Posts Tagged ‘Federica Belleri’

:: di terra, di mare, di cielo di Barbara Cobianchi (Biplane Edizioni, 2019) a cura di Federica Belleri

24 giugno 2019

Di terra, di mare, di cielo Barbara CobianchiLa singolarità di questo romanzo breve è legata alla storia di una famiglia particolare e al linguaggio utilizzato dalla scrittrice. Discorso indiretto, dal principio alla fine. Singolare è anche l’ambientazione, che si sposta da Torino a Venezia e le sue isole, a un’isola mediterranea dove non esiste una farmacia e la tv si guarda solo se c’è una necessità.
Una coppia di genitori omosessuali, una figlia originale e sensibile e un giovane letteralmente “calato dall’alto”.
Questa storia è il percorso di una famiglia, attraverso la paura di non essere accettati e compresi, ma invasa da un amore immenso in grado di aiutare sempre. È la forza di andare avanti, oltre le difficoltà. Di guardare davanti a sé pur non dimenticando cosa ci si è lasciato alle spalle. È Sarg che prende per mano Saro e gli racconta la sua vita … E viceversa. È Leo che ama Bart dal profondo … E viceversa.
Un romanzo questo, di Barbara Cobianchi, che si insinua nel cuore del protagonisti e in quello del lettore. Con delicatezza e modo.
Buona lettura.

Barbara Cobianchi, insegnante di liceo e mamma, vive e lavora a Verona dove è nata nel 1977. Dopo la laurea in lettere classiche, ha frequentato la Scuola Holden. Ha mosso i primi passi con la pubblicazione di alcuni racconti nel 2007 nell’antologia Via Stella 42 (Bonaccorso editore), nel 2011 ha pubblicato il romanzo Il Codice Rolloni (L’Autore Libri Firenze) e, negli anni successivi, ha dato il suo contribuito alle antologie “100 storie per quando è troppo tardi” e “100 storie per quando è davvero troppo tardi” (Feltrinelli) e “Piccola antologia di figuracce in 100 parole” (Giulio Perrone Editore).

Source: omaggio dell’editore al recensore.

:: Linea di sangue di Angela Marsons (Newton Compton 2019) a cura di Federica Belleri

19 giugno 2019

Linea di sangueTorna Angela Marsons con la sua detective di spicco Kim Stone. Impegnata in un susseguirsi di omicidi in apparenza scollegati fra loro ma studiati in modo preciso e pulito. Perché?
Perché Kim è in grado di trovare il responsabile, perché è capace di affrontare l’angoscia che le leva il respiro, perché sa cosa significa tornare sui propri passi anche se può farsi molto male. Kim ha una scorza dura ma i colleghi attorno a lei sanno come prenderla e quando è il momento di preoccuparsi per lei. Hanno il dubbio che qualcuno la stia riportando indietro nel tempo per manipolarla e renderla fragile e ossessiva. Ma Kim cerca di non farli preoccupare. Riuscirà a risolvere questa indagine?
Ancora una volta l’autrice ci parla di donne, perché loro sono le vere protagoniste insieme alla paura che le perseguita. Insieme al dolore che non si alleggerisce mai, alla voglia di dominare cercando un riscatto, una vendetta.
Ancora una volta, scava nella mente del più forte ma anche del più fragile, per farci scoprire che a volte i ruoli si possono stravolgere. Basta saper osservare i dettagli, le piccole cose che in apparenza scivolano davanti agli occhi.
Ottimo thriller volta pagina, ben strutturato. Un complimento alla scrittrice.

Angela Marsons ha esordito nel thriller con Urla nel silenzio, bestseller internazionale ai primi posti delle classifiche anche in Italia. La serie di libri che vede protagonista la detective Kim Stone prosegue con Il gioco del male, La ragazza scomparsa, Una morte perfetta e Linea di sangue. Vive nella Black Country, in Inghilterra, la stessa regione in cui sono ambientati i suoi thriller. I suoi libri hanno già venduto più di 3 milioni di copie. Per saperne di più: www.angelamarsons-books.com

Source: libro inviato dall’editore al recensore.

:: Alla fine del viaggio, solitudine per il commissario Casabona di Antonio Fusco (Giunti, 2019) a cura di Federica Belleri

11 giugno 2019

Alla fine del viaggio, solitudine per il commissario CasabonaBen ritrovato al commissario Tommaso Casabona. Quinto libro dedicato dallo scrittore Antonio Fusco a questo personaggio davvero per bene. Un uomo con una vita complicata. Professionale, empatico, a suo modo un buon osservatore d’insieme. L’ambientazione è quella di sempre. Valdenza, in Toscana. Mentre Casabona deve metabolizzare la separazione dalla moglie, un uomo viene travolto e ucciso da un Freccia Rossa in piena velocità, legato alla sua sedia a rotelle. Chi era e perché si trovava lì?
Il commissario troverà le risposte a queste domande ingarbugliate fra passato e presente. Verrà supportato dagli uomini della sua squadra, sempre pronti e disponibili. Lavorerà con esperti informatici e con la polizia postale. Nelle perquisizioni e durante gli interrogatori sarà fermo nell’atteggiamento e  con le parole, senza dimenticare di avere davanti un “presunto” indiziato o colpevole.
La vita privata di Casabona si mescolerà  inevitabile con il lavoro, provocandogli momenti di tristezza e insofferenza. L’indagine nel frattempo prenderà forma attraverso mille pezzi da incastrare, tante supposizioni da rendere concrete e indizi che avranno dell’assurdo.
Gli argomenti trattati in questo libro sono delicati, attuali e crudi quanto basta.
Qualcuno sta facendo “pulizia”, qualcuno utilizza il web nella maniera sbagliata. Qualcuno usa informazioni personali per ricattare e vendicarsi, uccidendo.  Per quale motivo?
Alla fine del viaggio” si esce dal vortice di questa pericolosa  situazione, si scopre la verità che lascia disarmati, si srotola il filo che lega tutti i personaggi. Si ha paura, perché si è rosi dal senso di colpa e ci si sente dei mostri. Ci si nasconde dietro l’indifferenza o l’aggressività per non essere scoperti. Ci si protegge dietro a uno schermo per risultare introvabili. Ma questa è una storia che non può e non deve lasciare indifferenti, perché ci parla di pulsioni e di interessi particolari e malati. L’autore ci accompagna pagina dopo pagina in modo rispettoso ma deciso. Queste caratteristiche non mancano mai nei libri di Antonio Fusco.
Ve lo consiglio. Buona lettura.

Antonio Fusco, nato nel 1964 a Napoli, è funzionario nella Polizia di Stato e criminologo forense. Dal 2000 si occupa di indagini di polizia giudiziaria in Toscana.
Nel 2017 Giunti ha raccolto in un volume unico le prime tre indagini della fortunata serie di Casabona.

Fonte: acquisto personale.

:: La donna che vedi di Giovanni Pannacci (Fernandel 2019) a cura di Federica Belleri

7 giugno 2019

La donna che vedi di Giovanni PannacciLa dottoressa Myriam Labate è importante, occupa un’ottima posizione manageriale, è bellissima. Ma si è costruita intorno un guscio protettivo, una formale freddezza che tiene a distanza gli altri. Quali “altri” e per quale motivo? Il lavoro è per lei ragione di vita, che fare nel momento in cui viene licenziata? Come comportarsi quando la mente inizia ad andare in tilt e a mandarla in blackout per alcuni minuti? Potrebbe essere lo stress, oppure la dipendenza da marjiuana che si fa sentire ogni tanto. Che altro?
Myriam racconta di sé, di ciò che prova e di come ci si sente dopo un tradimento. Racconta di identità nascoste, costrette al silenzio per paura di non essere accettate. Ci parla del caso, che forse non esiste, perché tutti, anche lei, hanno un percorso da fare. Difficile, ma liberatorio. Che interessi ha, che amicizie ha questa donna? Cosa la affascina e cosa la lascia senza parole? Cosa la rende vulnerabile e cosa la spaventa a morte?
La donna che vedi è cambiata nel tempo, ha superato la cattiveria e gli sguardi perplessi. È stata accolta da chi ha saputo capirla e aiutarla nel suo cammino. La donna che vedi non è solo un appartamento lussuoso e abiti firmati. È anche la capacità di riscattare un passato faticoso da dimenticare, attraversando ciò che ha rappresentato per lei il dolore più profondo in assoluto.
Buona lettura.

Giovanni Pannacci vive fra Rimini e Città di Castello, insegna lingua italiana agli stranieri e si occupa di certificazioni linguistiche. Per l’editore Giulio Perrone ha pubblicato Siamo tutte delle gran bugiarde. Conversazione con Paolo Poli (2009) e il romanzo La canzone del bambino scomparso (2012). Per Fernandel ha pubblicato il romanzo L’ultima menzogna (2016).

Fonte: omaggio dell’editore al recensore.

:: La danza dei veleni – Il ritorno di Blanca di Patrizia Rinaldi (Edizioni EO 2019) a cura di Federica Belleri

6 giugno 2019

Patrizia RinaldiIl ritorno di Patrizia Rinaldi e della sua Blanca, detective ipovedente, è nelle parole scritte in questo libro. Ma anche in quelle che l’autrice permette al lettore di percepire, di sentire, di immaginare. A partire dall’incipit, che apre uno scenario di emozioni, sensazioni, di luci e ombre. Perché Blanca è così, un mondo a sé, da scoprire. Un mondo complesso, che nemmeno i colleghi Carità, Martusciello, Liguori e Micheli capiscono.
Blanca non si accontenta di sapere che qualcuno sta morendo avvelenato o che qualcun’altro sta commerciando animali in maniera illegale. No. Lei deve scavare, annusare, ascoltare. Deve amplificare i sensi che ha a disposizione. Ha bisogno di tempo e di spazio vitale per mettere tutto in ordine in un’indagine che è incasinata e non coordinata a dovere. Le serve fiducia e silenzio, pazienza e forza.
Nel frattempo chi le sta intorno ha un timore particolare, la tratta con rispetto ma non con compassione. Blanca non lo sopporterebbe. C’è chi le descrive il mare, la natura in generale o più nello specifico la scena di un crimine. La vita privata di ogni protagonista ruota intorno alla vicenda, intorno a Blanca e al quotidiano di ciascuno. Questo sembrerebbe allontanarli dal lavoro in commissariato. Sarà così?
Blanca affronta tutto custodendo le informazioni in un contenitore sigillato. Perché? Sta respingendo qualcuno o vuole proteggersi ad ogni costo? Blanca è una donna eccezionale che sa donare a modo suo e sa estraniarsi quando le serve. Ha solo una grande fatica da gestire, il limite dell’amore, il limite fra corpo e cuore …
La passione per il suo lavoro la contraddistingue, anche a costo di stare male, anche quando scoprire la verità provoca sofferenza. Blanca vive ogni attimo sentendoselo addosso e dentro, ed è capace di sospendere un’impressione o un giudizio se può ferirla nel profondo. Ha bisogno di dare ordine alle sue emozioni.
Di animali si parla in questo libro, e non solo a quattro zampe. Si parla di uomini e donne che seguono un loro percorso, più o meno in modo consapevole; che si lasciano usare o maltrattare; che desiderano emergere ma lo fanno utilizzando i mezzi peggiori. Si parla anche di sentimenti e ragione. Di tradimento e fedeltà. Di segreti e verità.
Dovete leggerlo, non posso dirvi di più. Solo che la vita di Blanca entrerà a far parte della vostra.
Assolutamente consigliato. Buona lettura.

Patrizia Rinaldi vive e lavora a Napoli. È laureata in Filosofia e si è specializzata in scrittura teatrale. Ha partecipato per diversi anni a progetti letterari presso l’Istituto penale minorile di Nisida. Nel 2016 ha vinto il Premio Andersen Mi­glior Scrittore. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo La compagnia dei soli, illustrato da Marco Paci, (Sin­nos 2017), vincitore del Premio An­der­sen Miglior Fumetto 2017, Un grande spet­tacolo (Lapis 2017), Federico il pazzo, vincitore del premio Leggimi Forte 2015 e finalista al pre­mio Andersen 2015 (Sinnos 2014), Mare giallo (Sinnos 2012), Rock senti­men­tale (El 2011), Piano Forte (Sinnos 2009). Per le Edizioni E/O ha pubblicato Tre, nu­mero imperfetto (tradotto negli Stati Uni­ti e in Germania), Blanca, Rosso caldo, Ma già prima di giugno (Premio Alghero 2015) e La figlia maschio (2017).

Source: omaggio dell’autore al recensore.

:: Mio padre era comunista di Luca Martini (Morellini Editore 2019) a cura di Federica Belleri

21 maggio 2019

imagesVirginio ha vissuto con un padre comunista e con una madre rassegnata. Suo fratello si è costruito una vita in Inghilterra. E a lui cos’ è rimasto? Un mucchio di ricordi, che saltano fuori quando ha quasi cinquant’anni. Perché? Cosa ha bisogno di ricostruire? Forse l’atteggiamento intransigente di suo padre, il fatto che non gli permettesse nulla … nemmeno una pizza fuori tutti insieme? Oppure il fatto che lo rimproverasse prendendolo per i capelli o a male parole per poi abbracciarlo forte e dirgli che si comportava così per il suo bene?
Non è stato facile per lui il quotidiano nella stessa casa con un comunista tradizionale, quasi russo. È stato orribile essere criticato e isolato dagli amici. Eppure ha sempre cercato l’approvazione di un uomo così duro e spigoloso. Perché?
Virginio ora è un professionista stimato e di successo, può permettersi qualsiasi cosa. Anche di sbagliare. Perché tornare indietro nel tempo apre scenari che non conosceva, sofferti, dolorosi, che gli provocano rabbia e un incontenibile desiderio di vendetta. Perché ostinarsi a cercare un motivo, una spiegazione, può portare a farsi del male.
Mio padre era comunista. Luca Martini ci porta a Bologna attraversando una vita intera di negazioni. Ci aiuta a capire quanto la cattiveria non abbia limiti e come sia facile superarli. Si può tornare in equilibrio? Si può tornare ad essere se stessi? Sì, se si impara a perdonare e a perdonarsi.
Ottima lettura, tanti gli spunti di riflessione offerti. Scrittura scorrevole, ricca di nostalgia e rimpianto, a volte. Dietro una corazza ben costruita, esiste sempre qualcuno che non sa nascondere se stesso.
Assolutamente consigliato.

Luca Martini (1971), bolognese, è presente in numerose antologie e riviste letterarie, ed è autore di circa trecento poesie, monologhi teatrali, una settantina di racconti, romanzi e favole illustrate. Nel 2008 ha vinto il premio Arturo Loria per il miglior racconto inedito. Un suo racconto, tramite il progetto “Sorprese Letterarie”, promosso dalla scuola Holden di Torino, è finito tra le sorprese di migliaia di uova di Pasqua.
Tra le sue pubblicazioni più recenti: il romanzo Il tuo cuore è una scopa (Tombolini Editore, 2014), le raccolte di racconti L’amore non c’entra (La Gru, 2015) e Manuale di sopravvivenza per bambini invisibili (Pequod, 2018), la raccolta collettiva di memorie Il nostro due agosto (nero) (Tombolini Editore, 2015) e il libro per bambini Il coccodrillo che voleva essere drago (D Editore, 2017). Insieme a Gianluca Morozzi ha curato, tra le altre, le antologie di racconti Più veloce della luce (Pendragon, 2017) e Vinyl – storie di dischi che cambiano la vita (Morellini, 2017). Insieme a Barbara Panetta ha curato l’antologia On the radio – storie di radio, dj e rock’n’roll (Morellini, 2018).

Fonte: omaggio dell’editore al recensore.

:: Ti rubo la vita di Cinzia Leone (Mondadori 2019) a cura di Federica Belleri

20 maggio 2019

Ti rubo la vita di Cinzia LeonePiù che una recensione la mia è una riflessione personale su un romanzo appassionante e coinvolgente. L’autrice, Cinzia Leone, ci racconta l’essere ebrei attraverso la storia di tre donne uniche. Miriam, Giuditta e Eshter. Tre personalità forti e sensibili al tempo stesso, che si sono ritrovate a vivere la vita di qualcun’altro. Perché? Perché erano ebree, perché non era possibile per loro essere ciò che desideravano. Perché avevano limiti imposti e leggi razziali alla base di tutto che le inibivano. Come potevano lavorare con tranquillità, innamorarsi di un uomo non ebreo, uscire per una semplice passeggiata? Come dovevano sentirsi di fronte alla guerra, alla paura e alla privazione? Dal 1936 al 1992 queste donne percorreranno una strada difficile, sofferta, spesso nell’ombra. Faranno errori ma non dimenticheranno mai le loro origini, anche se cammuffate in un abile inganno.
La scrittrice ci fa conoscere l’imbroglio e la grande determinazione nel mantenerlo, la forza di resistere e di sapersi difendere. La decisione di attaccare prima di essere attaccate. Il bisogno primario di essere rispettate. Il desiderio di essere libere sopraffatto troppe volte dalla tristezza. Le presunte amicizie che si allontanano pian piano, le famiglie che tentano disperatamente di rimanere unite, la guerra e i rastrellamenti. La fuga perenne dal pericolo e l’angoscia notturna. Il desiderio di poter avere una famiglia, dei figli, un guscio protettivo in grado di non lasciarle mai sole e l’amore … in grado di superare ogni confine.
Ti rubo la vita intreccia la vita di Miriam, Giuditta e Eshter, dall’Italia a Istanbul, a Miami. Durante la lettura mi sono ritrovata più volte accanto a ognuna di loro, rapita dall’empatia trasmessa.
Vi invito ad appassionarvi come ho fatto io a questo romanzo che attraversa la nostra difficile storia, fa riflettere sulla tolleranza rispetto al “diverso” e gioca in maniera molto seria sulle identità nascoste e rubate.
Assolutamente consigliato.

Cinzia Leone, giornalista, scrittrice e autrice di graphic novel, collabora con il “Corriere della Sera” e “Il Foglio”. Ha pubblicato due romanzi, Liberabile e Cellophane, e cinque libri di storie a fumetti. Vive, scrive e disegna a Roma.

Fonte: acquisto personale.

:: Con tanto affetto ti ammazzerò di Pino Imperatore (DeA Planeta 2019) a cura di Federica Belleri

15 maggio 2019

Pino ImperatoreTorna in libreria Pino Imperatore con la seconda indagine che vede protagonisti l’ispettore Gianni Scapece e il commissario Carlo Improta. Una coppia di investigatori fuori dagli schemi,  fisicamente ai poli opposti, ma con una grande stima reciproca. Il primo,  sciupafemmine. Il secondo, una sorta di papà e di guida. La vicenda è ambientata a Napoli, come sempre. La città mostra sfumature e colori, arte e cultura, cibo e vino ottimamente serviti. Lo sanno bene i Vitiello, titolari della trattoria Parthenope, che si trova proprio di fronte al commissariato di Mergellina. Luogo scelto da Scapece e Improta per discutere delle loro indagini con il titolare e la sua famiglia. Tutti coinvolti mentre sono seduti a tavola. Tutti a confronto e disposti a dare una mano. Insoliti e divertenti i siparietti creati dall’autore con questi personaggi.
Ma veniamo al giallo. Ispettore, commissario e questore vengono invitati al novantesimo compleanno della baronessa De Flavis, alla sontuosa festa nella sua villa che si affaccia sul golfo di Napoli. Fatti gli onori di casa, la baronessa sparisce insieme all’inseparabile maggiordomo e gli ospiti cominciano a sentirsi male e a perdere i sensi.
L’indagine parte subito dopo una corsa al pronto soccorso. Dov’è finita la baronessa? E il suo fedele accompagnatore? Potrebbe essere morta?
L’ispettore Scapece inizia a usare il cervello, invece che la pistola, per risolvere questo caso. Interroga, osserva, non si fa condizionare dalle sue personali pene d’amore e si mette in gioco. Scoprirà passo dopo passo la storia di una donna determinata ma fragile, dei suoi figli egoisti ed egocentrici, dei dolori e delle sofferenze che l’hanno piegata ma non spezzata. Tra fatti realmente accaduti e leggende tramandate verremo condotti dall’autore a capire cosa significa essere avidi, arrabbiati e rissosi. A chiederci chi fosse veramente la baronessa De Flavis, a maturare sospetti e a guardare l’odio puro attraverso una porta socchiusa.
Quanto è forte il desiderio di vivere una vita piena? Quanto si ha voglia di essere capiti? Quanto si ha bisogno di essere amati davvero?
Da un colpo di scena all’altro si percorre l’intera vita di Elena De Flavis. Una metafora sugli affetti di famiglia, sulla società del possesso e non del sentimento, sulla forza d’animo che impedisce di mollare tutto.
Con tanto affetto ti ammazzerò.  Un giallo, un bilancio fra alti e bassi, fra rimpianto e nostalgia, fra nuvole e sereno. Non manca l’ironia che contraddistingue l’autore e il sorriso che arriva subito dopo.
Buona lettura.

Pino Imperatore è nato a Milano nel 1961 da genitori emigranti napoletani e vive in Campania dall’infanzia. Ha vinto i maggiori premi italiani per la scrittura umoristica ed è autore di opere teatrali, racconti, saggi umoristici e romanzi bestseller. Con DeA Planeta ha pubblicato Aglio, olio e assassinoCon tanto affetto ti ammazzerò, di cui sono protagonisti Scapece, Improta e i Vitiello.

Fonte: omaggio dell’editore al recensore. Ringraziamo l’ufficio stampa DeA Planeta.

:: La dottrina del male di Alessandro Berselli (Elliot Edizioni 2019) a cura di Federica Belleri

17 aprile 2019

La dottrina del maleTorna Alessandro Berselli con un nuovo libro. Piccole dimensioni, grande contenuto. La vicenda che ci racconta è centrata su Ivan Cataldo, trainer aziendale specializzato in marketing partitico. Uomo piacente, abbigliamento ricercato, amante della cucina raffinata e alternativa. Una moglie, una figlia vicina alla maggiore età e una in arrivo. Cosa gli manca? In apparenza nulla. È realizzato, i soldi non sono un problema, tutto sta procedendo al meglio. Finché … gli viene fatta una proposta lusinghiera, legata a nuove e ambiziose idee politiche. La sua curiosità si accende, i suoi equilibri diventano incerti. Superare o no la sottile linea che ha curato giorno dopo giorno in modo quasi maniacale? Non vi svelo altro.
La dottrina del male smuove ogni cosa. L’affetto e l’amore, la fiducia incondizionata e il tradimento, l’idealizzazione e la paura di fallire. La dottrina del male controlla ogni cosa, facendo pressione psicologica. Fa a pezzi la coscienza per seguire un delirio politico. Inganna, uccide e non lascia spazio alle alternative. La dottrina del male mette in discussione i rapporti di coppia e quelli tra genitori e figli, a più livelli di generazione.
Linguaggio attuale, ritmo incalzante, non una parola fuori posto. Toni legati al noir. Ottima la chiave di lettura relativa al mondo dei social e alla struttura piramidale che domina l’intera storia.
Assolutamente consigliato.

Alessandro Berselli è nato a Bologna nel 1965. Umorista, scrittore, docente di tecniche della narrazione, inizia la sua attività negli anni Novanta, collaborando con le riviste «Comix» e «L’apodittico». Dal 2003 intraprende una carriera parallela come romanziere noir. Oltre alle raccolte di racconti Storie d’amore, di morte e di follia (Arpanet, 2005) e Anni zero (Arpanet, 2012), ricordiamo i romanzi Io non sono come voi (Pendragon, 2007), Cattivo (Perdisa Pop, 2009), Non fare la cosa giusta (Perdisa Pop, 2010), Il metodo crudele (Pendragon, 2013), Anche le scimmie cadono dagli alberi (Piemme, 2014) e Kamasutra Kevin (Pendragon, 2016). Dell’autore, Elliot ha pubblicato il romanzo Le siamesi (2017).

Source: libro inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo l’Ufficio stampa.

:: La vita in più di Fabio Rizzoli (Mondadori 2019) a cura di Federica Belleri

12 aprile 2019

La vita in piùUna storia vera. Una diagnosi difficile che cambia completamente la vita del protagonista. Da Bologna al Niguarda di Milano per fare accertamenti specifici. Dalla casa in cui convive con la sua donna al reparto di oncologia, in pochi giorni. I ricordi lo confondono, riemergono e lo spiazzano. Tutto viene rimesso in discussione, anche il sesso. La depressione si fa sentire, prepotente. Cosa si aspetta da una diagnosi che non lascia spazio all’equivoco? Deve affrontarla a muso duro o nascondersi per essere coccolato e capito? Quanto conta per lui avere abitudini, sognare, desiderare? Cosa vuol dire stordirsi pur di non provare dolore? Che significato acquistano in un percorso come questo la vita e l’amore? E la morte?
Essere protagonisti vuol dire mettersi a nudo, nel bene e nel male. Non avere più segreti e non aspettarsi nulla dal prossimo. Men che meno dimostrare qualcosa a qualcuno. Essere ammalati significa accettare di avere un futuro parallelo, difficile ma pur sempre un futuro. Essere protagonisti vuol dire saper rimanere soli con se stessi, prima che con gli altri.
Bellissimo questo primo romanzo di Fabio Rizzoli. Una vicenda toccante raccontata con naturalezza e con lo stupore legato ai primi momenti di non conoscenza della malattia. Un personaggio che si evolve nel tempo, che prova sensazioni diverse, imparando a non crearsi troppe aspettative.
Buona lettura.

Fabio Rizzoli è nato e vive a Bologna. Con Fernandel ha pubblicato Almanacco dei giorni migliori – Primavera (2011) e Inverno (2012). Questo è il suo primo romanzo.

Source: acquisto personale del recensore.

:: A bocca chiusa di Stefano Bonazzi (Fernandel 2019) a cura di Federica Belleri

28 marzo 2019

A bocca chiusaUna nuova edizione per questo libro d’esordio di Stefano Bonazzi, pubblicato nel 2014. È la storia di una famiglia dove nessuno viene identificato da un nome proprio, quasi la si volesse proteggere dagli estranei, che invece vengono chiamati per nome. È la storia di un luogo qualsiasi, perché potrebbe svolgersi ovunque. È la storia di un bambino costretto a vivere durante i mesi estivi a casa dei nonni. Costretto, a rimanere solo con il nonno, mentre nonna esce per andare a lavorare. Il nonno ha smesso di guidare il camion, la salute non glielo permette più, quindi … perchè permettere al suo unico nipote di crescere sereno e di fare esperienze?
Non voglio svelare troppo di questo libro, va scoperto pagina dopo pagina. Ci si deve sentire immersi nell’angoscia e nell’orrore. Si deve provare fastidio per l’egoismo sbattuto in faccia con prepotenza, celato dietro a un velo di protezione. Ci si trova a porsi mille domande e a provare rassegnazione e frustrazione. Si viene travolti e affondati dalla vita di questo bambino. Si capisce quanto sia necessario iniziare a odiare, per sopravvivere.
A bocca chiusa, quando parlare non serve più. Una muta e allucinante richiesta d’aiuto. Una scrittura fatta di immagini e parole crude, nella quale è impossibile non immedesimarsi. A bocca chiusa è diversità, paura, disagio, desiderio di essere come gli altri. È la voglia di fermare il tempo, di sentirsi importante per qualcuno, di avere finalmente un obiettivo. È amore allo stato primitivo, è un respiro rabbioso, è l’occhio furioso di chi ha perso la ragione.
Bellissima lettura, terribile ma necessaria.
Fatemi sapere.

Stefano Bonazzi è nato a Ferrara, dove vive e lavora. Di professione grafico pubblicitario, realizza composizioni e fotografie ispirate al mondo dell’arte surrealista. Le sue opere sono state esposte, oltre che in Italia, a Londra, Zhengzhou, Miami, Seul e Monaco. A bocca chiusa è il suo romanzo d’esordio, uscito nel 2014 da Newton Compton; nel 2017 ha pubblicato per Fernandel il romanzo L’abbandonatrice, molto apprezzato dal pubblico e dalla critica.

Source: inviato dall’editore al recensore.

:: Gennaio di sangue di Alan Parks (Bompiani 2019) a cura di Federica Belleri

26 marzo 2019
Gennaio di sangue di Alan Parks

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Primo romanzo di una serie, scritto da Alan Parks, scrittore scozzese. Bompiani Editore ha aderito a questo progetto ambizioso con grande interesse. Progetto dall’ottimo esordio con “Gennaio di sangue”. L’autore ci racconta la Glasgow del 1973, in particolare i primi undici giorni del mese di gennaio. Una Glasgow demolita in buona parte e ricostruita con palazzi enormi e grandi vie di comunicazione quasi sconosciute. L’ispettore Harry Mc Coy fatica a riconoscerla e a integrarsi nel nuovo contesto urbano. Per lui esiste solo il lavoro, fatica a stabilire rapporti umani e la bottiglia sembra essere il suo più grande sollievo. Lo aiuta a dimenticare il passato, come sempre spaventoso e doloroso. Una giovane donna viene uccisa alla stazione degli autobus, freddata davanti a tutti. Il suo assassino si suicida sul posto, pochi istanti dopo. Mc Coy viene chiamato e si precipita tra questi due eventi orribili, ma non può fare nulla. O forse sì? Perché un criminale rinchiuso in carcere gli aveva parlato di un omicidio, della morte di una donna … Perché proprio a Mc Coy? Come faceva quel delinquente a sapere certe cose?
Da qui si apre lo scenario del giallo, che ha le sfumature color seppia, anche se è ambientato negli anni settanta. Una catena di omicidi si srotola ai piedi dell’ispettore e del suo aiutante Wattie, nei suoi primi giorni di lavoro. Mc Coy si ritrova a combattere con la feccia violenta di Glasgow, a scendere a patti con gli individui peggiori, in nome di una giustizia che non sarà mai pulita fino in fondo. Anzi, il fondo potrebbe toccarlo proprio lui, di fronte ai potenti e ai ben pensanti.
La scrittura di Parks è serrata, oscura, potente. Non fa sconti e non abbandona il lettore. Mai. Lo scrittore ci parla di sesso, di contrabbando, di droga, di strozzinaggio e di una criminalità che fa a botte con il dio denaro. I vizi vengono portati alla luce, il sangue continua a scorrere. La falsità e il doppio gioco diventano la normalità. Ce la farà l’ispettore Mc Coy a vincere questa battaglia?
Buona lettura.

Alan Parks è nato in Scozia e ha lavorato per oltre vent’anni nel mondo della musica. Vive e lavora a Glasgow. Gennaio di sangue è il suo primo romanzo.

Source: libro inviato dall”editore al recensore. Ringraziamo Federica e Marta dell’Ufficio Stampa Bompiani.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.