Il poema del vento e degli alberi di Keiko Takemiya (J-POP manga, 2018) a cura di Elena Romanello

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pvaI manga sono una realtà editoriale in Italia da quasi trent’anni e molti editori si sono cimentati portando nel nostro Paese titoli di generi e epoche diverse. Nessuno aveva mai pensato di portare uno dei capostipiti degli shojo manga, anzi il titolo che ha stravolto il genere aprendo la strada a nuove sperimentazioni, Kaze to ki no utaIl poema del vento e degli alberi di Keiko Takemiya.
Finalmente J-POP ha colmato questa lacuna editoriale, con una lussuosa edizione, disponibile in un cofanetto con tutti i dieci volumi insieme, ognuno con un segnalibro personalizzato, o a volumi singoli. Liberamente ispirato al romanzo Le amicizie particolari di Roger Peyrefitte, Il poema del vento e degli alberi racconta l’incontro in un collegio maschile francese nell’Ottocento tra Serge, orfano nato da un amore proibito tra un conte e una zingara, e il bellissimo e diabolico Gilbert, ragazzo coinvolto in passioni illecite e che sedurrà anche il nuovo arrivato.
Come si può intuire, Il poema del vento e degli alberi ha introdotto nei manga la tematica omosessuale, già presente sullo sfondo in alcune opere di Riyoko Ikeda (l’autrice di Lady Oscar Caro fratello), ma qui centrale e senza dimenticare aspetti anche scomodi e scabrosi, sia pure in un contesto a tratti sognante.
Chi legge manga oggi troverà cariche e diverse le tavole di Keiko Takemiya, che come molte colleghe aveva un’idea non storica e realistica dell’Occidente, cosa poi più presente in altre opere più recenti: ma la storia resta affascinante, morbosa, appassionata, innovativa, oggi come quarant’anni fa, soprattutto in tempi di omofobia e oscurantismo come quelli attuali.
Una storia che ha aperto nuovi orizzonti agli shojo manga, un filone nato per storielle zuccherose stile Harmony per bambine ma che oggi è uno dei serbatoi più interessanti di storie anche scomode, diverse, innovative, grazie anche a Keiko Takemiya e al suo amore proibito e devastante, coinvolgente come tutte le storie di quel tipo, ma con una diversità di fondo in un Paese dove l’omosessualità è stata prassi comune tra i samurai ma dove era anche vista come un disordine rispetto all’organizzazione della famiglia tradizionale.
Il poema del vento e degli alberi è un’opera da avere per tutte le appassionate (e appassionati) di manga anni Settanta, per molti l’epoca d’oro di quest’arte: ispirò anche un film d’animazione che però non catturò tutta la complessità e la lunghezza della vicenda.
Però è un’opera da leggere anche per chi è interessato al tema dei diritti, a come sono stati trattati dai fumetti e al percorso che hanno ispirato queste storie. Tragedia e storia di formazione, eros e thanatos, mescolate in una storia che comunque è rimasta nella storia del fumetto non solo in Giappone.

Provenienza: libro del recensore.

Keiko Takemiya  è stata una delle autrici di fumetti che nei primi anni Settanta fecero da pioniere del fumetto per ragazze che avevano come soggetto l’amore omosessuale maschile, a partire dalla sua prima opera, In the Sunroom, uscita nel 1970.
Fra i suoi lavori più noti si possono citare i manga Terra e… e Il poema del vento e degli alberi, pubblicati a cavallo fra gli anni Settanta e Ottanta. Nel 1979 vinse il Shogakukan Manga Award sia nella categoria shōjo manga che nella categoria shōnen manga rispettivamente per Kaze to Ki no Uta e Terra e...  ed il prestigioso Seiun Award nel 1978 sempre per Terra e....
Dal 2000, Keiko Takemiya insegna presso la facoltà di manga della Kyoto Seika University ed è l’attuale rettore. Nel 2009, è stata membro della commissione selettiva per il Premio culturale Osamu Tezuka.

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