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Dell’acqua e dell’amore, Brunella Caputo (Homo Scrivens, 2020) A cura di Viviana Filippini

13 giugno 2021

“Partire è sempre una fuga, spesso necessaria. Gli eventi negativi della vita ti possono travolgere, invadere e prendere il posto dei pensieri. È necessario partire, allora. La partenza riesce a sciogliere il groviglio di idee strane nella testa, sempre. È così anche adesso”. (dal racconto “Tamandaré”).

Quella di Brunella Caputo intitolata “Dell’acqua e dell’amore” edita da Homo Scrivens è una raccolta di racconti brevi. L’autrice, che vive tra l’Italia e il Brasile, crea delle storie che assumono la natura di frammenti di vita nei quali aleggia un’atmosfera dove italianità e mondo brasiliano si mescolano. Pagina dopo pagina incontriamo personaggi che sono donne a uomini di diverse età, caratterizzati da modi di dire di fare per certi aspetti diversi, ma tutti accomunati dal fatto che l’amore è l’elemento cardine attorno al quale si sviluppano le loro esistenze. I racconti brevi presenti in “Dell’acqua e dell’amore” a tratti sembrano sogni fatti dai diversi personaggi protagonisti della narrazione, mentre in altri momenti della lettura ci si rende conto che quelle visioni oniriche sono veri e propri ricordi ripescati dal passato e fatti vivere di nuovo dalla scrittura dell’autrice salernitana e dalla lettura che l’utente fa della raccolta stessa. “Dell’acqua e dell’amore” raccoglie una trentina di storie nelle quali la Caputo indaga e narra ai lettori l’amore e le sue differenti manifestazioni. L’amore è presentato come un sentimento potente in grado di andare oltre ogni confine, è qualcosa che crea gioia e, allo stesso tempo, anche dolore, ma è presente nella vita di ogni persona letteraria come lo sono i personaggi nati dalla penna della Caputo o reale.  Nel libro si alternano vicende d’amore che hanno per protagonisti uomini, donne, la famiglia, amici o luoghi ai quali si è legati sentimenti puri e sinceri. L’amore è vissuto quindi come una sorta di viaggio che si muove tra la dimensione fisico realistica e quella emotiva. Il sentimento che fa battere il cuore appare come portatore di gioie e anche di sofferenze, ma nei racconti della Caputo c’è la presenza anche di un altro importante elemento al quale l’autrice è legata fin da bambina: l’acqua. L’acqua che assume significati e forme diverse, ed è un po’ come l’amore: è qualcosa che protegge e culla, ama che a volte intimorisce. Non solo, perché l’acqua diventa anche altro, essa è la rappresentazione del respiro, del tempo in movimento, della morte e della vita che si intrecciano, e della speranza e della meta da raggiungere per sentirsi amati e protetti. Il libro contiene la prefazione di Maria Concetta Dragonetto e anche un’interessante postfazione di Erminia Pellecchia.

Brunella Caputo è nata a Salerno e vive in Italia e In Brasile. È regista teatrale, attrice, scrittrice. Scrive articoli di teatro e racconti per quotidiani salernitani. 


Source: inviato dall’editore al recensore.

Alla scoperta di “Area riservata”, con Roberto Van Heugten (Homo Scrivens)

8 giugno 2021

Gianluca Vanetti, l’investigatore per caso nato dalla penna di Roberto Van Heugten torna in libreria con “Area riservata”, intrigante romanzo edito da Homo Scrivens. Questa volta il protagonista dovrà fare ci conti con l’universo delle communities digitale e con eventi drammatici che accadono dove vive. Per scoprire qualcosa in più su Vanetti, abbiamo parlato con il suo inventore: Roberto Van Heugten.

Da dove arriva l’idea di fondo di “Area Riservata”? Area Riservata ha preso forma componendo un collage di diversi temi, nel quale hanno trovato posto gli episodi thriller che contribuiscono a rendere vivace la lettura del libro. Per questo e altri motivi è un progetto che ha subito nel tempo – già, qualche anno – diverse revisioni e lunghi momenti di pausa. Intanto diventavano grandi i romanzi e racconti pubblicati prima di lui!

Come è stato mettere a confronto le nuove tecnologie con quelle tradizionali che hanno radici storiche? Ecco, questo è uno degli elementi arrivato tra gli ultimi. Mi serviva un forte elemento di contrasto che aiutasse il lettore a capire perché il protagonista doveva accompagnarlo al cospetto di una civiltà antichissima senza perdere il contatto con gli avvenimenti del nostro tempo. È stato divertente mescolare l’uso di strumenti antiquati con la potenza del computer e delle reti interconnesse. Il capitolo della famosa “Asta Vanetti” è utile sì per divertire, ma nel contempo per creare un ulteriore alone di mistero sullo svolgimento della sezione criminale del romanzo e una connessione tra i diversi attori della storia.

Come è stato affrontare l’argomento delle communities digitali, tanto presenti al giorno d’oggi? Dal punto di vista tecnico, facile, visto che nelle comunità digitali distribuite ci lavoro e faccio esperienze. Dal punto di vista descrittivo, ho cercato di rendere più “digeribili” possibile argomenti che per un lettore meno preparato sul digitale potrebbero apparire piuttosto criptici. Credo di essere riuscito in questo intento.

Lei definisce il suo protagonista un “investigatore suo malgrado”, continua ad esserlo anche in questa nuova avventura? Questa volta è un po’ meno “suo malgrado”, perché forte della promozione conseguita con Asia, il romanzo precedente, oggi espone addirittura una targhetta “Gianluca Vanetti scrittore e investigatore” sul cancello di casa. In effetti, in Area Riservata definisce ancor meglio peculiarità investigative che nei precedenti romanzi aveva appena accennato, esprimendo più improvvisazioni e colpi di fortuna che non indagini strutturate. E poi viene da un episodio investigativo difficilissimo, quello sul passato, raccontato in Mille miglia 1951, ebook disponibile sul sito dell’editore homoscrivens.it.  Con quel romanzo breve, Vanetti definisce finalmente chi è e ci regala parecchie spiegazioni sulle sue origini.

All’interno del libro accadono anche fatti tremendi che colpiscono i ristoranti gestiti soprattutto da stranieri. Come è stato trattare il tema dell’integrazione e del rifiuto? È purtroppo la versione romanzata di una cronaca, che presenta due chiavi di lettura a seconda di dove ci poniamo: lato vittima o lato aguzzino. Per assurdo, entrambi possono dimostrare le loro ragioni. Il grande assente in questo dibattito è la politica che non è in grado, non solo in Italia, di gestire in armonia i fenomeni migratori. L’integrazione del giorno d’oggi è una bella parola, per la messa in pratica ci vorrà ancora molto tempo e tanta cultura, su ogni lato del poligono.

Quanto inciderà su Gianluca Vanetti questa sua ennesima indagine, più complessa e con colpi di scena imprevedibili? Area riservata alza molto l’asticella, in effetti. È possibile che il prossimo Vanetti possa essere un uomo profondamente cambiato. I colpi di scena spiazzano e stupiscono il lettore, immaginiamo cosa possano combinare al protagonista!

È già al lavoro con una nuova indagine e se dovessero fare un film tratto dai suoi romanzi chi vedrebbe nei panni di Vanetti? Non su una nuova indagine ma sullo sviluppo di un capitolo delle precedenti. Sto componendo un romanzo breve, anch’esso a scopo promozionale in versione digitale, dove Vanetti contribuirà a chiudere una questione lasciata aperta proprio in Area riservata. Quale? Work in progress… In un film, forse meglio in una serie che racconti per immagini i libri di Vanetti, chiederei al casting di convocare Lino Guanciale, Alessandro Borghi e Giorgio Tirabassi. Li porterei al golf di Vanetti e li farei provare, in modo da selezionarli in base alla capacità di praticare la più grande passione dell’investigatore. Poi dovrebbero fare un breve tirocinio a tavola, per vedere come si difendono tra pietanze e bevande. Il più resistente passerebbe l’esame, a quel punto avrei l’attore giusto per vestire i panni dell’ormai ex “investigatore suo malgrado”!

:: Il segreto di Lazzaro di Letizia Vicidomini (Homo Scrivens 2021) a cura di Federica Belleri

2 giugno 2021

Lazzaro torna dall’Argentina nella sua amata Puglia. Torna dopo molti anni e respira profondamente i profumi e gli odori di tutto ciò che gli è mancato. Torna osservando il cielo e guardando le nuvole, come ha sempre fatto. Torna per farsi avvolgere dai ricordi, non sempre positivi e lasciarsi scaraventare a terra.Ha bisogno di ristabilire un ordine che non ha mai considerato. Ha necessità di mantenere una promessa e di una giustizia che sente nella pancia. E poi c’è la casa dei suoi genitori da riaprire e la sorella da stringere forte a sé. E i nipoti da conoscere …Perché se n’è andato? Cosa lo ha spinto a fuggire?Letizia Vicidomini scrive una storia intensa, emozionante, nostalgica. Ci parla di rapporti famigliari, di assurde violenze e di orrori da tacere. Di vuoti affettivi da riempire, attraverso sofferenze e incertezze. Ci racconta di una terra rigogliosa e complicata, dove la buona tavola si contrappone alle imprese di loschi personaggi. Dove i legami sono indissolubili ma spesso ingestibili.Bellissimo libro, empatico e ricco. Bellissima lettura, che cattura e coinvolge. Ve lo consiglio. Appendice compresa.

Letizia Vicidomini è nata a Nocera Inferiore, in provincia di Salerno, ma è cittadina onoraria di Napoli che raggiunge da vent’anni per lavoro e che è diventata scenario privilegiato delle sue storie. E’ speaker per le maggiori emittenti nazionali e regionali (RTL 102.5, Kiss Kiss, Radio Marte, Radio Punto Nuovo), attrice per passione e voce pubblicitaria. La prima pubblicazione è del 2006, il romanzo Nella memoria del cuore edito da Akkuaria, così come Angel, del 2007. Nel 2012 è la volta della storia ambientata tra la Puglia e l’Argentina, Il segreto di Lazzaro, edito da CentoAutori e impreziosito dalla prefazione di Maurizio de Giovanni. Nel 2014 per Homo Scrivens pubblica La poltrona di seta rossa, saga familiare che ripercorre cento anni di storia italiana e l’anno successivo, sempre con la stessa casa editrice, passa con successo al genere noir con Nero. Diario di una ballerina. Il romanzo è nella sestina dei finalisti del premio Garfagnana in giallo 2015. La “trilogia dei colori” si completa con Notte in bianco (2017). Suoi racconti sono inclusi in numerose antologie. Tra le principali Una mano sul volto e Diversamente amici, curate da Maurizio de Giovanni (Ed. A est dell’Equatore),  Napoli in cento parole e Napoli a tavola in cento parole (Perrone Editore), Free Zone (Echos).

Source: libro inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo l’ufficio stampa.

Un viaggio in versi nell’animo e nella società degli emarginati ai tempi del Covid-19 in “La direzione è storta”di Filippo Kalomenìdis . A cura di Viviana Filippini

14 aprile 2021

Filippo Kalomenìdis racconta con la poesia un anno con il Coronavirus e gli sconvolgimenti che ha portato il suo arrivo. Kalomenìdis raccoglie il tutto in versi racchiusi in “La direzione è storta”, edito da Homo Scrivens narrando come il tempo e la vita sua e di chi gli sta attorno siano cambiati con l’irrompere del Covid-19. Un diario lirico, a tratti inquieto, dove ogni poesia scritta da Filippo è un viaggio profondo, in certi momenti anche tormentato, nelle dimensioni umana, emotiva socioculturale e anche politica dei mondi (Italia, Sardegna, campi profughi in Grecia) attraversati dall’autore. Ne abbiamo parlato con Filippo Kalomenìdis.

Perché hai scelto proprio la poesia per narrare la tua esperienza di convivenza col Covid-19?

I miei mesi di mobilitazione civile tra marzo e maggio del 2020 – in cui assieme a tante compagne e tanti compagni abbiamo offerto ai malati il nostro piccolo aiuto – potevano vivere solo in poche, autentiche parole che fossero appropriate, essenziali, lancinanti e, allo stesso tempo, che contenessero quella che gli antichi greci chiamavano “Pleroma”, ossia la pienezza, la completezza, “la luce al di sopra”. Solo esprimendomi con dei versi potevo disegnare parole che attraversassero lo spazio sino a chi le riceve, portandosi dietro in un istante immagini, suoni e un’irriducibile verità emotiva.La poesia è un cammino senza scorciatoie, senza soste, per me l’unico possibile per raccontare la Nuova Storia, quella cominciata con la Catastrofe della pandemia. I versi chiamano le cose con il loro nome, toccano subito carne e anima, ovvero niente di più eversivo in questa era di a-nomia e di contraffazione della realtà.

Come e da cosa sono nate le tue poesie?

Sono nate dall’esigenza di scrivere un diario intimo e politico, dal bisogno di raccontare il viaggio interiore e fisico che ho compiuto per riappropriarmi della mia identità di uomo in rivolta. E soprattutto dalla mia vocazione a dare voce ai cancellati, agli ultimi, ai senza luogo, ai reclusi nella malattia e nella detenzione. Così ho abbracciato le loro vite e le loro storie. Ho elaborato il silenzio artificiale dei mesi del lockdown, per poi cercare le parole giuste per romperlo, ascoltando e riportando spesso le parole del grande popolo degli abbandonati in una catastrofe causata – non scordiamolo mai – dai poteri predatori e assassini che ci governano.

Nel libro ritorna spesso il tema dell’amore perduto cosa è rimasto di esso?

Ho perso tanto, tantissimo nell’anno appena trascorso, ma la gratitudine per la bellezza che mi è stata donata resta. Ed è infinita.

Quanto il virus ha influito sul tuo modo di pensare, agire e scrivere?

Quando si vive una catastrofe individuale e collettiva, l’estremismo umano e l’estremismo politico sono risorse fondamentali. La generosità, il moto verso gli altri e con gli altri sono le uniche risposte necessarie contro l’isolamento in cui siamo stati sprofondati. Questa pandemia deve essere attraversata come un’opportunità ultima di cambiamento. Se non lotteremo con gioia e vitalità radicale per uscire dalla fine del capitalismo, di cui il virus è solo uno dei tanti disumanizzanti effetti, non avremo scampo.La scrittura autentica è una delle forme di lotta più alte e più consapevoli. Dopo anni vissuti come la maggior parte di noi nella menzogna, ho scelto la nudità, la sincerità cruenta e luminosa. Ho cercato quindi di superare le cinque difficoltà indicate da Brecht per chi vuole scrivere la verità: il coraggio di scrivere la verità, l’accortezza di riconoscerla, l’arte di renderla maneggevole come un’arma, il giudizio di scegliere coloro nelle cui mani diventa efficace, e l’abilità di propagarla tra molti. I versi de “La direzione è storta”vogliono comporre una sorta di lungo monologo, quasi teatrale, quasi musicale, perché hanno sempre all’interno un’interlocutrice, un interlocutore, individuo o massa che sia.

Quanto è stato importante avere con te tuo figlio durante la pandemia?

Mio figlio è, come scrivo in una delle pagine, il mio «Muro Maestro». La biunivocità nella trasmissione del sapere emotivo ed esperienziale tra genitori e figli è una delle possibilità di salvezza in questo tempo catastrofico. Al contrario di ciò che recenti teorie psicanalitiche mainstream affermano, la mancanza della legge del padre è una fortuna. I genitori devono saper essere guide dei figli e saper farsi guidare dai figli, come ci insegna l’episodio nella pancia della balena di Pinocchio. Il legaritarismo opprime i nostri bambini appena si affacciano nella società. Dobbiamo quindi educarli alla libertà e farci insegnare da loro l’immediatezza nell’esercitarla. Dobbiamo ritrovare assieme ai giovani gli spazi di amore, di espressione, e di sovversione del reale. 

Il tuo libro si sviluppa in alcuni luoghi cardine: Bologna, Sassari e quelli che definisci campi di concentramento (dove ci sono i rifugiati). Cosa hanno in rappresentano per te questi tre posti?

Nel 2020, Bologna è stato il territorio della gratitudine per l’amore ricevuto e vissuto, è lì che è cambiata per sempre la mia vita; la Sardegna è la terra dove sono nato e dove ho deciso di ritornare “figlio” per potermi ritrovare come uomo e come padre; le isole della Grecia ai confini dell’Asia rappresentano invece il recupero definitivo delle mie origini di senza luogo, di nipote e figlio di profughi. In quelle isole che un tempo erano ponti dove i popoli s’incontravano e si mescolavano, ora sono stati edificati dall’Unione Europea i nuovi Lager in cui vengono rinchiusi e annientati le donne, gli uomini, i bambini del Sud del mondo in fuga dalle guerre e dalle carestie causate dall’Occidente.  Per questo sono stato là, insieme ai prigionieri e a chi lotta per la loro libertà. Perché le loro storie, i loro gesti, il loro amore, la loro rabbia potessero risuonare oltre l’orrore che vuole cancellarli in quanto parte di scarto del bottino di guerra.

Cosa hai ricevuto emotivamente dagli incontri con le persone in difficoltà a Bologna e in quelle che hai incontrato in Grecia?

Per me sono vincoli indissolubili e prima inimmaginabili. Ogni parola in più rischierebbe di essere retorica. E chi soffre ed è oppresso non ha bisogno della pena aggiuntiva della retorica.

Quanto sei cambiato dal momento in cui hai cominciato a scrivere le tue poesie a quando hai concluso la tua raccolta?

Per risponderti cito un passaggio da “Perché io, perché non tu” di Barbara Balzerani – punto di riferimento raro e infinitamente prezioso nel contemporaneo contesto letterario europeo – “capitano occasioni in cui si riconosce qualcosa di essenziale dell’impasto di cui si è fatti”. Ecco, ciascuna delle esperienze che sono diventate le pagine de “La direzione è storta” hanno per me questo preciso significato.

:: Lei era nessuno di Letizia Vicidomini (Homo Scrivens, 2019) a cura di Federica Belleri

4 luglio 2019

Lei era nessuno di Letizia VicidominiCome si può classificare il romanzo di Letizia Vicidomini? Credo non sia definibile, perché la storia narrata è un miscuglio di noir, giallo e thriller. Ma è anche una storia di spessore e profondità emotiva non indifferente. Ci parla di una bella donna sui cinquantacinque anni, Ines. Lavora nei servizi sociali. Una donna che è rimasta vedova, che si è rimboccata le maniche e non ha avuto paura di crescere le sue figlie anche viziandole e proteggendole troppo. Ines ama Giuseppe da quasi vent’anni ormai, ma Giuseppe non le ha mai promesso un futuro insieme, perché lui una famiglia già ce l’ha. Lui le regala una passione quotidiana unica, ore dedicate a loro due, da trascorrere in modo travolgente. Lei si prepara per i loro incontri, ha cura di sé, attende quei momenti come fossero ossigeno puro. Vuole essere bella e desiderabile solo per lui. Quasi in modo ossessivo. Non importa se non ne può parlare con nessuno, a lei va bene così. È felice, appagata, sembra non mancarle nulla. Sembra …
E se Giuseppe non si presentasse al loro consueto appuntamento? E se fosse impossibile raggiungerlo al cellulare? E se tutto il mondo di Ines crollasse in pochi istanti?
Questa è la storia di Ines, di Napoli, di un amore sbagliato e profondamente falso. Ines, una donna nell’ombra, costretta ad aggrapparsi ai ricordi belli per non crollare. Obbligata ad andare avanti nonostante il cuore le si spacchi in due. Ines, scaraventata di fronte a qualcosa che non avrebbe mai immaginato. Ines, stravolta dall’assurdità di una relazione con un uomo capace di ferire come nessun’altro.
Lei era nessuno, è vero. Ma ha la capacità di rialzare la testa e procedere dritta. Per nascere ancora una volta, per superare l’orrore, per aiutare donne nella sua stessa condizione. L’autrice si addentra nei sentimenti limpidi e nei loro punti oscuri senza dimenticare il rispetto di sé e degli altri. Ogni personaggio è “persona” e “protagonista” in egual misura. L’amicizia e l’affetto vengono sottolineati in modo particolare, nonostante la follia totalizzante.
Lei era nessuno, sì. È così. Ma ha un nome … Ines. Come ogni donna, come tante altre donne.
Ottima lettura.

Letizia Vicidomini si definisce: scrittrice, speaker radiofonica e presentatrice, attrice per diletto e per amore. Le sue opere pubblicate sono “Nella memoria del cuore” – Ed. Akkuaria 2006; “Angel” – Ed. Akkuaria 2007; “Il segreto di Lazzaro” (prefazione di M.de Giovanni) Ed. CentoAutori 2012; “La poltrona di seta rossa” – Ed. Homo scrivens 2013; “Nero. Diario di una ballerina” – Ed. Homo Scrivens 2015; “Notte in bianco” – Ed. Homo Scrivens 2017. Suoi racconti in antologie varie. Tra le altre “Una mano sul volto” a cura di Maurizio de Giovanni (Ed. Ad est dell’equatore); “Napoli in cento parole” (Ed. Perrone); “Napoli a tavola in cento parole” (Ed. Perrone); “Free zone” – Echos Edizioni.
Attrice protagonista nel cortometraggio “Oltre la porta” diretto da A. Balzano.

Fonte: omaggio dell’editore al recensore.

Il futuro è adesso, il grande libro della fantascienza di Carmine Treanni (Homo Scrivens, 2018) a cura di Elena Romanello

23 dicembre 2018

255_treanniLa fantascienza continua a piacere e ad affascinare, anche se negli anni è profondamente cambiata, raccontando nuove storie spesso metafora dell’attualità  e conquistando le nuove generazioni con eroi e vicende nuove, usando tutti i mezzi disponibili, da quelli più antichi come la parola scritta a quelli più moderni come il videogioco, per raccontare storie.
A questo genere che continua ad avere molto da dire e che si rinnova in continuazione è dedicato il bel saggio dell’esperto Carmine Treanni uscito per Homo Scrivens, Il futuro è adesso, il grande libro della fantascienza, con uno strillo in copertina che racconta che all’interno ci sono 500 schede di romanzi, film, fumetti, serie TV, cartoni animati, videogiochi, musica e siti Internet, dalle origini ad oggi.
Effettivamente è davvero interessante e gratificante immergersi in queste pagine, avvincenti e divertenti, organizzate per percorsi tematici e all’interno di ciascuno cronologici, per scoprire davvero l’evoluzione di vari universi che dall’Ottocento ad oggi hanno accompagnato le vite degli appassionati, con particolare enfasi a quello che è giunto dai Paesi anglosassoni e in tempi più recenti dal Giappone, due mondi emblematici ancora oggi per la costruzione di un universo fantastico. Come sempre succede con questo tipo di libri, si scoprono nuovi titoli, che siano romanzi, antologie, racconti, film, fumetti, e si dà ordine ad una passione iniziata magari da ragazzini e sempre in cerca di nuovi spunti.
Tra l’altro, quello che rende il lavoro di Carmine Treanni prezioso e unico è l’aver messo insieme per quello che riguarda la letteratura romanzi, antologie e singoli racconti, spesso dei veri gioielli, oltre che di aver parlato di programmi radio, di canzoni e album musicali e di videoclip: cose magari meno note, soprattutto al grande pubblico ma sulle quali si fanno davvero scoperte interessanti.
Un libro curioso e ampio, in cui ogni appassionato troverà i suoi eroi e ne scoprirà di nuovi, in un percorso che invita a fare nuove ricerche, perché la voglia di giungere dove nessuno è arrivato prima c’è sempre negli appassionati di fantascienza. Il futuro è adesso si rivolge a varie generazioni di appassionati, parlando di opere ormai entrate nell’immaginario, anche molto recenti come i vari cinecomic dei super eroi, sia di titoli da riscoprire, soprattutto in ambito letterario e cinematografico ed è al momento nel nostro Paese uno dei libri più completi, se non il più completo, sull’argomento.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Carmine Treanni è giornalista e saggista, studia storia e forme della cultura di massa: dalla letteratura di genere al fumetto, fino alla televisione.
È da oltre dieci anni il curatore della rivista online di fantascienza “Delos Science Fiction” e dal 2012 è il direttore editoriale della casa editrice Cento Autori.

:: Al Sassofono blu, di Serena Venditto (Homo Scrivens, 2016) a cura di Federica Belleri

2 febbraio 2017

sax

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Napoli. Profumi, odori, vita, passioni. Quattro amici che vi invito a scoprire piano piano. Samuel, Ariel, Kobe e Malù. Diversi ma uniti. Sconclusionati ma con una certa logica. Fra di loro un bellissimo gatto nero, dagli occhi verde smeraldo, Mycroft; l’immaginario fratello maggiore di Sherlok Holmes la fa da padrone …
Al Sassofono blu va in scena una cena con delitto. I quattro, pardon, i cinque vengono invitati a partecipare. Purtroppo il locale si rivela il luogo di un reale omicidio, per altro insolito. Malù, dal sorriso contagioso e seducente, ha la passione per l’investigazione, e questo caso è per lei. S’ impiccia, si intrufola dove non le sarebbe permesso, spiazzando anche il commissario incaricato delle indagini. Gli amici poi, sono ormai rassegnati a questa sua attrazione particolare. Sanno che, se Malù si mette in testa una cosa, quella deve fare.
Gli attori della compagnia che ha interpretato l’evento nel locale sono i principali sospettati. Malù scava nel loro privato con furbizia e tatto, ben calibrati. Non le sfugge nulla. Ma chi scava nel passato di Malù per portare la luce ai suoi momenti bui? Chi scava nel passato dei suoi affezionati amici? Fra sorpresa e sgomento anche Mycroft fa la sua parte, intralciando ma fiutando una possibile pista.
Chi ha partecipato a quella maledetta serata ha un passato e un presente. Soffre e ama, come chiunque altro. O forse di più? Vive di coincidenze, di occasioni sfumate, di sospiri soffocati. Chi è in realtà la donna uccisa? Cosa porta con sé? Come si sono intrecciati nella sua vita dolore, amore e morte?
Al Sassofono blu. Il sapore del giallo classico, dove gli indagati vengono riuniti da chi gestisce le indagini, esclusi uno ad uno da un ragionamento preciso, fino a lasciare il vero colpevole al centro del palcoscenico, di fronte a se stesso e alle proprie responsabilità. Il sapore di un’altra storia gialla e amara, che si mescola alla trama principale. Il miscuglio di canzoni, di sorrisi che il quotidiano ci regala. I colori, accesi e ben definiti, e un meraviglioso felino, capace di strappare coccole e tenerezze a chiunque.
Serena Venditto ci dimostra come la sofferenza e il dolore possano rimanere nella nostra memoria, stampati e indelebili. Silenziosi e innocui, in attesa del momento giusto per manifestarsi. E se il dolore arrivasse all’improvviso, quale sarebbe la nostra reazione? Quanto saremmo consapevoli del male che in quell’istante ci viene fatto?
Buona lettura.

Serena Venditto è nata a Napoli nel 1980, un giorno dopo Harry Potter. Ha esordito con una commedia rosa, Le intolleranze elementari (Homo Scrivens 2012), più volte ristampata e da cui è stata tratta una rappresentazione teatrale a cura della compagnia Parole Alate; nel 2014 ha pubblicato la commedia gialla Aria di neve, il primo romanzo in cui compaiono i 4+1 di Via Atri 36 e il gatto detective Mycroft, vincitore del premio della critica Costadamalfilibri 2015, seguito l’anno successivo da C’è una casa nel bosco (Menzione speciale al Giallo Garda 2016).
Ha partecipato all’Enciclopedia degli scrittori inesistenti 2.0 e a Faximile. 101 riscritture di opere letterarie, entrambi editi da Homo Scrivens; cura la rubrica Bar Sport per il sito Napoliclick.it.
Ama i libri e i colori: oltre a leggere e scrivere gialli, ha i capelli rossi, gli occhi verdi e un gatto nero.

Source: libro del recensore.

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