Posts Tagged ‘Federica Belleri’

:: I cercatori di pace di Laura Costantini (Dei Merangoli Editrice 2018) a cura di Federica Belleri

9 novembre 2018
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Laura Costantini, giornalista Rai e scrittrice, ci propone un romanzo avvincente. Particolare nella forma e nella stesura, che ricorda Avatar, ma anche La storia infinita. Oppure Dune o Waterworld. Così pure Il signore degli anelli o Alien. Di cosa stiamo parlando? Dei cercatori di pace. Ghillean, donna dalla bellezza affilata che porta con tranquillità sia la spada che la pistola; è una storica della biblioteca del suo regno. Litia, futura regina guerriera; preparata e colta, perché solo alle femmine è permesso studiare. Kimen, un generale che non ama la guerra anche se vorrebbe essere a capo di un esercito come si deve. Tarnell, un disertore; ha lasciato tutto, famiglia compresa, e ora guida una banda di amici e ha una donna bellissima al suo fianco.
Perché si incontrano e cosa stanno cercando? Forse un Mutato, forse un’arma di distruzione, forse il mondo che hanno perduto …
O forse stanno tentando di fermare una guerra iniziata 518 anni prima. I regni da dove provengono si tengono d’occhio, sono sospettosi, non si fidano. Lo stesso fanno questi quattro giovani eroi. Eroi, sì. Perché vivranno un’avventura unica, da non poter replicare. Un’avventura che li costringerà a guardare le città distrutte del vecchio mondo, a meravigliarsi con nostalgia per aver ritrovato una radio ancora funzionante o un orologio che ticchetta ancora, a seguire un cammino pericoloso e difficile scontrandosi con gli elementi della natura: acqua, terra, aria e fuoco. Elementi da venerare, ma devastanti.
I cercatori di pace contro la guerra, contro le ferite provocate dall’amore, contro guerrieri artificiali e popoli evanescenti. Osservatori della magia ma attirati da una tecnologia ormai dimenticata. Il loro passato che si schianta contro il futuro.
I cercatori di pace affronta la solitudine di chi sa leggere la mente ma non il cuore, di chi è destinato a rimanere solo perché non ha potuto vivere come avrebbe voluto.
I cercatori di pace hanno la forza e il coraggio di affrontare il colore del sangue così come il bisogno disperato di un abbraccio.
I cercatori di pace viaggiano nella memoria da tramandare e custodire, a costo di morire.
Il romanzo è arricchito e completato dalle tavole a china e acquarello di Niccolò Pizzorno.
Non mancano descrizioni accurate e sentite del mondo “fantastico” creato, mi sia concessa l’espressione.
Editing preciso. Lettura davvero interessante. Buoni gli spunti sui quali riflettere.
Assolutamente consigliato.

Laura Costantini, scrittrice e giornalista Rai, è nata a Roma e si definisce timida e introversa, ma in realtà è vulcanica e solare quando scrive. La sua scrittura è fertile e vigorosa e ha iniziato a scrivere da adolescente. Alcune sue opere sono frutto di lunga gestazione come I cercatori di pace. Per anni ha scritto a quattro mani con la sua socia di penna Loredana Falcone con la quale ha pubblicato numerosi libri, tra i quali Il puzzle di Dio (goWare, 2014), secondo classificato nella prima edizione del Premio Letterario Amarganta e scelto come miglior edito 2014 dai lettori del blog letterario “Liberidiscrivere”, e Contrabbandieri d’amore (HarperCollins Italia, 2016). Nel 2017, goWare ha iniziato la pubblicazione della serie Diario vittoriano, che Laura Costantini ha scritto a due sole mani, quattro romanzi storici a tema Lgbt, ambientati tra il 1881 e il 1901 per narrare un’epoca luminosa e oscura, come Lord Kiran di Lennox e il suo amore per Robert Stuart Moncliff.

Source: libro del recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Una ragazza cattiva di Alberto Beruffi (Newton Compton 2018) a cura di Federica Belleri

30 ottobre 2018

imagesPrimo romanzo per Alberto Beruffi, scrittore mantovano. Esordio di tutto rispetto con un thriller ambientato a Mantova. Una storia che va da settembre ad aprile, su due piani narrativi. Una trama legata al vissuto, alla cultura musicale e all’arte. Ma non solo.
L’ispettore Marco Pioggia si trova ad affrontare un’indagine complessa e completa che ricorda le ambientazioni cinematografiche de “Il nome della rosa” o “Harry Potter”.
Una serie di delitti mettono in serio dubbio la tranquilla cittadina di provincia, turbano, inquietano. L’ispettore cerca di far fronte come gli è possibile alla curiosità morbosa dei giornalisti e all’ansia assolutamente giustificata del Questore. Ad aiutarlo una criminologa italo-americana esperta di serial killer. Perché di questo si tratta. Qualcuno uccide, e lo fa seguendo un preciso copione. Perché?
Una ragazza cattiva ripercorre il filo dell’amore e del rancore, di chi è privilegiato e chi arriva dai sobborghi. La vicenda nasconde un orribile segreto legato a un collegio ormai chiuso negli anni ’80.
Il thriller di Alberto Beruffi è ben costruito e gioca con la mancanza di empatia, provocata dalla solitudine, dal desiderio di prevalere, ad ogni costo. I personaggi sono ben costruiti e mai banali. Tanti i protagonisti: Mantova, con le sue bellezze artistiche e la foschia che si appoggia ovunque come ovatta; il lago di Garda, visto come un luogo di riflessione e riposo; il tempo, che scorre ma non si arresta, medita, valuta e pianifica; l’oggi, con la nostalgia di ieri. In particolare dei mitici anni ’80, dove tutto andava bene, si godeva di molteplici possibilità e tutto poteva essere stravolto in un attimo.
Il romanzo è arricchito da omaggi a cantautori italiani e a gruppi stranieri che hanno dato un imput particolare a quegli anni e a questa storia davvero intrigante. L’autore non dimentica però l’immensità della musica e della cultura classica.
Una ragazza cattiva. Perché nulla è così prevedibile. Perché chi esagera paga. Perché le vie del “dio denaro” sono infinite, o quasi. Perché molte strade diverse possono ricondurre allo stesso percorso.
Leggetelo, vi piacerà.

Alberto Beruffi Esperto di informatica e appassionato di giochi di ruolo, è nato a Castel Goffredo, in provincia di Mantova. Gandalf, Hari Seldon e Sherlock Holmes gli hanno instillato, fin da ragazzo, la passione per la scrittura; Vasco Rossi e i Depeche Mode quella per la musica. Dopo diverse canzoni e alcuni racconti, pubblica con Newton Compton il suo primo romanzo.

Source: libro inviato dall’editore al recensore.

 

:: Il pranzo della domenica, di Paolo Panzacchi (Laurana editore 2018) a cura di Federica Belleri

18 ottobre 2018

imagesBologna, 2016. L’azienda della famiglia Arienti sta decadendo, dopo anni di solidità. Il Cavaliere Giovanni, che ne è a capo, ha le mani legate e cerca con disperazione di giocarsi tutto. Non può e non vuole perdere ciò che ha costruito con impegno. Sara così?
La storia della sua famiglia è aggrappata alla tristezza e al dolore, al tradimento e a torbidi segreti. Al di là dell’amicizia e dell’amore ci sono affari da concludere o denaro da buttare dalla finestra. Prevalgono l’egoismo e il protagonismo.
Il pranzo della domenica ha le sfumature del noir all’interno di una trama adrenalinica. I personaggi creati dall’autore rincorrono il tempo che sfugge, sperando di lasciarsi alle spalle qualcosa di terribile. Scappano dal rancore e dall’odio, fiduciosi in una risoluzione. Vengono spiati e controllati a vista, senza esserne consapevoli.
Sono pedine in un gioco di orrore senza limite. Rimangono soli davanti all’inevitabile.
Sullo sfondo il terrorismo e il traffico di armi fra Iraq, Siria e Giordania. La corruzione, ad alti livelli.
Paolo Panzacchi ci racconta della privazione, che buca il cuore. Della paura, quando si guarda in faccia la morte. Del ricatto, ad ogni costo.
Perché in piedi, deve rimanere solo una persona. A torto o a ragione.
Buona lettura.

Fonte: omaggio dell’autore al recensore.

:: Attesa: Frammenti di pensiero a cura di Brunella Caputo (Homo Scrivens, 2018) a cura di Federica Belleri

17 ottobre 2018

1Brunella Caputo torna con una piccola ma ricca antologia dedicata all’attesa, a tutto tondo. Raccoglie poesie, racconti, brevi scritture teatrali in grado di emozionare e scaldare il cuore. Quattro sono gli atti di questo libro e innumerevoli le sfumature che il lettore riesce a percepire.
Perché l’attesa ha un colore, profuma, si vive. È personale, molto intima e si lega agli arrivi ma anche alle partenze. Ogni attesa è musica o rumore. È silenziosa o disturbante. È un salto nel vuoto o un pericolo quasi quotidiano. È un inganno o una speranza. È esperienza e capacità di scegliere. È l’opportunità di una vendetta.
Gli autori inseriti in questo progetto puro ma ambizioso, hanno lasciato la loro storia, la loro personale opinione sull’attesa. Mescolandola con il passare del tempo, con un viaggio che sa di sopravvivenza.
Azioni e reazioni che rimangono impresse.
Complimenti alla curatrice. Lettura delicata, che vi consiglio.

Brunella Caputo è nata a Salerno e vive tra l’Italia e il Brasile. È regista, attrice, autrice di testi teatrali.
È vice presidente dell’associazione noir Porto delle nebbie, con cui organizza eventi letterari.
Scrive racconti per lo spazio “La lettura” del quotidiano “La città” di Salerno.
È ideatrice del progetto letterario/ fotografico/ teatrale “Scritti di Luce – Autori in immagini e parole” in collaborazione con lo studio fotografico Cerzosimo di Salerno; del progetto “Letture d’autore – la musicalità della lingua italiana” con il quale promuove e insegna, attraverso l’utilizzo di testi teatrali e di narrativa, la lingua italiana in diverse città dello stato di San Paolo in Brasile; del progetto “Teatro Passione” con il quale insegna, insieme a Davide Curzio, attività teatrali, in lingua portoghese, presso la città di Guaratinguetà in Brasile.

Fonte: omaggio dell’editore al recensore.

:: Una casa troppo tranquilla, di Jane Shemilt. Recensione di Federica Belleri

2 ottobre 2018

Una casa troppo tranquilla, di Jane ShemiltJane Shemilt, medico di Bristol, si riconferma autrice di tutto rispetto con il suo nuovo medical thriller, Una casa troppo tranquilla. Il romanzo è suddiviso in quattro atti, come una vera tragedia. Una storia della durata di circa tre anni. L’ambientazione è legata a Londra e si spinge fino alle scogliere a picco sull’oceano. L’atmosfera che si respira è insolita, preparata, meditata a lungo. La vicenda inizia con Beth, un’infermiera di sala in ortopedia. Donna bellissima, ambiziosa, professionale ma molto fragile. Il suo passato difficile è intrecciato con il lavoro in ospedale e ha il sapore dell’orgoglio ferito, del cuore spezzato. Beth ha bisogno di ritrovarsi, di ricostruirsi. Attorno a lei ci sono medici in carriera, chirurghi di fama, persone che hanno un preciso obiettivo. Ma lei, che sogni ha? Dove vuole arrivare? Cosa la tormenta?
I ricordi dolorosi popolano i sogni di Beth, la paura di avvinghiare il proprio cuore a quello di un uomo la atterrisce. Perché?
Impossibile svelare altro…
Una casa troppo tranquilla, come ho detto all’inizio, è un medical thriller che racconta la sperimentazione in laboratorio, la lussuria delle case farmaceutiche, i delicati interventi chirurgici a bambini affetti da tumore al cervello. Il tutto condito da calcolo, freddezza e tradimento. Complicità e bugie sono la base di questo romanzo. Sensi di colpa e manipolazione completano il quadro. Nulla deve intralciare un piano quasi perfetto, nessuno può impedire il corso di eventi terribili che vedranno protagonista la vita di un’infermiera e di chi la ama veramente.
L’azione è co-protagonista della storia, il ritmo è incalzante e la vendetta si tocca a mani piene.
Una casa troppo tranquilla è una lotta per sopravvivere, è il malessere generato dall’odio, è l’inquietudine di essere scoperti. È il filo sottile tra legalità e illegalità. È la consapevolezza rassegnata di essere stati usati per uno scopo preciso. È la coscienza che si risveglia, in un miscuglio di follia e lucidità.
Traduzione non sempre precisa, trama avvincente e argomento trattato complesso, da leggere con attenzione.
Buona lettura.

Jane Shemilt è un medico di professione e ha conseguito una laurea in Scrittura creativa alla Bristol University e una specializzazione all’università di Bath. Il suo romanzo d’esordio, Una famiglia quasi perfetta, è diventato un bestseller internazionale e le ha dato un’immediata notorietà. La Newton Compton ha pubblicato anche Un delitto quasi perfetto e Una casa troppo tranquilla. Vive a Bristol con il marito, professore di neurochirurgia, e i loro cinque figli. Per saperne di più: janeshemilt.wordpress.com.

Source: libro inviato dall’editore al recensore.

:: Libri in giardino

19 settembre 2018

federica

Libri in giardino, quattro incontri per condividere il piacere della lettura presso il Giardino dei Ciliegi di Ponte San Marco (BS).

Modera gli incontri la nostra Federica Belleri, mamma, scrittrice, blogger e grande amica.

Una fortuna sfacciata, di Anne Godard (ED-Enrico Damiani Editore, 2018) a cura di Federica Belleri

7 settembre 2018

3Magda parla francese. Magda è troppo piccola per sapere come ha fatto a ustionarsi, come sia riuscita a tirarsi addosso il bollitore per l’acqua, quale sia stata la causa scatenante. Sua madre si occupa di lei a tempo pieno dopo quel tragico giorno. Magda ha ricordi confusi, troppi sguardi e tante domande alle quali dover rispondere. La sua pelle è marchiata a vita, ha tanto da spiegare, da raccontare, da giustificare. Ci pensa il quaderno di sua madre a farlo, dove con precisione annota ogni istante, a partire da quel momento. È lei a parlarne, fino a sostituirsi a Magda. Perché? Non si accorge del disagio di sua figlia? Cosa le è accaduto veramente?
Il calvario di Magda passa attraverso gli ospedali, le operazioni e le medicazioni infinite. Una vera tortura. Intanto la bambina cresce, il suo corpo sboccia, gli sguardi nei suoi confronti assumono un significato diverso … ma Magda si sente sola, non ha un rapporto soddisfacente con il padre e il fratello adorato la sta allontanando. Come mai?
Il silenzio e la disperazione la trascinano in una spirale preoccupante. I sentimenti rifiutati fanno il resto.
Una fortuna sfacciata è il cammino di Magda, crudo ma necessario. È un cerchio che si chiude attorno a lei, per aiutarla a riprendere coscienza e conoscenza di sé. Per capire davvero cosa sia l’amore di una madre e come si possa convivere ogni istante con i sensi di colpa. Come, infine, le attenzioni possano essere troppe o troppo poche, senza una via di mezzo razionale. Come alcuni tipi di dolore non abbiano mai fine.
Un romanzo che mi ha spiazzata, ricco, puro, concreto. Una storia tremenda ma utile al corpo e all’anima.
Ve lo consoglio. Buona lettura.

Anne Godard è nata nel 1971. Vive a Parigi. Inconsolabile è il suo primo romanzo, accolto in Francia da uno straordinario successo di pubblico e di critica.

Fonte: omaggio dell’editore al recensore.

Aglio, olio e assassino di Pino Imperatore (DeA Planeta 2018) a cura di Federica Belleri

6 settembre 2018

aglioNapoli, nel periodo che precede il Natale. L’ispettore capo Gianni Scapece ritorna alle origini, dopo anni di onorato servizio al Centro e al Nord del nostro bellissimo paese. Ritorna, dicevo, proprio quando apre un nuovo commissariato in Via Mergellina, e proprio di fronte a una trattoria che odora di famiglia, tradizione e generazioni a confronto. La trattoria esiste dai primi anni sessanta ed è stata ricavata in una grotta di tufo. L’ambiente è colorito, vivace e si mangia benissimo. I titolari, padre e figlio, adottano con piacere e stima l’ispettore Scapece, che fa onore appena può alle loro pietanze. Si chiama la “Parthenope”, in omaggio alla sirena protettrice della città.
Proprio mentre cresce l’affetto per la cucina casalinga, un delitto atroce e singolare allontana l’ispettore dal suo amore per il cibo. Ma solo per poco.
Un giovane di bell’aspetto viene trovato cadavere nella sua camera da letto; sulla scena sono presenti aglio, olio e peperoncino. Perché? È forse uno scherzo di cattivo gusto o un macabro rituale dell’assassino?
Scapece e il suo superiore, il commissario Improta, capiscono subito di dover agire con discrezione ma in modo accurato. Molte cose non tornano, e nemmeno la fedele lente d’ingrandimento che Scapece porta sempre con sé, riesce a fare la differenza.
L’ispettore indaga a pieno ritmo, interroga vicini, parenti e amici della vittima. Cerca di ricostruire le ultime ore di quel povero giovane.
Malavita, cocaina, gabbie dorate. In un mix inaspettato di indizi e piste Scapece deve tenere a bada Questura e Procura, stampa e tv. Sembra facile …
Aglio, olio e assassino è un romanzo ricco e completo. È la paura e l’angoscia di Scapece nel momento in cui deve affrontare i congiunti delle vittime. È la storia di Napoli fatta di chiese, statue, quadri. Fatta anche di disagio sociale e violenza. È uno studio antropologico che mescola sacro e pagano. È superstizione e malocchio. È la ricchezza di simboli, sparsi per la città, che vanno interpretati. È il continuo mistero, che l’assassino sfida a svelare, in un testa a testa con l’ispettore Scapece. È l’amore malato legato all’abbandono, alla rabbia e al rancore. È il vuoto, dopo la risoluzione, lasciato dal calo di adrenalina. È il silenzio, che andrebbe sempre rispettato.
Pino Imperatore è tornato con un romanzo giallo completo, che tocca corde profonde, attraverso le parole di ciascuno dei personaggi. Che sfiora la sensibilità di ognuno, portando il lettore anche al sorriso.
Bellissima Napoli, descritta e ripercorsa in maniera precisa e sentita. Veraci i protagonisti, concreti e originali a dovere.
Una lettura che vi consiglio, assolutamente.

Pino Imperatore è nato a Milano nel 1961 da genitori emigranti napoletani e vive in Campania dall’infanzia. È autore di quattro romanzi, oltre che di opere teatrali e racconti. Ha vinto i maggiori premi italiani per la scrittura umoristica.

Fonte : omaggio dell’editore al recensore.

 

:: Muschi Alti, di Daniela Capobianco recensione a cura di Federica Belleri

31 luglio 2018

muschi Esordio letterario per Daniela Capobianco, torinese, producer e art buyer per una grande azienda della sua città. Muschi Alti ci presenta una serie di persone-personaggi reali, concreti, legati a ossessioni o abitudini particolari. Come Valter, uomo anonimo che ama i funerali. O Giovanni, giocatore compulsivo al casinò. O Flora, bellezza intrigante, invaghita del lusso e dell’amore passeggero. Oppure Laide, pescivendola, poco attenta alla sua fisicità. O ancora Biagio, bello e benestante, lontano da responsabilità che non vuole prendersi.
Tutti si spostano, se ne vanno. Dal nord alla Maremma. Tutti hanno bisogno di staccare la spina, per diversi motivi. Tutti, hanno voglia di evadere, di fare qualcosa di sconveniente o di ritrovarsi. Oppure no?
Fra un’unghia da ricostruire e la caccia al cinghiale si ritrovano all’agriturismo Muschi Alti, con lo splendido scenario maremmano davanti. La cucina offre cibo succulento e ottimo vino. La quotidianità è semplice e scandita dai ritmi della terra. Si adatteranno facilmente? Uomini e donne che fanno conoscenza, si approcciano e riscoprono l’essere maschio o femmina. A tavola o a letto, le loro vite mischiate sono originali e danno origine a utili riflessioni.
Scrittura scorrevole e molto attuale. Editing come si deve. Complimenti alla casa editrice per aver scelto quest’autrice.
Vi invito a leggerlo, vi piacerà.

Fonte : omaggio dell’editore

:: 13 anni dopo di Kerry Wilkinson (Newton compton 2018) a cura di Federica Belleri

30 luglio 2018
13 anni dopo

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Stoneridge, una piccola cittadina inglese dove di solito nulla accade. Dove tutti si conoscono e il diverso, l’insolito, vengono additati e marchiati a fuoco. A vita. Impossibile scappare da lì, ci si sente accerchiati anche se desiderosi di scoprire altro.
Olivia ritorna a casa, dopo tredici anni. Era scomparsa nel nulla a soli sei anni. Stava giocando in giardino, il padre era in casa e poi il nulla. Sparita. Rapita? Chi è il colpevole? Quante sono le mancanze o le sviste legate all’indagine che la riguarda? Chi ha delle responsabilità?
Da quel giorno solo sofferenza e dolore, alternati. La forza di voler scoprire la verità e lo struggimento di non poter piangere nemmeno su dei piccoli resti. Il vuoto, il silenzio. La ricomparsa di Olivia è un colpo al cuore, tutto viene rimesso in discussione. La madre alterna momenti di felicità ad altri di angoscia. Ha paura a riabbracciarla ma non vuole perderla di nuovo. Che fare?
Olivia Adams deve ricostruire ciò che ha perso, a partire da se stessa. Fatica a raccontare di sé, non sa da dove cominciare. O forse sì. La sua persona e la sua storia sono sulla bocca di tutti, la comunità è piccola ed è complicato andare in giro normalmente senza sentirsi osservati. C’è curiosità, ma anche il gusto macabro di scoprire i particolari di una vicenda che ha troppe ombre. C’è il desiderio di ritrovare le amicizie perdute e di ricomporre un puzzle al quale mancano alcuni pezzi importanti. Perché di giorno le cose assumono un aspetto prevedibile, di notte si trasformano in pericolose. Qualcuno osserva Olivia, è diffidente, è strano. Qualcuno la protegge, perché non vuole perderla. Qualcuno insinua dei dubbi e delle perplessità. Perché?
13 anni dopo è un thriller volta pagina, scritto su due piani temporali diversi ma strettamente collegati. Due storie in una che si intrecciano e portano ad un finale decisamente azzeccato. Due storie, dicevo, legate alla ricerca di sé, all’amore genitoriale e alle bugie. Perché non tutto può essere raccontato, anche se ha una motivazione precisa.
Buona la traduzione, seppur con qualche imprecisione. Da leggere.

Kerry Wilkinson è uno scrittore di thriller diventati bestseller in Inghilterra, America, Canada, Sud Africa, Singapore e Australia, con un milione di copie vendute nel mondo. È originario del Somerset, ma ha passato gran parte della sua vita nel nord dell’Inghilterra. Quando è a corto di idee per scrivere, va in bicicletta o inforna dolci. 13 anni dopo è il primo libro pubblicato in Italia dalla Newton Compton. Per saperne di più visitate il suo sito: kerrywilkinson.com

Fonte: omaggio dell’editore al recensore.

:: Stagione di cenere di Pasquale Ruju (Edizioni E/O 2018) a cura di Federica Belleri

10 luglio 2018

Stagione di cenere di Pasquale RujuLa Sardegna brucia, per il calore del sole e del fuoco. Le fiamme si alzano improvvise e inarrestabili e il vento le porta nei punti giusti.
Franco Zanna, fotoreporter. Ha cambiato vita, nome e abitudini. Ha un vuoto nel cuore lasciato dalla precedente esistenza, un amore mai dimenticato, che ogni tanto torna nei pensieri e nei sogni. Ha una figlia che ama più di se stesso, ma vede giusto un paio di volte all’anno.
L’isola si sta popolando di turisti e Zanna ha il suo bell’impegno nel cogliere vip e stelline varie con la sua Canon. Anche questa volta si troverà nel posto giusto al momento sbagliato e si metterà nei guai.
Non riuscirà proprio a tirarsi indietro e si infilerà in affari sporchi di personaggi senza scrupoli, ricchi e infami. Uomini per i quali la vita altrui non ha alcuna importanza, si può cancellare con un accendino, pur di seguire il proprio interesse. Tutto per il vile denaro.
Franco Zanna subirà lo sguardo di una ragazza rimasta senza padre, morto in un incendio e avrà modo di ascoltare l’implacabile parere dello zio Gonario, l’uomo che lo ha aiutato a rinascere dal suo passato.
Pasquale Ruju ci porta ancora una volta in una terra unica e spettacolare, legata alla tradizione delle piccole realtà, dove “lo straniero” è guardato con sospetto e gli investimenti moderni portano scompiglio, rabbia e desiderio di combattere il nuovo che avanza.
Un romanzo questo, ricco di descrizioni e di ambientazioni. Ottima la trama, che trascina il lettore in un’indagine parallela, di morte e di fumo. Si percepisce il senso di soffocamento e di impotenza di fronte al fuoco che avanza senza sosta. Ci si indigna davanti a chi inganna, senza rimorso. Si prende più di una posizione, durante la lettura, perché nulla è esattamente come ci viene mostrato.
Nonostante l’orrore della morte, non manca l’aspetto sentimentale ed emotivo della storia, che concede delicatezza e un sorriso speciale.
Ottimo editing. Complimenti all’autore e ai curatori della collana Sabot/age, Colomba Rossi e Massimo Carlotto.
Assolutamente da leggere.

Source: omaggio al recensore dell’editore.

:: Così crudele è la fine di Mirko Zilahy (Longanesi 2018) a cura di Federica Belleri

22 giugno 2018

Così crudele è la fineCon questo terzo romanzo Mirko Zilahy saluta il suo commissario Enrico Mancini. Un personaggio controverso, difficile, un investigatore dalle spiccate capacità intuitive. Mancini ha levato finalmente i guanti che gli proteggevano le mani e gli impedivano il contatto. Ha liberato molto lentamente la casa che condivideva con Marisa dalle sue cose più care. Ma il dolore per il vuoto che gli ha lasciato dentro, è ancora lì, in un angolino protetto, in bilico sul filo del riapparire. Mancini ha imparato a sottrarre dalla vista se stesso e non riesce a guardarsi in faccia. La barba nera che si è fatto crescere ne è una prova concreta. Non vuole vedersi perché non vuole più riconoscersi. Chi è veramente, e cosa porta con sé? La stessa domanda potremmo rivolgerla ai componenti della sua squadra, al medico legale, al pm … Chi sono davvero e cos’hanno dentro?
Roma è la casa di Enrico Mancini, sopra e sotto il suolo. Roma ricca d’arte, storia e mitologia. Roma città dell’acqua, con le sue innumerevoli fontane. Roma città di santi e peccatori. Ovunque piazze e monumenti imponenti, che celano l’insospettabile. Come insospettabile è il segreto che ciascun personaggio tiene rinchiuso nell’anima. Qualcosa che faticano a metabolizzare, come la paura di affrontare la realtà, di conoscere le proprie origini, di prendere coscienza dell’importanza di “essere” e di ” essere stati”.
Così crudele è la fine racconta l’abbandono e la costrizione, la ferocia della morte quando si presenta inesorabile. La sofferenza di chi non ha via d’uscita. Il potere che macera e distrugge, la vendetta di chi ha sofferto troppo.
Una serie di omicidi da risolvere, cercando di tenere a bada la stampa. Un piano terribile costruito nella solitudine e nel buio.
Un thriller che obbliga a scavare dentro di sé, ad essere presi alle spalle all’improvviso e piazzati davanti allo specchio sentendosi dire: guarda, guardati in faccia!
La trama voltapagina fa scorrere la lettura che, una volta ultimata, ha bisogno di essere digerita. Mirko Zilahy ha dato nuovamente profondità e spessore a un mondo sommerso dalla diversità, dall’intolleranza, dalla cattiveria e dall’egoismo. Un mondo chiuso e complesso che troppo spesso nessuno vuole prendere in considerazione.
L’autore però non dimentica di aprire la porta al riscatto, al recupero e alla possibilità di un dialogo costruttivo. Con chi, lo scoprirete …
Troppe cose sono rimaste sospese nel passato di Mancini, ma in questo romanzo conclusivo troveranno il giusto posto.
Sedetevi e mettetevi comodi. Preparate una luce adeguata e aprite questo thriller. Buona lettura.

Mirko Zilahy ha conseguito un Phd presso il Trinity College di Dublino, dove ha insegnato lingua e letteratura italiana. Collabora con il Corriere della Sera ed è stato editor per minimum fax, nonché traduttore letterario dall’inglese (ha tradotto, tra gli altri, il premio Pulitzer 2014 Il cardellino di Donna Tartt). È così che si uccide, il romanzo con cui ha esordito nel 2016 facendo conoscere ai lettori il personaggio di Enrico Mancini, è stato un grande successo di pubblico e di critica ed è uscito nei principali Paesi esteri, fra cui Germania, Spagna e Francia.

Source: acquisto personale del recensore.