Posts Tagged ‘Antica Roma’

:: Review Party: Il traditore di Roma di Simon Scarrow (Newton Compton 2020) a cura di Giulietta Iannone

10 novembre 2020

56 d.C. Il tribuno Catone e il centurione Macrone, veterani dell’esercito ro­mano, sono di stanza sul confine orientale, consapevoli che ogni loro mossa è costantemente monitorata dalle spie del pericoloso e miste­rioso Impero parto. Ma la minaccia esterna potrebbe non essere nulla rispetto a quella interna.
Tra i ranghi della legione si nascon­de un traditore. Roma non mostra alcuna pietà verso coloro che tradi­scono i commilitoni e l’Impero, ma prima di poter punire il colpevole, bisogna trovarlo. Catone e Macrone cominciano così una corsa contro il tempo per sco­prire la verità, mentre i potenti ne­mici oltre il confine non aspettano altro che poter sfruttare qualunque debolezza per annientare la legio­ne. Il traditore dev’essere trovato, o per l’Impero sarà la fine.

Per gli appassionati del genere sword and sandal, specializzati nell’Antica Roma, Simon Scarrow è una garanzia. Lo scrittore britannico, nato in Nigeria, è infatti uno degli scrittori più letti e prolifici. La serie dedicata al tribuno Catone e al centurione Macrone, veterani dell’esercito ro­mano, prosegue con Il traditore di Roma (Traitors of Rome) tradotto da Andrea Russo. Cosa colpisce dello stile di Scarrow? Innanzitutto la preparazione tecnica quando si tratta di descrivere le azioni più puramente militari, il linguaggio colorito dei soldati di Roma, un venato interesse per la caratterizzazione psicologica dei personaggi, e una certa inventiva che sa rendere appassionanti mere avventure guerresche. La scrittura poi è piana e rende la lettura agevole e interessante. Se siete curiosi di sapere come vivevano i soldati di Roma al tempo di Nerone, quali erano le loro aspirazioni (oltre al mero desiderio di salvare la pelle durante i combattimenti) non avete che da leggere i libri di Scarrow è molto attento a descrivere le cicatrici che martoriavano i loro corpi e le loro anime.

In questa avventura Catone e Macrone sono a Tarso, grande e prosperosa città della Cilicia (odierna Turchia) ai confini dell’impero romano. Il regno dei Parti, oltre l’Eufrate è pronto alla guerra ma l’esercito del generale Corbulone non è pronto, e così Catone viene mandato in missione per prendere tempo o ancora meglio per siglare un trattato di pace con Vologese. Di questo piccolo contingente fa parte anche Flaminio, un veterano ridotto in schiavitù appena comprato da Catone, e il greco Apollonio, intrigante e aggiornatissimo sui fatti recenti, di cui Catone non sa se fidarsi e considerarlo un alleato o un nemico. E’ proprio Apollonio a insinuare il dubbio che ci sia un traditore, una spia dei Parti all’interno dell’esercito romano. Macrone restato a Tarso, fresco sposo della procace Petronilla, si trova mandato in missione per riportare l’ordine sulle montagne. Ma il tempo stringe, trovare il traditore si trasforma in una questione di vita o di morte. Appassionante come un’indagine poliziesca questa nuova avventura di Catone e Macrone ci condurrà nel cuore di un impero che nel bene o nel male ha segnato le sorti del mondo antico. Se vi piacciono i romanzi storici ambientati nell’Antica Roma, da non perdere. Se non conoscete Scarrow vi consiglio di rimediare, la sua bibliografia anche in italiano è ricca.

Simon Scarrow è nato in Nigeria. Dopo aver vissuto in molti Paesi si è stabilito in Inghilterra. Per anni si è diviso tra la scrittura, sua vera e irrinunciabile passione, e l’insegnamento. È un grande esperto di storia romana. Il centurione, il primo dei suoi romanzi storici pubblicato in Italia, è stato per mesi ai primi posti nelle classifiche inglesi. Scarrow è autore delle serie Le aquile dell’impero, Roma arena saga, I conquistatori e Revolution saga. Ha firmato anche i romanzi L’ultimo testimone (con Lee Francis), Eroi in battaglia e La flotta degli invincibili (con T.J. Andrews). Le sue opere hanno venduto oltre 5 milioni di copie nel mondo.

Vita dei bambini nell’antica Roma. Usi costumi e stranezze all’ombra del Colosseo, Chae Strathie (Edizioni Lapis,2020) A cura di Viviana Filippini

25 settembre 2020

Chissà come vivevano i bambini nell’antica Roma. Cosa mangiavano, che giochi facevano, che rimedi usavano quando erano malati e cosa facevano a scuola. A raccontare tutto questo ai piccoli lettori ci pensa “Vita dei bambini nell’antica Roma. Usi costumi e stranezze all’ombra del Colosseo”, di Chae Strathie con le simpatiche e divertenti illustrazioni realizzate da Marisa Morea. Il volume edito da Lapis è suddiviso per sezioni: l’istruzione, i giochi, la casa, la medicina, gli animali domestici, gli imperatori, i gladiatori, la scuola. Un insieme di immagini e parole grazie alle quali il piccolo lettore di oggi è portato non solo a confrontarsi con i bambini dell’età di epoca romana, ma a scoprire quanto fosse diverso vivere nella città ai tempi degli Imperatori. Tra le cose curiose ci sono interessanti notizie relative all’igiene personale per esempio, perché si scoprirà che i bambini dell’antica Roma non usavano della carta igienica, ma una spugna spesso e volentieri condivisa. A scuola, in quei tempi si andava tutti i giorni, sette su sette, e non c’erano i quaderni con stampato sopra i volti dei cantanti o attori preferiti, ma venivano usate delle tavolette sulle quali si doveva incidere per scrivere. Altro aspetto interessante considerato dal libro è il tema del cibo, perché oggi molti bambini (a volte anche gli adulti) non amano mangiare la verdura, ma leggendo questo libro si scoprirà quanto fosse diversa l’alimentazione dei romani rispetto alla nostra e che forse è meglio mangiarsi un forchettata di spinaci o broccoli. Volete un esempio? Oltre al fatto di mangiare sdraiati su triclini, i romani apprezzavano la carne di ghiro o la salsa di pesce. Non manca nemmeno una sezione dedicata i giochi e ai gladiatori che scendevano a combattere nel Colosseo, resi diversi uno dall’altro dal copricapo che indossavano e dall’arma che usavano. Il libro è divertente, simpatico e molto piacevole alla lettura, perché utilizza una narrazione a tratti comica e scanzonata (mai banale però) per raccontare la storia del passato ai lettori del presente. Da ricordare che oltre al volume dedicato all’antica Roma, ci sono altri due libri di Strathie che hanno avuto al centro la vita dei bambini nell’antico Egitto e nell’antica Grecia. “Vita dei bambini nell’antica Roma. Usi costumi e stranezze all’ombra del Colosseo” è un libro interessante che aiuta ad imparare la storia in modo divertente e che accompagna il lettore bambino con semplicità e simpatia alla scoperta della vita nell’antichità aiutando chi legge a comprendere quanto fosse diverso il modo di vivere, vestire, studiare, mangiare e di curarsi nei dei bambini della Roma di 2000 anni fa. Partner del progetto di questo libro il British Museum. Traduzione Alessandra Valtieri.

Chae Strathie è un autore e giornalista per bambini pluripremiato, cresciuto in Scozia in un minuscolo villaggio circondato da una foresta. Vive a Dundee con tre gatti fastidiosi e un pesce rosso molto vecchio di nome Lazarus.

Marisa Morea è un’illustratrice freelance con sede a Madrid, in Spagnacon un diploma in un Master in Illustrazione alla Eina School di Barcellona nel 2009. Dopo alcuni anni  di lavoro come Art Director in diverse agenzie pubblicitarie, ha deciso di smettere e provare come illustratrice a tempo pieno.

Source: grazie all’ufficio stampa Lapis.

:: Intervista con Douglas Jackson, autore della serie di Gaio Valerio Verre

16 giugno 2016

combSalve Mr Jackson. Grazie per aver accettato questa intervista e benvenuto su Liberidiscrivere. Raccontaci qualcosa di te. Chi è Douglas Jackson? Punti di forza e di debolezza.

Ciao Giulia, e grazie per il tempo che hai trovato per intervistarmi. Sono sempre felice di parlare di libri e di scrittura ed è bello che le persone si interessino al mio lavoro. Abito in una parte molto bella e speciale della Scozia chiamata Scottish Borders,(in gaelico scozzese Na Crìochan), in particolare vivo in una piccola cittadina che si chiama Jedburgh. Questo è importante, perché Jedburgh è piena di storia e l’essere cresciuto qui mi ha trasmesso il mio amore per il passato. C’è nell’aria il peso dei combattimenti tra Scozia e Inghilterra, oltre cinquecento anni di guerra. Una bella abbazia in rovina domina la città, e la sua particolarità è che è stata bruciata cinque volte dai predoni inglesi. Suppongo che non sorprenda quindi che la mia più grande forza sia probabilmente la mia capacità di recupero: ci hanno insegnato a non mollare e a non deludere nessuno. La mia più grande debolezza è il buon vino.

Raccontaci qualcosa del tuo background, dei tuoi studi, della tua infanzia.

Mia mamma e mio papà appartenevano alla classe operaia e hanno dovuto lottare duramente per crescere quattro figli. Ho comunque avuto un’ infanzia meravigliosa. Potevo esplorare la campagna a tutte le ore, o trascorrere i miei giorni libero di pescare o giocare a calcio. Andavo molto bene alle elementari, ma quando mi sono diplomato alle scuole superiori ho come perso il mio obiettivo. Recentemente ho scoperto di soffrire di una forma relativamente lieve di depressione bipolare da quando avevo 14 anni di età, il che può spiegare tutto questo. L’unica cosa in cui ero veramente bravo a era in inglese e soprattutto ho sempre avuto una grandissima immaginazione. Prima dei miei esami finali il mio insegnante responsabile della classe, che era anche il mio insegnante di inglese, mi ha detto che non avrei mai dovuto preoccuparmi di nulla. L’esito del mio esame di inglese infatti fu uno dei migliori del paese e infatti mi supplicarono di rimanere e di cercare di andare all’università, ma non ne potevo più della scuola.

Quali lavori hai svolto in passato prima di diventare uno scrittore a tempo pieno? Cosa ci puoi dire di questa esperienza?

Non avevo idea di cosa fare quando lasciai la scuola. Per fortuna un amico, che era di qualche anno più vecchio di me, lavorava nel nostro ufficio locale di collocamento. Mi ha iscritto in quello che veniva chiamato “Youth Opportunities Scheme”, che in realtà era una sorta di database e se venivi scelto qualcuno ti metteva una pala in mano e ti diceva di scavare. La mia grande fortuna fu che la mia zona di scavi fu un accampamento romano in una valle remota vicino al confine. Era stato arato fino a togliere gli alberi e il nostro lavoro consisteva nel rimetterli. Abbiamo anche tagliato grandi blocchi di torba, mettendoli al loro posto. Mi sono reso conto che stavo facendo più o meno quello che i soldati romani avevano fatto costruendo il campo. C’era una fenditura nella colline che dominava il campo dove una strada romana è visibile ancora oggi. Verso sera mi piaceva andare lassù e un brivido mi corse lungo la schiena quando immaginai per la prima volta una legione in marcia. Dopo un paio di mesi mio padre mi convinse che stavo facendo un buon lavoro e quando apparve su un giornale una pubblicità in cui cercavano un giornalista tirocinante per il nostro giornale locale finalmente ebbi la mia occasione. Ho passato i successivi 36 anni facendo il giornalista. I giornali locali sono i luoghi ideali per imparare. Non c’è mai nessuna vera notizia, il che può sembrare abbastanza scoraggiante almeno fino a quando non ci si rende conto che con un po’ di fantasia si può trasformare qualsiasi cosa in una storia. Più tardi ho avuto un bella carriera di successo anche nei quotidiani nazionali, ho lavorato per il Daily Record e lo Scotsman. Questo è avvenuto più che altro per la mia attenzione ai dettagli, la mia capacità di recupero e di lavorare sotto pressione. E’ stato un lavoro molto impegnativo, ma mi sono anche divertito e sono riuscito a diventare vice caporedattore dello Scotsman.

Come è iniziato il tuo interesse per la scrittura e per l’ Antica Roma?

Il mio interesse per la scrittura esiste da sempre, da quando posso ricordare. Mio padre mi portò alla biblioteca pubblica di Jedburgh quando avevo circa cinque anni e mi ricordo che vedendo leggere i libri pensavo ‘ posso farlo anche io’. Nella mia adolescenza ho scritto racconti (molto poveri), radiodrammi e poesie. Pulendo la soffitta qualche mese fa mi sono imbattuto in un manoscritto che scrissi quando avevo circa 24 anni. Era un thriller che buttai giù su una vecchia macchina da scrivere manuale. Non l’ avevo mai finito, ma era di circa 80.000 parole. La cosa strana è che non era neanche troppo malvagio, ma allora non avevo tempo per terminarlo o il denaro per fare vere e proprie ricerche in quei giorni senza internet. Il giorno che ha cambiato davvero la mia vita è stato quando ho pranzato con un’ amica giornalista che stava scrivendo un libro. Mi ha detto: ‘Penso che ne dovresti scrivere uno anche tu, Dougie, scommetto che sarebbe molto realistico.’ Pensai, va bene, forse è il momento. Nella lungo viaggio in auto verso casa da Edimburgo verso Bridge of Allan mi sono chiesto cosa avrei dovuto scrivere. I manuali dicono: scrivi ciò che sai, ma la mia vita consisteva in lavoro, mangiare, dormire, famiglia – e tutto da capo, che era piuttosto noiosa. Ho deciso di scrivere su quello che mi piaceva, e così ho scoperto che amavo la storia. Stavo ascoltando un programma alla radio, mentre guidavo chiamato History of Britain di Simon Schama, e l’attore Timothy West proclamò: ‘E l’imperatore Claudio guidò il suo elefante a Colchester e ottenne la resa delle tribù della Gran Bretagna.’ Sono andato a casa quella notte e ho scritto 500 parole di The Emperor’s Elephant e da allora ho scritto ogni giorno.

Raccontaci qualcosa del tuo debutto. Parlaci della tua strada per la pubblicazione. Hai ricevuto molti si rifiuti?

Ho avuto un percorso editoriale piuttosto strano e stressante prima di arrivare alla pubblicazione. Avevo scritto il mio libro The Emperor’s Elephant, ambientato prima nella Roma di Caligola, poi nella Britannia romana, e sapevo che non era abbastanza buono, ma non avevo la più pallida idea su come migliorarlo. Mi sono imbattuto così in un sito web di peer review in cui si caricano le prime 10.000 parole del tuo romanzo e le altre persone lo criticano. Possono essere molto feroci, ma il mio libro ha vinto il premio come libro del mese ed è stato inviato ad un editore professionista. Ha chiesto di vedere il resto del libro, gli è piaciuto, ma non abbastanza per farmi firmare un contratto editoriale. Dovevo prendere in considerazione di riprendere il primo terzo del libro – su Caligola – e trasformarlo in un romanzo. Con il tempo che avevo ce l’ho fatta, ho trovato un agente, che ha messo il manoscritto in mano a sei editori. Un giorno mi ha chiamato in ufficio e mi ha detto che avevo un contratto a cinque zeri.

Quali sono i tuoi autori preferiti del genere sword and sandal? Da chi sei stato maggiormente influenzato?

Stranamente non leggo molti romanzi peplum. Ho preso una decisione quando ho iniziato a scrivere storie ambientate nell’Antica Roma che non avrei letto nessun romanzo che avrebbe potuto influenzare la mia visione di quel periodo, e nel corso degli anni mi sono più o meno attenuto a questo. Gli unici che ho letto sono gli amici scrittori che mi hanno chiesto un parere, e posso consigliare, Ben Kane, Anthony Riches e Manda Scott. Sono tutti autori brillanti e che vale la pena di leggere. E non conto i libri pubblicati in modo indipendente. Simon Turney, Gordon Doherty e Kevin Ashman hanno tutti costruito grandi intrecci e sono seguiti da moti lettori, e non ottieni ciò se non sei bravo. Chi mi ha maggiormente influenzato è sicuramente George MacDonald Fraser. Lo si ama o lo si detesta, i romanzi di Flashman sono una superba combinazione di grandi personaggi, fatti storici e una combinazione tra azione e humour nero. Mi ha spinto a cercare di informare e nello stesso tempo intrattenere i miei lettori. Con grande soddisfazione ho notato che molte delle mie recensioni indicano sono riuscito a farlo. Mi piace anche John le Carré e Bernard Cornwell, perché fanno sì che la loro genialità sembri facile.

Raccontaci la tua routine di scrittura.

Mi alzo, faccio colazione, iniziare a scrivere, sosta per il pranzo, faccio una passeggiata o una corsa, scrivo di nuovo nel pomeriggio, e spesso di nuovo la sera. Mi sono prefissato un obbiettivo di 2.500 a 3.000 parole al giorno e lo raggiungo più le volte sì che no. Detto questo ci sono giorni in cui anche solo 200 parole sono una conquista.

Che tipo di ricerche svolgi per i tuoi libri?

Ho visitato Roma, Pompei, Ercolano e la Villa Oplontis per i miei libri, così come centinaia di siti romani in Gran Bretagna. Rende molto più facile capire la portata e la topografia di un luogo se vi si è stati. È inoltre possibile respirare la storia. Quando ero giovane ero solito parlare con le pietre di Jedburgh Abbey e loro parlavano con me. Tutti pensavano che fossi pazzo, ma penso che ci sia un fondo di verità in ciò. Mi piacerebbe fare molti più viaggi per le ricerche dei miei romanzi, ma non è finanziariamente possibile. Per i dettagli, io lavoro circondato da centinaia di libri su Roma, l’ Impero e i suoi nemici, e ho una scorta di parecchie centinaia di siti web sul mio computer che posso consultare. Ho fatto una grande quantità di ricerche per il libro che è diventato Caligola, perché sapevo molte meno cose su Roma di quanto pensassi, ma questo lavoro mi ha dato le basi per tutti i libri seguenti. Avevo creato un mondo, lo padroneggiavo, e sono stato in grado di costruire storie lì ambientate.

Cosa ti ha ispirato a scrivere la serie di Gaio Valerio Verre?

Avevo pianificato Caligola come il primo di una trilogia su Bersheba, l’ elefante dell’Imperatore, ma il mio editore ha deciso dopo Claudio che due erano abbastanza. Il problema era che il mio protagonista era uno schiavo, che poteva solo reagire agli eventi, non crearli. Il mio editore mi ha chiesto di creare un personaggio nuovo, un eroe più mainstream. La terza parte della trilogia The Emperor’s Elephant è stata ambientata durante la ribellione Boudicca in Gran Bretagna. Avevo già un sacco di materiale e sembrava sensato utilizzarlo. Durante le mie ricerche avevo scoperto che a Catus Deciani, il procuratore le cui azioni scatenato la rivolta, era stato chiesto di inviare rinforzi da Londra a Colchester. Duecento uomini racimolati dal presidio e soldati in congedo marciarono per incontrare circa 50.000 cittadini britannici provenienti dall’altra parte. La mia fortuna è stata di scegliere come ufficiale in comando proprio il mio eroe di Roma.

Quanti libri sono previsti per la serie di Gaio Valerio Verre?

Mi è stato originariamente chiesto di scrivere una trilogia, che sembrava sufficiente in quel momento. Con il tempo ho finito per decidere che ci saranno almeno nove libri su Valerio. E’ stata la mia più grande fortuna quella di scegliere un’epoca di conflitti e battaglie, popolata da personaggi fantastici. L’imperatore Nerone, San Pietro e San Paolo, il generale dimenticato Gneo Domizio Corbulone, e gli imperatori dimenticati, Galba, Otone e Vitellio; Vespasiano e suo figlio Tito. Valerio incontra tutti.

Puoi parlarci un po’ di Gaio Valerio Verre?

All’ inizio è un giovane tribuno molto inesperto, un uomo destinato a tornare a Roma subito dopo il primo libro. La ribellione di Boudicca cambia tutto e Valerio scopre che ha una naturale propensione per la vita militare. E’ guidato dall’onore e dal dovere, forse troppo, ma qualcosa che accade alla fine di Hero of Rome lo cambia. Una delle cose di cui sono più orgoglioso è il modo in cui si sviluppa il personaggio. Penso a lui come una persona reale, e probabilmente lo conosco meglio di quanto i miei fratelli conoscano me.

Qual è stata la parte più laboriosa durante la stesura?

La parte più difficile di qualsiasi libro è la prima stesura, perché, molto spesso, ci si sente come se si stesse scrivendo spazzatura ed è difficile mantenere le proprie motivazioni. Qualunque cosa accada è necessario mantenere lo slancio. La prima volta che mi sono sentito un vero e proprio scrittore è stato quando ho letto una citazione di Stephen King, su come a volte ci si sente come si stesse spalando letame. Ho pensato che è quello che faccio! Il trucco è quello di continuare a spalare.

Ci sono progetti di film tratti dai tuoi libri?

Non da quelli storici, anche se ho sempre pensato che Hero of Rome ha il tipo di trama concisa e focalizzata e una storia unica che si presterebbe a diventare davvero un grande film (stai ascoltando Mr Scott?). Scrivo anche thriller, come James Douglas, e un produttore cinematografico ne ha opzionato uno. Si tratta però di un cammino lento, abbiamo parlato per un paio di anni, e non posso entrare nei dettagli, ma se si farà davvero allora potrò scrivere nella mia villa toscana invece che in una stanza degli ospiti in cui sembra ci sia appena stata un’esplosione in un negozio di libri.

Sei un autore acclamato dalla critica. Hai ricevuto anche recensioni negative? Leggi le recensioni dei tuoi libri?

Ogni autore che dice di non leggere le opinioni dei suoi lettori o è un bugiardo o ha un tale successo che non è più necessario che il suo ego sia rassicurato. Gli scrittori si nutrono di lodi. Ci sediamo, soli davanti a un computer e le uniche persone che ci dicono che stiamo facendo qualcosa di utile sono quelle anime meravigliose che si prendono il tempo di andare su Amazon, o su qualsiasi altra piattaforma, e ci dicono quanto bene il nostro libro li ha fatti sentire. Sono fortunato che solo circa l’un per cento delle mie recensioni sono state critiche, ma alcune di esse possono essere molto sgradevoli. Si impara molto in fretta che, il più delle volte, non si parla del libro, ma del recensore.

Cosa stai leggendo al momento?

Ho appena finito l’ ultimo romanzo con Bernie Gunther di Philip Kerr, The Other Side of Silence. E’ una grande serie, ma penso che, anche l’autore l’ ha ammesso, in un paio di libri successivi il personaggio ha sentito un po’ di stanchezza e ha avuto bisogno di un periodo di riposo. In The Other Side of Silence è invece al massimo della sua forma. Sto sempre leggendo qualcosa, così ora sono (di nuovo per l’ennesima volta) con Master and Commander, il primo della superlativa serie con Aubrey e Maturin di Patrick O’Brian. Due grandi personaggi letterari e un ambiente fantastico, claustrofobico e un’ autentica ambientazione su una nave da guerra.

Che consiglio daresti a giovani scrittori in cerca di un editore?

Scrivi il tuo libro migliore, non accontentarti di una seconda scelta. Non farti scoraggiare. Non mollare. Scrivi un altro libro.

Come è il tuo rapporto con i lettori? Come possono entrare in contatto con te?

Mi piace sempre comunicare con i miei lettori e ho sempre risposto ai messaggi. Potete contattarmi o tramite il mio sito web http://www.douglas-jackson.net (vergognosamente non l’ aggiorno da un po ‘, ma ho sempre un sacco di contatti attraverso il collegamento e-mail) o tramite Facebook https: // http://www.facebook.com/Doug-Jackson-author-245467143762/

Ti piace fare tour promozionali? Racconta ai tuoi lettori italiani qualcosa di divertente su questi incontri.

Lo adoro. Ho fatto eventi per tre e quattrocento persone e quelli per quattro bibliotecari e un cane randagio, ma si ottiene sempre qualcosa a livello personale e ti fa sentire di essere un vero scrittore. Ti racconto il mio momento più memorabile: stavo facendo una presentazione in un’ ala del carcere di Perth davanti ad alcuni dei criminali più pericolosi della Scozia. Qualcuno mi chiese quando sarebbe uscito il mio prossimo libro e io dissi che sarebbe stato fuori nel mese di agosto. Una piccola voce si alzò dal fondo della sala. ‘ Che coincidenza, sarò fuori pure io ad agosto. ‘

Verrai in Italia a presentare i tuoi romanzi? Quando Avenger of Rome (il romanzo successivo a Combatti per Roma) sarà distribuito in Italia?

Non ho ancora una data per l’edizione italiana di Avenger, Giulia, ma mi metterò in contatto con te quando lo saprò. Non c’è niente che mi piacerebbe di più che fare un tour italiano. Io amo l’Italia. Ho vagato in lungo e in largo per il paese con Valerio, Roma è la mia città preferita di tutto il mondo, e ho amici a Milano. Forse, se i miei editori, Newton & Compton leggessero questo…

Infine, l’inevitabile domanda: a cosa stai lavorando ora?

Ho appena completato la fase a volte imbarazzante di revisione di Saviour of Rome, il settimo romanzo di Valerio, che è ambientato nelle miniere d’oro della Spagna Romana, e sto lavorando su Glory of Rome, che uscirà nell’ agosto del 2017. Ho bisogno di finirlo entro novembre, quindi è meglio tornare al lavoro. Grazie per le vostre meravigliose domande davvero acute e grazie per l’opportunità di raccontare la mia storia ai miei lettori italiani.

:: Combatti per Roma, Douglas Jackson (Newton Compton, 2015) a cura di Laura M.

12 giugno 2016

comb

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Douglas Jackson è assieme a David Gibbins, Conn Iggulden, Ben Kane, Anthony Riches e Simon Scarrow, uno dei miei autori preferiti di sword and sandal, specializzati nell’Antica Roma. Di autori ce ne sono altri, tutti validi e competenti (nella ricostruzione del periodo storico), ma questi sono i principali che mi hanno avvicinato al genere, non forse una lettura prettamente femminile, ma tant’è anche il noir dicono che non lo sia. Alcuni sono specializzati in grandi battaglie, altri hanno un taglio più intimista. Ma insomma l’Antica Roma è un periodo che mi ha sempre affascinato, specialmente il periodo in cui i primi cristiani iniziarono a diffondere il loro credo, antitetico se vogliamo agli usi e costumi pagani. Una vera minaccia, e se vogliamo Nerone non si sbagliava più di tanto a giudicarla tale. Il cristianesimo minò davvero le fondamenta dell’Impero Romano e lo sconfisse. Come ci riuscì una religione di pace e fratellanza, per lo più formata da adepti che si riunivano nel nascondimento delle catacombe o rischiavano di finire mangiati dai leoni nell’arena? Resta un mistero, ma sta di fatto che spesso porre il Mondo Romano in antitesi con quello Greco, (lo si fa forse anche inconsciamente, i primi rozzi soldati, i secondi filosofi, poeti, e pensatori), svilisce la grandiosità di ciò che l’Impero Romano fu, non solo il drago dell’Apocalisse di Giovanni insomma. Proprio per questo lo scontro di civiltà fu titanico, ma ciò che andò perduto non fu solo violenza, ignoranza, e barbarie. Ricordiamoci che seguì il Medio Evo, e forse solo Carlo Magno fu investito da quel sogno che con la fine dell’Impero romano era morto. E non parlo solo di conquiste territoriali, imperialismo e avidità più o meno rapace. Il sincretismo religioso del paganesimo romano ne è un segno, l’Antica Roma assorbiva come una spugna tutto ciò che fosse degno e utile con uno spirito tollerante raramente presente nei secoli successivi. Dunque acquedotti, libertà, cultura, diritti, l’Antica Roma fu soprattutto questo, non solo conquiste militari e saccheggi. E’ indubbio comunque che il genere sword and sandal, parli anche di quest’ultime componenti, e lo fa con un’accuratezza incredibilmente scrupolosa, pensiamo solo a Anthony Riches. Douglas Jackson è forse più attento alle dinamiche interne, o almeno lo è in Combatti per Roma, seconda storia con Gaio Valerio Verre che abbiamo imparato a conoscere in L’eroe di Roma. Dopo i libri con Caligola e Claudio, qui abbiamo Nerone che tesse le sorti dell’Impero, in questa serie che ha già all’attivo sei libri. Combatti per Roma parla esattamente dei temi che più a me interessano, e lo fa con il taglio avventuroso e movimentato tipico del genere. Cosa è disposto a fare Gaio Valerio Verre per difendere Roma dai temibili seguaci del Nazareno? Fino a che punto saprà spingersi, senza farsi troppo affascinare da questa nuova religione che sembra prometta la vita eterna? Trovare un pescatore, Pietro, capo dei seguaci di questa nuova religione, diventerà quindi la sua missione, lui che ha combattuto valorosamente in Britannia, perdendo una mano e guadagnandoci una ferita al volto. Una missione affidatagli direttamente dall’ Imperatore Nerone, paranoico (fino a un certo punto diremo noi col senno di poi). Ma un altro cruccio affligge Gaio Valerio, la sua amata sorella Olivia è sofferente e sembra non riuscire a riprendersi, sarà questo fatto a spingerlo da un medico giudeo che gli da una polvere che da alla ragazza un parziale miglioramento. Sarà proprio la malattia della sorella a spingere Gaio Valerio a credere nei miracoli, e ad avvicinarsi a questa nuova religione così pericolosa che dovrebbe combattere? Naturalmente non vi anticipo altro ma vi basti sapere che Seneca in persona, aiuterà il nostro nella ricerca di Pietro, per trovare le prove che è davvero il capo di coloro che congiurano e combattono per la rovina di Roma. Se amate il genere, da non perdere. Questo autore scozzese è davvero bravo. Stile scorrevole, facilità di lettura, affatto noioso, con una discreta caratterizzazione dei personaggi. Traduzione di Valentina De Rossi.

Douglas Jackson, ex giornalista, nutre da sempre una grande passione per la storia romana. Vive in Scozia, con la moglie e tre figli. È autore, tra gli altri, dei romanzi Il segreto dell’imperatore, Morte all’imperatore! e L’eroe di Roma, pubblicati dalla Newton Compton. I suoi libri sono tradotti in 7 Paesi. Per saperne di più: www.douglas-jackson.net

Source: acquisto personale in un Mercatino dell’usato.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

 

:: Un’ intervista con Anthony Riches a cura di Giulietta Iannone

11 settembre 2012

Salve Anthony. Grazie per aver accettato la mia intervista e benvenuto su Liberidiscrivere. Raccontaci qualcosa di te. Chi è Anthony Riches? Punti di forza e di debolezza.

Ho cinquant’anni e sono un consulente di Project Management che è anche occasionalmente uno scrittore di romanzi storici. Sono sposato con tre figli, 25, 23 e 15 anni, e vivo nella periferia nord di Londra. Punti di forza? Non provo mai panico, non importa quanto la situazione si faccia brutta, sono molto razionale e ho una grande etica del lavoro. Punti di debolezza? Un debole per le auto sportive tedesche, le armi da fuoco ad alta potenza e gli orologi costosi!

Raccontaci qualcosa del tuo background, i tuoi studi, la tua infanzia.

Sono nato a Derby (nelle Midlands inglesi) nel 1961, e mi sono trasferito a Worthing (sulla costa sud) con i miei genitori nel 1967, dove ho vissuto fino a quando sono andato all’università nel 1980. Ho avuto un’infanzia felice, nonostante l’assenza di fratelli e sorelle. Mio padre era un genitore anziano, aveva combattuto nella Seconda Guerra Mondiale, e fu grazie al fatto che parlai molto con lui della guerra che nacque il mio profondo interesse per la storia militare e la psicologia. Alcuni bambini ossessionano i genitori con i dinosauri in quegli anni di formazione (come ha fatto un mio figlio), o con i calciatori (come ha fatto il mio figlio più piccolo), io li ho ossessionati con le attrezzature militari di tutte le nazioni ed epoche.
Questo interesse è presto sbocciato in un profondo amore per la storia, e così andai a Manchester a studiare Studi Militari, dove frequentai il corso di Studi Russi e Americani, un corso orrendo in cui la facoltà di lettere puniva chi fosse abbastanza di destra da dimostrare interesse per l’esercito facendogli seguire il 50% in più dei corsi rispetto agli studenti normali. I docenti di Studi Russi erano persone normali, i docenti di Studi Americani erano profondamente di sinistra e ci vedevano con sospetto come un gruppo di babykillers (ricordate, questo era meno di 10 anni dopo la fine della guerra del Vietnam). Questo, naturalmente, è servito a unirci, e l’esperienza è stata utile per la vita futura.
Dopo aver cercato di scrivere un thriller tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90, nel 1996, sono andato a Housesteads, dove ci sono i resti incredibili del forte di una coorte ausiliaria sul Vallo di Adriano, e sono stato colpito da quello che doveva essere la dura realtà della vita nel secondo secolo. Per un ragazzo romano inviato in Britannia, mi sono reso conto, questo sarebbe stato l’equivalente del fronte orientale! Sei mesi dopo la prima stesura di ‘L’impero, la spada, l’onore’ era completa, anche se probabilmente non era pronta per la pubblicazione. Era un testo troppo accademico, ho il sospetto con il vantaggio del senno di poi. Dal 1999 sono stato project manager a contratto, andavo dove c’era lavoro (e preferibilmente con buoni salari), e negli ultimi dieci anni ho gestito una serie di progetti in tutto il mondo, in Asia, America Latina, Australia, Africa ed Europa. Per un po’ ho lasciato da parte il mio bisogno di scrivere, fino ad un fatidico giorno alla fine del 2007. Lavoravo a Belfast, e mi è capitò di incontrare un uomo che aveva auto pubblicato diversi libri, e gli chiesi di leggere ‘L’impero, la spada, l’onore’, per vedere se riteneva fosse abbastanza buono da essere auto pubblicato. La volta seguente che lo incontrai mi disse di non auto pubblicarlo, ma di inviarlo ad alcuni agenti ed editori.
Scelsi sei agenti, sulla base dell’alto livello scientifico necessario per leggere  romanzi storici e ricevetti alcune proposte tramite e-mail, mi accordai con Robin Wade di RWLA – e poi accettai un’ offerta di Hodder and Stoughton. La serie dell’Impero ha avuto finalmente un editore …

Quando hai deciso di diventare uno scrittore? Qual è stato il momento in cui ti sei reso conto che la passione per la scrittura si stava trasformando in un vero lavoro?

Non è proprio un lavoro per me, dato che lavoro ancora a tempo pieno, è più  un hobby. Quando mi sono reso conto che volevo scrivere? Alla fine del 1980, quando facevo diventare matta la mia giovane moglie ritirandomi a scrivere ogni sera una volta che i bambini erano stati sistemati per la notte. Quando mi sono reso conto che stava diventando una cosa seria? In piedi, in un campo di grano nel sud della Germania, in primo luogo, suppongo ascoltando il mio agente delineare i termini del mio contratto editoriale. Un momento incredibile per ogni autore, e anche un po’ surreale per il luogo (ero andato a fare una passeggiata sotto il sole d’autunno dal momento che era una bella serata).

Chi sono i tuoi scrittori preferiti? Chi pensi abbia influenzato la tua scrittura?

Gli autori di cui aspetto sempre i nuovi lavori sono Iain M Banks (SF), Richard K Morgan (SF), Christian Cameron (romanzo storico), Joe Abercrombie (fantasy) e Lee Childs (thriller). Strani gusti per uno scrittore di romanzi storici? Mi piace solo quello che mi piace, credo! E l’autore che mi ha più influenzato? Un scrittore di thriller della seconda metà del 20 ° secolo di nome Adam Hall – essenziale, grintoso ed emozionante, il modo in cui spero di scrivere.

Cosa ti ha ispirato a scrivere la serie di Marco Valerio Aquila?

Quel momento magico sul Vallo di Adriano mentre stavo congelando sotto la pioggia (nel mese di agosto!) Con i due bambini piccoli che mi fissavano increduli che li stessi sottoponendo a quella esperienza, credo. Successe all’improvviso, guardai il posto con gli occhi di un romano …

Quanti libri sono previsti per la serie di Marco Valerio Aquila?

Venticinque. Partendo dal 182 a.d. alla morte di Settimio Severo  nel 211 a.d., a York (Britannia settentrionale).

Perché hai ambientato la serie nell’Antica Roma? Che tipo di ricerche sono state necessarie?

Il ‘perché’ è abbastanza evidente, credo. E la ricerca? Beh, la mia laurea è stata in parte sulla guerra antica, e ho letto molto. E c’è tanta roba buona su internet, non sono mai a corto di dati.

Il tuo romanzo, L’impero, la spada, l’onore (Wounds of Honour), il primo della serie, è ora disponibile in Italia grazie alla Newton Compton Editore. Ci puoi parlare di questo romanzo?

Attualmente ci sono cinque libri della serie pubblicati nel Regno Unito. L’impero, la spada, l’onore è la storia del figlio di un senatore, il cui padre sa che sta per essere giustiziato con una falsa accusa di tradimento, e manda suo figlio, un centurione Pretorio, via in Britannia in modo che la sua stirpe continui. Marcus deve combattere, in primo luogo per trovare il suo posto nell’ ambiente ostile di una coorte ausiliaria, e poi per sopravvivere in una guerra feroce con i barbari alla frontiera settentrionale dell’impero di Roma.

Puoi dirci qualcosa in più della trama?

Un  figlio privilegiato costretto a combattere per sopravvivere nel bel mezzo di una rivolta tribale in Britannia, che per tutto il tempo sogna di vendicarsi degli assassini di suo padre.

Quale è la tua scena preferita in L’impero, la spada, l’onore?

Il momento in cui, avanti nel libro, i Tungri (la coorte di Marcus), vengono tratti in salvo dal resto della 6 ° legione (che è stata tradita e ha avuto la loro aquila catturata), e il tribuno al comando grida l’ordine in un momentaneo silenzio che attraversa il campo di battaglia ‘ Sesta legione! Per l’onore dei vostri caduti! Nessun prigioniero! “I peli sul mio collo erano ritti mentre scrivevo!

In L’impero, la spada, l’onore, quale è stato il personaggio più difficile da scrivere e perché? Il più semplice e perché?

Il più difficile? Marcus, perché dovevo farlo sia vulnerabile e nello stesso tempo abbastanza forte da sopravvivere alla sua situazione. Il personaggio più facile? Dubnus, perché è stato molto divertente da scrivere, dice quello che pensa e fa ciò che sa essere giusto. Anche se sono molto affezionato a Rufo, un cinico centurione in pensione.

C’è un’ opera  che ti ha ispirato nella scrittura di questo romanzo?

Sì, principalmente ‘Gates of Fire’ di Stephen Pressfield. Geniale.

Parlaci del tuo protagonista.

E’ il  figlio di un senatore che viene strappato via dalla sua posizione e dai suoi agi  dopo l’assassinio del padre, e si trova catapultato in una coorte ausiliaria, costretto a combattere per la sua sopravvivenza. E ‘un dimacherius, mortale con le due spade, è intelligente e (questa è sia la sua forza che la sua debolezza), una volta provocato è capace di accettare i rischi più terribili sul campo di battaglia. Come si vede nel terzo libro quando… ah, ma questo non ve lo devo raccontare!

Progetti di film tratti dai tuoi libri?

No. C’è troppa roba romana là fuori; il fatto è che i produttori tendono a scrivere i propri script per evitare di dover pagare i diritti. Un giorno forse …

Com’è il tuo rapporto con i lettori? Come possono mettersi in contatto con te?

Parlo molto con i miei lettori. Il mio sito web ha una pagina di commenti e mi piace ricevere feedback, anche critiche. Se non ascolti le critiche, non potrai mai imparare!

Come immagini il tuo futuro in questo momento?

Mi piacerebbe pensare che sarò in grado di diventare uno scrittore a tempo pieno a un certo momento nei prossimi anni, ma le mie vendite attuali non supportano ancora la mia passione per le auto sportive tedesche! Ho intenzione di continuare a scrivere fino a quando avrò 70-75, e ho altri 20 libri della serie  Impero che mi piacerebbe scrivere.

Leggi le recensioni dei tuoi libri?

Purtroppo, sì lo faccio! A volte rispondo pure, soprattutto a quelle cattive, ma solo se sento che il recensore è stato ingiusto o non ha letto il libro in modo corretto. E bisogna ascoltare le critiche! Recentemente mi è stato detto che uso troppo nei libri le espressioni facciali (sopracciglia sollevate, per lo più), che è un’ osservazione vera.

Cosa stai leggendo in questo momento?

Ho appena finito di rileggere The Heroes  di Abercrombie, e ora sto aspettando con impazienza che Poseidon’s Spear di Christian Cameron arrivi sul mio Kindle.

C’è stato un insegnante che ti è stato particolarmente d’ ispirazione?

Non in termini di scrittura, no. Ho avuto diversi insegnanti però che mi hanno aiutato a capire il modo in cui un uomo dovrebbe scegliere di vivere.

Verrai in Italia per presentare i tuoi romanzi?

Non ho programmi di presentazioni attualmente, anche se amo il vostro paese e mia moglie ed io stiamo organizzando una settimana a Roma il prossimo anno, quindi chi lo sa? Ad essere onesti, non ho idea se L’impero, la spada, l’onore abbia avuto successo in Italia, ma spero di sì!

Infine, la domanda inevitabile. Stai attualmente lavorando ad un nuovo romanzo? Eventuali altri progetti?

Sì, sto lavorando sodo per completare il 6°  libro della serie Impero (The Eagle’s Vengeance), e dopo scriverò il 7° (The Emperor’s Knives), che vede il nostro eroe a Roma per vendicare l’assassinio del padre. E poi ho un’altra serie nella mia testa, ma è piuttosto diversa da Roma! Solo il tempo ci dirà se riuscirò a farla pubblicare.

:: Un’intervista con Andrea Frediani a cura di Giulietta Iannone

11 settembre 2012

Benvenuto, Andrea, su Liberi di Scrivere e grazie di aver accettato questa mia intervista. Presentati ai nostri lettori. Chi è Andrea Frediani?

Io mi definisco un “divulgatore storico”. Mi piace far sapere agli altri che la storia è bella e avvincente, e non è quella, fatta di date e dati, che si studia spesso a scuola. La storia è fatta di uomini e delle loro emozioni, e io cerco di farlo capire attraverso le mie quattro declinazioni di romanziere, saggista, consulente e articolista.

Parlaci del tuo background, dei tuoi studi, della tua infanzia.

Mio padre, che era un militare, mi portava spesso al cinema a vedere film di guerra, da bambino. Inoltre, ai miei tempi non c’erano playstation, wii o cose del genere e i maschietti giocavano a soldatini. Ho finito quindi per visualizzare i contesti in cui ambientavo le mie battaglie e per sviluppare una passione per la storia, che poi ho concretizzato negli studi universitari.

Quando hai deciso per la prima volta di diventare uno scrittore?

A nove anni ho letto “La storia di Roma” di Indro Montanelli, e ho pensato che da grande avrei fatto la stessa cosa: avrei spiegato la storia agli altri attraverso i libri.

Come è nato il tuo amore per l’Antica Roma?

A me la storia piace tutta, senza grosse distinzioni. Mi interesso di più di antica Roma perché mi viene più richiesta.

Ho iniziato a conoscerti come autore leggendo Dictator: L’ombra di Cesare-Il nemico di Cesare-Il trionfo di Cesare, poi ho avuto modo di leggere La dinastia. Il romanzo dei cinque imperatori entrambi editi per Newton ComptonC’è una sorta di continuità tra i due libri, un progetto che ha accomunato la dinastia Giulio- Claudia. Ce ne vuoi parlare?

In realtà, sono nati ciascuno per conto suo, ma ora nuovi romanzi creeranno una linea narrativa comune. A suo tempo, mi è stato chiesto di scrivere una trilogia su Cesare, e in un primo momento avevo rifiutato, perché sembrava che su di lui fosse stato scritto di tutto. Poi mi è venuto in mente che della sua amicizia/rivalità con Tito Labieno non aveva mai parlato nessuno, e ho incentrato la trilogia su questo aspetto. La Dinastia è nata invece da una mia intuizione: adesso vanno molto le serie televisive sulle grandi famiglie storiche (I Tudor, I Borgia), ma mai nessuno aveva parlato della più importante di tutte, la Giulio-claudia. Così, ho pensato di scriverne un libro concepito come un serial Tv, strutturato attraverso 17 episodi pressoché autoconclusivi con personaggi di volta in volta diversi.

Cosa ti ha ispirato a scrivere La dinastia? Quale stato il punto di partenza del processo di scrittura?

Il potere. Non dovevano esistere personaggi del tutto positivi, perché il messaggio che volevo lanciare era che il potere corrompe e droga anche il più idealista degli uomini. Tutto, nel libro, ruota intorno a questo concetto.

Come hai fatto a gestire così tanti personaggi, dai protagonisti ai comprimari. Come sei riuscito a non farti sovrastare dalla complessità delle loro vicende?

Questo è stato infatti il motivo per cui avrei preferito farne una trilogia. I personaggi sono tanti, spesso con nomi uguali: ve ne sono ben 450, di cui solo 6 inventati, sebbene solo una trentina siano i veri protagonisti. Le vicende legate alle loro gesta sono infinite, naturalmente, e ho dovuto operare delle scelte, che tenessero conto dello scopo che mi prefiggevo, ovvero del messaggio che volevo lanciare. Ma non ho mai avuto dubbi che ciascun lettore avesse il proprio eroe e le proprie fissazioni, e che magari avrebbe preferito che sviluppassi una linea narrativa piuttosto che un’altra, un personaggio piuttosto che un altro…

Come ti sei documentato? Che testi hai consultato? Hai fatto ricerche in rete? Visto sceneggiati e film?

In rete è sempre meglio non attingere. Troppe bufale. Le fonti sono abbondanti, per quell’epoca: Cassio Dione, Svetonio, Tacito, o almeno quello che di loro sopravvive, ci forniscono molti spunti, che però vanno sviluppati perché permangono molte zone d’ombra. Ed è lì che entra in gioco la “immaginazione scientifica” di un romanziere, che deve rispettare i paletti posti dalle fonti e riempire i tanti vuoti con vicende verosimili, se non vere. E ho scelto di dare credito alle voci di pettegolezzo sulle nefandezze di imperatori come Caligola e Nerone; dove c’è fumo, come vediamo oggi con i nostri politici, spesso c’è anche arrosto…

La dinastia è un romanzo strutturato come un serial tv. Che tipo di strumenti tecnici hai mutuato dalla televisione e dal cinema?

Come in tutti i miei romanzi, non ho fatto uso della voce narrante. Ogni capitolo è una scena cinematografica, vissuta “in soggettiva” da uno dei personaggi. Il lettore vive la vicenda sempre attraverso gli occhi dei singoli protagonisti. Il linguaggio è semplice, essenziale, non descrittivo, proprio come una sceneggiatura. I capitoli sono strutturati sempre con montaggio parallelo tra le scene, secondo una tecnica cinematografica che assicura allo spettatore il ritmo e una cadenza serrata.

Quale è stata la parte più laboriosa durante la stesura del libro?

L’evitare la confusione tra personaggi e generazioni e che tutti somigliassero troppo l’uno all’altro. Evitare che il lettore si perdesse tra i tanti personaggi e gli infiniti gradi di parentela tra loro. Mi sono dovuto mettere in continuazione nei panni del lettore, per assicurarmi che fosse sempre tutto chiaro. Il rischio di ripetersi o di sovrapporre i protagonisti era sempre dietro l’angolo: una specie di incubo…

Quali sono i tuoi scrittori contemporanei preferiti, quelli che ti hanno maggiormente influenzato?

Quando ho iniziato a scrivere romanzi, dopo tanti anni di saggi, mi sono posto il problema di come scrivere, e ho deciso di ispirarmi agli scrittori anglosassoni dai cui romanzi sono stati tratti film: gente che magari non ha un grande spessore letterario, ma che sa come farsi capire e come rendere avvincente un romanzo,. Sto parlando in special mondo di Ken Follett e Michael Chrichton.

Progetti di traduzioni per l’estero?

I miei libri sono già tradotti in diversi paesi. La Dinastia dovrebbe finalmente arrivare anche al mercato anglosassone, almeno in formato elettronico.

Cosa stai leggendo al momento?

Leggo sempre più cose contemporaneamente, tra saggi e romanzi. Soprattutto testi che mi servono per documentarmi sul mio romanzo in stesura. Per evadere, mi rilasso con qualche thriller o noir.

Sempre quest’anno è uscito Le grandi battaglie di Alessandro Magno. L’inarrestabile marcia del condottiero che non conobbe sconfitte. Ce ne vuoi parlare?

Alessandro Magno è una ristampa di un mio saggio uscito diversi anni fa. Molti dicono che sia stato il più grande condottiero della storia, ma forse è stato soprattutto il più fortunato, perché il padre gli ha messo a disposizione un regno coeso e una Grecia finalmente unita, e perché l’impero persiano era in decadenza, nonché retto da un re che scappava ad ogni battaglia. Se il valore di un condottiero lo si vede anche dalle condizioni in cui costretto a operare e dallo spessore degli avversari che incontra, allora quello di Alessandro va un po’ ridimensionato. Il che poco toglie all’enormità delle sue imprese, comunque…

Cosa pensi degli ebook?

Sono stato molto diffidente nei loro confronti, ma siccome non abito in un castello, mi sto decidendo a leggere almeno i romanzi in formato elettronico, perché ormai ho libri anche in bagno. Ho paura che in futuro prenderanno il sopravvento e il mestiere del libraio sarà destinato a sparire. Ovviamente, io appartengo a una generazione legata al libro-oggetto, e sono restio ad accoglierlo con entusiasmo. Ma se servono a indurre alla lettura gente che non legge o che ha avuto il suo imprinting con l’elettronica, ben venga…

Infine, nel ringraziarti per la disponibilità, mi piacerebbe chiederti se stai scrivendo un nuovo libro. Altri progetti?

Ovviamente, non posso parlarne in dettaglio. Ma qualche indizio l’ho fornito nel corso dell’intervista. Intanto, comunque, a brevissimo uscirà un nuovo saggio cui tengo molto: “Le grandi battaglie tra greci e romani. Falange contro legione”, con 16 pagine di ricostruzioni a colori degli scontri, dei soldati e degli equipaggiamenti.