:: Intervista a Stefano Di Marino a cura di Giulietta Iannone

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Stefano Di Marino

LdS Benvenuto Stefano su Liberidiscrivere. E’da tanto che volevo intervistarti. Sei uno dei pochi autori italiani specializzati in noir d’azione. Presentati ai nostri lettori, tuoi pregi e tuoi difetti.

SDM- Ciao a tutti. Presentarmi? Sono uno che da ragazzo sognava di trasformare il suo hobby in un lavoro. Adesso che ci sono riuscito ho scoperto di non sapere fare altro. Un po’ come Il Professionista, il mio personaggio più fortunato… solo che a differenza sua non devo alzarmi tutti i santi giorni e sparare a qualcuno. Quindi direi che è andata meglio a me che a  Lui… (Sorride)

LdS- Parlaci della tua Milano. Ami l’Italia o preferisci i luoghi esotici?

SDM- Sono cresciuto con Salgari, il mito dell’Oriente dove ho effettivamente passato parecchio tempo, le arti marziali e tutto quel genere di mitologia. Poi, quasi per caso, anni fa, ho scoperto che anche la mia città è un ottimo set per le storie che racconto. Milano. Gangland. Ormai la città di Chance Renard, il Professionista, da diversi anni. Ma anche la mia. Ci sono cresciuto ne ho letto la cronaca ma soprattutto ne ho studiato la geografia criminale. Ho girato le sue strade di giorno e di notte. Studiando la gente, guardando le facce, le vie buie che non finiscono mai. Quelle belle e quelle meno La Milano da bere, delle modelle, della coca, dei salotti buoni. Ma anche la Milano dei tunnel della Stazione, dei binari morti, dei giardinetti striminziti dove si vende di tutto e tutti. La città dei film di Di Leo, di Lenzi, di Martino dei romanzi di Scerbanenco, la Milano degli anarchici, dei centri occupati, delle mille mafie extracomunitarie, della mala italiana che dal Sud è venuta qui a spartirsi il bottino,  la città delle lucciole, dei trans in guerra tra loro, del ‘ tutto a posto e niente in ordine’.  La città dei banditi famosi, della rapina di via Imbonati, dei quartieri cinesi, della casbah, dei bastioni dove i ragazzini romeni si mettono in vendita così, come se fosse normale. La Milano dei pornoshop, dei centri massaggi, dei club privè, delle catene di pizzerie che nascono come funghi e spariscono il giorno dopo per coprire chissà quali riciclaggi, delle palestre, dei bodyguard, del recupero crediti fatto da pugili falliti. Degli assassini e dei maniaci. Dei disperati e di quelli che annegano qualsiasi cosa in un bicchiere d’alcol. Gangland. Senza legge, senza ordine, senza una logica.

LdS- Ti sei laureato in Giurisprudenza, poi invece di fare l’avvocato hai scelto di fare il narratore. Come è nato il tuo amore per la scrittura?

SDM- Ho cominciato a scrivere a dodici anni e da allora non ho mai smesso. Già leggevo moltissimo. La laurea in Giurisprudenza è stato un errore di percorso, me ne sono accorto che ero a metà del cammino. Erano anche altri tempi. Se non mi fossi laureato chi lo sentiva mio padre? Però ho sempre cercato di lavorare nel’editoria, campo di cui non sapevo nulla di concreto. Poi, sbagliando, si impara.

LdS- Cosa leggevi da ragazzino, quali sono state le tue letture di formazione?

SDM- Salgari e London, nelle versioni per ragazzi, montagne di fumetti di ogni genere. Poi sono passato a Fleming, a Segretissimo e ai grandi Western… così ho scoperto molti autori, poi è venuto McBain che era un maestro per chiunque volesse imparare a scrivere. Diciamo una formazione eterogenea…

LdS- Raccontaci una tua giornata tipo dedicata alla scrittura.

SDM- Io lavoro a tempo pieno nell’editoria. Di solito la mattina, dopo aver risposto alla posta, e navigato un po’ tra i vari siti che trattano del mio settore (che cominciano a essere davvero tanti…) traduco per un paio d’ore… diciamo cinque o sei pagine quasi definitive. Poi a pranzo… sport… nuoto, abitualmente. Riprendo il lavoro con una sessione di scrittura di un paio d’ore o qualcosa di più. Diciamo anche qui 5 pagine complete. Tutti i giorni. La costanza e la continuità sono importantissime. Quel che resta tra attività di promozione e letture. Non lavoro mai dopo cena se non per eventi quali presentazioni e corsi di scrittura.

LdS- Sei stato definito uno scrittore prolifico e instancabile, ed effettivamente hai scritto tantissimo spaziando  dal thriller, al noir d’azione, all’horror . Dove trovi tutta questa energia?

SDM- Nella passione per quello che faccio. Personalmente ho una formazione marziale, quindi sono un ‘padrone’ abbastanza rigido. Scrivere è un mestiere, bellissimo, ma richiede dedizione. Tutti i giorni, un po’ , ma tutti i giorni. I libri non si scrivono da soli….

LdS- Raccontaci i tuoi esordi. Quando hai avuto nel
le mani il tuo primo manoscritto ultimato come hai trovato un editore? C’è qualche talent scout che ti ha scoperto?

SDM- Come dicevo ho scritto sin da giovanissimo. Un sacco di romanzi e racconti finiti ma non rivisti. Ho cominciato a cercare di pubblicare intorno ai 25 anni collezionando una serie di porte in faccia micidiali. Però ho iniziato con qualche articolo, un raccontino qui e uno là, e sempre avanti a rompere l’anima a editor e a chiunque avesse contatti con l’editoria. Contate che negli anni ‘80 non c’era internet e tutto diventava più lento. L’occasione buona venne per testardaggine e per fortuna. Scrivevo per la rivista Febbre Gialla di Massimo Moscati che collaborava con il Giallo Mondadori ed era amico di Orsi allora proprietario della Libreria del Giallo. Un pomeriggio ci incontrammo di persona proprio in libreria. Mi disse che stava curando un progetto per gli Oscar, Nero  Italiano. Mi chiese se mi andava di cimentarmi. Certo, non era una spy story internazionale ma una vicenda  milanese con parecchi paletti imposti dall’editore. Ma l’idea del thriller ambientato nel quartiere cinese gli piacque. È cominciata così…. Per il sangue versato, 1990.

LdS- Io sono una lettrice istancabile di Segretissimo, scaffali interi della mia biblioteca sono pieni di quei libri sottili dalla copertina nera, quali pensi siano gli autori migliori?

SDM- Molto piacere che tu lo dica… sfata il mito che Segretissimo sia solo una lettura maschile. Diciamo che Segretissimo ha sempre proposto la spy story nella sua versione più dinamica e avventurosa. Tra gli autori del passato sicuramente Jean Bruce, Nick Carter e Donald Hamilton (quello di Matt Helm). Il migliore di tutti per me era comunque Aarons che era anche un grande giallista. I romanzi di Sam Durrell sono ancora oggi trai migliori. Poi c’è SAS di de Villiers che è un po’ un caso a parte perché ha trovato una variante del  modello Bond inserendo l’attualità realistica e il sesso hard che prima non c’erano. Dal 1965 a oggi 180 episodi (non tutti scritti da lui) : bel record. Poi mi piaceva molto Phil Sherman di Don Smith. Ma c’erano moltissime serie valide che spesso hanno ispirato il cinema da Coplan di Paul Kenny a Domino di John Tiger.

LdS- Hai letto Balkan Bang di Al Custerlina? Se sì, che ne pensi?

SDM- Certo. Lo presi all’uscita perché già dal titolo mi ispirava. Poi ho conosciuto Alberto. Abbiamo fatto anche diverse presentazioni assieme e siamo diventati amici. Abbiamo una affinità di visione per quanto riguarda questo genere di storie. Mi fa molto piacere che Balkan Bang sia stato pubblicato anche su Segretissimo e naturalmente aspetto di leggere Mano nera che dovrebbe uscire entro questa estate.

LdS- Oltre a scrivere romanzi scrivi anche racconti, nella brevità è più difficile essere incisivi e completi, che tecniche usi per scrivere buoni racconti?

SDM- Ho esordito con i racconti ma la mia passione sono gli intrighi lunghi. Però ho riscoperto il piacere del racconto di media lunghezza proprio nell’ultimo anno. Prima di tutto devo dire che mi fa piacere che si siano aperti più spazi per questo tipo di narrativa che ritengo utilissima per farsi conoscere al di fuori del proprio pubblico abituale. Lo schema di lavoro è identico a quello del romanzo, a volte i fatti si sviluppano intorno a una singola idea. Il racconto , dopotutto, vive intorno a una trovata. Mi trovo a mio agio sulla lunghezza che va dalle 30 alle 60 cartelle perché ho comunque la possibilità di sviluppare una trama. Però ho scritto anche racconti di una pagina come nel caso dell’antologia 365 racconti erotici che uscirà per Delos, in cui era richiesto un racconto di 2000 battute, una pagina. Lì sì che ci vuole l’idea fulminante.

LdS-Fai parte della redazione della rivista fantascientifica Urania. Quali sono i tuoi scrittori di fantascienza preferiti?

SDM- In realtà ho cominciato a lavorare nella redazione di Urania, 20 anni fa… non ne faccio più parte dal  ’94, ma ho mantenuto buoni rapporti ovviamente con lo staff. Devo ammettere che la mia cultura fantascientifica è più cinematografica che letteraria. Per me la fantascienza è Alien e seguiti, Blade Runner, Matrix… narrativamente trovo interessanti i romanzi di Gibson ma credo che il mio punto di riferimento in merito sia Herbert con la saga di Dune. Ricordo poi Lucius Shepard, in particolare  Settore Giada e Kalimantan, una storia sul mondo magico del Borneo che mi  ispirò moltissimo… Ovviamente per lavoro ho letto i classici da Asimov a Phol, Strugeon e molti altri, però non è che mi abbiano lasciato moltissimo. Nel campo del fantastico sono più orientato sull’horror dai classici gotici passando per Lovecraft via Matheson, Block, McCammon e Simmons che trovo eccezionale nei romanzi  horror(I figli della paura, L’Estate della Paura, il Terrore, e Drood che è ancora inedito ma è una ricostruzione dell’epoca dickesiana in chiave horror veramente eccezionale) mentre mi piace di meno quando scrive di fantascienza.

LdS- Stefano Di Marino e la critica. Più gioia o dolori? Quale è la recensione che ti ha fatto più felice leggere?

SDM- Ho sempre avuto critiche positive ma agli editori la cosa sembra interessare poco. Un funzionario di una casa editrice una volta mi disse… ‘bella la recensione di Pacchiano sul Sole 24 ore (si parlava Ora zero, Nord) ma quante copie ti ha fatto vendere?’ Ne ricordo una molto positiva di Lacrime di Drago sul Manifesto, poi alcune di Asciuti su Pulp. Tante comunque. Ricordo con piacere quelle in cui ho capito che il recensore aveva letto il romanzo… Sic transit gloria mundi… preferisco le lettere dei lettori…

Lds- Quali scrittori esordienti ti hanno maggiormente impressionato. C’è un consiglio che vorresti dargli?

SDM- Negli ultimi anni c’è stato un florilegio di nuovi autori. Sono amico di diversi di loro. Tra le donne la più dotata mi sembra sicuramente Barbara Baraldi, però mi piacciono molto anche i racconti di Cristiana Astori. Ho trovato formidabile anche Les italiens di Enrico Pandiani che non conosco ma credo che diventerà noto. Poi diversi altri…A chi comincia consiglio senz’altro di interrogarsi sulle proprie motivazioni. È un ambiente e un lavoro difficilissimo, non tanto per la parte creativa. Il ‘mestiere’ di scrittore è fatto anche di risvolti meno piacevoli che riguardano i rapporti con le case editrici, con le immancabili frustrazioni che vengono dai rifiuti, dalla cattiva distribuzione… insomma tutte cose che all’inizio si tende a dimenticare eppure sono fondamentali. Se non avete una grande passione e una grande forza di volontà è meglio che scegliate un’altra carriera. Difficilmente diventerete ricchi e famosi con questo lavoro, perciò le soddisfazioni vengono dalla possibilità di raccontare le proprie storie, magari a un numero ristretto di persone, e a volte arrivare a fine mese è dura. Se dopo aver considerato che comunque in Italia si legge poco e che gli scrittori di successo di solito sono persone che hanno già altre fonti di reddito e anche spinte e non necessariamente vi trovate in questa situazione privilegiata… e avete ancora voglia di diventare narratori… be’ ragazzi, dateci dentro. Avete tutto il mio sostegno morale.

Lds- Il libro aperto sul classico comodino?

SDM- Il ventre del lago(Boy’s Life) di Robert McCammon, pubblicato da Interno Giallo. La storia di un ragazzo che vuol diventare scrittore. Nel corso di un’estate vissuta tra le paludi del profondo Sud degli Stati Uniti diventa uomo attraverso tutta una serie di avventure che hanno tutte una spiegazione logica ma potrebbero avere un risvolto fantastico. Ho pianto alla fine. E poi Posizione di Tiro di Manchette, il vademecum del  noir d’azione.

LdS- Puoi parlarci della trilogia di Montecristo? Ti sei ispirato a fatti reali italiani, come Gladio?

SDM- No, per la verità. Volevo scrivere una storia su un colpo di stato in Italia e cercavo uno spunto da molti anni. Poi mi sono ritrovato con una serie di fatti slegati del passato e del presente, suggestioni cinematografiche e reali. Insomma un sacco di cose vere o fantastiche che si intersecavano ed è nata quella storia. Malgrado sia molto lunga , 900  pagine in tutto,  nelle sulle linee guida mi è stata subito molto chiara. E’ un romanzo politico? Forse; è uno specchio distorto ma fino a un certo punto dell’Italia che vedo interno a me e che, per la verità, mi inquieta parecchio. Ma è anche una storia di intrattenimento, di fantapolitica. Certo ci sono dei riferimenti per chi vuole vederli, ma il mio scopo non era quello di lanciare messaggi. Magari suscitare qualche riflessione quando l’eco delle pallottole si spegne.

Lds- Raccontaci un episodio divertente o bizzarro che è accaduto durante una presentazione dei tuoi libri.

SDM- Presentazione di Ora Zero alla FNAC di Milano nel 2005. Mi introduce  Giovanni Pacchiano che è sempre un nome della cultura  italiana, pubblico variegato. L’editore era stato mio compagno di Liceo e aveva chiamato tutta una platea di ex compagni e compagne che io non vedevo da vent’anni. La Milano bene. Poi c’erano amici e colleghi. E poi venne Caterina, una spogliarellista con cui uscivo in quel periodo. Colombiana, una ragazza d’oro. Serissima e un po’ intimidita ma sempre in grado di far girare la testa a tutti. Si siede in ultima fila poi a un certo punto mi saluta timidamente. Impegni. Ho fermato la presentazione per salutarla. “Encandato de su presencia!” Un figurone. Poi, l’anno scorso a Bologna, con Bernardi alla Feltrinelli per la presentazione di Pietrafredda (Perdisa) presentavamo anche il romanzo di Angelo Marenzana. Bel pubblico. Arrivano poi una serie di mie affezionati lettori. Alcuni li conoscevo solo via internet, altri di persona. Uno aveva la maglietta del  Punitore con il teschio. Un altro arriva tutto fico, abbronzatissimo, altri con le facce da duri. Si arroccano in prima fila. Guardo Luigi e gli dico: “I tatuati sono la mia gang”. E Luigi che mi conosce da vent’anni e sa che sono rimasto quello di una volta sospira e sorride. “Lo so”, mi dice. Poi ci sarebbe da scrivere un libro su tutto quello che è successo e succederà ancora al Sud di Milano con Pinketts e Cappi. Il Sud ci ha regalato emozioni uniche. Sigari, alcol, ragazze, tipi strani. Gangland, come dicevo prima.

LdS-Ci sono progetti cinematografici tratti dai tuoi libri?

SDM- Al momento no. Per il sangue versato  fu opzionato dal cinema e pagarono anche un sacco di soldi di anticipo. Mi ci comprai la macchina. Ma non se ne fece nulla. In realtà ho l’impressione che le mie cose non siano adatte alle produzioni italiane attuali né per il cinema né per la Tv. Negli anni ’70 forse…

Lds-Quali sono i tuoi scrittori preferiti e quelli che ti hanno maggiormente influenzato?

SDM- Come ti dicevo da ragazzo tutti gli autori avventurosi da Salgari a  Fleming passando per McBain. Di sicuro agli inizi degli anni ‘90 la lettura di Ellroy(Dalia Nera e Il Grande Nulla in particolare) mi hanno aperto delle prospettive nuove. Sono comunque un grande consumatore di pulp, nel senso migliore. Robert B. Parker, Richard Stark, LeBreton, sicuramente Manchette, Recentemente ho riscoperto Huges Pagan e ho letto con grandissimo piacere il romanzo che Oliver Marchall ha scritto con David Defendi dalla sua serie Braquo. Tra gli italiani Scerbanenco e… sì lo so che è un autore di fumetti, ma mi ha influenzato moltissimo,  Magnus (Roberto Raviola) dello Sconosciuto e dei Briganti. Un grande artista, un grande Uomo, che ho avuto anche il piacere di conoscere. Credo manchi a tutti…

Lds-Sei un appassionato d’oriente e un cultore d’arti marziali. In cosa pensi queste passioni abbiano influenzato la tua scrittura?

SDM- Per me arti marziali, scrittura, fotografia fanno parte del mio modo di esprimermi, non c’è una linea di demarcazione. Una volta ero un praticante ossessivo se non  bravissimo… insomma come per la scrittura… talento sicuramente un po’, ma moltissima passione e perseveranza. Oggi  gli anni sono passati ma lo spirito resta quello.

LdS- Sempre parlando d’arti marziali, argomento che mi appassiona, pensi che chi pratica queste discipline abbia un’ autodisciplina e un rigore morale maggiore anche fuori dalle palestre?

SDM- Ne parlavamo prima. Io credo nella autodisciplina che è il contrario della disciplina. È una cosa che scegli di seguire da solo, non ti viene imposta. Sei tu il tuo maestro. Il più severo a volte.

LdS- Ci sono errori che hai commesso nella tua carriera che oggi grazie all’esperienza non commetteresti più?

SDM- Eh, ho un brutto carattere, combattivo, indipendente… per emergere , paradossalmente, bisogna stare nel branco… no, sinceramente ho sicuramente fatto delle scelte sbagliate ma alla fine, nelle stesse condizioni, le rifarei. Ti faccio un esempio. Quando cominciai a lavorare in Mondadori mi offrirono un posto da redattore ordinario(non giornalista) a Urania. Il funzionario che mi fece il colloquio mi disse che era un lavoro da frustrati ma io dovevo guadagnare e accettai. Di certo non avrei retto più di quattro anni, però ho conosciuto un sacco di persone, ho visto come ‘ si fanno’ fisicamente i libri e sono state lezioni importantissime. Poi, anni dopo, mi sentii dire che dovevo scontare di aver cominciato a lavorare come redattore… in pratica o si comincia a giocare in prima classe oppure si resta sempre nelle retrovie. Ma credo succeda anche nella musica dove ci sono fior di arrangiatori e la gente ricorda solo i divi che finiscono sui rotocalchi… un  po’ il contrario del mito del narratore  che comincia da zero. Però fa anche parte della condizione di scrittore ‘ de genere’ che mi sento attaccata addosso da anni. E va bene così.

LdS- A che libro stai lavorando in questo momento? Puoi anticiparci i tuoi progetti anche futuri?

SDM- In questo preciso momento sto lavorando a una nuova avventura del Professionista ma ho moltissimi progetti. Si lavora sempre con un anticipo di almeno un anno. Ho scritto e consegnato dei racconti  hard boiled, erotici, horror, un manuale di scrittura… stavo lavorando a una sceneggiatura a fumetti presa dal Professionista ma il progetto mi sembra sfumato. Non importa; scrivere è un lavoro che richiede molta volontà e una continua  creatività. Alla fine come diceva Oliver Stone ‘Che si vinca o si perda, non conta. Si gioca ogni maledetta domenica e ogni volta si comincia da capo’. Grazie a te e a Liberi di Scrivere per avermi concesso questo spazio.

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