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I gatti del Louvre di Taiyo Matsumoto (J-POP, 2020) a cura di Elena Romanello

4 maggio 2020

J-POP aggiunge nel suo vasto catalogo dedicato ai manga di ieri e di oggi un titolo molto suggestivo, che si esaurisce in due volumi, I gatti del Louvre di Taiyo Matsumoto.
Si tratta di un progetto realizzato dall’autore in collaborazione con il prestigioso e celeberrimo Museo parigino, che viene omaggiato dalla prima pagina con scorci e riproduzioni di quadri, anche meno noti nel gran numero di opere presenti nelle sale, del resto tutto ruota intorno ad un quadro che in pochi vedono ma che dopo la lettura si andrà senz’altro a cercare.
La vicenda de I gatti del Louvre, disegnata con uno stile lontano da quello dei manga e con tavole a colori su modello delle graphic novel occidentali, mescola storie e personaggi nelle sale del Louvre, tra realtà e fantasia.
C’è una guida turistica, stufa di raccontare a gruppi di visitatori sempre le solite cose sui soliti quadri, c’è un anziano sorvegliante che è stato testimone anni prima di un fatto inquietante legato alla scomparsa di sua sorella, c’è una colonia di gatti che vivono nel Museo, che tra di loro si vede in sembianze diverse e che scopre che si può entrare e uscire dai quadri.
Una storia intrisa di poesia e realismo magico, che omaggia un luogo iconico e amatissimo della cultura mondiale: non è certo la prima volta che si decide di raccontare il Louvre, anche in chiave fantastica, basti pensare tra gli altri allo sceneggiato cult anni Sessanta Belfagor il fantasma del Louvre e al romanzo Il codice da Vinci di Dan Brown, ma stavolta la strada scelta è particolarmente interessante e originale, con i quadri che diventano vivi, luoghi di delizie ma anche trappole mortali perché possono inghiottire e non fare più uscire chi si avvicina a loro.
I gatti del Louvre è un manga atipico, come impostazione e disegno, che piacerà a chi nei fumetti made in Japan cerca sperimentazione e originalità, ma anche a chi magari non è un grande stimatore di questo filone, forse perché lo vede troppo legato a cliché e storie fisse. Ovviamente è un’opera per chiunque ami Parigi e il Museo del Louvre, che tutti sperano di poter visitare al più presto, e tra le sue pagine viene fuori anche una nuova lettura e nuove idee di visita da fare poi nella vita reale, partendo dal presupposto che il Louvre non è solo La Gioconda.
I gatti del Louvre è però anche, come suggerisce il titolo, una storia per chiunque ami i gatti, tra l’altro abitanti di vari Musei e monumenti, presenza sempre silenziosa e bella, oltre che compagno di tante vite in casa. Una graphic novel quindi che coniuga arte, intrattenimento e ricerca del nuovo, per chiunque ami Parigi, i gatti e le belle storie raccontate in maniera originale.

Taiyo Matsumoto è nato a Tokyo nel 1967. Iniziò a disegnare manga dopo aver abbandonato la speranza di diventare calciatore professionista. Tra i suoi lavori più importanti, che sono destinati a un pubblico adulto tra i 20 e i 60 anni, ci sono Tekkonkinkreet – diventato anche un film di animazione – Ping Pong e Blue Spring, entrambi adattati al cinema.

Provenienza: libro del recensore.

Il clan dei Poe di Moto Hagio (J-Pop, 2019) a cura di Elena Romanello

7 dicembre 2019

Poe_no_Ichizoku-coverMentre sta per uscire un nuovo capitolo di una saga iniziata decenni fa, J-POP ripropone Il clan dei Poe, manga gotico di Moto Hagio, una delle autrici di shojo manga che ha rivoluzionato il genere, proponendo nelle sue opere tematiche nuove e spesso scomode.
Allan Twilight entra in contatto, nella Londra nebbiosa del 1879, con due fratelli eternamente giovani, che nascondono non pochi segreti con cui soggiogheranno il loro nuovo amico e familiare.
Edgar e Marybell Portsnell sono due piccoli orfani che vengono adottati da una casata di vampiri, i Poe, che li rendono come loro, cristalizzandoli per sempre nell’età della prima adolescenza, un segreto che non devono svelare a nessuno. Edgar e Marybell sono costretti a spostarsi spesso, per non insospettire le persone, bellissimi, soli al mondo, imprigionati nell’età in cui si crede all’amore assoluto, anche contro ogni logica. Tutto questo resta immobile finché non arriva Allan, innamoratosi di Marybell senza saperne il segreto, ma pronto ad affascinare anche Edgar, che vedrà in lui il compagno con cui partire per l’Europa in cerca del senso dell’esistenza dopo una tragedia che l’ha diviso dalla sorella amante.
Tra le righe emerge la passione di Moto Hagio per la narrativa gotica occidentale dell’Ottocento: il manga è del 1972, quattro anni prima di Intervista col vampiro di Anne Rice, di cui condivide varie tematiche, la sensualità, la maledizione dell’eterna giovinezza, l’omosessualità, e piacerà comunque a chi ama storie di vampiri tra tradizione e modernità, parlando di solitudine, di ricerca di un’impossibile infelicità, di smarrimento, di discriminazione e odio verso il diverso.
La loro vita insieme sarà lunga, una continua ripetizione di momenti che tornano in anni diversi, una vita fuori dal tempo che affascinò il pubblico giapponese di inizio anni Settanta e che è ancora attualissima oggi, per scoprire appunto cosa possono essere e cosa sono gli shojo manga, tra i fumetti più innovativi e interessanti, soprattutto questo tipo di storie.

Moto Hagio nasce nel 1949 e debutta come mangaka appena ventenne nel 1969 con la storia breve Lulu to Mimi sulla rivista Nakayoshi della Kodansha, realizzando storie brevi anche per la Shogakukan.  Due anni dopo pubblica Juichigatsu no Gimunajiumu (The November Gymnasium) una storia breve che tratta apertamente la storia d’amore tra due ragazzi in collegio.Nel 1974 sviluppa il tema nella storia più lunga Toma no shinzo (Il cuore di Thomas) e insieme ad altre autrici, e cioè Yumiko Ōshima, Ryōko Yamagishi, Keiko Takemiya, Riyoko Ikeda, che verranno poi identificate come Gruppo 24, si fa pioniera di un movimento che ridefinisce il genere shoujo  Nel 1976 Moto Hagio viene premiata con lo Shogakukan Manga Award per il fantascientifico Juichinin Iru! (Siamo in 11!) e Poe no Ichizoku (Il clan dei Poe). Nel corso della sua carriera ha pubblicato molte altre opere, come Terra e… Marginal.

Provenienza: libro del recensore.

Il poema del vento e degli alberi di Keiko Takemiya (J-POP manga, 2018) a cura di Elena Romanello

16 gennaio 2019

pvaI manga sono una realtà editoriale in Italia da quasi trent’anni e molti editori si sono cimentati portando nel nostro Paese titoli di generi e epoche diverse. Nessuno aveva mai pensato di portare uno dei capostipiti degli shojo manga, anzi il titolo che ha stravolto il genere aprendo la strada a nuove sperimentazioni, Kaze to ki no utaIl poema del vento e degli alberi di Keiko Takemiya.
Finalmente J-POP ha colmato questa lacuna editoriale, con una lussuosa edizione, disponibile in un cofanetto con tutti i dieci volumi insieme, ognuno con un segnalibro personalizzato, o a volumi singoli. Liberamente ispirato al romanzo Le amicizie particolari di Roger Peyrefitte, Il poema del vento e degli alberi racconta l’incontro in un collegio maschile francese nell’Ottocento tra Serge, orfano nato da un amore proibito tra un conte e una zingara, e il bellissimo e diabolico Gilbert, ragazzo coinvolto in passioni illecite e che sedurrà anche il nuovo arrivato.
Come si può intuire, Il poema del vento e degli alberi ha introdotto nei manga la tematica omosessuale, già presente sullo sfondo in alcune opere di Riyoko Ikeda (l’autrice di Lady Oscar Caro fratello), ma qui centrale e senza dimenticare aspetti anche scomodi e scabrosi, sia pure in un contesto a tratti sognante.
Chi legge manga oggi troverà cariche e diverse le tavole di Keiko Takemiya, che come molte colleghe aveva un’idea non storica e realistica dell’Occidente, cosa poi più presente in altre opere più recenti: ma la storia resta affascinante, morbosa, appassionata, innovativa, oggi come quarant’anni fa, soprattutto in tempi di omofobia e oscurantismo come quelli attuali.
Una storia che ha aperto nuovi orizzonti agli shojo manga, un filone nato per storielle zuccherose stile Harmony per bambine ma che oggi è uno dei serbatoi più interessanti di storie anche scomode, diverse, innovative, grazie anche a Keiko Takemiya e al suo amore proibito e devastante, coinvolgente come tutte le storie di quel tipo, ma con una diversità di fondo in un Paese dove l’omosessualità è stata prassi comune tra i samurai ma dove era anche vista come un disordine rispetto all’organizzazione della famiglia tradizionale.
Il poema del vento e degli alberi è un’opera da avere per tutte le appassionate (e appassionati) di manga anni Settanta, per molti l’epoca d’oro di quest’arte: ispirò anche un film d’animazione che però non catturò tutta la complessità e la lunghezza della vicenda.
Però è un’opera da leggere anche per chi è interessato al tema dei diritti, a come sono stati trattati dai fumetti e al percorso che hanno ispirato queste storie. Tragedia e storia di formazione, eros e thanatos, mescolate in una storia che comunque è rimasta nella storia del fumetto non solo in Giappone.

Provenienza: libro del recensore.

Keiko Takemiya  è stata una delle autrici di fumetti che nei primi anni Settanta fecero da pioniere del fumetto per ragazze che avevano come soggetto l’amore omosessuale maschile, a partire dalla sua prima opera, In the Sunroom, uscita nel 1970.
Fra i suoi lavori più noti si possono citare i manga Terra e… e Il poema del vento e degli alberi, pubblicati a cavallo fra gli anni Settanta e Ottanta. Nel 1979 vinse il Shogakukan Manga Award sia nella categoria shōjo manga che nella categoria shōnen manga rispettivamente per Kaze to Ki no Uta e Terra e...  ed il prestigioso Seiun Award nel 1978 sempre per Terra e....
Dal 2000, Keiko Takemiya insegna presso la facoltà di manga della Kyoto Seika University ed è l’attuale rettore. Nel 2009, è stata membro della commissione selettiva per il Premio culturale Osamu Tezuka.