Posts Tagged ‘Giorno della Memoria’

:: Ritorno a Birkenau di Ginette Kolinka e Marion Ruggieri (Ponte alla Grazie 2020) a cura di Giulietta Iannone

13 gennaio 2020

Ritorno a Birkenau di Ginette KolinkaGinette Kolinka, nata Cherkasky, è una degli ultimi sopravvissuti tra i pochi deportati che sopravvissero ai campi di concentramento nazisti. Oggi ha 95 anni, e la lucidità e il brio di una donna che ha lavorato tutta la vita, aveva un banco di maglieria al mercato con il marito, e solo dopo essere rimasta vedova ha iniziato a parlare del suo passato. Un passato difficile: a soli 19 anni lasciò Parigi con il padre, un fratellino e un nipote diretta, pensava lei, verso un campo di lavoro tedesco in Polonia. Arrivò invece a Birkenau. L’idea che i campi di concentramento e sterminio fossero campi di lavoro era un’ idea diffusa, orchestrata attivamente dalla propaganda nazista che aveva creato anche campi fantoccio, con belle sale areate, biancheria pulita nei dormitori, e tutti i confort per portare in visita i delegati della Croce Rossa nei loro giri di ispezione. Ma Birkenau era un’altra cosa. E la giovane Ginette lo scoprì amaramente a sue spese e sulla sua pelle. Più grande di Auschwitz, (secondo una stima con una superficie pari a quella di 325 campi da calcio), era un immenso campo di sterminio dotato di efficienti camere a gas e forni crematori che trasformavano in cenere i corpi delle vittime. Se non l’avesse visto con i suoi occhi forse anche lei non ci avrebbe creduto. Era tutto troppo orribile per crederlo vero. Credere che l’odio e la malvagità umana fossero così reali e portassero l’uomo contro l’uomo, fino a queste derive di indicibile crudeltà. Ginette, con l’aiuto della giornalista francese Marion Ruggieri, ne ha voluto lasciare testimonianza scritta di questa esperienza nel libro Ritorno a Birkenau, caso letterario l’anno scorso in Francia, e ora dal 9 gennaio disponibile anche in Italia per Ponte alle Grazie, tradotto da Francesco Bruno. Un testo breve, meno di un centinaio di pagine, essenziale, brutale se vogliamo nella sua semplicità e autenticità. La sporcizia, le botte, i maltrattamenti, le violenze gratuite subite, la mancanza di umanità dei carcerieri tutto è descritto “senza fronzoli” come ama dire Ginette. È un testo doloroso, un breve excursus all’inferno, esorcizzato dal potere delle parole, dal potere catartico della memoria condivisa e tramandata alle nuove generazioni perché prendano coscienza di cosa è avvenuto, perché non si ripeta. Presto di testimoni diretti non ce ne saranno più, ma resteranno queste memorie scritte, e il ricordo dei giovani che hanno conosciuto Ginette e l’hanno ascoltata. Toccherà a loro farsi carico di questo compito per tramandarlo a figli e nipoti. L’ascolto diretto di queste memorie è caratterizzato da un’assoluta mancanza di retorica, il dolore provato è stato troppo grande per poterselo permettere, e questa autenticità giunge incredibilmente forte e potente anche a chi legge questo libro. In un’epoca di revisionismi e negazionismi vari è essenziale accogliere opere come questa, capaci di infrangere le barriere della diffidenza e della indifferenza. Nel rispetto delle vittime, nel rispetto della verità storica, nel rispetto dei giovani che cercano sinceramente di capire, di conoscere, per costruirsi un modello etico su cui basare le loro vite. Ritorno a Birkenau è un testo evocativo e nella sua semplicità sconvolgente. Ha il potere di portare anche noi per qualche ora in qui luoghi di dolore, in compagnia di Ginette, Marceline Loridan-Ivens, Simone Veil, e tutte le sue compagne. La frase che forse mi ha scosso di più, è incredibilmente una frase semplice, dopo bisogna viverci con questi ricordi. Tanto vera per le vittime che per i carnefici. Perché se c’è una giustizia, esiste senz’altro nella memoria, e per questo è così preziosa. Termino questo mio commento al libro invitandovi a leggere anche l’intervista che Stefano Montefiori su Il Corriere della Sera ha fatto a Ginette, a questo link: qui.

Ginette Kolinka (Parigi, 1925), dopo la guerra, ha per molti anni tenuto un banco di articoli di maglieria al mercato di Aubervilliers insieme al marito. Dai primi anni Duemila si dedica a tramandare la memoria della Shoah.

Marion Ruggieri (1975) è giornalista e scrittrice.

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo Matteo dell’Ufficio stampa Ponte alle Grazie.

 

:: La stella che non brilla, Guia Risari, (Gribaudo 2019) a cura di Viviana Filippini

27 gennaio 2019

la stella che non brilla, guia risari,In occasione della Giornata della Memoria, Guia Risari torna in libreria con “La stella che non brilla”, edito da Gribaudo. Eva è una bimba curiosa e un giorno, mentre mamma corregge i compiti e il babbo legge, la piccola va a giocare in soffitta. Poi, all’improvviso Eva trova una scatola con oggetti strani per lei. Dentro a quella vecchia scatola arrugginita ci sono una stella a sei punte, una foto con tanti uomini in pigiama e un dente. Quando la piccola chiede ai genitori cosa siano quegli strani ricordi, la coppia non ha il coraggio di raccontare e chiama il nonno. Sarà proprio grazie a lui che Eva scoprirà la Seconda guerra mondiale, il Nazismo, il Fascismo e che quegli uomini della foto non indossano un pigiama, ma sono prigionieri, sono ebrei deportati in un campo di concentramento. Guia Risari torna in libreria con un libro per bambini illustrato da Gioia Marchegiani, nel quale si affronta con parole e illustrazioni il tema della Shoah. Il tutto con delicatezza e profonda sensibilità. Eva ascolta attenta il nonno, scoprendo le sofferenze che lui e la sua famiglia, come molti altri ebrei e deportati, furono costretti a sopportare. Eva comprende il significato della stella, della foto e di quel dente al quale il bisnonno era tanto legato. Tra la bambina e l’adulto si crea una forte empatia che permette all’uomo maturo di tramandare alla nipotina (e ad ogni lettore) una parte dell’immenso dramma che colpì innocenti vite durante il conflitto mondiale. Quello che si crea in “La stella che non brilla” di Guia Risari è uno scambio di sapere, di ricordi, di emozioni e sensazioni che giungono a noi lettori con un invito esplicito e importante: Zakhor, ossia Ricordare in lingua ebraica, e ricordare sempre, nella speranza che tragedie come quella dei campi di concentramento e dello sterminio di vite innocenti non accadano più. Il libro edito da Gribaudo è munito anche di un interessante appendice storica nella quale vengono fornite tutte le informazioni base sullo sviluppo del Nazismo, del Fascismo, del numero di vittime che quell’epoca causò. Accanto ad essa un’appendice artistica con indicate le opere artistiche, in Italia e all’estero, che hanno il compito di fare Memoria.

Guia Risari è nata nel 1971 a Milano, dove ha compiuto studi classici e si è laureata in Filosofia Morale all’Università Statale, lavorando come educatrice e giornalista per “L’Unità”. Si è specializzata in Modern Jewish Studies alla Leeds University con ricerche su Saadia, Maimonide, Mendelsohn, Rosenzweig, Lévinas, Jabès, Rawicz, Bauman, Rose e una tesi di M.A. sull’antisemitismo italiano. In seguito, si è trasferita in Francia, dove, oltre a scrivere e tradurre, ha insegnato e svolto ricerche in sociocritica, storia, letteratura orale e comparata delle migrazioni. Ha pubblicato due saggi, vincendo cinque premi letterari. Scrive anche racconti e testi per l’infanzia. Lavora con case editrici, riviste, compagnie teatrali, radio e quotidiani.

Gioia Marchegiani è nata a Roma nel 1972. Diplomata in Illustrazione all’Istituto Europeo di Design di Roma, illustra e scrive libri per l’infanzia. Insegna disegno e pittura ai bambini della scuola primaria. È cofondatrice dell’associazione “Semidicarta”, per la quale progetta e svolge laboratori didattico-creativi e di promozione alla lettura. Ha pubblicato vari albi illustrati per l’infanzia, tra cui Iole, la balena mangiaparole con Gribaudo, vincendo diversi premi.

Source: richiesto all’autrice. Grazie a Guia Risari.

:: Giorno della Memoria 2018: alcuni libri

22 gennaio 2018

Il 27 gennaio 1945 le truppe dell’Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz. Sì è scelta questa data per commemorare le vittime della Shoah e così ogni anno dal 2005 in poi in questa giornata di inverno si proiettano film, si tengono conferenze, si allestiscono spettacoli e sì, si leggono libri capaci di tenere viva la memoria su uno dei genocidi più devastanti e inumani del Novecento.

Siamo qui siamo vivi saranoTra i libri appena usciti, che ho in lettura, segnalo “Siamo qui, siamo vivi – Il diario inedito di Alfredo Sarano e della famiglia scampati alla Shoah” a cura di Roberto Mazzoli giornalista e direttore editoriale del settimanale Il Nuovo Amico delle Diocesi di Pesaro, Fano e Urbino, pubblicato dalle Edizioni San Paolo, preceduto dalla prefazione di Liliana Segre da poco inisignita della carica di senatrice a vita per altissimi meriti in ambito sociale. Il libro mi ha colpito perchè narra una pagina di storia inedita che è stata anche occasione dell’ incontro tra le figlie di Alfredo Sarano – Matilde, Vittoria e Miriam Sarano – e i figli di Erich Eder, sottufficiale della Wehrmacht che si prodigò per salvare gli ebrei sfollati a Pesaro.

Di notte sognavo la paceUn altro libro che parla sempre di una pagina inedita della Shoah è “Di notte sognavo la pace” di Carry Ulreich, edito da Longanesi, uscirà il 27 gennaio, un diario, segretamente tenuto a Rotterdam tra il dicembre del 1941 e il maggio del 1945, questa volta di una ragazza olandese. Diario per molti versi accostabile al Diario di Anna Frank, anche se con peculiarità sue proprie, e interessante oltre che per il suo indubbio valore storico anche per la sua qualità letteraria. L’autrice Carry Ulreich, ora Carmela Mass, è ancora viva e ha compiuto 91 anni il 15 novembre scorso.

Cover Gelataio TirelliPer i più piccoli segnalo un albo illustrato edito da Gallucci, dal titolo Il gelataio Tirelli, dedicato alla storia vera di Francesco Tirelli, gelataio emiliano, emigrato in Ungheria e nominato nel 2008 Giusto tra le Nazioni. Il libro è stato scritto da Tamar Meir, che ha raccolto da suo suocere Isacco Meir tutti i fatti raccontati. I disegni sono molto delicati e colorati, ed è interessante segnalare che è stato tradotto dalla giornalista Cesara Buonamici e da suo marito Joshua Kalman, figlio anche lui di ebrei ungheresi scampati alla Shoah. Inoltre segnalo che gli editori israeliani, la famiglia dell’autrice Tamar Meir (suo suocero, Isacco, è tra le persone che sono state salvate da Francesco Tirelli) e lo Yad Vashem stanno cercando di rintracciare gli eredi della famiglia Tirelli così da poter consegnare a loro l’onorificenza di Giusto tra le Nazioni. Se tra i miei lettori c’è qualcuno che possa aiutarci lo segnali nei commenti sarò felice di metterlo in comunicazione con l’editore italiano.

tatuatorePoi sabato 27 Viviana Filippini ci parlerà di Il tatuatore di Auschwitz di Heather Morris, edito da Garzanti, una delicata storia d’amore tra due ragazzi ebrei, Lale e Gita, sullo sfondo della vita dei campi. Da una storia vera.

Infine, ma non lo prometto, cercherò di recensire Il bambino nella neve di Wlodek Goldkorn, è un libro edito da Feltrinelli, questo non recente del 2016, ma davvero delicato e toccante, e capace di far riflettere su temi davvero profondi come la memoria e il perdono, e la capacità di rinascere quando tutto intorno a noi sembra dolore e desolazione. Davvero bello. Ma non so se troverò le parole per commentarlo.

Quindi è tutto spero di avervi suggerito libri interessanti e che vi aiutino a passare la ricorrenza in modo consapevole e proiettato verso il futuro. Che tutti ci auguriamo sia migliore del passato. 

:: 27 gennaio Giornata della Memoria – L’orsetto di Fred, Iris Argaman, Illustrazioni di Avi Ofer, (Gallucci, 2017), a cura di Viviana Filippini

27 gennaio 2017
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L’orsetto di Fred di Iris Argman, è il libro per bambini che l’editore Gallucci ha deciso di far uscire in occasione della Giornata della Memoria. La vicenda ha per protagonista un simpatico orsacchiotto e il suo padroncino Fred, un bambino di origine ebraiche. Tutti e due furono coinvolti in un lungo viaggio nell’Europa afflitta dalla Seconda guerra mondiale fino all’arrivo negli Stati Uniti d’America, la terra di salvezza per entrambe. Negli USA Fred divenne un uomo, si sposò e si creò una famiglia, sempre con la compagnia e il sostegno dell’inseparabile amico di pezza poi, un giorno, una telefonata venuta da lontano chiese a Fred Lessing se gli andava di prestare il suo amico orsetto al museo dello Yad Vashem a Gerusalemme. Il tutto per aiutare altri bambini a conoscere la sua storia. Fred, prima di confermare a chi lo chiamava da Israele, chiese al suo inseparabile amico cosa ne pensasse e l’orsetto accettò di compiere quel lungo viaggio verso Gerusalemme, dove ancora lo si può vedere oggi. L’orsetto di Fred è una storia vera che ha per protagonista il piccole ebreo Fred Lessing e la rocambolesca fuga che affrontò per avere salva la vita. L’autrice Argman ha dato vita ad una narrazione dove i piccoli lettori potranno conoscere la vicende del piccolo ebreo attraverso il racconto fatto dal suo inseparabile orsacchiotto, passando attraverso ai diversi nascondigli dove i due finirono in Olanda, prima di arrivare in America. Fred, figlio di un musicista, e l’orso sopravvissero alla Shoah, alla discriminazione raziale e all’insensata violenza che il regime Nazista attuò nei confronti degli ebrei. A testimoniare l’esito positivo di questa vicenda, oggi, al museo dell’Olocausto Yad Vashem di Gerusalemme c’è davvero l’orso di Fred Lessing. L’orso di Fred di Iris Argaman, con le delicate ed eleganti illustrazioni di Avi Ofer, è un libro per bambini e adulti, ideale per fare memoria attraverso le parole e i disegni e per aiutare i piccoli lettori di oggi a conoscere il passato, nella speranza che gli errori di ieri non si verifichino mai più nel presente e nel futuro. Traduzione di Elena Lowenthal.

Iris Argaman è nata nel 1967 ad Ashdod, in Israele. Dopo gli studi in Letteratura all’Università di Gerusalemme e di Tel Aviv, ha cominciato a scrivere libri per l’infanzia.

Avio Ofer è nato e cresciuto a Tel Aviv, è illustratore e regista di film di animazione. Con i suoi lavori ha partecipato a mostre e festival in diversi paesi del mondo.
Vive a Barcellona.

Source: inviato al recensore dall’editore. Grazie a Marina Fanasca dell’ufficio stampa.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.