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Il diario della mia scomparsa di Hideo Azuma (J-pop, 2019) a cura di Elena Romanello

17 novembre 2019

Shissou_nikki-coverHideo Azuma, recentemente scomparso, è stato uno degli autori di manga più amati tra gli anni Settanta e Ottanta, ideatore di icone come Nanà Super Girl e soprattutto l’irresistibile Pollon, trasposti anche in animazione. In tempi più recenti raccontò invece un episodio della sua vita reale, quando nel 1989, stressato dai ritmi di lavoro e dalla mancanza di ispirazione, oltre che con problemi di alcolismo, mollò moglie, amici, lavoro e contatti, scegliendo volontariamente di fare una vita da senza fissa dimora, dormendo all’aperto, spesso sotto la pioggia, raccogliendo cibo e soldi di fortuna e svolgendo a tratti lavoretti saltuari.
Il diario della mia scomparsa racconta questo periodo, a cui l’autore tornò poi per un certo periodo dopo aver ripreso a lavorare come mangaka: lo stile è buffo come è solito, anche quando parla di vagabondaggio, di interrogatori della polizia, di lavori saltuari come operaio, di ubriachezza, di fatica per trovare da mangiare, di ricoveri in ospedale.
In Giappone i senza fissa dimora esistono ma vengono ignorati più ancora che in Occidente e sono considerati un tabù e una vergogna: nei manga si può parlare liberamente di sesso in tutte le sue sfumature, anche quelle più scabrose e scomode, ma non del ritrovarsi a vivere per strada, e lo dimostra anche lo scalpore che suscitò qualche anno fa il bel film d’animazione Tokyo Godfathers.
Hideo Azuma aveva un buon lavoro e una famiglia, ma il disagio esistenziale, aggravato dai suoi problemi di alcolismo e depressione, anche questi argomenti di cui si parla a fatica e come una vergogna nel Paese del Sol levante, lo spinse a fare una scelta comunque non isolata in Giappone, Paese dove si può sparire molto facilmente per la mancanza di un’anagrafe centralizzata.
Il diario della mia scomparsa non vuole essere un’opera militante e di critica sociale, ma solo raccontare un’avventura di vita che può succedere, quella di una persona che poi in fondo è stata anche fortunata a trovare qualcuno che l’ha aiutata, perché Hideo Azuma era comunque famoso e noto anche per esempio anche ai poliziotti che lo trovarono, stupendosi, per strada. I toni sono ironici, ma c’è da riflettere sui meccanismi spietati delle nostre società verso chi rimane indietro e anche sul male di vivere che si insinua in molte persone e con cui diventa difficile convivere.
Il volume è completato da un’intervista all’autore, serena, pacata ma efficace, in cui Hideo Azuma riflette sul concetto di normalità e come sia spesso oggetto di fraintendimenti.
Il diario della mia scomparsa è un manga interessante per chiunque abbia amato questo autore che purtroppo ci ha lasciati, ma è anche un modo per riflettere, in maniera magari insolita, su problemi e tematiche attuali e su cui anche qui da noi non ci si interroga abbastanza.

Provenienza: libro del recensore.

Hideo Ozuma (1950-2019) è diventato famoso con i manga conosciuto in Italia per essere l’autore dei manga Pollon e Nanako SOS. I suoi lavori sono apparsi in varie riviste giapponesi, quali Weekly Shōnen Champion e ha realizzato anche storie hentai e di fantascienza, oltre che umoristiche, come  Futari to Gonin (Due ragazzi e cinque vicine di casa), Yakekuso tenshi (Un angelo disperato), Parallel kyoshitsu (La pazza aula parallela), Methyl-Metaphysik, Fujôri Nikki (Diario assurdo) che nel 1979 vinse il premio Seiun come miglior manga di fantascienza.
Nella seconda metà degli anni ottanta e negli anni novanta, dopo aver iniziato ad avere seri problemi di alcolismo, è scomparso due volte per periodi di diversi mesi fino a più di un anno, abbandonando i suoi lavori e la famiglia, facendo una vita da senzatetto, e ha tentato almeno una volta il suicidio. Dopo aver ripreso in mano la sua vita ed essere passato attraverso un trattamento di riabilitazione per alcolisti ha disegnato questa storia in una delle sue opere più premiate, Il Diario della mia Scomparsa. Azuma è deceduto a 69 anni il 13 ottobre 2019 a causa di un cancro all’esofago, la famiglia ha svolto funzioni private e la notizia della morte è stata diffusa solo alcuni giorni dopo.

Sissi. Imperatrice, ribelle, donna di Giorgia Marras (Diabolo edizioni, 2019) a cura di Elena Romanello

13 novembre 2019

sissi-diabolo-670x946Ci sono personaggi storici affascinanti e interessanti che però non vengono conosciuti come meriterebbero: uno di questi è senz’altro l’imperatrice Elisabetta d’Austria, che malgrado le due ottime biografie uscite nel secolo scorso e ancora oggi pubblicate di Brigitte Hamann e Joan Haslip e l’immagine sua emersa dal film Ludwig di Luchino Visconti, continua ad essere ricordata tramite i tre filmetti in stile fotoromanzo realizzati negli anni Cinquanta con la allora giovanissima Romy Schneider (che li odiò per tutta la vita) e che continuano a passare in TV periodicamente.
Per questo motivo non si può che essere felici per la nuova versione, stavolta in graphic novel, fatta della vita di Sissi da Giorgia Marras per Diabolo edizioni, un volume prezioso, realizzato tutto in toni seppiati, per ricordare le prime foto in cui fu ritratta  proprio l’infelice ma affascinante imperatrice, una delle prime sovrane ad essere sia ritratta come si usava fino a quel momento sia fotografata.
Questa Sissi, imperatrice, ribelle e donna, rivive in queste pagine nelle sue disavventure non certo da fotoromanzo, dal matrimonio per capriccio di Francesco Giuseppe agli anni della vecchiaia e alla morte assassinata da un anarchico che voleva colpire qualcuno di regale, attraverso i suoi lutti, le sue poche gioie, i suoi figli, a cominciare dall’infelice Rodolfo che avrebbe voluto diventare naturalista e morirà suicida a Mayerling,  le sue passioni, le sue inquietudini, come la sua ossessione per la bellezza, in un mondo che stava cambiando.
Giorgia Marras inserisce infatti la vita di Sissi nella Storia dell’Ottocento, non dimenticando eventi come la questione ungherese o il Risorgimento italiano, in cui gli austriaci erano gli oppressori, anche se se oggi la cosa è stata dimenticata e anche gli italiani applaudono sulle note della Marcia di Radetzy di Strauss.  Il libro è completato da una serie di schede dei personaggi apparsi nella graphic novel, con la loro storia e cosa è successo loro dopo, per avere un quadro chiaro di un personaggio affascinante e raccontato in maniera realistica e di un periodo storico in cui è nata la modernità in cui viviamo ancora oggi.
Sissi. Imperatrice, ribelle, donna è una romanzo a fumetti, o meglio una biografia a fumetti per chiunque voglia scoprire o riscoprire una storia reale, iniziata come una fiaba e finita in tragedia, di una donna senz’altro in anticipo sui suoi tempi e sempre fuori posto, nella sua ricerca di una felicità impossibile.

Giorgia Marras, genovese, classe 1988, illustratrice e fumettista, ha studiato all’Accademia delle Belle Arti di Genova e all’Università di Parigi 8. Ha vissuto presso l’Atelierhaus Salzamt di Linz (Austria), e poi presso la Maison des Auteurs di Angoulême, dove vive tutt’ora.
La sua prima graphic novel, Munch before Munch ha raccontato la giovinezza del pittore Edward Munch ed è stata tradotta in Francia e Spagna. Sissi è uscito in francese, tedesco e italiano ed è in uscita in spagnolo.

Provenienza: libro del recensore.

Donne senza paura di Marta Breen e Jenny Jordahl (Tre60, 2019) a cura di Elena Romanello

11 novembre 2019

marta-breen-donne-senza-paura-9788867025091-2-300x409In questi ultimi anni sono uscite varie graphic novel sul femminismo e sulle donne importanti della Storia, spesso organizzate tramite i ritratti dei singoli personaggi: quello che rende differente Donne senza paura rispetto agli altri titoli usciti è invece il raccontare per immagini il movimento di liberazione della donna, attraverso le varie fasi degli ultimi duecento anni.
Si parte raccontando infatti la condizione femminile nell’Ottocento e come all’inizio il movimento femminista fosse legato a quello che lottava contro la schiavitù dei neri, con personalità come Elizabeth Cady Stanton, Lucrezia Mott, Harriet Beecher Stowe e le afroamericane Harriet Tubman e Sojourner Truth, ex schiave loro stesse.
Il libro ricorda poi le battaglie della rivoluzionaria francese Olympe de Gouges, autrice della dichiarazione dei diritti delle donne e delle cittadine, finita sulla ghigliottina perché scomoda e poi si concentra sulla lotta delle suffragette, a cominciare da Emmeline Pankhurst, tra scontri e oppressione, finché non cominciarono ad ottenere nel Regno Unito e poi man mano in giro per il mondo il diritto di voto.
Donne senza paura porta poi per un attimo in Iran, dove ricorda la storia di Tahirih, femminista e martire per la causa in un Ottocento orientale non diverso dalla condizione odierna. Si ritorna quindi in Occidente, con i legami tra femminismo e socialismo, ricordando la vicenda di Rosa Luxemburg, finita tragicamente come quella di Tahirih.
Il femminismo si è battuto poi anche per l’integrità del corpo femminile, e la graphic novel arriva a parlare di Margaret Sanger, infermiera e pioniera dell’educazione sessuale e della divulgazione dei metodi di controllo delle nascite, dai primi tentativi alla pillola inventata dal dottor Pincus.  Legato al discorso della contraccezione c’è anche quello del diritto all’interruzione volontaria di gravidanza, che Donne senza paura ricostruisce partendo in particolare dalla situazione statunitense e non dimenticando gli attacchi ancora di oggi a questo diritto.
In Donne senza paura trovano poi anche spazio i capi di stato donne, le lotte per i diritti degli omosessuali e lesbiche, strettamente legati al femminismo, la storia di Malala e le lotte contemporanee, a cominciare da quella del movimento #Metoo.
Un testo illustrato agile, che colpisce, per il pubblico di tutte le età, capace di parlare di tematiche modernissime, sacrosante e non abbastanza trattate, in un mondo in cui comunque, anche vicino a noi, troppo spesso i diritti delle donne sono messi in discussione. Non ci sono mai abbastanza libri in tema, e il linguaggio della graphic novel si dimostra ancora una volta efficace e coinvolgente, parlando di battaglie in cui furono e sono coinvolte tante donne e ragazze, tante storie che confluiscono in una sola che continua.

Marta Breen (1976) è autrice di numerosi libri di saggistica. Insieme a Jenny Jordahl ha già pubblicato nel 2015 Lettera F. 155 ragioni per essere una femminista, premiato dal Ministero della cultura norvegese, e nel 2016 il best seller Le 60 donne che avresti dovuto conoscere.

Jenny Jordahl (1989) è un’illustratrice pluripremiata, fumettista e blogger. Oltre ad aver collaborato con Marta Breen a diversi progetti editoriali, ha esordito come autrice nel 2017 con il libro illustrato Hannemone og Hulda.

Provenienza: libro preso in prestito nelle Biblioteche civiche torinesi.

“Il sentiero delle ossa” di Ettore Mazza (Edizioni BD, 2019) a cura di Maria Anna Cingolo

25 settembre 2019

sentiero-ossa-mazza-0-670x1020Noi siamo la nostra storia.

Ettore Mazza lo sa bene mentre scrive e disegna “Il sentiero delle ossa”, graphic novel da oggi in libreria e in fumetteria per le Edizioni BD. Appassionato di storia, soprattutto di quella più antica, Mazza sceglie un’ambientazione suggestiva e originale per la sua opera a fumetti: il Neolitico del 6000 a.C.

Acca e Gi appartengono a uno degli ultimi gruppi di raccoglitori-cacciatori di cultura paleolitica. Il graphic novel si apre con i nostri due amici costretti a pulire il bosco dagli sterpi successivi a un rogo doloso, prigionieri e schiavi di altri uomini il cui fine principale è utilizzare per coltivazioni e pascoli il terreno appena bruciato. Si tratta di un nuovo clan che si presenta culturalmente diverso nelle pratiche sociali, un gruppo che si rende protagonista di quella che è passata alla storia come Prima Rivoluzione: l’affermarsi dell’agricoltura e dell’allevamento, in sintesi della società sedentaria. Acca e Gi riescono a fuggire dalla prigionia delle prime pagine, ma continuano a scontrarsi con l’inevitabile e violento cambiamento che li insegue rovinosamente ovunque cerchino riparo, anche quando si sentono più al sicuro. La loro strada sembra portare a un bivio: accettare di vivere con gli altri ma in modo diverso o restare soli, resistere e scappare per non morire.

La narrazione è affidata quasi prevalentemente ai disegni che scandiscono un ritmo sempre incalzante, in allerta, in fuga. Solamente le bellissime tavole che raffigurano la natura e i suoi paesaggi offrono un po’ di respiro e di pace, come se cielo, fiumi, boschi, mare, pianure e spiagge, incantevoli spettatori, rimanessero imperturbati mentre i destini dell’umanità cambiano drasticamente. Tale è la sua passione per la preistoria che per disegnare con cura armi, utensili, abitazioni, barche, Mazza si è rivolto a professori e ha approfondito la materia sui libri. Il suo graphic novel diventa quasi strumento di una missione divulgativa al fine di rendere il lettore consapevole di quanto il passato, anche quello più lontano, abbia ancora peso sulla nostra vita di tutti i giorni. Acca e Gi, insieme agli altri personaggi si fanno aedi, smaniosi, pieni di sentimento, con la rabbia e il terrore negli occhi.

La storia di Acca e Gi è anche la nostra storia, è la nascita della nostra cultura, il passaggio al nostro modo di vivere insieme. Ettore Mazza racconta la violenza di questo cambiamento, lo scontro mediante il quale il gruppo che oggi noi definiremmo più civile prevale sull’altro e lo domina, secondo una prassi, sempre civile, propria dell’uomo di ogni tempo: millenni fa, oggi, probabilmente anche domani. 

Ettore Mazza nasce nel 1994 e cresce sulle rive del Lago di Garda. Ama la natura, la storia e la preistoria. Frequenta l’Accademia delle Belle Arti a Bologna ed è tra i fondatori del collettivo Brace, per il quale realizza storie brevi e cura antologie. 

Source: copia inviata al recensore. Ringraziamo Simone Tribuzio dell’Ufficio stampa di Edizioni BD.

Ruggine di Francesco Vicentini Orgnani, illustrazioni di Fabiana Mascolo (Edizioni BD, 2019), a cura di Maria Anna Cingolo

16 settembre 2019

ruggineEdizioni BD torna in libreria con Ruggine, una nuova graphic novel per la collana dedicata ai giovani talenti, BD Next.
Arturo è il giovane protagonista di questa storia, un universitario appassionato di giochi di ruolo, di dame e di cavalieri, iscritto alla facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza, magnificamente e fedelmente riprodotta nei disegni. Arturo condivide con il mitico re Artù il nome, ma anche l’infelice destino di tradimento: la sua fidanzata e il suo migliore amico si frequentavano alle sue spalle e ora stanno insieme. La ferita d’amore lo costringe a isolarsi dal gruppo di amici e a soffrire da solo in una prigione autocostruita; soltanto Margherita cerca in tutti i modi di distrarlo e di salvarlo dall’abisso. Quando Arturo capisce che deve tornare alla sua vita, decide di indossare un’armatura da cavaliere per proteggersi dai commenti inopportuni dei suoi amici, dai ricordi, dai sentimenti. Sentimenti vecchi e sentimenti nuovi, perché solo liberandosi di essi Artù pensa di non soffrire mai più. Da quando porta la sua protezione di ferro, il giovane viene disegnato mentre la indossa: con l’armatura fa colazione, si lava i denti, incontra i suoi amici, studia, va al cinema e in discoteca. I giorni, però, passano e il tempo agisce sul ferro arrugginendolo e rendendolo più debole, più predisposto a rompersi e a creparsi. L’armatura si usura a tal punto da non essere più un scudo sicuro in cui rifugiarsi. Come reagirà Arturo?

Ruggine disegna una storia che esiste da sempre e che continua a poter essere riproposta ancora oggi per le verità che cela e la sua modernità. I giovani autori di questo graphic novel, Vicentini Orgnani e Mascolo, la rappresentano ai nostri giorni, tra messaggi whatsapp e social network, discoteche e lezioni universitarie, privilegiando la città di Roma, il suo dialetto spontaneo e schietto, spesso ruvido e insopportabile proprio come il tradimento raccontato.
Per le sue illustrazioni Fabiana Mascolo sceglie prevalentemente colori tenui, mentre le tinte scure tiranneggiano solo nell’acme della storia, quando alcuni particolari vogliono quasi scoppiare nella tavola, per creare il contrasto urlato dal momento. Il filo narrativo è intervallato e impreziosito da bellissime pagine che raffigurano il ciclo bretone o rimandano ad esso e alla sua leggenda; sono riconoscibili da una cornicetta a decorazione medievale e in esse gradualmente le storie di Arturo e di Artù si fondono fino a diventare una.

A volte l’amore può far soffrire al punto tale che proteggersi diventa l’unico istinto che vogliamo seguire e infilarsi in un’armatura solida e brillante ci fa credere di essere finalmente al sicuro, inattaccabili. La verità, però, è un’altra: se persino il più famoso dei re leggendari continuava a sanguinare mentre ne indossava una, non c’è essere umano in grado di salvarsi dalle sofferenze del cuore, non esiste protezione duratura ed efficace per la nostra anima. Questa graphic novel ci spiega che ci si può rialzare anche dopo aver subito un colpo quasi mortale, ma che per farlo bisogna avere il coraggio di riconoscersi vulnerabili e lottare a mani nude contro i nostri fantasmi, soprattutto quelli che rappresentano noi stessi. Vinceremo.

Francesco Vicentini Orgnani nasce a Pisa nel 1992, appassionato di gioco di ruolo e di scrittura, inizia il suo percorso a indirizzo fumetto presso la Scuola Internazionale di Comics di Roma. Ruggine è il suo esordio come scrittore.

Fabiana Mascolo nasce a Roma nel 1993 e si diploma alla Scuola Internazionale di Comics di Roma nel 2015. Nell’estate dello stesso anno collabora come colorista sulla serie Dato per Editoriale Aurea. Nel 2017 è disegnatrice sulla miniserie horror Caput Mundi – I mostri di Roma per Editoriale Cosmo. Ruggine è la sua prima graphic novel a colori.

Source: Copia inviata al recensore. Ringraziamo Simone Tribuzio dell’Ufficio stampa di Edizioni BD.

Il buio oltre la siepe di Harper Lee e Fred Fordham (Oscar Ink, 2019) a cura di Elena Romanello

24 luglio 2019

buio-oltre-siepe-fumetti-670x945Oscar Ink propone l’adattamento a fumetti di quello che è un classico senza tempo della narrativa americana, attualissimo oggi più che mai: Il buio oltre la siepe di Harper Lee, sceneggiato e disegnato da Fred Fordham.
Nel profondo Sud degli Stati Uniti, in quella Alabama che ancora oggi fa passi indietro, a Maycomb, nel 1933, la Depressione ha creato una società senza prospettive e il Ku Klux Klan imperversa facendo giustizia sommaria. Jean Louise Finch, detta Scout, è una bambina anticonformista e ribelle, un maschiaccio che cerca di capire meglio un mondo pieno di preconcetti non solo contro le persone di colore, e cresce con il fratello Jem e il padre Atticus, un avvocato.
Un giorno suo padre decide di prendere la difesa di un afroamericano, Tom Robinson, accusato di un crimine infamante, lo stupro di una ragazza bianca, residente in una periferia degradata, e lei stessa vittima di un sistema spietato.
Le cose non si dimostreranno come erano, ma i pregiudizi saranno troppo forti, mentre nel frattempo Scout scoprirà altre realtà, come quella di Boo, un ragazzo con problemi psichici che vive vicino a lei, anche lui vittima di discriminazioni e cattiverie.
Molti conoscono il bel romanzo di Harper Lee, da cui era stato tratto negli anni Sessanta un buon film che fece vincere a Gregory Peck un meritato Oscar, e questo adattamento a fumetti, che riprende i dialoghi del libro e costruisce in maniera magistrale il piccolo mondo orribile di una cittadina razzista e ipocrita, rende piena giustizia ad una storia non certo datata, anzi attuale, del resto certe cose sembrano prese di pari passo dalla cronaca contemporanea. Senza dimenticare l’aspetto della storia di formazione, Scout e i suoi compagni di gioco sono personaggi eterni, bambini che giocano scoprendo il mondo, un tema che torna fino a Stand by me di Stephen King, a Stranger things e oltre.
Anche nella graphic novel si trovano i temi del libro, le lotte razziali, i conflitti di classe, le ingiustizie, le discriminazioni verso il diverso, che siano le persone di colore, i disabili o le donne che si comportano in maniera ribelle fin da bambine, il crescere, le tradizioni da superare, i cambiamenti da accogliere.
Una lettura per chi ha amato il libro e il film, ma anche per chi vuole confrontarsi con un mondo di ieri che racconta l’oggi, per chi ama le bambine ribelli che cercano il loro posto nel mondo, per chi vuole pensare ad un mondo migliore senza retorica.
Il buio oltre la siepe non è il primo classico a venire trasposto in graphic novel, un’operazione che dà sempre buoni risultati, in particolare in questo caso.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Harper Lee (Monroeville, Alabama, 1926-2016) vinse nel 1960 il Pulitzer con Il buio oltre la siepe, da cui venne tratto l’omonimo film vincitore di tre Oscar. Amica d’infanzia di Truman Capote, collaborò con lui alle ricerche e alla stesura del romanzo-reportage A sangue freddo. Nel 2015 è stato pubblicato il suo secondo romanzo, Va’, metti una sentinella, scritto in realtà prima del Buio oltre la siepe, nel quale si ritrovano gli stessi personaggi e la stessa ambientazione.

Fred Fordham (Londra, 1985) è pittore, specializzato in ritratti e murales, illustratore e autore di fumetti e graphic novel, e anche prima artista di strada. Tra le sue pubblicazioni Nightfall (2013) e The Adventures of John Blake: Mystery of the Ghost Ship (2017)

 

Due attese di Maurizio Lacavalla (Edizioni BD, 2019) a cura di Maria Anna Cingolo

20 giugno 2019

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Due attese è il graphic novel d’esordio di Maurizio Lacavalla, edito da Edizioni BD nella collana Next, tutta dedicata a giovani artisti italiani di talento.
Eugene lavora per un’agenzia che si occupa di ritrovare i dispersi a seguito dei conflitti mondiali, persone che non hanno fatto ritorno a casa e che i familiari hanno continuato invano ad aspettare. Eugene ha il compito di rintracciarli, vivi o morti, per consentire ai loro cari una sepoltura se non fisica almeno emotiva. Il nuovo caso che deve seguire riguarda Emilio, un soldato della seconda guerra mondiale, sposato con Maria e con una figlia. La lista d’attesa dell’agenzia era così lunga che quando Eugene arriva a Barletta, città natale di Emilio, sua moglie, novantaduenne, è morta senza trovare risposta alle sue domande, trasferendo il peso dell’assenza di Emilio sulla sua discendenza. La figlia di Emilio ormai è diventata nonna e il nipote di lei, Salvatore, ha la stessa fronte e le stesse labbra del suo bisnonno.  Eugene parte alla ricerca della verità, trovando finalmente il colpevole della scomparsa dell’uomo: Karl, un gerarca vendicativo e senza braccia, ancora saturo di odio. Invece, Salvatore e sua nonna sono destinati ad aspettare ancora, sommando l’attesa di Emilio a quella di Eugene. Due attese, appunto, entrambe interminabili. 
Le tavole di questo fumetto sono così espressive da lasciare spazio a pochi dialoghi. L’artista in bianco e nero dà corpo al dolore e alla sete di verità, il suo tratto, forte, netto, sicuro si fa contraltare dell’incertezza dell’anima, i volti spesso ridotti a ombre nascondono i connotati dimenticati delle persone che sono state amate troppo tempo fa e di cui non si riconoscerebbe nemmeno più la voce. Quella di Maurizio Lacavalla, di voce, è, invece, inconfondibile e davvero difficile da dimenticare.

Maurizio Lacavalla nasce nel 1992 a Barletta. Vive e lavora a Bologna dove nel 2016 ha fondato Sciame, un collettivo che pubblica fumetti e libri illustrati. Due attese è il suo fumetto di esordio.

Source: Copia inviata al recensore. Ringraziamo Simone Tribuzio dell’Ufficio Stampa di Edizioni BD.

Le figlie di Salem di Thomas Gilbert (Diabolo Edizioni, 2019) a cura di Elena Romanello

7 giugno 2019

salemLa casa editrice indipendente di graphic novel torinese Diabolo edizioni presenta l’ultima fatica dell’autore francese Thomas Gilbert, nato ad Angers nella Valle della Loira e ora residente a Parigi, Le figlie di Salem.
Come evidenzia il titolo, la storia narrata è incentrata sui fatti di stregoneria avvenuti a Salem, cittadina dell’allora Nuovo Mondo, in quello che oggi si chiama Massachussetts, nel 1692: un gruppo di donne, alcune giovanissime, poco più che delle bambine, furono accusate di praticare riti satanici e condannate a morte, tramite impiccagione perché le leggi locali non prevedevano il rogo perché consideravano la stregoneria un attacco alla società civile e non un’eresia.
Il fatto negli anni ha ispirato varie storie d’invenzione, una delle più famose è l’opera teatrale Il crogiolo di Arthur Miller, in cui il drammaturgo vide in questa persecuzione, una delle prime organizzate contro i cosiddetti diversi da temere e annientare, una metafora del maccartismo degli anni Cinquanta.
Thomas Gilbert ha preso come ispirazione proprio l’opera di Arthur Miller, cercando però di creare un suo stile e una sua ricostruzione d’epoca e ha deciso di raccontare questa storia terribile e emblematica dopo aver ascoltato in giro frasi intolleranti contro i cosiddetti diversi.
Le figlie di Salem racconta la storia partendo da Abigail, un’adolescente oppressa da convenzioni già allora molto rigide perché i puritani erano considerati gli integralisti tra i protestanti, in cerca di nuove, impossibili evasioni, in un bosco che spaventa e conforta dove incontra un giovane pellerossa, che presenta  un punto di vista diverso rispetto al mondo chiuso che vuole privarla di ogni libertà, fino alle estreme conseguenze.
Le donne furono proprio il capro espiatorio di questa caccia alle streghe, ovviamente non solo a Salem ma anche in Europa, come simbolo di diversità e ribellione, e la persecuzione raccontata colpì, oltre all’inquieta Abigail anche altre figure emblematiche, come la schiava di colore Tituba, le due locandiere del paese, madre e figlia, irlandesi e cattoliche e una ragazza con problemi psichiatrici messa incinta da qualcuno di insospettabile che partorì in cella, come ricorda uno dei momenti più intensi e disturbanti della graphic novel.
Le figlie di Salem rievocano un mondo cupo, capace di turbare il suo autore mentre lo realizzava e che colpisce i lettori, in un mondo dove ancora oggi non mancano discriminazioni e violazioni dei diritti, per ricordare a cosa può portare odiare chi viene percepito come diverso.

Provenienza: libro del recensore.

Thomas Gilbert è nato ad Angers nel 1983 e vive a Parigi. Si è appassionato al fumetto fin da bambino, iniziando a disegnare e ha frequentato la ESA Saint Luc di Bruxelles per diventare fumettista. Esordisce come fumettista nel 2009, in Italia ha pubblicato Velenose per Edizioni BD e per Diabolo Edizioni La saggezza delle pietre e Le figlie di Salem. Ha partecipato a vari eventi anche nel nostro Paese, come il Treviso Comic Book Festival e il Salone del libro di Torino.

L’ombra di Allende di Jorge Gonzalez e Olivier Bras (001 Edizioni, 2019) a cura di Elena Romanello

5 giugno 2019

allende-001-670x948001 Edizioni continua a guardare con attenzione e interesse al fumetto sudamericano presentando una riflessione su una ferita mai chiusa nel continente, quella legata al presidente cileno Allende, in appunto L’ombra di Allende, un lavoro a quattro mani di Jorge Gonzalez e Olivier Bras.
Il fumetto non è un racconto biografico sull’uomo politico ma una riflessione oggi da parte di chi appartiene ad un’altra generazione rispetto a quella che credette in un’utopia socialista e fu oppressa da un regime totalitario, fuggendo all’estero in dolorosi esili. La storia viene raccontata per immagini, con vari stili, a volte con pochi tratti a volte prendendo ispirazione da giornali e foto.
Il Cile è rimasto ferito dagli eventi di un altro 11 settembre rispetto a quello diventato più famoso oggi, quello del 1973, quando al Palacio de la Moneda ci fu un colpo di stato che cambiò la storia dell’America latina ed ebbe una profonda influenza sulla politica mondiale, la deposizione e la morte del presidente della Repubblica Salvador Allende, deposto dalla giunta militare guidata dal generale Augusto Pinochet.
La storia di due protagonisti è raccontata dal punto di vista di Leo, figlio di immigrati cileni, che ha sempre sentito raccontare la vicenda in casa dai genitori ma non ha mai voluto schierarsi, forse perché non l’ha mai sentita una cosa non sua, una memoria di un altro mondo e di un’altra generazione.
Finché il generale Pinochet non viene arrestato a Londra nei primi anni del Duemila e a questo punto Luis deve ricercare le proprie radici, ricostruire cosa è successo ai suoi genitori e ai loro coetanei quando avevano più o meno la sua età e anche interrogarsi sulla sua identità morale, su da che parte vuole stare.
L’ombra di Allende racconta quindi, in parallelo e senza retorica, le vite di Allende e di Pinochet, le loro opposte visioni politiche e anche il loro approccio diverso alla vita, due rivali forse per caso e al centro comunque di una tragedia capace ancora oggi di dividere e far riflettere.
Una graphic novel interessante dal punto di vista tecnico e della realizzazione, una pagina di Storia ricostruita ma anche una riflessione sul destino e sull’importanza della memoria, che spesso tende a rimuovere fatti ed eventi che non andrebbero cancellati. Il ricordo di un’utopia per un mondo migliore e di una terribile sconfitta, ricostruito in maniera secca, asciutta ma implacabile, per chi c’era allora e per chi è arrivato dopo e deve capire cosa è successo e cosa ha significato.

Jorge González è un artista argentino, spagnolo d’adozione, classe 1970, che ha lavorato per la pubblicità come illustratore e storyboard artist e come illustratore di graphic novel. Ha collaborato con il quotidiano El País e disegnato alcune storie per Horacio Altuna. I suoi libri sono pubblicati in tutta Europa. Con Fueye ha vinto nel 2008 il Premio internazionale per il romanzo grafico FNAC-Sinsentido, e nel 2009 il Premio Junceda Iberia. Con Hate Jazz nel 2010 si aggiudica il Premio Tiza al  primo Salone del fumetto di Navarra. Tra le sue altre opere ricordiamo Ritorno al Kosovo, un reportage su una terra martoriata dalla guerra e Cara Patagonia, entrambi pubblicati da 001 Edizioni.

Provenienza: omaggio dell’ufficio stampa, che ringraziamo.

Tosca dei boschi di Teresa Radice e Stefano Turconi (Bao Publishing, 2019) a cura di Elena Romanello

1 giugno 2019

Dopo i successi de Il porto proibito Non stancarti di andare, torna per Bao il duo artistico formato da Teresa Radice e Stefano Turconi, autori Disney e non solo, con Tosca dei boschi, una favola tra Medio Evo e Rinascimento per tutte le età, che mostra la voglia di raccontare e sperimentare dei due artisti, portando stavolta in un nuovo universo narrativo tra realtà e leggenda.
Alla base di tutto c’è la rivalità, realmente presente allora e magari latente oggi, tra Firenze e Siena, con una storia romanzata per tutte le età, dove Lucilla, duchessina della nobile famiglia dei Fieramosca, conosce Tosca, Robin Hood in gonnella che ruba ai ricchi per dare ai poveri, e Rinaldo, un menestrello, fratello e sorella, entrambi girovaghi.
Malgrado le differenze, o forse proprio grazie alle differenze, i tre ragazzi diventano inseparabili e si alleano per evitare un matrimonio combinato ma anche contro intrighi di palazzo che potrebbero portare ad una nuova guerra. Anche perché Lucilla vede in loro nuove possibilità di vita, libera da costrizioni e capace di costruire il proprio destino, ma ci saranno sorprese anche per Tosca e Rinaldo legate al loro passato. E in ogni caso Firenze deve essere salvata, insieme a qualcuno molto vicino a Lucilla.
Dalle prime pagine si viene immerse in un Medio Evo da fiaba, con un omaggio ai classici Disney, che si aprivano con libri antichi vergati da miniature e da una scrittura arzigogolata e tavole che possono riecheggiare le atmosfere de La Bella Addormentata nel Bosco e Robin Hood.  Stefano Turconi ama sperimentare sempre, qui privilegia le matite, creando un mondo pieno di vita e di colore in tavole che portano in una Firenze variopinta ma con lati oscuri, e tra foreste e monasteri in una campagna da fiaba.
Tosca dei boschi ha toni fiabeschi anche nel disegno dei personaggi, ma alla base c’è una fedele ricostruzione grafica e storica del mondo reale in cui è ambientata la storia, con una cura minuziosa anche dei dettagli della vita di tutti i giorni, tra abiti e oggetti. Il tutto è completato da citazioni di grandi autori italiani medievali, in un’opera godibile quindi a più livelli, per puro svago ma anche per cercare un omaggio ad un mondo e ad un momento fondamentale per la Toscana e per la cultura europea in generale.
Una conferma quindi del talento di due autori che amano raccontare e illustrare sempre delle belle storie, spesso diverse, ma capaci sempre di appassionare.

Teresa Radice e Stefano Turconi nascono entrambi nella Grande Pianura, a metà degli anni ’70… ma s’incontrano solo nel 2004, grazie a un topo dalle orecchie a padella e a una pistola spara-ventose. Lei, per vivere, scrive storie; lui le disegna. Si piacciono subito, si sposano l’anno seguente. Scoprendosi a vicenda viaggiatori curiosi, lettori onnivori e sognatori indomabili, partono alla scoperta di un bel po’ di mondo, zaino e scarponi.
Dal camminare insieme al raccontare insieme il passo è breve.
Le prime avventure a quattro mani sono per le pagine del settimanale Disney “Topolino”: arrivano decine di storie, tra le quali la serie anni ’30 in 15 episodi Pippo Reporter (2009-2015), Topolino e il grande mare di sabbia (2011), Zio Paperone e l’isola senza prezzo (2012), Topinadh Tandoori e la rosa del Rajasthan (2014) e l’adattamento topesco de L’Isola del Tesoro di R.L.Stevenson (2015).
Nel 2011 si stabiliscono nella Casa Senza Nord – a 10 minuti di bici dalle Fattorie, a 20 minuti a piedi dal Bosco, a mezz’ora di treno dal Lago – e piantano i loro primi alberi.
Nel loro Covo Creativo, i cassetti senza fondo straripano di progetti: cose da fare, posti da vedere, facce da incontrare.
Nel 2013 esce Viola Giramondo (Tipitondi Tunué, Premio Boscarato 2014 come miglior fumetto per bambini/ragazzi, pubblicato in Francia da Dargaud: Prix Jeunesse a Bédécine Illzach 2015 e Sélection Jeunesse a Angouleme 2016).
Il Porto Proibito, pubblicato nel 2015 per BAO Publishing e ristampato nel 2016 in una Artist Edition di prestigio, ha vinto il Gran Guinigi come “Miglior graphic novel” a Lucca Comics 2015 e il Premio Micheluzzi come “Miglior fumetto” a Napoli Comicon 2016. Sempre per i tipi di BAO, pubblicano Non stancarti di andare nel 2017 (graphic novel che riscuote in brevissimo tempo un grande successo di pubblica e critica), due volumi della serie per i più piccoli Orlando Curioso (Orlando Curioso e il segreto di Monte Sbuffone e Orlando Curioso e il mistero dei calzini spaiati) tra il 2017 e il 2018, Tosca dei Boschi (inizialmente edito da Dargaud in Francia e poi portato in Italia) nel 2018.
I frutti più originali della loro ormai decennale collaborazione hanno gli occhi grandi e la testa già piena di storie.
I loro nomi sono Viola e Michele.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Indomite volume 2 di Penelope Bagieu (Bao Publishing, 2019) a cura di Elena Romanello

30 Mag 2019

trasferimentoDopo il successo ottenuto con il primo volume, Bao Publishing continua a proporre le strisce della fumettista francese Penelope Bagieu dedicate a donne fuori dall’ordinario, con il secondo volume di Indomite.
Chi ha amato il libro precedente amerà anche questo, comunque legato all’altro solo come progetto grafico e culturale e incentrato su figure forse meno note e per questo tutte da scoprire e conoscere, qualsiasi età si abbia mentre si sfogliano queste pagine non certo banali, capaci davvero di far scoprire esistenze e mondi.
Si parte con Temple Gradin, etologa affetta dalla sindrome di Asperger, grazie alla quale oggi gli animali da allevamento sono considerati e allevati con maggiore cura, poi è la volta di Sonita Alizadeh, rapper afghana che con le sue canzoni ha dato voce alla ribellione delle ragazze contro costumi retrogradi e bigotti, come i matrimoni combinati. Si procede quindi con Cheryl Bridges, atleta e maratoneta che ha rivoluzionato le regole dello sport, con Thérèse Clerc, attivista sociale e utopista che ha creato nuove prospettive per le donne anziane, con Betty Davis, cantante rock afroamericana pronta a rivoluzionare la musica negli anni Sessanta.
Si visita poi l’Ottocento con Nellie Bly, prima giornalista investigativa recentemente riscoperta dai media, si torna quindi oggi nella contraddittoria India con Phoolan Devi, regina dei banditi che si ribellò contro patriarcato e tradizioni ancestrali e si scoprono altre icone musicali, il gruppo di rockstar The Shaggs.
Donne e scienza sono rappresentate da Katia Krafft, una delle maggiori esperte di vulcani morta sul campo, mentre una recente pagina sui diritti civili negli Stati Uniti rivive grazie alla storia dell’avvocatessa Jesselyn Radack. C’è spazio anche per Hedy Lamarr, per troppo tempo ricordata come bellissima diva del cinema, quando in realtà era una scienziata e inventrice della tecnologia del GPS e degli smart phones che usiamo oggi, per la femminista siriana Naziq al-Abid, per la collaboratrice della polizia nell’Ottocento Frances Glessner Lee, prima studiosa delle scene del crimine, per Mae Jemison, prima astronauta afroamericana, e per Peggy Guggenheim, una delle maggiori collezioniste d’arte del Novecento.
Un panorama quindi vasto e poliedrico, di tante carriere possibili, per ispirare le più giovani ma anche per dare nuovi spunti a chi ha qualche anno in più, con il mezzo efficace delle vignette, essenziali e esaurienti, capaci di raccontare ogni donna nello spazio di sei pagine.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Pénélope Bagieu, nata nel 1982 a Parigi da genitori corsi e baschi, è un’illustratrice e fumettista francese. Nel 2007 crea il blog a fumetti Ma vie est tout à fait fascinante (www.penelope-jolicoeur.com), in cui racconta episodi della sua vita quotidiana con humour e grazia accattivanti. La successiva pubblicazione dell’omonimo libro riconferma il successo del blog anche sulla carta stampata. In seguito illustra le avventure di Joséphine e si cimenta in varie collaborazioni con la stampa, l’editoria e la pubblicità. Nel 2010 pubblica il suo primo racconto di largo respiro, Cadavres exquis, per la Casa editrice Gallimard. Due anni dopo, per Delcourt, disegna con Boulet La Page blanche. Nel 2013, nel corso del Festival Internazionale del fumetto di Angoulême, viene nominata Cavaliere delle Arti e delle Lettere. Lo stesso anno collabora con Joann Sfar per il libro Stars of the Stars, sempre pubblicato con Gallimard. Con lo stesso editore pubblica nel 2015 California Dreamin’, che nel 2017 viene portato in Italia dalla Casa editrice BAO Publishing. Negli ultimi anni ha lavorato e sta lavorando al progetto di Indomite.

Stra-Ordinarie di La Elleni (Becco Giallo, 2019) a cura di Elena Romanello

28 Mag 2019

Donne-Straordinarie_Copertina_webContinuano ad uscire graphic novel e libri illustrati che raccontano la vita di donne del passato più o meno remoto che si sono distinte per pensieri, azioni, attività fuori dal comune: un qualcosa che non è mai retorico o scontato  e che questa volta ci porta nel mondo di Stra-Ordinarie, scritto e disegnato da Elleni per Becco Giallo.
Il sottotitolo del libro è Vita e imprese di 30 donne decisamente fuori dagli schemi e presenta una bella galleria di ritratti di destini fuori dal comune, alcuni abbastanza noti, altri meno, per un romanzo grafico che si rivolge ad un pubblico di varie età, non solo infantile, e che nelle pagine troverà ispirazione, cultura, spunti.
Stra-Ordinarie si apre con la storia di Ipazia, filosofa e scienziata, tornata alla ribalta qualche anno fa grazie al bel film Agorà e prima martire del libero pensiero e dell’integralismo religioso. Trova poi spazio, Cristina di Belgioioso, una delle protagoniste del nostro Risorgimento, per troppo tempo dimenticata, e Ada Lovelace, figlia di lord Byron e prima programmatrice della Storia.
Meno nota ma molto interessante è l’afroamericana Harriet Tubman, schiava nelle piantagioni del Sud e poi attivista per l’abolizione di quella che era una vergogna, così come da scoprire è l’epopea di Matilde Serao, giornalista e scrittrice. Nelle pagine successive si incontrano la suffragetta Emmeline Pankhurst, la giornalista investigativa Nelly Bly, protagonista anche di un recente romanzo uscito per La Corte editore e di uno spettacolo teatrale, la scienziata Marie Curie e la pedagogista Maria Montessori, ispiratrice dell’omonimo metodo.
Ma la storia di queste donne non si esaurisce qui e comprende l’imprenditrice Luisa Spagnoli, dietro ad una delle più note fabbriche dolciarie italiane, l’icona della pittura e non solo Frida Kahlo, la spia degli alleati Nancy Wake, l’attivista del movimento dei diritti civili Rosa Parks, l’attrice Hedy Lamarr, per troppo tempo famosa per la sua bellezza da diva, ma in realtà una scienziata inventrice della tecnologia alla base degli smart phone oggi.
C’è spazio anche per donne del Novecento italiano, come la politica Nilde Iotti, l’astronoma Margherita Hack,  amatissima fin da anziana, Tina Anselmi, partigiana e primo ministro del lavoro donna, la giornalista Oriana Fallaci, Franca Viola, ragazza simbolo del femminismo per aver rifiutato un vergognoso matrimonio riparatore e la popolarissima astronauta Samantha Cristoforetti, prima italiana a volare nello spazio come sognava fin da bambina guardando Star Trek.
Il libro comunque ha uno sguardo internazionale e presenta anche Simone Veil, sopravvissuta alla Shoah e femminista,  Nawal Al-Sa’dawi, attivista egiziana per i diritti delle donne, Dian Fossey, studiosa morta per le sue battaglie a favore dei gorilla, Junko Tabei, alpinista capace di salire sulle montagne più alte, Wangari Marthai, attivista contro la distruzione dell’Africa, Vera Caslavska, atleta in prima linea per i diritti umani nella Repubblica Ceca, Rigoberta Menchù Tum, anima della resistenza degli indigeni in Guatemala, Sonita Alizadeh, capace di dar voce al desiderio di libertà delle donne afghane con le sue canzoni rap, Malala Yousafzai, sostenitrice del diritto allo studio per le bambine e premio Nobel per la pace, Yusra Mardini, nuotatrice siriana e profuga, membro della prima squadra olimpica di rifugiati.
Tante storie, raccontate in alcune vignette  colorate e essenziali, attraversi i passaggi essenziali di destini fuori dal comune, scelti e portati avanti in nome della libertà. Un libro per immagini da leggere e rileggere, per scoprire o riscoprire storie sempre interessanti.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

La Elleni Nata nel 1980, già prima di parlare scarabocchiava i compiti di scuola del fratello maggiore. Per 13 anni ha imbrattato i muri di casa, esauriti i quali ai genitori è sembrato opportuno comprarle un album A3 e iscriverla a una scuola di grafica. Ancora adesso, quando i suoi gatti non le camminano sulla tastiera o sui fogli da disegno, ama creare fumetti e illustrazioni.