Archive for the ‘Risorse e Strumenti per il lettore’ Category

:: L’accesso alla rete come diritto e come opportunità

16 aprile 2020

Accesso alla rete come diritto umano

Leggendo il post La verità non ha importanza dell’amico e blogger Davide Mana mi sono trovata a raccogliere alcune idee su cui sto riflettendo in questi giorni, e giuro non ne abbiamo discusso, ma infondo penso in molti ci stiamo pensando: che centralità sta acquistando la rete in questi giorni di pandemia? L’accesso alla rete può essere considerato un nuovo diritto umano?

Sono due giorni che sto sacramentando, svolgo un’attività di telelavoro, e la mia rete non funziona. Il numero dell’assistenza clienti è irranggiungibile, hanno ridotto il numero degli operatori per le disposizioni Covid 19, e parlare con un tecnico anche solo per avviare una segnalazione di guasto è una vera odissea. Internet funziona male ma funziona, il telefono è proprio muto. Non vi dico il nome del gestore, non sto qui a lamentarmi di un servizio ma è per farvi capire quanto la rete sia vitale, e lo sto toccando con mano. Forse un esempio puramente astratto sarebbe stato meno come dire stringente.

Ma chi non ha accesso alla rete? Chi non può svolgere attività di telelavoro perchè privo degli strumenti? I tanti bambini che vivono sotto la soglia di povertà e non possono avere un computer, nè un tablet, né accesso a internet e così gli è impedito di seguire le lezioni online? Accentuando un isolamento che sta già pesando parecchio a livello di tenuta psicologica e morale.

Telelavoro, insegnamento a distanza dovrebbero essere i temi sul tavolo di chi sta progettando una sopravvivenza economica post pandemia, e diciamo anche durante la pandemia. Non avere acceso alla rete aumenta a dismisura il gap povertà. Esclude, isola, marginalizza, uccide economicamente.

I nuovi poveri, perchè avremo nuovi poveri dopo tutto questo, si troveranno senza la possibilità di risollevarsi se lo stato non interviene prontamente. Con misure preventive. Necessarie e immediate. I gestori di reti, i produttori di computer, tablet etc… hanno una grande responsabilità e nello stesso tempo una nuova opportunità di sviluppo: andare incontro alle fasce escluse con l’obbiettivo mirato di renderle produttive e indipendenti.

Nuovi corsi per insegnare le basi saranno necessari, la didattica online mai come oggi risulta vitale e strategica. E da qui nuovi posti di lavoro per insegnanti e tecnici informatici.

Non parlo di un mondo virtuale che ci aspetta, almeno non solo. Ma per alcuni anni i rapporti interpersonali saranno rallentati e noi non vogliamo lasciare indietro nessuno. Non lo vogliamo davvero. Se no questa pandemia oltre a portarci via persone care, affetti, libertà, si porterà via ciò che di più sacro e prezioso abbiamo, la nostra umanità.

Già le associazioni di volontariato operano in questo senso, ma non basta, ci vogliono misure statali, fondi incanalati in questa direzione.  Ed è bene pensarci per tempo.

Ora lascio a voi la parola.

Cosa ne pensate?

Aspetto le vostre riflessioni nei commenti al post.

#Chileggenonsiferma per favorire la lettura dei libri

7 aprile 2020

Gruppo Editoriale San Paolo_Immagine iniziativa Chileggenonsiferma

Il Gruppo Editoriale San Paolo, attraverso la società Diffusione San Paolo, lancia l’iniziativa “#Chileggenonsiferma”, per favorire la lettura dei libri – di qualsiasi editore – raggiungendo tutti i lettori direttamente a casa e sostenendo tutte le librerie indipendenti – religiose e laiche – di tutta Italia, durante questo periodo di emergenza dovuto alla pandemia Covid-19.

La lettura ha in sé la forza di far viaggiare, oltre ogni forma di restrizione. Con la lettura tutto rimane in movimento: la mente, il cuore, la fantasia e lo spirito.

Per questo motivo il Gruppo Editoriale San Paolo, attraverso la società Diffusione San Paolo, ha studiato un progetto atto a garantire a tutti i lettori un servizio di eccellenza, conveniente e che sostenga anche tutte le librerie durante il lockdown dovuto all’emergenza sanitaria in corso.

Grazie all’iniziativa “#Chileggenonsiferma”, i clienti potranno richiedere alla propria libreria di fiducia tutti i prodotti desiderati, scegliendo tra libri, film in dvd, cd musicali, oggettistica, etc., ricevendoli poi a casa gratuitamente e in totale sicurezza.

I costi di spedizione saranno completamente a carico della Diffusione San Paolo, che, in ogni sua attività, applica tutte le procedure dettate dal Ministero della Salute, al fine di garantire i massimi standard di sicurezza, nel pieno rispetto delle normative vigenti atte a contenere la diffusione del Covid-19.

Fabrizio Cattaneo, Direttore Commerciale Area Libri del Gruppo Editoriale San Paolo, ha commentato:

«In questo momento di chiusura totale non possiamo stare fermi a guardare! Sono convinto che dobbiamo cercare di dare speranza alle librerie, offrendo un servizio nuovo e dedicato al lettore che non ha smesso di acquistare i libri, ma ha solo dirottato le sue esigenze sugli store on-line. 

Sono convinto che questo prezioso servizio potrebbe tracciare un nuovo modello di relazione tra cliente e libreria, che si rivelerà fondamentale nel prossimo futuro, anche dopo la riapertura graduale dei punti vendita».

:: Salviamo il pianeta: alcuni libri da leggere per accrescere il nostro spirito green

27 settembre 2019

ambiente

Il tempo è scaduto, o prendiamo coscienza che stiamo giungendo a un punto di non ritorno, o sarà troppo tardi per tutti, specialmente per le generazioni future.
Ormai possedere uno spirito green, una visione più attenta ai problemi legati all’ambiente, dall’inquinamento allo spreco energetico, non è più una posa o una moda, è un’esigenza vitale, legata anche alle scelte di tutti i giorni, scelte personali che compiamo si può dire da quando ci alziamo dal letto la mattina.
La società dei consumi ha generato effetti collaterali che si può dire ormai sono senza controllo. Cosa possiamo fare noi? Anche se indubbio che le scelte maggiori, quelle capaci davvero di cambiare le cose, le devono compiere i grandi del pianeta, noi possiamo informarci, leggere, conoscere quali sono le problematiche in atto e quali i rimedi. Dopo tutto la società dei consumi fa dei consumatori degli attori primari in questo cambiamento, che diciamolo ormai è in atto e irreversibile.
Molti hanno paura che compiendo delle scelte ecologicamente sostenibili si vada in contro a un regresso, del nostro tenore di vita, delle nostre abitudini, e questo li porta a negare il fenomeno e accusare di catastrofismo chi cerca di esporre i suoi dubbi. Ma gente i ghiacciai si stanno sciogliendo, i mari soffocano per la plastica, la temperatura del pianeta si sta alzando. Le emissioni fuori controllo di CO2 non sono un’invenzione di Greta Thunberg, la giovane attivista svedese che sembra aver destato la coscienza di tutti i giovani del pianeta e forse di qualche adulto.
Che libri leggere dunque? Inizierei con La nostra casa è in fiamme e Nessuno è troppo piccolo per fare la differenza entrambi di Greta Thunberg ed editi da Mondadori, poi Salviamo il mondo Manifesto per una rivoluzione verde del Dalai Lama di Garzanti. Poi Prepariamoci di Luca Mercalli, per Chiarelettere. Inoltre Possiamo salvare il mondo, prima di cena di Jonathan Safran Foer. C’è anche di Filippo Solibello, STOP Plastica a mare. Di Nathaniel Rich c’è Perdere la Terra e infine di Jeremy Rifkin, Un Green New Deal globale.
Ma di libri sul tema ce ne sono davvero molti altri, dai più scientifici ai meno, basta che fate una rapida ricerca su Google, considerando che forse un uso più etico e controllato (magari solo alcune ore al giorno) della tecnologia, TV, Computer, Smartphone, forse costituisce già un primo passo nella giusta direzione.
Lo dico a voi ma lo dico anche a me. Non spostiamo questa rivoluzione ecologica domani ma iniziamo a farla oggi. Ora spengo tutto, e vado a fare una passeggiata ecologica, prima che piova.

:: Vuoi diventare critico letterario di Repubblica?

29 agosto 2019

wimbledon

Non siamo ancora tornati dalle vacanze estive, e subito ci accoglie una notizia che ha creato grande fermento nelle patrie lettere: un annuncio su Repubblica che cerca voi, proprio voi amanti della lettura, e del recensire amatoriale.
Provocazione? Boutade? In realtà l’indirizzo mail a cui inviare la candidatura sembra non funzioni, (non ho ancora provato, mi affido al sentito dire) e di notizie non ne trapelano molte, per cui è possibile protendere anche per questa ipotesi.
La critica amatoriale sembra fiorente, tutti amano dare opinioni più o meno illuminate, competenti, appassionate su tutto. Non solo sui libri, e il quotidiano Repubblica sembra volere cavalcare l’onda, attirandosi strali anche molto vivaci.
Se su Amazon si può recensire impunemente, come su Anobii, Goodreads, o sul proprio blog, farlo su Repubblica con la qualifica altisonante di critico letterario (dai un po’ di ironia c’è, ammettiamolo) sembra un crimine di lesa maestà.
O meglio la questione che si pone è un’altra: Repubblica è un giornale con un costo, per cui è un’attività che implica che qualcuno ci guadagni, a differenza che so di un blog come il nostro che se anche sono previste entrate è giusto per amore del paradosso, e non si riesce manco a bilanciare le spese, per cui l’amatorialità è il punto di forza. Oltre a qualche libro ottenuto da CE o autori, naturalmente.
Ma siamo seri, Repubblica ha anche solo in programma di mandare libri ai novelli critici letterari? Non dico una retribuzione che mi sembra impensabile anche solo per la difficoltà di collocazione in una figura professionale certa.
Cioè intendiamoci magari diventare critico letterario di Repubblica è un posto ambito, magari è l’occasione che molti aspettavano per scrivere sulla carta stampata. Chi sono io per frustrare i sogni della gente? Chi siete voi per cassare l’iniziativa sul sorgere senza conoscere neanche bene gli sviluppi? A parte questo il giudizio popolare, specchio delle società democratiche, implica il fatto che tutti possono dire la loro.
Ma interesserà davvero ai lettori di Repubblica leggere cosa ne pensa di un determinato libro lo studente fuori corso di Sassari? Il dermatologo di Piacenza? La parrucchiera di Monza?
Dico così perché evidentemente è gente che ha un lavoro altro per pagare le spese, e farebbe questa attività come hobby. Cioè cassare del tutto l’iniziativa mi sembra un po’ snobistico, cioè non è detto che qualcuno che anche faccia un altro lavoro non debba amare la lettura e non abbia talento per analizzare un libro in modo diverso, spiritoso, non condizionato da ottiche di scuderia o scambio di favori (tutto quel magma oscuro che sembra inficiare il lavoro di molta critica letteraria diciamo “competente”).
Il critico letterario amatoriale dovrebbe essere candido come la neve, avere buone competenze dialettiche, argomentative e grammaticali, molto tempo a disposizione, abbastanza soldi da compare i libri, e un carattere di ferro a sopportare gli strali che otterrà associando il suo nome a questo genere di iniziativa.
Ehi tu sei quello che millanta di essere un critico letterario su Repubblica? E non lo pagano manco! Ecco cose del genere per capirci. Detto questo stiamo a vedere nei prossimi giorni. Io una opportunità la darei a chiunque, e puta caso questo fosse l’occasione della vita per qualcuno?
Lascio a voi riflettere su questo, e anzi se avete qualcosa da dire scrivetelo pure nei commenti. Voglio iniziare questo settembre con un po’ di movimento. Considerate solo che gli insulti saranno banditi. Baci e abbracci sparsi, cari lettori sono felice che ci siate e partecipiate con me a queste simpatiche discussioni.

Aggiornamento 31 Agosto:

Allora sembra che l’iniziativa sia diventata un torneo letterario in cui vogliono mettere in gara i libri e farli recensire dai lettori, con un vincitore finale (devo capire ancora bene se è il libro o chi lo recensisce) appena ne so di più vi dico. Stasera provo a mandare una mail anche io. A questo punto la situazione si fa complicata ma vi prometto ne verremo a capo.

Aggiornamento 6 Settembre:

Per chi ha mandato messaggio alla mail wimbledon@repubblica.it: risponderanno presto con nuove istruzioni. Appena lo fanno vi aggiorno.

Aggiornamento 17 settembre:

Niente da Repubblica nessuna nuova, voci di corridoio dicono che non se ne farà più niente, ma qualche comunicazione ufficiale la faranno pure. Non ci resta che aspettare, ancora.

Aggiornamento 18 settembre:

Sembra che si faccia ancora 11h fa su Twitter Repubblica ha rinnovato l’invito a partecipare. Avviso (e invito) rivolto a chi ama leggere. Vogliono fare un gioco: mettere in gara i libri e farli recensire direttamente dai lettori. Chi vincerà? Messaggio sempre criptico, ma almeno è qualcosa, il gioco continua. Da capire se il torneo lo vincono i libri o i lettori-recensori.

Aggiornamento 14 gennaio 2020:

Ho appena ricevuto la mail con le istruzioni per partecipare al torneo. Bisogna iscriversi, rispondere ad alcune domande e vi sarà assegnata una coppia di libri da leggere.  Si avranno tre settimane di tempo per procurarsi i libri e leggerli. Entro le tre settimane si dovrà anche decidere per quale dei due votare, e compilare due brevi recensioni (10 righe l’una, 600 battute) che giustifichino la scelta. Questa coppia di libri verrà data a diversi lettori, e poi presumo su Repubblica (sito e giornale) verrà dibattutto il tema. Ma questa parte non è ancora molto chiara. Comq saremo affiancati da un tutor di Repubblica che credo risponderà ad ogni esigenze. Appena ne saprò di più troverete le mie considerazioni sul blog!

Come ho scritto nei commenti l’unica cosa che posso consigliarvi è di leggere attentamente i termini e le condizioni nel rispetto della Privacy, chi detiene i vostri dati e in cosa li autorizzate a utilizzarli. Io ho preferito non continuare e non partecipare. Ma se qualcuno ha esperienze diverse ce lo segnali nei commenti.

:: Le riletture: vi capita mai terminato un libro di volerlo rileggere?

26 ottobre 2018

ReadingArgomento delicato: le riletture per un lettore.

Ci sono lettori che non rileggono mai i libri già letti, (i libri sono tanti, la vita è breve) altri, come me, che conservano i libri più amati in una nicchia speciele della libreria, e li rileggono periodicamente. (Posso fare i nomi: Anna Karenina, tutto Raymond Chandler, l’ Ulisse di Joyce, Lolita di Nabokov, etc…)

Ma vi è mai capitato di finire un libro e di volerlo subito leggere di nuovo?

A me non capita spesso, ma alcune volte sì. Come per l’ultimo libro che ho letto. Lo so le riletture per un blogger sono la norma, per scrivere (bene) una recensione è buona norma rileggere un libro più volte, ma proprio volerlo fare? No, non mi capita spesso.

Un blogger ha di norma diversi libri in lettura, o perlomeno sullo scaffale.  E si sa la fretta è una cattiva consigliera.

Leggere troppo velocemente non ti fa assaporare a pieno una lettura. E si sa un blogger letterario è innanzitutto un lettore.

E voi lettori forti, (mi pregio di pensare che i lettori del mio blog siano lettori forti) amate rileggere un libro appena terminato?, tornare in quel mondo, con quei personaggi, assaporare dettagli che una prima lettura, veloce magari, vi ha fatto trascurare? Attendo le vostre riflessioni e risposte.

:: La diffusione dei social network sta omologando il nostro modo di scrivere?

19 ottobre 2018

bny

Omologazione: Processo culturale per il quale una cosa o una persona va perdendo le proprie caratteristiche e i comportamenti peculiari, uniformandosi alle tendenze dominanti.

Scriviamo, scriviamo tanto, ma scriviamo male, sempre più male. Errori grammaticali, refusi, mancanza di concordanza tra verbo e soggetto, tempi dei verbi ballerini. Non perché non si conosca le regole del gioco, ma per la fretta, la disattenzione, la pigrizia.
Non solo la gente comune, ma anche gli scrittori, i giornalisti, gli addetti ai lavori. Tutti. Ne discutevamo con una psicologa che si occupa di tematiche legate al lavoro, e si evidenziava questa decadenza culturale, inarrestabile.
Tutta colpa dei Social Network? I grandi imputati.
Bella domanda, che meriterebbe una seria riflessione.
Innanzi tutto c’è la fretta.
Sui social si scrive in modo sempre più veloce. Si deve rispondere in tempo reale nelle discussioni e questo pregiudica poi successivamente il nostro modo di scrivere anche quando siamo soli, a tu per tu con il foglio bianco.
Alcuni agenti infatti addirittura vietano ai loro scrittori di stare sui social, un po’ perché c’è il rischio di incamminarsi in polemiche sterili, di perdere tempo, ma anche perché la scrittura ne risente. E significativamente.
Ci stiamo tutti omologando, conformando a schemi fissi di pensiero? Utilizziamo tutti le stesse parole? Pensiamo tutti le stesse cose? Parliamo delle stesse cose a flussi regolari, fissi?
Anche questo è vero e non si discosta troppo da quello che denuncia Paolo Sordi ne La macchina dello storytelling Facebook e il potere di narrazione nell’era dei social media, agile volumetto edito da Bordeaux Edizioni, che se non avete letto vi consiglio di recuperare.
L’allarme non è ancora generalizzato, ma percepito soprattutto nella scuola, dagli insegnanti che si trovano classi sempre più ingestibili. Un professore di lettere in una scuola superiore mi diceva che si è arreso. Scrivano come vogliono, tanto sui social nessuno se ne accorge degli errori.
Ma come diceva James Lee Burke, si scrive male, perché si pensa male. La scrittura non è che un accidente, un tratto successivo.
Quindi che fare? Ci sono dei rimedi? Sicuramente limitare i social, e darsi più tempo quando si scrive su di essi, non farsi coinvolgere in dibattiti vorticosi che necessitano di un botta e risposta quasi ossessivo. Meditare su quello che si scrive, rileggerlo, correggerlo. Anche io non sono immune da tutto questo, perché non lo faccio. Finisco di scrivere una cosa e penso subito ad altro. E non bisognerebbe, bisognerebbe respirare e concedersi il lusso di non farsi sopraffare dalla fretta, anche se il tempo è quello che è, e le esigenze sono spesso altre. Insomma la vita vera chiama e non si può ignorarla. Ma anche la scrittura è una priorità.
Ecco riflettiamo su questo, questo penultimo weekend di ottobre.

The Passenger, il nuovo progetto Iperborea per gli esploratori del mondo e per chi vuole conoscere altri Paesi. A cura di Viviana Filippini

10 giugno 2018

passengerApproderà in libreria da Mecoledì 13 giugno The Passenger, il nuovo progetto editoriale messo in campo dalla casa editrice Iperborea.Il tutto è una raccolta di reportage letterari e saggi narrativi che si impegnano a narrare la vita contemporanea di un paese e dei suoi abitanti. Tra le pagine si troveranno tante storie diverse e voci per conoscere, comprendere, approfondire e, perché no, lasciarsi ispirare dalle realtà che verranno indagate. La rivista sarà ancora più coinvolgente grazie alla presenza di rubriche, box esplicativi, cartine, infografiche, illustrazioni originali e «consigli d’autore». E non è tutto, perché ogni numero accoglie un progetto fotografico originale curato da un fotografo internazionale andato nel paese protagonista della rivista per documentare le storie più significative. Il primo volume avrà per protagonista l’Islanda. In esso ci saranno testi di  Hallgrímur Helgason sbalordito da strani individui, o meglio alieni, vestiti da trekking che hanno invaso la sua città; il premio Nobel Halldór Laxness allarmato, già nel 1970, dalla devastazione delle più remote valli del paese per lo sfruttamento delle risorse naturali; Jón Kalman Stefánsson che consiglia cosa leggere, guardare e ascoltare; Silvia Cosimini si concentra sul pericolo di estinzione di una lingua millenaria; il critico e musicista Atli Bollason analizza come i suoi colleghi abbiano cavalcato la moda del «borealismo», e molto altro. Turismo, politica, tradizione, religione, commercio (si analizza il rapporto sempre più stretto con la Cina), musica (c’è la storia di un sindaco con un passato da punk e di cosa ha fatto per scacciare la crisi), ambiente, energia, cultura e tanto altro, permetteranno ai lettori di scoprire altri aspetti insoliti dell’Islanda oltre a quelli già noti. Dopo la lettura di The Passenger-Islanda, ci si accorgerà che l’Islanda, nota ai più come la terra dei vichinghi e delle saghe, della natura incontaminata, delle canzoni di Björk, degli elfi, delle piscine geotermiche e delle foto dei ghiacciai sulle bacheche degli amici in vacanza, è un piccolo mondo composto da una miriade di sfaccettature.

I prossimi numeri di Passenger saranno dedicati all’Olanda, il Giappone, la Norvegia e molti altri.

FOTOGRAFIE: Elena Chernyshova (Agenzia Prospekt)

AUTORI: Atli Bollason, Egill Bjarnason, Silke Bigalke, Silvia Cosimini, Arthur Guschin, Hallgrímur Helgason, Halldór Laxness, Andri Snær Magnason, Leonardo Piccione, Edward Posnett, Constantin Seibt, Jón Kalman Stefánsson, Donovan Webster.

COLLABORATORI: Egill Bjarnason, Ester Borgese, Silvia Cosimini, Halldór Guðmundsson, Paolo Lodigiani, Leonardo Piccione, Antonio De Sortis, Alessandro Storti, Guðrún Vilmundardóttir.

Source: inviato dall’editore.

:: Blogging etico, eco-friendly

10 aprile 2018

bny

Ieri ho sentito parlare del web, della blogosfera tutta, come di un’ immane discarica, e la cosa mi ha spinto a scrivere questo articolo e a riflettere su alcune cose che forse io davo per scontate, ma tanto scontate non sono.
In senso lato il web siamo noi: ci sono persone più o meno corrette, altruiste, generose, che seguono un’ etica, una morale, un’ ideologia, un credo politico, sociale, religioso, che dir si voglia. Alcuni vedono nel web solo una fonte di guadagno (più o meno lecito) altri magari qualche fonte di guadagno non la disdegnano, ma vedono più in là, vedono oltre, vedono il futuro.
Tuttavia comunicare credo sia l’esigenza primaria di chi opera nel web, diffondere informazioni, preservare il nostro sapere, la nostra cultura, la nostra società. Siamo esseri sociali, se non socievoli, siamo fatti per vivere in comunità più o meno grandi, per aiutarci, per sostenerci.
E voi non sapete quanti white hat ci sono, che hanno permesso negli anni che il sistema non collassasse. C’è gente che opera nell’ ombra, di cui non conoscerete mai nome e cognome, che agisce per il bene, per diffondere energia positiva e per arginare le derive a volte pericolose di questo sistema-mondo.
Se siamo una comunità, dovremmo anche darci regole condivise che migliorino l’ambiente in cui viviamo. E lo so non sempre e facile. Anche i migliori di noi commettono errori, derogano dai propri principi, magari non hanno il coraggio di fare la cosa giusta pur vedendola.
Noi blogger siamo in questo sistema-mondo gli operatori più esposti, più in chiaro per intenderci. Molti guardano a noi come un esempio da seguire, e questo implica responsabilità. Verso i più giovani, verso tutti.
Il blogging etico non credo sia una moda, passeggera e superflua, ma un’ esigenza di sopravvivenza, la condivisione del sapere, il no profit, la alleanza e l’essere un gruppo coeso, sono cose importanti come quei microrganismi dell’oceano che ripristinano l’eco sistema.
Riflettevo su questo ieri quando sentivo definire il web una discarica. Certo ci sono i piranha, ma questo non deve impedirci di credere che tutte le potenzialità di questo sistema, tutte le cose meravigliose che ha reso possibile, siano inutili, o destinate alla fine.
Chi opera per il bene insomma non deve sentirsi un ingenuo o uno sprovveduto, spesso ha capacità anche maggiori degli altri, che mette a servizio di tutti, in un clima di gratuità, che non implica sfruttamento o abusi. Rubare il lavoro altrui, non rispettando le sue intenzioni di uso, non è blogging etico. Mentire, calunniare, raggirare, derubare gli altri non sono pratiche che a lungo termine giovano, ma inquinano, tanto quanto i veleni che respiriamo nell’aria, o quelli che esistono nell’acqua.
Portiamo valore, insomma col nostro operato, creiamo ricchezza, diamo un senso agli sforzi di tutti verso un obbiettivo condiviso. E non facciamoci abbattere dalla tristezza e dal pessimismo. Molto spesso i buoni sono silenziosi, ma sono tanti, operano senza volere riconoscimenti, ti aiutano senza neanche che tu lo sappia.
E voi cosa ne pensate? Siete d’accordo con quanto ho scritto? Cosa fate concretamente per dare un apporto costruttivo alla blogosfera? Scrivetelo nei commenti, sarà interessante discuterne.

:: Newsletter sì, no, forse

18 marzo 2018

Ci sto riflettendo da mesi: perchè non aprire una newsletter di Liberi?

Ma prima di rispondere a questa domanda, vediamo nei dettagli e in breve cos’è una newsletter:

Newsletter

Insomma è un notiziario o bollettino da inviare a cadenza fissa o saltuaria a coloro che si inscrivono dandoti il proprio indirizzo email. E’ un’ ottima strategia Web Marketing per le aziende che hanno prodotti da vendere, ma funziona allo stesso modo per un blog che al massimo vuole tenere aggiornati i propri lettori sulle pubblicazioni effettuate, e in soldoni aumentare le visite?

Ho pochi dati disponibili al riguardo, anche se c’è da considerare che una cosa che va bene per un blog non è detto che vada bene per un altro. Insomma è una questione molto relativa, che dipende prevalentemente dal tipo di lettori che ti seguono. Tecnicamente, anche se in maniera molto indiretta (tramite parternship) anche noi vendiamo libri, ma non è detto che i lettori vengano su Liberi per effettuare un acquisto. Cercano per la maggior parte informazioni. Notizie, recensioni, raffronti, indicazioni dalle più varie, da un aiuto per scrivere una tesina scolastica, a: ma è davvero bello l’ultimo libro edito da XY autore famoso?

E dunque ha senso una newsletter? E soprattutto, cosa vorrebbero vederci scritto?

  • Un riepilogo dei post usciti nella precedente settimana?
  • Le anticipazioni su cosa uscirà la settimana successiva?
  • Un ibrido tra le due formule (un po’ storico, un po’ anticipazioni)?

La forma più abusata è senz’altro il riepilogo. Tanti link, con magari due righe di spiegazione molto sintetiche, su cosa si è pubblicato. Magari da far uscire la domenica, quando i lettori, liberi da impegni di lavoro, hanno più tempo di vedere cosa si sono persi.

Ma anche il prossimamente ha un suo perchè. Certo il blog deve avere un serio programma editoriale e un calendario almeno a una, due settimane. Cioè deve programmare gli articoli in largo anticipo. Se no in effetti non si ha poi niente da scrivere. Ma funziona questa formula, o è unicamente dispersiva? Torneranno i lettori a cercare quei post di cui avete ventilato la pubbliazione? E soprattutto leggeranno davvero la mail?

Io mi iscrivo a molte newsletter, ma poi lo ammetto, non le leggo. Faranno così anche i miei lettori, con tutta la fatica che comporta scriverle?

C’è poi la formula ibrida, quella che a me pare più interessante. Un po’ di link agli articoli passati, e un bel finale prossimamente con qualche ghiotta anticipazione. Ma anche qui, la leggeranno? Si iscriveranno? Ha senso? Cosa ci guadagna il blog?

Lascio a voi nei commenti dire la vostra.

:: Leggere rende migliori?

29 dicembre 2017

reading

Leggere rende persone migliori? Cittadini migliori? Persone più consapevoli delle proprie scelte, più libere, più indipendenti, più difficilmente manipolabili? Dall’ uscita dei dati ISTAT sull’ennesimo calo di lettori in Italia questa è la domanda che maggiormente si sente fare. E voi cosa ne pensate? E’ giusto colpevolizzare chi non legge facendolo sentire una persona a cui manca qualcosa? La lettura indubbiamente ha molti lati positivi: aumenta il numero di vocaboli usati, tiene in esercizio il cervello, allarga gli orizzonti. Ma tutti capiscono sempre quello che leggono? Più si legge e più si combatte l’analfabetismo funzionale? O leggere come scrivere e anche essa una attività “creativa” che mette in moto quella parte del cervello adibita alla creatività? Ogni lettore interpreta e decodifica un libro ovvero la realtà in modo differente? E’ un discorso interessante, non fermatevi alla provocatorietà della domanda. E voi cosa ne pensate? Scrivetelo nei commenti, sono davvero curiosa, e sarebbe davvero bello generare un dibattito che superi gli stereotipi.

:: Facebook, Twitter, Instagram vi impediscono di leggere? Leggete di meno da quando state sui social?

28 novembre 2017

bny

O no, non avete notato differenze? Da lettrice me lo sono chiesta, quasi sentendomi in colpa per il tempo passato sui social. Certo leggere non è un’ attività da contabilizzare, non dovrebbe essere guardata con criteri come la produttività, ma un po’ tutti facciamo i conti con il tempo speso sui social, a volte visto come tempo perso. Ma sarà davvero così? I sondaggi dicono che si legge sempre meno, almeno in Italia, quindi noi lettori siamo quasi diventati una specie protetta, e in via di estinzione. Comunque ho davvero notato che in questi ultimi mesi leggo meno. Non solo per colpa dei social. Leggo meno, perlomeno meno velocemente. Che in realtà non è un male in assoluto, ma dilata i miei tempi, e da blogger che dovrebbe recensire sempre nuove novità mi mette fuori sincrono. Se fossi una semplice lettrice non sarebbe un danno, ma da blogger il problema diventa più ingombrante. Che poi è un gatto che si morde la coda, i social sono essenziali per tenere vivo un blog. Interagire coi lettori, magari restii a commentare sul blog, più loquaci sui social è importante per costruire la propria “identità” sociale. Per non farsi dimenticare. Bisognerebbe forse darsi dei tempi, limitarsi. Stare sui social che ne so dalle dieci alle undici del mattino, e poi dalle diciotto alle diciannove della sera. Contando i minuti? Sì, fa tanto burocrazia kafkiana. Forse è anche utopistico. So comunque per certo che quando lavoro, scrivo o traduco, stacco Facebook, sebbene lui diabolico ogni tanto salta su invitandoti ad attivare un sistema di notifiche, anche se chiuso. E’ un po’ come il respiro, se ci fai caso respiri consapevolemente se no diventa un processo automatico e involontario. Ecco mi riprometto di staccare FB più spesso, con Twitter non mi capita, e leggere di più. E voi lettori avete notato che passate più tempo sui social che sui libri? Come avete risolto?

:: Le stroncature danneggiano davvero un libro e di conseguenza un autore?

25 novembre 2017

bny

Credo che ogni blogger o recensore coscienzioso si sia posto questa domanda nel suo percorso lavorativo. Rispondendosi magari che se il libro è davvero pessimo danneggiarlo non è poi quel gran male. Si possono seguire due filosofie: il basta parlarne, (il vero danno per un libro è essere ignorato, scomparire nel nulla) per cui anche la cosiddetta pubblicità negativa è utile per vendere. O è un danno, protesto e cerco di limitare la libertà del recensore, perlomeno spingendolo a non pubblicare una recensione negativa, impossibilitato a fargli cambiare parere e scrivere contro coscienza. Diciamo che le stroncature non piacciono a nessuno, (un po’ centra anche l’ego, la cosiddetta vanità, ma non solo). Parlando da lettore hanno davvero influenzato i miei acquisti, anche le veloci recensioni di Amazon, poco strutturate, argomentate e a volte pure sgrammaticate. Se anche se ce ne sono tante positive, ne basta una negativa a farti venire dubbi. Che le positive siano pilotate? Che l’unica negativa sia scritta davvero da uno con le palle che ha osato dire la verità? Insomma è umano questo meccanismo, anche inconscio. Se capita a me che sono un lettore come dire informato, immagino che capiti anche su grande scala e danneggi realmente le vendite di un autore. Di solito i piccoli, le piccole CE tendono a essere molto combattivi in questi casi, probabilmente perchè riscontrano davvero che una stroncatura o più di una, più o meno autorevole, più o meno ben scritta, faccia calare le proprie vendite. Superando quindi il discorso su come è scritta, se è educata, rispettosa dell’autore e di chi ci ha lavorato a quel libro, se sia scritta con cognizione di causa e per validi motivi (per esempio non essendo influenzati dall’antipatia che può ispirare l’autore, per esempio), a volte si può scegliere davvero di non parlare di un libro, piuttosto che stroncarlo, anche in modo scientifico e inoppugnabile. Sempre naturalmente mettendo in conto che le opinioni sono personali, ciò che vale per me può non valere per un altro, etc… Io personalmente faccio molta fatica a scrivere stroncature, non mi piace parlare di libri che non mi sono piaciuti. A volte non riesco proprio a finirli, per cui il problema recensirlo o meno proprio non si pone. Ricordo il caso delle Cinquanta sfumature di grigio. Solitamente i libri che non mi piacciono li abbandono, quello mi sforzai di leggerlo fino alla fine, ma poi mi rifiutai di parlarne. Proprio non ce lo volevo sul mio blog. Preferisco non parlare di un libro che giudico nocivo. E non perchè tema critiche o rappresaglie. La stroncatura l’avevo pure scritta, ma preferii non renderla pubblica. Ritenendo che anche le stroncature possono generare curiosità.

E voi vi fate condizionare come lettori dalle stroncature? Avete mai non comprato un libro perchè un recensore che giudicate autorevole e competente, che proprio ammirate, ha detto che un libro non vale la pena leggerlo?