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La carta del fuoco di Himorta (Mondadori Electa, 2021) a cura di Elena Romanello

8 maggio 2021

2899d14d0bdc5d8cb5271d0c5b3c087fGli appassionati di fumetti e cultura nerd sentono ogni giorno che passa sempre di più la mancanza delle fiere e delle convention: in attesa che possano finalmente tornare è possibile leggere un fumetto che parte dalle figure carismatiche dei cosplayer per costruire un’avventura fantastica, tra realtà e immaginazione.
Antonella vive a Napoli, è tifosa della squadra della sua città, ma soprattutto è una cosplayer attiva e famosa, che gira le fiere e si è fatta conoscere insieme ai suoi due cani.
Un giorno, tra i regali che riceve dai suoi fan ce ne è uno che la colpisce, molto semplice in realtà, con dentro una carta da gioco con il simbolo del fuoco e la scritta Fanne buon uso
Presto Antonella scoprirà che quella carta dà poteri fantastici e permette di prendere i panni di una super eroina, ma suscita anche l’interesse di una misteriosa veggente, forse una creatura sovraumana, e del suo inquietante e bellissimo gatto, durante quell’evento iconico e bramato da molti nella vita reale che è Lucca Comics. 
Il primo albo a fumetti sulle avventure di Antonella, in arte Himorta, racconta una storia tra realtà e fantasia, in cui molti si riconosceranno, in tavole a colori con uno stile manga, realizzate da Stefania Macera in arte Chocoartist, primo capitolo di una saga con una nuova super eroina.
I fan del made in Japan riconosceranno non pochi echi della celebre opera delle Clamp Card Captor Sakura, che proprio in questi giorni festeggia i venticinque anni dalla sua realizzazione, ma La carta del fuoco è una storia comunque originale, che racconta tra le righe l’importanza del mondo otaku e nerd dal punto di vista culturale e come fenomeno di costume sulle giovani generazioni.
Una graphic novel che racconta il mondo degli appassionati di fumetti e di tutto quello che gira loro intorno, partita da un personaggio reale e amato, la influencer cosplayer più seguita in Europa. In attesa di poter riprendere a girare le fiere e conoscere magari Himorta, è senz’altro un modo per sentirsi meno soli con la propria passione. Tra l’altro l’autrice, dopo aver vestito i panni di tanti personaggi, questa volta racconta, sia pure con il filtro del fantastico, se stessa, con le sue passioni, come il calcio e gli adorati cani. 
La carta del fuoco è dedicato a Minou, la cagnolina di Antonella, presente nella storia e che nella vita reale è volata da un’altra parte.

Himorta, al secolo Antonella Arpa ha vestito in occasione di fiere e eventi i panni di oltre 200 personaggi tra videogames, manga, serie tv, cartoni animati e personaggi cinematografici e dei fumetti. Dal 2016 è infatti la Manga di Avanti un altro, game show in onda su Canale 5 condotto da Paolo Bonolis, dove interroga i concorrenti proprio sul mondo fumettistico. E’ testimonial di Maxim al festival del cinema di Roma e ha collaborato tra gli altri con DC Comics, Adidas, Warner Bros, Sony. Il suo canale Twitch è il primo per crescita in Italia.

Provenienza: libro del recensore.

Le figlie di YS di M.T. Anderson e Jo Rioux (ReBelle Edizioni, 2021) a cura di Elena Romanello

19 aprile 2021

Nel panorama vasto, rutilante ma a tratti dispersivo delle graphic novel si affaccia ReBelle Edizioni, con la traduzione di un successo dell’editoria indipendente d’oltreoceano dell’anno scorso, Le figlie di YS, realizzato a quattro mani da M. T. ( Matthew Tobin) Anderson e Jo Rioux.
La storia, sulla carta rivolta ad un pubblico young adult ma in realtà pe tutti, è ispirata ad una delle più note leggende bretoni, quella della città maledetta di YS, una sorta di Atlantide di quelle latitudini, ingoiata dall’oceano per un’oscura maledizione.
In un mondo magico fuori dal tempo, vicino ad un’età dell’oro della mitologia celtica, la regina Malgven, grande amore dalla provenienza misteriosa del re di YS, molto probabilmente una creatura marina, ha innalzato intorno alla sua città delle grandi mura che tengono tutto al sicuro, ma forse c’è anche un oscuro segreto che permette al regno di prosperare.
Dopo la sua morte, il re resta solo con le due figlie Rozenn e Dahut, destinate a prendere strade diverse: Rozenn ama vivere in mezzo alla natura con gli animali, girando per la brughiera, mentre Dahut è attratta dal potere, dagli intrighi, dalle feste e scopre man mano il prezzo per tenere YS al sicuro dal mare, il tributo che ogni giorno bisogna buttare nelle acque, un tributo che può diventare un giorno insostenibile e condannare tutti alla fine.
Nelle pagine acquarellate, con uno stile simile a quello di Noelle Stevenson e il suo Nimona, rivive un’epopea dimenticata dai più, visto che ci sono stati un paio di romanzi fantasy che l’hanno ripresa, ma nulla di paragonabile a storie inflazionate come quella di Re Artù, ma fondamentale per il folklore della Bretagna, terra celtica di mare, sabbia e rocce, sede di antiche leggende come questa.
Le figlie di YS piacerà agli amanti del fantasy, con un intreccio tra regine corrotte e maledizioni che ha in sé i semi di tante storie contemporanee, oltre a chi ama le antiche culture meno note e il mondo celtico, celebrato in questi anni da feste ed eventi purtroppo al momento in pausa.
Una storia ricca di spunti, avvincente, cruda, spietata, persa in un tempo mitico a cui piace tornare, in una nuova veste, a scoprire la sorte maledetta di una città perduta e per sempre ricordata.

M.T. Anderson è autore di diversi bestseller fantasy e young adult, in Italia gli ultimi titoli sono stati pubblicati da Rizzoli. Ha vinto il National Book Award for Young People’s Literature nel 2006 per il primo volume de La storia stupefacente di Octavian Nothing.

Jo Rioux, canadese di Ottawa, proviene dal campo dell’illustrazione per l’infanzia. Ha vinto con Cat’s Cradle il premio Joe Shuster 2013.

Provenienza: libro del recensore.

Cheshire Crossing di Andy Weir e Sarah Andersen (Oscar Ink, 2020) a cura di Elena Romanello

18 dicembre 2020

978880472317HIG-340x480Ci sono storie e personaggi immortali, che continuano a ispirare nuovi autori e autrici, soprattutto quando i diritti ormai sono diventati di pubblico dominio: le prime tre ragazze alle prese con avventure nel fantastico, Alice, Dorothy e Wendy tornano con nuove avventure, raccontate sotto forma di fumetto, in Cheshire Crossing, scritto da Andy Weir e disegnato da Sarah Andersen.
Non è una novità assoluta, gli appassionati ricordano il decisamente adulto Lost Girls di Alan Moore: Cheshire Crossing è invece una storia decisamente più per tutti, senza subtext erotici, ma non per questo banale.
Sono passati alcuni anni da quando Alice, Dorothy e Wendy hanno fatto i loro favolosi viaggi rispettivamente nel Paese delle Meraviglie, nel Mondo di Oz e sull’Isola che non c’è, tre esperienze che le hanno segnate e le hanno fatte crescere in maniera bizzarra e insolita. Ormai sono adolescenti e si incontrano nella scuola di Cheshire Crossing, dove sono le uniche allieve, e dove devono imparare a gestire  le loro straordinarie esperienze e il loro dono di attraversare mondi magici.
Ma dopo che si è viaggiato ai confini della realtà non si può certo stare sedute ad un banco a studiare e il terzetto inizia ad attraversare le dimensioni, visitando anche i luoghi delle compagne, lasciando dietro un caos a non finire, e permettendo a due cattivi del calibro della malvagia Strega dell’Ovest e di Capitan Uncino di incontrarsi e allearsi.
Alice, Dorothy e Wendy devono far ricorso ai loro poteri e mettere insieme una squadra di alleati di tutto il multiverso delle loro storie, non dimenticando che i due antagonisti non sono il loro unico problema.
L’immaginario fantastico è sempre più un patrimonio condiviso e amato da più generazioni, con personaggi che vivono in universi contigui nelle biblioteche personali, nelle discussioni sui social, nei raduni in tema, non appena si potranno rifare, nelle maratone di letture e visioni. 
Cheshire Crossing, primo capitolo di una saga ancora in divenire, riflette questo carattere ampio delle storie fantastiche, con uno stile di disegno che mescola Oriente e Occidente, tavole in stile franco belga e occhioni manga, raccontando anche lì un mondo condiviso e senza confini.
Una storia per gli appassionati di ogni età di Alice, Dorothy e Wendy, che si chiedono da anni cosa è stato di loro dopo aver vissuto quelle meravigliose avventure.

Andy Weir (Davis, California, 1972) è cresciuto leggendo i classici della fantascienza. A quindici anni ha iniziato a lavorare come programmatore (tra l’altro, per il videogioco Warcraft 2) e dal 1992 si è dedicato anche alla scrittura, pubblicando le sue opere su internet. Nel 2011 è diventato celebre per il bestseller L’uomo di Marte, da cui Ridley Scott ha tratto il film Sopravvissuto – The Martian con Matt Damon. Nel 2017 è uscito Artemis – La prima città sulla Luna, di cui sono già stati acquistati i diritti cinematografici.

Sarah Andersen (New York, 1993) è illustratrice e fumettista. Laureata al Maryland Institute College of Art, è nota soprattutto per il webcomic Sarah’s Scribbles, basato in gran parte sulle vicissitudini sue, dei suoi amici e dei suoi animali. I tre libri che ha pubblicato sono tradotti in una quindicina di lingue e si sono aggiudicati per tre volte il Goodreads Choice Award.

Provenienza: libro del recensore.

American Gods di Neil Gaiman, P. Craig Russell e Scott Hampton (Oscar Ink, 2020) a cura di Elena Romanello

25 novembre 2020

american2Non è la prima volta che un romanzo di Neil Gaiman diventa fumetto, del resto il poliedrico scrittore ha sempre affiancato anche l’attività di fumettista, con il monumentale Sandman.
American Gods è per molti il suo romanzo migliore, già adattato in un’interessante serie televisiva, e leggere anche il fumetto tratto, realizzato da Gaiman in collaborazione con P, Graig Russell e Scott Hampton, è indubbiamente molto interessante.
La graphic novel, in tre volumi ricchi di apparati iconografici con schizzi e copertine dell’originale uscito in spillato, porta in immagini la storia originale senza dimenticare la sua origine letteraria, in maniera fedele, ricostruendo tutti gli eventi salienti di un viaggio on the road ai confini della realtà.
Shadow Moon ha scontato una condanna abbastanza breve, esce di carcere convinto di ritrovare lavoro e moglie, ma scopre che la moglie è morta insieme al suo migliore amico nonché suo futuro datore di lavoro nonché suo attuale amante. Shadow è solo, senza lavoro, soldi e famiglia, ed incontra  l’enigmatico Wednesday che gli offre di lavorare per lui e non avendo molta scelta accetta.
Ma dopo un po’ capirà che dietro a quell’individuo si cela Odino, somma divinità del pantheon norreno e che si sta preparando una battaglia epica tra divinità per conquistare l’America, con un viaggio on the road per trovare alleati e difendersi dai nemici.
Lo spirito della storia originale è rispettato dalle immagini, in un urban fantasy tra i più riusciti e innovativi, in qualsiasi forma si presenti.
Un’opera imperdibile per tutti i fan di Gaiman, ma in generale per chi è interessato ai mille volti del fantastico, soprattutto quando prende toni adulti, politicamente scorretti e scomodi.

Neil Gaiman è nato in Inghilterra nel 1960 e vive negli Stati Uniti. Tra i massimi autori di narrativa fantastica contemporanea, è un artista dalle molte facce: giornalista legato al mondo del rock, autore di raffinati graphic novel, sceneggiatore televisivo e scrittore. Nel corso della sua carriera ha ricevuto vari premi: tra i più importanti, la Newbery e la Carnegie Medal per Il figlio del cimitero e l’Hugo Award per il romanzo American Gods. Ha scritto numerosi racconti e romanzi per ragazzi di grande successo, fra cui gli indimenticabili Coraline e Stardust.
P. Craig Russell è nato negli Stati Uniti nel 1951 e si è laureato in Pittura alla University of Cincinnati. Ha iniziato a disegnare per la Marvel sulle serie Killraven e Dr. Strange, distinguendosi per il suo segno chiaro e legato all’art nouveau. Ha illustrato numerose storie fantasy e di Sword and Sorcery, tra cui Elric, ma anche adattamenti di opere letterarie e liriche come Il libro della giungla, Il flauto magico e L’anello dei Nibelunghi. Si è occupato dell’adattamento a fumetti delle fiabe di Oscar Wilde, e ha disegnato personaggi iconici e diversi come Batman, Conan, Hellboy, The Spirit, Death, Coraline, Sandman.
Scott Hampton è nato nel 1959 a High Point, in North Carolina, ed è cresciuto immerso nella lettura di fumetti, romanzi horror e letteratura classica. Allievo di Will Eisner negli anni Settanta, Hampton ha costruito un’importante carriera nel campo artistico, diventando uno degli autori più apprezzati e rispettati della scena fumettistica americana. Particolarmente significativi il suo lavoro del 1983 su Silverheels e le sue opere basate sui testi dei maggiori romanzieri fantasy, tra cui Neil Gaiman (The Books of Magic), Robert. E. Howard (Pigeons from Hell), Clive Barker (Tapping the Vein), Archie Goodwin (Batman: Night Cries) e David Brin (The Life Eaters).

Provenienza: libro del recensore.

Per sempre di Assia Petricelli e Sergio Riccardi (Tunué, 2020) a cura di Elena Romanello

19 giugno 2020

per_sempre_cover_HR_rgb-600x853L’adolescente Viola parte con la sua famiglia per una nuova vacanza, diversa dalle solite, in un villaggio turistico lontano da casa, in un borgo marino incantato, dove troverà le sue amiche di sempre e un ragazzo di cui si è invaghita a scuola.
In realtà le cose andranno in maniera diversa, salterà il posto nel villaggio turistico vicino alle amiche sostituito da una casa nel centro storico, Nei caldi pomeriggi d’estate Viola, durante la controra, il momento in cui tutti riposano, inizierà ad esplorare il mondo nuovo intorno a lei, diverso dalla vivacità del villaggio turistico che si aspettava, scoprendo nuove realtà e conoscendo nuove persone, come Ireneo, un ragazzo del posto che lavora al restauro della sua barca e che deve scontrarsi con un mondo in cui avrebbe voluto fare il pescatore e invece deve studiare all’alberghiero per impegnarsi nel crescente e a volte devastante turismo della sua zona.
Viola incontrerà anche due donne non più giovanissime che vivono insieme la loro ultima vacanza, momento finale di un grande amore destinato a finire per una malattia e la scelta conseguente di una delle due di andarsene quando e come vuole lei, cominciando a farsi domande e scoprendo nuovi modi di vivere e di essere, oltre quello soffocante della sua famiglia e delle sue amiche, come Valeria, che sta con un ragazzo all’apparenza perfetto ma che  in realtà è un violento.
Niente sarà più lo stesso dopo un’estate in cui Viola scoprirà amore, morte, realtà della vita tra gioie e dolori e la forza comunque del poter cambiare.
Non è la prima volta che si racconta, anche nei fumetti, l’adolescenza e il primo amore, il rischio è sempre quello di essere banali, melensi e scontati, ma non è questo il caso di Per sempre, una storia in cui Viola capirà che l’amore non è né deve essere un sentimento esclusivo in nome del quale si annulla tutto ma una forza capace di liberarti e di aprirti al mondo, mentre ti mette in contatto con la parte più profonda e autentica di te.
Dopo aver raccontato in Cattive ragazze le donne ribelli della Storia Assia Petricelli e Sergio Riccardi scelgono questa volta di confrontarsi con una ragazza all’apparenza qualunque, parlando di argomenti attuali come le aspirazioni, i cambiamenti sociali, le nuove e vecchie famiglie, le violenza domestiche, il ruolo della donna, l’eutanasia, con delicatezza e efficacia, raccontando una storia che fa sorridere e commuovere, mai banale e sui cui riflettere.
Per sempre è senz’altro una lettura per adolescenti, perché nelle sue pagine e nei suoi disegni ad acquerello troveranno spunti a cui appassionarsi, ma è da prendere in mano anche se si è più grandi, perché questa è una storia che fa bene a qualsiasi età, se si è state Viola, se ci si riconosce in Viola, se si avrebbe voluto essere come Viola.

Assia Petricelli è nata e vive a Napoli. Ha realizzato documentari storici, prodotti editoriali e audiovisivi didattici in collaborazione con Rai, Ministero dei beni e delle attività culturali e altri soggetti pubblici e privati, occupandosi in particolare di storia contemporanea, arte e archeologia, questioni di genere. Ha scritto sceneggiature di fumetti per Il Manifesto, Animals, Jacobin. Cattive ragazze, il suo primo graphic novel, disegnato da Sergio Riccardi, ha vinto il Premio Andersen nel 2014.
Sergio Riccardi è nato a Napoli nel 1981 e, dopo esperienze come scenografo per il cinema e la televisione, si dedica al fumetto, all’illustrazione e all’animazione. Con Assia Petricelli è autore di Cattive ragazze, che ha vinto il premio Andersen 2014 nella categoria “miglior libro a fumetti”. Ha illustrato inoltre Salvo e le mafie, scritto da Riccardo Guido, che ha vinto il Premio Siani 2014 nella sezione “fumetto”. Insegna Tecniche di Animazione Digitale presso lo Ied Roma, lo Iudav e altre istituzioni.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Le Black Holes di Borja Gonzales (Oscar Ink, 2020) a cura di Elena Romanello

10 giugno 2020

foto-generiche-88638Il rapporto tra le donne, in particolare le ragazze, e l’arte rivive in maniera insolita e bizzarra nella graphic novel Le Black Holes di Borja Gonzales, che racconta in toni scarni ma non privi di efficacia due storie in parallelo, unite da alcuni elementi, oltre che dal tema di fondo legato a storie anticonformiste, come una farfalla e un lago..

Tutto parte da questa frase, che rispecchia in pieno lo spirito delle protagoniste della storia: Avevo l’impressione di non trovarmi dove dovevo stare. Come se tutto fosse troppo veloce e io restassi indietro. O forse il contrario. Ma ora non ha più importanza.⁣ Si parla infatti di donne e arte, ma anche di donne ribelli, in situazioni diverse, certo, ma speculari, perché in ogni epoca c’è sempre qualcuno, soprattutto donna o ragazza, che non si trova a suo agio, per un qualcosa di tangibile o di più psicologico.

All’interno delle pagine de Le Black Holes si intrecciano infatti due storie ambientate in due epoche diverse, all’apparenza slegate ma in realtà molto simili.

Nel 1856, in piena epoca vittoriana, Teresa deve preparare il suo debutto in società, che la porterà verso un matrimonio scelto dai suoi genitori, ma lei ama scrivere poesie e storie, in particolare di genere gotico e stare nel parco di casa sua, dove incontra uno strano e insolito visitatore e non ama queste regole soffocanti. Nel 2016 tre ragazze, Gloria, Laura e Cristina decidono di formare un gruppo punk rock: ma Laura, come Teresa, si sente fuori posto, vorrebbe vivere nel passato e si veste con sontuosi abiti vintage per niente alla moda.

L’autrice usa uno stile molto particolare per raccontare due destini paralleli, una scelta di colori totalizzando, bianco e nero con verde al posto del grigio per il 2016 e arancione, giallo, verde e nero per il 1856, con disegni molto semplici e suggestivi, per raccontare due storie sognanti e oniriche, due momenti in due tempi diversi che rimarranno poi aperti a nuove interpretazioni, sempre che l’autrice non decida poi di disegnare ulteriori capitoli.

Una storia d’impatto visivo e d’atmosfera, leggibile su più livelli, dal racconto di formazione all’apologo femminista alla vicenda di genere fantastico, che non lascia indifferenti e svela anche ai lettori e lettrici del nostro Paese un’autrice e illustratrice spagnola già nota in patria.

Borja Gonzales è nata nel 1982 a Badajoz, ed è illustratrice e disegnatrice di fumetti. Dal 2013 dirige la casa editrice El Verano del Cohete e la fanzine Los Ninjas polacos. Il suo sito ufficiale è http://www.borjailustracion.com/

Provenienza: pdf mandato dall’Ufficio stampa che ringraziamo.

 

Heartstopper di Alice Oseman (Oscar Ink, 2020) a cura di Elena Romanello

10 giugno 2020

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I fumetti a tematica omosessuale sono da decenni la normalità in Giappone, dove esiste un filone degli shojo manga per ragazze in tema, noto a livello internazionale da anni e vero e proprio fenomeno di costume in patria. In Occidente stanno pian piano emergendo, con non poche remore, con buone prove da parte di autori e autrici locali, basti pensare a Il blu è un colore caldo di Julie Maroh, e non si può che essere contenti ogni volta che esce qualcosa in tema, come Heartstopper, primo volume di una serie dell’autrice inglese Alice Oseman in corso di pubblicazione nel Regno Unito.
Due ragazzi si incontrano: si chiamo così il primo capitolo di una storia d’amore tra adolescenti: Charlie e Nick frequentano lo stesso liceo privato solo per ragazzi, Charlie ha la fama di essere gay ed è reduce infatti da una storia non felice con un altro compagno di scuola che l’ha deluso, oltre che da vari episodi di bullismo, Nick è un super sportivo che ha avuto una ragazza ma le cose poi sono finite e si scoprirà perché. I due ragazzi si incontrano, diventano amici, Nick coinvolge Charlie nel rugby e pian piano quest’ultimo perde la testa per lui, dichiarandosi, e a questo punto si può solo pensare a cosa succederà nei prossimi capitoli.
A prima vista Heartstopper può sembrare una storia minimalista, con uno stile che ricorda in qualcosa i manga soprattutto nel personaggio di Charlie, in realtà come altre opere di questo genere racconta molto facendo vedere poco, confrontandosi con temi eterni come l’adolescenza, l’innamorarsi, la scoperta di sé, la ricerca di un ruolo nel mondo. Una storia che inizia un po’ in sordina, ma che pian piano prende piede e che lascia davvero con la voglia di leggere presto il secondo volume.
Heartstopper si rivolge ai giovanissimi, come tutta la produzione letteraria e fumettistica dell’autrice, ma è comunque da leggere anche se si ha qualche anno in più, e racconta una storia eterna in una nuova prospettiva, attuale e efficace.
Tra l’altro, per chi conosce i romanzi precedenti dell’autrice, va detto che Heartstopper è uno spin off in un certo senso di Senza nuvole, perché Charlie è il fratello minore di Tori Spring, la protagonista, mentre Nick faceva già una comparsata sul fondo.

Alice Oseman: (1994) è una scrittrice e illustratrice inglese. Ha scritto vari romanzi Young Adult, di cui solo uno tradotto in Italia: Solitaire (Senza Nuvole, Newton Compton 2015). A maggio 2020 Oscar Mondadori comincia a pubblicare la serie di graphic novel Heartstopper, di cui in Inghilterra sono già stati pubblicati i primi tre volumi. La casa editrice ha anche annunciato la prossima pubblicazione di altri romanzi dell’autrice.

Provenienza: pfd fornito dall’ufficio stampa che ringraziamo.

Bowie di Michael e Laura Allred e Steve Horton (Panini Comics, 2020) a cura di Elena Romanello

23 maggio 2020

MDABO001ISBN_0In attesa del film biografico sulla sua vita, dopo quelli su Freddy Mercury ed Elton John, arriva la graphic novel dedicata a David Bowie, il Duca bianco, uno degli artisti più iconici degli ultimi decenni, ormai consegnato all’immortalità dopo la sua scomparsa, che a molti ha fatto dire Se lo sono venuto a riprendere dallo spazio..
Panini Comics propone il volume in contemporanea con l’originale americano, in una lussuosa edizione con sovracoperta sfilabile in PVC: Bowie – Stardust, Rayguns & Moonage Daydreams racconta la vita a fumetti di David Bowie, artista anticonfomista capace di rivoluzionare il mondo della musica e di unire più generazioni di appassionati, con canzoni indimenticabili e emblematiche, oltre che di essere un artista dell’immagine, un perfomer visivo capace di  creare un suo universo che ha lasciato un’impronta indelebile nell’immaginario degli ultimi decenni, oltre a ispirare altri a calcare le sue orme.
La graphic novel racconta in particolare la scalata al successo di Bowie, dall’anonimato alla fama mondiale, legata a quella del suo alter ego Ziggy Stardust, che poi lui lasciò cambiando look, mentre alla sua vita e ai successi dagli anni Ottanta e poi sono dedicate le tavole conclusive, senza testo, ma altrettanto emblematiche.
L’epopea rock di David Bowie rivive attraverso le tavole technicolor del duo Michael e Laura Allred, tanti sprazzi di vita efficaci e coinvolgenti, a raccontare un destino unico, un artista che era  super eroe, extraterrestre e dio del rock and roll. Un volume per chiunque ami David Bowie, sia che segua o meno il mondo dei fumetti, un tributo colorato e poliedrico, da cui traspare il suo mondo e la sua arte, ma anche un modo per scoprirlo o riscoprirlo in tutte le sue incarnazioni, magari ascoltando insieme i suoi più grandi successi.
Del resto, David Bowie è stato il cantante e performer più vicino ai mondi del fumetto e del fantastico di sempre, con canzoni come StarmanSpace OddityHeroes e ruoli come quello di Jareth nel cult fantasy Labyrinth. Non a caso il graphic novel ha una prefazione di Neil Gaiman, uno dei più grandi autori di fumetti e libri di genere fantastico, parte dello stesso universo del cantante da cui è stato influenzato.

Micheal Allred è un fumettista e scrittore americano, autore di graphic novel come Madman, Red Rocket 7 e iZombie. Le sue opere, caratterizzate da uno stile pop e immaginifico, sono spesso colorate dalla moglie Laura Allred, vincitrice del “Best Coloring” Eisner Award per il suo lavoro su iZombie e Madman All-New Giant-Size Super-Ginchy Special.

Steve Horton ha lavorato come sceneggiatore per diverse case editrici di fumetti, tra cui DC, Image, IDW (Satellite Falling) e Dark Horse (Amala’s Blade).

Provenienza: libro del recensore.

Le ragazze del Pillar di Stefano Turconi e Teresa Radice (Bao Publishing, 2019) a cura di Elena Romanello

15 maggio 2020

e921bf30-e8a3-41ed-8c22-5e4de63c76f3Tra i titoli più amati dai lettori dei graphic novel di Bao Publishing in questi dieci anni di vita della casa editrice c’è stato senz’altro Il porto proibito, mirabolante affresco dell’Inghilterra di inizio Ottocento, tra romanzo storico e satira di costume. Stefano Turconi e Teresa Radice, poliedrici autori di altre belle storie, tornano alle atmosfere della Plymouth di inizio Ottocento con uno spin off de Il porto proibitoLe ragazze del Pillar, che si snoderà su dieci volumi per raccontare le storie delle ragazze del bordello locale.

Tuffarsi a capofitto. Prendere il largo. Aprirsi ai colori di nuove avventure, pedinando le vite di chi resta, di chi verrà. È così che siamo riapprodati a Plymouth, alle sue stradine acciottolate odorose di salsedine, alle chiacchiere di ragazze e ai canti dei marinai.:

così i due autori hanno raccontato il loro ritorno a quel mondo.
La serie si struttura in varie storie con protagoniste le ragazze del Pillar to Post, il bordello al centro della storia del Porto, crocevia di storie di terra e storie di mare. Siamo sempre in Inghilterra ad inizio dell’Ottocento, una potenza navale e coloniale in guerra, e a Plymouth ci sono arrivi e partenze e destini che si intrecciano.
In questo primo volume arriva un aiuto inaspettato e insolito per le ragazze, un Maori, da quella lontana terra che è entrata a far parte dell’Impero britannico, la Nuova Zelanda, un selvaggio per molti che si dimostrerà molto meno selvaggio dei civilizzati inglesi, mentre una delle giovani susciterà l’interesse di uno scienziato, visto da tutti come un outsider e anche lui una piacevole scoperta. Le due avventure sono indipendenti e interconnesse, ma ogni volume contribuirà a costruire il mosaico narrativo più ampio di una storia lunga, destinata a dipanarsi negli anni, armonicamente, e che BAO Publishing pubblicherà a due capitoli alla volta, all’incirca ad anni alterni.
Nelle pagine de Le ragazze del Pillar, animate da vignette a colori pastello che raccontano un mondo e una cultura che continuano ad appassionare con tutti i loro difetti, si parla di condizione della donna, di libertà, di sentimenti, di sesso, di diversità, di razzismo, temi eterni affrontati con sapienza dagli autori. Il volume è impreziosito da alcune pagine di schizzi dei personaggi e della moda, con note storiche e di costume sull’epoca ed è da consigliare certo a chi ama i fumetti di qualità ma anche le belle narrazioni a sfondo storico, oltre a chi impazzisce per l’Ottocento inglese, che rivive per immagini con una forza superiore a quella di qualsiasi testo.

Teresa Radice e Stefano Turconi nascono entrambi nella Grande Pianura, a metà degli anni ’70… ma s’incontrano solo nel 2004, grazie a un topo dalle orecchie a padella e a una pistola spara-ventose. Lei, per vivere, scrive storie; lui le disegna. Si piacciono subito, si sposano l’anno seguente. Scoprendosi a vicenda viaggiatori curiosi, lettori onnivori e sognatori indomabili, partono alla scoperta di un bel po’ di mondo, zaino e scarponi.
Dal camminare insieme al raccontare insieme il passo è breve.
Le prime avventure a quattro mani sono per le pagine del settimanale Disney “Topolino”:
arrivano decine di storie, tra le quali la serie anni ’30 in 15 episodi Pippo Reporter (2009-2015), Topolino e il grande mare di sabbia (2011), Zio Paperone e l’isola senza prezzo (2012), Topinadh Tandoori e la rosa del Rajasthan (2014) e l’adattamento topesco de L’Isola del Tesoro di R.L.Stevenson (2015).
Nel 2011 si stabiliscono nella Casa Senza Nord – a 10 minuti di bici dalle Fattorie, a 20 minuti a piedi dal Bosco, a mezz’ora di treno dal Lago – e piantano i loro primi alberi.
Nel loro Covo Creativo, i cassetti senza fondo straripano di progetti: cose da fare, posti da vedere, facce da incontrare.
Nel 2013 esce Viola Giramondo (Tipitondi Tunué, Premio Boscarato 2014 come miglior fumetto per bambini/ragazzi, pubblicato in Francia da Dargaud: Prix Jeunesse a Bédécine Illzach 2015 e Sélection Jeunesse a Angouleme 2016).
Il Porto Proibito, pubblicato nel 2015 per BAO Publishing e ristampato nel 2016 in una Artist Edition di prestigio, ha vinto il Gran Guinigi come “Miglior graphic novel” a Lucca Comics 2015 e il Premio Micheluzzi come “Miglior fumetto” a Napoli Comicon 2016. Sempre per i tipi di BAO, pubblicano Non stancarti di andare nel 2017 (graphic novel che riscuote in brevissimo tempo un grande successo di pubblica e critica), due volumi della serie per i più piccoli Orlando Curioso (Orlando Curioso e il segreto di Monte Sbuffone e Orlando Curioso e il mistero dei calzini spaiati) tra il 2017 e il 2018, Tosca dei Boschi (inizialmente edito da Dargaud in Francia e poi portato in Italia) nel 2018.
I frutti più originali della loro ormai decennale collaborazione hanno gli occhi grandi e la testa già piena di storie. I loro nomi sono Viola e Michele.

Provenienza: libro del recensore.

Piccole donne di Claudio Nizzi e Nadir Quinto (Allagalla Editore, 2020) a cura di Elena Romanello

13 maggio 2020

PiccoleDonne-600x848Allagalla Editore propone una riedizione curata e rinnovata della graphic novel Piccole donne, sceneggiatura di Claudio Nizzi e disegni di Nadir Quinto, ovviamente dal romanzo di Louisa May Alcott.
Queste Piccole donne erano già uscite negli anni Novanta allegate all’allora popolare settimanale per ragazzi delle Edizioni Paoline Il Giornalino, nel periodo in cui usciva al cinema il precedente film diretto da Gillian Armstrong con Winona Ryder nella parte di Jo, Kirsten Dunst in quella di Amy e Susan Sarandon come mamma. Nell’edizione Allagalla le tavole sono state ripulite dal colore eccessivo dell’edizione precedente e la riproposta arriva insieme al nuovo film di Greta Gerwig, con Saoirse Ronan nel ruolo di Jo, Florence Puigh in quello di Amy, Emma Watson come Meg e Meryl Streep strepitosa zia March, per molti forse l’ultimo film visto al cinema prima della chiusura.
Un quarto di secolo prima di Greta Gerwig, Claudio Nizzi e Nadir Quinto avevano avuto la sua stessa idea, di raccontare la storia delle quattro sorelle March con dei flashback basati sui racconti di Jo, un ottimo modo narrativo per introdurre nelle gioie e dolori di ragazze che si affacciano all’età adulta, senza dimenticare il messaggio anticonformista soprattutto del personaggio di Jo.
La graphic novel è completata da vari redazionali, tutti interessanti: Roberto Guarino racconta il successo del libro di Piccole donne fino ad oggi. Ilaria Feole esamina le varie riduzioni cinematografiche e televisive, ricordando le forzature delle prime versioni, con Amy in una interpretata da Joan Bennett ventitreenne e incinta quando il suo personaggio è all’inizio almeno una ragazzina, e Jo in un’altra con i tratti di June Allyson, di soli dieci anni più giovane della madre Mary Astor e di come il messaggio femminista e di realizzazione sia arrivato solo con Winona Ryder. Completa il tutto tre profili accurati degli autori, Louisa May Alcott, Claudio Nizzi e Nadir Quinto.
Un libro per chiunque ami Piccole donne, qualsiasi età si abbia, e per chi apprezza gli autori di fumetti italiani che si sono succeduti negli ultimi decenni. Purtroppo Nadir Quinto ci ha lasciato da tempo e riavere in mano questo suo lavoro è davvero prezioso.

Claudio Nizzi, classe 1938, nasce in Algeria e cresce a Fiumalbo, vicino a Modena, iniziando a scrivere novelle nei primi anni Sessanta per il settimanale per ragazzi Il Vittorioso e fumetti per la stessa testata, con la serie Safari. Nel 1969 inizia un sodalizio con Il Giornalino, che lo porta a creare numerosi personaggi e storie come come il western Larry Yuma, l’avventuroso Capitan Erik, il poliziesco Rosco & Sonny. Negli anni Ottanta passa alla Sergio Bonelli editore, dove scrive per Mister No Tex, diventandone il principale soggettista e diventa l’autore di storie più prolifico dopo Sergio Bonelli stesso. In seguito crea la prima serie poliziesca per la Bonelli, Nick Raider, e la miniserie Leo Pulp.  Dal 2005 si dedica alla narrativa, con romanzi come L’epidemiaIl federale di Borgo TorreIl pretino L’Americano. Con Allagalla ha pubblicato nel 2012 il libro intervista Tex secondo Nizzi in cui ha ripercorso la sua cinquantennale carriera nel mondo del fumetto.

Nadir Quinto (1918-1994), milanese, è stato uno dei pionieri del fumetto italiano come illustratore. Frequentò l’Accademia di belle arti di Brera, partecipò alla seconda guerra mondiale e iniziò poi a collaborare a partire dal 1946 con il Corriere dei Piccoli, Dinamite, Albi di Salgari, Festival e Intrepido.
Negli anni Quaranta e Cinquanta realizzò una serie di storie in costume per il Corriere dei Piccoli e racconti tratti dalla letteratura per ragazzi, tra cui La capanna dello zio Tom e Riccardo Cuor di Leone. Lavorò anche per il mercato britannico, illustrando storie di Robin Hood, collaborando con riviste inglesi come Treasures, World of Wonder, Princess Magazine, Look and Learn e realizzando illustrazioni a colori per storie e favole, come Peter Pan, Heidi, Le avventure del barone di Münchausen. A fine anni Settanta iniziò a realizzare storie a fumetti in particolare per Il Giornalino, con l’adattamento di romanzi per ragazzi come Piccole donne Il mago di Oz, oltre a capitoli di saghe come Larry Yuma e la serie da lui ideata di Jacopo del Mare. Morì a Milano il 15 marzo 1994 mentre lavorava a una storia di Tex Willer che gli era stata commissionata nel 1992 da Sergio Bonelli e, sempre per Il Giornalino, mentre disegnava una storia fantasy, Issing del Fiume. Entrambe le opere sono rimaste incompiute.

Provenienza: libro del recensore.

Il principe e la sarta di Jen Wang (Bao Publishing, 2019) a cura di Elena Romanello

27 novembre 2019

unnamedTutti conoscono le storie di principi azzurri, e forse hanno anche un po’ stufato, alla lunga, visto che sono sempre uguali e vagamente sessiste. Per questo motivo non si può non accogliere con curiosità e gioia la graphic novel controcorrente Il principe e la sarta, capace di andare oltre a stereotipi e luoghi comuni in una maniera insolita e fresca.
In una Belle Epoque fuori dal tempo il principe del Belgio Sebastian non ama la vita che altri hanno scelto per lui, promessa sposa compresa: lui ha altri sogni, tipo diventare uno stilista di abiti bellissimi femminili, che per primo vuole indossare. Per questo motivo assume Frances, una giovane sarta, perché realizzi per lui questi modelli, che vuole indossare in gran segreto e in occasioni non ufficiali, anche perché lo scandalo sarebbe troppo forte.
Una fiaba insolita, realizzata con uno stile tra manga e fumetto occidentale, che tratta con ironia e leggerezza ma non con superficialità e banalità le tematiche cosiddette gender, che tanto scalpore continuano a suscitare negli ambienti più retrivi e che non capiscono la loro vera portata e il loro vero significato.
Sebastian stravolge ogni regola sui principi ed è davvero simpatico, Frances sembra uscita da un romanzo di formazione ottocentesco ma rivela un piglio da eroina moderna: entrambi raccontano come non debbano esistere stereotipi, ruoli vietati, luoghi comuni e come ognuno/a debba essere libero di costruire una propria identità, da cui dipende la propria felicità.
Un fumetto per tutte le età: dallo stile di disegno potrebbe sembrare per i più giovani, a cui comunque è anche rivolto, ma alla fine ci sono spunti su cui riflettere per tutti e tutte, sia se si conoscono da tempo i fumetti in cui si sono trattate queste tematiche, sia per chi è nuovo sia nel giro del fumetto che in quello di capire come sia importante accettarsi perché gli altri ti accettino.
Il principe e la sarta è una fiaba sulla diversità, sulla bellezza di scoprire nuove strade, sul come si può vivere davvero felici e contenti, partendo da se stessi, con cui ci si diverte e ci si commuove.

Jen Wang è una sceneggiatrice, fumettista e illustratrice di origini asiatiche naturalizzata americana. È conosciuta principalmente per essere co-fondatrice e organizzatrice del festival di fumetti di Los Angeles “Comic Arts LA”. Tra i suoi lavori, i disegni per Adventure Time e i suoi graphic novel Koko Be Good, In Real Life e Il principe e la sarta, pubblicato in Italia da BAO Publishing.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Il diario della mia scomparsa di Hideo Azuma (J-pop, 2019) a cura di Elena Romanello

17 novembre 2019

Shissou_nikki-coverHideo Azuma, recentemente scomparso, è stato uno degli autori di manga più amati tra gli anni Settanta e Ottanta, ideatore di icone come Nanà Super Girl e soprattutto l’irresistibile Pollon, trasposti anche in animazione. In tempi più recenti raccontò invece un episodio della sua vita reale, quando nel 1989, stressato dai ritmi di lavoro e dalla mancanza di ispirazione, oltre che con problemi di alcolismo, mollò moglie, amici, lavoro e contatti, scegliendo volontariamente di fare una vita da senza fissa dimora, dormendo all’aperto, spesso sotto la pioggia, raccogliendo cibo e soldi di fortuna e svolgendo a tratti lavoretti saltuari.
Il diario della mia scomparsa racconta questo periodo, a cui l’autore tornò poi per un certo periodo dopo aver ripreso a lavorare come mangaka: lo stile è buffo come è solito, anche quando parla di vagabondaggio, di interrogatori della polizia, di lavori saltuari come operaio, di ubriachezza, di fatica per trovare da mangiare, di ricoveri in ospedale.
In Giappone i senza fissa dimora esistono ma vengono ignorati più ancora che in Occidente e sono considerati un tabù e una vergogna: nei manga si può parlare liberamente di sesso in tutte le sue sfumature, anche quelle più scabrose e scomode, ma non del ritrovarsi a vivere per strada, e lo dimostra anche lo scalpore che suscitò qualche anno fa il bel film d’animazione Tokyo Godfathers.
Hideo Azuma aveva un buon lavoro e una famiglia, ma il disagio esistenziale, aggravato dai suoi problemi di alcolismo e depressione, anche questi argomenti di cui si parla a fatica e come una vergogna nel Paese del Sol levante, lo spinse a fare una scelta comunque non isolata in Giappone, Paese dove si può sparire molto facilmente per la mancanza di un’anagrafe centralizzata.
Il diario della mia scomparsa non vuole essere un’opera militante e di critica sociale, ma solo raccontare un’avventura di vita che può succedere, quella di una persona che poi in fondo è stata anche fortunata a trovare qualcuno che l’ha aiutata, perché Hideo Azuma era comunque famoso e noto anche per esempio anche ai poliziotti che lo trovarono, stupendosi, per strada. I toni sono ironici, ma c’è da riflettere sui meccanismi spietati delle nostre società verso chi rimane indietro e anche sul male di vivere che si insinua in molte persone e con cui diventa difficile convivere.
Il volume è completato da un’intervista all’autore, serena, pacata ma efficace, in cui Hideo Azuma riflette sul concetto di normalità e come sia spesso oggetto di fraintendimenti.
Il diario della mia scomparsa è un manga interessante per chiunque abbia amato questo autore che purtroppo ci ha lasciati, ma è anche un modo per riflettere, in maniera magari insolita, su problemi e tematiche attuali e su cui anche qui da noi non ci si interroga abbastanza.

Hideo Ozuma (1950-2019) è diventato famoso con i manga conosciuto in Italia per essere l’autore dei manga Pollon e Nanako SOS. I suoi lavori sono apparsi in varie riviste giapponesi, quali Weekly Shōnen Champion e ha realizzato anche storie hentai e di fantascienza, oltre che umoristiche, come  Futari to Gonin (Due ragazzi e cinque vicine di casa), Yakekuso tenshi (Un angelo disperato), Parallel kyoshitsu (La pazza aula parallela), Methyl-Metaphysik, Fujôri Nikki (Diario assurdo) che nel 1979 vinse il premio Seiun come miglior manga di fantascienza.
Nella seconda metà degli anni ottanta e negli anni novanta, dopo aver iniziato ad avere seri problemi di alcolismo, è scomparso due volte per periodi di diversi mesi fino a più di un anno, abbandonando i suoi lavori e la famiglia, facendo una vita da senzatetto, e ha tentato almeno una volta il suicidio. Dopo aver ripreso in mano la sua vita ed essere passato attraverso un trattamento di riabilitazione per alcolisti ha disegnato questa storia in una delle sue opere più premiate, Il Diario della mia Scomparsa. Azuma è deceduto a 69 anni il 13 ottobre 2019 a causa di un cancro all’esofago, la famiglia ha svolto funzioni private e la notizia della morte è stata diffusa solo alcuni giorni dopo.

Provenienza: libro del recensore.