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:: Vuoi diventare critico letterario di Repubblica?

29 agosto 2019

wimbledon

Non siamo ancora tornati dalle vacanze estive, e subito ci accoglie una notizia che ha creato grande fermento nelle patrie lettere: un annuncio su Repubblica che cerca voi, proprio voi amanti della lettura, e del recensire amatoriale.
Provocazione? Boutade? In realtà l’indirizzo mail a cui inviare la candidatura sembra non funzioni, (non ho ancora provato, mi affido al sentito dire) e di notizie non ne trapelano molte, per cui è possibile protendere anche per questa ipotesi.
La critica amatoriale sembra fiorente, tutti amano dare opinioni più o meno illuminate, competenti, appassionate su tutto. Non solo sui libri, e il quotidiano Repubblica sembra volere cavalcare l’onda, attirandosi strali anche molto vivaci.
Se su Amazon si può recensire impunemente, come su Anobii, Goodreads, o sul proprio blog, farlo su Repubblica con la qualifica altisonante di critico letterario (dai un po’ di ironia c’è, ammettiamolo) sembra un crimine di lesa maestà.
O meglio la questione che si pone è un’altra: Repubblica è un giornale con un costo, per cui è un’attività che implica che qualcuno ci guadagni, a differenza che so di un blog come il nostro che se anche sono previste entrate è giusto per amore del paradosso, e non si riesce manco a bilanciare le spese, per cui l’amatorialità è il punto di forza. Oltre a qualche libro ottenuto da CE o autori, naturalmente.
Ma siamo seri, Repubblica ha anche solo in programma di mandare libri ai novelli critici letterari? Non dico una retribuzione che mi sembra impensabile anche solo per la difficoltà di collocazione in una figura professionale certa.
Cioè intendiamoci magari diventare critico letterario di Repubblica è un posto ambito, magari è l’occasione che molti aspettavano per scrivere sulla carta stampata. Chi sono io per frustrare i sogni della gente? Chi siete voi per cassare l’iniziativa sul sorgere senza conoscere neanche bene gli sviluppi? A parte questo il giudizio popolare, specchio delle società democratiche, implica il fatto che tutti possono dire la loro.
Ma interesserà davvero ai lettori di Repubblica leggere cosa ne pensa di un determinato libro lo studente fuori corso di Sassari? Il dermatologo di Piacenza? La parrucchiera di Monza?
Dico così perché evidentemente è gente che ha un lavoro altro per pagare le spese, e farebbe questa attività come hobby. Cioè cassare del tutto l’iniziativa mi sembra un po’ snobistico, cioè non è detto che qualcuno che anche faccia un altro lavoro non debba amare la lettura e non abbia talento per analizzare un libro in modo diverso, spiritoso, non condizionato da ottiche di scuderia o scambio di favori (tutto quel magma oscuro che sembra inficiare il lavoro di molta critica letteraria diciamo “competente”).
Il critico letterario amatoriale dovrebbe essere candido come la neve, avere buone competenze dialettiche, argomentative e grammaticali, molto tempo a disposizione, abbastanza soldi da compare i libri, e un carattere di ferro a sopportare gli strali che otterrà associando il suo nome a questo genere di iniziativa.
Ehi tu sei quello che millanta di essere un critico letterario su Repubblica? E non lo pagano manco! Ecco cose del genere per capirci. Detto questo stiamo a vedere nei prossimi giorni. Io una opportunità la darei a chiunque, e puta caso questo fosse l’occasione della vita per qualcuno?
Lascio a voi riflettere su questo, e anzi se avete qualcosa da dire scrivetelo pure nei commenti. Voglio iniziare questo settembre con un po’ di movimento. Considerate solo che gli insulti saranno banditi. Baci e abbracci sparsi, cari lettori sono felice che ci siate e partecipiate con me a queste simpatiche discussioni.

Aggiornamento 31 Agosto:

Allora sembra che l’iniziativa sia diventata un torneo letterario in cui vogliono mettere in gara i libri e farli recensire dai lettori, con un vincitore finale (devo capire ancora bene se è il libro o chi lo recensisce) appena ne so di più vi dico. Stasera provo a mandare una mail anche io. A questo punto la situazione si fa complicata ma vi prometto ne verremo a capo.

Aggiornamento 6 Settembre:

Per chi ha mandato messaggio alla mail wimbledon@repubblica.it: risponderanno presto con nuove istruzioni. Appena lo fanno vi aggiorno.

Aggiornamento 17 settembre:

Niente da Repubblica nessuna nuova, voci di corridoio dicono che non se ne farà più niente, ma qualche comunicazione ufficiale la faranno pure. Non ci resta che aspettare, ancora.

Aggiornamento 18 settembre:

Sembra che si faccia ancora 11h fa su Twitter Repubblica ha rinnovato l’invito a partecipare. Avviso (e invito) rivolto a chi ama leggere. Vogliono fare un gioco: mettere in gara i libri e farli recensire direttamente dai lettori. Chi vincerà? Messaggio sempre criptico, ma almeno è qualcosa, il gioco continua. Da capire se il torneo lo vincono i libri o i lettori-recensori.

:: La diffusione dei social network sta omologando il nostro modo di scrivere?

19 ottobre 2018

bny

Omologazione: Processo culturale per il quale una cosa o una persona va perdendo le proprie caratteristiche e i comportamenti peculiari, uniformandosi alle tendenze dominanti.

Scriviamo, scriviamo tanto, ma scriviamo male, sempre più male. Errori grammaticali, refusi, mancanza di concordanza tra verbo e soggetto, tempi dei verbi ballerini. Non perché non si conosca le regole del gioco, ma per la fretta, la disattenzione, la pigrizia.
Non solo la gente comune, ma anche gli scrittori, i giornalisti, gli addetti ai lavori. Tutti. Ne discutevamo con una psicologa che si occupa di tematiche legate al lavoro, e si evidenziava questa decadenza culturale, inarrestabile.
Tutta colpa dei Social Network? I grandi imputati.
Bella domanda, che meriterebbe una seria riflessione.
Innanzi tutto c’è la fretta.
Sui social si scrive in modo sempre più veloce. Si deve rispondere in tempo reale nelle discussioni e questo pregiudica poi successivamente il nostro modo di scrivere anche quando siamo soli, a tu per tu con il foglio bianco.
Alcuni agenti infatti addirittura vietano ai loro scrittori di stare sui social, un po’ perché c’è il rischio di incamminarsi in polemiche sterili, di perdere tempo, ma anche perché la scrittura ne risente. E significativamente.
Ci stiamo tutti omologando, conformando a schemi fissi di pensiero? Utilizziamo tutti le stesse parole? Pensiamo tutti le stesse cose? Parliamo delle stesse cose a flussi regolari, fissi?
Anche questo è vero e non si discosta troppo da quello che denuncia Paolo Sordi ne La macchina dello storytelling Facebook e il potere di narrazione nell’era dei social media, agile volumetto edito da Bordeaux Edizioni, che se non avete letto vi consiglio di recuperare.
L’allarme non è ancora generalizzato, ma percepito soprattutto nella scuola, dagli insegnanti che si trovano classi sempre più ingestibili. Un professore di lettere in una scuola superiore mi diceva che si è arreso. Scrivano come vogliono, tanto sui social nessuno se ne accorge degli errori.
Ma come diceva James Lee Burke, si scrive male, perché si pensa male. La scrittura non è che un accidente, un tratto successivo.
Quindi che fare? Ci sono dei rimedi? Sicuramente limitare i social, e darsi più tempo quando si scrive su di essi, non farsi coinvolgere in dibattiti vorticosi che necessitano di un botta e risposta quasi ossessivo. Meditare su quello che si scrive, rileggerlo, correggerlo. Anche io non sono immune da tutto questo, perché non lo faccio. Finisco di scrivere una cosa e penso subito ad altro. E non bisognerebbe, bisognerebbe respirare e concedersi il lusso di non farsi sopraffare dalla fretta, anche se il tempo è quello che è, e le esigenze sono spesso altre. Insomma la vita vera chiama e non si può ignorarla. Ma anche la scrittura è una priorità.
Ecco riflettiamo su questo, questo penultimo weekend di ottobre.

:: Scrivere è un piacere?

13 aprile 2018

2

Per me senz’altro. Se non lo fosse chiuderei il blog e sceglierei come hobby che so il giardinaggio. Ho un bel giardino che trascuro ignominiosamente per seguire i lavori del blog, dopo tutto.

Mettere insieme parole, seguire il flusso dei pensieri, vedere dove il testo scritto ti porta credo sia uno dei piaceri più intensi che ho provato in vita mia. Superato da ben poche altre cose. Un po’ come il cioccolato, mette in circolo le endorfine e uno si sente meglio. Si sente più felice. Non a caso è citato come uno dei maggiori antidepressivi naturali.

Scrivere mette in moto parti del cervello, che rilasciano sostanze molto simili, ritengo.

Scrivere rende più allegri, soddisfatti, appagati.

E poi è una sfida. Non certo che sia facile. Scrivere implica esercizio, capacità tecniche, costanza, perseveranza, pazienza. Fatto a livello professionale è un vero e proprio lavoro. Costa fatica, sacrifici, delusioni, periodi di buio. Può capitare il temutissimo blocco dello scrittore. Cosa che sto attraversando adesso.

Oltre a scrivere per il blog, recensioni, articoli e interviste, scrivo anche racconti, saggi, romanzi, e attualmente quest’ ultima parte del mio lavoro si è come paralizzata. La scrittura libera, va ancora alla grande, ma la scrittura strutturata, con ricerche, una trama, personaggi già ideati, beh quella attualmente è andata in ferie.

E da parecchi mesi. Cosa che in realtà inizia un po’ a preoccuparmi.

I motivi?

Tanti e tutti reali: la stanchezza, i molti impegni, le preoccupazioni, le priorità (stare troppo sui social?). Ho provato a buttare giù una trama per un racconto giallo, da sviluppare per un’ antologia, e il nulla, il vuoto, il buio più fitto. Devo portare avanti un racconto giallo storico, di cui ho fatto per mesi ricerche di ogni genere, e anche lì, non riesco ad andare avanti. Ho da finire un racconto fantasy cinese, e niente tutto scorre fino a un punto, oltre il niente. Ho un saggio sul blogging da terminare,  rivedere e niente, manco quell’ impegno va avanti. E grazie al cielo che non ho ricevuto anticipi e nè firmato contratti. Forse la mia vena creativa si è inaridita, il mio timore è che arrivi davvero la sindrome del foglio bianco e non riesca più a scrivere nemmeno articoli per il blog, recensioni, ideare domande per le interviste.

Che fare in questi casi? Il consiglio più diffuso è: leggere, ascoltare musica, guardare film, raccoglier input insomma, poi qualcosa alla fine dovrebbe sbloccarsi, almeno spero.

Premesso questo, scrivere resta un piacere, uno dei pochi con ben poche controindicazioni, e piuttosto a buon prezzo. Mal che vada serve un foglio di carta e una bic blu.

E voi che ne pensate? Scrivere è un piacere? Cosa fate quando la vostra vena narrativa si inaridisce? Rispondete nei commenti, sarò felice di iniziare una discussione con voi. Ah, e poi comunque c’è sempre il giardinaggio.

:: Blogging etico, eco-friendly

10 aprile 2018

bny

Ieri ho sentito parlare del web, della blogosfera tutta, come di un’ immane discarica, e la cosa mi ha spinto a scrivere questo articolo e a riflettere su alcune cose che forse io davo per scontate, ma tanto scontate non sono.
In senso lato il web siamo noi: ci sono persone più o meno corrette, altruiste, generose, che seguono un’ etica, una morale, un’ ideologia, un credo politico, sociale, religioso, che dir si voglia. Alcuni vedono nel web solo una fonte di guadagno (più o meno lecito) altri magari qualche fonte di guadagno non la disdegnano, ma vedono più in là, vedono oltre, vedono il futuro.
Tuttavia comunicare credo sia l’esigenza primaria di chi opera nel web, diffondere informazioni, preservare il nostro sapere, la nostra cultura, la nostra società. Siamo esseri sociali, se non socievoli, siamo fatti per vivere in comunità più o meno grandi, per aiutarci, per sostenerci.
E voi non sapete quanti white hat ci sono, che hanno permesso negli anni che il sistema non collassasse. C’è gente che opera nell’ ombra, di cui non conoscerete mai nome e cognome, che agisce per il bene, per diffondere energia positiva e per arginare le derive a volte pericolose di questo sistema-mondo.
Se siamo una comunità, dovremmo anche darci regole condivise che migliorino l’ambiente in cui viviamo. E lo so non sempre e facile. Anche i migliori di noi commettono errori, derogano dai propri principi, magari non hanno il coraggio di fare la cosa giusta pur vedendola.
Noi blogger siamo in questo sistema-mondo gli operatori più esposti, più in chiaro per intenderci. Molti guardano a noi come un esempio da seguire, e questo implica responsabilità. Verso i più giovani, verso tutti.
Il blogging etico non credo sia una moda, passeggera e superflua, ma un’ esigenza di sopravvivenza, la condivisione del sapere, il no profit, la alleanza e l’essere un gruppo coeso, sono cose importanti come quei microrganismi dell’oceano che ripristinano l’eco sistema.
Riflettevo su questo ieri quando sentivo definire il web una discarica. Certo ci sono i piranha, ma questo non deve impedirci di credere che tutte le potenzialità di questo sistema, tutte le cose meravigliose che ha reso possibile, siano inutili, o destinate alla fine.
Chi opera per il bene insomma non deve sentirsi un ingenuo o uno sprovveduto, spesso ha capacità anche maggiori degli altri, che mette a servizio di tutti, in un clima di gratuità, che non implica sfruttamento o abusi. Rubare il lavoro altrui, non rispettando le sue intenzioni di uso, non è blogging etico. Mentire, calunniare, raggirare, derubare gli altri non sono pratiche che a lungo termine giovano, ma inquinano, tanto quanto i veleni che respiriamo nell’aria, o quelli che esistono nell’acqua.
Portiamo valore, insomma col nostro operato, creiamo ricchezza, diamo un senso agli sforzi di tutti verso un obbiettivo condiviso. E non facciamoci abbattere dalla tristezza e dal pessimismo. Molto spesso i buoni sono silenziosi, ma sono tanti, operano senza volere riconoscimenti, ti aiutano senza neanche che tu lo sappia.
E voi cosa ne pensate? Siete d’accordo con quanto ho scritto? Cosa fate concretamente per dare un apporto costruttivo alla blogosfera? Scrivetelo nei commenti, sarà interessante discuterne.

:: Che libri state leggendo?

6 aprile 2018

I libri più venduti

Tutti mi dicono che è importante costruire una community intorno a un blog, specie se letterario, e invitare i lettori a commentare, a partecipare, a creare insomma tutti assieme il blog che amiamo leggere. E quindi cosa c’è di più interessante di sapere cosa state leggendo. Sì, in questo momento. Quale libro avete aperto sul comodino? Allora ditemi. Sono molto curiosa.

:: Come scrivere una mail a un ufficio stampa

26 marzo 2018

bny

Dopo aver parlato di Come ricevere libri dalle case editrici analizziamo più nello specifico come scrivere una mail a un ufficio stampa. Inizio col dire che non ci sono regole fisse, inflessibili, inderogabili, insomma non esiste una perfetta mail standard, sebbene esistano alcuni modelli base, alcune regole più che altro di buon senso, e la solita, indistruttibile educazione, che come tutte le regole del buon vivere civile, ci evita molti guai.

Innanzitutto ognuno ha il suo stile, pensate che noia se tutte le mail fossero uguali, fatte con lo stampino, per cui la creatività non è da sottovalutare. Dedicateci un po’ di tempo, non mandate mail senza cura, con refusi, grammaticalmente scorrette. Certo la fretta può fare brutti scherzi, ma queste mail sono un po’ il vostro biglietto da visita, per cui prestateci attenzione.

Tra le cose da evitare proprio sempre l’arroganza, l’aggressività, la volgarità. Insomma non è detto che diventerete i migliori amici di tutti gli addetti stampa in circolazione, ma anche con quelli con cui c’è meno feeling, si può sempre instaurare un rapporto civile, educato, di pacifica convivenza. Loro fanno il loro lavoro, voi blogger il vostro. Ognuno ha il suo ruolo, ognuno le sue competenze. Se chiedete un libro, un’ informazione su una data di uscita, la possibilità di intervistare un loro autore, fatelo con garbo, e se ricevete un no, non fatene una tragedia. Non iniziate una guerra di rappresaglia, perderete tempo voi e loro. Amen si va avanti, ci saranno altre occasioni.

Non siamo bambini, evitate mille mila mail, sullo stesso argomento se non vi rispondono (finireste nello spam). Evitate di lamentarvi che non vi è stato risposto, che non lo si è fatto velocissimamente, che il libro che tanto volevate non vi è arrivato (per colpa del perfido addetto stampa che vi boicotta). Se c’erano accordi potete certo segnalare che il libro non è arrivato, ma fatto questo finita lì. Amen, si va avanti.

Ricordarsi il nome della persona che contattate è una buona cosa, ehi tu “coso” vi assicuro fa un pessimo effetto.

Siate brevi, specifici, e esatti. Lunghissime mail non vengono lette, e se sono confuse, non sperate che l’addetto stampa si metta lì a cercare di capire cosa avrete mai voluto dire. Non ne ha il tempo. Siate gentili, ma fermi. Se l’addetto stampa lo conoscete, potete usare un tono più amichevole, se è un perfetto estraneo, un tono neutro e educato va più che bene.

Minacce, insulti, “non sa chi sono io”, vanno bene se siete delinquenti intenti nei loro traffici, non blogger alle prese con mail di “lavoro”. Toni lamentosi, imploranti, disperati, anche sono fuori luogo, evitateli, date retta a me.

Mi sembra tutto, le cose più importanti le ho dette. E voi come strutturate una mail diretta a un ufficio stampa? Quali sono le maggiori difficoltà? Premesso che nenache io sono infallibile cercherò di rispondere a tutte le vostre domande.

:: Leggere rende migliori?

29 dicembre 2017

reading

Leggere rende persone migliori? Cittadini migliori? Persone più consapevoli delle proprie scelte, più libere, più indipendenti, più difficilmente manipolabili? Dall’ uscita dei dati ISTAT sull’ennesimo calo di lettori in Italia questa è la domanda che maggiormente si sente fare. E voi cosa ne pensate? E’ giusto colpevolizzare chi non legge facendolo sentire una persona a cui manca qualcosa? La lettura indubbiamente ha molti lati positivi: aumenta il numero di vocaboli usati, tiene in esercizio il cervello, allarga gli orizzonti. Ma tutti capiscono sempre quello che leggono? Più si legge e più si combatte l’analfabetismo funzionale? O leggere come scrivere e anche essa una attività “creativa” che mette in moto quella parte del cervello adibita alla creatività? Ogni lettore interpreta e decodifica un libro ovvero la realtà in modo differente? E’ un discorso interessante, non fermatevi alla provocatorietà della domanda. E voi cosa ne pensate? Scrivetelo nei commenti, sono davvero curiosa, e sarebbe davvero bello generare un dibattito che superi gli stereotipi.

:: I blogger se contattati per una recensione a richiesta devono essere pagati?

16 novembre 2017

bny

Si è discusso parecchio in questi giorni sui vari social sulla liceità per un blogger di essere pagato per scrivere recensioni. Chiariamo subito gli influencer sono pagati per scrivere recensioni: hanno tariffari, a volte pubblici, sui loro siti, di norma i più seguiti chiedono dalle 100 Euro in su a seconda del tempo, dell’ impegno, della difficoltà, e della loro autorevolezza e visibilità. Ma i blogger, che non muovono quei numeri di follower, che hanno anche solo un piccolo spazio (magari certo ben frequentato), possono farlo? E soprattutto si può chiedere un compenso per una recensione letteraria? Concordiamo tutti sul fatto che sia una forma di recensione particolare, con competenze specifiche, ben diversa dalla recensione che so di uno spazzolino da denti o di un olio dopo bagno. Con tutto il rispetto per i recensori di questi prodotti, ma insomma ci siamo capiti, le cose sono diverse.

E’ opinione comune che non si fa. Perché? Perché no. Perché chi lo ammette in pubblico rischia la gogna mediatica, come la blogger che nei giorni scorsi ha scritto un post su Facebook (poi cancellato) in cui dichiarava senza mezzi termini che non poteva più permettersi di recensire gratis, che il suo lavoro andava retribuito. Se ne parla qui:  e pure in un vecchio articolo del 2015 qui. Anche su Instagram si è discusso, una blogger si è chiesta perché non è prevista una retribuzione economica da parte delle case editrici, di un rimborso per le spese per viaggi per esempio per le blogger che partecipano o vorrebbero partecipare agli eventi e o una retribuzione economica per le recensioni?

A questo punto infatti è giusto chiederci chi le dovrebbe pagare queste recensioni: l’autore del libro, la casa editrice, l’ agenzia pubblicitaria che fa promozione, il lettore, utente ultimo del servizio? E soprattutto ricevere un compenso inficia la buona fede del blogger, la sua autorevolezza e credibilità, lo spinge a scrivere solo recensioni edulcorate e elogiative? Per alcuni questo è già implicito solo per il ricevimento dell’ oggetto libro. Per la legge del mana, del dono che ti spinge anche inconsciamente ad essere riconoscente verso chi te lo fa. Anche se ogni lavoratore riceve un compenso e non si giudica il suo lavoro perché lo riceve, ma più semplicemente sul fatto che faccia o meno un buon lavoro, ovvero nel nostro caso sarebbe più giusto giudicare un recensione dalla qualità della recensione.

Ogni blogger sa che la stesura di una recensione di un libro richiede tempo. Innanzitutto bisogna leggere il libro per intero (leggerlo davvero, magari anche più volte, prendere appunti, trascrivere frasi, insomma lavorarci su), ci vuole del tempo per documentarsi sull’autore, ce ne vuole per la stesura della recensione, per la sua rilettura in cerca di refusi, errori, imprecisioni, per renderla fluida anche da un punto di vista logico e sintattico, se non estetico. Tempo, tempo, tempo, non sorprendiamoci quindi che molti blogger non leggano davvero i libri, o si limitino a scrivere “che bello” e due righe di trama. La professionalità e la competenza hanno un valore, un professionista raramente spreca tempo a scrivere recensioni se non retribuito. Dunque tutti quelli che scrivono recensioni sui loro blog sono degli incompetenti? Certo che no, c’è tanto volontariato o lavoro sommerso. Gente che percepisce un compenso e non lo dichiara. E non solo monetario, ma anche costituito dai classici capponi di Don Abbondio: inviti a eventi esclusivi, viaggi, vantaggi generici e non specificati. Una fitta rete di relazioni sociali, che sono indispensabili per un blogger.

Noi per ora abbiamo scelto la strada della non retribuzione. Chi vuole può farci piccole donazioni per ricompensare il nostro lavoro. E vi assicuro non lo fanno in tanti, quasi nessuno. Ma il punto è: è giusto lo sfruttamento sistematico dei blogger? Anche se consenzienti. Discutendo con David Frati di Mangialibri che fa in un mese quello che noi facciamo in un anno per intenderci, con 25,000 recensioni all’attivo e una collaborazione con Libreria Universitaria più banner di Google, beh lui con il suo grande numero di lettori al massimo riesce ad arrivare in pari con le spese di gestione del sito. E anche i suoi collaboratori e recensori sono su base volontaria.

Sì per il momento sì – ogni business plan costruito sui guadagni da banner (le case editrici al momento non inseriscono i magazine e i blog nel novero dei canali su cui investire) su google ads (unica vera fonte di reddito perché basati sul traffico, che grazie a dio c’è) come giustamente invocato qui sopra non riesce a coprire né giustificare la trasformazione da attività che si autofinanzia o poco più a fonte di reddito.

E ribadisce:

le case editrici al momento non inseriscono i magazine e i blog nel novero dei canali su cui investire, nemmeno a fronte di visite altissime.

Dunque la tentazione per un blogger di autofinanziarsi facendosi pagare per l’unica cosa che davvero gli richiedono e per cui c’è un mercato è tanta. L’ho fatto anche io parecchi anni fa. Perché ho smesso? Perché mi avevano convinto che non era una cosa ben fatta. Perché mi avevano convinto che non si deve percepire compenso per una recensione letteraria, su un blog. Perché mi aspettavo di crescere per poi poterlo fare su giornali e riviste. Ma quel salto, dopo dieci anni, non l’ ho mai compiuto. Purtroppo.

E ora chiedo a voi, cosa ne pensate? Che siate blogger o lettori. Se sapeste che un blogger ha ricevuto un compenso per una recensione, dichiarandola con appositi tag, pagando le ritenute consone, emettendo regolare fattura, la leggereste lo stesso?

:: Come ricevere libri dalle case editrici

8 novembre 2017

bny

Scrivo questo post perchè spesso colleghe blogger più giovani mi chiedono come si faccia ad ottenere libri dalle case editrici. Credo sia un tema molto caldo anche se esiste un dibattito a monte sul fatto che alcuni credono sia lecito chiederli altri per motivi perlopiù di indipendenza, no. Naturalmente io ritengo che ricevere una copia di un libro non comporti nessuna onta, nè costringa a scrivere recensioni “sdraiate” per ringraziare dell’ omaggio. Ma andiamo con ordine.
Innanzitutto sfatiamo una leggenda metropolitana molto diffusa non esistono case editrici che regalano libri perlomeno ai blogger. Sono aziende, devono non andare in perdita e se possibile avere dei ricavi, anche se sono aziende culturali, con tutte le peculiarità del caso. Possono fare iniziative a scopo pubblicitario mettendo in palio dei libri che possono vincere i lettori, senza obblighi particolari, ma sono appunto iniziative pubblicitarie saltuarie e non continuative. Giochi a premio. Giveaway ne fanno pure i blogger per i loro lettori.
I blogger letterari che ricevono libri dalle case editrici siano digitali (ormai prevalentemente sono digitali, anzi gli odiati pdf) o cartacei svolgono un servizio nei loro blog, restituiscono pubblicità, parlando di un determinato libro, recensendolo, intervistando gli autori. Dunque apro “un blog quindi ricevo tanti e tanti libri gratis” è un ragionamento che è meglio dimenticare. C’è tanto lavoro dietro all’ immagine del blogger sorridente che riceve una copia di un libro da una Casa editrice.
Chiarito questo passiamo al passo successivo. Sempre relativamente alla mia esperienza posso darvi dei consigli che saranno a voi utili, ed è questo che voglio fare. Ricevere libri è piacevole, suona il postino e vedere la busta gialla per un blogger letterario è sempre fonte di gioia. Noi book blogger siamo gente strana, i libri sono davvero la nostra droga.
Ma c’è un ma. Serve professionalità. Ricevere una copia non compra il nostro giudizio, non significa automaticamente che il libro che leggeremo sarà bello e interessante, può non piacerci, e le Case editrici serie lo tengono in conto e non istaurano politiche di rappresaglia se mai scrivete che il tal libro non è proprio fantastico, è un po’ noioso, ha difetti o non ne scrivete affatto.
Bene direte voi, e adesso, come faccio a ricevere libri? Non è facile, il meccanismo non è chiedo e ricevo, non è un diritto, non funziona così. Non è un diritto neanche per la casa editrice ricevere una recensione, perlomeno se non c’è una vera retribuzione alle spalle. Gli editori lo sanno, voi soprattutto lo dovete sapere. Ma questo non deve trasformare la ricerca libri in un assalto alla diligenza.
Per prima cosa è necessaria una lunga e seria gavetta. Le blogger che hanno un blog da uno due tre mesi, pubblicano saltuariamente articoli, non hanno nessuna preparazione alle spalle difficilmente ricevono libri dalle CE. Quindi studiate, recensite, fatevi conoscere prima. Ho recensito per anni libri di piccoli se non piccolissimi editori, o mandati da autori prevalentemente esordienti. Oggi i tempi si sono velocizzati, ma tenete in conto che il periodo di gavetta va sempre preventivato. Almeno se volete fare le cose seriamente.
Poi si passa alla ricerca degli indirizzi email degli addetti stampa. E buona cosa rivolgersi a loro, o eventualmente all’addetto stampa preposto al rapporto coi blogger. Consultate i siti online degli editori e cercate la pagina contatti. Se non trovate indirizzi specifici mandate magari una mail per esempio alle info @ tal dei tali. Se sono interessati vi rimbalzeranno all’addetto incaricato. E di norma sono interessati, è pubblicità gratuita, se accettate pdf avrete il 90% di probabilità di ottenere in lettura i libri che chiedete. (Sempre che il vostro blog non abbia aperto ieri).
Io sconsiglio dal mandare richieste a tappeto, selezionate le Ce che volete contattare, spulciate il loro catalogo, e scegliete i primi libri che volete richiedere. Non dieci per volta. Uno o due basteranno.
Alle blogger piace leggere e scrivere, se non fosse così farebbero altro, ma devono difendere il loro tempo e dare la priorità alle collaborazioni retribuite. Recensire libri è per la maggior parte delle blogger poco più che un hobby ricordatevelo sempre. Un hobby che può portarvi tante soddisfazioni, ma quasi mai monetarie, almeno nella mia esperienza. A questo proposito vi rimando al post I blogger se contattati per una recensione a richiesta devono essere pagati? Anche se naturalmente c’è sempre la possibilità che vi assuma un giornale o una rivista, e allora sì sarete pagati per recensire libri.
Chiarito questo ancora uno o due consigli che vi potranno essere preziosi, ricordatevi che gli addetti stampa sono esseri umani, come voi, un giorno possono avere il mal di testa e trattarvi meno gentilmente del solito, o non rispondervi, o gli potete essere cordialmente antipatici. Mettete tutto in conto, e ricordatevi che l’educazione può fare miracoli in certi casi.
Concludo col dire che il comportamento scorretto di uno danneggia tutti, quindi siate responsabili. Date della vostra categoria una buona immagine, difendetevi tra voi, fate squadra. Non vi boicottate. Non parlate male di altre blogger con gli addetti stampa, soprattutto. Le cose si vengono sempre a sapere e vi farete il vuoto intorno, o perlomeno la fama di blogger pestine su cui non fare affidamento. Un buon karma vi aiuterà ad avere una lunga carriera felice. Buona vita a tutti!

Siete d’accordo? Avete altri consigli? Partecipate con la vostra personale esperienza nei commenti.

Forse può interessarti: Come diventare un recensore di libri, (retribuito)

Me Too

18 ottobre 2017

ilgiornodeglizombi

Ci ho pensato a lungo prima di scrivere il post che state leggendo (post su cui, mi spiace, non potrete commentare) e neanche volevo scriverlo. Ma poi mi sono detta che questo blog non avrebbe senso di esistere, se ogni tanto non comparissero sulle sue pagine articoli di questo tenore. Un blog, gestito da una donna, che parla di cinema non può far finta di niente davanti a quello che sta accadendo nelle ultime settimane in quel di Hollywood, non può semplicemente mettere la faccenda in un angolino e continuare a parlare di motoseghe e fantasmi.
I fatti li conoscete tutti, non è il caso di rivangarli, non è il caso di ripercorrere la triste sequenza di accuse piovute addosso a una delle figure più potenti del cinema americano, accuse che (ribadiamolo, non si sa mai), il suddetto potentissimo uomo non ha mai negato, accuse che sono arrivate alla spicciolata…

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:: Salute e benessere: come dimagrire in sicurezza e non solo – alcuni libri e consigli sull’argomento

18 ottobre 2017

Scrivo questo post perchè è un tema che mi tocca da vicino: ho rischiato di diventare obesa. Lo so è un problema diffuso delle società ricche occidentali, legato all’ alimentazione (pesticidi e conservanti e soprattutto diete sregolate giocano un ruolo fondamentale), alla vita sedentaria e alla mancanza di informazioni serie e responsabili. Ho raggiunto gli 80 Kg, per chi è alta come me circa 1,63 significa percorrere una strada pericolosa per la salute e il benessere generale.

Ho deciso perciò di informarmi.

Ci sono tanti ciarlatani in giro, che vendono pozioni miracolose, o danno consigli folli, per cui la prima cosa (come diceva un mio professore all’università) è comparare le fonti. Se una cosa viene detta e ripetuta da più specialisti è probabile che sia vera.

Quindi il primo consiglio che vi do è leggere e informarvi. Leggere libri, riviste, ascoltare programmi radio e televisivi tenuti da persone serie che mettono in gioco la loro credibilità, con anni di esperienza alle spalle.

Io ho iniziato a dimagrire camminando. La camminata veloce per circa 7 o 8 km al giorno (anche in salita) ha iniziato a mettere in moto il mio metabolismo. Camminare fa bene, si può dire è stata la mia salvezza. Fa bene all’umore, al fisico, e alla bilancia. Ho rafforzato i muscoli e bruciato il grasso. Anche una dieta su misura aiuta, e potenzia l’esercizio fisico.

Premesso che niente sostituisce una visita dietologica (un medico serio che valuta il vostro caso e vi dà una dieta personalizzata) leggere libri vi aiuta a prendere coscienza del problema e a decidere di fare qualcosa.

Ho scoperto la collana Sonzogno dedicata al Benessere e alla Salute, curata dal dott. Paolo Perucci, e vi elenco alcuni libri che potrete trovare interessante leggere:

paleo dieta su misuraRobb Wolf

LA  PALEO DIETA SU MISURA
perdi peso e trova la salute con i cibi adatti a te

Edizione italiana a cura di Paolo Perucci

Non riuscite a perdere peso? Non è colpa vostra. I più recenti studi mostrano che ogni organismo è predisposto, ciascuno a modo suo, a mangiare troppo, fare poco movimento e dunque a ingrassare, nuocendo alla propria salute. Ciò vuol dire che non esiste una “dieta ideale” valida per tutti, dal momento che ognuno reagisce in modo differente agli stessi cibi. Il segreto allora è riprogrammare il cervello, stabilendo innanzitutto qual è il vostro profilo e quale dunque l’equilibrio ottimale di sostanze che può migliorare il metabolismo: non tutti, per esempio, tollerano gli stessi tipi e la stessa quantità di carboidrati.

la paleo dietaDello stesso autore:

LA PALEO DIETA 

Lo stile alimentare che ha tenuto in forma l’uomo per due milioni di anni

I principi della paleo dieta si basano sull’alimentazione delle origini, fondendo le abitudini alimentari degli uomini del Paleolitico con le più recenti scoperte della genetica, della biochimica e dell’immunologia. Il risultato è una dieta che non solo aiuta a perdere peso, ma fa sentire più in forma e dinamici, riducendo il rischio di malattie legate a un’alimentazione sbagliata e innaturale. Non il solito manuale per dimagrire, ma un libro utile che insegna a stare bene e fare attenzione alla qualità del cibo.

contro lo zuccheroGary Taubes

Contro lo zucchero

Processo al peggior nemico della salute
(e della linea)

Negli Stati Uniti e in altri paesi, compreso il nostro, l’obesità è un problema molto comune. Il diabete, inoltre, è più diffuso che mai. Nel mondo industrializzato, queste e altre patologie a esse correlate – come per esempio l’ipertensione, le malattie cardiovascolari e i tumori – affliggono la nostra salute alla stregua di vere e proprie epidemie. Eppure gli stili di vita stanno cambiando: la lotta al sovrappeso è all’ordine del giorno e l’imperativo “mangia di meno e muoviti di più” sembra avere attecchito presso gran parte della popolazione.

il mito vegetarianoLierre Keith

Il mito vegetariano

Cibo, giustizia, sostenibilità: non bastano le buone intenzioni

«Non è stato un libro facile da scrivere, e per molti non sarà facile da leggere. Sono stata vegana per quasi vent’anni, animata da ragioni nobili e dal desiderio di salvare il pianeta, la sua natura selvaggia, le specie in via d’estinzione, e di non partecipare all’orrore degli allevamenti intensivi. Non volevo che mangiare significasse uccidere animali. Insomma, sono stata anch’io vittima del mito vegetariano e dei suoi molti malintesi.

perchè si diventa grassiGary Taubes

Perché si diventa grassi
(e come fare per evitarlo)

Perché alcuni sono magri e altri grassi? Che ruolo hanno genetica ed esercizio fisico sul nostro peso? Quali cibi mangiare e quali evitare? Perché le diete ipocaloriche sono inutili? La dieta sana è una sola, come mostra questa indagine accurata che ha rivoluzionato la scienza e la storia dell’alimentazione. Per decenni ci hanno insegnato che il peso forma si raggiunge mangiando poco e facendo molto esercizio fisico. Eppure, il numero degli obesi e dei diabetici non fa che aumentare.

Paolo Perucci (Roma, 1952) è medico. Tra i primi in Italia a intuire le potenzialità del metodo Zona, ne è convinto promotore fin dal 1999. È stato tra i primi al mondo a conseguire il titolo di Zone Certified Instructor (San Diego 2000) e poi, dal Dottor Sears, quello di Research Institute Certified Health Care Practitioner (Boston 2001). È l’ideatore, il curatore e il moderatore dei Forum del primo frequentatissimo sito italiano sulla ZONA, lazona.it, che, con oltre 50.000 visite mensili, costituisce da tempo un punto di riferimento per i cultori del metodo.
Autore di La Zona facile (2002), e della versione aggiornata La nuova Zona facile (2004), primo e unico manuale teorico-pratico scritto da un medico italiano che preveda un supporto online. Lavora a Brescia. Il suo sito è drperucci.it.

:: Are book reviewers really important in the book publishing world?

9 giugno 2017

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Rimbalzo questa domanda di cui si è discusso in un gruppo per sapere la vostra opinione, di voi lettori di questo blog. Insomma che percezione avete dei recensori, delle recensioni, che funzione pensate abbiano nel mondo editoriale, nella diffusione dei libri, nella crescita (perdonatemi il parolone) dei lettori? Sono giustamente valorizzati? Meriterebbero un status professionale (per lo meno quelli che hanno i requisiti)? Si discuteva ieri che molti recensori in America o Nord Europa, ricevono una retribuzione anche per legge. Avete percezione che ci sia serietà in giro? Come scegliete i recensori di riferimento? Pereferite le recensioni dei blogger classici o dei recensori Amazon? Insomma mi piacerebbe iniziare un serio dibattito, siete tutti invitati a esporre il vostro pensiero nei commenti a questo post.