:: Il caso non è chiuso di Luigi Guicciardi (Damster 2026) di Patrizia Debicke

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Ci sono romanzi gialli che costruiscono la tensione attraverso l’azione e altri che, invece, scavano lentamente, lasciando emergere il marcio nascosto dietro la facciata rassicurante della normalità. Luigi Guicciardi, con questo nuovo capitolo dedicato al commissario Cataldo, sceglie la seconda strada e lo fa con una lucidità narrativa in grado  di trasformare una vicenda apparentemente lineare in un viaggio cupo dentro le menzogne familiari, nei silenzi e nelle ombre che abitano ogni casa.
Fin dalle prime pagine aleggia una sensazione quasi indefinibile. La famiglia Rubino sembra incarnare la perfezione borghese della provincia emiliana: Franco è un consulente aziendale rispettato, Aida una moglie discreta, Melissa studia maluccio ma è una giovane vitale influencer, Santiago un ragazzino introverso molto promettente nel calcio, mentre la piccola Betty rappresenta l’innocenza, il centro attorno al quale ruota la famiglia. Ma Guicciardi insinuando un dubbio sottile, fa capire al lettore che sotto quella serenità si cela qualcosa di irrisolto, pronto a esplodere!
L’autore lavora sull’ambientazione modenese, mai semplice sfondo ma presenza concreta, viva, quasi soffocante nella sua apparente tranquillità. Le strade ordinate, le abitudini della provincia, i sereni ritmi quotidiani diventano il terreno ideale per amplificare il contrasto con l’orrore che lentamente emerge. In questo contesto ogni gesto sembra assumere un altro peso, ogni sguardo può trasformarsi in indizio e ogni parola detta o taciuta assume pericolosa ambiguità.
Il rapimento della piccola Betty spezza brutalmente l’equilibrio e imprime al romanzo una fortissima accelerazione. Guicciardi evita però gli artifici spettacolari, costruendo un’indagine che vive soprattutto di tensione psicologica. La richiesta di un modesto riscatto appare subito anomala, quasi stonata rispetto alla drammaticità dell’evento. Ed è proprio questa discrepanza a rendere il caso così disturbante. Nulla sembra combaciare. Ogni elemento appare un tantino fuori posto.
Il commissario resta un punto di forza della serie, più maturo, segnato dal tempo e dalla vita familiare, con figli ormai grandi e un bagaglio umano che lo rende più credibile e vicino al lettore. Non è il classico investigatore geniale e infallibile: Cataldo osserva, dubita, riflette, si lascia guidare dall’istinto ma soprattutto dall’esperienza. Ed è proprio quella memoria del dolore umano a impedirgli di archiviare il caso troppo in fretta.
Bellissimo il rapporto con la squadra, guidata dall’inossidabile De Pasquale, presenza solida e rassicurante capace di dare equilibrio all’indagine. I dialoghi tra i personaggi risultano naturali, mai artificiosi, e contribuiscono a creare quella dimensione corale che rende la narrazione estremamente fluida. Guicciardi sa orchestrare bene i tempi dell’inchiesta: dissemina dubbi, apre piste, costruisce sospetti senza mai perdere il controllo del ritmo narrativo. Ma la vera forza del romanzo emerge dopo il ritrovamento della bambina. In un giallo tradizionale quello sarebbe il momento della liberazione, il punto nel quale il lettore può finalmente respirare. Qui invece diventa l’inizio della parte più oscura e disturbante della storia. Cataldo percepisce immediatamente una stonatura, un dettaglio sufficiente a incrinare la rassicurante conclusione del caso. Quando poi arrivano le due morti, il romanzo cambia pelle e precipita.
Guicciardi ci mostra come sia fragile il concetto di normalità. Dietro le famiglie perfette si nascondono spesso profonde fratture, desideri inconfessabili, ossessioni e segreti capaci di divorare ogni cosa. La citazione pirandelliana evocata nel romanzo: “non credere a nessuno, perché nessuno è come credi che sia” diventa il cuore della vicenda. Ogni personaggio indossa una maschera e il lettore è  spinto a interrogarsi quanto davvero conosca le persone che gli stanno vicino.
Il libro si esalta proprio in questo senso di inquietudine crescente. Non è un thriller costruito soltanto sulla ricerca del colpevole, ma una storia che mette a nudo il lato più oscuro dei rapporti umani. Alcune verità, quando emergono, non liberano: devastano. E il finale lascia addosso un disagio autentico, quasi fisico.  Guicciardi infatti  non concede facili consolazioni né rassicuranti redenzioni. Un romanzo amaro e profondamente umano, capace di trascinare il lettore fino all’ultima pagina lasciandogli addosso una sensazione persistente di inquietudine. E forse è proprio questa la sua migliore qualità: ricordarci che i mostri più pericolosi raramente hanno un volto riconoscibile, perché siedono già vicino a noi, nascosti dentro l’illusione rassicurante della normalità.

Luigi Guicciardi, modenese, docente e critico letterario, è autore di una serie di mystery: ha pubblicato per Piemme, Hobby&Work, LCF Edizioni, Cordero Editore, Frilli Editori. Dal 2020 pubblica con Damster Edizioni: Un conto aperto con il passato (2020), Ai morti si dice arrivederci (2021), I dettagli del male (2022), Il ritorno del mostro di Modena (2022), Il commissario Cataldo e il caso Tiresia (2023), Morte di una ragazza speciale (2023), Donne che chiedono giustizia (2024), Nessuno si senta al sicuro (2024), Morte per un manoscritto (2025).
Il suo personaggio più famoso è il commissario Cataldo. Dal 2022 ha creato un nuovo personaggio: il commissario Torrisi, molto più giovane e dinamico.


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