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:: La questione russo-ucraina, un’analisi del Prof. Luigi Bonanate

11 ottobre 2022

I.

Quello che era chiamato, all’inizio del XX secolo, Impero zarista perse la sua più importante guerra nel 1904-5 contro il Giappone.

Perse (e in quanto impero sparì) la prima guerra mondiale venendo sostituita da una rivoluzione. Il ventennio successivo vide una economia stagnante.

Nella seconda guerra mondiale su notevolissimamente aiutata dagli Stati Uniti, e nel 1945 si ritrovò pesantemente distrutta.

La guerra fredda la vide partner di un bipolarismo soltanto apparente – come tutti gli specialisti sapevano – perché le sue condizioni di forza militare e di postura strategica la rendevano estremamente inferiore agli Usa.

Dopo l’89 e poi la dissoluzione dell’Unione sovietica, il declino economico non è cessato.

All’inizio del XXI secolo (quindi all’incirca con l’ascesa al potere di Putin) la situazione della Federazione russa è:

> dimensioni: 17 milioni di kmq. E’ lo stato più esteso al mondo. La Cina è il secondo; gli Usa il terzo;

> popolazione: 144 milioni di persone; Usa: 331 milioni;

> PIL: Russia: 1.483.418 milioni di $; USA: 23.360, Cina: 17.000; il Giappone, ha il terzo maggior PIL, la Germania, il 4°;

> addetti militari: circa 2 milioni, con dislocazioni in 5 paesi alleati, e in 4 zone occupate;

> spesa militare:

spesa mondiale del 2021: 2000 miliardi $
spesa Usa del 2020: 650 miliardi $
spesa Russia 2020: 61 miliardi $

In altri termini, la Russia è popolata meno della metà degli USA, ma è una volta e mezza più grande (quindi più “costosa” nella gestione); il PIL russo è più di 10 volte inferiore a quello USA, 5 di quello cinese. Ha forze armate doppie di quelle americane, e una spesa militare di 10 volte minore (storicamente meno evoluta di quella statunitense.

Ovvero: su che cosa si poggia la considerazione della Russia in quanto “grande potenza”, o come la “seconda”?

n. b.: Dati Banca mondiale, Fondo monetario Internazionale (approssimativi)

II

Le due Coree entrano all’ONU nel 1991. Prima di allora l’ONU poteva intervenire nel conflitto tra le due Coree scavalcando il veto sovietico («Uniting fot Peace», 1950), perché esse non erano membri dell’ONU. Ukraina e Russia, invece, sì: e come si fa intervenire tra due consoci?

L’ONU non si è impegnata nel proporre tregue, fin dai primissimi giorni, né .linee di separazione provvisorie, e altri interventi di immediata applicazione. Più in prospettiva non ha neppure mai proposto dei piani di neutralizzazione, provvisoria o anche permanente; né progetti di neutralizzazione di determinate zone, per ridurre la tensione.

Come tutti sanno, le società russa e ukraina sono fortemente intrecciate. Nulla impedirebbe di proporre dei piani di federazione delle aree in guerra (il federalismo e i movimenti in suo favore hanno sempre avuto successo soltanto tra ex-belligeranti).

L’ONU, e neppure le altre istituzioni internazionali hanno provato a lanciare pogrammi o progetti che potessero in qualche modo stupire e far rivolgere le opinioni pubbliche verso soluzioni alternative. Per la vendita del grano si è pur trovata qualche (seppur faticosissima) soluzione…

III

L’Occidente non si è curato gran che di quel che succedeva in giro per il mondo: Africa (specie del Nord), Sud-est asiatico, Europa orientale (a partire da quando, all’inizio degli anni ’90 del secolo scorso la Germania espanse i suoi interventi economici proprio a partire dall’Ukraina.

E per non andare troppo indietro, dal 2014 in avanti, che cosa hanno fatto, in particolare, gli Usa? Il Dipartimento di Stato ha un “Desk” per ogni paese: nessuno si era occupato di quel che stava succedendo in Crimea e dintorni?

La noncuranza e l’ignavia regnano nel mondo della politica internazionale, a ogni livello. Un esempio particolarmente significativo – per l’influenza mediatica che ha – è quello delle cronache sulla mortalità dei civili sotto i bombardamenti e altro in Ukraina. E’ particolarmente odioso vedere ciò che i fotografi di guerra poi vendono ai quotidiani; ma – sia ben chiaro – le vittime civili sono sempre state al livello di quelle militari. Nella guerra dei trent’anni, per fare un esempio, morivano molto più gli abitanti dei villaggi razziati dalle soldataglie, che i militari che si affrontavano sul campo di battaglia. Nella prima guerra mondiale, l’Intesa occidentale ebbe circa 8 milioni di vittime, di cui 3 milioni erano civili. Nella seconda guerra mondiale le vittime dirette furono 25 milioni di civili e 14 milioni di militari. Queste cifre sono sempre soltanto approssimative, ma esemplari: nel XX secolo la mortalità civile (per dirla semplicemente e alla buona) è cresciuta enormemente a causa dei bombardamenti aerei.