Posts Tagged ‘Fantascienza’

Il castello delle stelle di Alex Alice (Mondadori, 2017), a cura di Elena Romanello

29 novembre 2018
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Uno dei filoni della fantascienza che ha affascinato di più negli ultimi anni è lo steampunk, cioè l’immaginare un futuro partendo dal passato, di solito dall’Ottocento vittoriano: per chiunque ami questo, ma anche per chi è in cerca di storie originali, è da non perdere la graphic novel francese Il castello delle stelle di Alex Alice.
L’autore immagina che la conquista dello spazio sia iniziata quasi cent’anni prima, nella seconda metà dell’Ottocento, in un’Europa sempre sull’orlo della guerra, ad opera di una donna, l’esploratrice Claire Dulac, che sparisce nella stratosfera durante un volo esplorativo per capire se gli esseri umani possano andare nello spazio. Alcuni anni dopo il figlio Seraphim parte alla sua ricerca, aiutato da un re visionario e forse folle, un personaggio realmente esistito, Ludwig di Baviera, scoprendo un mondo fuori nello spazio popolato da creature fantastiche e dove forse è possibile vivere.
Alex Alice ha dichiarato per questa sua opera, presentata anche in italiano in una veste curata che esalta le sue scelte grafiche e il suo stile unico, il suo debito per Jules Verne, uno dei nonni della fantascienza nonché ideatore di un immaginario che poi è stato ripreso dallo steampunk. L’altro suo grande ispiratore è Hayao Miyazaki, maestro dell’animazione giapponese e autore di alcuni gioielli in cui ha rivisitato vari archetipi di fantascienza e fantasy, che si ritrova nelle tavole e nella storia, debitrice a tratti di un film come Laputa , omaggiato anche dal titolo, e non solo.
Dietro a Il castello delle stelle c’è anche tutta una mitologia sullo spazio che prese piede nel XIX secolo, fatta di storie su abitanti della Luna e di Marte con tanto di supporto iconografico, senza un fondamento scientifico e reale ma perfetta per fare da sfondo ad una storia sognante e sospesa nei cieli, sulla ricerca di se stessi e di una persona amata ma anche di un nuovo senso per tutta l’umanità.
Il castello delle stelle dimostra ancora una volta la considerazione che c’è Oltralpe per la narrativa disegnata e la maturità conseguente del saper creare un’opera appassionante e filosofica, fantastica e nello stesso tempo di grande valore artistico. In attesa del seguito della storia, perché le avventure di Seraphim nello spazio non sono ancora finite.

Alex Alice è nato nel 1974 ed è uno degli autori di fumetti più dotati della sua generazione. Ha avuto immediato successo nei primi anni Duemila con la serie diventata culto Le Troisième Testament. Il suo ambizioso progetto Siegfried, ispirato all’opera di Wagner, gli è valso lo Spectrum Gold Award, principale riconoscimento mondiale per l’illustrazione fantastica. Dopo aver venduto oltre un milione di album, tradotti in una ventina di lingue, Alex Alice non ha esitato a rinnovare completamente il proprio stile con la sua nuova, fortunata serie Il castello delle stelle. Interamente realizzate ad acquerello, le sue tavole rievocano le illustrazioni dei romanzi di Jules Verne così come i ricordi incantati di viaggi giovanili tra i castelli bavaresi.

Provenienza: libro del recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

Trilogia dell’Area X di Jeff VanderMeer (Einaudi, 2018) a cura di Elena Romanello

27 settembre 2018

trilogiax-1518606727In occasione dell’uscita del nuovo romanzo di Jeff VanderMeer Borne, già recensito da Liberi di scrivere, Einaudi ha raccolto in un volume unico i tre precedenti libri dell’autore, successi che l’hanno rivelato al grande pubblico, componenti della cosiddetta Trilogia dell’Area X, Annientamento, Autorità, Accettazione.
Per molti questi trittico di cui solo il primo libro può essere letto da solo ed è diventato anche un film distribuito sulle piattaforme on line con Natalie Portman protagonista ha rivoluzionato la fantascienza come genere, con echi di Lovecraft e richiami a cult degli ultimi anni, come il serial Lost.
Tutto ruota intorno all’Area X, luogo misterioso oggetto di molte spedizioni da cui pochi sono tornati dalle varie spedizioni scientifiche governative che sono state mandate, in un futuro non specificato, per capire e carpire i suoi segreti. Ora tocca ad una squadra composta solo da donne, nessuna delle quali viene indicata con il suo nome, ma con le loro mansioni, la biologa, la glottologa, la psicologa. Una di loro cerca il marito scomparso lì,  ma presto i misteri si infittiranno, con la scoperta di nuovi luoghi da esplorare e di cose non dette a monte con cui la squadra si trova a dover avere a che fare.
Una storia dove echi di Conrad, Ballard e Dick, dove all’elemento fantascientifico si aggiunge un discorso contro l’antropocentrismo, sull’ambiente senza retorica, dove forse i personaggi femminili, per cui l’autore ha una grande attenzione possono essere le salvatrici, o almeno le uniche capaci di dare un nuovo senso alla vita e al mondo. Un tema che poi è tornato in Borne, sia pure con toni diversi, là sotto una distopia mentre qui si riflette sul tema del confine, sul limite, sul desiderio di conoscere ma anche sulla capacità di trovare nuove strade.
Tre libri che si completano, il primo con toni avventurosi e di ricerca della soluzione del mistero, il secondo con al centro John Rodriguez, figlio di una precedente direttrice della Southern Reach, l’ente che controlla l’Area X e ne limita l’accesso per un presunto disastro ecologico, invece più intimista, il terzo organizzato su flash back su cosa avvenne alla squadra del primo libro e su fatti che completano il quadro.
La Trilogia dell’Area X, come già i singoli libri, invita ad una lettura che appassiona e fa riflettere, intorno ai confini del mondo, ai limiti dell’umanità e alle possibilità di andare oltre.

Jeff VanderMeer è autore di racconti e romanzi con cui ha vinto il BSFA Award, il World Fantasy Award, il Nebula Award, e con cui è stato finalista allo Hugo Award. Scrive per numerose testate fra cui il «New York Times», il «Guardian» e il «Washington Post». Einaudi ha pubblicato l’intera trilogia dell’Area X: Annientamento, Autorità e Accettazione (nei Supercoralli nel 2015 e nei Super ET nel 2018), oltre che Borne. E’ anche curatore dell’antologia sul fantastico al femminile Le visionarie con la moglie Ann.

Provenienza: libro del recensore.

Le visionarie, antologia a cura di Ann e Jeff Vandermeer (Nero, 2018) a cura di Elena Romanello

4 settembre 2018

Visionarie-copertina-alta-700x1100Quest’anno ricorre il duecentesimo anniversario dell’uscita del primo romanzo di fantascienza della Storia della letteratura, Frankenstein, scritto da una donna, Mary Shelley, e nonostante stereotipi e luoghi comuni, le donne hanno sempre frequentato da allora la narrativa di genere fantastico, con un’intensificazione della loro presenza negli ultimi anni, ma già un grosso apporto a partire dalla metà del Novecento, con storie spesso pubblicate con pseudonimo maschile.
La Nero edizioni presenta Le visionarie, con l’esplicativo sottotitolo Fantascienza, fantasy e femminismo: un’antologia, che raccoglie ventinove articoli di altrettante autrici degli ultimi decenni, curati e raccolti da Ann e Jeff Vandermeer, due delle voci più interessanti del panorama del genere degli ultimi anni, esponenti della corrente New Weird del terzo millennio: il risultato è un viaggio tra mondi spesso inquietanti, con metafore dei ruoli di genere, della maternità e dell’emancipazione, tra distopia, rilettura di fiabe classiche e di fatti di cronaca nera, viaggi in cerca di se stesse, fughe, antiche leggende, dove spesso in poche pagine emerge un mondo complesso che entra dentro a chi legge per non uscirne più.
Tra i nomi presenti ne Le visionarie ci sono autrici ormai di ieri, scomparse in tempi più o meno recenti, come Angela Carter, Tanith Lee e Ursula K. Le Guin, ormai classiche come le loro opere, accanto a voci più recenti e tutte da scoprire, come Octavia E. Butler, Hiromi Goto e soprattutto Nnedi Okorafor, una delle scrittrici di fantascienza più originali degli ultimi anni, capace di dar voce all’Africa e al suo patrimonio di leggende e riletture di archetipi classici dei generi del fantastico.
L’adattamento televisivo di The Handmaid’s Tale ha riportato l’interesse ancora una volta su come si può raccontare una storia di genere fantastico facendola diventare metafora della realtà: ne Le visionarie non ci sono racconti di Margaret Atwood, ma di molte sue colleghe che per molti versi l’hanno anticipata o seguita, raccontando i mondi del possibile in un’ottica femminile e femminista, vista attraverso le tematiche di vari decenni.
Le visionarie è un libro da leggere per tutti i cultori e le cultrici del fantastico, ma anche per chi pensa che le donne sappiano scrivere solo romanzetti rosa e per chi vuole conoscere voci non sempre tradotte nel nostro Paese e tutte da scoprire o riscoprire, perché magari sono assenti da anni dalle librerie o perché sono state trascurate finora, come l’argentina Angelica Gorodischer, la finlandese Leena Krohn e l’indiana Vandana Singh. C’è da sperare che a questa antologia ne seguano altre sulla stessa linea, oltre che escano anche i romanzi delle scrittrici, spesso molto prolifiche e ancora attive.
Da segnalare anche la cura data all’edizione italiana del libro, coordinata da Claudia Durastanti e Veronica Raimo, che per tradurre i diversi racconti hanno chiamato a raccolta un gruppo di autrici, giornaliste e accademiche provenienti sia dal mondo della narrativa di genere che non, come Emmanuela Carbé, Marta Maria Casetti, Gaja Cenciarelli, Silvia Costantino, Livia Franchini, Tiziana Mancinelli, Sara Marzullo, Francesca Matteoni, Oriana Palusci, Lorenza Pieri, Chiara Reali, Clara Miranda Scherffig, Nicoletta Vallorani, Cristina Verrienti.

Provenienza: libro del recensore.

Ann VanderMeer ha fondato la casa editrice Buzzcity Press ed è stata direttrice di Weird Tales, la storica rivista americana dedicata all’horror e al fantastico. Per la sua attività di curatrice editoriale, è stata insignita del premio Hugo e del British Fantasy Award.

Jeff VanderMeer è autore della saga fantasy di Amebergris e della trilogia composta dai romanzi Annientamento (premio Nebula 2014), Autorità e Accettazione, pubblicati in Italia da Einaudi, oltre che della storia autoconclusiva Borne. Assieme a sua moglie Ann, ha curato antologie dedicate allo steampunk e al new weird, corrente di cui è si esponente che teorico principale.

 

:: The Last Girl di Joe Hart (La Corte Editore 2017) a cura di Elena Romanello

23 gennaio 2018
The Last Girl

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In un futuro prossimo, una misteriosa epidemia ha ridotto il numero di donne sulla Terra ad un massimo di un migliaio. Per questo motivo le madri che hanno partorito bambine e le bambine vengono rinchiuse in centri scientifici dove sono in pratica prigioniere e dove all’età di ventun anni spariscono, ufficialmente perché restituite alle famiglie, in pratica non si sa.
Zoey è una di queste ragazze, non ha mai saputo niente della sua vera famiglia e non ha mai visto il mondo fuori, ma vuole scappare perché non è sicura di quello che potrà capitare dopo quella fatidica data e perché non si sente sicura, in quelle mura dove ci sono regole da prigione e dove nascono odi e rivalità tra le giovani private della libertà fisica e intellettuale.
Malgrado la fuga sembri impossibile, Zoey riuscirà a portarla a termine e si troverà in un mondo ostile, scoprendo però di essere cresciuta in mezzo a bugie enormi e tragiche, che hanno nascosto la verità. Incontrerà però anche delle persone diverse, che forse potranno essere la famiglia che non ha mai avuto, ma anche la speranza di una nuova vita, non più di prigionia e di limitazioni, ma di libertà.
Non è la prima volta che la fantascienza racconta di mondi futuri in cui i diritti delle donne sono ancora più violati che nella società di oggi: Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood ha immaginato una società in cui le poche donne fertili diventano schiave sessuali di uomini potenti e in cui le donne non hanno più nessun diritto in generale, mentre Solo per sempre tua di Louise O’Neill ha raccontato di un futuro in cui le donne sono clonate per essere belle, sexy e servizievoli verso gli uomini e non possono avere nessun sentimento di ribellione, pena la morte.
The last girl propone un mondo analogo, in cui è ancora la libertà delle donne a fare paura, libertà di scegliersi la propria vita e non essere sottomesse, metafora alla fine di una realtà in cui la questione resta cruciale, e non solo nei Paesi del cosiddetto Terzo Mondo, come dimostra anche l’attualità di oggi, tra banalizzazioni di molestie e stalking e negazione dei diritti fondamentali.
The last girl è il primo libro di una serie (infatti il finale è aperto) di cui presto uscirà anche un adattamento in graphic novel: ci starebbe bene anche un film, prima o poi.

Joe Hart, nativo del Minnesota, ha iniziato fin da bambino a scrivere storie thriller e di genere fantastico. Ha al suo attivo già undici libri, tra cui la serie di The last girl a cui sta lavorando. Quando non scrive ama leggere, guardare film con la sua famiglia e stare all’aperto.

Source: acquisto personale del recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: L’alba di Alwayr di Mariangela Cerrino (Golem Edizioni 2017) a cura di Elena Romanello

12 gennaio 2018
Mariangela Cerrino

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La Golem edizioni presenta un’incursione inedita di Mariangela Cerrino di nuovo nel genere fantastico, con L’alba di Alwayr, storia fantascientifica con forti venature fantasy. Si tratta del seguito de L’ultima terra oscura, vincitore del Premio Italia 1990, riproposto sempre da Golem in formato e-book: la vicenda è però godibile anche da sola e senza conoscere l’antefatto.
L’alba di Alwayr è ambientato in un pianeta in un futuro remoto o in un tempo alternativo, e racconta la storia di Bain lo Straniero, ormai adulto, giunto a Glysendia quando aveva solo dieci anni. Bain è stato considerato colui che portava la morte e per questo motivo è visto come un pericolo da Artes, la Macchina Guida che ha trasformato l’intero pianeta di Alwayr per obbedire agli ordini del suo nuovo simbionte, il Doma della stirpe dei Dolane.
Il Doma ha dato ad Alwayr la speranza di una vita migliore e Artes, che pure ha subito la situazione, scatena contro Reelve Bain una caccia per catturarlo e quel prezzo richiama gli Scorridori di ogni angolo del mondo.
Ma questo odio per un diverso risveglierà anche la curiosità e le paure di quelli che ancora vivono nelle zone meno controllate, perché Reelve Bain non porta solo la morte ma anche il desiderio di libertà da un sistema che sembra aver dato la felicità ma che in realtà ha distrutto prospettive e aspirazioni.
La letteratura di fantascienza ha da sempre speculato su possibili futuri e mondi, metaforici di tante nostre realtà e delle aspirazioni e contraddizioni dell’animo umano: L’alba di Alwayr si pone in questa strada, all’interno della produzione di una scrittrice che del fantastico ha raccontato varie sfumature, dal Medio Evo fiabesco ed eroico della quadrilogia dell’anno Mille alle origini di Roma attraverso il mondo magico degli Etruschi passando per l’epopea ecologista di Lisidranda.
L’autrice ha spaziato su altri generi, ma è sempre bello ritrovarla negli universi del fantastico, in un mondo come quello di Alwayr, dominato dalle macchine e dove forse la libertà anche di morire è l’ultima speranza per costruire nuovi orizzonti.

Mariangela Cerrino è nata a Torino, e abita nei suoi dintorni. Tra i suoi romanzi di fantascienza ricordiamo, fra gli altri, L’Ultima Terra Oscura (Nord, 1989) e Gli Eredi della Luce (Nord, 2001) poi riproposto come Cronache dell’Epoca Mu (Mondadori, 2008). Per quello che riguarda il fantasy, è autrice de Lisidranda (Armenia), della trilogia di romanzi sugli Etruschi (Longanesi 1991-1995) I Cieli Dimenticati, La Via degli Dei e La Porta sulla Notte e del Ciclo dell’anno Mille:Il Segno del Drago, Il Segreto dell’Alchimista, Il Custode dell’Arcobaleno e Il Calice Spezzato, uscita prima per Longanesi e poi per Susalibri. La Storia è tornata in una prospettiva più realistica nei suoi romanzi Il Margine dell’Alba, ambientato nella Francia e nel Piemonte del XVI secolo e incentrato sulle guerre di religione tra cattolici e valdesi (Alacran Edizioni, 2010), riproposto nel maggio 2017 da Golem Edizioni; Absedium (Rizzoli, 2012), che rievoca la guerra di Gallia dal punto di vista dei Celti. Nel 2015 ha fatto anche uscire il romanzo Il Ministero delle Ultime Ombre, per Timecrime Fanucci, un’escursione nella narrativa thriller.

Source: omaggio dell’ufficio stampa, si ringrazia Francesca Mogavero.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Insecta di Gianrico Gambino (Astro Edizione 2016) a cura di Elena Romanello

12 dicembre 2017

insectaPer quanto si amino gli animali e si abbiano a cuore i loro diritti, ce ne sono alcuni che proprio non stimolano l’affetto, almeno nella stragrande maggioranza delle persone, e che anzi suscitano irritazione e disgusto: ovviamente si parla di insetti e aracnidi, mostri in miniatura lontanissimi come forma da quella degli esseri umani e degli animali appartenenti ai mammiferi, ai rettili, agli anfibi e agli uccelli, percepiti come pericolosi e in qualche caso lo sono comunque.
Gianrico Gambino, che detesta gli insetti dopo un incontro non certo felice con un bombo, immagina nel romanzo di fantascienza INSeCTA una storia di fantascienza distopica in cui gli insetti sono diventati enormi e capaci di organizzazione sociale complessa (cosa che comunque hanno, basti pensare a formiche e api), e che dominano il pianeta Terra contrastati da un numero sparuto di esseri umani.
Non è la prima volta che nel fantastico si immagina un mondo dominato da una specie animale, basti pensare alla serie de Il pianeta delle scimmie, o che si racconta la minaccia di un animale diventato gigantesco, come nei B Movies di culto anni Cinquanta americani e giapponesi, da Godzilla a Tarantula e forse dietro c’è anche un po’ di cattiva coscienza da parte di una specie come quella umana che ha sterminato i suoi simili e gli altri animali e devastato la natura.
Stavolta però il tutto viene affidato ad un racconto scritto, ma talmente vivace e pregnante da uscire dalle pagine e avvincere, facendo guardare con ancora più timore gli insetti anche nella stagione invernale dove per fortuna se ne vedono un po’ meno. Ma sono sempre in agguato, tra leggende metropolitane e cronaca.
Del resto, per quanto gli insetti non piacciano, e quelli di INSeCTA sono particolarmente terrificanti e insopportabili, alla fine la colpa è degli esseri umani e della loro mania di sfruttare animali e natura, perché gli enormi bombi, vespe e simili che popolano le pagine del libro sono il risultato di un esperimento nato per aumentare il profitto di alcune multinazionali poi sfuggito di mano al punto da rendere gli esseri umani la minoranza in cerca di un riscatto contro creature mostruosamente organizzate e spietate.
Un romanzo interessante di una voce italiana per ricordare che anche nel nostro Paese c’è una serie di autori e autrici attivi nel genere fantastico in tutte le sue forme: tra l’altro la Astro edizioni dà spazio a molti di loro, come altre case editrici indipendenti e in cerca di nuovi talenti capaci di stupire con i loro romanzi.

Gianrico Gambino, programmatore, si è sempre dedicato alla scrittura e al fantasy attraverso un forum e un gioco di ruolo online, di cui è anche stato dungeon master.
Un giorno un bombo gli finisce addosso; ha il sacro terrore degli insetti (apiformi in particolare) e, per sublimare l’enorme spavento, inizia a scrivere INSeCTA.
Tra le sue passioni anche la chitarra, l’astronomia, il tiro con l’arco, la lettura di classici da Asimov a Silverberg, da Marion Zimmer Bradley a Tolkien.

Source: libro inviato al recensore dall’autore.

:: Star Wars – L’epoca Lucas di Giorgio E. S. Ghisolfi (Mimesis Edizioni, 2017) a cura di Elena Romanello

29 settembre 2017

l'epoca LucasQuarant’anni fa usciva nelle sale cinematografiche Star Wars, o Guerre stellari, uno dei film più importanti di sempre nella costruzione dell’immaginario fantastico e del fandom ad esso legato.
A quattro decenni di distanza, molto si è visto, detto e fatto, e Star Wars sta vivendo una nuova stagione di grande successo, grazie ai nuovi film, realizzati sotto l’egida di casa Disney, nuova proprietaria della Lucas film, ma anche ai fumetti, alle nuove iniziative editoriali e culturali.
Può valere la pena raccontare questi anni, quelli sotto l’impulso creativo di George Lucas, come fa Giorgio E. S. Ghisolfi in Star Wars l’epoca Lucas, un saggio interessante che parla di un’epopea sullo schermo e fuori, quella di un giovane creativo che pian piano, dopo aver tentato varie strade, ideò un universo tra fiaba e tecnologia destinato a rimanere nel cuore di più di una generazione.
Il libro evita i toni nostalgici e racconta una storia vera, attraverso documenti, testimonianze, dettagli tecnici e un lavoro di squadra d’eccezione, svelando anche particolari che anche ai fan restano magari poco noti, perché legati al lavoro in background, fondamentale per il risultato finale.
In particolare, l’autore racconta il ruolo di Omero pop di George Lucas, per come ha reinventato archetipi di sempre in un nuovo contesto, ricorda l’evoluzione degli efffetti speciali, accellerata da un film come Star Wars che ha aperto la strada ad un filone inesauribile, cita l’animazione al computer, oggi la norma ma nel 1977 pura davvero fantascienza, racconta come Lucas e soci hanno introdotto nel cinema la pratica dello storyboard, oggi essenziale anche per i film non di genere fantastico.
Nelle pagine del saggio si parla dei tre film della trilogia cosiddetta classica, usciti tra il 1977 e il 1983, della saga dei prequel, tra 1999 e 2005 in cui si raccontava non una vittoria come nel primo caso ma la caduta agli inferi di Anakin Skywalker, futuro Dark Fener e delle varie serie d’animazione realizzate per la tv. Il tutto è completato da un profilo della Lucasfilm, che realizzò alcuni gioiellini al cinema extra Star Wars come Labyrinth e da un’appendice con i due nuovi film, senza più George Lucas al timone ma nell’universo creato da lui.
Un libro interessantissimo e imperdibile per gli appassionati di tutte le età, per chi c’era per ricordare come si era e come si è diventati, e per chi è arrivato dopo ma ha trovato la sua casa tra Luke, Leia, Han e compagnia. Ma Star Wars l’epoca Lucas è utile per scoprire un mondo di epica contemporanea a chi non conosce questi universi, non certo banalità per gente che non vuole crescere ma molto di più.

Star Wars l’epoca Lucas verrà presentato sabato 30 settembre alle 16 e 30 al Mufant di Torino in via Reiss Romoli 49 bis.

Giorgio E. S. Ghisolfi è regista e docente di discipline attinenti al cinema presso varie istituzioni culturali, come lo IED di Milano, l’Università degli studi dell’Insubria a Varese, il Conservatorio di scienze audiovisive e la Scuola specializzata di Scienze di Arti applicate di Lugano. Ha lavorato con Bruno Bozzetto e Enzo d’Alo, è socio fondatore dell’Asifa Italia e dell’Associazione illustratori e si è già occupato di cultura popolare contemporanea in varie occasioni.

Source: inviato dall’ editore al recensore, si ringrazia l’ Ufficio stampa.