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:: Come la folgore sorge da Oriente. Un pellegrino russo si racconta di Alexandre Siniakov (Edizioni San Paolo 2019) a cura di Giulietta Iannone

5 luglio 2019
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Premio miglior libro di spiritualità 2018 in Francia, Come la folgore sorge da Oriente. Un pellegrino russo si racconta (Comme l’eclair parte de l’Orient, 2017) di Alexandre Siniakov, tradotto dal francese da Carlo Travaglino, narra di un viaggio, metaforico e reale, tra Oriente e Occidente, compiuto da un giovane nato a Stavropol, odierna città della Russia sud-occidentale, ai margini settentrionali del Caucaso, nel 1981 quando era ancora territorio sovietico. Il suo amore per l’Occidente, e la Francia principalmente, nacque sui libri, dove incontrò anche per la prima volta Cristo. Le limitazioni di un regime che non privilegiava la libertà di movimento personale lo spinsero ad amare le lingue, prima l’inglese e il tedesco, appresi nella scuola sovietica che frequentò, poi il francese, in modo più autodidattico, viste come dono dello Spirito Santo e strumento di libertà, di comunione e di conoscenza.
Sin da piccolo voleva partire, lasciare il soffocante microcosmo del sovkhoz, azienda agricola imposta dalle autorità sovietiche a partire dal 1929, in seguito alla collettivizzazione delle terre e dei mezzi di produzione, e andare a Parigi, in Europa dove erano ambientati molti dei libri che amava. Poi la fede cristiana irruppe nella sua vita e si rafforzò in lui la vocazione di dedicarsi interamente a Cristo diventando suo consacrato. Sembra comunque che la Provvidenza non si sia dimenticata delle sue preghiere di bambino, e infatti proprio in Francia ha proseguito il suo percorso religioso diventando attualmente direttore di un seminario ortodosso nei dintorni di Parigi su incarico del patriarcato russo.
Non è tenero con il regime sovietico, non è vittima dello spirito nostalgico di molti russi che rimpiangono il passato, oggettivamente delusi dal presente problematico.
Cosa mi ha colpito di più di questo sacerdote ortodosso, è la grande indipendenza e autonomia intellettuale, retta da un carattere forte e determinato, insofferente di vincoli e costrizioni, ereditato dal suo sangue cosacco. Inoltre la sua visione unitaria del cristianesimo, di cui sopporta con malcelato disagio divisioni, e scontri teologici, ecclesiologici e dottrinali, dichiarandosi un ortodosso “cattolico”, nel senso originario del termine. Forte del fatto che il cosmopolitismo cristiano non è rifiuto delle differenze, delle peculiarità culturali e linguistiche dei popoli.
È affascinante insomma la sua visione del mondo, nella prospettiva del Vangelo, pur con tutte le differenze che ancora caratterizzano cattolicesimo e ortodossia. Da cattolici è perciò necessaria una fede matura per affrontare questo testo e non essere turbati da eventuali discrepanze intellettuali. Insomma le differenze sono ancora reali, sebbene attenuate da un certo spirito di tolleranza: dalla Dormizione di Maria, al matrimonio per i sacerdoti, al non riconoscere i sacramenti oltre a quelli all’interno della Chiese Ortodosse (tanto da necessitare un secondo Battesimo per Siniakov, precedentemente battezzato alla nascita secondo il rito dei Vecchi Credenti, cosa che per lungo tempo ha alimentato suoi dubbi e perplessità, considerato che il Battesimo è proclamato come unico).
Senza peli sulla lingua Alexandre Siniakov ci accompagna nel suo personale percorso di crescita spirituale e lo fa senza evitare ingenuità da lui commesse nel passato come bruciare Il Maestro e Margherita, colto da un raptus da Santa Inquisizione, giudicandolo blasfemo. Ora se ne pente, comprendendo che quel gesto fu unicamente dettato da ignoranza, entusiasmo neofita ed eccessivo zelo riconoscendo al libro di Bulgakov il suo reale spirito di denuncia del regime sovietico, più che un attentato all’integrità della fede cristiana.
Insomma è un testo spirituale ricco e autentico, non privo di asperità, ma capace anche di voli poetici come quando ci descrive il cielo stellato della steppa, dove senza inquinamento luminoso sono visibili miriadi di stelle come ai tempi di Abramo, o di osservazioni molto personali quando ci esprime il suo metodo educativo, il suo amore per la natura e gli animali, o quando indica la necessità di abbandonare il nazionalismo religioso (fa accenno a Israele) in favore di una fratellanza universale che pone sullo stesso piano ogni uomo a qualsiasi paese, lingua, tradizione appartiene, tanto da citare gli Atti 11, 17,

Se Dio ha fatto a queste persone lo stesso dono di grazia che ha dato a noi che abbiamo creduto al Signore Gesù Cristo, chi ero io da poter impedire a Dio di agire?”.

Per raggiungere vette di saggezza quando per esempio puntualizza che più che criticare gli altri, la vera battaglia si compie all’interno di noi, lottando contro i nostri peccati e le nostre debolezze, e che il male non va cercato fuori, ma in ciò che ci impedisce di amare prima Dio, e poi il nostro prossimo.
Riportandoci al primo comandamento che già di per sé rende compiuta la Legge. Se ci limitassimo ad amare avremmo già di per sé ottenuto la pace, la completezza, la perfezione e la santità. Compreso questo ogni cammino di fede non può che portare alla salvezza per sé e per chi ci circonda, vedendo finalmente la verità luminosa in tutto il suo splendore.
Al netto delle sue connotazioni puramente spirituali, teologiche e correlate al sacro, Come la folgore sorge da Oriente ha la capacità di analizzare più nel profondo le relazioni tra Occidente e Oriente, entità più simili di quanto le apparenti divisioni sembrano comprovare, evidenziando infine quanto la spiritualità possa fungere da ponte tra due percorsi che non possono che tendere all’unità, nel rispetto delle differenze e delle perfezioni individuali.

Alexandre Siniakov nato a Stavropol (Russia) nel 1981, Alexandre Siniakov ha studiato alla Facoltà di teologia domenicana a Tolosa, prima di proseguire gli studi a Parigi, Cambridge (Gran Bretagna) e Lovanio (Belgio). È stato ordinato diacono nel 2003 e sacerdote nel 2004 a Vienna. Membro della rappresentanza della Chiesa ortodossa russa a Bruxelles, incaricato delle relazioni ecumeniche russe in Francia, dirige un seminario ortodosso nei dintorni di Parigi su incarico del patriarcato russo.

Source: libro inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo Alessandro dell’Ufficio stampa Edizioni San Paolo.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Bakhita – Il fascino di una donna libera di Roberto Italo Zanini (Edizioni San Paolo 2019) a cura di Giulietta Iannone

8 marzo 2019

bak2Oggi 8 marzo “Giornata internazionale della donna” vi parlo di un libro edito con le Edizioni San Paolo: Bakhita – Il fascino di una donna libera, del giornalista di “Avvenire” Roberto Italo Zanini. Chi era Bakhita, la “Fortunata” soprannome che le diedero in Africa i suoi rapitori? Bakhita nacque in Sudan, nella regione del Darfur, intorno al 1869. A 7 anni fu rapita da mercanti di schiavi e iniziò per lei un calvario fatto di vessazioni, umiliazioni e vere e proprie torture. Passa di padrone in padrone finché viene comprata dal console italiano in Sudan Callisto Legnani, che comprava schiavi per liberarli, e si può dire che da questo momento in poi assistiamo alla sua rinascita. Arriva in Italia, sbarcando nel porto di Genova, punto di partenza di tanti italiani in viaggio per le Americhe in quegli anni e viene “donata” alla moglie di Augusto Michieli che ne fa la bambinaia di sua figlia. Poi grazie a Illuminato Checchini che la accoglie nella sua famiglia come una figlia incontra Cristo, sarà suo infatti il primo crocifisso che riceve. Da questo momento in poi la strada per la santità la porta a diventare una consacrata della Congregazione delle Figlie della Carità. Muore a Schio l’8 febbraio del 1947. Papa Giovanni Paolo II la proclamerà santa il 1 ottobre del 2000, modello per tutti i credenti che vedono in lei un esempio da seguire nel cammino della vita. Come da un chicco di grano nasce un campo, così da una ragazzina africana analfabeta è nata una delle sante più venerate dalla cristianità. Una migrante se vogliamo, perché infondo lo fu, lasciò l’Africa per l’Italia in cerca di un futuro migliore e sul suo cammino non incontrò solo persone malvagie ma anche persone che l’aiutarono a essere ciò che divenne. La sua vita avventurosa, e per certi versi tragica, rispecchia il vissuto di tanti giovani africani che possiamo incontrare oggi nelle nostre strade, lei seguendo l’esempio di Cristo ha fatto del perdono la sua via verso la liberazione, perché in tutto e per tutto Giuseppina Bakhita divenne una donna libera. Roberto Italo Zanini utilizza come titolo di un capitolo questa frase: La libertà è sentirsi amata, e credo racchiuda il segreto della vita straordinaria di questa santa. Tra capitoli dedicati alla vita di Giuseppina Bakhita l’autore alterna altri dedicati a coloro che grazie a lei hanno spezzato le catene spirituali e morali, altrettanto odiose di quelle fisiche, che li tenevano legati alle loro vecchie vite per conquistare anch’essi la propria libertà. È un libro molto bello, apprezzabile da credenti e non credenti perché ci descrive una figura di donna che è stata più forte delle tremende prove che ha affrontato, e che ha raggiunto una vera e completa liberazione al di là di stereotipi o luoghi comuni. Facile non deve essere stato davvero per una giovane africana di pelle scura ambientarsi nel Veneto di fine Ottocento, in paesi dove non avevano mai visto un africano, ma la sua costanza e il suo carattere dolce ma determinato le hanno consentito di diventare la santa di cui oggi conosciamo la vita grazie alle memorie che dettò alle sue consorelle. E grazie all’autore che ha tracciato la sua figura in questo libro facendone una lettura agevole e interessante. Buona lettura e buona Festa a tutti i lettori di Liberi!

Roberto Italo Zanini, è giornalista e lavora presso la redazione romana di Avvenire. Si occupa di politica dei mass media. Ha collaborato con la rivista Popoli e Missione, settimanali diocesani e quotidiani locali. Per le Edizioni San Paolo ha pubblicato: Bakhita. Inchiesta su una santa per il 2000 (2001; 20053); «Io sono nessuno». Vita e morte di Annalena Tonelli (2004; 20124); Il cuore ci martellava nel petto. Il diario di una schiava divenuta santa (2004); Annalena Tonelli. Un amore più forte di ogni odio (2006); Padre Semeira. destinazione carità  (2008); Gina Tincani. Sulla strada delle alte cime (2008); Più forti del male. Il demonio, riconoscerlo, vincerlo, evitarlo (con G. Amorth, 20114).

Source: libro inviato dalle Edizioni San Paolo. Ringraziamo Alessandro dell’ Ufficio stampa.

:: Eurosia – Come un fiore di campo, Paolo Rodari, (Edizioni San Paolo 2018) a cura di Giulietta Iannone

19 ottobre 2018

eurosiaEurosia Fabris Barban, da tutti conosciuta come “mamma Rosa”, nacque il 27 settembre 1866 a Quinto Vicentino, un piccolissimo comune nella provincia di Vicenza, in Veneto. Era una donna semplice e umile, che con la forza della fede fece grandi cose nella sua vita e per le persone che la circondavano.
Donna, moglie, madre (di figli sia naturali che adottivi), catechista, sarta, terziaria francescana, Eurosia, proclamata beata dalla Chiesa cattolica il 6 novembre 2005, sotto il pontificato di Benedetto XVI, è un modello da imitare, per credenti e non credenti, e soprattutto una persona che ha affrontato le prove, anche dolorose della vita, illuminata dalla grazia di credere che dopo questa vita ci aspetta un altrove di pace e felicità, che il dolore di oggi passa e si dimentica, ma è l’eternità che va conquistata.
Eurosia, pur sentendosi “una peccatora”, in questo credeva fermamente e questa era la sua forza, assieme all’amicizia con Gesù Cristo, che sentiva presenza viva e attiva nella sua vita, e nella storia del mondo.
Di prove dolorose ne affrontò parecchie, la peggiore forse la perdita di un figlio, che per un genitore è certo il dolore più grande, ma anche in questo caso seppe convivere con il dolore e trasformarlo in carità.
Spesso si ha l’idea che la santità la si conquisti con grandi cose, grandi gesta, grandi accadimenti, Eurosia ci dimostra che invece anche nella vita quotidiana è possibile essere santi, cioè aderire pienamente al vero modello di vita giusta che è quello del Cristo.
A parlarci della vita di Eurosia è il saggista e vaticanista di Repubblica, Paolo Rodari, che con linguaggio spigliato e moderno, privo di retorica altisonante e senza farne un’ agiografia ampollosa, ha scritto Eurosia – Come un fiore di campo, un agile volumetto pubblicato da Edizioni San Paolo, preceduto dalla prefazione di Giovangiuseppe Califano, Postulatore Generale dell’Ordine dei Frati Minori, e dall’ introduzione di Gianluigi Pasquale OFM Cap., pronipote della beata.
Una lettura che, oltre ad avere un suo valore storico e documentaristico, fa bene al cuore, e trasmette pace e serenità. Una lettura piena di saggezza umile e popolare, e di testimonianze di chi la conobbe e di chi fu guarito, anche da gravi malattie, grazie alla sua intercessione, miracoli che ne determinarono la beatificazione.
Morì nel gennaio del 1932, circondata da un’ aura di santità, e la sua storia ben presto si è diffusa non solo nel Veneto e in Italia, ma ha varcato i confini del mondo intero.

PAOLO RODARI milanese (1973), è vaticanista di «Repubblica» e autore di diversi saggi. Con il cardinale Dionigi Tettamanzi ha pubblicato Misericordia (Einaudi Stile Libero, 2015) e, con Antonella Lumini, La custode del silenzio (Einaudi Stile Libero, 2016).

Source: libro inviato dalle Edizioni San Paolo. Ringraziamo Alessandro dell’ Ufficio stampa.

:: Elia il camminatore, Guia Risari (San Paolo edizioni 2018) a cura di Viviana Filippini

16 Mag 2018

Guia Risari torna in libreria con la storia di Elia il camminatore, edito da San Paolo.  EliaLa storia di Elia racchiude in sé timidezza, amore per una vita sana, bisogno di amicizia e anche un pizzico di timore che, pian piano, il piccolo protagonista riuscirà a superare. Elia infatti è un bambino che ama molto camminare, spesso però lo fa da solo, perché è timido e ha vergogna di chiedere a qualcuno di andare con lui. Teme di essere respinto e non capito nel suo bisogno di fare lunghe, lunghissime passeggiate. Elia allora domanda ai suoi genitori di prendergli un animaletto che lo accompagni nelle sue camminate e così il piccolo si trova con un piccolo porcellino d’India. L’animaletto si stanca presto viste le sue corte zampette e allora arriva un gatto che si carica sul dorso il porcellino. Animali su animali si aggiungo a fare compagnia al protagonista, fino a che Elia si trova a camminare con al guinzaglio un elefante, con sopra un asino, con sopra un bue, con sopra un cane, con sopra un gatto e su, in cima alla piramide, eccolo là il porcellino d’India. Una situazione un pochetto difficile da gestire per il piccolo podista che troverà una soluzione per tutti gli animali, in modo tale da non avere uno zoo al seguito durante le sue passeggiate, ma un’altra piacevole compagnia. Il libro di Guia Risari è un testo per bambine che evidenzia, attraverso il piccolo protagonista, l’amore per lo sport, perché Elia macina chilometri su chilometri camminando, e camminare non è solo uno spostamento attraverso un luogo, ma è anche un modo per osservare e scoprire al meglio la realtà che lo circonda. Da Elia il camminatore emerge anche un profondo amore e rispetto per gli animali, ai quali Elia darà la giusta casa. Elia però è un bambino timido, e il suo andare a zonzo a piedi lo aiuterà a superare questo suo aspetto del carattere e a trovare il coraggio di chiedere a chi gli sta vicino (una ragazzina) di camminare con lui. La storia del piccole Elia è un avventuroso cammino di educazione alla vita sana e al rispetto per il prossimo simile e diverso dal proprio io. Elia il camminatore Guia Risari è da leggere in compagnia, magari proprio passeggiando. A dar forma visiva alla bella storia di coraggio e amicizia scritta da Guia Risari ci sono le illustrazione di Giulia Rossi. Età di lettura: da 6 anni.

Guia Risari è nata nel 1971 a Milano, dove ha compiuto studi classici e si è laureata in Filosofia Morale all’Università Statale con una tesi su Jean Améry, lavorando come educatrice e giornalista per “L’Unità”. Si è specializzata in Modern Jewish Studies alla Leeds University. Ha vissuto in Francia, dove, oltre a scrivere e tradurre, ha insegnato e svolto ricerche in socio-critica, storia, letteratura orale e comparata delle migrazioni.
Ha tenuto conferenze in varie università sulla filosofia morale, la letteratura concentrazionaria e delle migrazioni. Ha tradotto saggi e romanzi dal francese e dall’inglese per Feltrinelli, e/o, Alet, Giuntina, White Star. Ha curato testi di poesia ed ecologia. È autrice di racconti, pubblicati su riviste e antologie. Per l’infanzia, e non solo, ha pubblicato diversi libri che potete trovare al seguente https://www.guiarisari.com/ITALIANO/pubblicazioni.html

Giulia Rossi è Nata a Rimini nel 1987. Dopo la laurea in architettura presso l’Università di Ferrara e il master in illustrazione editoriale all’Accademia di Belle Arti di Macerata, ha collaborato con i più importanti editori italiani realizzando copertine e albi illustrati. Le sue illustrazioni sono state selezionate in occasione di diverse mostre e concorsi a livello nazionale e internazionale. Curiosità, ricerca e sperimentazione sono alla base del suo lavoro. Nelle sue immagini è sempre volta a cercare nuovi linguaggi espressivi, facendo interagire tecniche artistiche tradizionali con elaborazioni digitali. http://giuliarossiart.tumblr.com

Source: richiesto all’editore.

:: La luce infondo al tunnel – Dialoghi sulla vita e la modernità di Zygmunt Bauman (Edizioni San Paolo 2018)

28 marzo 2018
La luce in fondo al tunnel_cover

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Socrate per primo, secondo quanto riportato da Platone, introdusse il dialogo come metodo dialettico di ricerca filosofica. Non stupisce che dopo secoli sia ancora il metodo migliore per veicolare pensieri, idee, teorie, spesso di difficile comprensione se non nettamente rifiutate o avversate.
La luce infondo al tunnel riporta, perlomeno nella parte centrale del volume, una lunga conversazione, finora inedita, tra Zygmunt Bauman e Mario Marazziti, giornalista e editorialista del Corriere della Sera, svolta a Antwerpen nel settembre del 2014. Fatta di domande e di risposte. Ma più di un’ intervista, più creativa. Insomma il dialogo è in essere, apportano idee, e pensieri entrambi gli interlocutori, a volte concordi, a volte non del tutto.
Oltre a questa conversazione, il testo contiene riflessioni, e contributi di Bauman ai lavori dell’ Incontro internazionale uomini e Religioni Peace is the future, e dell ‘Incontro internazionale uomini e Religioni Sete di Pace: religioni e culture in dialogo tenutosi ad Assisi nel settembre del 2016. Chiude un saggio conclusivo di Andrea Riccardi, fondatore della comunità di Sant’ Egidio, dal titolo Papa Francesco e Zygmunt Bauman.
Zygmunt Bauman non ha bisogno di grandi presentazioni, è stato un filosofo e sociologo polacco, di origini ebraiche, ateo, di formazione marxista, trasferitosi a insegnare in Inghilterra, teorico della “società liquida”.
Come sintetizza in modo chiaro e conciso nell’ introduzione il professore di Storia delle relazioni internazionali Luca Riccardi, se vogliamo capire il cuore del pensiero di questo “eroe intellettuale del nostro tempo”, dobbiamo abbandonare o usare in modo diverso le categorie interpretative del passato.
La globalizzazione, l’individualismo estremizzato che si oppone al concetto di comunità, la porzione di umanità che definisce ridondante, le vite di scarto, le migrazioni, la paura, l’incertezza, la memoria, il ruolo degli anziani, sono tutti temi che Bauman affronta sentendosi non un osservatore privilegiato, ma parte dell’ umanità in cammino.
Fino all’incontro decisivo con il pensiero di Papa Francesco, la luce infondo al tunnel del titolo, capace di rischiarare il pessimismo strutturale che intride le riflessioni e le conclusioni del sociologo polacco.
Perché non ostante le difficoltà, la crisi in cui versa la società contemporanea, bisogna sempre immaginarsi una luce alla fine del tunnel, che forse non vedremo noi, ma le generazioni che ci succederanno.
L’importanza del dialogo è centrale nel pensiero di Bauman, e accomuna in modo sostanziale e indissolubile il sociologo e Papa Francesco, seppure così diversi per formazione e percorsi di vita. Il dialogo è l’unica strada percorribile per raggiungere la pace, condizione necessaria e indispensabile perché l’umanità abbia un futuro.
Da leggere per coprendere il pensiero lucido e  scevro da preconcetti di uno dei pensatori più importanti e influenti del nostro tempo. Con una profezia se vogliamo racchiusa nelle pagine: se Papa Giovanni Paolo II ha contribuito, non unico attore in un gioco di complesse congiunture geopolitiche, alla caduta del comunismo, Papa Francesco farà altrettanto con il capitalismo. Staremo a vedere.

Zygmunt Bauman è nato a Poznań nel 1925 in una famiglia di origini ebraiche. Rifugiatosi in Unione Sovietica allo scoppio della Seconda guerra mondiale, rientrò in Polonia al termine del conflitto e si laureò in sociologia all’università di Varsavia. Nel 1968, in seguito a un’epurazione antisemita, emigrò dapprima a Tel Aviv e poi a Leeds, dove ottenne una cattedra di sociologia. Da allora ha quasi sempre pubblicato le sue opere in inglese, ottenendo particolare riscontro soprattutto dopo l’abbandono dell’insegnamento. La sua reputazione crebbe rapidamente verso la fine degli anni Ottanta, e oggi è considerato tra i più grandi teorici della società del XX secolo. Particolare notorietà ha assunto il suo concetto di società “liquida”: l’incertezza dei nostri tempi moderni e la trasformazione dei cittadini in consumatori hanno come conseguenze la fine di ogni certezza e una vita sempre più frenetica e sottomessa all’esigenza di adeguarsi alle scelte della maggioranza, pena l’esclusione dal gruppo.

Luca Riccardi è professore ordinario di Storia delle relazioni internazionali presso l’Università di Cassino e del Lazio meridionale. È specializzato nello studio della politica estera italiana del XIX e XX secolo.

Mario Marazziti dirigente Rai, giornalista, editorialista del Corriere della Sera e già portavoce della Comunità di Sant’Egidio, è deputato al Parlamento Italiano. Attualmente è Presidente della Commissione Affari Sociali della Camera.

Andrea Riccardi ha fondato, nel 1968, la Comunità di Sant’Egidio, conosciuta per il suo impegno nel campo della pace, del dialogo interreligioso e dell’evangelizzazione in oltre settanta Paesi. Storico, professore emerito di Storia contemporanea presso l’Università degli Studi Roma Tre, è noto anche per i suoi studi sulla Chiesa in età moderna e contemporanea.

Source: libro inviato dalle Edizioni San Paolo. Ringraziamo Alessandro dell’ Ufficio stampa.

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:: Free Book #Giveaway: Tutto un altro mondo di Alessia Mosca

21 marzo 2018

Tutto un altro mondo

Globalizzazione e innovazione tecnologica: la strada europea. Prefazione di Enrico Letta.

Per quanto abbia portato grandi progressi e nonostante abbia plasmato una realtà che, dati alla mano, è generalmente migliore del passato anche recente, la globalizzazione è oggi pesantemente sotto attacco. Questo perché gli effetti della sua evoluzione rapidissima non sono stati tutti positivi e si sono create diseguaglianze. È venuto, dunque, il momento di discutere di come l’apertura del commercio su scala mondiale influisca sulla vita di ciascuno, e di quali siano i pericoli concreti che può causare e quali, invece, le false accuse che le vengono mosse. Ma è anche venuto il momento di rendere conto di come la percezione che la riguarda, spesso negativa, nasconda in realtà molti dei vantaggi che ha introdotto. Alessia Mosca prende il concetto di globalizzazione e lo spezzetta, gettando nuova luce sulle tante ombre che lo attorniano, con onestà e senza sconti, nell’intento positivo di mostrare, in modo semplice, tutte le sfaccettature che lo rendono un argomento tanto complesso e così sfidante per i sistemi tradizionali di rappresentanza democratica. Lo fa concentrandosi in particolar modo sulla prospettiva europea, che in questi ultimi anni, grazie al suo ruolo nella Commissione Commercio internazionale del Parlamento Europeo, ha contribuito a delineare.

Alessia Mosca, Tutto un altro mondo. Globalizzazione e innovazione tecnologica: la strada europea, Edizioni San Paolo 2018, pp. 160, euro 17,00.

ALESSIA MOSCA è deputata al Parlamento Europeo dal 2014. È coordinatrice del Gruppo S&D nella Commissione Commercio internazionale e vice presidente della Delegazione per le relazioni con la Penisola arabica. Si occupa principalmente di tematiche connesse alla globalizzazione e, in modo particolare, segue e ha seguito diversi accordi e negoziati commerciali condotti dall’Unione Europea. Dal 2018 è Invited Professor presso l’Università Sciences-Po di Parigi, dove tiene un corso di EU Trade Policy. Prima di arrivare a Bruxelles, è stata deputata al Parlamento italiano, dal 2008 al 2013, dapprima membro della commissione Lavoro poi capogruppo nella commissione Politiche Europee. Ha dedicato molto del suo impegno alle tematiche di genere e ai temi del lavoro e delle opportunità per i giovani. Sua è la proposta che ha portato alla legge n. 120/2011, conosciuta come legge “Golfo-Mosca”, volta a introdurre quote di genere nei consigli di amministrazione delle società quotate e partecipate.

Ecco il libro scelto per il giveaway in occasione del mio compleanno: una copia cartacea di Tutto un altro mondo di Alessia Mosca messa gentilmente a disposizione dall’editore Gruppo Editoriale San Paolo e da Alessandro che ringraziamo.

Come si partecipa?

E’ semplice: commentando questo post e scrivendo cosa vi viene in mente sentendo parlare di globalizzazione. Tra tutti i partecipanti verrà estratta copia del libro più alcuni adesivi di Liberi.

Alcune regole:

  • Possono partecipare a questo giveaway tutti i lettori di Liberi (maggiorenni) residenti in Italia (non effettuerò spedizioni all’estero).
  • Si partecipa commentando questo post e rispondendo alla domanda secondo le modalità sopra riportate.
  • Nessun acquisto è necessario. Ogni persona può partecipare con un solo commento.
  • Il libro è messo a disposizione dall’editore, io mi occuperò della spedizione.
  • Il vincitore non è obbligato a recensire il libro. Ma se poi vuole lasciare un commento, sempre a questo post sarà molto gradito, come una foto che dimostra che l’ ha ricevuto. Se lo recensite sul vostro blog, segnalate che l’avete ricevuto gratuitamente tramite il blog Liberi di scrivere.
  • Il giveaway apre oggi mercoledì 21 marzo e termina sabato 21 aprile. Il vincitore sarà avvertito per email lunedì 23 aprile e dovrà fornire un indirizzo valido per la spedizione.
  • C’è una soglia minima di partecipanti: devono partecipare almeno 10 lettori altrimenti il giveaway sarà annullato (e io mi tengo il libro 🙂 )
  • Gradita, ma non obbligatoria, una foto che testimoni il ricevimento del libro.

Ecco è tutto! Partecipate numerosi!

Vince: Ippolita Luzzo.

:: Scoprirsi down. La storia di Alberto, raccontata da lui stesso di Alberto e Ezio Meroni (Edizioni San Paolo 2018)

27 febbraio 2018
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Alberto è un ragazzo come tanti, nato a Desenzano del Garda nel 1994. Un ragazzo che ha deciso, assieme a suo padre Ezio, di farci un grande dono, raccontarci la sua vita. Dalla nascita (il suo era uno spermatozoo molto consapevole) ai giorni nostri, ormai adulto. Dal 2015 con un impiego, lavora infatti come cameriere e cuoco presso il ristorante Hortus di Cusano Milanino.
Una storia di successo la sua, nessun grande eclatante avvenimento, ma tanti piccoli tasselli di una vita che sì possiamo definire felice. Due genitori che l’hanno amato e cresciuto, dandogli la migliore educazione possibile, una grande passione lo sport, la pallavolo, la scuola, le uscite con gli amici, l’oratorio, ripeto una storia simile a quella di tanti e tanti ragazzi che vivono nel nostro paese.
Una storia che comunque andava raccontata, e Alberto con il suo stile limpido e tranquillo, venato anche da una sottile e divertita ironia, lo fa consegnando la sua vita a noi. Di solito chi scrive di sé, e traccia una propria biografia non avendo ancora raggiunto la vecchiaia, (Alberto ha ancora tutta la vita davanti), lo fa se è stato protagonista di eventi drammatici rapimenti, aggressioni, tragedie più o meno varie, Alberto invece ci vuole trasmettere la sua felicità di avere avuto il dono della vita, l’amore di una famiglia, di essere riuscito a superarare i piccoli e grandi ostacoli che ha trovato sul suo cammino. Una storia felice, di esempio anche per altri.
Leggendo questo libro si ha la netta sensazione di leggere la storia di un ragazzo normalissimo, comune, con le sue gioie e le sue tristezze, e se non fosse che proprio lui ci ricorda la particolarità con cui è nato, noi non ce ne accorgeremo assolutamente.
Tutti i ragazzi hanno problemi a scuola, difficoltà con i compagni. Essere vittima di anche velate forme di bullismo è capitato più o meno a tutti. Tutti i ragazzi si possono sentire emarginati, derisi, non capiti, a volte vittime dell’ignoranza o della vera e propria cattiveria. Sono cose che capitano a tutti, anche a chi ha tutti i cromosomi giusti nelle proprie cellule.
E Alberto ne ha qualcuno in più. Ha gli occhi a mandorla, e alcune caratteristiche tipiche di chi ha la Sindrome di Down o Trisomia 21.
Ormai la scienza permette di individuare questa anomalia genetica prima della nascita, e si può scegliere di interrompere la gravidanza. I genitori di Alberto, hanno rifiutato l’amniocentesi, e anche se l’avessero scoperto, entrambi credenti, non avrebbero escluso questa vita. Insomma gli hanno dato una possibilità, e Alberto ha fatto di tutto per giocarsela, per conquistare una vita indipendente e normale.
Scoprirsi down, libro narrato in prima persona, parla della sua vita e pone a noi alcune questioni morali che non sono mai semplici. Né per i genitori, né per i medici, né per chi dovrà vivere poi per tutta la sua vita con alcune limitazioni, che indubbiamente ci sono. Ma la Sindrome di Down non pregiudica la vita, non è come nascere senza un organo vitale.
Alberto ha lottato per la sua, e l’ha fatto con grande coraggio e forza.
Non è stato cresciuto come un “poverino”, da due genitori che con grande intelligenza hanno capito che dovevano trattarlo come un ragazzo normale, sgridarlo quando si comportava male, premiarlo per i suoi successi, senza pietismi o sensi di colpa.
Vivere con una disabilità, non è facile, ma è proprio vivere che non è facile, e di esseri perfetti non ce ne sono. Poi ognuno compie le sue scelte, ma è interessante per una volta sentire la voce di un diretto interessato. Buona lettura.

Alberto Meroni è nato a Desenzano del Garda nel 1994 e vive a Cinisello Balsamo. Dopo aver conseguito l’attestato presso l’Istituto Alberghiero Olivetti di Monza, ha svolto un tirocinio lavorativo di due anni seguito dalla Cooperativa Sociale In-Presa di Carate Brianza. Dal luglio 2015 lavora come cameriere e cuoco presso il ristorante Hortus di Cusano Milanino, assunto con un contratto di formazione trasformatosi poi in un rapporto a tempo pieno e indeterminato. Oltre alla cucina ha un’altra grande passione: la pallavolo. Quando gli impegni glielo consentono, segue le partite del Vero Volley Monza con il gruppo degli ultras. Inoltre è assistant coach di una formazione giovanile della medesima società e gioca nella squadra Special Olympics, nata dalla collaborazione tra il Vero Volley e l’Associazione Tremolada. Il sogno nel cassetto? Aprire un ristorante tutto suo sul Lago di Garda.

Ezio Meroni è nato a Cinisello Balsamo nel 1954. Appassionato di storia locale, ha scritto diversi volumi sulla comunità e sulla parrocchiale di Sant’Ambrogio, sull’antica chiesetta di Sant’Eusebio, sul Movimento Cooperativo, sull’antifascismo e sulla Resistenza. Nel 2004 per San Paolo ha pubblicato Sentieri di Libertà e il racconto La Messa partigiana, inserito nella raccolta antologica Misteri di Natale. Successivamente ha dato alle stampe alcune biografie di importanti personaggi nella storia di Cinisello Balsamo. Nel 2011 è uscito il suo romanzo Angela. Una storia d’amore nella guerra partigiana, seguito tre anni dopo dalla ricerca biografica Vittorio Beretta Un segno per la città.

Source: libro inviato dalle Edizioni San Paolo. Ringraziamo Alessandro dell’ Ufficio stampa.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Siamo qui siamo vivi – Il diario inedito di Alfredo Sarano e della famiglia scampati alla Shoah a cura di Roberto Mazzoli (Edizioni San Paolo 2017)

26 gennaio 2018
Siamo qui siamo vivi sarano

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«Questo è il racconto di come si svolse questo capitolo della storia dell’ebraismo italiano che io ho vissuto giorno per giorno…» Alfredo Sarano

Custodito per oltre settant’anni in un cassetto dalle figlie Matilde, Vittoria e Miriam, il diario di Alfredo Sarano riemerge oggi dal passato aggiungendo nuove, preziose pagine di storia al libro del genocidio del popolo ebraico. Fogli ormai ingialliti dal tempo si affiancano così alle opere di Anna Frank ed Etty Hillesum, scritte proprio per vincere il silenzio e testimoniare l’orrore delle persecuzioni. Questo volume è frutto delle ricerche di Roberto Mazzoli, che ha riportato alla luce il diario di Alfredo Sarano inquadrandolo nel contesto storico dell’epoca e riportando le testimonianze dei sopravvissuti. Un libro che riporta alla luce l’eroismo di Alfredo Sarano, l’uomo che mise in salvo migliaia di vite nascondendo gli elenchi della comunità ebraica milanese.

Domani è il 27  gennaio, Giorno della memoria. Tra oggi e domani usciranno qui su Liberi di scrivere diversi articoli dedicati alle commemorazioni delle vittime della Shoah, diversi libri che abbiamo letto in questi giorni, anche se almeno io personalmente ne leggo anche in altri periodi dell’anno. Ma domani è un giorno che ci dovrebbe accomunare nel ricordo, ebrei e non ebrei, nella speranza che la storia non si ripeta, che genocidi simili non succedano più. Siamo qui, siamo vivi, a cura di Roberto Mazzoli, edito da San Paolo Edizioni, è un libro edito nel novembre del 2017 che fa parte dei libri non romanzati dedicati all’Olocausto. E’ un diario, commentato e argomentato dal curatore Roberto Mazzoli, di Alfredo Sarano, ebreo milanese d’adozione, nato in Turchia nel 1906 da Mosè e Allegra Sarano. Credo i nomi siano importanti, parlando di un periodo in cui alle persone erano dati numeri, che venivano tatuati sulla loro pelle. Ma non erano numeri, erano persone, avevano dei nomi e una storia. Alfredo Sarano a vent’anni nel 1926 arrivò a Milano dove si iscrisse alla facoltà di economia e commercio dell’ Università Bocconi.

Nel volgere di pochi mesi Sarano entra a stretto contatto con i più influenti protagonisti del sionismo italiano e assiste, spesso contribuendovi, alla nascita delle istituzioni ebraiche nazionali e internazionali più significative.

Il suo diario quindi oltre che per il suo valore di testimonianza privata, ha anche un valore di grande rilevanza storica, citando nomi, fatti, date, situazioni storiche precise e documentabili di cui per molti anni non si era a conoscenza. Altra luce che si fa sulla storia dell’ebraismo italiano, valida quindi non solo per il suo valore soggettivo ma anche oggettivo, di analisi su come era effettivamente organizzato l’ebraismo milanese sul finire degli anni Venti. Su cosa accadde realmente una volta promulgate le Leggi Razziali nel 1938, sull’ ingenuità di certe affermazioni di alcuni ebrei che allora vedevano in Mussolini una figura tutto sommato positiva.
Dopo la laurea Alfredo Sarano fu assunto come impiegato nella Comunità ebraica come addetto ai tributi, e proprio questa sua specifica attività gli consentì di stilare liste, avviare un vero e proprio censimento della popolazione ebraica. I nazisti fecero di tutto per mettere le mani su queste liste, e proprio l’ostruzionismo di Sarano, consentì di salvare molte vite.

Ma che fine fanno gli elenchi e gli schedari comunitari nascosti da Sarano nelle cantine?  

Anche a questo Siamo qui siamo vivi dà una risposta. Come ci parla, dandone testimonianza, dei tanti sacerdoti, o persone comune che a rischio della loro vita nascosero e aiutarono gli ebrei a sfuggire dalla deportazione.

Allora, secondo la nota espressione dello storico Renzo De Felice, ogni ebreo dovette la sua salvezza a un italiano. E la famiglia Sarano non fa eccezione. Ad aiutarli ci pensarono alcuni contadini del posto, un frate e, nell’agosto del 1944 addirittura un giovane allievo ufficiale della Wehrmacht.

Si chiamava Erich Elder e il suo nome e la sua vicenda giungono a noi dopo 70 anni. Aveva solo vent’ anni ed era partito per il fronte italiano dal suo paese di Pfarrkirchen, nella Baviera cattolica e in Italia si prodigò per salvare gli ebrei sfollati a Pesaro. E qui si intersecano e sovrappongono con stralci anche del suo diario i ricordi del giovane tedesco e di Sarano. Mazzoli riporta i più significativi e sottolinea che Elder decise di non arrestare nessuno nè tantomeno di procedere alla deportazione.
Come scrive Liliana Segre nella prefazione, forse solo il tempo, la vecchiaia e la saggezza, rendono possibile conoscere questa storia edificante e positiva apprezzandola come è giusto che sia. Considerando lui giusto, contornato da mostri.

Roberto Mazzoli è nato nel 1971 a Milano, sposato e con tre figli. Laureato in Scienze Politiche, ha conseguito un master Fse in diritto ed economia dell’Unione Europea lavorando poi come responsabile della comunicazione aziendale per alcune importanti realtà dell’industria del mobile.
Si è perfezionato in Scienze Storico-Antropologiche delle Religioni all’Università degli Studi Carlo Bo di Urbino e ha frequentato il corso di Alta Formazione per Animatori della Comunicazione e della Cultura presso la Pontificia Università Lateranense.
È giornalista e direttore editoriale del settimanale Il Nuovo Amico delle Diocesi di Pesaro, Fano e Urbino. Collabora da diversi anni con il quotidiano Avvenire e con l’Agenzia nazionale Sir, per la quale è stato inviato speciale in occasione del Congresso Eucaristico Nazionale di Ancona del 2011. Ha ricoperto vari incarichi all’interno del Consis e della Federazione Italiana Settimanali Cattolici. È ideatore del premio giornalistico Valerio Volpini e, dal 2012, è responsabile del mensile d’informazione Penna Libera Tutti, realizzato con i detenuti della Casa Circondariale di Pesaro. Nel 2017 ha ricevuto il premio giornalistico nazionale Sentinella del Creato.

Alfredo Sarano nasce ad Aydin in Turchia nel 1906. Nel 1911 la sua famiglia viene esiliata a Napoli a causa della nazionalità italiana per via della guerra con la Turchia. Nel 1926 si iscrive alla Bocconi di Milano e, dopo la laurea nel 1931, viene assunto dalla Comunità Israelitica di Milano per redigere le liste anagrafiche di tutta la popolazione ebraica del capoluogo lombardo. Nel 1938 si sposa con Diana Hadjes dalla quale avrà tre figlie: Matilde, Vittoria e Miriam. Nel 1943 dopo l’occupazione tedesca di Milano riesce a nascondere gli elenchi degli ebrei da lui stesso redatti (oltre 14.000 persone) sottraendoli così in larga parte ai rastrellamenti. Fugge con l’intera famiglia sulle colline di Pesaro dove è costretto a nascondere l’appartenenza alla “razza ebraica” grazie all’aiuto di un frate francescano e di un ufficiale della Wehrmacht. Si salva dai bombardamenti alleati sul convento del Beato Sante e si unisce alla Brigata Ebraica. Prima del termine della guerra come direttore dell’Ufficio Palestinese di Roma aiuta oltre 600 immigrati a raggiungere il nascente Stato di Israele. Dopo la Liberazione torna a Milano per ricoprire la carica di Segretario della Comunità su nomina di Raffaele Cantoni. Nel 1969 si trasferisce con la famiglia in Israele. Prima delle morte (1990), consegna alle sue tre figlie un diario di memorie nel quale ripercorre con grande dettaglio gli anni delle persecuzioni contro la sua amata Comunità che cercò di proteggere dalla Shoah mettendo a rischio la propria vita e quella della sua famiglia. Il manoscritto di Alfredo Sarano, di enorme rilievo storico, rimane inedito fino ad oggi.

Source: libro inviato dalle Edizioni San Paolo. Ringraziamo Alessandro dell’ Ufficio stampa.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Don Lorenzo Milani – L’esilio di Barbiana di Michele Gesualdi (Edizioni San Paolo 2016) a cura di Daniela Distefano

21 dicembre 2017
DON LORENZO MILANI

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Il Natale che ci accingiamo a festeggiare con più o meno gioia non sarà ricco e opulento come negli anni d’oro della nostra età moderna, ma dovrebbe essere celebrato con uno sguardo al Cielo riflesso sul pianeta, assimilando il buono che il Creatore ha seminato nel cuore degli uomini. Questo libro è un regalo perfetto sotto l’albero, benefico per chi lo fa e per chi lo riceve. Grazie ad esso sappiamo che a volte la parabola di una vita si misura e comprende dal suo finale. Non solo – quindi – un libro di ricordi, scritto da chi fu un “ragazzo” vicino a don Lorenzo Milani e un testimone, ma qualcosa di più profondo come se l’autore scrivesse nel linguaggio di Barbiana, questo piccolo mondo ormai scomparso, una montagna in cui sopravviveva un’Italia marginale e povera negli anni Cinquanta e Sessanta. Oggi Barbiana è legata per sempre alla memoria di don Lorenzo, evocata anche sulla sua tomba, dove oltre al nome e cognome, la data di nascita e morte, è scritto: “Priore di Barbiana”.
Don Milani, un vero simbolo, un’icona, non un semplice educatore ma anche un pedagogista rivoluzionario, un attivista sociale (infatti il suo scritto più eclatante, “Lettera a una professoressa”, ha avuto una funzione molto importante nel ’68, un testo di denuncia delle disuguaglianze scolastiche). Don Milani accettò l’esilio all’età di trentuno anni perché cristiano che ha scelto i poveri e il Vangelo.
Egli veniva da una famiglia ricca e colta con i genitori di diversa formazione religiosa.
Però da giovanissimo percepì un turbamento interiore che lo portò a rifiutare il mondo privilegiato della sua famiglia per intraprendere un’altra strada, quella che gli consentì di camminare fra i poveri e gli ultimi.
Da dove traeva questa forza interna? Perché si prodigò così tanto da spremersi per educare ragazzi dal destino monco?
Egli intuiva una verità ineluttabile, cioè che la vera supremazia del forte sul debole sta nel possesso della cultura, per chi ne è dotato tutto è libera scelta, per gli altri solo cieca fatalità.
La sua morte ne sancì l’immortalità: egli sapeva che “Dio non toglie nulla, e, se toglie, è solo per far posto a qualcosa di più grande”.
Buon Natale.

Michele Gesualdi è stato uno dei primi sei “ragazzi” per i quali Don Lorenzo Milani organizza in canonica di Barbiana la scuola nel 1956. Dopo Barbiana Gesualdi ha fatto il sindacalista a Milano e a Firenze come segretario generale CISL. Per due legislature è stato presidente della Provincia di Firenze dal 1995 al 2004.
Al termine dei mandati amministrativi è ritornato sulle sue colline di Barbiana in Mugello.
Oggi è presidente della Fondazione Don Lorenzo Milani.
Da sempre porta avanti la sua opera di ricerca, raccolta e tutela della documentazione riguardante don Milani e la sua scuola che ha curato e ordinato in diverse pubblicazioni.
Per le Edizioni San Paolo ha pubblicato le “Lettere di don Lorenzo Milani Priore di Barbiana” (2007) e “Perché mi hai chiamato?” (2013).

Source: libro inviato al recensore dalle Edizioni San Paolo. Ringraziamo Alessandro dell’ Ufficio stampa.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: L’ultimo segreto di Lady Diana. Il mistero del rapporto tra la principessa più amata e Madre Teresa di Luciano Regolo (San Paolo, 2017) a cura di Daniela Distefano

27 settembre 2017

Senza titolo-7Lady Diana e Santa Madre Teresa di Calcutta – due icone che non appartengono più al Tempo – sono edere pulsanti nel nostro registro dei ricordi.
Se appartennero ad un opposto contesto, la morte di entrambe le avvicinò, l’una fu il puntello dell’altra.
Ma chi era davvero Lady Diana? Quale fu la sua amletica eredità?
Nel suo intimo sgorgarono e crebbero, con costanza, la ricerca spirituale e il bisogno genuino di lenire gli affanni altrui.
Proprio in questa spinta verso l’Oltre, Diana trovava il più autentico conforto al dolore interiore e alle prove per lei inaccettabili.
Anche per Madre Teresa Lady Diana era “una matita nelle mani di Dio”.
Alcuni scettici pensavano che Lady Diana strumentalizzasse la sua figura.
Ecco la risposta della Santa: “Io non ho mai incontrato la principessa Diana. Non ho mai ricevuto la principessa Diana, ma l’infelice Diana, è una cosa molto diversa”.
Per lei principesse o poveri erano la stessa cosa, chiunque avesse bisogno di amore era povero. E Diana aveva bisogno d’amore, Madre Teresa ne aveva avvertito in pieno la sofferenza.
Le sue parole ed il suo esempio lasciarono un solco profondo in Lady Diana e per rendersene conto basta guardare come e quanto cambiò la sua vita dal ’92 in poi o le iniziative in cui si impegnò anche a livello internazionale.
Crebbe in lei la consapevolezza del senso da dare alla sua vita. Sulla sua scrivania bene in evidenza la frase di Madre Teresa che aveva scelto quale motto della sua rinascita: “Una vita non vissuta per altri non è una vita”.
Queste due donne del mondo moderno non operarono metodicamente, come specialiste nell’alleviare l’agonia umana; come soleva dire
Santa Teresa di Calcutta:”Quello che facciamo non è assistenza sociale, ma l’opera di Dio. Non siamo assistenti sociali, siamo anime consacrate, chiamate a compiere l’opera di Dio”.

Luciano Regolo, classe 1966, giornalista, ha lavorato per diverse testate come “Repubblica”, “Oggi” e “Chi”. Ha diretto “Novella 2000”, “Eva Tremila” e “Vip”, il quotidiano “L’Ora della Calabria”, ricevendo a Ischia nel 2014 il premio speciale per la difesa nella libertà di stampa, e poi “Mate”, la prima rivista di divulgazione matematica.
Attualmente è freelance. Ha scritto numerosi libri sulla storia dei Savoia e sul rapporto oscuro tra Corona e fascismo e i best seller: “Natuzza Evolo.
Il miracolo di una vita” (2010), “Natuzza amica mia” (2011), “Il dolore si fa gioia: Padre Pio e Natuzza. Due vite, un messaggio (2013), “Le lacrime della Vergine (2014) e “Dove la Madonna parlò a Natuzza”(2014);
con padre Raffaele Talmelli “Il diavolo. Riconoscere la sua seduzione, difendersi dai suoi attacchi” (2014).

Source: inviato dalla casa editrice al recensore, si ringrazia Alessandro Fuso dell’ ufficio stampa.