Posts Tagged ‘Newton Compton’

:: 59 minuti per morire di Holly Seddon (Newton Compton, 2026) a cura di Patrizia Debicke

27 Maggio 2026

Ci sono romanzi che costruiscono la tensione lentamente, insinuandosi con pazienza nella mente del lettore. E poi esistono libri come 59 minuti per morire di Holly Seddon, capaci di spalancare il baratro già nelle prime pagine e costringerti a guardarci dentro senza possibilità di fuga. Qui il tempo non è soltanto uno sfondo narrativo: diventa materia viva, una lama puntata contro ogni personaggio, un conto alla rovescia che scandisce il disfacimento progressivo della normalità. Cinquantanove minuti. Poco meno di un’ora per affrontare l’idea della fine.
L’Inghilterra è sul punto di essere colpita da missili nucleari. Un messaggio che viene trasmesso all’improvviso, interrompendo la routine di milioni di persone ingiunge: cercare immediatamente riparo. Da quell’istante il romanzo cambia pelle e si trasforma in una corsa disperata attraverso strade congestionate, stazioni nel caos, città paralizzate dal panico. L’atmosfera è claustrofobica, soffocante, costruita con precisione quasi chirurgica. Non ci sono eroi invincibili né figure salvifiche: solo esseri umani messi davanti alla paura.
Holly Seddon sceglie di raccontare l’apocalisse attraverso tre donne molto diverse tra loro, e proprio questa sua decisione rende il romanzo così potente. Carrie è una giovane madre pronta a tutto pur di raggiungere la figlia. Ogni sua pagina pulsa di angoscia, di amore feroce, di quella lucida disperazione che nasce quando il tempo si restringe e ogni secondo diventa prezioso. Il lettore sente l’angoscia che taglia il fiato, il peso dei ricordi mentre il mondo rischia di crollare. Carrie non combatte soltanto contro l’imminente catastrofe, ma anche contro il terrore di non farcela ad arrivare in tempo.
Frankie, invece, rappresenta la fragilità improvvisa delle illusioni. La sua vacanza romantica si trasforma in un incubo, e attraverso di lei emerge uno degli aspetti più inquietanti del romanzo: la rapidità con cui la civiltà può incrinarsi. Nel caos dell’emergenza affiora il lato peggiore dell’essere umano, quello dominato dall’egoismo, dalla violenza e dalla sopraffazione. Eppure l’autrice evita sempre il sensazionalismo gratuito. Non cerca di scioccare il lettore con effetti artificiosi: preferisce mostrare reazioni credibili, dolorosamente realistiche.
Poi c’è Mrs Dabb, il personaggio forse più misterioso e complesso. La sua ricerca della figlia adolescente Bunny aggiunge alla storia una dimensione quasi ossessiva, fatta di segreti e silenzi. Intorno a lei aleggia una continua ambiguità: a tratti persino inquietante. Holy Seddon dosa con abilità le informazioni sul suo passato, lasciando emergere lentamente le ferite nascoste dietro la sua apparente durezza.
La forza del romanzo sta proprio nell’umanità dei personaggi. L’attacco imminente non li trasforma in figure straordinarie: li spoglia. Via le convenzioni sociali, via le maschere quotidiane. Restano l’istinto di sopravvivenza, la paura di morire soli, il bisogno disperato di proteggere qualcuno. L’autrice osserva tutto questo con uno sguardo lucido, quasi crudele. Non giudica mai i suoi protagonisti, non distribuisce assoluzioni o condanne. Mostra soltanto quanto sia sottile il confine tra altruismo e brutalità quando il tempo possa ridursi  a un conto alla rovescia.
La scrittura accompagna perfettamente questa continua tensione. Rapida, visiva, nervosa, trascina il lettore dentro una narrazione dalla quale è difficile prendere distanza. Le scene sembrano illuminate da una luce fredda, livida, come se il mondo intero fosse sospeso nell’attesa della detonazione. Eppure, dentro il caos, Holly Seddon riesce a mantenere viva una forte dimensione emotiva. Ogni personaggio porta con sé una storia precedente alla crisi, e proprio poste sotto pressione quelle esistenze rivelano le loro crepe più profonde.
Molto efficace anche la gestione dei colpi di scena, inseriti senza forzature. Alcuni passaggi sorprendono davvero perché nascono in modo naturale dall’evoluzione psicologica dei protagonisti. Il lettore finisce così per oscillare continuamente tra speranza e sconforto, tifando per personaggi imperfetti ma autentici.
Un ritmo serrato domina quasi tutta la storia, anche se nelle ultime pagine si avverte un leggero rallentamento. Il finale appare più dilatato rispetto alla feroce tensione mantenuta fino a quel momento, e forse è una scelta voluta: dopo l’adrenalina arriva il momento delle conseguenze, del vuoto lasciato dalla paura. E proprio qui il libro trova la sua coerenza emotiva. Holly Seddon non offre una vera consolazione, né una completa catarsi. Lascia addosso inquietudine, domande irrisolte, la sensazione disturbante di aver assistito non soltanto alla possibile fine di un Paese, ma alla messa a nudo dell’animo umano.
59 minuti per morire è un thriller apocalittico, capace di trasformarsi in qualcosa di più profondo: una cruda riflessione  sulla fragilità della civiltà e sull’istinto primordiale che emerge quando tutto vacilla. Un romanzo teso, angosciante e incredibilmente umano, destinato a restare nella mente molto tempo dopo l’ultima pagina.

Holly Seddon, dopo un’infanzia trascorsa tra i paesaggi della campagna inglese, immersa nei libri e nella musica, ha intrapreso la carriera di giornalista e redattrice. Ha vissuto a Londra e Amsterdam, e oggi risiede nel Kent con la sua famiglia. È laureata in Scrittura creativa. La Newton Compton ha pubblicato Testimone silenziosa, Il segreto di Sarah e 59 minuti per morire.

:: Il giardino segreto delle api di Jane Johnson (Newton Compton 2026) a cura di Patrizia Debicke

15 Maggio 2026

Nella Cornovaglia più aspra e selvaggia, là dove il vento arriva dall’oceano portando con sé odore di salsedine e di terra bagnata, Il giardino segreto delle api diventa interprete di una storia in grado di mischiare memoria, dolore e appartenenza. È un romanzo, calato in un paesaggio che sembra sospeso fuori dal tempo, in cui la natura non rappresenta solo lo sfondo, ma è presenza quasi sacra, pronta a custodire segreti e verità rimaste insepolte.
La tenuta di Trengrose domina la narrazione. I frutteti, i prati invasi dalle campanule, i sentieri battuti dalla pioggia e il cottage di pietra abitato da Ezra Curnow compongono un fragile microcosmo, minacciato dall’arrivo della modernità. Ezra vive là da sempre. E prima di lui suo padre, suo nonno e le precedenti generazioni della sua famiglia hanno sempre abitato ai margini della proprietà. Per Ezra ogni stagione ha il suo linguaggio: il biancospino in fiore la primavera, le foglie trascinate dal vento in autunno, il silenzio dell’inverno, l’estate con il tepore  accumunate dal ronzio delle api attorno all’arnia. Ogni particolare contribuisce al rapporto fra uomo e natura.
L’incipit è di una straordinaria forza evocativa. Ezra, in piedi davanti alle api, annuncia la morte di Eliza Rosevear secondo il rituale tramandato nei secoli. Copre l’arnia con un drappo nero e parla agli insetti come fossero creature in grado di comprendere il dolore umano. In poche pagine il romanzo chiarisce immediatamente il proprio fulcro narrativo: la memoria delle cose, la continuità fra passato e presente, il rispetto verso una natura considerata parte integrante della vita.
La morte di Eliza rompe l’equilibrio di Tengrose. Senza un testamento, il futuro della tenuta diventa incerto e l’arrivo dei nuovi proprietari trasforma il romanzo in qualcosa di più complesso di una semplice storia famigliare. Toby Hardman, finanziere londinese ambizioso e arrogante, vede nella proprietà soltanto un investimento. Il cottage di Ezra deve diventare un alloggio turistico, i prati un’attrazione per visitatori. In lui si concentra una mentalità predatoria incapace di cogliere il valore autentico dei luoghi. La Cornovaglia, agli occhi di Toby, non è una terra da comprendere ma qualcosa da sfruttare.
Ed è proprio in questo contrasto che il romanzo sviluppa la sua forza. Da una parte Ezra, uomo essenziale, quasi fuori dal tempo, privo di qualunque avidità materiale, dall’altra l’oggi, dominato dal profitto e dalla speculazione. L’autore affronta temi concreti: il turismo invasivo, il costo delle abitazioni, la perdita di tradizioni locali, senza trasformare la narrazione in un manifesto ideologico. Tutto passa attraverso i personaggi, le loro scelte e i loro conflitti.
Ezra è senz’altro la figura più azzeccata. Burbero, ostinato, ironico, vive circondato dagli animali e tratta ogni creatura con rispetto. Dialoga con le api, osserva gli uccelli, accetta la libertà del suo gatto senza pretendere di possederlo. La sua esistenza appare povera solo a chi misura il valore delle cose con il denaro. In realtà Ezra custodisce una invisibile ricchezza: il senso di appartenenza, la memoria della terra, la capacità di riconoscere la bellezza nei gesti più semplici. Ma non è una figura idealizzata. Poco alla volta infatti riemergono le ombre del suo passato, ferite nascoste sotto la superficie del quotidiano. I segreti legati a Trengrose si intrecciano a una dimensione più ampia e dolorosa, in grado di valicare  tre generazioni e di aprire improvvisi squarci sulla guerra e sulla violenza. Alcuni capitoli, ambientati nella Cipro degli anni Cinquanta, introducono improvvisa suspence, in netto contrasto con la quiete della campagna cornica. Sono pagine dure, quasi spiazzanti, ma fondamentali per comprendere.
Molto efficace risulta anche l’evoluzione dei nuovi proprietari, gli Hardman. Inizialmente degli invasori destinati a distruggere l’equilibrio, ma pian piano, lei, Minty e i figli, Dominic e Miranda, finiranno per lasciarsi conquistare dal fascino della tenuta e dalla figura di Ezra. Attraverso il contatto poi con quel paesaggio imparano a guardare il mondo in modo diverso, quasi riscoprendo un’umanità perduta.
L’atmosfera è sempre in sospeso fra realismo e incanto. Per tutto il romanzo aleggia una lieve componente soprannaturale, quasi la terra stessa custodisse le voci del passato. I segreti di Eliza Rosevear emergono lentamente, alimentando una tensione narrativa che accompagna il lettore fino alla fine.
Lo stile nostalgico ben si adatta alla storia. Le descrizioni della Cornovaglia sono ricche di luce, vento, colori e odori. Si percepiscono il rumore delle onde contro le scogliere, il canto degli uccelli al tramonto, il ronzio delle api. È una scrittura che par rallentare il tempo mentre ci invita a osservare, con la sensazione di visitare un luogo abitato da personaggi imperfetti ma vivi. Dentro la storia convivono mistero, memoria, dolore e speranza, in armonioso equilibrio. Il giardino segreto delle api più di un romanzo familiare pare una riflessione sul rapporto fra esseri umani e natura, sul rischio di perdere il legame con i luoghi e sulla illusoria convinzione che tutto possa essere comprato.

Jane Johnson, è una scrittrice e editrice britannica. È l’editor inglese di George R.R. Martin, Robin Hood e Dean Koontz, e per molti anni è stata responsabile editoriale delle opere di J.R.R. Tolkien. È sposata con uno chef berbero e vive tra la Cornovaglia e il Marocco. La Newton Compton ha pubblicato Il giardino segreto delle api.

:: Quando finisce la tempesta di Manel Loureiro (Newton Compton 2026) a cura di Patrizia Debicke

4 aprile 2026

Nel panorama del thriller contemporaneo non sono rari i romanzi ambientati in luoghi isolati, spazi naturali dove il paesaggio diventa parte integrante del mistero. In Quando finisce la tempesta  di Manel Loureiro questo elemento assume però un ruolo centrale e quasi simbolico: l’isola galiziana di Ons non rappresenta soltanto uno scenario suggestivo, bensì un microcosmo chiuso in cui rancori antichi, rivalità familiari e segreti mai sopiti riaffiorano con la forza distruttiva di una mareggiata. Il protagonista, Roberto Lobeira, è uno scrittore in cerca di quiete e di ispirazione per il suo secondo romanzo. L’idea di trascorrere l’inverno su quell’isola remota sembra all’inizio una scelta quasi ascetica, una fuga dal rumore del mondo e dalle aspettative editoriali. Tuttavia Ons non è il rifugio pacifico immaginato: il mare che la circonda diventa presto una invalicabile barriera quando una violenta tempesta cambierà tutto, interrompendo ogni e qualunque  collegamento con la terraferma e  imprigionando i pochi abitanti in un fragile equilibrio, carico di segrete tensioni.
E sarà  proprio il mare, elemento onnipresente e quasi vivo, a innescare il meccanismo della storia. Le onde trascineranno  a riva un misterioso fagotto, destinato a scatenare una serie di conflitti e scoperchiare un passato fatto di gelosie, vendette e vecchi conti mai saldati. Da quel momento la narrazione accelera e la piccola comunità dell’isola si trasforma in un inquietante teatro dove ogni sguardo sembra nascondere un sospetto e ogni gesto può diventare una minaccia. L’atmosfera si fa via via più cupa, mentre una enigmatica presenza lascia davanti alla porta dello scrittore un’offerta di sangue, oscuro segno che suggerisce arcaici rituali o incomprensibili messaggi.
Uno degli aspetti più interessanti del romanzo si rifà proprio alla costruzione di questo microcosmo umano. Gli abitanti di Ons non appaiono mai come semplici comparse, bensì come tasselli di una comunità segnata da profonde divisioni. Le famiglie rivali, con la loro storia di vecchi e accumulati rancori, incarnano un conflitto quasi ancestrale, capace di trasformare l’isola in un luogo sospeso tra leggenda e realtà. In mezzo a queste complesse dinamiche dovrà muoversi Lobeira, figura esterna e vulnerabile, involontario spettatore di tensioni che non comprende fino in fondo e in grado di travolgerlo.
Manel Loureiro costruisce la narrazione con ritmo incalzante. Gli eventi si susseguono con sorprendente rapidità, senza lunghe introduzioni né pause contemplative. Fin dalle prime pagine il lettore viene scaraventato nel cuore dell’azione e la trama procede con una serie di svolte che mantengono di continuo la curiosità. La trama prende la forma di un libro coinvolgente, una storia progettata per spingere il lettore a divorare i successivi capitoli nel tentativo di ricomporre un mosaico sempre più complesso.
A sostenere il ritmo contribuisce anche l’ambientazione. Loureiro descrive Ons con uno sguardo capace di cogliere l’aspra  bellezza  della costa atlantica: scogli battuti dal vento, sentieri isolati, case che sembrano resistere a fatica alla furia dell’oceano. Il paesaggio poi, amplificando  la sensazione di isolamento, crea una sensazione quasi claustrofobica. Il mare diventa  una  costante presenza, un’imprevedibile forza pronta a chiudere ogni via di fuga.
Naturalmente una struttura narrativa tanto ricca di colpi di scena comporta anche qualche squilibrio. Alcuni punti risultano più convincenti di altri e certi passaggi appaiono volutamente sopra le righe, come se l’autore privilegiasse l’effetto spettacolare rispetto alla piena credibilità. Questo vale soprattutto per il finale, dove la complessità accumulata lungo la storia trova una soluzione forse troppo rapida, in grado di lasciare un lieve senso di incompiutezza.
Ma sarebbe ingeneroso soffermarsi su questo aspetto. “Quando finisce la tempesta” funziona soprattutto come romanzo di intrattenimento, costruito per tenere il lettore dentro un vortice di eventi, misteri e rivalità. Loureiro dimostra una notevole abilità nel creare suspence e nel popolare la storia di memorabili figure, spesso ambigue, raramente innocenti.
Alla fine, chiusa l’ultima pagina, resta l’immagine di un’isola battuta dal vento, luogo in cui il passato non smette mai di reclamare il proprio spazio. La tempesta che incombe su Ons non è soltanto quella meteorologica ma anche la tempesta morale di una comunità incapace di dimenticare. Ed è proprio questa miscela di paesaggio, segreti e violente passioni a rendere il romanzo un thriller coinvolgente, imperfetto forse, ma in grado di trascinare il lettore dentro una storia dove la quiete sembra sempre soltanto apparente.

Manel Loureiro (Pontevedra, 1975) è scrittore, avvocato e conduttore televisivo e ha lavorato anche come sceneggiatore in numerosi progetti. Attualmente collabora come editorialista per diversi quotidiani nazionali, oltre che per emittenti radiofoniche e televisive. È uno dei pochi autori spagnoli contemporanei ad aver raggiunto la classifica dei libri più venduti negli Stati Uniti. Quando finisce la tempesta è il suo primo romanzo pubblicato con la Newton Compton.

:: Un anno nel Medioevo di Luigi Barnaba Frigoli (Newton Compton, 2026) a cura di Patrizia Debicke

18 febbraio 2026

Con Un anno nel Medioevo, Luigi Barnaba Frigoli costruisce un ambizioso affresco storico sorprendentemente immersivo, in grado di restituire al lettore la complessità di un’epoca troppo sovente limitata o meglio soffocata nello stereotipo dei “secoli bui”.
Questo progetto, come sottolinea Andrea Frediani nella prefazione, nasce dalla doppia competenza dell’autore poco comune e molto preziosa: quella di storico e di narratore.
Da questa sua perfetta convergenza prende forma un vivace saggio narrativo ibrido, dove il rigore delle fonti convive con una forte tensione evocativa, che riesce a trasformare la divulgazione in conoscenza pratica.
Il contesto evocato è il 1299, un anno di passaggio carico di gravi tensioni politiche, religiose e sociali, sospeso alla vigilia del primo Giubileo indetto da Bonifacio VIII.
L’Italia, la penisola, frammentata in poteri e fazioni, appare come un largo crocevia di conflitti, ambizioni e fermenti culturali, con le città che si espandono e i commerci fioriscono mentre le campagne restano ancora legate ad antichi ritmi esistenziali. In questo stratificato scenario, Frigoli ha preferito utilizzare una struttura esplicativa corale: ovverosia i dodici mesi dell’anno vissuti in prima persona da sei protagonisti, emblematiche figure di altrettanti ceti e ruoli sociali.
Bianca, immaginaria contadina (l’unico personaggio nato dalla fantasia dell’autore) della Val Trebbia, rappresenta il mondo dei “laboratores”, fatto di fatica, stagionali ritualità e comunitarie credenze. Attraverso il suo sguardo emergono il sistema feudale, la precarietà dell’esistenza e la centralità dei riti collettivi, scanditi dal duro lavoro agricolo e dal calendario liturgico.
Geri Spini, potente mercante fiorentino, incarna la nuova alta borghesia urbana, che diventa la principale protagonista di un’economia in espansione e di città sempre più dinamiche, dove il denaro ridisegna gerarchie e opportunità.
Matilde di Hackeborn, monaca e mistica, introduce il lettore nella vincolata pace della dimensione claustrale, fatta di spiritualità intensa, interiori tensioni e contraddizioni tra fede, disciplina e personale sensibilità.
Ruggero da Fiore, soldato di ventura e corsaro, porta sulla scena il duro e instabile mondo delle armi, delle mutevoli alleanze e della violenza usata come professione, mentre Beatrice d’Este consente al lettore lo straordinario accesso ai grandi palazzi aristocratici, dove matrimoni strategici, intrighi e rapporti di potere determinano sia il destino delle donne che quello delle dinastie.
Infine, il cardinale Iacopo Caetani degli Stefaneschi offre uno sguardo privilegiato sui vasti corridoi della Curia romana, sulle accorte strategie di Bonifacio VIII e sulla complessa costruzione simbolica e politica del Giubileo, evento destinato a segnare profondamente l’immaginario europeo.
La forza del volume risiede proprio in questo prospettico dispositivo con sei voci che si alternano, mentre sei diverse coscienze filtrano la realtà, permettendo al lettore di attraversare il Medioevo dall’interno. Non si tratta di una semplice sequenza di capitoli tematici, ma di un vero percorso esistenziale, dove ogni personaggio affronta stagioni, malattie, conflitti, paure e ambizioni, sempre entro i confini rigidi di una società fortemente normata da tradizione, religione e consuetudine.
Frigoli insiste sulla vita quotidiana dei suoi sei personaggi : cosa si mangiava, come si curavano le malattie, quali superstizioni o idee guidavano le loro scelte, come ciascuno di loro percepiva il peccato, la morte e la salvezza. Ne emerge un Medioevo vivo, contraddittorio, capace di ferocia e di gioia, mistico e pragmatico, dove la distanza dal presente mette in risalto universali costanti del carattere umano.
Il ricorso sistematico alle fonti medievali e alla storiografia moderna conferisce solidità all’impianto, mentre le parti indispensabili e di plausibile ricostruzione per la trama sono dichiarate con metodologica onestà, trasformando il testo in un laboratorio di consapevole divulgazione.
In questo senso, Un anno nel Medioevo dialoga idealmente con la lezione di Barbara Tuchman, Jacques Le Goff ed Eileen Power, ma tenta una strada personale: raccontare la storia come esperienza vissuta, senza rinunciare alla precisione scientifica. Il risultato è un’opera capace di parlare a una vasta platea di lettori, offrendo tanto il piacere del racconto quanto la profondità dell’analisi storica. Un viaggio nel tempo che non si limita a ricostruire un’epoca, ma invita a interrogarsi sulla persistenza delle paure, delle ambizioni e delle speranze che continuano e continueranno sempre a caratterizzare l’essere umano.

Luigi Barnaba Frigoli, nato a Milano nel 1978, è giornalista e studioso di storia medievale. È autore di diversi fortunati romanzi storici sui Visconti: La Vipera e il Diavolo, Maledetta serpe (Premio letterario Lago Gerundo 2018 per il miglior romanzo storico) e Il morso del basilisco. Nel 2017 ha scritto un saggio sulla fondazione del Duomo di Milano, La Cattedrale del Diavolo. Ha pubblicato i romanzi Guerriera. L’incredibile storia di Bona Lombardi (premio speciale Amalago-Agar Sorbatti 2024) e Il terzo Grimm. Ha realizzato una serie di podcast su figure femminili del Medioevo italiano, disponibili su Spotify. La Newton Compton ha pubblicato Un anno nel Medioevo.

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:: Un divorzio perfetto di Jeneva Rose (Newton Compton 2026) a cura di Patrizia Debicke

28 gennaio 2026

Un divorzio perfetto riprende la storia dodici anni dopo gli eventi de Il matrimonio perfetto e lo fa, trascinando subito il lettore dentro un universo narrativo torbido, manipolatorio, costruito su relazioni avvelenate e verità piegate a uso personale. Nessuna redenzione né consolazione. Qui impera l’ambiguità morale, labile territorio in cui  nessuno è davvero innocente.

Sarah Morgan torna in scena più sottile e consapevole. Non è più soltanto la brillante avvocata che aveva difeso il marito Adam dall’accusa di omicidio, pagata poi con una condanna capitale e una verità mai del tutto chiarita. Ora è una donna che ha ricostruito la propria immagine pubblica, con una nuova famiglia, una fondazione filantropica e un matrimonio destinato a implodere. Il tradimento di Bob, secondo marito e apparente uomo qualunque, agisce da detonatore emotivo e narrativo, aprendo una frattura che si allarga fino a inglobare il passato. Il divorzio diventa così il perfetto pretesto per riaprire ferite mai rimarginate, riportando sotto i riflettori il caso Kelly Summers e trascinando Sarah in una spirale mediatica e giudiziaria.

L’ambientazione resta quella tipica del domestic thriller americano: case borghesi, uffici legali, stazioni di polizia, tribunali e periferie rassicuranti solo in superficie. È un mondo ordinato, fatto di prati curati e sorrisi di circostanza, dove il male non irrompe dall’esterno ma cresce silenzioso tra le mura domestiche. Jeneva Rose gioca con questa familiarità, la usa come maschera dietro cui far scorrere vendette sottili, ricatti e strategie a lungo termine. Ogni spazio diventa funzionale al controllo, alla sorveglianza, al sospetto.

La trama intreccia tre principali misteri:  la riapertura dell’omicidio Kelly Summers, la scomparsa di Stacy, amante occasionale di Bob, e la morte sospetta di un poliziotto legato alle vecchie indagini. I piani temporali e i punti di vista si alternano con ritmo serrato, mantenendo costante la tensione. L’indagine questa volta risulta più solida e credibile, rispetto al primo romanzo, grazie alla presenza dello sceriffo Hudson e della vice Olson, figure non eroiche ma animate da un autentico desiderio di verità. Anche loro, tuttavia, si muovono dentro una rete di menzogne più grande di quanto si possa immaginare.

Il cuore del romanzo resta Sarah Morgan, magnetico e disturbante personaggio. Fredda, calcolatrice, brillante, incarna una forma di intelligenza predatoria capace di anticipare ogni mossa altrui. La sua fondazione benefica, i gesti pubblici di compassione, persino il ruolo di madre diventano strumenti narrativi, parti di una messinscena più ampia. Attorno a lei ruotano uomini convinti di avere il controllo e destinati a soccombere: Adam prima, Bob poi, entrambi incapaci di comprendere fino in fondo la mente con cui hanno avuto a che fare.

Bob Miller è un antagonista meschino e arrogante, convinto di poter usare informazioni e minacce come leve di potere. La sua progressiva caduta ha qualcosa di grottesco e inevitabile, resa ancora più inquietante dal modo in cui la manipolazione si insinua nei dettagli quotidiani: un localizzatore sull’auto, messaggi ambigui, prove lasciate nel posto giusto al momento giusto. Ogni azione sembra casuale, mentre segue una implacabile logica.

Il ritmo cresce man mano con i colpi di scena che si susseguono con maggiore intensità. Alcuni risultano prevedibili per lettori usi al genere, ma funzionano grazie alla coerenza  e alla progressiva costruzione della tensione. La costante sensazione è quella di assistere a una partita a scacchi giocata su più tavoli, dove ogni pedina crede di poter agire liberamente .

Non tutti i personaggi risultano empatici, anzi. Quasi nessuno lo è davvero. Questa scelta, però, appare deliberata: Il divorzio perfetto non chiede identificazione, pretende attenzione. È un thriller che mette a disagio, solleva scomode domande sul potere della narrazione, sulla giustizia e sull’immagine pubblica. Chi racconta la storia vince, anche quando la verità resta sepolta.

Il finale, cinico e spettacolare, chiude il cerchio lasciando una scia di inquietudine e una porta socchiusa su possibili sviluppi futuri. Sarah Morgan ne esce intatta, forse persino rafforzata, simbolo di un mondo dove l’intelligenza senza scrupoli può riscrivere la realtà. Un thriller oscuro, divertente nella sua ferocia, capace di superare il primo capitolo della serie e confermare Jeneva Rose come abile tessitrice di inganni narrativi. Un libro che intrattiene, disturba e costringe a guardarsi le spalle… soprattutto se si crede di conoscere chi si ha accanto.

Jeneva Rose è un’autrice bestseller del «New York Times» e di «usa Today». I suoi thriller sono stati tradotti in più di trenta lingue e opzionati per diventare film e serie TV. Con la Newton Compton ha pubblicato La vacanza perfetta, Un matrimonio perfetto, La casa dei cadaveri e Un divorzio perfetto. Vive nel Wisconsin con suo marito, Drew, e i suoi testardi bulldog inglesi, Winston e Phyllis. Per saperne di più: jenevarose.com

:: Il tiranno di Simon Scarrow (Newton Compton 2026) a cura di Patrizia Debicke

19 gennaio 2026

Nel nono anno di regno di Nerone, Roma non è soltanto il centro del mondo conosciuto, ma anche una capitale sul punto di implodere. Simon Scarrow sceglie infatti  un delicatissimo momento storico e lo trasforma nel cuore pulsante di questo romanzo, spostando l’azione dalle lontane  frontiere al ventre molle dell’Impero. L’Urbe diventa un febbrile organismo, attraversato da paure, voci, congiure e violenze represse, dove ogni gesto politico rischia di avere imprevedibili conseguenze.
L’ambientazione è uno degli elementi più riusciti. Scarrow ci racconta una Roma viva, sporca, contraddittoria, lontana da un’idealizzata magnificenza. Le strade brulicano di tensione sociale, le coorti urbane disorganizzate faticano a mantenere l’ordine, il popolo sopporta  con crescente rabbia le arbitrarie decisioni del potere. I palazzi imperiali, con i loro sfarzosi banchetti e i giochi di ruolo tra senatori, prefetti e favoriti, contrastano con gli accampamenti militari, luoghi di disciplina e fatica. È una città divisa tra lusso e miseria, tra apparenza e controllo, pronta a incendiarsi al primo soffio.
Catone dovrà affrontare questo scenario dopo la campagna in Britannia, dopo essersi lasciato alle spalle il fronte aperto per affrontare una guerra più sottile. Il suo ritorno a Roma avrà inizialmente un sapore domestico, quasi illusorio, fatto di affetti familiari e momenti di tregua. Proprio questa parentesi renderà più netto lo stacco con il nuovo incarico, trasformando la sua nomina a prefetto delle coorti urbane in una prova morale oltre che militare. Catone è un comandante esperto, ma Roma lo costringerà a misurarsi con intrighi, ambiguità e compromessi, territori nei quali la spada serve meno della prudenza.
Il personaggio ha ormai raggiunto la sua piena maturità: non è più solo il soldato brillante, bensì un uomo consapevole del peso delle decisioni e delle fragilità del potere. Il conflitto tra dovere pubblico e protezione privata incombe su  tutto il romanzo, regalando consapevole spessore a un protagonista continuamente costretto a scegliere tra ubbidienza e giudizio. La sua integrità lo rende prezioso, ma anche pericolosamente esposto.
Macrone rappresenta l’altra faccia della medaglia. Più diretto, istintivo, legato a una visione del mondo semplice e solida, rimane il punto fermo in un instabile contesto lavorativo. Il suo ritorno al servizio attivo non avrà qualcosa di nostalgico: è invece il naturale ritorno di un uomo al proprio elemento. Il rapporto tra Catone e Macrone, costruito romanzo dopo romanzo, resta uno dei pilastri della serie. La loro fratellanza d’armi, fatta di rispetto, ironia e fiducia reciproca, rappresenta un legame in grado di resistere anche quando il campo di battaglia si sposterà nelle sale del potere.
Nerone incombe sulla trama con la sua costante e inquietante presenza. Scarrow lo tratteggia in precario equilibrio tra genialità artistica, narcisismo e paranoia. Ogni sua decisione appare potenzialmente fatale, ogni favore revocabile da un capriccio. Il suo rapporto con Catone, ambiguo, segnato da ammirazione e diffidenza, contribuisce a mantenere alta la tensione narrativa. Governare sotto un imperatore simile equivale a camminare su un terreno minato. (Per chi volesse capire vedo grandi similitudini con i nostri giorni e l’uomo alla Casa Bianca.)
Dal punto di vista strutturale, il romanzo funziona come un ponte. Le scene d’azione, pur ben costruite e coinvolgenti, richiamano situazioni già viste nella serie, e svolgono il compito di ribadire i temi centrali: disciplina, coraggio, spirito di sacrificio. Il vero cuore del libro risiede nella dimensione politica, nei discorsi sul futuro di Roma e nelle avvisaglie di un cambiamento epocale. Le ombre dell’Anno dei Quattro Imperatori iniziano ad allungarsi, preparando il terreno alla nascita della dinastia Flavia.
Scarrow dimostra ancora una volta grande abilità nel fondere personaggi di finzione e figure storiche, creando un affresco coerente e credibile. Questo capitolo, il ventiquattresimo della serie, non cerca lo shock narrativo, ma lavora per accumulo, costruendo tensione e aspettativa. Il pericolo, stavolta, non arriva da una ribellione lontana, ma cresce silenzioso nel cuore dell’Impero. Ed è proprio questa scelta a rendere l’ambientazione romana così potente: una Roma splendida e marcia, capace di divorare i suoi stessi difensori.
Ne risulta un romanzo di passaggio, forse meno esplosivo, ma fondamentale per comprendere l’evoluzione dei protagonisti e il destino verso cui stanno marciando. Una tappa necessaria, carica di presagi, che rafforza ulteriormente il legame tra Catone e Macrone e prepara il lettore a tempeste ancora più grandi.

Tradotto da Valentina Legnani e Valentina Lombardi.

Simon Scarrow è nato in Nigeria. Dopo aver vissuto in molti Paesi, si è stabilito in Inghilterra. È un grande esperto di storia romana. Il centurione, il primo dei suoi romanzi storici pubblicato in Italia, è stato per mesi ai primi posti nelle classifi che inglesi. Scarrow è autore delle serie Le aquile dell’impero, Roma arena saga, I conquistatori e Revolution saga. Ha fi rmato anche i romanzi L’ultimo testimone (con Lee Francis), Eroi in battagliaLa flotta degli invincibili, Il guerriero (con T.J. Andrews), Nel nome di Roma, La rivincita di Roma, Il tiranno e i thriller Blackout e La notte dei cadaveri. Per saperne di più: www.simonscarrow.co.uk

:: Il libro delle risposte minchione di Daniele Villa (Newton Compton Editori 2025) a cura di Valentina Demelas

23 dicembre 2025

Ci sono libri che promettono saggezza, altri che promettono soluzioni. Il libro delle risposte minchione di Daniele Villa, pubblicato da Newton Compton Editori, promette qualcosa di più onesto e, per certi versi, più raro: il diritto di non prendersi sul serio. L’autore – brillante comico e influencer da migliaia di follower – firma un oggetto editoriale dichiaratamente ludico, che gioca con l’estetica e la struttura dei classici “libri-oracolo” per smontarne, con ironia, ogni pretesa di verità.

Il meccanismo è semplice e volutamente rituale: si pensa a una domanda, si respira, si chiudono gli occhi, si sfoglia (o si scrolla, se il testo è in versione ebook). Ma invece dell’illuminazione mistica, arriva la “saggezza minchiona”, una raccolta di circa duecento risposte assurde, provocatorie, nonsense, pensate non per risolvere problemi, ma per ridimensionarli. Il messaggio, nemmeno troppo implicito, è chiaro: a volte l’unica risposta sensata è una risata.

Dal punto di vista editoriale, Newton Compton intercetta con precisione un filone che negli ultimi anni ha trovato grande spazio: libri-gioco, manuali ironici, oggetti da regalo capaci di funzionare sia come letture individuali sia come catalizzatori sociali. Questo volume nasce esplicitamente per essere condiviso: portato alle feste, alle cene tra amici, alle serate in cui la conversazione langue e serve un pretesto per rompere il ghiaccio.

Villa dimostra di conoscere bene il linguaggio dell’umorismo contemporaneo, fatto di tempi rapidi, battute secche, risposte che funzionano per accumulo e sorpresa. Le frasi sono brevi, spesso lapidarie, pensate per colpire subito. Il divertimento nasce dal contrasto tra la solennità del rito iniziale e la totale inadeguatezza delle risposte a qualsiasi domanda esistenziale. È qui che il libro trova la sua forza: nello scarto tra aspettativa e risultato.

C’è però anche un limite strutturale, inevitabile per un’operazione di questo tipo. L’effetto sorpresa, dopo un certo numero di pagine, tende ad attenuarsi. Non tutte le risposte hanno lo stesso impatto e la lettura continuativa rischia di appiattire il ritmo comico. Il libro delle risposte minchione funziona molto meglio come esperienza intermittente, piuttosto che come testo da leggere dall’inizio alla fine.

Detto questo, l’obiettivo del libro non è mai quello di costruire un discorso coerente o un percorso narrativo. Il suo valore sta nell’uso che se ne fa: come antistress improvvisato, come gioco collettivo, come parodia gentile della nostra ossessione per le risposte giuste, definitive, illuminanti. In un’epoca in cui ogni scelta sembra dover essere ottimizzata e spiegata, rivendicare il nonsense diventa quasi un gesto liberatorio.

Il libro delle risposte minchione non insegna nulla, e proprio per questo funziona. Non offre soluzioni, ma concede tregua. Non promette crescita personale, ma una risata condivisa. E forse, oggi, è già una forma di saggezza, anche se minchiona, come da dichiarazione d’intenti.

Daniele Villa Genio78, all’anagrafe Daniele Villa, è nato a Piacenza nel 1978. Da anni le sue battute attraggono decine di migliaia di follower sul web. Ha lavorato nell’azienda edile di famiglia per quindici anni, fino a quando non è diventato autore. Con la Newton Compton ha pubblicato il Calendario minchioneGiochi da fare quando sei ubriaco, Il libro delle risposte minchione101 posti in cui fare sesso almeno una volta nella vita, Il libro delle scuse minchione 300 frasi che vorresti (ma non puoi) dire al lavoro.

Source: libro gentilmente donato dall’editore, ringraziamo Beatrice Maione responsabile dell’ufficio stampadi Newton Compton Editori.

:: Mistero al profumo di cannella, i segreti di Cinnamon Falls di R.L. Killmore (Newton Compton, 2025) a cura di Patrizia Debicke

11 ottobre 2025

Tra le colline avvolte dal profumo di cannella e foglie dorate, Cinnamon Falls si presenta come un  rifugio ideale per chi fugge dal dolore, ma anche come il luogo dove i segreti, come la nebbia del mattino, non si diradano mai del tutto. Dopo una rottura umiliante, un grande amore costruito solo su una menzogna, Nia torna nella sua cittadina natale con il cuore in frantumi e l’intenzione di ritrovare un po’ di pace tra i sorrisi familiari e la gelateria di famiglia, frequentatissima e cuore pulsante della comunità. Ma la tranquillità autunnale che spera di trovare si incrina presto: un atroce delitto sconvolge la quiete della Festa d’Autunno e costringe la protagonista a fare i conti non solo con il presente, ma anche con un passato che credeva di avere sepolto.
L’autrice costruisce un’ambientazione calda e accogliente, quasi cinematografica, che ricorda le atmosfere delle serie britanniche di gialli “leggeri” o le cittadine perfette dei film Hallmark. Ogni dettaglio, il fumo che sale dalle tazze di sidro caldo, le zucche intagliate, i vicoli profumati di burro e spezie,  restituisce una sensazione di intimità domestica, di quella provincia americana dove tutti si conoscono, ma nessuno sa davvero tutto di nessuno. È proprio in questo microcosmo, apparentemente sereno, che si insinua l’ombra del mistero: un corpo ritrovato nella tavola calda di Rosie, la madre della migliore amica di Nia, morta anni prima in circostanze tragiche, e un messaggio inquietante che lascia presagire nuovi delitti.
Nia, fragile e impulsiva, ma guidata da una forza interiore che la spinge a non voltarsi dall’altra parte, si ritrova suo malgrado coinvolta nelle indagini. Non è un’investigatrice nata, e la sua curiosità troppo spesso sconfina nell’imprudenza: si muove in bilico tra coraggio e incoscienza, tra il desiderio di capire e la necessità di espiare sensi di colpa antichi. Al suo fianco ritroviamo Jesse, ex fidanzato del liceo e ora poliziotto escluso personalmente dall’inchiesta sul caso perché vecchio amico della vittima. Alto, tenebroso, segnato da un passato irrisolto, Jesse incarna la classica figura del “buono ferito”, diviso tra dovere e sentimento. Il loro rapporto è una danza di esitazioni e ricordi, fatta di battute non dette e di sguardi che parlano più delle parole: un legame sospeso tra nostalgia e un futuro forse ancora possibile.
Accanto a loro si muove una vasta galleria di personaggi secondari che contribuisce a rendere Cinnamon Falls viva e pulsante: l’amica eccentrica dai capelli viola, presenza ironica e leale; i vicini curiosi e affettuosi; i clienti abituali della gelateria, testimoni involontari di un dramma che si insinua nella quotidianità. Persino Midnight, il viziato gatto nero della famiglia di  Nia, sembra parte integrante del racconto, quasi un simbolo silenzioso della curiosità e della capacità di sopravvivere all’inquietudine.
Il ritmo narrativo alterna momenti di tensione a pause di dolcezza domestica: mentre l’indagine procede tra false piste e colpi di scena, l’autrice dosa con equilibrio mistero e romanticismo, evitando di far prevalere l’uno sull’altro. Il giallo, pur con qualche prevedibilità di troppo, mantiene viva l’attenzione con piccoli dettagli ben disseminati e un’atmosfera coerente che unisce brivido e conforto. L’elemento romantico, aggiunge calore e umanità a una vicenda che parla, in fondo, di nuove possibilità non solo in amore, ma nella vita.
La colorata Festa d’Autunno, con  la sua allegria di superficie, diventa il perfetto contrappunto simbolico al dolore e al mistero che serpeggiano sotto un’apparente calma con  la celebrazione della rinascita, della fine che prelude a un nuovo inizio. E in questo senso Nia rappresenta la città stessa, ferita, ma capace di riscoprire la propria forza.
Un mistero autunnale dal sapore di spezie e malinconia, dove il delitto serve da pretesto per esplorare i legami, le ferite e le nostalgie che uniscono una piccola comunità. Un romanzo che si legge con piacere, magari con una coperta sulle ginocchia e una tazza fumante accanto, lasciandosi avvolgere da un’atmosfera in cui ogni pagina profuma di cannella, amicizia e seconde occasioni.

Tradotto da Laura Mastroddi.

R.L. Killmore è lo pseudonimo dell’autrice statunitense Necole Ryse. Necole scrive da quando aveva quattro anni, quando incise trionfalmente l’alfabeto sul cofano della nuova Volvo della nonna. Quando non batte furiosamente i tasti del suo PC riempiendo fogli Word, piange su una pila di manoscritti incompiuti, abbandona serrati regimi di esercizio fisico autoimposti, rimprovera bambini innocenti nelle biblioteche o ascolta le conversazioni degli altri. Mistero al profumo di cannella. I segreti di Cinnamon Falls è il primo romanzo pubblicato dalla Newton Compton.

:: Ospiti inattesi di Triona Walsh (Newton Comton 2025) di Patrizia Debicke

26 luglio 2025

Alice e Finn sognano un weekend romantico nella casa del guardiano del faro, affacciata sulle scogliere battute dal vento di Donegal. Una fuga segreta, solo loro, resa necessaria dal fatto che Finn è il capo di Alice, e il loro amore non può ancora essere rivelato.
Ma forse soprattutto, nessuno deve sapere il vero motivo per cui Alice ha voluto quel viaggio.
Tutta la sua vita ,fino a quel momento,  è come se fosse da tempo appesa a un filo. E ora ha un piano.
Poi, qualcuno busserà alla porta.
Una coppia, fradicia di pioggia che sostiene di aver prenotato la stessa casa per lo stesso weekend. C’è stato un disguido parrebbe. Con il  cattivo tempo che ha interrotto le comunicazioni,  pur evidentemente irritato, Finn permetterà  loro di entrare e fermarsi.
Insomma ci sono due camere da letto,  si arrangeranno  almeno fino alla mattina dopo.  
Alice si innervosisce. Il suo piano rischia di andare in fumo.
Ma, a quanto sembra, anche gli ospiti inattesi ne hanno uno. Tanto che il cottage finirà con il  trasformarsi in una specie di trappola.
Ben presto infatti, la tensione tra loro crescerà, mentre  le maschere cadono.
Qualcuno mente. Chi? Oppure tutti. E a ben vedere nessuno è davvero chi dice di essere.
Tríona Walsh costruisce un thriller psicologico che cattura fin dalla prima pagina e gioca diabolicamente con le certezze del lettore, smontandole una a una.
“L’altra coppia”  infatti. pagina dopo pagina, regge con un perfetto equilibrio tra suspense e introspezione, dove nulla è come sembra e ogni dettaglio conta, ha il suo peso .
La trama si muove su due binari paralleli: da un lato, il mistero dell’identità e delle vere intenzioni dei personaggi; dall’altro, la lenta e sofferta rivelazione di segreti sepolti, legami nascosti e vendette coltivate  nel silenzio.
Alice è una protagonista ambigua, intrigante, sicuramente non  affidabile come narratrice. All’inizio sembra fragile, quasi ingenua, e invece  è  diversa e molto di più.
Anche Vivienne, apparentemente dura e scostante, nasconde dentro dii sé  più di quanto voglia lasciare intendere. Il loro diretto confronto si rivelerà il fulcro palpitante del romanzo.
Il ritmo alterna momenti di crescente tensione a riflessioni interiori dei diversi personaggi che amplificano continuamente il senso di claustrofobia.
La scrittura della Walsh essenziale ma tagliente, riesce a  costruire atmosfere cariche di inquietudine e tenendo  il lettore col fiato sospeso, lo sorprende  con continui  colpi di scena  ben dosati e  mai gratuiti, mentre  ogni particolare e ogni  svolta intrapresa  segue  una logica che si svela solo alla fine.

Ambientato in un paesaggio selvaggio e molto suggestivo, dove la natura diventa complice del mistero, il romanzo si inserisce perfettamente nel solco del domestic noir, ma con un respiro più ampio, quasi gotico, la casa ricavata nel faro si trasformerà in un’immagine di isolamento, che può condurre fino alla resa dei conti.
Un cottage ricavato da un faro sulla costa irlandese. Due coppie che s’incontrano e non per caso . E un fine settimana che nessuno potrà mai  dimenticare …
“Ospiti inattesi”  è molto più di un semplice thriller. Forse sarebbe  più corretto definirlo  un’esplorazione delle zone d’ombra della psiche umana e  dei sottili confini che corrono tra vittima e carnefice, tra amore e ossessione.
A conti fatti un puzzle psicologico affilato come un coltello, dove amore, menzogna, vendetta e identità si intrecciano in un crescendo di tensione fino all’esplosiva rivelazione finale.

Tríona Walsh è una scrittrice irlandese, autrice di thriller e gialli ricchi di atmosfera e colpi di scena. Artista e graphic designer, si occupa anche dell’ideazione e realizzazione di copertine per diverse case editrici. Vive a Dublino con la sua famiglia. La Newton Compton ha pubblicato Notte di neve e sangue e Ospiti inattesi. Per saperne di più: http://www.trionawalsh.com

:: I banchieri del diavolo di Vito Bruschini (Newton Compton 2025) a cura di Patrizia Debicke

12 giugno 2025

Marion Clementi, è una ragazza con forti carenze affettive, orfana fin da ragazzina, ha subito forti traumi che cerca  di superare  con l’aiuto di uno psicanalista, ma è  anche un’ aspirante scrittrice alla ricerca di un editore per il suo primo romanzo. Con l’aiuto del vicino di casa, un noto scrittore , riuscirà  a far arrivare alla sua editor  la bozza del suo libro. Questa, intuendo nello scritto delle possibilità lo inoltra a Ulisse Aldrovandi, proprietario dell’omonima casa editrice. Aldrovandi, pur concedendo un colloquio a Marion, valuta il suo testo non ancora all’altezza di una  pubblicazione e  le propone invece, al corrente della  sua preparazione in materia,  un lavoro da ricercatrice in Vaticano  per conto del  famoso scrittore francese Michel Constantin. Costantin  sta lavorando a un saggio sul Jacques Necker, il banchiere svizzero  padre della celebre Madame de Staël, che alla fine del Settecento con Luigi XVI si era  arricchito con numerose speculazioni.
Marion decide di accettare  la proposta, intanto perché  sarà ben pagata e in più imparerà a fare i primi passi nell’ambiente editoriale e letterario.
Ottenuta l’autorizzazione a entrare nell’Archivio Vaticano, all’accettazione troverà, impegnato in veste di prefetto laico responsabile della biblioteca,   Tommaso, suo ex compagno universitario, con cui dieci anni prima  ha  persino avuto un filarino. Nei giorni successivi, scavando e rovistando tra gli innumerevoli documenti dell’archivio, troverà  poco su Necker e invece  quasi per caso un fascicolo con sopra scritto 1793 l’anno dell’inizio in Francia del Terrore, l’orrenda  carneficina  che aveva coinvolto reali, aristocratici, borghesia e gente comune.  E dentro un interessante contenuto: in diverse lettere da lui indirizzate alla sua amante  Juliette Drouet la conferma dell’esistenza di una copia in tedesco, di un manoscritto inedito di Victor Hugo sulla famiglia Bergmeyer, una delle famiglie di banchieri più antica famosa e ricca del mondo. Una copia quindi che dovrebbe contenere il seguito del suo ultimo romanzo pubblicato , inizialmente previsto come il primo di una trilogia.
Solo dopo lunghe ricerche troverà anche quel testo, di cui nessuno conosceva l’esistenza e  in cui si spiegano modi e tempi della fulminea ascesa della famiglia Bergmeyer, diventata alla fine del 1800 tra le più importanti entità bancarie internazionali. Tempi e modi che si dimostrano quasi un’accusa contro di loro, secondo Hugo responsabili di gran parte delle guerre dell’epoca, grazie alle quali la dinastia ha accumulato tali ricchezze da essere considerata la famiglia più facoltosa della storia dell’umanità.
E qual’era  il loro segreto? Semplice: ogni volta si alleavano con entrambi i contendenti. Per  esempio, nelle guerre napoleoniche i Bergmeyer del ramo francese finanziarono Napoleone, mentre quelli del ramo inglese Wellington. Per loro non contava chi vinceva tra i due. In un modo o nell’altro i vincitori sarebbero stati sempre loro, i Bergmeyer e le loro banche.

Quello in mano a Marion rappresenta quindi un vero e proprio atto d’accusa contro l’alta finanza che, grazie a quella dinastia, ancora oggi condiziona la vita economica del mondo occidentale.
Ma il suo iniziale entusiasmo per quella straordinaria scoperta verrà quasi annullato da una tragedia. Recatasi  a casa di Constantin infatti, per metterlo al corrente, scoprirà lo scrittore barbaramente assassinato con un’ascia bipenne. E non solo lui perché poco lontano dal suo cadavere scoprirà anche quello della governante, ma invece di chiedere aiuto, fuggirà terrorizzato confidandosi solo con la sorella Nora. Ma i delitti non sono finiti. Dopo Costantin e la governante toccherà all’agente letteraria. Insomma una serie di brutali omicidi, che in qualche modo sembrano legati a quel manoscritto  perduto di Hugo ciò nondimeno man mano, che l’incredibile storia di Victor Hugo riverbera nel presente, par voler ruotare intorno oltre che a quegli omicidi  anche  alle delicate e complesse vicende private della protagonista che ne ha fatto la scoperta. Forse a qualche  inquietante segreto a lei legato?
Molto, troppo inquietante.
Le indagini della polizia, guidate dalla tenente Viola Monarca, sembrano non approdare ad alcun risultato, solo  l’intuito del sottotenente Salvo Cammarata farà notare che  le date degli omicidi paiono quasi rappresentare scelte cabalistiche con  rituali esoterici.
I banchieri del diavolo riprende dunque  la storica trilogia citata  dallo stesso Victor Hugo nella prefazione di L’uomo che ride e che, unitamente a Novantatré, nelle intenzioni dello scrittore francese avrebbe dovuto comprendere un terzo e ultimo romanzo dedicato agli oscuri legami tra monarchia e banchieri.
Romanzo che è un mix di generi perfetto: storico, giallo, politico-economico, psicologico anche se a ben guardare praticamente romanzo nel romanzo. Con colta e suasiva ricostruzione e ritmo incalzante, infatti ci introduce da  un racconto che si svolge nel XIII secolo a  una narrazione contemporanea con una ben documentata ricerca storica che regala al lettore una approfondita conoscenza di quelle che furono le origini dell’alta finanza dalla fine del ‘700. Appassionante fino all’ultima riga, attraverso una ricostruzione, immaginifica ma molto realistica, dei movimenti storici che hanno costruito le prime oligarchie finanziarie della vecchia Europa, il romanzo getta luce su quanto il nostro presente politico, sociale ed economico derivi dall’ascesa di grandi famiglie di banchieri senza scrupoli che ancora oggi ambiscono a sovvertire i delicati equilibri internazionali e a conquistare (se non lo hanno già fatto) il potere mondiale.»

Vito Bruschini, artista, designer, giornalista professionista, dirige l’agenzia stampa per gli italiani nel mondo «Globalpress Italia». Con Giorgio Bocca ha scritto le dieci puntate di “Storia degli Italiani – Dall’Unità al Terrorismo” mentre, per il teatro, è stato autore di “Sotto un cielo di bombe”, una rievocazione del primo bombardamento di Roma.
Il suo primo romanzo, edito da Newton Compton nel 2009, si intitola “The Father. Il padrino dei padrini” e parla della storia della mafia dalla Sicilia agli Stati Uniti. In seguito, sempre con Newton Compton, ha pubblicato anche “Vallanzasca. Il romanzo non autorizzato del nemico pubblico numero uno” e “La strage. Il romanzo di Piazza Fontana”, riscuotendo un notevole successo di critica e pubblico. Il suo ultimo romanzo si intitola “Educazione criminale. La sanguinosa storia della banda dei Marsigliesi” e parla della storia di una delle più spietate bande criminali del secondo dopoguerra. 

:: Per sempre tuo di Abby Jimenez (Newton Compton Editori 2025) a cura di Valentina Demelas

3 giugno 2025

Per sempre tuo. Yours Truly di Abby Jimenez, pubblicato da Newton Compton Editori con la traduzione di Mariafelicia Maione, è una commedia romantica dallo slow burn avvolgente, ricca di tensioni emotive profonde. L’autrice padroneggia con sorprendente equilibrio momenti brillanti e scene toccanti, esplorando con delicatezza temi complessi come l’ansia sociale, la ferita di un divorzio e il sacrificio implicito in un trapianto d’organo. La sua scrittura resta leggera e scorrevole, ma non rinuncia a una profondità che invita a riflettere, garantendo al tempo stesso risate genuine e un lieto fine capace di scaldare il cuore.

Fin dalle prime pagine incontriamo Briana Ortiz, dottoressa del pronto soccorso, alle prese con una vita in bilico: il divorzio è ormai alle spalle, ma il rimorso e la solitudine si fanno sentire; suo fratello lotta contro una grave malattia in attesa di un donatore di rene, e la sua salute è appesa a un filo. Quando Jacob Maddox, chirurgo trasferito per sfuggire alla pressione della propria ansia sociale, entra in corsia, i due comprimari di un’ipotetica promozione diventano subito antagonisti. Tra corridoi bianchi e turni massacranti, la tensione sale fino al primo colpo di scena ironico: Jacob, impacciato con i colleghi e in evidente difficoltà a gestire la propria patologia da outsider, decide di inviare una lettera a Briana. Da quel gesto nasce una corrispondenza fatta di confidenze, battute e piccoli aneddoti che svelano gradualmente il loro lato più autentico.

La dinamica tra Briana e Jacob si trasforma presto in un’amicizia fuori dal comune: incontri furtivi e scambi di messaggi sempre più intimi mettono da parte i precedenti attriti. È in questa fase che il romanzo raggiunge il suo cuore pulsante: Jacob scopre di essere compatibile con il fratello di Briana e, senza esitare, si offre come donatore. Quel gesto di generosità assoluta capovolge ogni resistenza: ogni rancore, ogni esitazione sul proprio sentimento si sciolgono davanti all’atto d’amore più grande, spingendo i protagonisti verso un’intimità nuova e profonda.

La verve di Jimenez si rivela nelle scene di vita quotidiana, l’autrice non edulcora la sofferenza legata alla malattia cronica né oscura il peso psicologico di un passato che torna a galla. In un attimo, il lettore può passare da un sorriso liberatorio alle lacrime, guidato da battute pungenti e da pagine di struggente vulnerabilità.

Non ci viene raccontata soltanto una storia d’amore: si tratta anche un’esplorazione delle relazioni umane in tutte le loro sfumature. Jimenez affronta la fiducia tradita e riconquistata, la fragilità di due persone protette da difese costruite per sopravvivere e la potenza della generosità come motore di rinascita. Il ritmo lento, sorretto da una struttura senza sbalzi eccessivi, permette di assaporare ogni tappa di questo viaggio emotivo, rendendo la lettura piacevole e al contempo ricca di spunti di riflessione. Pagina dopo pagina, si scopre piacevolmente come l’amore possa crescere al di là delle premesse e delle aspettative, come la fiducia sia un atto quotidiano e come il gesto più estremo – donare una parte di sé – possa portare vita e possibilità. Si arriva al punto finale con un sorriso malinconico e un senso di speranza.

Abby Jimenez si conferma una voce inimitabile nel romance contemporaneo, capace di unire ironia e profondità, leggerezza e sostanza, in un’opera che rimane.

Abby Jimenez è una scrittrice di romanzi rosa contemporanei che vive in Minnesota. Nel 2007 ha fondato Nadia Cakes, una pasticceria di successo specializzata in cupcake. Da allora ha aperto diverse sedi in due Stati, ha vinto numerosi concorsi su Food Network e ha conquistato un vasto seguito internazionale. La Newton Compton ha pubblicato Restiamo solo amici, Perfetti innamorati. Life’s Too Short, Non voglio mica la luna, Sono parte del tuo mondo. Part of your World e Per sempre tuo. Yours Truly.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’ufficio stampaNewton Compton Editori.

:: Mostri e streghe della mitologia classica di Alessandra Pagano (Newton Compton Editori 2024) a cura di Valentina Demelas

8 marzo 2025

Fin dall’antichità, le storie di creature terrificanti hanno aiutato l’uomo a dare una forma alle proprie paure, trasformandole in figure mitologiche potenti e suggestive. La mitologia greco-romana è ricca di mostri e incantatrici, esseri straordinari che hanno plasmato l’immaginario occidentale: dal Minotauro intrappolato nel labirinto di Cnosso al ciclope Polifemo, dalla letale chioma di serpenti di Medusa, all’Idra dalle teste che ricrescono, fino alle enigmatiche figure di Circe e Medea, celebri per il loro dominio sulla magia e per le loro azioni crudeli.

Nel suo libro Mostri e streghe della mitologia classica, edito da Newton Compton, Alessandra Pagano accompagna il lettore alla scoperta di queste figure leggendarie, proponendo una rassegna esaustiva delle creature più inquietanti dell’antichità. Con un approccio chiaro e coinvolgente, l’autrice esplora le origini, le caratteristiche e i significati di queste entità mitologiche, attingendo alle principali fonti classiche per ricostruire le diverse versioni dei racconti che le vedono protagoniste.

Ogni capitolo è dedicato a una figura specifica, arricchito da una prosa semplice, scorrevole, ma accurata e minuziosa ricca di approfondimenti, ricostruzione delle genealogie, caratteristiche e vicende narrate nei testi antichi. La narrazione permette di seguire l’evoluzione dei miti attraverso il tempo, grazie a un’attenta analisi delle interpretazioni fornite dagli autori classici. Il risultato è un libro accessibile anche a chi si avvicina per la prima volta alla mitologia, ma al contempo dettagliato e ricco di informazioni per chi ha già familiarità con l’argomento.

Sfogliando le pagine, si incontrano figure emblematiche come Argo, il gigante dai cento occhi, la ninfa Scilla, i selvaggi Centauri, il serpente Pitone e la “madre di mostri” Echidna, oltre ai già citati Polifemo e Minotauro. Un ruolo significativo è riservato anche alle donne della mitologia dotate di poteri straordinari e non mancano riferimenti a creature meno conosciute, esplorate in un’appendice dedicata ai miti meno noti, che permette di scoprire figure spesso dimenticate.

L’autrice offre un quadro completo, evitando di spettacolarizzare le leggende, ma al contempo mantenendone intatta la forza evocativa con uno stile fluido e mai eccessivamente accademico, rendendo la lettura piacevole senza sacrificare l’accuratezza storica. Ogni racconto è supportato da riferimenti letterari e citazioni tratte direttamente dalle opere di autori antichi, come Omero, Eschilo e Diodoro Siculo, per dare maggiore profondità al discorso e permettere ai lettori di entrare in contatto diretto con le fonti.

Più che una semplice raccolta di storie, questo magnifico saggio invita a riflettere sul significato simbolico delle figure mitologiche: i mostri rappresentano il caos e l’ignoto, la minaccia all’ordine imposto dagli dèi e dagli uomini, mentre le streghe incarnano il timore dell’arcano e della trasgressione delle leggi naturali. Questi racconti non solo affascinavano gli antichi, ma servivano anche a trasmettere insegnamenti morali, ammonendo, ad esempio, contro l’arroganza, la sete di potere e l’eccesso di fiducia nelle proprie capacità.

Un’opera generosa di spunti di riflessione che si rivolge sia a chi desidera avvicinarsi per la prima volta a questo universo narrativo, sia a chi è già appassionato di miti antichi e vuole approfondire la conoscenza di figure straordinarie. Perfetto per chi ama le storie senza tempo e il fascino dell’immaginario mitologico.

Alessandra Pagano è nata a Cosenza nel 1982 e si è laureata in Conservazione dei beni culturali presso l’Università della Calabria. Insegnante nei licei, è anche giornalista pubblicista dal 2011. Collabora, tra gli altri, con «Storica National Geographic». Si interessa di storia dell’arte, ricerca genealogica e storia della Chiesa. La Newton Compton ha pubblicato 1001 quiz sulla storia dell’arte, La storia d’Italia in 100 opere d’arte e Mostri e streghe della mitologia classica.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’ufficio stampa Newton Compton Editori.