:: L’editoria al tempo della pandemia, alcune riflessioni

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e-book-coronavirusÈ alquanto ingenuo, per non dire superficiale, pensare che (durante) e dopo questa pandemia l’editoria non subirà grandi cambiamenti. Tutto cambierà, la nostra stessa vita, e dunque anche il mondo dei libri. Accettare la percezione di questo inevitabile cambiamento è già un primo passo nella giusta direzione.

Un altro passo da compiere e non farsi prendere dallo sconforto e dalla disperazione pensando “tutto è perduto” “l’editoria è morta” “tutti i suoi operatori (editori, scrittori, librai, addetti stampa, blogger di libri perché no ci siamo anche noi in ballo) saranno sul lastrico”. Ben vengano gli aiuti statali, e le misure atte a supportare la cultura e la lettura in particolare, ma strepitare non è il modo giusto per spingere lo stato a darsi una mossa. Anche se questa mossa è necessaria e vitale. Sia ben chiaro.

Un’altra considerazione a margine è che ora le risorse vanno convogliate su esigenze vitali (cibo, medicine, luce, gas, acqua). I libri sono un bene indispensabile ma non vitale. La gente vive anche senza leggere. Male ma vive. Senza cibo, medicine, acqua etc… no. Quindi è importante averlo bene in mente prima di fare rivendicazioni. Un’altra cosa, io amo i libri, senza i libri la mia vita sarebbe molto più povera e infelice. Lo so il diritto alla felicità e un diritto primario ma cerchiamo di correlarlo in un’ottica più ampia e solida.

Sento voci che vorrebbero riaprire le librerie. Trasformandole in veicoli di contagio? È questo davvero che volete? Già rischiamo a uscire di casa per andare al supermercato, in farmacia, negli ospedali, limitiamo questi rischi, almeno ora che il momento è più critico.

E utilizziamo risparmi e risorse per i beni primari di stretta sopravvivenza. Non sappiamo il dopo come sarà, non sappiamo se ci sarà svalutazione, se i prezzi dei beni primari saliranno alle stelle, se ci sarà cibo per tutti. Non lo sappiamo. Scelte razionali e sensate fatte adesso potrebbero cambiare il nostro domani. Detto questo significa che non dobbiamo più leggere? No, certo che no. Anche la felicità è un bene primario ma possiamo conservare il diritto alla lettura senza perdere di vista l’essenziale.

Attualmente il digitale è una risorsa e lo dico io che amo notevolmente di più l’edizione fisica. Ma ora penso alle vite dei corrieri, alla loro salute, alla vite dei librai, alla loro salute, alla vita dei lettori, alla loro salute. Ragiono in vite e non in libri. E questo penso dovrebbero fare tutti. Il digitale è una risorsa ora che siamo nel pieno della pandemia, e lo sarà in futuro quando avremo a che fare con la più grande crisi economica che la nostra società ricordi a partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. (Allora i morti in Europa furono 55 milioni, infrastrutture distrutte, macerie e rovine, giusto per darvi un reale quadro della situazione di allora neanche minimante paragonabile al nostro pur drammatico oggi).

La rivoluzione del digitale penso sarà la più significativa criticità. E le librerie, e tutti gli operatori del settore, per sopravvivere ne devono prendere atto. Perché noi vogliamo che ll’editoria sopravviva, giusto? I libri si stampano, esistono le tipografie, ora momentaneamente “chiuse”. Riapriranno, come le fabbriche, come i negozi, come tutte le attività commerciali, quando la situazione sarà sicura. Ma avremo meno a che fare con i libri cartacei innanzi tutto per i costi, la gente avrà meno soldi da spendere per i libri e dunque sceglierà le edizioni più economiche (alzare i prezzi dei libri renderà solo la lettura più elitaria a mio avviso e non risolverà il problema a monte) e poi perché la filiera si snellirà. Molti perderanno il lavoro, questo è un dato di fatto. Occupiamoci subito di permettere a queste risorse di reinventarsi. Di trovare altri modi in cui mettere a profitto abilità e competenze. Anche queste sono vite, e noi ragioniamo in vite, giusto? Costruiamo il nostro futuro con scelte ponderate oggi.

Può non piacere questo discorso, il virtuale di per sé è una strada che non accontenta tutti, ma è una strada, accontentiamoci di questo.

E voi cosa ne pensate? Avete proposte costruttive in merito?

Aspetto le vostre riflesisoni e i vostri commenti.

It is somewhat naive, not to mention superficial, to think that (during and) after this pandemic publishing will not undergo major changes. Everything will change, in our own life, and therefore also the world of books. Accepting the perception of this inevitable change is already a first step in the right direction.

Another step to take and not get caught up in despair and think “everything is lost” “publishing is dead” “all its operators (publishers, writers, booksellers, press officers, book bloggers because yes, we are there too) will be broke”. State aid is welcome, and measures to support culture and reading in particular, but screaming is not the right way to push the state to move. Although this move is necessary and vital. I want to be clear.

Another consideration in the margin is that resources must now be channeled onto vital needs (food, medicine, electricity, gas, water). Books are an indispensable but not vital. People can survive without reading. Live, if badly. Without food, medicine, water etc … they can’t. So it is important to have this in mind before making claims. Another thing, I love books, without books my life would be much poorer and unhappier. I know the right to happiness is a primary right but letr’s try to correlate it in a broader and more solid perspective.

I hear rumors that they would like to reopen the bookstores. By turning them into contagion vehicles? Is this really what you want? We already take risks when we leave home to go to the supermarket, pharmacy, hospitals, let’s limit these risks, at least now that the moment is critical.

And we use savings and resources for primary survival goods. We do not know what will come after, we do not know if there will be devaluation, if the prices of primary goods will skyrocket, if there will be food for everyone. We do not know. Rational and sensible choices made now could change our tomorrow. Does that mean that we don’t have to read anymore? No, of course not. Happiness is also a primary resource but we can preserve the right to reading without losing sight of the essentials.

Currently digital is a resource and I say that I love the physical edition considerably more. But now I think of the lives of couriers, their health, the lives of booksellers, their health, the lives of readers, their health. I reason in life and not in books. And this I think everyone should do. Digital is a resource now that we are in the midst of the pandemic, and it will be in the future when we are dealing with the greatest economic crisis that our society remembers since the end of the Second World War. (Then there were 55 million dead in Europe, destroyed infrastructure, rubble and ruins, just to give you a real picture of the situation at the time, not comparable in the least to our dramatic one today).

The digital revolution I think will be the most significant criticality. And bookstores, and all operators in the sector, must try to survive. Because we want publishing to survive, right? Books are printed, there are printers, now temporarily “closed”. They will reopen, like factories, like shops, like all businesses, when the situation is safe. But we will have less to do with paper books first of all for the costs, people will have less money to spend on books and therefore will choose the cheaper editions (raising the prices of books will only make reading more elitist in my opinion and not will solve the problem upstream) and then the supply chain will need to be streamlined. Many will lose their jobs, that’s a fact. Let’s take care of allowing these people to reinvent themselves. To find other ways to capitalize on skills and competences. These too are lives, and we reason in lives, right? We build our future with thoughtful choices today.

You may not like this speech, the virtual in itself is a road that does not satisfy everyone, but it is a road, let’s be satisfied with this.

And what do you think of it? Do you have constructive proposals on this?

I await your reflections and your comments.

5 Risposte to “:: L’editoria al tempo della pandemia, alcune riflessioni”

  1. Alessandro Gianesini Says:

    Eliminare o rivedere le tasse sull’editoria potrebbe essere un punto d’inizio, magari anche incentivando con detrazioni l’acquisto di libri o dispositivi come gli e-reader. Sono piccole cose, me ne rendo conto, ma meglio che niente…

    • Shanmei Says:

      Credo necessitino cambiamenti strutturali, e certo anche un forte sostegno pubblico, per tutelare chi è più provato dalla crisi. Ben vengano la revisione del sistema di tassazione e le detrazioni anche per i semplici lettori su e-reader, tablet e libri. Insomma la cultura non è un bene “superfluo”, e nemmeno “vitale” nel senso sopra esposto. Ma ciò non ne delegittima l’importanza. Il mondo si salverà, se si salverà, tramite la bellezza che sì è cibo per l’anima.

      • Alessandro Gianesini Says:

        … nella speranza che questo periodo di “riflessione” abbia permesso a molti di comprendere che ci sono esigenze da soddisfare su cui prima si soprassedeva per la frenesia del mondo che ci circondava e che ora dovrebbero essere emerse.

  2. Claudio Capriolo Says:

    Buon dì.
    Non ho proposte da fare, intervengo solo per segnalare la scomparsa definitiva e irrimediabile di un pezzo importante dell’editoria italiana, e della stessa storia d’Italia:
    https://bebeez.it/2020/03/30/utet-grandi-opere-chiede-il-concordato-preventivo/
    La Utet non è certo stata ammazzata dal coronavirus, anche se quest’ultimo le ha dato il colpo di grazia. La notizia mi ha toccato in modo particolare perché a quella Casa editrice è legata pressoché per intero la mia attività lavorativa, dalla assunzione quale redattore del Dizionario di musica nel 1979 fino al 2011 – anche se negli anni successivi ho continuato a dare un piccolo apporto con collaborazioni saltuarie.
    La Utet non pubblicava narrativa né poesia, se non nelle poche collane dedicate agli autori classici; il settore in cui operava principalmente era quello dell’editoria scientifica e soprattutto della lessicografia, con la pubblicazione di enciclopedie e dizionari di grande rilievo e importanza, a partire dal Tommaseo nel 1861.
    Tutto questo, ora, è solo un ricordo.
    Amen.

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