:: Recensione di Black city di Victor Gischler a cura di Stefano Di Marino

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blackNon fatevi ingannare dalla copertina dell’edizione  italiana che, per seguire una tendenza dell’attuale mercato, vorrebbe farvi credere che si tratti di un romanzo di  vampiri. Go-go Girls fo the Apocalypse è uno di quei romanzi che, se l’editoria italiana me ne lasciasse l’occasione mi piacerebbe scrivere. Una ‘extravaganza’ in cui si mescolano tutti i generi pulp e che, inevitabilmente, finisce per essere una riflessione su questo modo di narrare, fracassone , esagerato, volutamente oltraggioso ma anche libero nell’espressione senza lasciarsi imbrigliare da format o generi. Non è un horror malgrado vi siano momenti di autentico terrore, non è fantascienza anche se siamo in un territorio decisamente  Dopo-bomba, non è neanche un western benché le sparatorie non manchino. Ci sono un sacco di ballerine che corrono mezze nude, una donna con un occhio solo, un esercito privato chiamato le Strisce  Rosse, un boss che controlla i locali di strip-tease rimasti come i santuari medioevali unico punto di riferimento civile in un paese devastato dove agli occhi di Mortimer che riemerge alla vita dopo una catastrofe mondiale e una personale (il suo divorzio) l’America non è più la stessa. O forse lo è ancora ma a toni talmente esasperati ed esagerati da apparire ostile. Ma è anche il mondo dove Mortimer deve vivere. Tra cannibali, strane comunità terapeutiche popolate solo da una società matronale e femminista che non lascia via d’uscita. C’è azione e riflessione in questa folle girandola che ricorda il miglior Lansdale ma ha qualcosa di più. Tra tanti libri che ho scartato in questi giorni perché incapaci di procedere con la storia, avvitati su frasi messe lì ad annoiare a morte il lettore, il romanzo di  Gischler è una fucilata in testa al prossimo zombie. Schizza energia e sangue che, se ti macchiano ti trasmettono un virus. Quello della scrittura come divertimento assoluto.

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