Archive for the ‘Risorse e Strumenti per blogger’ Category

:: Riforestiamo il pianeta: grazie a un motore di ricerca si può

18 settembre 2017

unnamedSempre grazie a un nostro lettore (non sono fantastici i nostri lettori) ho scoperto un nuovo motore di ricerca (insomma è del 2009 ma io non ne avevo mai sentito parlare) molto speciale. Usa l’ 80% dei suoi ricavi pubblicitari per fare una cosa straordinaria: piantare alberi.

Christian Kroll, il simpatico ragazzo della foto qui sotto, è il presidente e fondatore di questo motore di ricerca eco friendly. Rosita Rijtano di Repubblica l’ha intervistato a febbraio e se amate la natura, l’ecologia, l’ambiente e un futuro più sostenibile (anzi proprio solo un futuro) vi consiglio di fare qualche ricerca e vedere come Ecosia funziona.

ckTroppo bello per essere vero? Forse, non so dire, so solo che l’idea è grandiosa. Di quelle che cambiano davvero la storia, e la vita delle persone. Il ricavato viene rinvestito per piantare alberi, per dare lavoro ai contadini dei paesi più poveri che riforestano terre dove ce ne è bisogno. Più alberi, più aria pulita, meno frane e smottamenti, maggiore biodiversità. Cioè una idea così semplice e uno strumento così efficace sono un connubio davvero incredibile.

Ho provato a usarlo, si appoggia a Bing, e a ogni ricerca fatta, mi segnala un conta alberelli. Obiettivo: piantare un miliardo di alberi entro il 2020. Se credete al fatto che i cambiamenti climatici non esistano, (ma ormai pure Trump credo abbia seri dubbi) prendete questa notizia come una bizzarria, altrimenti informatevi, cercate notizie sulla rete, sui giornali, nei libri.

Per saperne di più dalla parte di Ecosia seguite questo link qui. Altrimenti c’è una voce su Wikipedia, e altri articoli sul web. Lo so non è Google, ma io salvo il link e qualche ricerca la farò sicuramente da loro.

:: Un’ intervista con Riccardo Esposito – Web writer freelance e blogger di My Social Web

15 settembre 2017
riccardo esposito

Photo Credits Davide Esposito

D: Ciao Riccardo, benvenuto su Liberi di scrivere e grazie per aver accettato questa intervista.
Iniziamo con le presentazioni, nell’ambiente dei web writer e dei copywriter sei una celebrità, ma per chi ancora non ti conoscesse, presentati, parlaci di te, è vero che vivi a Capri?

R: Ciao! Allora, mi chiamo Riccardo Esposito e sono un web writer. Ovvero una persona con un obiettivo semplice: scrivere. O meglio, scrivere nel miglior modo possibile. Ho lavorato in agenzie stampa e in web agency, poi ho deciso di aprire partita IVA e propormi come freelance. Prima ancora ho frequentato la facoltà di scienze della comunicazione a Roma, dove ho collaborato con la cattedra di Antropologia e Comunicazione Mediata dal Computer. Qui è nata la mia passione per la scrittura. E per la relazione con le persone che si trovano dall’altro lato del monitor.

D: Ti ho conosciuto, perlomeno virtualmente, leggendo il tuo blog My Social Web, ricco di spunti sia per i professionisti che per coloro che da blogger amatoriali, per hobby insomma, vogliono diventare professionisti. Come hai iniziato tu, quando hai capito che questo mondo faceva davvero per te?

R: Come ho già detto, nel corso degli anni universitari è nata la mia passione per la scrittura e per il blogging. In realtà c’è stato un episodio interessante che racconto sempre per capire e far capire l’importanza della specializzazione nel mondo della scrittura.
Frequentavo ancora la facoltà, quando un professore chiese di portare un lavoro scritto per integrare l’esame orale. Una sorta di tesina, un articolo scientifico. Io ero fiducioso, avevo fatto un buon lavoro. Almeno dal punto di vista dei contenuti. Ma il professore rimandò indietro il lavoro. Non perché scarso dal punto di vista dei contenuti ma illeggibile.
Era un muro di parole, giustificato, senza grassetto e spazi. Un’impresa leggere quelle pagine, e giustamente il professore ha valutato il concetto di qualità prendendo in considerazione anche l’esperienza utente. Ho chiesto spiegazioni, ho avuto informazioni sulle quali lavorare. E oggi eccomi qua, a ringraziare l’università italiana per avermi dato una traccia da seguire.

D: La gavetta si deve fare sempre in qualsiasi lavoro. Indicativamente, quanto dovrebbe durare?

R: Non esiste una fine, ma una consapevolezza. Adesso sai fare questo lavoro fino a un certo punto e puoi proporti come un professionista. In realtà la gavetta esiste sempre, cambia solo il livello ambito. Appena esci dall’università puoi muovere i primi passi, poi diventi un bravo professionista del tuo settore, poi inizi a fare formazione. Quindi devi imparare a muoverti in questo settore e fai la gavetta per diventare un bravo formatore. Non si finisce ma, solo se usi tutto questo percorso per migliorare.

D: La scrittura per il web ha regole ferree e peculiari, che ogni blogger professionista deve conoscere. Quali sono (perlomeno le principali) e quale è la più disattesa?

R: La buona scrittura online deve puntare alla semplicità. La regola principale coincide con quella più maltrattata: scrivere per farsi capire. Molti professionisti vedono la scrittura online come un esercizio, come un modo per gonfiare le pagine con testo più o meno utile. E si perde di vista l’obiettivo ultimo: comunicare. Sfruttando però il dono della sintesi, la capacità di raggiungere – con il minor sforzo possibile – l’obiettivo. Ovvero informare e/o emozionare, in base agli obiettivi.

D: Sei anche un docente e formatore, tieni corsi e offri consulenze a chi vuole migliorarsi e crescere. Come ti si può raggiungere? Ci sono moduli anche per le blogger più giovani, ma interessate al professionismo?

R: Ti confido un segreto: ho trovato la soluzione. La formazione costa, nel senso che un professionista deve far pagare al cliente una certa somma per trasferire le conoscenze. Conoscenze maturate, oggi, in 10 anni di esperienza sul campo. Però sto pensando a un corso di blogging video da vendere a un prezzo accessibile, soprattutto per chi inizia a lavorare in questo settore. In ogni caso la soluzione migliore è sempre quella di avere il professionista faccia a faccia, al proprio fianco: mysocialweb.it/corso-di-blogging

D: Cosa ne pensi del blogging prettamente letterario. Ci sono qualcosa come 300 (forse di più) piccoli blog, perlopiù amatoriali, tenuti in prevalenza da ragazze, ma ci sono anche ragazzi. Li leggi? Quali, perlomeno per modalità, apprezzi di più?

R: Non seguo questo genere ma posso solo dire questo: ben venga la scrittura sul blog. A prescindere dall’argomento, per me è decisivo fare in modo che un appassionato di letteratura usi il blog per scambiare idee e informazioni.

D: Sei autore di due manuali disponibili anche negli store online: Fare blogging: Il mio metodo per scrivere contenuti vincenti e Etno blogging per tribù digitali trasforma il tuo pubblico in una community: Sfrutta blog e social per diventare un punto di riferimento, ce ne vuoi parlare?

R: Sono due libri che si completano. Il primo (Fare Blogging) spiega cosa fare prima di pubblicare un progetto. Racconta come sfruttare al meglio il piano editoriale. Mentre il secondo (Etno Blogging) sottolinea l’importanza della community: trasformare il pubblico in una tribù, un insieme coeso e attento alle tue pubblicazioni. Ma soprattutto fedele. Sulla scrittura online non ho scritto niente di tecnico e specifico, ma non serve: ci sono i manuali di Luisa Carrada che svolgono al meglio questo lavoro.

D: La professione di blogger per molto tempo, almeno in Italia, non è stata presa sul serio. Oggi, grazie anche a persone serie come te, le cose stanno cambiando e sono cambiate. Dire di essere un blogger non ti classifica più come un ragazzo poco cresciuto che smanetta sul computer. I blogger vengono presi sul serio, vengono assunti dalle grandi aziende per curare i loro portali, blogger freelance lavorano in modo indipendente o per agenzie con contratti di tutto rispetto. In soli 10 anni insomma tutto è cambiato. Quale pensi sarà il futuro?

R: Continua specializzazione. Fin quando Google premierà i contenuti di qualità ci sarà sempre bisogno dei blogger. Prima bastava saper scrivere, oggi devi conoscere le tecniche del SEO copywriting, le dinamiche che si nascondono dietro ai social e le soluzioni per lavorare al meglio con l’email marketing.
Domani l’attenzione sarà per la creazione di contenuti diversi: già oggi l’attenzione sui video è alta, magari un giorno ogni blogger dovrà essere anche SEO expert o video maker. Non so, sto ipotizzando ma il futuro lo vedo proteso verso l’ampliamento delle conoscenze.

D: Avrei mille altre domande da farti, ma non voglio approfittare del tuo tempo. Per cui ti ringrazio e ti auguro di conseguire i traguardi professionali che ti sei prefissato.

R: Grazie. Un altro consiglio: non lasciare che siano gli altri a gestire la tua vita professionale. Trattati con rispetto, ammettere i propri sbagli è giusto ma non puoi continuare a considerare te stesso come l’ultima ruota del carro. Studia, impara e poi porta avanti i tuoi diritti.

:: Come scrivere (bene) una recensione online

7 dicembre 2016

bny

Premetto subito (meglio mettere le mani avanti, un cave canem non guasta mai) non è un post serioso, ne tanto meno brillantemente approfondito o di quelli che mettono la parola fine all’argomento. Non mi illudo di scrivere la Bibbia dei recensori, insomma. Ne tantomeno sono Harold Bloom. (Anche se giuro la tentazione di scrivere un ebook un po’ più corposo sull’argomento, con esempi pratici e tutto il resto, mi è venuta).

Allora mi chiederete perché lo scrivo? Già bella domanda. Innanzitutto perché scrivo recensioni ormai da una decina d’anni, e amo migliorarmi. Qualche segreto con gli anni comunque l’ho imparato, e infondo mi piaceva vedere nero su bianco uno schema, spero valido, a cui attenersi quando si cimenta con questa impresa. Iniziamo subito col dire che scrivere una recensione è un’arte, c’è chi c’è portato e chi no. Certo si può migliorare con la tecnica e l’esperienza, ma se si è proprio negati non bisognerebbe praticarla.

Da cosa si capisce se si è negati? C’è un criterio molto semplice, e anche se soggettivo, infallibile. Amate scrivere recensioni? Se la risposta è sì, perseverate e non arrendetevi agli ostacoli che troverete sul vostro cammino. Se è no. Beh, rivalutate l’arte del ricamo, dell’equitazione, della pesca con la mosca. Nessuno ci obbliga a scrivere recensioni. Nessuno da noi le pretende.

Chiarito questo, se digitate su Google, (è il motore di ricerca che uso più spesso, ma anche altri fanno bene il loro mestiere), Come scrivere una recensione, si aprirà sotto i vostri occhi un mondo. Circa 5 milioni di risultati. Solo in italiano. Tanto da farvi capire quanto l’argomento è sentito e dibattuto. Quindi qualcuno questa chiave di ricerca la usa, da oggi se tutto va bene troverà anche il mio post.

Molte ragazze, ma non sottovalutiamo i ragazzi, si stanno avvicinando al mondo del blogging letterario. Aprono blog, leggono riviste di critica, passano il loro tempo secondo me nell’attività più bella del mondo (sono di parte, non fateci caso). Mentre le statistiche ci dicono che la gente legge sempre meno, loro eroici resistono. E’ per loro che scrivo questo post, e per tutti coloro che pur facendolo da anni sono ancora curiosi.
Questo è il mio metodo, totalmente personale, nessuno è obbligato a seguirlo, tanto meno a condividerlo.
Dopo questo lungo preambolo arriviamo ai punti chiave.

Leggete, leggete veramente i libri che recensite. Sembra una banalità, ma leggenda metropolitana vuole che molti recensori o giornalisti non leggono davvero tutti i libri che per hobby o per lavoro sono chiamati a recensire. Voi cercate di fare la differenza. Eleggete questo consiglio a scrupolo morale. Leggete, sottolineate, cercate i passaggi più significativi, per voi. Non vi limitate a leggere le sinossi, e trasformarle in recensioni. Soprattutto all’inizio è una tentazione forte, quando non si ha ancora uno stile personale, e le sinossi sembrano scritte sempre meglio dei nostri scarabocchi.

Siate personali, unici, distinguetevi.
Leggete i generi che preferite, non quelli a più largo consumo, o più di moda. I vostri lettori lo apprezzeranno, e cercheranno sempre voi quando vogliono farsi un’ idea su un libro.

Il corpo di una recensione è abbastanza standard. In prima battuta è necessario pubblicare la foto dell’edizione che esaminerete, citando tutti i dati: titolo, autore, editore, anno di pubblicazione, eventualmente curatori, prefatori, etc… Se il testo è tradotto da un’ altra lingua non dimenticatevi mai il nome del traduttore. Lo so molti giornalisti non lo fanno, ma è un dato molto importante per il lettore e un segno della vostra professionalità. Poi potete aggiungere eventualmente anche altre informazioni come il prezzo, il numero di pagine, il genere, maggiori informazioni date, più la vostra recensione può risultare utile.

Un errore molto frequente, che mai sapremo abbastanza quanti lettori ci aliena, è scrivere recensioni fatte unicamente di trama.

La trama è importante, ma breve, un accenno, fatta di citazioni intessute nel testo, in cui mai e poi mai direte chi è l’assassino o svelerete i colpi di scena più divertenti. Scrivere troppi spoiler è paragonabile a un crimine. A meno che non lo anticipiate con un bel disclaimer, questa non è una recensione, è un’analisi del testo. Tanto spazio dedicate alla trama, altrettanto spazio lo dedicherete a cosa ne pensate del libro, a cosa avete amato di più, a cosa meno. Potrete iniziare un accenno di analisi testuale, ma ricordatevi che le regole di una recensione online sono diverse dalle regole di una recensione su carta, su riviste di critica.

Adeguate il vostro stile al medium che utilizzate. Insomma scrivete articoli a seconda delle riviste, dei siti, sui quali verranno pubblicati, a seconda del target di lettori che vi leggeranno.

E non abbiate paura di dire cosa pensate. Restando nel campo del buon senso e della buona educazione, potete dire tutto. Una recensione è un’ opinione personale. Da chiunque, autori, editori, lettori, va considerata come tale. Elogiare un libro brutto vi farà del male, aggiungerà tanta polvere sulla vostra felicità di scrivere. Piuttosto non recensite. Se avete degli impegni, spiegate le vostre ragioni a direttori di testata, editori, autori. Educati, ma fermi.

Particolare attenzione e sensibilità è necessaria con la letteratura per l’infanzia. Siate ancora più attenti, e se è il caso severi.

Ecco credo di aver detto tutto, almeno le cose più importanti. Poi magari lo scrivo un testo più tecnico, chissà.

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Come diventare un recensore di libri, (retribuito): 6 facili passi di Allena R. Tapia

:: Come diventare un recensore di libri, (retribuito): 6 facili passi di Allena R. Tapia

18 luglio 2016

bny

Ricollegandomi all’articolo della scorsa settimana In che direzione stiamo andando, ho fatto un po’ di ricerche in rete per fornire consigli e informazioni a tutti coloro che si avvicinano al mondo delle recensioni, o vogliono passare dal livello amatoriale a quello professionale. E così ho trovato questo articolo, è sicuramente rivolto al pubblico americano o per lo meno di lingua inglese, ma alcuni consigli sono piuttosto universali, quindi validi anche da noi, sebbene forse le difficoltà siano maggiori. Ringrazio Allena R. Tapia che mi ha dato la possibilità di tradurre il suo articolo e pubblicarlo sul mio blog.

http://www.gardenwallpublications.com/

Per prima cosa agisci come un recensore di libri: recensisci libri e molti

Essere un recensore di libri retribuito probabilmente suona come il lavoro dei sogni per molti scrittori, che in genere amano leggere tanto quanto scrivere. Nonostante questo, non è certamente un sogno irrealizzabile. Scherzi a parte, io sono una persona reale e lo faccio ogni giorno. Vi è infatti la possibilità di lavorare in modo retribuito per i recensori di libri.
Il primo passo è quello di procurarsi da soli i libri (a proprie spese) e pubblicare recensioni su piattaforme libere, come Goodreads o Amazon.
Questo aiuta l’autore in diversi modi. In primo luogo, ti mantiene aggiornato sulle recenti uscite nelle aree e nei generi di tuo interesse. Questo è importante perché le recensioni sono per la maggior parte svolte (con poche eccezioni) su libri appena usciti. Ti insegna anche il processo di scrittura di una recensione. Interagire con altri scrittori, critici e lettori contribuirà a modellare la tua prosa. Avrai anche la possibilità di osservare i loro stili di recensione. Ultimo, potrai cominciare a sviluppare un seguito di fan che apprezzano le tue recensioni e il tuo stile di scrittura. È da questo seguito che si costruisce il pubblico che ti seguirà successivamente.

Sviluppa il tuo personale spazio dove recensire i libri

Una volta che hai imparato a recensire i libri, ti consiglio di sviluppare un sito o una nicchia in cui puoi pubblicare da solo i tuoi lavori, come ad esempio una pagina fan o un blog. Questo aiuta a costruire la tua professionalità e a farti percepire come un esperto, e pone l’accento su di te come un recensore/brand, al contrario delle semplici recensioni su Amazon, che la gente non può associare tanto con l’autore della recensione. Serve anche a raccogliere i tuoi scritti in un profilo, che potrai utilizzare in seguito come prova della tua bella prosa e del tuo spirito brillante.
A questo punto, di norma bisogna ancora assumersi il costo dei libri. Tuttavia, ci sono piattaforme e posti come BookSneeze, che danno gratuitamente i libri ad alcuni blogger in cambio della pubblicazione di recensioni.
Personalmente, io raccomando di iniziare un blog di recensioni, che ti da il pieno controllo, e puoi anche essere in grado di monetizzare il sito e iniziare a guadagnare per le tue recensioni molto prima. Inoltre, è possibile aprire il tuo blog/sito agli autori che vogliono far recensire i loro libri o far fare blog tour.
Questo potrebbe portarti a ricevere gratuitamente i tuoi libri da parte degli autori/editori. Significa anche che potrai conoscere in anticipo i libri che saranno pubblicati e che potrebbero ancora non essere nemmeno a disposizione del pubblico. Ancora una volta, questo servirà a rafforzare la tua fama di esperto. Un altro vantaggio è che inizierai a costruire relazioni con quegli autori/editori.
Spesso, i libri che si ricevono da queste relazioni, e da piattaforme come BookSneeze, sono copie Advanced Readers Copies. Si tratta di “bozze” del libro prodotte per i primi lettori e i propri utenti.
Produrre queste copie ARC costa molto meno e possono essere inviate presto, anche se il libro finale non è ancora completamente fatto. Inoltre, le ARC non possono essere vendute/rivendute su Amazon.com. Questo permette a te di avere a disposizione in anteprima le nuove uscite e all’editore di mantenere i profitti!
Se sei in grado di coltivare un rapporto con un editore, a questo punto, puoi avere la fortuna di essere messo nella loro lista di marketing/pubblicità. Questo significa che ti manderanno e-mail o cataloghi e ti chiederanno di quale delle loro nuove uscite vuoi una copia. Che è il sogno di ogni amante dei libri!

Raccogli insieme i tuoi documenti

È ormai quasi il momento di iniziare a dare la caccia alle opportunità retribuite. Ma, devi prepararti! Raccogli insieme le tue migliore recensioni, quelle in cui la tua prosa è più scorrevole e la tua passione è evidente. Formattale in modo attraente e salvale in formato PDF. Inoltre, se queste particolari recensioni sono su un sito, salva l’URL, infatti alcuni chiedono i link.
Quindi, prepara un curriculum dando risalto per prima cosa ai tuoi crediti e alle tue competenze nell’ambito delle recensioni, e in secondo luogo su altri crediti e abilità di scrittura.
Sì, è vero, alcune aziende che sono in grado di pagare i critici possono effettivamente richiedere un curriculum tradizionale. Tuttavia, non sono alla ricerca di un elenco di tutti i lavori che hai svolto negli ultimi 5-10 anni. Sono fondamentalmente alla ricerca di prove della tua scrittura/capacità.
Il tuo ultimo documento sarà una lettera di presentazione. Questo sarà generalmente il testo con cui risponderai a una e-mail per iniziare lavori/progetti. Metti insieme una lettera di base di presentazione per una posizione di recensore generico, e quindi modificala per ogni progetto potenziale.

Ricerca lavori o progetti di recensioni retribuite

È il momento di iniziare a fare sul serio. Anche se speri di lavorare per riviste specifiche, o recensire in particolare per i leader nel settore, ti consiglio comunque di costruire le tue credenziali e darti qualche incoraggiamento monetario ottenendo anche minimi lavori retribuiti.
Cerca specifici lavori di scrittura freelance che cerchino recensori. Sì, ce ne sono alcuni qui e là. Mi imbatto in queste richieste, almeno una volta al mese attraverso le mie liste di scrittrice freelance.
Se trovi l’occasione giusta per te, rispondi in modo specifico (adatta la tua lettera di presentazione) e rapidamente (siccome le mail che riceveranno sono davvero tante). Non scoraggiarti se non ottieni una risposta. Tutto si gioca sulla quantità. Quando qualcuno mette un lavoro così interessante là fuori su Internet, probabilmente non avrà che l’imbarazzo della scelta. Continua a provare.
In questo modo potrai guadagnarti dei clienti abituali, che è sempre bene, dal momento che, ehi, hai raggiunto il tuo obiettivo! Ora sei un recensore letterario pagato! (Ma continua a leggere, comunque.)
In genere, queste aziende, siti o pubblicazioni hanno rapporti con l’editore, quindi è probabile che riceverai la copia da recensire dal tuo nuovo cliente. Questo può variare, tuttavia.
Una nota a margine qui. Ci sono spesso autori o aziende che pagano i recensori per recensioni positive. Questa implica una considerazione etica, se si desidera continuare ed essere accettati nel campo delle recensioni letterarie. Generalmente un recensore è immaginato come una fonte imparziale. Dai un’occhiata a questo articolo del New York Times sui critici pagati per scrivere recensioni positive, per ulteriori informazioni.

Proponiti a Magazine, Giornali e Quotidiani

Ora che sei un recensore letterario riconosciuto, con alcuni clips (retribuiti) nel tuo portfoglio, il livello successivo potrebbe essere quello di collocare le tue recensioni in pubblicazioni- sia stampa che online. Questo ti porterà a un pubblico più vasto, e con alcune pubblicazioni in rete sicuramente ad aumentare il tuo prestigio come scrittore/critico. Inoltre, le pubblicazioni stampa possono essere pagate un po’ meglio, anche. Quando dico “pubblicazioni” sono compresi i pezzi grossi come: Booklist, Kirkus Reviews e Publisher’s Weekly.
Naturalmente, puoi decidere di iniziare collaborazioni anche con i più piccoli, come ad esempio con i giornali regionali, e crescendo passare ai giocatori potenti, giusto?
Ho spiegato ampiamente su questo sito come proporre articoli alle riviste, e il processo è simile con le recensioni di libri. Tuttavia, ci potrebbe essere un po’ di varietà. Ad esempio, alcuni editori potrebbero voler vedere la recensione completa, a differenza di una lettera o una query specifica. Alcuni possono tenerti presente come recensore potenziale, uno dei tanti, e inviarti ogni tanto libri che corrispondono ai tuoi interessi o alle tue aree di competenza. Alcuni possono presentarti potenziali titoli, mentre alcuni possono proporti i titoli che pensano ai loro lettori potrebbero interessare.
Trovare outlets che accettano recensioni di libri è simile alla ricerca di riviste per pubblicare i propri scritti: inizia con Writers Market o visita il sito web della rivista.

Mantieniti aggiornato e sii educato

Conserva il tuo status di recensore professionista retribuito, rimanendo aggiornato e stimato nel tuo campo. Tieniti al passo con le nuove uscite, in particolare quelle nei tuoi generi preferiti. Puoi farlo visitando il sito dei bestseller di About.com. Inoltre, la maggior parte dei principali siti di libri come Amazon e Barnes and Noble hanno sezioni per quanto riguarda le prossime uscite. In seguito segui gli editori su Twitter, o iscriviti alle loro e-mail di marketing.
Inoltre, considera di aderire al National Book Critics Circle, un’associazione professionale per i recensori di libri. Essi offrono risorse di formazione e di networking per i recensori, insieme con gli elenchi aggiornati dei potenziali sbocchi. Ti chiederai perché questa raccomandazione l’ho fatta alla fine? È perché la NBCC è aperto agli utenti professionali che possono dimostrare di avere recensioni pubblicate e retribuite nel loro portfolio. Ora, questo è un grande club di cui far parte!

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:: In che direzione stiamo andando

10 luglio 2016

Blogging-WordCloud

Ricevo a cadenza fissa una quantità interessante di cv di laureate in Lettere (alcune specializzate in Editoria) che vogliono collaborare con il blog. La cosa è sicuramente positiva, mi fa piacere, significa che il blog è conosciuto ed è stimato il nostro lavoro. Specifico che sono un blog, non ci sarà nessuna retribuzione, perché nessuno di noi è retribuito. Gli editori non ci pagano, si limitano a mandarci i libri (alcune volte, non sempre). Non penso sia giusto, ma è un’altra questione. Solo se riuscissi a rendere produttivo il blog, potrei direttamente io retribuire i collaboratori. Ma nonostante i miei sforzi (e le ho provate davvero tutte) questo non si è ancora verificato.
Dicevo tante ragazze (sono per lo più ragazze) preparate, brillanti, amanti dei libri si rivolgono a me e per alcuni versi non so se la strada intrapresa sia quella giusta o meno. L’idea che il mio blog sia collettivo, mi piace, mi piace la pluralità di voci, ognuna ha il suo stile, la sua particolare propensione per un genere o un altro, insomma credo che anche per i lettori sia arricchente, o per lo meno interessante.
Dirigere la baracca non è semplicissimo, e non sono poche le volte in cui la fatica mi fa dire: ma ne vale davvero la pena? Negli anni mi è stato detto che il blogging (specialmente letterario) è un hobby, si fa per passione. Ma non credo sia vero del tutto, si impara anche molto, si allacciano relazioni, si impara a gestire lo stress, per un futuro in cui si potrà mettere tutte queste skill a servizio di un lavoro vero nell’ambito editoriale, remunerato. Per cui sono sempre felice, anzi incoraggio i collaboratori a cercare una dimensione lavorativa, e non sono triste quando ci lasciano.
Insomma il blogging è come una palestra, una forma di volontariato letterario, per me addirittura una vocazione, se ha senso definirla tale. A ondate crescono fenomeni di sensibilizzazione riguardo al fatto che il lavoro editoriale vada retribuito, che lavorare gratis non sia giusto (se vuoi fare volontariato fallo per gli anziani, per i bambini, per le fasce disagiate, per i malati mi è stato detto) ma il lavoro del blogger non viene quasi mai considerato lavoro gratuito. E’ un hobby appunto, non che non esistano blogger professionali che tengono in piedi siti aziendali, scrivano articoli retribuiti, pubblichino saggi etc… con partita IVA, insomma veri professionisti.
Ma cosa permette di fare questo salto? e poi è un salto davvero voluto da tutti? Molti blogger preferiscono essere amatoriali, non avere impegni, ne rapporti regolati da contratti, pagamenti, tasse da pagare. Scelta legittima di solito praticata da chi un lavoro ufficiale già ce l’ha. E il blogging è appunto un hobby, da fare nei ritagli di tempo, la sera tardi, o la mattina presto. Insomma senza scadenze, impegni, aspettative. E sono tante le blogger animate da questo spirito, di solito lavorando per un blog personale, con pubblicazioni aperiodiche e un po’ anarchiche.
Il mio blog non è più amatoriale (da molto) e non ancora professionale. Viviamo come in un limbo e l’unica cosa positiva è il flusso ininterrotto di lettori. Non tantissimi, ma fedeli, costanti, sia che aggiorniamo che no. Per lo più lettori italiani, al secondo posto americani. Poi molti dalla Francia, dalla Germania, dalla Spagna, dalla Russia, in misura minore dai restanti stati del mondo libero. Insomma senza di loro il blog morirebbe. Dicevo è una nicchia piccolissima di gente a cui interessa conoscere la nostra opinione.
Quanti di questi lettori si trasformino in compratori di libri, non lo so, e avendo una collaborazione con un negozio online come Libreria universitaria, candidamente posso dire che mi piacerebbe se comprassero dai nostri link. Ancora lo fanno in pochi. I rapporti con gli editori sono buoni, civili in alcuni casi anche cordiali. Ci inviano le loro segnalazioni, ci invitano a fiere, eventi, presentazioni in Casa editrice, se vogliamo intervistare un autore si fanno in quattro mettendo a nostra disposizione anche i loro traduttori (è successo, continua a succedere). Fiere come il Salone del Libro di Torino hanno elevato anche i blogger al rango di operatori professionali.
Insomma non tutto va male dal nostro versante, ci sono spiragli di schiarita. Solo che bisogna avere tanta pazienza, e umiltà.
Perché ho scritto questo post? Per fare chiarezza, soprattutto con me stessa. Per fare il punto. Per capire in che direzione stiamo andando. E se vale ancora la pena lottare. Ecco forse ho più domande che risposte, ma so che è quello che amo fare, è quello che mi arricchisce come persona e mi da l’opportunità di conoscere gente interessante, che se fossi stata chiusa nel mio guscio non avrei mai incontrato. Ecco in conclusione penso che questi 8 anni e 11 mesi non siano stati perduti.

:: L’era dell’informazione: istruzioni per l’uso

6 giugno 2016

indexPiù ancora del petrolio, la nostra era sembra caratterizzata da un altro bene di consumo indispensabile e vitale: l’informazione. La trasmissione di notizie, che possono essere vere, false, distorte, travisate è sempre più veloce e alla portata di tutti. Non solo i mass media, le riviste, diffondono notizie e quindi l’esigenza di classificarle, catalogarle, si fa sempre più necessaria e vitale. Internet ormai è il nostro nuovo “guru” a cui affidiamo in pura buona fede qualsiasi nostro dubbio e lui subito ci accontenta. La dispersività dell’informazione è di certo inquietante e a questo proposito è interessante notare come la superficialità giochi un ruolo importante in questo valore aggiunto.

L’accesso all’informazione diventa quindi molto più che un semplice privilegio e a tratti quasi l’unico mezzo di sopravvivenza in un mondo sempre più tecnologico e virtuale. Brewster Khale, che penso ben pochi conoscano o anche solo abbiano sentito nominare, è un personaggio bonario e avventuroso che nell’ombra sorveglia un archivio internet con la pretesa e non solo la pretesa di raccogliere tutto lo scibile libero da copy right.

Inquietante direte? No, a mio avviso ingegnoso. Mr Kahle salva dalla dimenticanza e dalla cancellazione virtuale , testi, brani di canzoni, spot e li rende liberamente disponibili alla consultazione. Il suo sito è una piccola chiave magica nell’intricato mondo di internet, che apre porte davvero misteriose. Entrandoci si ha quasi la sensazione di star facendo qualcosa di molto sovversivo. Il nostro Kahle è anche un tipo piuttosto scorbutico oltre che visionario, avendo aperto pure un contenzioso con niente di meno che il ministro della giustizia degli Stati Uniti, sulla questione della legge sul diritto d’autore.

Oggi, un’opera acquista il copyright, scrivendola. Kahle propone di tornare al sistema di copyright in vigore fino agli anni 70 quando il diritto d’autore sulle opere non scattava automaticamente ma bisognava chiederlo fornendo una copia del prodotto alla Libreria del Congresso. Dopo un certo numero di anni, e parecchi rinnovi, il copyright svaniva e l’opera diventava di dominio pubblico.

Un interessante dibattito si apre qui: privilegiare la diffusione dell’informazione o tutelare gli autori già così poco tutelati? Io proporrei una via di mezzo. Rendere il copyright automatico finché è in vita l’autore poi immediatamente dopo far scattare il dominio pubblico. Pensate che ciò aumenterà l’incremento improvviso del decesso degli autori? Spero proprio di no. Per chi fosse interessato a curiosare l’indirizzo del sito è: www.archive.org .