Posts Tagged ‘Longanesi’

:: L’uomo del bosco di Mirko Zilahy (Longanesi, 2021) a cura di Federica Belleri

17 maggio 2021

L’attesa per il nuovo libro di Mirko Zilahy ha dato i suoi frutti. Come buoni frutti li ha dati l’Italia centrale, protagonista di questa storia. Con Civita di Bagnoregio, Viterbo, Roma, il lago di Bolsena, per esempio. Ma andiamo con ordine. Zilahy ci propone una narrazione particolare, una scrittura capace di intensità e corpo. La trama è da scoprire pagina dopo pagina. I protagonisti hanno un passato ingombrante, che li trascinerà in un presente difficile. Hanno un lutto incomprensibile da gestire e un desiderio altalenante “voglio capire-mi rifiuto” che farà perdere loro l’orientamento. Cosa voglio dire? Voglio dire che la Terra ha un valore, respira, vive. La sua voce chiama i personaggi per aiutarli a superare l’orrore e trovare finalmente la verità. Intendo, che questo romanzo si affaccia sul baratro dentro ognuno di noi, sempre in bilico tra realtà e immaginazione, studi scientifici e fantasia. L’uomo del bosco non lascia via d’uscita e i protagonisti lo sanno bene. Ecco perché sono spaventati. L’uomo del bosco costringe a sprofondare dentro se stessi, attraversando ossessioni e fragilità enormi. Porta alla follia, una follia primitiva. La storia fa tremare, inghiotte e devasta. Allo stesso modo si comporta l’anima dei personaggi, che vacilla, subisce e crolla. Perché si deve crollare per poter risalire e sopravvivere. L’uomo del bosco è una sequenza di immagini, un intreccio di vita e di morte. È un groviglio di paure orribili e di dubbi che logorano. È un insieme di suggestioni che riportano al “Club dei Perdenti” di Stephen King, al “Ponte per Terabithia“, a “I Guardiani della Galassia“, per arrivare a “Viaggio al centro della terra“. L’uomo del bosco ricorda le morti sul lavoro, l’abuso edilizio, le condizioni disumane vissute in carcere, le torture subite negli ex ospedali psichiatrici. E ancora, la precarietà della vita, stravolta da eventi imprevedibili. O forse no …Entrare un passo dopo l’altro nella vita del professor John Glynn non sarà difficile. Scienziato riconosciuto a livello mondiale, studioso di Geologia, conoscitore della Terra ma attratto e intrappolato nei ricordi e negli incubi che non sa come allontanare.”Se ti metti a scavare, prima o poi trovi qualcosa”. Lettura assolutamente consigliata.

Mirko Zilahy, nato a Roma nel 1974, ha conseguito un Phd presso il Trinity College di Dublino, dove ha insegnato Lingua e letteratura italiana. Collabora con il Corriere della Sera ed è stato editor per minimum fax, nonché traduttore letterario dall’inglese (ha tradotto, tra gli altri, il premio Pulitzer 2014 Il cardellino di Donna Tartt e il celebre bestseller Mystic River di Dennis Lehane). È così che si uccide, il romanzo con cui ha esordito nel 2016 facendo conoscere ai lettori il personaggio di Enrico Mancini, è stato un grande successo di pubblico e critica. Sono seguiti La forma del buio (2017) e Così crudele è la fine (2018) tutti editi da Longanesi. 

I suoi account social sono: TwitterFacebookInstagram

Fonte: acquisto personale del recensore.

:: Io sono l’abisso, di Donato Carrisi (Longanesi, 2020) a cura di Federica Belleri

19 dicembre 2020

La bellezza esteriore contrapposta a un corpo orrendo. La solitudine di crescere senza un gesto d’affetto o un contatto dolce. Lo stomaco che brontola perché è vuoto da giorni. E la cura, che manca. L’accudimento, che non esiste. Le botte che arrivano e diventano quasi prevedibili. La tortura vista come punizione perché così si diventa grandi davanti agli sbagli. È vita questa? È futuro? Svegliarsi al mattino nell’incertezza totale, sentirsi scartato, rifiutato. Quasi invisibile agli occhi degli altri. E se questa invisibilità fosse invece una salvezza? I protagonisti del nuovo romanzo di Carrisi sono soli. Hanno paura. Sono insicuri. Hanno bisogno di un luogo dove rifugiarsi. Dove lo cercano? Dentro se stessi. Dentro il vuoto della loro mente, nel buio profondo di ciò che hanno vissuto. Sono vittime degli altri e di se stesse. Implorano aiuto rivolgendosi alle persone sbagliate. Impazziscono intrappolati nelle loro ossessioni. Io sono l’abisso non lascia scampo, non permette di includere … se non in alcuni momenti. Apre però un varco alla tenacia provocata dal dolore, ai contatti tra personalità estremamente diverse ma molto simili fra loro. Carrisi ci accompagna in un luogo dove uccidere è normale e giusto. Dove ciò che si è appreso si imita. Dove ci si adatta all’egoismo per poter sopravvivere un altro giorno. Dove ci si sente costretti e a disagio. E dove tutto torna, anche il male. Ottima la scrittura, che scorre senza banalità. Ottima la caratteristica di usare pochi nomi propri. Ottima la trama, che non cade mai nell’ovvio. Buona lettura.

Donato Carrisi è nato nel 1973 a Martina Franca e vive fra Roma e Milano. Dopo aver studiato giurisprudenza, si è specializzato in criminologia e scienza del comportamento. Scrittore, regista e sceneggiatore di serie televisive e per il cinema, è una firma del Corriere della Sera. È l’autore dei romanzi bestseller internazionali (tutti pubblicati da Longanesi) Il suggeritoreIl tribunale delle animeLa donna dei fiori di cartaL’ipotesi del maleIl cacciatore del buioLa ragazza nella nebbia – dal quale ha tratto il film omonimo con cui ha vinto il David di Donatello per il miglior regista esordiente –, Il maestro delle ombre, L’uomo del labirinto – da cui ha tratto il film omonimo – , Il gioco del suggeritore e La casa delle voci. Ha vinto prestigiosi premi in Italia e all’estero come il Prix Polar e il Prix Livre de Poche in Francia e il Premio Bancarella in Italia. I suoi romanzi, tradotti in più di 30 lingue, hanno venduto milioni di copie.

Source: libro del recensore.

:: Il passato non muore di Lee Child (Longanesi 2020) a cura di Giulietta Iannone

9 luglio 2020

Il passato non muore

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Proveniente dal Maine, Jack Reacher decide di svernare a San Diego e così tra bus a lunga percorrenza dalle cromature luccicanti e brevi tratti in autostop inizia il suo viaggio. Lungo la strada fa una deviazione nel New Hampshire e quando un cartello gli indica una cittadina di nome Laconia si ricorda che era il luogo natale di suo padre Stan Reacher, e mosso da curiosità decide di andare a dare un’occhiata al posto e magari trovare la sua casa natale da cui suo padre appena maggiorenne fuggì, forse precipitosamente, per arruolarsi nei Marines.
Così inizia Il passato non muore (Past Tense, 2018) ventitreesimo libro della serie di Jack Reacher, ex poliziotto militare dedito a vagabondare per le polverose strade di un’America per certi versi ancora rurale e desolata.
Tradotto da Adria Tissoni e pubblicato in Italia sempre da Longanesi Il passato non muore segue il precedente Inarrestabile, che mi ha tenuto compagnia l’estate scorsa, e per coincidenza anche la scorsa recensione era uscita il 9 luglio.
Che devo dire mi piacciono le storie di Jack Reacher, alcune forse più di altre, ma si tratta sempre di intrattenimento di qualità, alta suspence, colpi di scena ben piazzati, coerenza narrativa di buon livello, e forse sprazzi di violenza improvvisi sempre inseriti in una certa etica del protagonista che anche se non sempre segue alla lettera la legge ha comunque un’idea precisa e personalissima di cosa sia il bene e il male. Certo Jack Reacher non è un tipo con cui ci piacerebbe davvero mangiarci una pizza assieme o averci a che fare, ma sulla pagina scritta è un personaggio davvero riuscito e capace di creare empatia con il lettore.
Questa storia mi è piaciuta per i dialoghi, asciutti, puliti, pieni per certi versi anche di umorismo (alla Jack Reacher naturalmente) e per il senso di suspense che cresce man mano che si prosegue la lettura.
Insomma ci sono due storie parallele che si alternano: quella di due ragazzi canadesi in viaggio con una grande valigia (non vi dico cosa c’è dentro, lo scoprirete sul finale e no non è un MacGuffin) e quella di Jack Reacher alla ricerca delle sue radici, in visita alla città natale di suo padre.
Già da subito sappiamo che le due storie si incontreranno, ma non sappiamo come, dove o perché. Ma sappiamo che voleranno botte da orbi, che alcuni moriranno, si spera i cattivi della storia, perché Jack Reacher non le manda a dire, e non va tanto per il sottile quando si tratta di difendere giovani donne che tornano a casa tardi la sera dopo un turno da cameriera in un cocktail bar, o ragazzi sprovveduti che voglio rifarsi una vita e invece finiscono in un motel da incubo. Perché la provincia americana è sinistra e pericolosa, nasconde insidie ad ogni angolo, anche dove meno te l’aspetti.
Jack Reacher non si smentisce, è sempre lui, rude, grossolano forse, grande e grosso e senza grandi aspettative di vita, insomma non pensa proprio di vivere abbastanza per finire la sua vita in una casa di riposo.
Lee Child scrive onesto thriller action on the road, e in questo è il migliore, quando si inizia una sua storia non si vede l’ora di vedere dove porterà. Ma non è pura azione senza contenuti, è uno specchio distorto di cosa è l’America oggi, con i suoi pregi e i suoi difetti, la tanta brava gente che dà passaggi agli sconosciuti (e gli va bene quando è Reacher a salire a bordo) e tanti altri delinquenti e gentaglia assortita interessata a fare affari nei modi più sordidi possibile.
Un po’ mi ha ricordato Prova a fermarmi, per alcune scelte narrative ma è stato un breve deja vu, questa è una storia autonoma che si regge sulle sue gambe e che aiuterà anche a fare luce su un segreto di famiglia del padre di Reacher, segreto che era sicuro non sarebbe mai venuto a galla, ma non aveva previsto di avere un figlio come Jack.

Lee Child è nato a Coventry, in Inghilterra, nel 1954. Dopo aver lavorato per vent’anni come autore di programmi televisivi, nel 1997 ha deciso di dedicarsi alla narrativa: il suo primo libro, Zona pericolosa, è stato accolto con un notevole successo di pubblico e critica, e lo stesso è accaduto per gli altri romanzi d’azione incentrati sulla figura di Jack Reacher, personaggio definito dall’autore «un vero duro, un ex militare addestrato a pensare e ad agire con assoluta rapidità e determinazione, ma anche dotato di un profondo senso dell’onore e della giustizia». Nel 2019 è stato proclamato Autore dell’anno dal British Book Awards. Lee Child vive negli Stati Uniti dal 1998.

Source: epub inviato al recensore dall’editore, ringraziamo l’ufficio stampa Longanesi.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: FELICITÀ VERDE – Piccola guida per coltivare in casa di Simonetta Chiarugi (Longanesi 2020) a cura di Giulietta Iannone

21 maggio 2020

FELICITÀ VERDE - Piccola guida per coltivare in casa di Simonetta ChiarugiSono convinta che alcuni di voi pensano di avere il pollice nero, di essere totalmente negati per il giardinaggio, come se per praticarlo ci volesse chi sa quale scienza infusa. Bene, Simonetta Chiarugi, scrittrice e garden blogger, è felice di spiegarci che non è vero, che chiunque può far fiorire un giardino, un balcone, un terrazzo, basta mettere in pratica alcuni accorgimenti e sapere cosa fare. Sfatato questo preconcetto sarà perciò piacevole leggere FELICITÀ VERDE – Piccola guida per coltivare in casa, quinto volume della collana ebook Clouds Longanesi, un manuale fotografico ricco di consigli, accorgimenti, piccoli segreti svelati capaci di rendere tutti entusiasti amanti delle piante e della natura.

Coltivare piante e fiori è rilassante, dà gioia e serenità, è quasi un toccasana spirituale che fa crescere in noi la consapevolezza che la natura è un essere vivente in comunione con noi. Disponibile dal 21 maggio FELICITÀ VERDE – Piccola guida per coltivare in casa è un ebook di piacevole lettura, con belle immagini e schede tecniche dettagliate ma brevi ed essenziali. Avere un orto-giardino domestico è insomma qualcosa alla portata di tutti, e la cosa bella è scoprire che non è neanche difficile, il principiante più assoluto, con molti strumenti che ha già in casa, può fare miracoli e arricchire la sua vita di “felicità verde”.

Simonetta vi insegnerà come fare germogliare una testa d’aglio, o fare una talea, o coltivare una pianta d’aloe, pianta medicamentosa che è un vero toccasana per tutti i piccoli e grandi disturbi della pelle, cicatrizzante, disinfettante, insomma non deve assolutamente mancare sul vostro balcone o terrazzo. Ma non solo potrete imparare a fare un compost, e soprattutto il segreto per non fare marcire le radici delle piante in vaso. Ma non ve l’anticipo, lo troverete ben descritto nell’ebook.

A me la lettura di questo libro ha messo allegria e buon umore, e scrollato un po’ via la pigrizia che sempre mi assale quando è ora di fare lavori nell’orto o in giardino. Simonetta Chiarugi ha un linguaggio chiaro, semplice e competente da vera appassionata di giardinaggio, e specie in questo momento in cui tutti abbiamo pensato quanto anche solo un piccolo orto potrebbe aiutarci, una buona occasione che potrà poi essere approfondita con manuali più specifici e tecnici. Ma come in tutte le cose, la cosa più difficile è il primo passo.

Simonetta ha anche un canale Youtube che ho scoperto e potete seguire.

Simonetta Chiarugi, scrittrice e garden blogger, si occupa di garden design e cura la seguita pagina Instagram @Aboutgarden, dove offre pillole di giardinaggio e creatività ai suoi lettori. Autrice di Buon Gardening (2015) e Più orto che giardino (2016), collabora con numerose riviste, tra cui Casa in Fiore, Gardenia e Famiglia Cristiana. Vive a Celle Ligure, dove sperimenta le sue creazioni nel verde.

Source: ebook inviato dall’editore al recensore, ringraziamo Ernesto dell’Ufficio stampa Longanesi.

:: La casa delle voci di Donato Carrisi (Longanesi, 2019) a cura di Giulietta Iannone

28 gennaio 2020

La casa delle voci di Donato CarrisiCome sempre la cosa che più affascina Donato Carrisi, come tutti i creatori di thriller spiccatamente psicologici, è la mente umana, i suoi misteri, i suoi abissi, la paura e l’inquietudine che sa contenere, e questa volta nel suo nuovo libro La casa delle voci, edito da Longanesi, non tradisce la sua vocazione di indagatore della psiche.
Protagonista è Pietro Gerber, un addormentatore di bambini, un particolare psicologo che cura con l’ipnosi piccoli pazienti vittime quasi sempre di abusi difficilmente razionalizzabili. La sua maggiore abilità è mettere a loro agio i piccoli, conquistandone la fiducia, e il permesso a entrare nelle loro menti ancora tenere e non contaminate dalle impalcature comportamentali degli adulti.
Quando per puro caso una collega australiana gli telefona chiedendogli aiuto Pietro Gerber esita, questa volta dovrebbero prendere in cura un’adulta, tormentata dalla paura di aver ucciso da bambina il fratellino, Ado.
Hanna Hall, questo è il nome della donna, arriva a Firenze dove Gerber vive e lavora, decisa a scoprire se i suoi incubi sono reali, se esiste davvero un casale nella campagna toscana dove è sepolto il fratellino. Gerber la incontra e subito è colpito da qualcosa di oscuro e irrazionale. La donna sembra conoscerlo, sembra conoscere i lati più nascosti della sua psiche, la sua famiglia, le sue paure. Riuscirà ad aiutarla?
Così inizia il romanzo, e come succede tutte le volte che si parla di un thriller è davvero difficile commentarlo senza anticipare troppo al lettore, cercherò comunque di non svelarvi i punti nodali della storia e mi limiterò a descrivervi le sensazioni che mi ha ispirato.
Innanzitutto è un libro ben strutturato, Carrisi si vede parla di cose che ben conosce, è specializzato in criminologia e scienza del comportamento, cose che ha studiato approfonditamente, sebbene drammatizzi la vicenda per esigenze narrative cerca di essere il più possibile misurato quando parla di psicosi, malattie mentali, disturbi del comportamento.
L’ipnosi poi è una materia affascinante, che si presta a diventare materiale per racchiudere continui colpi di scena e scavi psicologici. La memoria, la capacità di distinguere ricordi reali, da ricordi surrogati o fittizi, tutto concorre a creare quel pathos, quel mistero che crea inquietudine e nello stesso modo dà modo di trovare soluzioni perfettamente razionali ad ogni avvenimento.
Pietro Gerber è un bel personaggio, autentico, sincero, molto umano e dotato di grande sensibilità, molto competente nel suo lavoro e nello stesso tempo non privo di una certa fragilità che sembra nascere da un rapporto irrisolto con il padre.
Hanna Hall poi è una donna misteriosa, il suo passato, la sua infanzia l’ hanno resa un’adulta speciale, capace anch’essa di grande empatia. Il legame che si crea tra Hanna e Gerber si rafforza man mano che si avanza nella lettura e racchiude secondo me il principale lato positivo del romanzo.
Le sedute di ipnosi, in cui Hanna torna nella casa delle voci del titolo, poi racchiudono la giusta dose di inquietudine, che non lascia indifferenti.
Un ottimo thriller psicologico dunque, con venature horror, e un finale da antologia che lascerà spiazzati anche i lettori più esigenti.
Buona lettura!

Donato Carrisi è nato nel 1973 a Martina Franca e vive a Roma. Dopo aver studiato giurisprudenza, si è specializzato in criminologia e scienza del comportamento. È regista oltre che sceneggiatore di serie televisive e per il cinema. È una firma del Corriere della Sera ed è l’autore dei romanzi bestseller internazionali (tutti pubblicati da Longanesi) Il suggeritore, Il tribunale delle anime, La donna dei fiori di carta, L’ipotesi del male, Il cacciatore del buio, Il maestro delle ombreL’uomo del labirinto, La ragazza nella nebbia, dal quale ha tratto il film omonimo con cui ha vinto il David di Donatello per il miglior regista esordiente, Il gioco del suggeritore. In uscita nell’autunno 2019 il film diretto da Donato Carrisi e tratto da L’uomo del labirinto.

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo l’ufficio stampa Longanesi.

Rileggere La storia infinita a cura di Elena Romanello

12 gennaio 2020

michael-ende-la-storia-infinita-9788830451513-4-300x455Quarant’anni fa usciva in libreria La storia infinita, romanzo di culto del genere fantastico, per molti bambini e ragazzini degli anni Ottanta il primo fantasy che lessero, grazie anche al film non particolarmente amato dall’autore Michael Ende, ma che aumentò ulteriormente la platea, in attesa di un remake o serie TV più volte annunciato ma non ancora realizzato.
Per festeggiare questo importante compleanno Longanesi propone una nuova edizione, di lusso e curata, del classico, sia per chi l’ha letto allora sia per chi vuole leggerlo adesso, con capilettera e inchiostro diverso a seconda da dove ci si trova, se nel mondo reale o in quello fantastico.
Ci si può immergere di nuovo nella storia di Bastiano, o farlo per la prima volta, ragazzino goffo e solitario, amante dei libri, che scopre il libro La storia infinita in una libreria e lo sottrae perché non può fare a meno di immergersi nelle pagina di una storia che diventa sempre più incalzante e realistica, perché nel salvare il mondo di Fantasia Bastiano proverà a salvare anche se stesso, in una lunga notte di lettura, dove il tempo e lo spazio cambieranno man mano che le pagine lo sommergeranno.
La storia infinita è un libro che omaggia archetipi vecchi e nuovi del fantastico, storie che spaziano dal mito di Re Artù ai fumetti di fantascienza, da Tarzan alle fiabe, in cui ad ogni età si può trovare qualcosa, e non solo nostalgia per il tempo che fu, ma anche insegnamenti: Michael Ende, autore molto estroso e controcorrente, non volle raccontare nella Germania allora divisa in due (vero, sembra un secolo fa ma c’era questo) una storia morale o melanconica, ma portare avanti un inno alla fantasia come rigeneratrice di vita.
Ecco perché bello leggere o rileggere La storia infinita, in questa o in altre edizioni.

:: Il mio nome è Jack Reacher di Lee Child (Longanesi 2019) a cura di Giulietta Iannone

18 dicembre 2019

Jack ReacherPer chi non conoscesse ancora Jack Reacher, personaggio nato dalla penna inarrestabile di Lee Child, una raccolta di racconti brevi forse è il modo migliore, a mio parere, per fare la sua conoscenza. Il mio nome è Jack Reacher (No Middle Name, 2017) ne contiene ben otto, tutti inediti in italiano (tranne Identità sconosciuta), tutti accomunati da quello spirito on the road che caratterizza la serie tanto amata dai lettori. Ma chi è Jack Reacher? Bella domanda, forse neppure l’autore ha ancora capito il suo segreto, come mai dal 1997 raccoglie così tanti lettori intenti a seguire le sue gesta. Ex militare, senza fissa dimora, in viaggio da un angolo all’altro dell’America, paladino dei deboli e degli indifesi, con un’allergia congenita verso criminali e tagliagole, Jack Reacher è un eroe anomalo in un mondo che ha davvero bisogno di eroi, di modelli a cui ispirarsi, di persone che antepongano un ideale (di giustizia, lealtà, rettitudine) ai loro meri interessi personali. E Jack Reacher è tutto questo, lo vediamo bene in questi otto racconti, che comprendono Troppo tempo, il già citato Identità sconosciuta, Tutti parlano, Non è un’esercitazione, Magari hanno una tradizione, Un tizio entra in un bar, Nessuna stanza libera al motel, e Il dipinto del diner malinconico. Due dei quali sono molto natalizi, se li leggerete capirete il perchè, soprattutto Nessuna stanza libera al motel, ma non dico di più. Un’altra osservazione che ci tengo a fare riguarda il titolo originale, che suona come ‘Nessun secondo nome’, se ci fate il caso tutti i grandi assassini americani da Lee Harvey Oswald a Theodore Robert Bundy hanno tutti un secondo nome. Insomma Jack è Jack solo Jack. Una garanzia, un uomo di cui fidarsi e su cui fare affidamento. Buona lettura!

Lee Child è nato a Coventry, in Inghilterra, nel 1954. Dopo aver lavorato per vent’anni come autore di programmi televisivi, nel 1997 ha deciso di dedicarsi alla narrativa: il suo primo libro, Zona pericolosa, è stato accolto con un notevole successo di pubblico e critica, e lo stesso è accaduto per gli altri romanzi d’azione incentrati sulla figura di Jack Reacher, personaggio definito dall’autore «un vero duro, un ex militare addestrato a pensare e ad agire con assoluta rapidità e determinazione, ma anche dotato di un profondo senso dell’onore e della giustizia». Nel 2019 è stato proclamato Autore dell’anno dal British Book Awards. Lee Child vive negli Stati Uniti dal 1998.

Source: libro inviato al recensore dall’editore, ringraziamo l’ufficio stampa Longanesi.

:: Putin e la ricostruzione della Grande Russia di Sergio Romano (Longanesi e Co., 2016) a cura di Daniela Distefano

6 settembre 2019

PUTIN e... di Sergio RomanoLa Guerra fredda aveva un senso. Fu una guerra ideologica in cui il vincitore, verosimilmente, avrebbe imposto al nemico sconfitto, per usare parole ormai screditate dal troppo uso, la propria filosofia e i propri valori. Può sembrare retorico, ma vi era in quello scontro fra giganti una certa nobiltà. Due grandi idee – la dittatura del proletariato e il capitalismo democratico – offrivano al mondo due strade diverse verso un futuro migliore. Le due diverse prospettive hanno creato speranze, attese, impegno e sacrifici che non sarebbe giusto ignorare. Oggi ogni traccia di nobiltà è scomparsa. Il comunismo è fallito e, come accade sempre in queste circostanze, la memoria collettiva ricorda soltanto le sue pagine peggiori: i massacri della fase rivoluzionaria, la fame ucraina, la persecuzione del clero, le purghe, i gulag, il lavoro coatto, i popoli trasferiti con la forza da una regione all’altra. La democrazia capitalista non è in migliori condizioni. Il trasferimento del potere economico dai produttori di beni ai produttori di denaro ha enormemente allargato il divario fra gli immensamente ricchi e i drammaticamente poveri. Il denaro governa le campagne elettorali. (..) Possiamo deplorare molti aspetti del suo carattere (di Putin, ndr)e della sua politica. Ma vedo sempre meno persone in Occidente che abbiano il diritto di impartirgli lezioni di democrazia”.

Chi è veramente Vladimir Vladimirovič Putin, il padrone della Russia odierna, l’uomo non proprio “qualunque” che si nasconde dietro una maschera impassibile e ieratica? Sergio Romano, in questo libretto agile e ben ritmato, ce lo presenta sotto una luce più penetrante raccontandoci la Russia dalla caduta del muro di Berlino fino agli ultimi scontri con gli Usa per la crisi dell’Ucraina e la questione della Siria. Il testo è stato pubblicato prima delle elezioni americane che hanno visto la vittoria di Trump (nel 2016) e le polemiche successive sull’ingerenza dei russi nella campagna elettorale. L’autore scandaglia la disgregazione dell’Unione Sovietica e il potere assoluto di Boris Eltsin che ha traghettato la Russia dall’era comunista ad un capitalismo senza regole. Gli oligarchi che hanno preso velocemente il potere economico e hanno in parte influenzato le decisioni dei governi di Eltsin sono lo specchio di una Russia che ha riconvertito le sue risorse pubbliche in un business privato. Dunque prima di analizzare il “regno” di Putin, occorre fare un passo indietro. Eltsin, nell’ultima parte della sua vita e della sua carriera politica, è stato debole e permissivo. Di fatto, le sue scelte hanno permesso ad alcuni uomini di impadronirsi delle risorse minerarie e petrolifere del paese, di controllare giornali e tv e di accaparrarsi il controllo dei principali istituti bancari. L’avvento di Putin ha pirandellianamente cambiato tutto perché nulla venisse cambiato. Uno sconosciuto ufficiale del KGB in cerca di lavoro è diventato, in poco tempo, un uomo molto influente, a capo persino di un dipartimento del governo. La sua biografia è sconosciuta a tutti e anche lo storico Romano fatica a trovare informazioni sul suo passato. Quello che è certo è che Putin ha prestato servizio nel KGB durante la Guerra Fredda operando nella Germania dell’Est. E’ stato l’assistente del sindaco di San Pietroburgo. Poi il vuoto fino alla sua nomina ad alto servitore dello Stato e infine a capo del governo. Putin ha fatto una carriera folgorante. Ha solidificato in poco tempo il suo potere ed è riuscito ad imporre una visione vincente della Russia, senza rinnegare il periodo comunista, cercando di utilizzare tutti i valori a cui i russi sono legati, perfino una devozione alle icone religiose, per cercare di rilanciare l’orgoglio del suo paese. La sua strategia ha avuto effetti miracolosi, tanto che venne eletto come presidente della Repubblica (carica che, a parte fasi alterne come Primo ministro, continua a mantenere tutt’oggi). Eppure qua e là emergono crepe a questo ritratto che lo stesso Putin incoraggia a tramandare. Ci sono vicende non solo interne alla Russia che minano l’immagine inappuntabile dello Statista provvidenziale. Il libro lascia porte aperte alle varie interpretazioni disseminate nelle pagine, sarà il lettore che trarrà le conclusioni più avvedute circa un uomo dalla faccia immacolata e e dalle mani nascoste dietro un rovo segreto e ancora ardente.

Sergio Romano (Vicenza, 1929) è stato ambasciatore alla NATO e, dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Ha insegnato a Firenze, Sassari, Pavia, Berkeley, Harvard e, per alcuni anni, all’Università Bocconi di Milano. È editorialista del Corriere della Sera. tra i suoi libri pubblicati da Longanesi: La quarta sponda (2005, nuova edizione 2015), Con gli occhi del l’Islam(2007), Storia di Francia, dalla Comune a Sarkozy (2009), L’Italia disunita, con Marc Lazar e Michele Canonica (2011), La Chiesa contro, con Beda Romano (2012), Morire di democrazia (2013), Il declino dell’impero americano (2014) e In lode della Guerra fredda (2015).

Source: Libro inviato dall’editore. Ringraziamo l’Ufficio Stampa “Longanesi e Co”.

:: Ilaria Tuti: Ninfa dormiente (Longanesi 2019) a cura di Federica Belleri

15 luglio 2019

Ninfa Dormiente di Ilaria Tuti

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Secondo romanzo edito da Longanesi e scritto dall’autrice Ilaria Tuti. Anche questa volta la storia è ambientata in Friuli, terra della scrittrice, illuminata dai colori primaverili e dai profumi legati al risveglio della natura. L’inverno è passato e il commissario Teresa Battaglia deve ricostruire una morte misteriosa, antica, legata a un disegno di una bellissima donna. Che sembra pulsare, uscire dal foglio ed è in grado di catturare lo sguardo di tutti. Lei è la Ninfa Dormiente. Non è facile per Teresa contattare l’autore del disegno e non è facile comunicare con lui. La sua capacità di entrare in empatia con l’altro, la ripagherà. E sarà il punto di partenza.
Non è affatto semplice per me scrivere di questo libro, la paura di svelare è tanta. Mi limiterò all’essenziale che, credetemi, è già immenso. Perché correrei il rischio di aggiungere particolari che invece vanno scoperti man mano. Come la vita e la salute di Teresa, il suo rapporto bellissimo con l’ispettore Marini, la simbiosi avvolgente con la sua squadra. Come i nuovi personaggi creati da Ilaria Tuti, in grado di affascinare e stupire, anche in senso negativo. Come un popolo unico, da proteggere. Come i morti, che forse andrebbero trattati con rispetto.
Ninfa Dormiente parla soprattutto di donne, di tradizione. Di amore e odio, di possesso e gelosia. Di vita e di morte. Di culto e di elementi naturali. Del buio che sta intorno, che ci abbraccia e ci nasconde ciò che non si dovrebbe mai trovare. È una storia completa nei sentimenti, visti da varie angolazioni, anche da lontano. È una storia di segreti ed è ricca di colori e sfumature. Esprime la forza destabilizzante di qualcosa da tramandare, di un’eredità antica, di un dolore che strazia fino ad ammutolire, di una guerra impossibile da dimenticare. Prende il lettore sotto braccio verso una vita nuova, o la fine della vita stessa. Ci fa capire il vero significato della parola “affetto” e del “silenzio”.
In corso di lettura ci si commuove per l’intensità e la cura delle parole usate dall’autrice. Non è sufficiente essere curiosi e desiderare di voltare pagina per sapere come procede il racconto, bisogna farsi portare nel bosco, per mano. Nessuna luce a illuminare il sentiero o il groviglio dei rovi. Ci saranno occhi che vedranno al posto nostro, con una sensibilità incredibile. Bisogna ricucire pian piano il tessuto lacerato e bruciacchiato di chi ha sofferto come non mai, ed è stato succube di qualcosa di troppo grande e difficile da governare. Perché qualcuno osserva Teresa, osserva la Ninfa. Custodisce e protegge. Spaventa quando si mostra. Dal 1945 o forse da prima. Perché il tempo in alcuni luoghi chiusi, non è mai davvero trascorso.
Editing perfetto, trama che non presenta nessun cedimento. Il mio personale complimento alla scrittrice.
Buona lettura.

Ilaria Tuti vive a Gemona del Friuli, in provincia di Udine. Da ragazzina voleva fare la fotografa, ma ha studiato Economia. Ama il mare, ma vive in montagna. Appassionata di pittura, nel tempo libero ha fatto l’illustratrice per una piccola casa editrice. Il suo romanzo d’esordio, Fiori sopra l’inferno (Longanesi 2018), è stato un vero e proprio caso editoriale in Italia e all’estero, selezionato come Crime Book of the Month dal Times nel marzo 2019. Tra i punti di forza, un’ambientazione suggestiva e inquietante, uno stile fresco e maturo allo stesso tempo, un meccanismo narrativo impeccabile e una protagonista, Teresa Battaglia, da subito indimenticabile.

Fonte: acquisto personale del recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Lee Child: Inarrestabile (Longanesi 2019) a cura di Giulietta Iannone

9 luglio 2019

Lee Child

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I vagabondaggi di Jack Reacher nell’America più profonda proseguono in Inarrestabile (The Midnight Line 2017), il titolo originale allude a un fatto fondamentale della storia che porterà all’ipercinetico finale.
Tradotto da Adria Tissoni e pubblicato da Longanesi il romanzo se vogliamo è un classico alla Reacher: pullman nella notte, campi di grano sconfinati, dinner e motel polverosi, autostop, luoghi dimenticati da Dio, giusto un puntino sulla cartina.
Questa volta Jack Reacher trova in un banco di pegni un anello. Ma non è un anello qualsiasi: è un anello di West Point, con all’interno un’incisione “s. r. s. 2005”. Basta quello per fargli capire che c’è qualcosa che non va. Per ottenere quel gingillo bisogna sputare lacrime e sangue, e un militare che si diploma a West Point non vende il suo anello commemorativo a un banco dei pegni. Le alternative sono poche: o è stato rubato, o è stato perso, o c’è sotto una storia molto più sinistra.
Anche solo il sospetto che il proprietario di quell’anello possa essere in pericolo, gli suggerisce di cercarlo, al limite se tutto va bene per restituirglielo, per cameratismo o spirito di corpo o come volete chiamarlo. Si sa Reacher ha leggi e regole tutte sue, di onore e lealtà, che ai comuni mortali possono sembrare bislacche o strambe, ma in realtà assolutamente in sintonia col personaggio.
E così inizia a seguire le tracce, il percorso a ritroso di quell’anello, che lo portano prima in un rifugio per biker, e da lì a Rapid City, in una lavanderia gestita da un tipo equivoco, tenuto sottocontrollo dalla polizia locale.
Dopo interrogatori sempre alla sua maniera, un’altra traccia, un altro viaggio, finchè non si aggiungono a lui altri personaggi: un investigatore privato e la sua bella cliente, alla ricerca di sua sorella.
Tassello dopo tassello il mistero si dipana, e non è una bella storia, il peggio del peggio sembra emergere dalle persone, e dirvi di più della trama sarebbe come privarvi del piacere del viaggio.
Viaggiare con Reacher è sempre interessante, per i luoghi che si visitano, per le persone che si incontrano, per il senso di libertà che si respira nei suoi romanzi, seppure i lati oscuri dell’America non siano pochi. Insomma è un thriller action on the road, dove il viaggio in sé è il bello della storia, l’avventura è parte del divertimento, e scoprire dove il mistero porta, il motore che ti fa voltare le pagine, questa volta ben 367, neanche troppe direte voi.
Ben scritto, ben tradotto, ci porta in posti che non frequenteremo mai, che non appaiono nei percorsi turistici, in compagnia di gente perlopiù poco raccomandabile, ma lo fa con una certa dose di realismo e anche molta divertita ironia.
Sempre in bilico tra il cavaliere senza macchia, e il killer senza pietà Reacher è un personaggio anomalo tra i buoni, e non un vero antieroe nel senso classico del termine. Non ha secondi fini, non ha loschi piani o vendette da attuare, non è la sete di guadagno che lo muove. Reacher resta tutto sommato un mistero, indecifrabile come una sfinge.
E una benedizione per i buoni che lo incontrano, che avranno in lui un aiuto ben poco convenzionale. Non segue leggi scritte, non giudica debolezze altrui, non evita di commettere crimini, dal furto all’omicidio, perché appunto conosce una sola giustizia, la sua.
Lee Child insomma ha rivisitato il genere western al tempo di computer, smartphone e armi moderne. E alla fine di ogni viaggio c’è un nuovo pullman da prendere, o un autostop da chiedere. E l’avventura continua.

Lee Child è nato a Coventry, in Inghilterra, nel 1954. Dopo aver lavorato per vent’anni come autore di programmi televisivi, nel 1997 ha deciso di dedicarsi alla narrativa: il suo primo libro, Zona pericolosa, è stato accolto con un notevole successo di pubblico e critica, e lo stesso è accaduto per gli altri romanzi d’azione incentrati sulla figura di Jack Reacher, personaggio definito dall’autore «un vero duro, un ex militare addestrato a pensare e ad agire con assoluta rapidità e determinazione, ma anche dotato di un profondo senso dell’onore e della giustizia». Nel 2019 è stato proclamato Autore dell’anno dal British Book Awards. Lee Child vive negli Stati Uniti dal 1998.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Tommaso dell’Ufficio stampa Longanesi (appassionato di Reacher quanto me).

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Non sfidarmi di Lee Child (Longanesi 2018) a cura di Giulietta Iannone

5 settembre 2018

Non sfidarmi di Lee ChildNuova avventura per Jack Reacher eroe, senza (troppe) macchie e senza paura, nato dalla penna inarrestabile di Lee Child. Per chi conosce la serie, ormai giunta al diciassettesimo romanzo per Longanesi, una garanzia. Passano gli anni, e nessun cedimento, nelle sue storie c’è sempre quel mix di avventura, suspense, disincanto che ci porta al centro dell’azione nei quattro angoli del mondo.
Se amate gli action thriller insomma è difficile che non conosciate Lee Child e la sua serie, specie ancor più da quando Tom Cruise ha portato ben due episodi, La prova decisiva e Punto di non ritorno, sullo schermo. E non sembra intenzionato a smettere.
Questa volta assistiamo a un ritorno al passato, torniamo infatti al tempo in cui Jack Reacher era nell’esercito, per l’esattezza era un maggiore della polizia militare alle prese con l’incubo degli incubi di ogni responsabile della sicurezza (sano di mente).
Il romanzo si intitola Non sfidarmi (Night School 2016) ed è sempre tradotto dalla veterana delle traduzioni della serie, la bravissima Adria Tissoni.
Dunque andiamo con ordine. Jack Reacher di ritorno da una missione all’estero, di routine ma che ha portato a termine brillantemente, riceve una medaglia e un invito piuttosto bizzarro: tornare sui banchi di scuola. Corsi di aggiornamento si chiamano, dai nomi abbastanza folcloristici, dai quali sembra che anche il nostro non possa sfuggire. E in effetti si trova davvero in un aula di scuola con un tizio dell’ FBI e uno della CIA, anche loro studenti piuttosto perplessi, anche loro di ritorno da missioni di successo.
Nel giro di poco però tutti capiscono che è solo una copertura, perchè in realtà sono stati scelti come membri di una task force antiterroristica per sventare qualcosa che sembra mettere a repentaglio le sorti del mondo. Letteralmente.
Dire altro sulla trama in sé sarebbe criminale, sta di fatto che la storia scorre su binari ben oliati, fino all’ inevitabile lieto fine che vedrà il nostro eroe prevalere in una vicenda che dire poco è dire che è disperata.
Forse più spy-story da post guerra fredda, che thriller investigativo con vittima e assassino, ma tutto si gioca su una caccia all’ uomo in una Germania piena di rigurgiti xenofobi e neo nazisti. I colpi di scena non mancano, pure l’ossatura investigativa se vogliamo, inoltre Jack Reacher si guadagna pure una parentesi rosa con una bella bionda, ma l’importante è che per buona parte del libro siamo al buio, e le ipotesi che si susseguono nelle nostre teste sono le più fantasiose. Poi quando scopriamo quale è l’ oggetto del contendere, inizia una carambola di colpi di scena che scoppiano in serie come fuochi d’artificio.
Lee Child non delude, come dicevo all’inizio. La cronaca gli dà nuova linfa per le sue avventure, e di materiale incandescente in giro per il mondo ce ne è parecchio, quando si ha la facilità di imbastire storie, che ha lui. La penna è fluente e tutti i meccanismi combaciano come ingranaggi di un orologio di precisione. Più quel giusto mix di eroismo e cattiveria, che rende il personaggio di Jack Reacher diverso dai suoi consimili. Insomma Jack Reacher è un duro, non esita a menare le mani, dire battute taglienti se non offensive, uccidere se è il caso, e anche se molto spesso agisce per buone cause, ma in alcuni casi le sue azioni non lo fanno proprio brillare come il classico eroe della porta accanto.
Da inglese trapiantato in America, Lee Child si è integrato benissimo, e a volte sembra più realista del re, non tralasciando alcune osservazioni da straniero sul modo di agire americano piuttosto critiche. Ma il patriottismo anche se amaro con cui riveste le scelte del suo Jack Reacher non portano mai a scelte di posizione. Jack Reacher lotta pro domo sua. Accetta le regole, fino a che non mollerà tutto per fare a modo suo, fuori dai vincoli della disciplina e dell’ esercito.
Jack Reacher è e resta un cane sciolto. Privo di legami e di vincoli. Non prova piacere nel recare danno ai suoi nemici, ma neanche eccessivo rimpianto. Se deve uccidere uccide e noi non siamo sua madre per chiedergli come si sente dopo.
Alla prossima.

Lee Child è nato a Coventry, in Inghilterra, nel 1954. Dal 1977 lavora come autore televisivo, ma nel 1996 perde il lavoro presso una società di produzione televisiva e decide di dedicarsi alla letteratura. Il suo primo romanzo, Zona pericolosa, vince l’Anthony Award per la miglior opera prima; il suo secondo romanzo, Destinazione Inferno, vince il W.H. Smith Thumping Good Read Award.
Nel 1998 si trasferisce negli Stati Uniti. Vive tuttora a New York City.
I suoi romanzi hanno tutti come protagonista il personaggio di Jack Reacher, un ex ufficiale della polizia militare statunitense che, dopo aver lasciato l’esercito, decide di iniziare una vita di vagabondaggi attraverso gli Stati Uniti, libero dai vincoli e dai condizionamenti del “sistema”. Duro come pochi e dotato di un innato senso di giustizia, Reacher si presenta come un cavaliere solitario di altri tempi, che pur non cercando guai è sempre pronto ad aiutare i più deboli e a correre in soccorso degli amici, per poi riprendere il suo cammino senza meta al termine di ogni avventura.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Tommaso dell’Ufficio stampa Longanesi (appassionato di Reacher quanto me).

:: Così crudele è la fine di Mirko Zilahy (Longanesi 2018) a cura di Federica Belleri

22 giugno 2018

Così crudele è la fineCon questo terzo romanzo Mirko Zilahy saluta il suo commissario Enrico Mancini. Un personaggio controverso, difficile, un investigatore dalle spiccate capacità intuitive. Mancini ha levato finalmente i guanti che gli proteggevano le mani e gli impedivano il contatto. Ha liberato molto lentamente la casa che condivideva con Marisa dalle sue cose più care. Ma il dolore per il vuoto che gli ha lasciato dentro, è ancora lì, in un angolino protetto, in bilico sul filo del riapparire. Mancini ha imparato a sottrarre dalla vista se stesso e non riesce a guardarsi in faccia. La barba nera che si è fatto crescere ne è una prova concreta. Non vuole vedersi perché non vuole più riconoscersi. Chi è veramente, e cosa porta con sé? La stessa domanda potremmo rivolgerla ai componenti della sua squadra, al medico legale, al pm … Chi sono davvero e cos’hanno dentro?
Roma è la casa di Enrico Mancini, sopra e sotto il suolo. Roma ricca d’arte, storia e mitologia. Roma città dell’acqua, con le sue innumerevoli fontane. Roma città di santi e peccatori. Ovunque piazze e monumenti imponenti, che celano l’insospettabile. Come insospettabile è il segreto che ciascun personaggio tiene rinchiuso nell’anima. Qualcosa che faticano a metabolizzare, come la paura di affrontare la realtà, di conoscere le proprie origini, di prendere coscienza dell’importanza di “essere” e di ” essere stati”.
Così crudele è la fine racconta l’abbandono e la costrizione, la ferocia della morte quando si presenta inesorabile. La sofferenza di chi non ha via d’uscita. Il potere che macera e distrugge, la vendetta di chi ha sofferto troppo.
Una serie di omicidi da risolvere, cercando di tenere a bada la stampa. Un piano terribile costruito nella solitudine e nel buio.
Un thriller che obbliga a scavare dentro di sé, ad essere presi alle spalle all’improvviso e piazzati davanti allo specchio sentendosi dire: guarda, guardati in faccia!
La trama voltapagina fa scorrere la lettura che, una volta ultimata, ha bisogno di essere digerita. Mirko Zilahy ha dato nuovamente profondità e spessore a un mondo sommerso dalla diversità, dall’intolleranza, dalla cattiveria e dall’egoismo. Un mondo chiuso e complesso che troppo spesso nessuno vuole prendere in considerazione.
L’autore però non dimentica di aprire la porta al riscatto, al recupero e alla possibilità di un dialogo costruttivo. Con chi, lo scoprirete …
Troppe cose sono rimaste sospese nel passato di Mancini, ma in questo romanzo conclusivo troveranno il giusto posto.
Sedetevi e mettetevi comodi. Preparate una luce adeguata e aprite questo thriller. Buona lettura.

Mirko Zilahy ha conseguito un Phd presso il Trinity College di Dublino, dove ha insegnato lingua e letteratura italiana. Collabora con il Corriere della Sera ed è stato editor per minimum fax, nonché traduttore letterario dall’inglese (ha tradotto, tra gli altri, il premio Pulitzer 2014 Il cardellino di Donna Tartt). È così che si uccide, il romanzo con cui ha esordito nel 2016 facendo conoscere ai lettori il personaggio di Enrico Mancini, è stato un grande successo di pubblico e di critica ed è uscito nei principali Paesi esteri, fra cui Germania, Spagna e Francia.

Source: acquisto personale del recensore.