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:: Il mistero della torre del parco e altre storie di Luca Crovi (SEM Milano 2022) a cura di Valerio Calzolaio

18 settembre 2022

Milano e non solo. 1926-1933. A Parco Sempione nella tarda mattinata del 9 agosto 1933, alla presenza del ministro dei Lavori Pubblici onorevole Crollalanza, sta per essere pomposamente inaugurata l’agile snella ardita Torre Littoria (pure con un pranzo nella magnifica terrazza), centootto metri e sessanta centimetri, il secondo luogo più alto della città (circa un metro meno della Madonnina del Duomo), il quinto d’Europa (Eiffel a Parigi, a Berlino, a Grenoble), architettata da Gio Ponti, costruita in 68 giorni. Già qualche settimana prima, dopo una serie di furti, su cortese richiesta personale dell’architetto, era dovuto intervenire il buon mite commissario Carlo De Vincenzi, convincendo El Pinza, il capo dei malnatt della ligéra a restituire tutti i materiali rubati in cambio dell’assunzione di un paio di operai del Bottonuto, il quartiere più nero della città. Quella stessa mattina presto, il custode del cantiere trova nella cabina dell’ascensore della torre il cadavere di un uomo con in testa una maschera antigas, si tratta del sottufficiale Sigismondo Remigi della Compagnia Speciale X, decorato sul campo per le azioni svolte durante la Grande Guerra. Ci fu un sospetto su una di quelle azioni, forse mandarono a morire un manipolo di Arditi con maschere difettose. Ora che l’edificio è stato tranquillamente completato, si tratta di un delitto eclatante, De Vincenzi indaga e, come immaginava, seguono poi altri omicidi, probabilmente ancora connessi a quell’antico episodio. Il commissario dovrà andare a Luino nella magnifica Villa Salvi per ricostruire ingiustizie e giustizie. Il bel racconto è costruito con le tecniche dei feuilleton più classici, fu pubblicato a marzo 2020 durante la pandemia dal quotidiano “Il Giornale”, dieci puntate di circa 1.800 battute (qui con alcune aggiunte), ed è il più lungo e complesso di una deliziosa raccolta di oltre una decina di storie con protagonista il personaggio di Augusto De Angelis, cui il racconto (inserito verso la fine) dà il titolo complessivo.

Ennesima ottima prova letteraria per il critico creativo, conduttore radiofonico, storico del genere giallo ed esuberante fumettologo (alla Sergio Bonelli Editore) Luca Crovi(Milano, 1968). Il racconto “Un pescecane all’Arena”, ambientato nel luglio 1926, costituisce la prima avventura di De Vincenzi scritta dall’autore contemporaneo e risale al 2018, precedente dunque il romanzo d’esordio della serie (“L’ombra del campione”, Rizzoli 2018), continuata con due romanzi nel 2020 e 2022 e ora con questa intera raccolta ben congegnata come un unicum, un romanzo a episodi sul commissario. A impersonare il filo narrativo e a farci da Virgilio sul protagonista è, infatti, la sciura Matilde Maria Ballerini, la vedova portinaia tuttofare della piccola casa di via Massena dove lui abita, ispirata alla bisnonna di Crovi. Maria adora De Vincenzi (il “poeta del crimine”) e legge molto. Quando, in modo apparentemente casuale, trova una sua cartellina azzurra, scopre che contiene una lettera del commissario al dottor Augusto De Angelis (1888-1944, lo scrittore dell’epoca che ha dato lo spunto a Crovi), dove si parla della loro collaborazione per il giallo in via di pubblicazione, “Il banchiere assassinato”, e De Vincenzi annuncia di voler allegare foto, materiali e, soprattutto, dattiloscritti “abbozzi di storie”, da cui forse ricavare altri romanzi, già con molti dialoghi in milanese o malavitoso (il rapporto del commissario con i criminali è una delle chicche già nel grande De Angelis). Siamo nelle mani (sempre in terza persona) dell’acuta sensibile portinaia che si gode ogni foglio, commenta le trame, aggiunge citazioni e poesie (debitrice verso molti libri del padrone di casa, da Platone a Sant’Agostino e a vari poeti italiani e stranieri), descrive le immagini (una ventina in tutto, splendidamente in bianco e nero, provenienti dal Fondo Riccardo Bauer, come spiega nell’appendice Crovi, che conclude il volume costruendo un racconto in cui Bauer incontra De Vincenzi). Nei successivi racconti il commissario incrocia con garbo Alfred Hitchcock, Antonio Gramsci, Nguyễn Sinh Cung (Hồ Chí Minh), Nicolò Carosio e molte altre personalità poi divenute famosissime, davvero storicamente capitate in quegli anni a Milano (in questura, in carcere, nella Trattoria della Pesa, in stazione e in altri luoghi topici descritti con maestria, pure fuori la città). Lo spunto è in un fatto di cronaca (se criminale, più furti che omicidi) o in una contingenza sociale e istituzionale. Lo stesso De Angelis si doterà della cartelletta. Nella gita in Piemonte un oste truffaldino rifila agli avventori Bracchetto annacquato. Stramilano cantata da Cravel.

Luca Crovi è redattore alla Sergio Bonelli Editore, dove cura le serie del commissario Ricciardi e di Deadwood Dick. Collabora con diversi quotidiani e periodici, ed è autore della monografia Tutti i colori del giallo (2002) trasformata nell’omonima trasmissione radiofonica di Radiodue. Per Rizzoli ha pubblicato L’ombra del campione (2018) e L’ultima canzone del Naviglio (2020).

Source: libro del recensore.

:: Non salvarmi di Livia Sambrotta (SEM 2021) a cura di Federica Belleri

30 gennaio 2021

Non salvarmi, perché non ho speranza. Non salvarmi, perché ho troppa paura. Non salvarmi, perché non so amare. Non salvarmi, perché sono invincibile… Torna in libreria Livia Sambrotta con un romanzo completo, intenso, psicologico. Ci conduce nel mondo del cinema e all’interno di famiglie potenti che trascurano i propri figli. La conseguenza è la crescita di ragazzi viziati ma non amati. Dipendenti da droghe o sesso ma soli in modo definitivo. Belli ma contenitori vuoti da usare a piacere. In Arizona forse una soluzione si può trovare.  Un ranch, ippoterapia e duro lavoro. Giovani trasportati nel nulla e nel deserto bollente dai propri genitori benestanti,  ghettizzati e impegnati dall’alba al tramonto per poi crollare a letto sfiniti. Ma è davvero tutto così facile? Io l’ho scoperto durante la lettura, che mi ha coinvolta emotivamente. Ho scoperto le ossessioni, la profonda solitudine, l’innamoramento. Ho vissuto la morte, il dramma dell’abbandono, l’egoismo malato e respingente di chi non tollera errori. Ho sentito il peso sopportato da madri rassegnate e il perbenismo di padri che negano l’evidenza di azioni orribili. Ho supportato i sogni e i desideri di questi giovani, la loro voglia di rinascere e di avere una seconda possibilità. Non salvarmi è un romanzo di molte verità o forse di una sola. Di speranza. È un racconto di trappole psicologiche, di ricatti e dubbi. È una storia da immaginare sul grande schermo, dove il backstage e la produzione non sono ciò che sembrano. Da leggere, da interiorizzare. Assolutamente consigliato.

Livia Sambrotta, laureata in Lingue e Letterature Straniere con indirizzo spettacolo, dopo aver lavorato come redattrice per i magazine di promozione cinematografica 35mm e Primissima, nel 2015 pubblica il primo romanzo noir Amazing Grace (Tragopano Edizioni) e diverse short stories. Nel 2017 vince con un suo racconto il premio letterario Torinoir Memonoir 2017 del gruppo letterario fondato dall’autore Enrico Pandiani. Dal 2015 ha condotto diversi seminari di scrittura creativa a Milano.
Nel 2017 ha pubblicato il romanzo noir Tango Down (Edizioni Pendragon). Il romanzo è stato selezionato tra i finalisti al Festival Giallo al Centro Rieti e ha ricevuto il Premio Menzione Speciale al Festival Garfagnana in Giallo. Attualmente lavora a Milano per la company internazionale UCI Cinemas come Film Promotion Coordinator Southern Europe.

Fonte: omaggio dell’autrice.

Due fiocchi di neve uguali di Laura Calosso (SEM, 2019) a cura di Elena Romanello

21 marzo 2019

due-fiocchi-di-neve-uguali-189x300Margherita e Carlo non potrebbero essere più diversi come ragazzi, hanno in comune solo l’aver diviso per un po’ lo stesso percorso scolastico, nella stessa classe, sia pure con esiti opposti come conclusione.
Margherita ha appena superato brillantemente l’esame di maturità classica, sognerebbe un futuro come scienziata ma ha già dovuto forse mettere un’ipoteca sul suo futuro perché suo padre ha perso il lavoro e quasi sicuramente non sarà più in grado di pagarle gli studi all’Università. Ha già rinunciato ad un’importante gara scientifica e la sua vita è su un binario morto, anche se non sembrerebbe.
Carlo non esce da mesi, ha lasciato tutto, è una di quelle persone che con un termine che viene dal Giappone viene chiamato hikikomori, e ha come unico ricordo gradevole della scuola proprio Margherita, unica luce in un mondo sempre più interiore e virtuale, da dove non vuole uscire, nonostante aiuti psicologici e l’intervento di una famiglia comunque inadeguata-
Margherita accetta un invito al mare da un’amica, ma ha un disguido durante il viaggio e accetta un passaggio in auto da un ragazzo incontrato per caso, che la trascina nella sua folle vita da ricco nullafacente. Ad un certo punto si mette alla guida dell’auto in compagnia di questo non certo nuovo amico per tornare alla sua stessa vita, ma esce di strada, finisce in coma mentre il ragazzo muore: prima di addormentarsi in un sonno forse senza uscita pensa proprio a Carlo.
Due vite sospese, una in ospedale e l’altra chiusa in una stanza con come unico compagno un mondo virtuale, diventano speculari del mondo di oggi, delle difficoltà di essere adolescenti e trovare il proprio posto nel mondo: una tematica interessante e attuale, vista attraverso due storie che rappresentano in pieno le situazioni dell’essere ragazzi oggi, l’isolamento da un lato e il trovarsi in difficoltà a realizzare i propri sogni per la situazione economica attuale.
Però il libro, con non pochi punti di interesse, sembra una novella lunga e non un romanzo, lasciando in sospeso e non approfondendo molti elementi presenti: spesso è capitato di leggere libri troppo prolissi, qui il problema è l’opposto, argomenti che avrebbero meritato un altro respiro e che invece vengono liquidati troppo in fretta, in una vicenda che sarebbe stata intrigante con un po’ di pagine in più a svelare e approfondire meglio le vite non vite di Margherita e Carlo, due giovani di oggi, imprigionati in un oggi che non va avanti e che non dà speranze.

Laura Calosso è nata ad Asti. Giornalista, ha studiato Scienze politiche e Letteratura tedesca. Ha esordito nel 2011 con il romanzo A ogni costo, l’amore (Mondadori). Nel 2017 ha pubblicato La stoffa delle donne (SEM).

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.