Posts Tagged ‘Newton Compton’

:: I Savoia di Claudia Bocca (Newton Compton 2002) a cura di Marcello Caccialanza

8 gennaio 2018
i savoia

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Quando si parla della Famiglia Savoia in Italia , a torto o a ragione, viene “ un mal di pancia generale” e anche in queste ultime settimane questo rito si è manifestato puntualmente in merito alla sepoltura di Vittorio Emanuele III e consorte.
Al di là di polemiche e recriminazioni di vario genere, ho trovato alquanto piacevole in questi interminabili giorni di festa rileggere il libro di Claudia Bocca: “I Savoia”, edito dalla Newton & Compton editori.
Un’opera davvero pregevole e ben concepita, perché in un solo volume di circa 330 pagine si ha una panoramica dei protagonisti che hanno avuto l’onere e l’onore di compiere la storia dei Savoia.
L’evoluzione di questo piccolo Stato, situato tra le montagne, è una sorta di favola “alla Cenerentola”; in quanto il medesimo ha ben saputo districarsi tra le grandi potenze europee, portando così a buon fine l’unificazione della stessa Italia. E l’autrice Claudia Bocca, con grande puntualità e dovizia di particolari e di pregevoli aneddoti, ce la racconta in modo accattivante!
Tutto dunque ha inizio nell’XI° secolo con Umberto Biancamano che, a detta dei più autorevoli storici, è stato il capostipite del casato.
Tra i personaggi più importanti e curiosi possiamo ricordare il Conte Verde e il Conte Rosso; il Duca antipapa Eugenio di Savoia Soisson; il grande Emanuele Filiberto, che è riuscito a cambiare in modo radicale il futuro della stessa dinastia; Carlo Emanuele I e il suo regno lungo ed assai difficile ed infine Vittorio Amedeo II, dalla personalità alquanto prorompente.
I Savoia sono stati fieri ed infaticabili combattenti, sempre presenti in tutti i conflitti scoppiati in Europa ed anche abili nel gestire le alleanze e le strategie di sopravvivenza politica, superando assedi ed invasioni, allargando così i confini del loro Stato.
Non meno importante è stato il ruolo delle tante nobili donne che hanno accompagnato, con accondiscendenza e senso del dovere, l’ascesa di questa celebre Famiglia regnante: dalla madre di Francesco I re di Francia a Maria Cristina, madama reale fino a giungere alle ultime sovrane d’Italia e alla tragica scomparsa della principessa Mafalda.
Questo testo rappresenta una straordinaria occasione per meglio comprendere, senza pregiudizi e prese di posizione antecedenti, una casata, che nel bene e nel male, ha fatto la storia del nostro Paese.

Claudia Bocca è nata a Torino nel 1961. Docente di ruolo in materie letterarie, è tutor di storia nell’ambito del Progetto Storia ‘900. Da anni si occupa di tematiche inerenti alla storia e alla lingua del territorio piemontese. Giornalista e saggista ha pubblicato articoli e numerosi saggi e ha prodotto pacchetti didattici su tematiche a carattere storico.
Ha collaborato alle “ Agende Ambiente” della Regione Piemonte ed ha pubblicato, tra l’altro, il Sentiero dei Franchi (1992); Grandi Battaglie del Piemonte (1993); La Via della Fede attraverso le Alpi (1994); Sulle tracce dei Salassi ( 1995); I Longobardi in Valle di Susa (1997); Saraceni nelle Alpi (1997), anche in collaborazione con altri autori.
Per la Newton & Compton ha scritto insieme con Massimo Centini Breve Storia del Piemonte (1995); Breve Storia di Torino (1997); Piemonte sabaudo (1997); Proverbi e modi di dire piemontesi (1998).

Source: libro del recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Strange Books – cofanetto AA.VV. (Newton Compton 2017) a cura di Elena Romanello

1 dicembre 2017

strange-books-cofanettoLa Newton Compton ripropone in una nuova edizione in cofanetto con cinque volumi altrettanti classici della narrativa fantastica tra Otto e Novecento. Oggi fantascienza, fantasy e horror sono i grandi protagonisti di cinema, narrativa per tutte le età, fumetti, serial televisivi, videogiochi, ed è quindi interessante, qualsiasi età si abbia, scoprire dove tutto ha avuto inizio, con storie che ancora oggi ispirano e meritano di essere lette.
Il primo libro del cofanetto è Tutti i racconti del mistero del’incubo e del terrore di Edgar Allan Poe, per molti il primo autore di horror della Storia, capace di creare storie tra archetipi leggendari e la realtà del suo tempo. Non manca Frankenstein di Mary Shelley, nato da una scommessa durante l’estate senza sole del 1816 tra alcuni giovani scrittori britannici sul lago di Ginevra per creare qualcosa che facesse veramente paura, il primo libro del genere fantastico scritto da una donna e primo libro dove si affrontano figure fondamentali come l’automa e lo scienziato pazzo.
Il terzo libro è Lo strano caso del Dr. Jekyl e Mr. Hyde e altri racconti dell’orrore di Robert Louis Stevenson, con cui l’autore, famoso fino ad allora per storie d’avventura e di pirati, ancora oggi peraltro celebri e amate, affrontò il tema del doppio come metafora fantastica della ricerca scientifica appena nata sulle malattie mentali. Poi c’è spazio per Dracula di Bram Stoker, non la prima storia di vampiri della letteratura, ma senz’altro una delle più popolari fino ad oggi, costruita tra l’altro con il mezzo del romanzo epistolare, di gran moda tra Sette e Ottocento. Completa il cofanetto uno dei primi romanzi di fantascienza, La guerra dei mondi di Herbert George Wells, la prima storia di un attacco alieno alla Terra, ripresa varie volte prima alla radio e poi al cinema, senza che mai purtroppo venisse rispettata l’atmosfera tra Otto e Novecento della storia originale.
Un’occasione quindi per leggere o rileggere storie prodotte in quasi un secolo, che ancora oggi hanno senz’altro non poche cose da dire.

Edgar Allan Poe (1809-1849), scrittore, poeta, critico letterario, giornalista, editore e saggista statunitense, è autore anche di Gordon Pym, della serie poliziesca su Auguste Dupin, di poesie e di racconti anche di genere non fantastico.

Mary Shelley (1797-1851), figlia della filosofa Mary Wollstonecraft, antesignana del femminismo, e del filosofo e politico William Godwin, moglie del poeta Percy Bysshe Shelley, è autrice di poesie, romanzi storici, resoconti di viaggi e di quello che è considerato oggi uno dei primi romanzi di fantascienza L’ultimo uomo (1826).

Robert Louis Stevenson (1850-1894), è stato scrittore, drammaturgo e poeta, autore di molte storie ambientate nella nativa Scozia. Tra le sue opere più famose vanno citate L’isola del tesoro e Il signore di Ballantrae.

Bram Stoker (1847-1912) scrittore, giornalista e critico teatrale, irlandese, ha scritto altri romanzi dell’orrore come Il gioiello delle sette stelle, La dama del sudario e La tana del verme bianco.

Herbert George Wells (1866-1946), fu scrittore e attivista socialista, nonché uno degli inventori della moderna fantascienza. Tra i suoi libri ricordiamo La macchina del tempo, L’isola del dottor Moreau e I primi uomini sulla Luna.

Source: acquisto personale in un’altra edizione.

:: Wintersong di S. Jae-Jones (Newton Compton Editori 2017) a cura di Elena Romanello

30 novembre 2017

wintersongLe storie d’amore in stile Harmony che hanno invaso gli scaffali dei romanzi di genere fantastico sono state un capitolo decisamente poco felice dell’editoria degli ultimi anni, oltre che un ennesimo modo per screditare filoni in realtà ben più complessi e interessanti. Per fortuna il nuovo titolo Newton Compton Wintersong è un romanzo ben diverso dalle vicende di vampiri luccicanti e altre amenità, una storia fiabesca con richiami a vari archetipi, con più livelli di lettura.
In un’epoca sospesa tra barocco e Romanticismo la giovane Liesl sogna di diventare compositrice di musica, ma deve fare i conti con i limiti imposti alle donne dalla società in cui vive. Fin da bambina sente leggende sul Re dei Goblin che cerca periodicamente una sposa per il suo regno sotterraneo, con ricordi di un incontro con un giovane misterioso.
Quando la sorella di Liesl viene rapita proprio dal Re dei Goblin e sparisce dalla memoria di tutti tranne che dalla sua, Liesl si mette in viaggio per salvarla, scendendo in un mondo pericoloso e magico e giungendo al sacrificio della sua libertà, rimanendo lei nel Sottomondo e confrontandosi con una storia di solitudine e ricerca d’amore che dura da secoli, oltre che con creature inquietanti e pericolose e con il rischio di perdere se stessa per sempre.
La prima storia che viene in mente leggendo il libro è quella, della mitologia classica, tra Ade e Persefone, archetipo di vita che svanisce sotto terra per rinnovarsi. Poi, ovviamente, ci sono echi de La Bella e la Bestia, fiaba ridiventata popolarissima grazie al cinema, ma anche del cult anni Ottanta Labyrinth, con il personaggio del Re dei Goblin che ricorda non poco il Jareth di David Bowie. Per finire, il richiamo della musica non può che ricordare Il fantasma dell’Opera, non tanto il romanzo di Gaston Leroux ma il musical di Andrew Lloyd Webber.
Wintersong racconta con questi elementi una storia originale, dove si parla di solitudine, di ricerca dell’amore, di identità, di creatività, di desiderio, di sacrificio, di amore che non è chiedere ad un’altra persona di rinunciare alla sua libertà. Un romanzo denso di suggestioni, con riferimenti reali, a cominciare dal ruolo subalterno della donna nella musica per secoli, non banale, che non scade nel consolatorio e melenso romanzetto rosa e che anzi ha una conclusione insolita, amara forse ma non improntata all’annullamento del personaggio femminile.
In fondo Liesl e il Re dei Goblin rappresentano due solitudini che si incontrano, provano a confrontarsi e poi proveranno a trovare un modo di andare avanti oltre allo scontato e vissero tutti felici e contenti. Un romanzo per chi ama le riletture moderne delle fiabe e per chi cerca storie oltre stereotipi e cose trite e ritrite.

S. Jae-Jones è un’artista e una scrittrice. Nata e cresciuta nella soleggiata Los Angeles, ha vissuto dieci anni a New York – dove ha lavorato come editor di narrativa Young Adult – prima di trasferirsi nel North Carolina. Quando non è impegnata a scrivere, la si può trovare a scalare rocce, praticare skydiving, far fotografie, disegnare o trascinare il suo cane in lunghissime escursioni. Wintersong è il suo esordio nella narrativa.

Source: acquisto personale del recensore.

:: Alibi di ferro di Tami Hoag (Newton Compton 2017) a cura di Federica Belleri

28 novembre 2017

alibi di ferroMinneapolis, novembre. Il Crematore sceglie le sue vittime, le cosparge di liquido infiammabile e le brucia. Il suo piacere mentre le osserva morire è immenso. Il suo godimento mentre le ascolta urlare nell’orrore della morte, non ha prezzo. Kate Conlan, avvocato. Bellissima quarantaduenne con un passato nell’Fbi al Centro Nazionale Analisi Crimini Violenti. John Quinn, profiler dell’Fbi. Preparato, attento, affascinante. I due si conoscono molto bene, hanno avuto una relazione in passato e i loro sentimenti sono in sospeso. L’indagine che seguiranno insieme sarà difficile e solcata da piste oscure. Il Crematore ha scelto Jillian, figlia di un famoso miliardario. Di lei nessuna traccia. Solo scene del crimine allucinanti, che provocano nausea e senso di oppressione. Solo il faccia a faccia tra i bravi investigatori e quelli ingolfati nel sistema politico americano. I piani alti insistono per convocare una prima conferenza stampa. Pretendono un identikit del presunto serial killer. Compare una giovane testimone, da proteggere … Un mix letale di azioni e reazioni scatenerà istinto di sopravvivenza e voglia di fermare l’assassino. Quinn è determinato, osserva, valuta e inizia a tracciare un possibile profilo del Crematore. Non è facile, perché potrebbe essere chiunque. L’indagine si trasforma in un testa a testa fra Kate, John e il killer. Tutti controllano tutti, o almeno cercano di farlo. Tutti hanno bisogno di sicurezza, per scacciare i demoni che li soffocano. Tutti soffrono, per quello che hanno vissuto e che non li abbandona mai, nemmeno nei sogni. Si scava nel privato delle vittime, si affrontano le famiglie che reggono un peso enorme sul cuore. Si racconta il silenzio del dolore, rinchiuso in contenitori ermetici. Si parla di amore malato, distorto, colpevole.
Alibi di ferro. Perfetto guscio protettivo per persone insospettabili. Una sfera di cristallo destinata a frantumarsi per mostrare una verità allucinante e perversa, insostenibile, stravolta. Tutto è fuori dagli schemi. Tutto.
Ottimo thriller. Buona lettura.

Tami Hoag vive in Florida ed è autrice di decine di bestseller. I suoi romanzi sono tradotti in più di 30 Paesi e hanno venduto 40 milioni di copie in tutto il mondo. Con la Newton Compton ha pubblicato La ragazza N°9, Indizio N°1Vittima senza nome e Alibi di ferro. Per saperne di più: www.tamihoag.com

Source: inviato dall’ editore al recensore, si ringrazia l’ Ufficio stampa.

:: Mrs Dalloway di Virginia Woolf (Newton Compton 1992)

18 novembre 2017

mrs-dallowayChe sciocchi che siamo, pensò attraversando Victoria Street. Lo sa il cielo soltanto difatti perché la si ama sì tanto, ciascuno a suo modo, la vita, inventandosela magari, costruendola ciascuno intorno a sé, disfacendola e creandola daccapo ogni momento; anche le persone sciatte e insulse, persino i più miseri degli sventurati che siedono là sulle soglie (e devono alla loro perdizione) si comportano allo stesso modo; non si può porre rimedio – Clarissa ne era certa – mediante Leggi dello Stato, per questa semplicissima ragione: tutti amano la vita. Negli occhi della gente, nel ciondolare, nell’andar vagabondando, nell’andare a fatica; nel frastuono e nel fragore; tra carrozze e automobili e omnibus e furgoni e uomini-sandwich dal passo strascicato e dondolante; bande musicali; organetti di Barberia; nel trionfale metallico ronzio e nella strana alta canorità di un aeroplano, lassù, era ciò che’essa amava: la vita; Londra; quel momento del mese di giugno. (p. 24).

Se Leopold Bloom è la proiezione maschile del tanto decantato flusso di coscienza, punto di forza della scrittura sperimentale del Primo Novecento, Mrs Dalloway ne è senza dubbio il corrispondente femminile. Non certo solo Joyce e la Woolf usarono lo stream of consciousness, ma ben pochi scrittori lo fecero in modo così estremo e totalizzante, la Woolf ancora più dolorosamente di Joyce, se vogliamo. Come la Mansfield, grande amica della Woolf, ho molto amato Joyce e non vi ho mai riscontrato le accuse di oscenità che la Woolf vi imputava, ciò nonostante è indubbio che abbiamo davanti due geni e sensibilità differenti, a prescindere dal genere (maschile e femminile) a cui appartenevano. E non mi riferisco neanche solo ai disturbi mentali di cui la Woolf soffrì tra allucinazioni, crisi depressive e impulsi suicidi. [È cosa nota che la Woolf finì i suoi giorni affogandosi nel fiume Ouse, nel 1941, all’età di 59 anni (relativamente ancora giovane), non sopportando più la perdita della lucidità]. È difficile non amare incondizionatamente Virginia Woolf, il suo spirito arguto, il suo femminismo fuori tempo, il suo antifascismo ostinato, il suo essere madre e spirito guida di generazioni di scrittrici incuranti di mode e pregiudizi. Se Mrs Dalloway non è giudicato dalla critica il suo capolavoro, parole ben più calorose sono tributate per il suo To the Lighthouse (Gita al faro); è difficile non ravvisarne l’unicità, la grazia, l’ eleganza, la bellezza, tutte doti che la Woolf aveva in grande quantità, quasi a riequilibrare i debiti di sofferenza che aveva col destino. Mrs Dalloway è un canto in cui la Woolf celebra il suo amore per la vita e lo fa in modo assoluto e del tutto personale, nonostante gli impulsi di morte che non riesce a sopprimere del tutto e circoscrive in un solo personaggio, per giunta maschile, sono gli uomini del suo tempo che governano il mondo, che causano e decidono le guerre, sarà il giovane Septimus Warren Smith, veterano della Prima Guerra Mondiale a morire suicida, lanciandosi da un balcone sotto gli occhi della moglie italiana. Mrs Dalloway sopravvive (a sé stessa, alla società, alla vita stessa), organizza il suo sontuoso ricevimento (ci sarà come ospite un Primo Ministro), celebra la felicità (forse futile e inconsistente) da aristocratica gran dama dell’alta borghesia di Londra di inizio Novecento. Quello che Joyce ideò per Dublino (il labirinto), lei lo fece con voluttuoso sfarzo per Londra (l’ostrica). Tutto in un giorno (di giugno). Un’altra corrispondenza.

Una differente prospettiva, differenti motivazioni. Mrs Dalloway uscì nel 1925, l’Ulisse di Joyce uscì a Parigi qualche anno prima, nel ’22, e siamo sicuri che lo lesse, la stessa Mansfield glielo portò sicura di fare dono all’amica di un capolavoro. La Woolf lo detestò visceralmente, come destava la psicanalisi, come detestava la letteratura ottocentesca d’epoca vittoriana e il suo freddo senso del concreto. Ma adorava Tolstòj e i romanzieri russi per le loro doti introspettive, non lontane da quelle che anch’essa desiderava avere, che le permettevano di parlare dei sogni, dei ricordi, delle delusioni, delle speranze dei suoi personaggi, un tessuto lieve come la tela di un ragno, fatto appunto di impalpabili suggestioni più che di certezze o verità incontestabili. Se Mrs Dalloway sia una donna felice («Dimmi» le chiese, afferrandola per le spalle. «Sei felice, Clarissa…?») è una domanda a cui è piuttosto difficile rispondere. Clarissa è una donna razionale, integrata, forse qualunquista, (Miss Kilman ne fa un ritratto ben impietoso),  che sente che la vecchiaia avanza, toccata dalla malattia, irrimediabilmente sola o meglio solitaria, non ostante il successo sociale e la ricchezza che indossa con disinvoltura come un abito da sera luccicante. Che il suo mondo sia vuoto, che l’amore per il marito sia forse solo fatto di convenzioni,  che la ricchezza non compri le cose più preziose, non fermi il tempo, non allontani la sofferenza e la solitudine, poco importa, l’attaccamento alla vita resta intatto, festoso, credibile. La bellezza di questo romanzo sta nei particolari, nelle piccole cose, la lingua inglese forse più di quella italiana è capace di celebrare la quotidianità, l’abitudine. Se avrete modo di comparare testo originale e traduzioni, ce ne sono varie e bellissime, forse la migliore è quella di Anna Nadotti, vi accorgerete di questa strana alchimia e senso di meraviglia, io ho scelto la traduzione di un uomo, per giocare coi contrasti, non credendo fino in fondo che la letteratura abbia un sesso, una generalità, non ostante i fatti mi smentiscano la Woolf è indubbiamente uno spirito femminile, anche quando ci gioca su queste ambivalenze come nell’Orlando. Mrs Dalloway più che lo specchio della Woolf lo paragonerei al ritratto di una figura femminile ibrida, sebbene è indubbio che attinse al suo vissuto per delinearne i caratteri almeno esteriori e sociali. La Woolf amava venare le sue opere di rimandi chiari solo a lei stessa quindi non lo sapremo mai, quasi che scrivesse più per sé che per i lettori, rendendo il lavoro dei critici ostico e forse quasi inutile o perlomeno ininfluente. Dire qualcosa di nuovo su Mrs Dalloway è praticamente impossibile, generazioni di critici hanno esaminato il testo quasi sotto la lente di ingrandimento. È un testo che si studia a scuola, già alle scuole superiori. Rileggendomi mi sembra di sentire cose già dette, forse anche meglio, da altri, ma ci tenevo a parlare di questo libro, che ha forgiato generazioni di ragazze dimostrandogli che tutto nella vita è possibile, che il talento trova sempre la sua strada, che leggere libri è un’esperienza che rende davvero liberi. E che ognuno ha il diritto di vedere le cose con i suoi occhi, non c’è niente di giusto o di sbagliato. Questa è la mia interpretazione, la mia Mrs Dalloway, tocca a voi (lettori) scoprire la vostra.

Virginia Woolf nacque a Londra nel 1882. Figlia di un critico famoso, crebbe in un ambiente letterario certamente stimolante. Fu a capo del gruppo di Bloomsbury, circolo culturale progressista che prendeva il nome dal quartiere londinese. Con il marito fondò nel 1917 la casa editrice Hogarth Press. Grande estimatrice dell’opera di Proust, divenne presto uno dei nomi più rilevanti della narrativa inglese del primo Novecento. Morì suicida nel 1941. La Newton Compton ha pubblicato Gita al faro, Una stanza tutta per sé, Mrs Dalloway, Orlando, Notte e giorno, La crociera, Tutti i racconti e il volume unico Tutti i romanzi.

Nota: edizione considerata Mrs Dalloway, Newton Compton 1992, Introduzione di Armanda Guiducci, Postafazione di Pietro Meneghelli, Traduzione di Pier Francesco Paolini.

Source: acquisto personale.

Pubblicato per la prima volta su Poetarum Silva.

:: Il drago verde di Scarlett Thomas (Newton Compton 2017) a cura di Elena Romanello

17 novembre 2017

drago verde ThomasScarlett Thomas si è già fatta conoscere dal pubblico italiano con i suoi romanzi rivolti ad un pubblico adulto, arguti e interessanti, sospesi tra realtà e fantasia, tutti editi da Newton Compton.
Adesso arriva il primo libro di una sua nuova serie, Il drago verde, nominalmente rivolto a un pubblico di ragazzi ma in realtà piacevolissimo e divertente a qualsiasi età, con echi sì come qualcuno ha detto della Rowling e di Harry Potter, ma soprattutto di Philip Pullman.
In una Gran Bretagna alternativa vive Effie Truelove, ragazzina che studia all’Accademia Tusitala per Ragazzi Dotati, Problematici e Bizzarri, posto non certo idilliaco, anzi accoglie gli spostati della società. Inoltre l’Accademia è un edificio strano e misterioso, anche un po’ macabro, dominato da un’insegnante terribile che fa venire gli incubi ai suoi studenti, Effie in testa.
Effie sa che esiste la magia, lei stessa sente che non le è estranea, ma suo nonno Griffin non vuole parlarle di quello né insegnarle nulla, anche se sembra saperne molto. Un giorno il nonno rimane vittima di un’aggressione e finisce gravissimo in ospedale: Effie deve occupari della sua preziosa biblioteca, che l’ha sempre affascinata, ma trova sulla sua strada un oscuro collezionista di libri antichi che si prende tutti i libri, tranne uno. Effie entra tramite l’unico volume rimasto in un mondo alternativo, magico e pericoloso, dominato da draghi e creature fantastiche, dove però c’è la Diberi, un’organizzazione segreta che vuole distruggere l’umanità in questa dimensione. Effie dovrà chiedere aiuto ad alcuni suoi amici, in un’avventura che sarà comunque la prima di molte.
Ci sono anche echi di Michael Ende e Lewis Carroll e della sua Alice, una delle prime icone del fantasy moderno, nelle pagine di un libro ironico, che capovolge archetipi e anche stereotipi del genere, presentando una nuova figura di eroina simpatica e un po’ pasticciona, senza essere scontata e stucchevole, e un nuovo paese delle meraviglie sospeso tra incanto, paura e risate.
Il drago verde si rivela quindi un’avventura per tutte le età, per i più giovani e per chi ha già apprezzato Scarlett Thomas in altre vesti, oltre che per tutti i cultori del fantasy, in attesa spasmodica ovviamente del secondo capitolo.

Scarlett Thomas è nata a Londra nel 1972. Insegna scrittura creativa presso la University of Kent e collabora con diverse testate giornalistiche. Nel 2001 l’Independent on Sunday l’ha segnalata tra i venti migliori giovani scrittori britannici. È stata candidata al premio Orange e al South African Boeke Prize e i suoi libri sono stati tradotti in più di venti lingue. La Newton Compton ha pubblicato Che fine ha fatto Mr Y.; PopCo; L’isola dei segreti; Il nostro tragico universo; Il giro più pazzo del mondo e Il messaggio segreto delle foglie, tutti accolti con grande favore dal pubblico e dalla critica.

Source: acquisto personale del recensore.

:: Review Party – Decadenza di una famiglia di Matteo Strukul (Newton Compton, 2017)

23 ottobre 2017

i-medici-decadenza-di-una-famiglia_9075_x1000La Parigi del diciassettesimo secolo è l’essenza stessa del vizio e della violenza. Maria de’ Medici, da poco sposa di Enrico IV di Borbone, scoprirà ben presto quanto siano rapaci le mire di Henriette d’Entragues, favorita del re, alla quale, con un documento scritto, lo stesso Enrico aveva promesso di prenderla in moglie. E ora quel foglio è l’arma di un ricatto. Anche il conte d’Auvergne e il duca di Biron cospirano per rovesciare il trono. Quando tutto sembra perduto, Maria decide di affidarsi a Mathieu Laforge, spia e sicario che, per denaro, è pronto a sventare più di una congiura. Ma questa decisione potrebbe ritorcersi contro di lei, perché l’avidità – si sa – è la peggiore delle matrigne. Quando Enrico IV di Borbone muore, vittima dell’ennesimo complotto, Laforge potrebbe infatti decidere di cambiare fazione, specie se all’orizzonte si profila, inarrestabile, l’ascesa di un astro di prima grandezza della politica francese: il cardinale di Richelieu. Sarà lui, dopo la morte del re, ad acquisire un grande potere, tradendo proprio colei che più di ogni altro ne aveva favorito la fortuna: Maria de’ Medici.

Dopo Una dinastia al potere, Un uomo al potere, e Una regina al potere, esce oggi il quarto romanzo della saga di Matteo Strukul dedicata alla famiglia de’ Medici: Decadenza di una famiglia, tutto incentrato sulla figura di Maria de’ Medici e il suo triste declino.

young maria de medici

Santi di Tito, ritratto di Maria de Medici da giovane, 1590, conservato nel Museo dell’ Opificio delle Pietre Dure, Firenze

Cosa sappiamo di Maria de’ Medici? Nacque a Firenze nell’aprile del 1575, sesta figlia di Francesco I de’ Medici, granduca di Toscana, e di Giovanna d’Austria, arciduchessa d’Austria. Fu sposa del re di Francia Enrico IV dal 1600 al 1610, anno in cui Enrico morì, ucciso da un fanatico cattolico di nome François Ravaillac. Maria morì nel luglio del 1642.

Questi gli scarni dati biografici, da cui partono gli autori di romanzi storici, per le proprie ricerche, decisi a dare una profondità psicologica ai personaggi, e un fare un quadro il più fedele possibile degli scenari e del periodo storico. I romanzi storici certo non sono tesi di laurea, ma è interessante vedere dove la storia cede il passo alla fantasia, o perlomeno alla verosimiglianza.

Banchetto nuziale di Maria de' Medici ed Enrico IV di Francia

Jacopo da Empoli, Nozze di Maria de’Medici ed Enrico IV di Francia, 1600,  Elgin Collection, Broomhall, Fife, Scotland

Un romanzo storico chiamiamolo onesto, non travisa, non distorce, non costringe il lettore a sindacare ogni seppur minimo dettaglio, lo da per scontato, crede che perlomeno lo spirito del periodo sia stato rispettato.

Molto spesso un romanzo storico, oltre che intrattenere ha anche un valore divulgativo, avvicina il lettore alla Storia, quella con l’ S maiuscola, anche se molto spesso ne deforma e ne rimarca i fatti più spettacolari, e appariscenti, e se vogliamo eclatanti, dove quasi mai mancano sesso, violenza, lotta per il potere, tradimenti e inganni.

Decadenza di una famiglia non deroga da queste regole: approfondito lavoro di ricerca, evidente deriva della fantasia forse solo evidente agli storici, accentuazione dello straordinario e del maestoso. E solitamente c’è anche una morale, perlomeno l’autore abbraccia il punto di vista di un personaggio, e a volte lo difende e lo idealizza anche andando contro le opinioni più diffuse e comuni. Strukul cerca di mantenere una certa obbiettività, e lo fa tramite una scrittura veloce, divisa in capitoli molto essenziali.

Partiamo dall’ incontro tra Maria de Medici e Passitea, donna dalla vita santa e misericordiosa che le fa una profezia sul suo futuro, e il capitolo dopo è già regina, alle prese con gli intrighi di corte, la necessità di assoldare una spia e un sicario veneziano, il tale Mathieu Laforge (futuro capitano delle guardie), e cercare di ottenere un documento compromettente dalle mani della favorita (o una delle favorite, è un uomo molto galante) del re.

Così inizia Decadenza di una famiglia, un romanzo storico con le cadenze di un romanzo d’azione, e le luci quasi gotiche di un romanzo in cui si sondano i mali e vizi di un’ epoca, il diciassettesimo secolo. Intrighi, congiure, tradimenti, maschere, avidità, vendette, pugnali e veleni, e infine l’astro oscuro del cardinale di Richelieu, (figura conosciuta a tutti gli amanti della letteratura d’avventura, grazie ai romanzi intramontabili di Dumas) che nel bene e nel male sarà al centro del potere più ancora dei sovrani legittimi.

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Philippe de Champaigne, Triple Portrait of Cardinal de Richelieu, 1642, National Gallery London Archive

Decadenza di una famiglia è un romanzo che si legge velocemente, un classico page turner, non stupisce perciò che l’autore sia stato investito da tanto successo, riesce a coinvolgere e appassionare non solo i classici lettori che leggono romanzi storici, ma anche tutti gli altri, mettendo al servizio del romanzo storico le regole del romanzo d’azione, per un pubblico popolare.

Capitoli veloci, colpi di scena continui, linguaggio spregiudicato, cliffhanger sincopati, (le regole del feuilleton più classico). Le lotte dei fiorentini alla corte di Francia sembrano così reali e moderne, senza esclusioni di colpi, dove fidarsi anche solo di un alleato (che per denaro può trasformarsi in nemico, è una delle più grandi debolezze). Strukul gioca coi toni e coi registri, da amante del pulp, sul modello di Tim Willocks, credo uno dei suoi maestri.

Matteo Strukul è nato a Padova nel 1973. Laureato in giurisprudenza e dottore di ricerca in diritto europeo, ha pubblicato diversi romanzi (La giostra dei fiori spezzati, La ballata di Mila, Regina nera, Cucciolo d’uomo, I Cavalieri del Nord, Il sangue dei baroni). Le sue opere sono in corso di pubblicazione in dieci lingue e opzionate per il cinema. Nel 2016 ha pubblicato con la Newton Compton il primo romanzo della saga sui Medici, Una dinastia al potere, vincitore del Premio Bancarella 2017. Sono seguiti Un uomo al potere e Una regina al potere. La serie è in corso di pubblicazione in Inghilterra, Germania, Olanda, Spagna, Turchia, Repubblica Ceca, Grecia, Serbia e Slovacchia. Matteo Strukul scrive per le pagine culturali del «Venerdì di Repubblica» e vive insieme a sua moglie Silvia fra Padova, Berlino e la Transilvania. Il suo sito internet è www.matteostrukul.com

Source: inviato dall’ editore, si ringrazia Federica dell’ Ufficio Stampa Newton Compton e Rosaria Sgarlata di Niente di personale per avere organizzato il Review Party.

:: La ragazza scomparsa di Angela Marsons (Newton Compton 2017) a cura di Federica Belleri

3 ottobre 2017

la-ragazza-scomparsaKim Stone è ispettore di polizia a Black Country. È tenace, efficente, preparata. Ha sofferto una determinante mancanza d’affetto in gioventù, ma è decisa a portare avanti il suo lavoro con passione. Quando Amy e Charlie di nove anni scompaiono, Kim rivive in pochi attimi un caso di qualche tempo prima, difficile e drammatico. Si ritrova ad assistere alle stesse scene: due bambine rapite, felici e molto unite. Due coppie di genitori disperati che vivono nell’angoscia, con effetto immediato. La richiesta urgente del silenzio stampa, per evitare i giornalisti sciacalli. La riunione della sua squadra e la necessità di una base operativa sicura. La Stone inizia a scavare nella vita personale e lavorativa delle due famiglie coinvolte, ed è inevitabile il flusso dei ricordi che comincia a serrarle il respiro. Fino a che punto si sente parte di questa vicenda? Ha il coraggio di affrontare la rabbia e la frustrazione di genitori sofferenti? È in grado di proteggersi e di proteggere le due bambine, evitando loro inutili crudeltà? Con che genere di delinquenti si deve rapportare?
Con La ragazza scomparsa prosegue la vita di Kim Stone, già protagonista dei precedenti romanzi di Angela Marsons. Ancora una volta questa scrittrice inglese si dimostra in grado di costruire una trama agghiacciante, dove i vuoti dell’anima distorcono ogni tipo di sentimento, e lo rendono malato, terribile. Il ritmo è scandito da una sorta di gioco, di sfida tra i rapitori e le famiglie, obbligate a fronteggiarsi e a scontrarsi in modo pesante. Un allucinante scambio di sms sconvolge qualsiasi equilibrio con prepotenza, ma dettando regole precise. Grida di aiuto arrivano dal passato e segreti inconfessabili vengono urlati con rabbia. Una lotta contro il tempo, una trattativa che lascia il lettore in apnea e chiude lo stomaco.
Quanto vale la vita di Amy e Charlie? Chi delle due sarà l’agnello da sacrificare?
Lettura assolutamente consigliata.

Angela Marsons ha esordito nel thriller con Urla nel silenzio, bestseller internazionale ai primi posti delle classifiche anche in Italia. La serie di libri che vede protagonista la detective Kim Stone prosegue con Il gioco del male e La ragazza scomparsa. Angela vive nella Black Country, in Inghilterra, la stessa regione in cui sono ambientati i suoi thriller. I suoi libri hanno già venduto più di 2 milioni di copie. Per informazioni, visitate il sito: http://www.angelamarsons-books.com.

Source: inviato dall’ editore al recensore, si ringrazia l’ Ufficio stampa.

#Libriinarrivo #Novità #InLettura #N°2

25 settembre 2017

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:: La donna silenziosa di Debbie Howells (Newton Compton 2017) a cura di Federica Belleri

13 settembre 2017

la-donna-silenziosaThriller d’esordio per Debbie Howells, autrice britannica. Romanzo dal ritmo equilibrato, con il giusto carico di tensione. L’ambientazione è in un paese della provincia inglese. Il luogo è circoscritto e tutti si conoscono. Ci sono fattorie, campi coltivati, boschi rigogliosi e impenetrabili. Lo sa Kate, sposata, con una figlia in procinto di trasferirsi all’università. Ha una passione empatica con i cavalli, che prende in cura da proprietari in difficoltà. Di questi meravigliosi animali ama la stazza imponente e lo spirito libero. E lo sa Rosie, bellissima diciottenne, che aiuta Kate e adora cavalcare, ed è riuscita a creare con i cavalli uno rapporto davvero speciale. Ma Rosie scompare, di lei non si hanno più notizie. Tra lo sconcerto di sua madre e la preoccupazione dei coetanei, la tranquilla quotidianità del paese viene travolta da uno tsunami di emozioni. Davvero i genitori possono restare tranquilli quando i figli escono? E davvero gli adolescenti si sentono così invincibili? La polizia fa domande, la stampa si accalca attorno alla famiglia di Rosie. Si insinua il sospetto, si cerca la ragazza e un presunto responsabile della sua sparizione …
La donna silenziosa è scritto in prima persona da tre voci femminili. È il percorso fatto attraverso i ricordi dolorosi. È lo strazio della solitudine e l’asfissia provocata dal controllo. È l’inquietudine generata dal pericolo. È il destino avverso che si accanisce e la delusione di promesse mai mantenute. È la voglia di libertà, che viene calpestata con ferocia. La donna silenziosa si nasconde tra sorrisi falsi e cicatrici da cammuffare, tra menzogne e terribili sbalzi d’umore.
In questo thriller emergono egoismi e maschere ben costruite. Emerge una natura selvaggia in grado di farsi amare e odiare allo stesso tempo. Spicca l’amicizia disinteressata e il bisogno primordiale d’amore. E ancora la violenza, la prevaricazione, la fragilità di chi si trasforma in un contenitore vuoto e si lascia vivere. Angosciante, agghiacciante, travolgente.
Ottima lettura, che vi consiglio.

Debbie Howells in passato ha studiato psicologia, è stata un’istruttrice di volo, la proprietaria di un negozio di fiori, e attualmente scrive a tempo pieno. Il suo thriller d’esordio, La donna silenziosa, è stato un successo di critica e di pubblico e i diritti di traduzione sono stati venduti a cifre molto alte in numerosi Paesi. Debbie vive nel West Sussex con la sua famiglia.

Sito dell’autrice: debbiehowells.com

Source: inviato dall’editore al recensore, si ringrazia l’Ufficio stampa Newton Compton.

:: Review Party – Una famiglia diabolica, Salvo Toscano (Newton Compton, 2017)

8 maggio 2017

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Dopo Insoliti sospetti e Falsa testimonianza, sempre edito da Newton Compton, nella collana First esce un nuovo giallo del giornalista Salvo Toscano, semifinalista al Premio Scerbanenco, dal titolo Una famiglia diabolica. Per l’uscita di questo libro Newton Compton ha organizzato un nuovo Review Party, che vede coinvolti oltre al nostro blog, La Fenice Book, Il flauto di Pan, Libro Fatato, e Penna d’oro. (Vi consiglio di visitarli per conoscere e confrontare i giudizi). Allora comincio col dire che non conoscevo Salvo Toscano, perlomeno non avevo letto ancora nulla di suo, sebbene abbia all’attivo diversi libri, oltre a quelli pubblicati con Newton Compton. E devo dire che mi piace come scrive, proprio a livello di scrittura, affatto banale e piuttosto ironica. Insomma congegnale ai miei gusti, sebbene non legga molti gialli classici di ambientazione italiana. Toscano ambienta le sue storie in Sicilia, ma a differenza di Camilleri, che utilizza spesso il dialetto siciliano proprio nella struttura narrativa, rendendomelo di difficile comprensione, le poche volte che mi sono cimentata, Toscano scrive in italiano, prevalentemente, non ostante qualche parola in dialetto la utilizzi, ma parole credo ormai entrate nel gergo comune. Insomma anche se non conoscete il dialetto siciliano, la comprensione è immediata e diretta. Lo stile è fluido, essenziale, adatto a una storia di indagine condotta oltre che dalle forze dell’ordine da due personaggi (i fratelli Corsaro) che si alternano in prima persona nella narrazione, rendendo pittoresche e personali le loro osservazioni, e il loro modo di affrontare la vicenda. Insomma se amate il giallo classico, di ambientazione italiana, è un libro che potrebbe farvi passare ore piacevoli. Si legge velocemente, scorre verso la verità, che come tradizione si scoprirà nelle ultime pagine. Le parti narrate da Roberto Corsaro (l’avvocato) le ho trovate più interessanti di quelle del fratello Fabrizio (il giornalista), ma nel complesso ben si amalgamo nell’intrecciare questo rapporto tra fratelli un po’ lontani che si avvicinano per scoprire la verità. Senza anticipare troppi colpi di scena, posso dire che la storia inizia a Palermo, narrata da Roberto Corsaro. Una sua carissima amica, Valeria, per motivi di salute non può accompagnare la sorella Greta a Sperlinga, un antico e bellissimo borgo medievale in provincia di Enna, per la divisione di un’ eredità. Così chiede a Roberto Corsaro di rappresentarla e difendere Greta dal parentado, che ben presto si rivelerà una manica di arpie. Tra segreti di famiglia, veleni, e colpi bassi, l’omicidio di zia Rosetta, una dei beneficiari della ricca eredità lasciata da zia Fifi (davvero morta per cause naturali?), innescherà le indagini che porteranno a imprevedibili sviluppi che certo non vi anticipo. Ma la prima domanda è chi ha ucciso zia Rosetta, e soprattutto perchè? I sospetti sono circoscritti, come trazione vuole, nessuno è al di la dei sospetti e tutti bene o male hanno qualcosa da nascondere. Starà al duo Corsaro capire il chi, come, cosa, e nessuno di noi dubita che ci riusciranno. Buona lettura!

Salvo Toscano, giornalista, ha già pubblicato i romanzi Ultimo appello, L’enigma Barabba e Sangue del mio sangue. È stato semifinalista al Premio Scerbanenco e finalista al Premio Zocca Giovani. Con la Newton Compton ha pubblicato Insoliti sospetti, Falsa testimonianza e Una famiglia diabolica. È stato tradotto nei Paesi di lingua inglese. Il suo sito è http://www.salvotoscano.com

:: Review Party – Il giallo di villa Ravelli, Alessandra Carnevali (Newton Compton, 2017)

28 aprile 2017

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Torna il commissario Adalgisa Calligaris, nata dalla penna dell’ orvietana Alessandra Carnevali, già autrice de Uno strano caso per il commissario Calligaris, vincitore del premio “Il mio esordio”. Questa nuova indagine si intitola Il giallo di villa Ravelli, e in suo onore la Newton Compton ha organizzato questo Review Party, che vede coinvolti i blog Penna d’oro, Il Flauto di Pan, GrapheMania, il Libro Fatato, e il nostro Liberi di scrivere. Il romanzo compare nella collana Nuova Narrativa Newton – Giallo Italia, e viene stampato su carta prodotta con cellulose senza cloro gas provenienti da foresye controllate, nel rispetto delle normative ambientali vigenti. Siamo a Rivorosso Umbro, la temperatura è sotto lo zero e si appresta a cadere una forte nevicata, che avrebbe poi imbiancato la cittadina e le campagne limitrofe. La vita scorre tranquilla, finchè il commissario riceve una telefonata che l’avvisa che qualcuno è stato ucciso in una delle ville della zona. La morta si chiamava Silvia Ravelli, scrittrice solitaria, nipote di un importante imprenditore del luogo, una della Rivorosso bene, sorella di Antonia Ravelli, che ora sosta in commissariato in stato di shock. Subito sorge il dubbio se la donna si sia suicidata, con un colpo d’arma da fuoco, o l’abbiano uccisa. La postura, è seduta davanti al camino nel salotto della sua villa, farebbe pensare a un suicidio, ma manca l’arma, e questo mette in moto le indagini, capitanate dall’ intrepida Adalgisa Calligaris.  Il giallo di villa Ravelli è un giallo investigativo classico, la cui drammaticità è stemperata da simpatici tocchi di umorismo. C’è la piccola provincia italiana, con le sue luci e le sue molte ombre, un borgo tipico umbro, avvolto nella neve, una donna poliziotto coraggiosa e intuitiva, tutto uno scenario umano e sociale, tipico di questi luoghi quasi persi nel tempo, in cui però non tarda a infiltrarsi la malavita. Le indagini del commissario Adalgisa Calligaris devono subito far luce su uno scenario che sembra oscuro e imperscrutabile. In che misura centrano i dissapori tra le due sorelle, a cui alla morta uno zio diede il grosso dell’eredità, e soprattutto la scoperta, quasi per caso che la vittima era un’ accanita giocatrice d’azzardo orienta le indagini su nuove piste. Quando poi altre vittime si aggiungono, il commissario è costretto a fare i conti con un intrigo che vede coinvolti personaggi insospettabili. Tutto verrà svelato nell’ultimo capitolo, con la classica riunione risolutiva, alla Agatha Christie, in cui il commissario spiega come andarono le cose, inchiodando il colpevole alle sue responsabilità. Colpo di scena finale assicurato.

Alessandra Carnevali È nata a Orvieto ed è laureata in Lingue. Nel 1996 si diploma come autrice di testi presso il CET di Mogol. Ha partecipato, in veste di autrice, al Festival di Sanremo 2002 con il brano All’infinito eseguito da Andrea Febo. Scrive romanzi, racconti e poesie. Nel 2007 è la prima blogger ufficialmente accreditata al Festival di Sanremo. Dal 2005 al 2012 ha curato online il blog Festival, sulla musica italiana e Sanremo, per il network Blogosfere. Dal 2007 si occupa di promozione web per eventi e artisti emergenti. La Newton Compton ha pubblicato Uno strano caso per il commissario Calligaris, libro vincitore del Premio Ilmioesordio nel 2016 e Il giallo di Villa Ravelli.