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:: Elia il camminatore, Guia Risari (San Paolo edizioni 2018) a cura di Viviana Filippini

16 maggio 2018

Guia Risari torna in libreria con la storia di Elia il camminatore, edito da San Paolo.  EliaLa storia di Elia racchiude in sé timidezza, amore per una vita sana, bisogno di amicizia e anche un pizzico di timore che, pian piano, il piccolo protagonista riuscirà a superare. Elia infatti è un bambino che ama molto camminare, spesso però lo fa da solo, perché è timido e ha vergogna di chiedere a qualcuno di andare con lui. Teme di essere respinto e non capito nel suo bisogno di fare lunghe, lunghissime passeggiate. Elia allora domanda ai suoi genitori di prendergli un animaletto che lo accompagni nelle sue camminate e così il piccolo si trova con un piccolo porcellino d’India. L’animaletto si stanca presto viste le sue corte zampette e allora arriva un gatto che si carica sul dorso il porcellino. Animali su animali si aggiungo a fare compagnia al protagonista, fino a che Elia si trova a camminare con al guinzaglio un elefante, con sopra un asino, con sopra un bue, con sopra un cane, con sopra un gatto e su, in cima alla piramide, eccolo là il porcellino d’India. Una situazione un pochetto difficile da gestire per il piccolo podista che troverà una soluzione per tutti gli animali, in modo tale da non avere uno zoo al seguito durante le sue passeggiate, ma un’altra piacevole compagnia. Il libro di Guia Risari è un testo per bambine che evidenzia, attraverso il piccolo protagonista, l’amore per lo sport, perché Elia macina chilometri su chilometri camminando, e camminare non è solo uno spostamento attraverso un luogo, ma è anche un modo per osservare e scoprire al meglio la realtà che lo circonda. Da Elia il camminatore emerge anche un profondo amore e rispetto per gli animali, ai quali Elia darà la giusta casa. Elia però è un bambino timido, e il suo andare a zonzo a piedi lo aiuterà a superare questo suo aspetto del carattere e a trovare il coraggio di chiedere a chi gli sta vicino (una ragazzina) di camminare con lui. La storia del piccole Elia è un avventuroso cammino di educazione alla vita sana e al rispetto per il prossimo simile e diverso dal proprio io. Elia il camminatore Guia Risari è da leggere in compagnia, magari proprio passeggiando. A dar forma visiva alla bella storia di coraggio e amicizia scritta da Guia Risari ci sono le illustrazione di Giulia Rossi. Età di lettura: da 6 anni.

Guia Risari è nata nel 1971 a Milano, dove ha compiuto studi classici e si è laureata in Filosofia Morale all’Università Statale con una tesi su Jean Améry, lavorando come educatrice e giornalista per “L’Unità”. Si è specializzata in Modern Jewish Studies alla Leeds University. Ha vissuto in Francia, dove, oltre a scrivere e tradurre, ha insegnato e svolto ricerche in socio-critica, storia, letteratura orale e comparata delle migrazioni.
Ha tenuto conferenze in varie università sulla filosofia morale, la letteratura concentrazionaria e delle migrazioni. Ha tradotto saggi e romanzi dal francese e dall’inglese per Feltrinelli, e/o, Alet, Giuntina, White Star. Ha curato testi di poesia ed ecologia. È autrice di racconti, pubblicati su riviste e antologie. Per l’infanzia, e non solo, ha pubblicato diversi libri che potete trovare al seguente https://www.guiarisari.com/ITALIANO/pubblicazioni.html

Giulia Rossi è Nata a Rimini nel 1987. Dopo la laurea in architettura presso l’Università di Ferrara e il master in illustrazione editoriale all’Accademia di Belle Arti di Macerata, ha collaborato con i più importanti editori italiani realizzando copertine e albi illustrati. Le sue illustrazioni sono state selezionate in occasione di diverse mostre e concorsi a livello nazionale e internazionale. Curiosità, ricerca e sperimentazione sono alla base del suo lavoro. Nelle sue immagini è sempre volta a cercare nuovi linguaggi espressivi, facendo interagire tecniche artistiche tradizionali con elaborazioni digitali. http://giuliarossiart.tumblr.com

Source: richiesto all’editore.

:: Liberi junior – Il pigiama verde, Guia Risari (Coccole Books 2016) a cura di Viviana Filippini

30 settembre 2016
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Il piccolo Andrea è un bambino parecchio capriccioso, che sa dire sempre e solo no! Fosse solo questo a rendere il protagonista de Il pigiama verde una piccola peste, lo si potrebbe accettare, ma il bambino diventa ancora più cocciuto e dispettoso quando deve andare a letto, perché non vuole mai indossare il pigiama. La ragione? È il semplice fatto che il pigiamino gli ricorda troppo l’oscurità della notte, il buio e l’inquietante silenzio che la caratterizzano. Una sera il papà fa un regalo molto speciale ad Andrea: un bel pigiama verde. Il bambino è molto sospettoso e non capisce perché mai dovrebbe indossare quell’affare, ma il babbo gli fa notare che quell’indumento non è un semplice capo d’abbigliamento. Quella è una tuta speciale che gli farà vivere fantastiche avventure. Andrea, un po’ riluttante, indossa il pigiama verde e una volta chiusi gli occhi per dormire, il piccoletto comincerà una serie di inimmaginabili avventure. E così Andrea si trova con una fantastica tuta impermeabile nelle profondità marine dove scorge strane creature, compreso un polipo che cambia colore. In un attimo, il protagonista si ritrova prima nella giungla tra scimmie, uccellini canterini e felini maculati, e poi nello spazio, dove vede stelle luminose e sorridenti. Il libro di Guia Risari è una storia corredata dalle simpatiche e colorate illustrazioni di Andrea Alemanno che rendono agli occhi del piccolo lettore molto coinvolgenti le mirabolanti avventure vissute dal piccolo protagonista. Il pigiama verde di Guia Risari è una piacevole storia che aiuta i bambini a capire come il sonno, grazie ad un piccolo aiuto (in questo caso il pigiama verde) possa diventare una dimensione nella quale riposare con piacere, sperimentando emozionanti e fantastiche avventure.

Guia Risari (Milano, 1971) è laureata in Filosofia morale all’Università Statale di Milano. È specializzata in Studi ebraici moderni in Inghilterra e in Letteratura comparata in Francia, dove ha vissuto per qualche tempo e ha collaborato con diverse università francesi. Ha lavorato come educatrice, giornalista e traduttrice. Scrive racconti, libri per bambini, testi teatrali, saggi, testi surrealisti, poesie. Tiene laboratori, conferenze e corsi di scrittura e lettura. Fra i suoi libri si citano: Jean Améry. Il risentimento come morale sul risentimento nella filosofia occidentale (Franco Angeli 2002), vincitore di cinque premi letterari, L’alfabeto dimezzato. Storie di coccodrilli scottati e scimpanzé in piscina (Beisler, 2007), Il cavaliere che pestò la coda al drago (EDT-Giralangolo, 2008), Gli occhiali fantastici (Franco Cosimo Panini, 2010), Il Decamerino (Mondadori, 2015), La porta di Anne (Mondadori, 2016), Il viaggio di Lea (Einaudi Ragazzi, 2016).

Source: libro inviato dall’autrice, che ringraziamo, al recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Un’ intervista con Guia Risari, a cura di Viviana Filippini

25 luglio 2016

oXUQZFrCiao a Guia Risari e benvenuta a Liberi di scrivere per raccontarci un po’ come è nato Il viaggio di Lea, edito da Einaudi Ragazzi

V: Come è nata la trama del Il viaggio di Lea?

G: Sono stata sollecitata da Lodovica Cima: in qualche modo, è lei che devo ringraziare. In quel periodo, cercava un testo che parlasse della vita e del suo senso. L’idea è nata da una spinta in questa direzione e poi ha seguito il suo cammino.

V: C’è qualche situazione particolare della vita reale che ha influenzato la creazione della piccola Lea, una ragazzina alla ricerca delle risposte sul senso della vita e della morte?

G: Non è stato difficile immaginare una situazione di solitudine, fuga e ricerca. Le domande di fondo di Lea, poi, sono quelle che ci facciamo tutti. Solo che spesso rifuggiamo dal cercare le risposte, voltiamo pagina, dimentichiamo. Sono esperienze che appartengono a ognuno di noi. Io, da piccola, scappavo spesso di casa. Andavo a vivere – per interi pomeriggi! – in solaio; da lì saltavo sui tetti e mi avvicinavo al cielo, che mi è sempre parso un ottimo interlocutore. Non ho mai dimenticato i motivi di questa inquietudine, anche se non sempre ho accesso ai tetti…

V: Nel tuo libro riabiliti la figura del gatto che, purtroppo, spesso e volentieri nel corso della storia e della tradizioni popolare ha assunto valore negativo. Per Lea Porfirio cosa rappresenta?

G: È vero; il gatto, che pur cacciando i topi ha garantito agli uomini di conservare tante derrate alimentari, è stato spesso oggetto di persecuzioni e torture. Quand’era nero, poi, gli si attribuiva un’indole diabolica. In realtà, essendo il gatto nero più robusto e longevo, viaggiava spesso sulle navi dei pirati, segnalandone la presenza. Di qui l’idea che portasse sfortuna. Porfirio nel mio romanzo rappresenta l’anima realista, un po’ cinica e disincantata della storia. Ha attraversato vari secoli e vissuto in tanti paesi, collezionando una gran quantità di esperienze e ricordi, da cui pesca con estrema libertà per far fronte al presente. Non ha illusioni, non si nasconde dietro sogni impossibili: conserva tuttavia curiosità e voglia di sperimentare. È l’amico ideale di Lea che, al contrario, si cura dalle ferite della vita con una buona dose di illusioni.

V: La protagonista inizia un viaggio e ha un’interessante abitudine, quella di disegnare e fare dei ritratti di alcune delle persone che incontra sul suo cammino. Questo riprodurre la realtà mettendola su carta e interpretandola in modo personale perché è importante per Lea?

G: Credo sia importante per tutti quelli che s’immergono nella realtà fino quasi a perdere i contorni di sé trovare un modo per fermarsi, prendere le distanze e osservare le cose con un certo distacco. La mediazione della carta – un ritratto fatto di segni o di parole – a questo serve. A confrontarsi con quel che avviene e con la propria visione, a studiare a fondo i dettagli, a dare un’interpretazione, a posizionarsi.

V: Il viaggio compiuto dalla protagonista le permetterà di incontrare persone di diversi caratteri e professioni, che le mostrano i diversi aspetti che la vita può avere. Quanto è importante per la protagonista confrontarsi con queste realtà umane?

G: Per la protagonista, come per tutti noi, il mondo sarebbe incompleto senza un confronto con gli altri. Questo significa misurarsi con la diversità, con visioni peculiari e a volte inconciliabili della vita. Significa allontanarsi dal centro, dal proprio centro, per guardare l’esistenza con occhi diversi; tornare alle proprie posizioni e avere il coraggio di abbandonarle o modificarle radicalmente. Non è un processo indolore, a volte è disorientante, è una piccola lotta e in parte una perdita, di certezze, di terreno, di stabilità. Ma è un processo indispensabile che arricchisce la vita di colori e sfumature.

V: Ad un certo punto accanto a Lea compare la piccola Ipa. Le due ragazzine diventano subito amiche e si sostengono a vicenda come se si scambiassero insegnamenti reciproci. Volevo sapere se le loro caratteristiche fisiche (una bionda, l’altra mora, una con gli occhi azzurri, l’altra no) sono una scelta voluta (mi hanno ricordato il giorno e la notte, la luce e la tenebra, la vita e la morte) perché ha un particolare significato o è dettata da fini stilistici (solo per differenziare le due)?

G: Le opposizioni sono parte della vita e insieme compongono un quadro completo e armonico. Così è per questi due personaggi: Lea fugge dalla vita per cercare il senso della morte; Ipa compie il cammino opposto. E non è un caso che s’incontrino in treno e quindi in cammino perché il rapporto tra vita e morte non si può capire che in itinere.

V: Che differenza c’è tra lo scrivere per bambini e per adulti?

G: Crescere e invecchiare non sono un processo coerente e uniforme. Non si abbandona uno stato per un altro. Non c’è un regno dell’infanzia, uno dell’adolescenza, la giovinezza, la maturità, la vecchiaia. Esiste piuttosto un continuum che fa convivere tutte queste età nel presente: conserva tracce e tratti del passato e anticipa quelli del futuro. Per questo non c’è, secondo me, un modo per parlare o scrivere per bambini e un altro per adulti. Ci sono tante voci che ci abitano e la capacità di non metterle a tacere per corrispondere a un’immagine comoda e artefatta di sé. Se si vive con pienezza, si è in grado di conservare la voce bambina e di trattarla come una voce adulta. Per questo nascono poi dei libri “trasversali” che parlano a tutti.

V: Se dovesse/si scegliere una canzone da abbinare a questo libro, quale sarebbe?

G: Close to Paradise di Patrick Watson.

V: Già al lavoro su altre scritture? Se sì di cosa tratteranno (se puoi dircelo)?

G: Ho da poco terminato di scrivere un romanzo per adulti che definirei “biblico” perché racconta di Dio, della creazione del mondo, di Lucifero, di Adamo ed Eva, della cacciata dal paradiso in chiave umoristica. A settembre invece usciranno in contemporanea, tre albi per l’infanzia: Il volo della famiglia Knitter (Bohem Press) che parla di volo e libertà, Se fossi un uccellino (ELI edizioni) che è una poesia dedicata alle piccole creature alate e Il Pigiama verde (Coccole Books) che racconta le meraviglie prodotte da un pigiama. In questo momento, sto scrivendo contemporaneamente tre romanzi – uno per adulti e due per ragazzi – ma sono tutti troppo all’inizio perché li possa raccontare. Ci sono storie che nascono già con una strada tracciata: bisogna solo avere l’abilità di seguirla. Altre che si rivelano invece mobili e incerte; si scoprono andando e rivelano le loro sorprese solo si sa attendere con pazienza e continuare, nonostante la meta cambi posizione e obblighi a clamorose virate. Le tre storie che sto cercando di “catturare” mi obbligano a questo tipo di scrittura imprevedibile, che è una rivelazione quotidiana. Appena ne saprò di più, anch’io potrò raccontare meglio.