
“Gente distratta” è il nuovo romanzo del’avocato di casa a Brescia, Giovanni Papaleo, uscito da poco per Arpeggio Libero. PDopo “Discanto” e “Fumo negli occhi”, questo nuovo romanzo presenta alcuni degli stessi personaggi, solo che sono raccontati durante la loro gioventù tra la Padova degli anni ’80, ai tempi dell’Università, passando per la Sicilia fino al presente, dove gli stessi protagonisti sono adulti. Il romanzo è un viaggio nella giovinezza dei protagonisti alle prese con amori, amicizie, spensieratezza, litigi ed esperienze che in alcuni di loro lasceranno segni indelebili. Un romanzo di formazione che scava nel passato e nella dimensione psico-emotiva dei personaggi, perchè sono le esperienze che i protagonisti vivono a renderli quello che sono da adulti, con pregi e difetti con i quali a volte si deve, prima o poi, fare i conti. Ne abbiamo parlato con l’autore Giovanni Papaleo
Benvenuto a Liberi di scrivere Giovanni. Perché hai deciso di creare una storia con protagonisti alcuni dei tuoi personaggi letterari dei primi due romanzi quando sono giovani? Perché sono ancora nella fase “dell’innamoramento” verso di loro – non mi sono ancora venuti a noia – e ho voluto dare ai personaggi un passato, un retroterra che ne spiegasse, anche se a posteriori, il loro destino futuro. L’esergo “Il passato è il prologo” , da La Tempesta, di Shakespeare, risponde esplicitamente alla Tua domanda.
Due dei protagonisti sono fratelli, come mai non riescono mai a superare il loro rapporto conflittuale? Senza voler spoilerare le storie dei due, ti potrei dire che da sempre sono stato attratto dai rapporti fra i gemelli monozigoti. Si racconta sempre del loro legame speciale, del fatto che, anche distanti, avvertano in contemporanea forti emozioni, sia positive che negative. Tomaso e Cesare sono in effetti legatissimi sino a che non si verificano due eventi, uno reale e l’altro frutto solo della volontà autoassolutoria di uno dei due, che li separano irrimediabilmente; troppo gravi sono state le condotte messe in atto. Non è detto, tuttavia, che nel loro futuro non si verifichi, se non una riappacificazione fraterna, una “pace armata”.
Quanto della spensieratezza che i personaggi hanno da giovani, resta loro anche da adulti? Spero che in “Discanto” e “Fumo negli Occhi” traspaia un certo comune modo dei personaggi principali di affrontare positivamente gli avvenimenti che si presentano loro. Cosa diversa naturalmente si deve dire per coloro che impersonano i villains.
Il romanzo si svolge in diverse località che immagino tu conosca bene, ce n’è una che a cui sei più legato rispetto alle altre? Credo salti agli occhi il mio amore per la Sicilia, in particolare il ragusano: Scicli, Donnalucata, Ragusa Ibla, ovvero la terra d’origine di mio padre. E poi Padova, dove sono nato e cresciuto sino all’età di 34 anni. Stranamente, o forse no, il mio legame con lei si accresce sempre più da quando l’ho lasciata, nel 1998.
Quale è il personaggio a cui sei più affezionato e quello che ti ha creato maggiore difficoltà mentre pensavi la storia? Viola Salazar è sicuramente il personaggio per me più affascinante: unisce serietà e avventatezza; dolcezza e severità; capacità di fare la “cosa giusta”, ma anche di sbagliare alla grande. E’ insondabile, e non è detto che in una prossima storia ci sorprenda. Nel bene o magari nel male. Fulvio Callegari è stato invece quello più complesso da definire, lo accosto a Parsifal il Puro, colui che più degli altri si avvicinò al Sacro Graal, pur non impossessandosene, e solo perché “non chiese e non gli fu dato”, così contravvenendo al precetto del Vangelo “chiedete e vi sarà dato”
Come tua tradizione stilistica anche in “Gente distratta” ogni capitolo è abbinato ad un canzone. In base a cosa hai creato questa playlist? La si può ascoltare da qualche parte? Certo, la si ritrova su Spotify, cercandola col nome del romanzo, e lo stesso si può fare con le playlist di “Discanto” e “Fumo negli Occhi”. Alcuni capitoli hanno un legame col brano che gli dà il titolo, ad altri ho abbinato una canzone che in quel momento mi andava di ascoltare. In particolare Gente Distratta è dedicato ad un mio grande amico che non c’è più, Matteo, al quale piaceva moltissimo Lisa Stansfield, ed è per questo che ognuna delle cinque parti nelle quali è suddiviso il romanzo ha come titolo una delle sue canzoni.
C’è un po’ di atmosfera che richiama il giallo, ma il raccontare la giovinezza mi ha fatto pensare più al romanzo di formazione. Confermi? Sì, te lo confermo, e qui ritorna il tema del verso di Shakespeare, Il passato è il prologo, perché è negli anni dell’adolescenza e poi della giovinezza, anzi, ancor prima, nell’infanzia, che si delinea nel bene e nel male il modo personalissimo nel quale si interpreteranno i fatti e si reagirà al destino. Per rispondere compiutamente alla tua domanda, ti dirò che effettivamente anche in “Gente Distratta” vi è, in sottofondo, un sapore di libro giallo, ma molto meno presente che in “Discanto”, dove effettivamente vi era un’indagine per far luce sulla morte di un giudice, o in “Fumo negli Occhi”, dove si intrecciavano errori medici, trame di PM, diciamo così, non irreprensibili e furti di farmaci salva vita. Non è detto che il prossimo romanzo non ritorni ai temi del giallo classico.
Secondo te quanto le esperienze vissute in gioventù possono incidere sulla vita adulta dei personaggi letterari e nella vita quotidiana? Come ti dicevo, credo siano molto importanti. Con questo non voglio fare un discorso strettamente deterministico, ci mancherebbe, ognuno è artefice del suo destino, a prescindere, e anche a dispetto della mano di carte che si ritrova in dote alla nascita, dipende da ognuno. Credo che nelle vite, prima parallele e poi divergenti, di Tomaso e Cesare, questo tema sia evidente.





“Il bacio della sirena”, di Pasquale Capraro, edito da Augh! nel 2019, ha per protagonista Danilo, un fotografo molto provato da un storia d’amore non finita bene. Per curare la sua sofferenza emotiva, Danilo realizzerà una mostra dove le immagini scelte ripercorreranno le tappe della storia d’amore con Simona. Sarà attraverso le domande di una visitatrice che il lettore, a fianco di Danilo, ripercorrerà la storia d’amore che ha fatto tanto soffrire il fotografo. Ne abbiamo parlato con l’autore.
I vetri ci separano dal mondo esterno. I vetri ci separano anche da ciò che potrebbe farci soffrire e fin qui va anche bene, ma a volte ci allontanano anche da ciò che potrebbe essere coinvolgente per noi. “Doppio vetro”, romanzo dell’islandese Halldóra Thoroddsen edito da Iperborea, è quello che porta l’anziana protagonista a sentirsi esclusa da tutto e da quel presente diverso da lei, ma del quale vorrebbe tanto sentirsi parte. L’anziana ha una vita un po’ vuota: è vedova, i figli e i nipoti hanno le loro esistenze e lei non ha nessuno. L’unica cosa che le resta da fare per fare passare i minuti che scandiscono le giornate, è guardare fuori dai vetri del suo appartamento, per scrutare le vite degli altri. Ha alcune amiche vero, ma il loro rapporto si riduce in sole telefonate. Poi, un giorno tutto cambia, perché la protagonista incontra un anziano chirurgo. Tra i due è subito feeling e nella mente della donna affiorano i ricordi di un amore di gioventù, perché lei quell’ uomo lo ha conosciuto, anni prima, da giovane. Lui è proprio Sverrir, il giovanotto del quale la protagonista si era invaghita un tempo. Tra i due nasce subito l’amicizia che legherà sempre più le due anime solitarie in cerca di compagnia e che porterà alla nascita di quella che sembra essere una vera e propria relazione. Tanti sono i progetti che i due mettono in atto e molti altri ancora da compiere, solo che il passare rapido del tempo e il destino (se così lo vogliamo chiamare) metteranno in crisi i piani della coppia. “Doppio vetro” è un romanzo toccante, ricco di emozioni che evidenziano il profondo attaccamento alla vita dei protagonisti e la passione amorosa che li unisce. Un sentimento vissuto con tale sincerità e candore che leggendo la loro storia, si ha la sensazione di trovarsi davanti a due adolescenti, e non a una donna e a un uomo maturi. Quello che mi ha stupito di “Doppio vetro” è la potenza del sentimento per l’amore e per la vita che hanno i due protagonisti. Vero, i loro corpi sono anziani, logorati dal tempo, ma quell’energia, quel bisogno di amore e di amare che ribolle in loro è di una potenza disarmante. L’agire dei protagonisti di “Doppio vetro” di Halldóra Thoroddsen è la dimostrazione che, nonostante le rughe e la solitudine, il desiderio di sentirsi vivi e partecipi del mondo circostante è la base di queste due solitudini, stanche di sentirsi abbandonate da tutti. Traduzione di Silvia Cosimini.
Edizioni BD torna in libreria con Ruggine, una nuova graphic novel per la collana dedicata ai giovani talenti, BD Next.

























