Posts Tagged ‘Fantascienza’

Un saggio sull’epopea di Dune a cura di Elena Romanello

10 aprile 2021

Il film Dune di Denis Villeneuve è stato rimandato al prossimo autunno: in attesa di questo importante appuntamento per i cultori della fantascienza, NPE Edizioni propone il saggio Dune Tra le sabbie del mito di Filippo Rossi, già autore di libri su Star Wars  e sui super eroi, altre epopee del fantastico della modernità, per universi dell’immaginario che hanno sempre qualcosa da dire.
Un’ottima occasione quindi per scoprire i retroscena di una saga soprattutto e innanzitutto letteraria, capace di cambiare la fantascienza per sempre: il primo romanzo dell’epopea di Dune fu pubblicato dall’autore Frank Herbert nel 1965 e colpì subito, facendo capire le potenzialità di un genere che fino a quel momento era stato un po’ snobbato, visto come un qualcosa per eccentrici e ragazzini, troppo svincolato da un mondo intellettualmente impegnato.
La fantascienza aveva, a dire il vero, un lungo passato già alle spalle, dai tempi di Mary Shelley, Jules Verne, H. G. Wells, ma la sua lunga presenza sulle riviste pulp, poi rivalutate come fucine di sperimentazione e cambiamento, non avevano predisposto bene la critica e il pubblico di cultori della letteratura. 
Dune si presentava fin da subito come qualcosa di complesso e lungo, non come un racconto o una novella, un libro di ampio respiro, come i classici dell’Ottocento, per portare in un microcosmo a se stante, dove succedono una serie di cose, non banali, mai scontate, tra metafore della realtà e immaginazione.
Frank Herbert dimostrò che la saga di Paul “Muad’Dib” Atreides e dei suoi figli era qualcosa di davvero intrigante e interessante, grande letteratura dove si parlava di religione, filosofia, politica e altre tematiche forti, un po’ come ha fatto anni dopo George R. R. Martin con le Cronache del ghiaccio e del fuoco per il genere fantasy, una delle tante saghe che deve comunque qualcosa al mondo di Dune.
Filippo Rossi racconta come Dune è diventato un classico di quest’ultimo mezzo secolo, attraverso i libri, il film del 1984 di David Lynch, comunque iconico anche se semplificava molto e le due miniserie del 2000 e 2003, in attesa del nuovo adattamento in due film. 

Il ritorno di Akira di Otomo a cura di Elena Romanello

15 marzo 2021

AKIRACOLLECTIONDal 18 marzo Planet Manga ripropone in una nuova edizione Akira di Katsuhiro Otomo, manga fondamentale per vari motivi, oltre che storia avvincente, intrigante, in un futuro distopico per gli anni Ottanta che è il mondo di oggi nella realtà.
Nella Tokyo del 2019, Kaneda, il leader di una banda di motociclisti adolescenti, cerca di capire che fine ha fatto il suo amico Tetsuo, arrestato dall’esercito, scoprendo man mano che è parte di un progetto segreto del governo che vuole sfruttare i suoi poteri ESP, sconquassando la città e risvegliando un individuo, un eterno bambino, di nome Akira, ancora più potente.
Sulla sua strada Kaneda incontra l’attivista politica Kei, un trio di esper e il colonnello Shikishima, in una lotta contro il tempo, dove si parla di isolamento sociale, corruzione, potere, forze occulte, violenza urbana e molto altro ancora.
Akira arrivò in italiano per la prima volta nel 1990, per Rizzoli, in una edizione colorizzata e simile ai fumetti francesi, e inaugurò la nuova ondata di manga, rivolti a chi era cresciuto con Goldrake e Candy Candy, ormai grande e in cerca di un approccio diverso a questo mondo di storie incredibili e nuove.
Inoltre Akira ha aperto la strada alla conoscenza della cultura dei fumetti giapponesi anche nei Paesi anglosassoni, fino a quel momento abbastanza restii, dove sono diventati un fenomeno di costume, sdoganando termini come otaku e cosplayer.
Akira ispirò anche un film d’animazione, anche lui apripista di una nuova generazione di anime rivolti ad un pubblico adulto, usciti qui in Occidente per l’home video, mentre si parla da tempo di un adattamento in film live action, per ora solo un progetto. Ma resta anche un classico per gli amanti della fantascienza, animata e non, e una storia che ha fatto scuola.
I singoli volumi costeranno 22 euro, e presenteranno una nuova impostazione grafica e il senso di lettura originale, secondo il volere dell’autore.

Al via la collana I primi maestri del fantastico a cura di Elena Romanello

24 gennaio 2021

POSTRBA

Ultimamente, molti hanno abbandonato l’edicola come luogo dove cercare cose da leggere, si preferisce o andare on line o direttamente in libreria.
Ma c’è un’iniziativa che fa venire voglia di tornare dal giornalaio, come si faceva fino a qualche anno fa: la casa editrice RBA propone la collana I primi maestri del fantastico, una serie di volumi rilegati e con copertine con illustrazioni d’epoca, per ricordare che fantascienza, fantasy e horror non sono mode attuali, ma storie già raccontate e amate molto tempo fa.
In programma ci sono una sessantina di volumi, i primi due costano 2 euro e 99, dal 3 in poi il prezzo si assesterà su 11 euro e 99.
Il piano dell’opera, non ancora completo perché gli ultimi quindici titoli sono ancora da definire, comprende una serie di classici irrinunciabili non solo per chi ama i generi del fantastico. Si parte con La macchina del tempo di H. G. Wells, l’antesignano di tutti i viaggi in epoche diverse con i problemi che ne risultano, tra paradossi temporali e simili, da consigliare anche solo a tutti i fan di Doctor Who.
Il numero 2 è Frankenstein  di Mary Shelley, il primo romanzo di fantascienza di sempre, scritto da una donna, apologo contro la follia della scienza ma anche sul bisogno di essere amati da chi si viene messi al mondo. La terza uscita presenta la prima di varie raccolte previste di Edgar Allan Poe, con Il Gatto Nero e altri racconti del Mistero e dell’immaginazione, con una delle sue storie appunto più agghiaccianti e ben riuscita.
I volumi successivi non sono meno interessanti, con titoli quali La Guerra dei Mondi di Wells, la prima invasione aliena di sempre, l’imprescindibile storia di vampiri Dracula di Bram Stoker, l’antenato di Jurassic Park Il mondo perduto di Arthur Conan Doyle, l’iconico Il fantasma dell’opera di Gaston Leroux, oltre che ovviamente varie proposte di Lovecraft, come Le Montagne della Follia e Il Richiamo di Cthulhu.
Un modo per scoprire o riscoprire libri che hanno continuato ad ispirare la letteratura, il cinema, la serie televisive, i fumetti, i videogiochi fino ad oggi.
Il sito ufficiale della collana è sotto I maestri del fantastico.

Dormire in un mare di stelle di Christopher Paolini (Rizzoli, 2020) a cura di Elena Romanello

11 dicembre 2020

5008422-9788817149167-285x424Appena adolescente, Christopher Paolini diventò famoso in tutto il mondo grazie alla saga fantasy dell’Eredità, un successo a sorpresa che rileggeva archetipi del genere e non solo, tra draghi, romanzo di formazione, lotte e molto altro ancora.
Da allora, molta acqua è passata sotto i ponti, e ora l’autore torna in libreria con una nuova serie, Dormire in un mare di stelle, in cui si confronta con un altro importante genere del fantastico, la fantascienza, recuperando un tipo di storie ultimamente purtroppo un po’ trascurate, quelle incentrate su viaggi spaziali e rapporti non sempre idilliaci con civiltà aliene.
In un futuro in là di qualche secolo, gli esseri umani hanno colonizzato buona parte del cosmo, cercando sui pianeti nuove occasioni di vita: in uno di questi mondi, ancora tutto da scoprire, c’è una missione di terrestri, alcuni nati ormai fuori dal nostro pianeta, per raccogliere dati e campioni per un futuro di abitabilità. Tra di loro c’è la scienzata Kira Navárez, prossima a prendere una nuova strada, non più di esplorazione, con accanto l’amato Alan, con cui condivide passioni e progetti.
Ma mentre sta facendo una ricognizione su quello che le è sempre sembrato un pianeta senza vita, Kira cade in un crepaccio, dove si trova in un qualcosa creato da una civiltà aliena, dove c’è uno strano pulviscolo che inizia a muoversi intorno a lei.
Kira viene tratta in salvo, ma qualcosa è entrato in lei, qualcosa che sconvolgerà la sua vita, portandola a dover fuggire dai suoi ex datori di lavoro e da alieni che vogliono conquistare il cosmo, cercando amici e alleati casuali e inquietati da quello che è cambiato dentro di lei.
Una fuga nello spazio, tra scoperte e trasformazioni, mentre incombe una guerra galattica, ma non è questo il solo problema.
I viaggi nello spazio hanno ispirato gli autori dai tempi di Jules Verne, ma ultimamente, complice il loro costo nella vita reale e i problemi soffocanti della Terra, erano stati un po’ mollati: è quindi bello ritrovarli, con tutti i loro pericoli e il loro rapporto con l’ignoto, con al centro un’eroina in cui molti appassionati vedranno un eco di Ellen Ripley, l’indimenticabile protagonista della serie Alien.
Tra le righe di questa odissea nello spazio ci sono echi anche di altre storie, non ultime serie televisive di culto come Star Trek e soprattutto Spazio: 1999, per una vicenda galattica e profondamente umana, dove si parla di ignoto e identità, del rapporto con gli altri, di catastrofi ma anche di speranza.
Dormire in un mare di stelle è un libro per chi ha nostalgia, ma anche un po’ paura, di viaggi nello spazio, in attesa che magari si cominci a sognare nuove frontiere oltre divergenze, diversità indotte e altre paranoie.

Christopher Paolini è nato nel 1983 nella California del Sud e vive nel Montana. Ha scritto Eragon, primo volume del Ciclo dell’Eredità, a soli quindici anni. La saga prosegue con Eldest e Brisingr, e si conclude con Inheritance, tutti disponibili in BUR. Nel 2019 Rizzoli ha pubblicato la raccolta di storie inedite La forchetta, la strega e il drago.

Provenienza: libro del recensore.

Binti di Nnedi Okorafor (Oscar Fantastica, 2019) a cura di Elena Romanello

24 ottobre 2020

Il pubblico italiano ha già conosciuto l’interessante voce dell’autrice di fantascienza Nnedi Okorafor, nigeriana trapiantata negli Stati Uniti, capace di dar voce a personaggi di altre culture.
Il volume Binti raccoglie i romanzi brevi Binti, Ritorno a casa, La maschera della notte e il racconto Il fuoco sacro e presenta una nuova eroina, che ha conquistato tra gli altri l’autore Neil Gaiman.
Una serie di storie con un taglio femminista e anti razzista, ma non banalmente e retoricamente politicamente corrette, come va di moda oggi: al centro di tutto, in un futuro imprecisato, c’è Binti Ekeopara Zuzu Dambu Kaipka di Namib, una ragazza di etnia Himba, bravissima in matematica e nella tecnica dell’astrolabio, e per questo motivo selezionata per frequentare la prestigiosa Oomza University, un’università in un altro pianeta.
La sua famiglia, legata ancora ad antichi schemi anche in questo futuro, è contraria, ma Binti si ribella, fugge dal suo villaggio pieno di tradizioni e si imbarca sull’astronave Terzo Pesce per arrivare ad Oomza. Tutto sembra perfetto, ci sono vari suoi coetanei e coetanee con cui stringe amicizia, ma di colpo arriva un attacco da parte delle creature aliene Meduse, feroci e mostruose, che fanno una strage, lasciando viva solo lei.
Binti si trova a doversela cavare da sola, in un’astronave piena di esseri assassini, e mancano cinque giorni all’arrivo ad Oomza. Ma pian piano scopre la storia delle Meduse e il perché della loro guerra contro i Khoush, con motivazioni molto più profonde di quelle che potevano sembrare.
Dovrà sopravvivere alla trasferta, proteggere gli abitanti di Oomza e provare a fare di porre fine ad un conflitto sanguinoso.
Una storia che prende stilemi della fantascienza dei decenni passati (come non pensare per esempio ad Alien?), arricchendoli di originalità e modernità, per raccontare una storia di formazione, una guerra intergalattica, un viaggio nello spazio e portando nuova linfa ad un genere che periodicamente rinasce dalle sue ceneri, grazie anche all’apporto di nuove culture e di voci femminili.
La prefazione del libro è di N. K. Jemisin, autrice afroamericana di fantascienza, anche lei impegnata a rinnovare un genere che non smette mai, in ogni generazione, di proporre nuove storie e di usare il filtro dei mondi futuri, delle guerre galattiche e dei viaggi nel cosmo, per far riflettere sull’oggi.
La saga di Binti è interessante per gli amanti di fantascienza di ogni età, per chi conosce i classici ma anche per chi inizia adesso, magari con questo libro, a confrontarsi con viaggi in futuri e dimensioni altre, in cui trovare comunque una parte di noi stessi e del nostro mondo.

Nnedi Okorafor (Cincinnati 1974), di origini nigeriane, insegna scrittura creativa all’università di Buffalo ed è autrice di numerosi libri per adulti e ragazzi. Oltre a Binti, ricordiamo Chi teme la morte (miglior romanzo al World Fantasy Award 2011 e attualmente in corso di adattamento come serie televisiva HBO), Laguna e Akata Witch.

Provenienza: libro del recensore.

Verso la Terra di Keiko Takemiya (J-Pop, 2019) a cura di Elena Romanello

23 ottobre 2020

A distanza di anni, stanno finalmente arrivando tradotti in italiano vari shojo manga classici interessanti, molto lontani dall’idea che si ha di questo filone come storielle sentimentali di ragazzine in mondi lontani nel tempo o sui banchi di scuola.
Uno di questi è Verso la Terra di Keiko Takemiya, disponibile in un box per J-Pop o in volumi singoli, una curiosa storia di fantascienza dall’autrice del manga di culto e capace di stravolgere un mondo e un modo di raccontare, Il poema del vento e degli alberi.
Tradizionalmente, si pensa alle storie di fantascienza in ambito manga come rivolto ai ragazzi, nel filone dei cosiddetti shonen, con dentro nomi illustri come Go Nagai, Leiji Matsumoto e Katsuhiro Otomo: in realtà, nessuno vieta ad un’autrice di scrivere una storia di questo genere, con risultati molto interessanti.
In questa serie di tre volumi, Keiko Takemiya porta i suoi lettori in un futuro imprecisato e distopico, in cui il nostro pianeta è praticamente distrutto da inquinamento e sfruttamento, una tematica che torna in manga e anime. Gli esseri umani si sono autoesiliati nello spazio e si sono assoggettati al Superior Dominant, una rete di computer che deve rimuovere dalle menti umane ricordi e legami affettivi, in modo da rendere tutti obbedienti ed innocui per l’ecosistema terrestre. Solo i migliori potranno tornare sulla Terra, mentre in questo sistema folle sono cancellati senza pietà gli esseri che hanno spiccate capacità telepatiche, i MU.
Il protagonista, Jomy Marcus Shin, 14 anni appena compiuti, scopre di essere un MU e diventa l’erede di Soldier Blue, il leader dei telepatici che vuole tornare sulla Terra i suoi: il suo antagonista è Keith Anyan, studente modello futuro membro dell’èlite, in realtà piena di dubbi verso un sistema che non convince. Intorno a loro ci sono tanti altri personaggi, in una lotta per la sopravvivenza tra basi spaziali, colonie abbandonate e astronavi, in un affresco che mescola fantascienza sociologica, distopia e space opera.
Keiko Takemiya ha preso ispirazione da varie storie e autori, dall’universo di Star Trek Slan di A.E. Van Vogt, dal Ciclo delle Fondazioni di Isaac Asimov alla saga di Dune di Frank Herbert, con temi come la Terra in pericolo, il controllo delle macchine, la diversità che spaventa e che è vista come un alieno da distruggere.
A quarant’anni di distanza, in un momento che sembra esso stesso una distopia, leggere finalmente Verso la Terra è senz’altro molto interessante, tenendo conto appunto che riprende idee da altri ma anticipa temi che sono arrivati fino ad oggi e che mai come adesso sono attuali e su cui riflettere.
L’autrice ha raccontato riguardo a questa opera di aver voluto fare qualcosa di diverso, creare un’opera bizzarra che non è né uno shojo né uno shonen manga, in cui porta avanti la sua riflessione sulla diversità, già presente ne Il poema del vento e degli alberi, in un contesto diverso ma sempre valida.
Un manga da leggere per tutti gli appassionati e appassionate di fantascienza, non solo guardando a quella giapponese, ma anche una storia per confrontarsi sull’alterità, sul presente e sul futuro, su temi mai così attuali come adesso.

Keiko Takemiya  è stata una delle autrici di fumetti che nei primi anni Settanta fecero da pioniere del fumetto per ragazze che avevano come soggetto l’amore omosessuale maschile, a partire dalla sua prima opera, In the Sunroom, uscita nel 1970.
Fra i suoi lavori più noti si possono citare i manga Terra e… e Il poema del vento e degli alberi, pubblicati a cavallo fra gli anni Settanta e Ottanta. Nel 1979 vinse il Shogakukan Manga Award sia nella categoria shōjo manga che nella categoria shōnen manga rispettivamente per Kaze to Ki no Uta e Verso la Terra  ed il prestigioso Seiun Award nel 1978 sempre per Verso la Terra.
Dal 2000, Keiko Takemiya insegna presso la facoltà di manga della Kyoto Seika University ed è l’attuale rettore. Nel 2009, è stata membro della commissione selettiva per il Premio culturale Osamu Tezuka.

Provenienza: libro del recensore.

La notte dei tempi di René Barjavel (L’Orma editore, 2020) a cura di Elena Romanello

24 settembre 2020

i__id1381_mw600__1xL’Orma editore continua a proporre i romanzi di genere fantastico di René Barjavel, una delle voci più interessanti e intriganti al di fuori del mondo anglosassone, presentando questa volta La notte dei tempi, un libro assente da troppo tempo dalle librerie italiane dopo un’edizione nella Nord Oro di diversi anni fa.
Questa volta l’autore porta in Antartide, durante i sei mesi di estate con sole permanente, dove una spedizione francese, impegnata in controlli di routine, scopre a 900 metri di profondità i resti di una civiltà primordiale, che possedeva conoscenze scientifiche futuristiche poi andate perdute in seguito ma che possono essere molto utili.
Da quei resti emergono i corpi ibernati di un uomo e di una donna, perfetti nel loro sonno, che presto si spezza con conseguenze incredibili e la scoperta di un passato perduto ricco di eventi e drammi. I governi, le Nazioni unite e i semplici cittadini capiscono che è in gioco il futuro dell’umanità ma anche il suo passato, soprattutto quando la donna venuta dal passato inizia a raccontare le sue verità, come si è addormentata e cosa ha trovato in quel mondo di millenni dopo.
Una storia che riprende l’archetipo delle civiltà perdute e del passato ipertecnologico poi perduto, con tematiche ecologiste e femministe, scritta dall’autore poco prima del Maggio 1968 di cui prefigura gli eventi, tra azzardi del progresso e miti sull’inizio delle civiltà.
La notte dei tempi è un romanzo per amanti della fantascienza, ma anche per chi cerca nella finzione una chiave di interpretazione della realtà, tra denuncia e riflessione. Con questo libro René Barjavel entrò di prepotenza nell’olimpo dei maestri della fantascienza mondiale, raccontando futuri possibili del nostro pianeta e, come in questo caso, passati alternativi, mitici e inquietanti.

René Barjavel (1911-1985) è considerato il padre della fantascienza francese moderna, «lo Jules Verne del XX secolo». Scrittore, giornalista e sceneggiatore di numerosi film, dalla saga di Don Camillo agli adattamenti francesi di capolavori come Il Gattopardo e I vitelloni, con i suoi romanzi sul viaggio nel tempo, la fine del mondo e i pericoli della tecnologia ha conquistato milioni di lettori diventando oggetto di un culto intergenerazionale. Allergico alle ghettizzazioni letterarie, sosteneva che la fantascienza fosse «una nuova letteratura che comprende tutti i generi». La notte dei tempi (1968), considerato il suo capolavoro, è entrato nell’immaginario letterario e pop, dall’arte contemporanea fino ai fumetti e ai tatuaggi. Compare regolarmente ai primi posti delle classifiche dei migliori libri di fantascienza di sempre. Di René Barjavel L’orma editore ha già pubblicato la riscrittura del ciclo arturiano Il mago M. e il classico del genere catastrofico Sfacelo.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Il pianeta di ghiaccio di Andrea Scavongelli (Fanucci, 2019) a cura di Elena Romanello

25 giugno 2019

unnamedLa fantascienza continua ad essere un genere amato da un nutrito gruppo di appassionati, che è cresciuto grazie a nuove storie, come quelle raccontate in alcune serie TV di grande successo, ma negli ultimi anni ha preferito concentrarsi su scenari distopici, grazie anche all’attuale momento storico politico non proprio facile, trascurando un filone amatissimo, quello della space opera, le avventure nello spazio, che per anni è stato pane quotidiano per chi sognava un oltre le prime spedizioni nel cosmo.
Per questo motivo, se si sono letti ed amati Asimov e Hamilton e se si sono seguite con passione le avventure televisive di Star TrekSpazio: 1999  e degli anime di Leiji Matsumoto, Capitan Harlock in testa, non si può che essere felici per l’arrivo nel catalogo Fanucci tra l’altro dell’opera prima di un autore italiano, Andrea Scavongelli: Il pianeta di ghiaccio.
Primo capitolo del Ciclo di Rizor, e infatti la storia non si esaurisce qui, il libro ci porta sullo sfondo di un universo ormai dominato dagli esseri umani, che hanno colonizzato pianeti e stazioni spaziali, non sempre in modo pacifico e non sempre andando d’accordo tra di loro. Gli uomini di potere vogliono conquistare il dominio assoluto, ma non hanno calcolato che ci potrebbero essere delle pedine ribelli, stanche di un dominio dispotico.
Rickard Hill è tormentato dal suo passato e si trova disperso nel deserto di ghiaccio del pianeta Rizor 4, dove incontra un popolo semisconosciuto, che gli fa capire il suo valore e come uscire dai sensi di colpa che lo attanagliano. Romeo Davis è un giovane e idealista soldato, membro del corpo scelto dei Volmarix, e si trova costretto a fare i conti con la violenza del mondo a cui appartiene e a cercare un’altra strada per salvare chi ama.
Entrambi, e non solo loro, non hanno fatto i conti con un cinico agente segreto che è disposto a qualsiasi cosa per risolvere il conflitto tra esseri umani e una pericolosa razza aliena,  a vantaggio degli umani certo, ma sacrificandone una parte. Rizor 4 sarà il teatro dello scontro definitivo ma non risolutivo di una guerra che si è trascinata per troppo tempo.
Ci sono echi di Asimov con il ciclo della Fondazione e di Herbert con la saga di Dune in una storia in cui la fantascienza è riflessione sui troppi conflitti contemporanei, che rappresenta comunque un futuro non certo utopico ma dove gli spazi dell’universo e i pianeti altri diventano di nuovo protagonisti. Un romanzo di fantascienza che riflette e appassiona, che non rinuncia a raccontare una versione metaforica della realtà ma nello stesso tempo intrattiene, riaprendo lo sguardo verso nuovi mondi da scoprire, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima.

Andrea Scavongelli  è nato a Ortona (Chieti) nel 1985, è laureato in Tecniche sanitarie di radiologia medica e lavora presso la UO di Radioterapia dell’ospedale di Chieti. È un grande appassionato di basket, di musica metal, rock, country e jazz, ma soprattutto è un assiduo lettore di fantasy e fantascienza. Tra i suoi autori preferiti, David Gemmell, Frank Herbert, Dan Simmons e Gene Wolfe. Con Il pianeta di ghiaccio fa il suo esordio nel catalogo Fanucci Editore.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Il castello delle stelle di Alex Alice (Mondadori, 2017), a cura di Elena Romanello

29 novembre 2018

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Uno dei filoni della fantascienza che ha affascinato di più negli ultimi anni è lo steampunk, cioè l’immaginare un futuro partendo dal passato, di solito dall’Ottocento vittoriano: per chiunque ami questo, ma anche per chi è in cerca di storie originali, è da non perdere la graphic novel francese Il castello delle stelle di Alex Alice.
L’autore immagina che la conquista dello spazio sia iniziata quasi cent’anni prima, nella seconda metà dell’Ottocento, in un’Europa sempre sull’orlo della guerra, ad opera di una donna, l’esploratrice Claire Dulac, che sparisce nella stratosfera durante un volo esplorativo per capire se gli esseri umani possano andare nello spazio. Alcuni anni dopo il figlio Seraphim parte alla sua ricerca, aiutato da un re visionario e forse folle, un personaggio realmente esistito, Ludwig di Baviera, scoprendo un mondo fuori nello spazio popolato da creature fantastiche e dove forse è possibile vivere.
Alex Alice ha dichiarato per questa sua opera, presentata anche in italiano in una veste curata che esalta le sue scelte grafiche e il suo stile unico, il suo debito per Jules Verne, uno dei nonni della fantascienza nonché ideatore di un immaginario che poi è stato ripreso dallo steampunk. L’altro suo grande ispiratore è Hayao Miyazaki, maestro dell’animazione giapponese e autore di alcuni gioielli in cui ha rivisitato vari archetipi di fantascienza e fantasy, che si ritrova nelle tavole e nella storia, debitrice a tratti di un film come Laputa , omaggiato anche dal titolo, e non solo.
Dietro a Il castello delle stelle c’è anche tutta una mitologia sullo spazio che prese piede nel XIX secolo, fatta di storie su abitanti della Luna e di Marte con tanto di supporto iconografico, senza un fondamento scientifico e reale ma perfetta per fare da sfondo ad una storia sognante e sospesa nei cieli, sulla ricerca di se stessi e di una persona amata ma anche di un nuovo senso per tutta l’umanità.
Il castello delle stelle dimostra ancora una volta la considerazione che c’è Oltralpe per la narrativa disegnata e la maturità conseguente del saper creare un’opera appassionante e filosofica, fantastica e nello stesso tempo di grande valore artistico. In attesa del seguito della storia, perché le avventure di Seraphim nello spazio non sono ancora finite.

Alex Alice è nato nel 1974 ed è uno degli autori di fumetti più dotati della sua generazione. Ha avuto immediato successo nei primi anni Duemila con la serie diventata culto Le Troisième Testament. Il suo ambizioso progetto Siegfried, ispirato all’opera di Wagner, gli è valso lo Spectrum Gold Award, principale riconoscimento mondiale per l’illustrazione fantastica. Dopo aver venduto oltre un milione di album, tradotti in una ventina di lingue, Alex Alice non ha esitato a rinnovare completamente il proprio stile con la sua nuova, fortunata serie Il castello delle stelle. Interamente realizzate ad acquerello, le sue tavole rievocano le illustrazioni dei romanzi di Jules Verne così come i ricordi incantati di viaggi giovanili tra i castelli bavaresi.

Provenienza: libro del recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

Trilogia dell’Area X di Jeff VanderMeer (Einaudi, 2018) a cura di Elena Romanello

27 settembre 2018

trilogiax-1518606727In occasione dell’uscita del nuovo romanzo di Jeff VanderMeer Borne, già recensito da Liberi di scrivere, Einaudi ha raccolto in un volume unico i tre precedenti libri dell’autore, successi che l’hanno rivelato al grande pubblico, componenti della cosiddetta Trilogia dell’Area X, Annientamento, Autorità, Accettazione.
Per molti questi trittico di cui solo il primo libro può essere letto da solo ed è diventato anche un film distribuito sulle piattaforme on line con Natalie Portman protagonista ha rivoluzionato la fantascienza come genere, con echi di Lovecraft e richiami a cult degli ultimi anni, come il serial Lost.
Tutto ruota intorno all’Area X, luogo misterioso oggetto di molte spedizioni da cui pochi sono tornati dalle varie spedizioni scientifiche governative che sono state mandate, in un futuro non specificato, per capire e carpire i suoi segreti. Ora tocca ad una squadra composta solo da donne, nessuna delle quali viene indicata con il suo nome, ma con le loro mansioni, la biologa, la glottologa, la psicologa. Una di loro cerca il marito scomparso lì,  ma presto i misteri si infittiranno, con la scoperta di nuovi luoghi da esplorare e di cose non dette a monte con cui la squadra si trova a dover avere a che fare.
Una storia dove echi di Conrad, Ballard e Dick, dove all’elemento fantascientifico si aggiunge un discorso contro l’antropocentrismo, sull’ambiente senza retorica, dove forse i personaggi femminili, per cui l’autore ha una grande attenzione possono essere le salvatrici, o almeno le uniche capaci di dare un nuovo senso alla vita e al mondo. Un tema che poi è tornato in Borne, sia pure con toni diversi, là sotto una distopia mentre qui si riflette sul tema del confine, sul limite, sul desiderio di conoscere ma anche sulla capacità di trovare nuove strade.
Tre libri che si completano, il primo con toni avventurosi e di ricerca della soluzione del mistero, il secondo con al centro John Rodriguez, figlio di una precedente direttrice della Southern Reach, l’ente che controlla l’Area X e ne limita l’accesso per un presunto disastro ecologico, invece più intimista, il terzo organizzato su flash back su cosa avvenne alla squadra del primo libro e su fatti che completano il quadro.
La Trilogia dell’Area X, come già i singoli libri, invita ad una lettura che appassiona e fa riflettere, intorno ai confini del mondo, ai limiti dell’umanità e alle possibilità di andare oltre.

Jeff VanderMeer è autore di racconti e romanzi con cui ha vinto il BSFA Award, il World Fantasy Award, il Nebula Award, e con cui è stato finalista allo Hugo Award. Scrive per numerose testate fra cui il «New York Times», il «Guardian» e il «Washington Post». Einaudi ha pubblicato l’intera trilogia dell’Area X: Annientamento, Autorità e Accettazione (nei Supercoralli nel 2015 e nei Super ET nel 2018), oltre che Borne. E’ anche curatore dell’antologia sul fantastico al femminile Le visionarie con la moglie Ann.

Provenienza: libro del recensore.

Le visionarie, antologia a cura di Ann e Jeff Vandermeer (Nero, 2018) a cura di Elena Romanello

4 settembre 2018

Visionarie-copertina-alta-700x1100Quest’anno ricorre il duecentesimo anniversario dell’uscita del primo romanzo di fantascienza della Storia della letteratura, Frankenstein, scritto da una donna, Mary Shelley, e nonostante stereotipi e luoghi comuni, le donne hanno sempre frequentato da allora la narrativa di genere fantastico, con un’intensificazione della loro presenza negli ultimi anni, ma già un grosso apporto a partire dalla metà del Novecento, con storie spesso pubblicate con pseudonimo maschile.
La Nero edizioni presenta Le visionarie, con l’esplicativo sottotitolo Fantascienza, fantasy e femminismo: un’antologia, che raccoglie ventinove articoli di altrettante autrici degli ultimi decenni, curati e raccolti da Ann e Jeff Vandermeer, due delle voci più interessanti del panorama del genere degli ultimi anni, esponenti della corrente New Weird del terzo millennio: il risultato è un viaggio tra mondi spesso inquietanti, con metafore dei ruoli di genere, della maternità e dell’emancipazione, tra distopia, rilettura di fiabe classiche e di fatti di cronaca nera, viaggi in cerca di se stesse, fughe, antiche leggende, dove spesso in poche pagine emerge un mondo complesso che entra dentro a chi legge per non uscirne più.
Tra i nomi presenti ne Le visionarie ci sono autrici ormai di ieri, scomparse in tempi più o meno recenti, come Angela Carter, Tanith Lee e Ursula K. Le Guin, ormai classiche come le loro opere, accanto a voci più recenti e tutte da scoprire, come Octavia E. Butler, Hiromi Goto e soprattutto Nnedi Okorafor, una delle scrittrici di fantascienza più originali degli ultimi anni, capace di dar voce all’Africa e al suo patrimonio di leggende e riletture di archetipi classici dei generi del fantastico.
L’adattamento televisivo di The Handmaid’s Tale ha riportato l’interesse ancora una volta su come si può raccontare una storia di genere fantastico facendola diventare metafora della realtà: ne Le visionarie non ci sono racconti di Margaret Atwood, ma di molte sue colleghe che per molti versi l’hanno anticipata o seguita, raccontando i mondi del possibile in un’ottica femminile e femminista, vista attraverso le tematiche di vari decenni.
Le visionarie è un libro da leggere per tutti i cultori e le cultrici del fantastico, ma anche per chi pensa che le donne sappiano scrivere solo romanzetti rosa e per chi vuole conoscere voci non sempre tradotte nel nostro Paese e tutte da scoprire o riscoprire, perché magari sono assenti da anni dalle librerie o perché sono state trascurate finora, come l’argentina Angelica Gorodischer, la finlandese Leena Krohn e l’indiana Vandana Singh. C’è da sperare che a questa antologia ne seguano altre sulla stessa linea, oltre che escano anche i romanzi delle scrittrici, spesso molto prolifiche e ancora attive.
Da segnalare anche la cura data all’edizione italiana del libro, coordinata da Claudia Durastanti e Veronica Raimo, che per tradurre i diversi racconti hanno chiamato a raccolta un gruppo di autrici, giornaliste e accademiche provenienti sia dal mondo della narrativa di genere che non, come Emmanuela Carbé, Marta Maria Casetti, Gaja Cenciarelli, Silvia Costantino, Livia Franchini, Tiziana Mancinelli, Sara Marzullo, Francesca Matteoni, Oriana Palusci, Lorenza Pieri, Chiara Reali, Clara Miranda Scherffig, Nicoletta Vallorani, Cristina Verrienti.

Provenienza: libro del recensore.

Ann VanderMeer ha fondato la casa editrice Buzzcity Press ed è stata direttrice di Weird Tales, la storica rivista americana dedicata all’horror e al fantastico. Per la sua attività di curatrice editoriale, è stata insignita del premio Hugo e del British Fantasy Award.

Jeff VanderMeer è autore della saga fantasy di Amebergris e della trilogia composta dai romanzi Annientamento (premio Nebula 2014), Autorità e Accettazione, pubblicati in Italia da Einaudi, oltre che della storia autoconclusiva Borne. Assieme a sua moglie Ann, ha curato antologie dedicate allo steampunk e al new weird, corrente di cui è si esponente che teorico principale.

 

:: The Last Girl di Joe Hart (La Corte Editore 2017) a cura di Elena Romanello

23 gennaio 2018

The Last Girl

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In un futuro prossimo, una misteriosa epidemia ha ridotto il numero di donne sulla Terra ad un massimo di un migliaio. Per questo motivo le madri che hanno partorito bambine e le bambine vengono rinchiuse in centri scientifici dove sono in pratica prigioniere e dove all’età di ventun anni spariscono, ufficialmente perché restituite alle famiglie, in pratica non si sa.
Zoey è una di queste ragazze, non ha mai saputo niente della sua vera famiglia e non ha mai visto il mondo fuori, ma vuole scappare perché non è sicura di quello che potrà capitare dopo quella fatidica data e perché non si sente sicura, in quelle mura dove ci sono regole da prigione e dove nascono odi e rivalità tra le giovani private della libertà fisica e intellettuale.
Malgrado la fuga sembri impossibile, Zoey riuscirà a portarla a termine e si troverà in un mondo ostile, scoprendo però di essere cresciuta in mezzo a bugie enormi e tragiche, che hanno nascosto la verità. Incontrerà però anche delle persone diverse, che forse potranno essere la famiglia che non ha mai avuto, ma anche la speranza di una nuova vita, non più di prigionia e di limitazioni, ma di libertà.
Non è la prima volta che la fantascienza racconta di mondi futuri in cui i diritti delle donne sono ancora più violati che nella società di oggi: Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood ha immaginato una società in cui le poche donne fertili diventano schiave sessuali di uomini potenti e in cui le donne non hanno più nessun diritto in generale, mentre Solo per sempre tua di Louise O’Neill ha raccontato di un futuro in cui le donne sono clonate per essere belle, sexy e servizievoli verso gli uomini e non possono avere nessun sentimento di ribellione, pena la morte.
The last girl propone un mondo analogo, in cui è ancora la libertà delle donne a fare paura, libertà di scegliersi la propria vita e non essere sottomesse, metafora alla fine di una realtà in cui la questione resta cruciale, e non solo nei Paesi del cosiddetto Terzo Mondo, come dimostra anche l’attualità di oggi, tra banalizzazioni di molestie e stalking e negazione dei diritti fondamentali.
The last girl è il primo libro di una serie (infatti il finale è aperto) di cui presto uscirà anche un adattamento in graphic novel: ci starebbe bene anche un film, prima o poi.

Joe Hart, nativo del Minnesota, ha iniziato fin da bambino a scrivere storie thriller e di genere fantastico. Ha al suo attivo già undici libri, tra cui la serie di The last girl a cui sta lavorando. Quando non scrive ama leggere, guardare film con la sua famiglia e stare all’aperto.

Source: acquisto personale del recensore.

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