menti abbandonando la lotta dell’uomo contro uomo. Seguire il tracciato di quell’unico essere umano che ha dato vera dignità alla nostra specie.
Senza la croce di Cristo, senza la sua Resurrezione, oggi saremmo tutti pesci parlanti, cani spaesati, gufi addormentati.
Nel maggio 2015, l’arcidiocesi di Recife, con il permesso del Vaticano, ha aperto il processo di canonizzazione di Hélder Camara, un vero santo di Dio.

Marcelo Barros è benedettino, biblista, teologo della liberazione e scrittore; tra i fondatori del CEBI (Centro studi biblici), assessore della Commissione Pastorale della Terra e delle Comunità ecclesiali di base.

Source: libro inviato dall’Editore al recensore. Ringraziamo Christian dell’Ufficio stampa delle Edizioni Gruppo Abele.

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