Posts Tagged ‘romanzo storico’

Le confessioni di Frannie Langton di Sara Collins (Einaudi, 2020) a cura di Elena Romanello

29 luglio 2020

978880624327GRALa Londra del 1826, poco prima che inizi la lunga era vittoriana rimane sconvolta da un fatto di sangue di inaudita violenza: Frannie Langton, cameriera mulatta ex schiava ha ucciso i suoi padroni, Mr e Mrs Benham, esponenti dell’alta società, e ora si trova sotto processo all’Old Bailey, il tribunale della capitale britannica, dove rischia la condanna a morte, anche e soprattutto per la sua doppia condizione di paria, essere di colore e essere donna.
Inizia così una vicenda che si snoda tra le testimonianze di chi ha conosciuto Frannie e i suoi datori di lavoro e la voce della stessa Frannie, che racconta la sua breve vita, da quando nacque schiava in una piantagione, potendo però imparare a leggere, a quando fu liberata ed arrivò a lavorare a Londra, conoscendo nuove realtà, anche grazie a Mrs Benham, un’amica e non solo per lei, sua confidente in un mondo in cui a entrambe, in quanto donne, è stato negato tutto.
La Londra dell’Ottocento non è una novità nei libri, anche se di solito viene raccontata quella della regina Vittoria, e non quella dei primi decenni, dove erano già in corso cambiamenti e disagi, divisa tra modernità, con studi scientifici anche discutibili, e tradizione. In particolare si stava costruendo un volto nuovo di città con gente anche di altre etnie, e l’autrice racconta in queste pagine il tema dello schiavismo e delle persone di colore in un’altra parte del mondo anziché i soliti Stati Uniti del Sud, non meno però problematica e razzista.
Un romanzo quindi ricco di spunti, compresa la condizione della donna, problematica, sia se si è una signora inglese imprigionata in un matrimonio infelice e nella dipendenza del laudano, problema sociale di cui oggi non si parla più ma paragonabile alle moderne tossicodipendenze, sia se si è una ragazza di colore liberata dalla condizione di schiava ma in realtà sempre serva di un mondo spietato, con altri tipi di catene.
Le confessioni di Frannie Langton è un romanzo che nasce come omaggio alla narrativa gotica, con spunti thriller nella ricerca di una verità scomoda, ma con forti connotazioni sociali e storiche, per restituire un’epoca sempre affascinante anche se inquietante, con argomenti appunto oggi di grande attualità come la condizione delle persone di colore e il ruolo delle donne nella società, due esempi di discriminazione e isolamento.
Un romanzo di esordio potente, vincitore di vari premi, che si legge come un noir e che fa pensare ad ogni pagina, per capire come certi problemi nascano da molto lontano, e come la voce di Frannie, eroina che adora leggere le avventure di Moll Flanders, protagonista tragica per antonomasia della letteratura inglese, sia moderna e vibrante a raccontare un’odissea in una vita che, in certi parti del mondo, può ancora ripetersi in maniera simile.

Sara Collins ha studiato legge alla London School of Economics e ha lavorato come avvocato per diciassette anni. Nel 2014 ha frequentato il Creative Writing Masters presso la Cambridge University, dove nel 2015 ha vinto il Michael Holroyd Prize for Recreative Writing ed è stata candidata al Lucy Cavendish Prize con un libro ispirato al suo amore per la letteratura gotica. Il romanzo premiato è diventato Le confessioni di Frannie Langton.

Federica Oddera, figlia d’arte (il padre era il celebre traduttore Bruno Oddera), ha insegnato italiano all’Istituto Italiano di cultura di Nuova Delhi, all’Università Islamica di Nuova Delhi e all’Università di Teheran. Tra i principali autori da lei tradotti vi sono R. K. Narayan, Chitra Banerjee Divakaruni, Arundhati Roy, Pankaj Mishra, Jhumpa Lahiri, Lisa See, Nicole Krauss, John Updike, Arthur Miller, Paul Auster, Nuala O’Faolain, Simon Winchester.

Provenienza: libro preso in prestito nelle biblioteche del circuito SBAM.

La ricamatrice di Winchester di Tracy Chevalier (Neri Pozza, 2019) a cura di Elena Romanello

22 luglio 2020

ricamatricesmallNell’Inghilterra degli anni Trenta c’è un problema sociale indotto dalla Grande Guerra, che ha falcidiato una generazione di ragazzi e uomini: il gran numero di donne nubili, o zitelle, considerate un pericolo alla società in un mondo basato sul matrimonio ma che proprio in seguito a questo si aprirà a nuove prospettive per un’evoluzione diversa della società.
Una di queste donne in eccedenza, come si suol dire in maniera non certo carina e delicata, è Violet Speedwell, trentotto anni, che ha visto cadere l’amato Laurence insieme al fratello a Passchendaele insieme a migliaia di altri soldati. Dopo la morte del padre, Violet lascia la soffocante casa di Southampton e le continue lamentele della madre, che la vorrebbe a vita come sua serva, trovando lavoro come dattilografa per una compagnia di assicurazioni a Winchester. Ma a Winchester c’è anche una storica cattedrale, a cui sono legati alcuni bei ricordi di Violet, dove c’è un gruppo di ricamatrici dei cuscini per i fedeli, gestito dall’implacabile signora Biggins, su modello di una gilda medievale, per continuare a creare bellezza.
Violet è attratta dall’idea di creare qualcosa con le sue mani, qualcosa di creativo e che resti, e entra in questo nuovo mondo, scoprendo nuovi modi di vivere, e facendo incontri, come quello con l’esuberante Gilda, ragazza che ha reagito in un’altra maniera alla situazione attuale, e con Arthur, il campanaro dagli occhi azzurri, prigioniero di un matrimonio infelice e anche lui in cerca di nuovi inizi.
Questi incontri e questa nuova vita faranno capire a Violet che ogni destino può essere cambiato se si ha il coraggio di sfidare i pregiudizi di una società superata e soffocante, come del resto fecero tante donne reali che si trovarono nella sua condizione.
Sono vent’anni, da La ragazza con l’orecchino di perla che Tracy Chevalier ci racconta storie di donne note e meno note nella Storia: questa volta sceglie un’epoca su cui non si sa in fondo molto, anche se di moda grazie al serial Downton Abbey, per raccontare un destino emblematico di un’intera generazione, da cui poi nacque un’idea di società e di ruolo della donna più moderni, tra lavoro e nuove forme di affettività.
Qualcuno ha citato Jane Austen a proposito della vicenda narrata, certo, si torna nella campagna inglese, ma in un altro tempo e con altri tipi di personaggi, donne di un mondo remoto ma da cui è nato l’oggi.

Tracy Chevalier è nata a Washington nel 1962. Nel 1984 si è trasferita in Inghilterra, dove ha lavorato a lungo come editor. Il suo primo romanzo è La Vergine azzurra (Neri Pozza, 2004, BEAT 2011, 2015). Con La ragazza con l’orecchino di perla (Neri Pozza, 2000, 2013) ha ottenuto, nei numerosi paesi in cui il libro è apparso, un grandissimo successo di pubblico e di critica. Bestseller internazionali sono stati anche i suoi romanzi successivi: Quando cadono gli angeli (Neri Pozza, 2002, BEAT 2012), La dama e l’unicorno (Neri Pozza, 2003, BEAT, 2014), L’innocenza (Neri Pozza, 2007, 2015), Strane creature (Neri Pozza, 2009, 2014) e L’ultima fuggitiva (Neri Pozza, 2013, 2014).

Provenienza: libro preso in prestito nelle Biblioteche del Circuito SBAM della Regione Piemonte.

L’architettrice di Melania G. Mazzucco (Einaudi, 2019) a cura di Elena Romanello

27 aprile 2020

_architettrice-1571952330Melania G. Mazzucco torna al romanzo storico e alle vicende legate all’arte con L’architettrice, storia della prima donna architetto della Storia: mentre di donne pittrici si è parlato e si continua a parlare diffusamente, di architette o architettrici no, e il libro è dedicato a sua madre, che ancora negli anni Cinquanta lasciò la facoltà di architettura perché era ritenuta poco femminile.
Il libro ci porta nella Roma del Seicento, per raccontare la vicenda poco nota di Plautilla Briccio, una figura rimasta perduta nei meandri del tempo, artista, pittrice e anche progettista di una villa sui colli. Tutto parte quando Giovanni Briccio, materassaio, pittore, musicista, attore e poeta, porta nel 1624 la sua figlia bambina Plautilla, che porta il nome della santa che soccorse san Paolo sulla strada del martirio, a vedere sulla spiaggia di Santa Severa una balena, un qualcosa che affascina la piccola spingendola a voler studiare cose nuove e a non accontentarsi di un destino prestabilito.
La ragazzina cresce in una Roma ricca di cantieri ma povera di risorse, in condizioni oggi inenarrabili come salute, igiene e degrado, ma nello stesso tempo da quel giorno lì sviluppa interesse per qualcosa al di sopra della sua condizione, per trovare un suo posto in un mondo che è spietato con i poveri, soprattutto poi se donne.
Plautilla vive in una Roma dominata da Bernini e Pietro da Cortona, pian piano affina il suo lavoro e la sua sensibilità artistica, rinunciando al percorso tradizionale delle donne, il matrimonio e la maternità, che è fatale per la sua amata sorella. Ad un certo punto incontra Elpidio Benedetti, un aspirante scrittore che è stato scelto dal cardinal Barberini come segretario di Mazzarino e grazie a lui vede aprirsi nuovi orizzonti, maggiori di quelli che aveva conosciuto il suo poliedrico ma sfortunato padre, progettando e costruendo una originale villa di delizie sopra Roma.
Il romanzo segue la vita di Plautilla in tutta la sua vita, grazie ad una ricostruzione minuziosa fatta dell’autrice, alla ricerca anche delle sue opere artistiche, con immagini fuori e dentro il testo che finalmente rendono onore al suo lavoro. In mezzo ci sono degli intermezzi nella villa costruita da Plautilla durante l’assedio di Roma nel 1849, quando il ricordo di lei, custodito su una targa, venne fuori.
L’architettrice racconta una storia artistica al femminile poco nota, mettendola dentro un’epoca fastosa, corrotta, spietata, inquietante, e appassionando ad ogni pagina, con uno stile evocativo, mai banale e pronto a rendere vivo un mondo remoto ma di cui ancora oggi a Roma ci sono i fasti. Un libro da leggere per chi ha a cuore l’apporto delle donne nelle arti, anche e soprattutto quello meno noto, ma anche per chi ama la Roma di oggi, dove si gira ancora nei vicoli e sotto i palazzi in cui Plautilla visse la sua silenziosa ma non certo da dimenticare vita.

Melania G. Mazzucco è autrice di Il bacio della Medusa (1996), La camera di Baltus (1998), Lei cosí amata (2000, sulla scrittrice Annemarie Schwarzenbach, Vita (2003, Premio Strega), Un giorno perfetto (2005), da cui Ferzan Ozpetek trae l’omonimo film. Al pittore veneziano Tintoretto dedica il romanzo La lunga attesa dell’angelo (2008, Premio Bagutta), la monumentale biografia Jacomo Tintoretto & i suoi figli. Storia di una famiglia veneziana (2009, Premio Comisso) e il docufilm Tintoretto. Un ribelle a Venezia (2019), da lei ideato e scritto per Sky Arte, distribuito in tutto il mondo. Nel gennaio 2011 riceve il Premio letterario Viareggio – Tobino come Autore dell’Anno. Per Einaudi ha inoltre pubblicato: Limbo (2012, Premio Bottari Lattes Grinzane, Premio Elsa Morante, Premio Giacomo Matteotti); Il bassotto e la Regina (2012, Premio Frignano Ragazzi 2013); Sei come sei (2013); Il museo del mondo (2014), in cui racconta 52 capolavori dell’arte; Io sono con te (2016, Libro dell’anno di Fahrenheit, Radio 3) e L’architettrice (2019). Ha scritto per il cinema, il teatro e la radio e collabora con la Repubblica.

Provenienza: libro preso in prestito presso le Biblioteche civiche torinesi.

La Torre maledetta dei Templari di Barbara Frale (Newton Compton, 2020) a cura di Elena Romanello

13 aprile 2020
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Il nome dei Templari è ancora oggi simbolo di una delle vicende storiche più fosche e affascinanti, legata al Medio Evo ma il cui eco è giunto fino ad oggi, tra realtà e leggenda, al centro anche di un immaginario potente presente in vari best-seller.
Il romanzo La Torre maledetta dei Templari di Barbara Frale si pone nel filone del romanzo storico, grazie agli studi dell’autrice Barbara Frale in tema, anche se non è ovviamente un trattato di Storia, ma una vicenda appassionante e ricca di colpi di scena.
A Parigi, nell’inverno del 1302 il re di Francia Filippo il Bello si trova a capo di uno degli eserciti più forti del mondo cristiano, ma il suo regno è sull’orlo della bancarotta. Per pagare i debiti, il sovrano ha in mente un piano che potrebbe costargli la scomunica ma che potrebbe risolvere i suoi problemi: aggredire Firenze e razziare le vaste riserve dei fiorini d’oro della città toscana.
La Signoria di Firenze, dove vive tra gli altri il poeta Dante, sempre attento ai fermenti del suo tempo che finiranno nella sua opera più famosa, però è al corrente dei suoi piani e ha chiesto la protezione di papa Bonifacio VIII, visto che in Vaticano abita l’unica persona che potrebbe fermare Filippo il Bello, Arnaldo da Villanova, detto il Catalano, medico talentuoso in odore di magia se non di stregoneria.
Il Catalano potrebbe interpretare i segni impressi nel più antico sigillo dei Templari e rivelare oscure verità sull’Ordine, già leggenda all’epoca, come dove si troverebbe la grande torre dell’Ordine fuori Parigi, dove è nascosta un’immensa fortuna.
I Templari potrebbero salvare il regno di Francia senza che venga commessa un’aggressione immotivata ad una città straniera, ma vorranno farlo?
Un romanzo storico con toni da thriller che racconta l’antefatto della disfatta dei Templari, tra Francia e Firenze, raccontando vicende di personaggi realmente esistiti, eroi e antagonisti di una storia comunque appassionante, per riscoprire un’epoca considerata oscura per troppo tempo, in realtà ricca di eventi che poi condizionarono per i secoli a venire la Storia europea.
La Torre maledetta dei Templari è un libro per tutti gli amanti dei romanzi storici, del Medio Evo, dei misteri e per chi continua a sognare con i Templari, magari dopo averli conosciuti in best-seller come Il Codice Da Vinci e in serial come Knightfall.

Barbara Frale è una storica del Medioevo nota in tutto il mondo per le sue ricerche sui Templari. Autrice di varie monografie, ha partecipato a trasmissioni televisive e documentari storici. Ha curato la consulenza storica per la serie I Medici. Masters of Florence in onda sulla RAI ed è autrice, insieme a Franco Cardini, del saggio La Congiura, sui Pazzi. La Newton Compton ha pubblicato con successo I sotterranei di Notre-Dame, In nome dei Medici. Il romanzo di Lorenzo il Magnifico, Cospirazione Medici, La Torre maledetta dei Templari e il saggio I grandi imperi del Medioevo.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa Newton Compton che ringraziamo.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

Nota: disponibile anche in ebook, in alternativa scegli il punto di consegna e ritira quando vuoi.

La città dei santi di Luca Buggio (La Corte editore, 2019) a cura di Elena Romanello

15 marzo 2020

51Rs8T-aInL._SX355_BO1,204,203,200_La Corte editore chiude la trilogia di Luca Buggio dedicata ai giorni dell’assedio di Torino del 1706 con La città dei santi, che racconta da un punto di vista insolito uno degli eventi più importanti della Storia europea degli ultimi secoli, capace di cambiare in maniera definitiva gli equilibri politici dell’epoca, creando nuovi regni e indebolendone altri.
Fuori dalle mura di Torino ci si avvicina alla stretta finale e si attende l’armata di soccorso al duca di Savoia guidata dal principe Eugenio, quello stesso condottiere scartato a suo tempo da Luigi XIV perché dato che è brutto non brilla alle feste di Versailles. Ma i pericoli non sono solo fuori da quelle mura dove si distingue l’abilità del minatore Passepartout, al secolo Pietro Micca, che si è arruolato per motivi economici.
A Torino un culto antico e spietato ordisce le sue trame e i suoi crimini, proprio quelli che da mesi terrorizzano i torinesi e su cui sta indagando Gustìn, spia del duca di Savoia: dietro le sparizioni di persone anche conosciute da lui e soprattutto dall’amata Laura c’è infatti una volontà integralista e criminale, che si basa su un qualcosa che nemmeno il Secolo dei lumi sembra voler o poter cancellare, un’antica lotta sanguinaria che ha attratto nelle sue fila anche degli insospettabili.
Gustìn deve rinunciare però alla sua razionalità, perché dietro a quei crimini c’è in gioco troppo, e chi li compie non sono i soliti delinquenti o spie che lui conosce, ma qualcuno e qualcosa di più antico e spaventoso, contro il quale la razionalità non serve. Ma Gustìn, Laura e i torinesi non sono soli, perché dalla loro parte si schiereranno altre forze ai confini della realtà, che arrivano dal passato e che vogliono restituire Torino sotto la protezione dei santi.  L’assedio di Torino finirà come tutti sappiamo, grazie anche al sacrificio di Pietro Micca, l’indagine oltre la realtà che Gustìn con Laura affrontano verrà dimenticata, anche se resterà nascosta nel cuore di qualcuno che l’ha vissuta, per poi riemergere quando tutto sarà finito da tanto tempo, per un ultimo ricordo e un ultimo addio.
Nel terzo capitolo della saga, l’elemento fantastico, accennato nei primi due, diventa preponderante, tra sette che si rifanno alle leggende sul passato egizio di Torino e creature che vagano da secoli nel mondo, raccontando una storia alternativa e non meno affascinante di quella ufficiale, del resto si disse che la capitale sabauda si era salvata perché i santi erano comparsi sugli spalti a combattere con i torinesi e che un’eclissi nel cielo sotto la costellazione del Toro sanciva che il Re Sole veniva sconfitto da chi si richiamava al simbolo della città sotto assedio.
Tra colpi di scena, la vicenda di Gustìn e Laura si chiude, lasciando senza fiato e con un groppo in gola, rivisitando per l’ennesima volta ma in maniera nuova e interessante l’eterno archetipo della lotta tra il bene e il male. Una storia che è bella vedere arrivare alla fine, ma dalla quale è difficile staccarsi una volta finita e di cui viene voglia di cercare le tracce nella Torino di oggi, così diversa, ma con non pochi ricordi di quell’epoca.
La città dei santi è un libro per chi vive o per chi conosce comunque Torino e la apprezza, ma anche per scoprirla e apprezzarla in maniera diversa, in fondo svela tante cose che non si sanno anche agli abitanti della metropoli di oggi. Ma è anche la degna conclusione di una trilogia di narrativa fantastica originale, che mescola Storia e fantasia, leggende e eventi storici, non inferiore ad altre storie considerate più paludate straniere.

Luca Buggio è nato a Torino, dove vive e lavora. Laureato in Ingegneria, è anche scrittore, regista e attore teatrale. Ha esordito nel 2009 con La danza delle Marionette. Con La Città delle Streghe, primo romanzo per La Corte Editore, ci trasporta nella Torino del 1700, in un’atmosfera che sconfina tra il gotico e il thriller, facendocela vivere in tutta la sua magia. A questo è seguito La città dell’assedio e poi La città dei santi.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

La fabbrica delle bambole di Elizabeth Macneal (Einaudi, 2019) a cura di Elena Romanello

5 febbraio 2020

fabbricaL’Inghilterra vittoriana è ancora oggi un periodo storico amato e emblematico, un mondo non certo invidiabile, ma dove è nata la società come la conosciamo oggi, a cominciare dalla moderna industria letteraria, ed è per questo che ogni romanzo ambientato in quell’epoca colpisce e affascina e non ci si stanca mai di visitare quel tempo e quel luogo.
Iris Whittle, una spalla gobba e una sorella gemella, Rose, sfigurata dal vaiolo e che la odia senza motivo, lavora nell’emporio di bambole di Mrs Salter, dove dipinge ogni giorno volti di porcellana, ma ha altre aspirazioni, e di notte scende in cantina e dipinge, sperando un giorno di cambiare vita e magari mettere a frutto il suo vero talento, come ha fatto Lizzie Siddal, pittrice e modella di John Everett Millais e Dante Gabriele Rossetti.
Un giorno Louis Frost, un pittore della cerchia dei preraffaelliti inventato ad uso e consumo del libro ma ispirato a personaggi veramente esistiti, le propone di posare per lui in cambio di lezioni di pittura e Iris molla tutto, pur suscitando riprovazioni nella sua famiglia e presso la sua datrice di lavoro.
Iris non sa di aver suscitato un altro tipo di attenzioni, quelle di Silas Reed, tassidermista che paga a caro prezzo animali morti e che è ossessionato da lei, e sogna di averla in un suo paradiso malato tutta per sé, a qualsiasi costo. Su Iris veglia il generoso monello di strada Albie, che ha capito i rischi che corre e deve già occuparsi della sorella prostituta.
Sulla falsariga de Il petalo cremisi e il bianco di Michael Faber, di cui condivide il linguaggio realistico e la visione non certo idealizzante di un’epoca comunque interessante  ma tutto tranne che perfetta, ricca di lati oscuri e perversioni, La fabbrica delle bambole alterna romanzo storico, romanzo di formazione al femminile (e anche femminista) e thriller, affascinando con un intreccio serrato, in cui rivive un’epoca con tutte le sue contraddizioni e non solo.
Iris è un’eroina moderna in abiti ottocenteschi, una ragazza che sogna l’arte, una ribelle che porta avanti un progetto di vita tra spregio delle convenzioni e pericoli, a ricordare che certi problemi, come gli stalker, non sono certo un’invenzione di oggi. Gli altri personaggi ruotano intorno a lei, costruendo un affresco vivo e a tratti crudo, di una Londra tentacolare e ricca di spunti, con un occhio di riguardo per l’arte, incentrata sui preraffaelliti, che in questi ultimi anni sono diventati molto popolari anche qui in Italia, grazie a due mostre, una a Torino e una a Milano.
La fabbrica delle bambole è un romanzo per chiunque sia affascinato dall’Ottocento inglese, un’epoca emblematica e ricca sempre di spunti, ma anche un modo per scoprire il fascino con occhi moderni di una storia intrigante.

Elizabeth Macneal è nata a Edimburgo e vive a Londra. È scrittrice e ceramista. Ha studiato Letteratura inglese alla Oxford University e si è specializzata alla University of East Anglia. La fabbrica delle bambole, il suo romanzo d’esordio, ha vinto il Caledonia Novel Award 2018, è stato inserito nella top ten del «Sunday Times» ed è stato venduto in trenta Paesi.

Provenienza: libro del recensore.

Il silenzio delle ragazze di Pat Barker (Einaudi, 2019) a cura di Elena Romanello

4 dicembre 2019

978880624102HIGL’antichità classica, con in particolare la guerra di Troia, scontro di civiltà e per il dominio tra Grecia e Medio Oriente, oltre che annientamento di un mondo, continua ad ispirare la letteratura contemporanea, con storie che spesso hanno esaltato il lato fantastico.
Il silenzio delle ragazze di Pat Barker, studiosa della guerra dal punto di vista sociale e antropologico, soprattutto dei suoi effetti sulla popolazione civile, invece affronta l’argomento da un punto di vista storico, raccontando la storia di una figura rimasta per secoli sullo sfondo delle vicende narrate nell’Iliade: la schiava Briseide. Non mancano riferimenti alla presenza degli dei, ma sono pochi e non determinanti nella trama.
Briseide faceva parte della famiglia reale di Lirnesso, una delle città fedeli a Troia, e quando la sua terra viene espugnata dagli Achei viene catturata con le altre donne e bambine, assistendo prima all’omicidio degli uomini della sua famiglia e di tutti gli uomini, bambini compresi, anche nel ventre delle mamme, e al suicidio della cugina Arianna.
Briseide diventa un trofeo per Achille, la sua concubina, schiava, infermiera, sempre a sua disposizione, ma non dimentica e assiste agli splendori ma anche alle miserie di un eroe che ha scelto fama perpetua ma vita breve anziché di vivere una vita lunga e oscura.
Briseide non è sola, ci sono le sue concittadine, ma anche donne di altre città, e con le altre donne assiste alle varie fasi della guerra di Troia, alla morte di Patroclo, al massacro di Ettore da parte di Achille, alla visita di Priamo, alla capitolazione della città e ad altri eventi meno noti che rivivono tramite le sue parole.
Una vita di privazioni e miserie, la loro, ma forse ci sarà un barlume di speranza un giorno anche per lei, con una conclusione per un personaggio di cui effettivamente non si sapeva più nulla dopo poche righe nei poemi omerici.
Un romanzo interessante e appassionante, a tratti crudo, che rievoca fatti molto più vicini a noi, spesso passati sugli schermi televisivi come una sorta di finzione rapida, dalla guerra nella ex Jugoslavia a quella in Siria, capace di parlare dal punto di vista delle donne e in generale di tutti gli emarginati e i reietti, e anche di ridimensionare personaggi considerati troppo a lungo eroi quando eroi non lo erano, nemmeno nell’epoca dei poemi di Omero.
Purtroppo l’edizione italiana non ha ripreso la bellissima copertina dell’edizione inglese, ma ha comunque un suo perché anche l’immagine usata.
Il silenzio delle ragazze è un libro per i cultori della classicità ma anche per chi vuole comparare passato e presente e ricordare che ogni epoca ha avuto e ha i suoi drammi e le sue ingiustizie.

Pat Barker è nata a Thornaby-on-Tees nel 1943 e vive a Durham. Ha insegnato Storia e si è occupata per anni del tema della guerra. Tra gli altri, è autrice della celebre trilogia di romanzi Rigenerazione (Il Melangolo 1997) incentrata sulla Prima guerra mondiale e vincitrice del Man Booker Prize 1995. Il silenzio delle ragazze sarà presto un film e uno spettacolo teatrale.

Provenienza: libro preso in prestito nelle biblioteche dello SBAM Piemonte.

Il caso del collare dei Savoia di Annamaria Bonavoglia (Buendia Books, 2019) a cura di Elena Romanello

27 novembre 2019

casocollareLa collana Fiaschette di Buendia Books si arricchisce di un nuovo titolo, una novella intrigante di un nome noto ai cultori del thriller e della fantascienza, Annamaria Bonavoglia, che ne Il caso del collare dei Savoia porta i suoi lettori nella grigia, cupa e nebbiosa Torino del 1892.
Nelle strade della città sabauda, da non molto non più capitale d’Italia, si consumano delitti efferati, che non sembrano legati alla comunque alta criminalità, che si concentra in particolare nel Casermone, in pieno Quadrilatero romano, un palazzo immenso pieno di sotterranei che si immergono nelle viscere della terra, bordelli, osterie e sbandati, in cui la polizia ha paura di entrare e dove si mormora e si sa che in tanti non sono usciti vivi.
Sulle tracce dell’assassino, che si dimostrerà ben diverso e più inquietante di chi si pensava che fosse, si metterà un misterioso inglese dal passato indefinito che vive da qualche tempo a Torino, il solitario Siger, che si troverà a dover risolvere un mistero che ha a che fare con un segreto legato ad un collare prezioso dei Savoia che risale al Medio Evo.
Annamaria Bonavoglia omaggia in queste pagine uno dei personaggi più amati e iconici dell’immaginario letterario di tutti i tempi, Sherlock Holmes: nel 1892 l’investigatore creato da Conan Doyle era stato dato per morto l’anno prima in Svizzera, salvo poi tornare nel 1894 quando il suo autore si rese conto che aveva perso una miniera d’oro e che non riusciva più ad ottenere lo stesso successo con altre opere.
In questi tre anni Sherlock Holmes avrebbe vissuto sotto mentite spoglie in vari Paesi, tra cui l’Italia, ed ecco che qui si inserisce questa sua avventura inedita e appassionante, con una spolverata di paranormale basata su una tradizione comunque esistente, quella del collare di Amedeo di Savoia e dell’ordine di cavalieri ad esso legato.
La grande protagonista di questa novella è però Torino, città d’adozione dell’autrice, raccontata in una veste insolita, attraverso cose poco note ai più, come le chiese che esistono davvero sotto il Duomo, o il famigerato Casermone, che fece paura per secoli e che fu distrutto all’inizio del Novecento. Al suo posto sorge oggi il palazzo dell’ENEL in via Stampatori, vicino ai giardini La Marmora.
Il caso del collare dei Savoia è una storia per tutti coloro che amano Sherlock Holmes, sia attraverso le storie originali che le riletture che si sono succedute negli anni, come il serial cult Sherlock, ma anche per chi conosce, abita o comunque ama Torino con i suoi misteri e la sua storia vicina o lontana.

Annamaria Bonavoglia ha nel cuore due città, Taranto, dov’è nata, e Torino, dove vive e lavora. Ha scritto due romanzi, pubblicato racconti di genere giallo e fantascientifico, sul Giallo Mondadori e su Urania.
Non ama molto parlare di sé, un po’ perché non si ricorda proprio tutto quello che ha scritto (sta invecchiando, anche se non lo ammetterebbe mai) e un po’ perché preferisce che siano i suoi scritti a parlare per lei.

Provenienza: omaggio dell’ufficio stampa che ringraziamo.

:: Le sette dinastie di Matteo Strukul (Newton Compton 2019) a cura di Federica Belleri

22 novembre 2019

le-sette-dinastie-la-lotta-per-il-potere-nel-grande-romanzo-dellitalia-rinascimentale-x1000Dal 1418 al 1476 Matteo Strukul ripercorre la storia. Attraverso sette dinastie che hanno  cambiato il corso di alcuni eventi. Parliamo dei Visconti e degli Sforza a Milano. Dei Condulmer a Venezia. Degli Estensi a Ferrara. Dei Medici di Firenze. Dei Colonna e dei Borgia a Roma. Degli Aragonesi a Napoli. Parliamo di guerra, di tradimento e di piani per conquistare il prestigio. Parliamo di scontri sanguinari consumati nel fango e dell’odore del sangue che infetta l’aria.
Matteo Strukul torna in libreria dimostrando ancora una volta di saper miscelare fatti storici ad altri verosimili. Dimostrando nuovamente la fruibilità della sua scrittura. Le sette dinastie è un romanzo che unisce le armi alla bellezza prorompente delle donne, la loro sofferenza alla capacità di farsi guardare negli occhi e sostenere il loro sguardo. Cosa non facile. È un romanzo di corruzione e intrighi che vengono smascherati. Di favori in cambio di un momento di passione. È anche un romanzo dove l’arte e la bellezza vengono messe in risalto come dei piccoli camei fra una sciagura e l’altra. È la storia delle discendenze nobili, che hanno alle spalle responsabilità e molto denaro. Non sempre si incontreranno personaggi puliti e irreprensibili, e il lettore dovrà fare i conti con l’onore calpestato senza ritegno.
Una buona lettura, che vi consiglio.

Matteo Strukul è nato a Padova nel 1973. È laureato in giurisprudenza e dottore di ricerca in diritto europeo. Le sue opere sono in corso di pubblicazione in sedici lingue, pubblicate in trenta Paesi e opzionate per il cinema. Il primo romanzo della saga sui Medici, Una dinastia al potere, ha vinto il Premio Bancarella 2017. La serie (che comprende anche Un uomo al potere, Una regina al potere e Decadenza di una famiglia) è in corso di pubblicazione in 12 lingue e in più di 25 Paesi. La Newton Compton ha pubblicato anche Inquisizione Michelangelo, tra le sue altre opere si segnalano il fantasy I cavalieri del Nord per Multiplayer, Giacomo Casanova per Mondadori e la graphic novel Vlad le lame nel cuore per Feltrinelli Comics. Il suo sito internet è matteostrukul.com

Source: libro inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo l’Ufficio stampa Newton Compton.

La sirena e Mrs Hancock di Imogen Hermes Gowar (Einaudi, 2019) a cura di Elena Romanello

12 novembre 2019

51D3AZONiCLSiamo nell’Inghilterra dominata da re Giorgio III, anno di grazia 1785, e Jonah Hancock, un mercante britannico di una famiglia di mercanti, decisamente quasi vecchio in un’epoca in cui lo eri a 45 anni, con un cranio spelacchiato e non certo l’avvenenza dalla sua parte, riceve un giorno in regalo una sirena.
O meglio: quella che viene definita una sirena è un corpo mummificato di un non meglio identificato essere marino per cui ha perso una nave, anche se a rassicurarlo che sia un buon affare c’è il capitano Jones, responsabile della vendita.
D’altro canto forse la famosa sirena potrebbe forse anche diventare un affare, visto che Mrs Chappell, la tenutaria di un bordello di lusso, chiede a Hancock se le affitta quella ragazza insolita per incuriosire i clienti tra un incontro e l’altro con ragazze in carne ed ossa.
E proprio nel bordello Jonah incontra e si perde dietro agli occhi di Angelica Neal, una sirena in carne ed ossa,  decisamente migliore di quella mummificata, già modella di un pittore, bellissima ma poco propensa a cedere al nuovo ammiratore.
Infatti la ragazza promette a Mr Hancock che cederà alle sue avances solo le procurerà una sirena tutta per lei e il povero Jonah andrà in cerca di qualcosa che può garantirgli non un soddisfacimento momentaneo ma il sogno di un amore, in un viaggio tra mari e terre ma anche negli abissi del cuore umano.
Non è la prima volta che la Londra dei secoli passati, non meno affascinante di quella odierna anche se magari più oscura, diventa protagonista delle pagine di un romanzo, raccontata tra splendori e miserie, in ambienti e personaggi che ricordano un altro famoso romanzo, ambientato qualche decennio dopo, Il petalo cremisi e il bianco.  Questa volta si viene catapultati in un Settecento già dominato dall’Illuminismo, ma in cui misteri e leggende metropolitane (come oggi del resto) hanno la loro presa, raccontando un incontro e un amore impossibili ma che forse potranno concretizzarsi.
La sirena, creatura misteriosa e sfuggente, diventa metafora di un confronto e incontro tra due solitudini, tra vecchiaia e gioventù, in una storia godibile, scritta con lo stile dei grandi romanzi settecenteschi inglesi, romanzo storico e commedia di costume con un pizzico di realismo magico che non guasta.  Un libro per chiunque ami le storie del passato trattate con sensibilità moderna, perché la ricerca della felicità e il fare i conti con una perdita e una mancanza, un qualcosa di concreto e non di astratto, è qualcosa che tocca tutti, ancora oggi, in questo mondo così lontano almeno all’apparenza dai vicoli e bordelli della Londra di oltre duecento anni fa.

Imogen Hermes Gowar ha studiato archeologia, antropologia e storia dell’arte prima di lavorare nel mondo dei musei. Ha iniziato a scrivere narrativa ispirata dagli artefatti con cui è entrata in contatto durante le sue esperienze di conservatrice. Nel 2013 ha vinto il Malcolm Bradbury Memorial Scholarship, grazie al quale ha potuto frequentare un master in scrittura creativa presso la University of East Anglia. Per Einaudi ha pubblicato La sirena e Mrs Hancock (2019), finalista al Mslexia Competition per il primo romanzo, entrato nella shortlist del Deborah Rogers Foundation Writers’ Award e nel 2018 finalista del Women’s Prize for Fiction.

Provenienza: libro del recensore.

:: I leoni di Sicilia di Stefania Auci (Nord Editore, 2019) a cura di Eva Dei

30 maggio 2019

I leoni di Sicilia di Stefania AuciUn violento terremoto scuote le viscere della Calabria, lasciando al suo passaggio morte e distruzione. Siamo alla fine del 1700 e anche a Bagnara Calabra si piangono le proprie vittime e si fa la conta dei danni, ma c’è qualcuno che rientrando nella propria casa prende una decisione risolutiva: si tratta di Paolo Florio e la sua scelta di abbandonare il paese natale alla volta di Palermo non cambierà per sempre solo la vita della sua famiglia, ma segnerà anche la storia d’Italia.
Al bordo dello schifazzo (tradizionale imbarcazione a vela siciliana) salgono Paolo, la sua riluttante moglie Giuseppina, il piccolo Vincenzo, la nipotina Vittoria e il fratello e socio, Ignazio. Da umili commercianti calabresi i Florio arrivano a Palermo per far rifiorire una vecchia putìa, una bottega di spezie. Ma se a bordo dello schifazzo Palermo si è offerta a loro in tutta la sua bellezza, cupole di maiolica, torri merlate, un porto in piena attività, una volta toccata terra i Florio si rendono conto che per loro la Sicilia sarà una terra ricca di promesse, ma anche ostile, dove saranno sempre degli stranieri, dei facchini arrivisciuti. Paolo e Ignazio non si danno però per vinti e, rimboccandosi le maniche, danno inizio al loro riscatto, trasformando quella che era una lurida e buia stamberga in una delle botteghe più floride ed eleganti di Palermo.
Le vicende familiari si alternano all’ascesa commerciale e politica dei Florio, che negli anni allargano la loro attività non solo al commercio e alla vendita delle spezie, ma anche alla lavorazione e al commercio del tonno (prima sotto sale e poi sott’olio) e alla produzione e alla vendita del Marsala, solo per citarne alcune, fino a diventare una delle famiglie più potenti della Sicilia. I leoni di Sicilia attraversa di fatto la storia d’Italia: dai moti del 1818 allo sbarco di Garibaldi in Sicilia, fino alla nascita del Regno d’Italia, concludendosi nel 1868 alla morte di Vincenzo Florio.
Dopo Florence (Baldini & Castoldi, 2015), la Auci torna in libreria con un nuovo libro. L’opera si configura a metà tra romanzo storico e saga familiare mantenendo probabilmente gli aspetti migliori di entrambi i generi. Dal primo la Auci riprende sicuramente un’accurata attenzione all’ambientazione e ad avvenimenti e meccanismi storici che hanno segnato la Sicilia e il nostro Paese. La stessa autrice ha dichiarato infatti di aver condotto numerose ricerche, leggendo saggi e cronache giornalistiche dell’epoca riguardanti i Florio, ma anche visitando numerosi negozi antiquari e soprattutto quelli che erano i possedimenti della famiglia, in modo da calarsi al meglio nell’atmosfera del romanzo. Detto questo, nonostante ogni capitolo si apra prima con un proverbio siciliano e in seguito con una breve trattazione storica oggettiva dei fatti, pregio dell’opera della Auci è sicuramente quello di non appesantire la narrazione o rallentarne il ritmo narrativo. Infatti, dopo l’introduzione al capitolo, le vicende storiche si inseriscono in maniera fluida nella narrazione ed emergono solo in relazione a come influiscono nella vita dei protagonisti. Si lascia quindi spazio alla cronaca familiare: i dissidi, le storie d’amore, la nascita dei figli.
La Auci sceglie una scrittura formata da numerosi episodi, alcuni che ricordano quasi la tecnica del montaggio alternato, ma nulla si perde, anzi i personaggi sono ben delineati e spesso alcuni episodi tralasciati ritornano in seguito sotto forma di ricordo. Tutto il resto non compare perché probabilmente non è funzionale alla storia: la saga dei Florio a mio avviso è prima di tutto la storia di un riscatto, poi una saga familiare o un romanzo storico.
L’unico scoglio si può rilevare effettivamente nell’uso abbastanza costante, ma non preminente, del dialetto che se da un lato sicuramente riesce a rendere più vivida nel lettore sia l’ambientazione, sia l’enfasi di certi dialoghi, dall’altro potrebbe rivelarsi leggermente ostico.

Stefania Auci è una scrittrice e insegnante di sostegno. Tra i suoi libri ricordiamo: Florence (Baldini + Castoldi, 2015) e La cattiva scuola (Tlön, 2017) scritto con l’amica e collega Francesca Maccani.
Nel 2019 esce per Nord I leoni di Sicilia. La saga dei Florio.

Source: libro del recensore.

:: Romolo Il primo re di Franco Forte e Guido Anselmi (Mondadori 2019) a cura di Giulietta Iannone

6 aprile 2019
Romolo Il primo re

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“Ora il fondatore deve scegliere il nome da dare alla nuova città”.
Tutti gli occhi si fissarono su Romolo, eccitati e incuriositi.
Lui esitò solo un istante, poi diede voce ai pensieri che aveva custodito dentro di sé quasi con un senso di vergogna, perché aveva pensato a come chiamare l’urbe prima ancora che gli dei lo proclamassero re.
“Chiameremo la nuova città Roma” disse, sapendo che la sua parola sarebbe stata legge.
“Roma! Roma! Roma!” iniziò a scandire la folla, con un entusiasmo nel quale si condensavano tutte le speranze per un futuro migliore.

Tra storia e leggenda, le origini di Roma, caput mundi, hanno da sempre ispirato poeti, storici, romanzieri, commediografi tutti concordi nel cercare di dare una valenza epica a una vicenda nei fatti molto scabra e violenta. Le nuove scoperte archeologiche, i nuovi studi hanno invece ispirato Franco Forte e Guido Anselmi che in questo romanzo, Romolo il primo re edito da Mondadori, pur privilegiando azione, avventura ed eroismo, hanno cercato di ricreare davvero la vita quotidiana delle popolazioni di pastori dell’alto Lazio del 700 avanti Cristo.
Il romanzo sebbene uscito quasi in concomitanza con il film dallo stesso titolo di Matteo Rovere non ha legami diretti con la pellicola cinematografica, sebbene sembra denotare un crescente interesse per quel periodo della storia, un po’ trascurato negli anni recenti.
Chi era Rea Silvia, chi era Romolo, chi era Remo, chi era la Lupa, (nella realtà una donna in carne e ossa, una prostituta, nella leggenda un animale quasi mitologico che avrebbe dovuto allattare i due gemelli salvandoli), bene o male lo sappiamo tutti dalle nostre reminescenze scolastiche, anche se la storia che Franco Forte e Guido Anselmi ci raccontano, certo drammatizzandola e prendendosi qualche licenza poetica diciamo, ha più le valenze di un dramma shakesperiano o di un tragedia greca.
La rivalità e l’amore di due fratelli molto diversi tra loro è infatti al centro del racconto, pieno di quel pathos che avvicina il lettore al mondo antico. Un mondo in cui brutalità e violenza sembrano la norma, sebbene Romolo ne esca tutto sommato come un personaggio positivo: giusto, coraggioso, altruista, ingegnoso, buon padre, sovrano imparziale e illuminato.
La storia inizia descrivendo la notte in cui Rea Silvia, nobile addetta al culto della dea Vesta, (le sue vicende sono narrate nel I libro Ab Urbe condita di Tito Livio, e nei frammenti degli Annales di Ennio) fu sorpresa col suo amante, uno schiavo. La donna per salvarsi (le vestali erano tenute alla castità) dichiara di essere stata posseduta da Marte in persona, (altro elemento leggendario ripreso dalla vulgata popolare), cosa a cui i sacerdoti del suo tempio credono permettendole di portare a termine la gravidanza, fino al parto in cui darà alla luce due bellissimi gemelli, che poi i genitori adottivi chiameranno Romolo e Remo.
Lo zio di Rea Silvia, Amulio, uomo meschino e violento, usurpatore del trono di Alba Longa, per superstizione e vendetta fa uccidere la nipote e fa affidare i due bambini alla corrente del Tevere, cosa che in realtà avrebbe dovuto condannarli a morte certa. Ma uno degli schiavi a cui li affida è proprio il padre dei piccoli che si ingegna per salvargli la vita affidandoli alla protezione degli dei.
Vengono trovati in una grotta da una prostituta che li vorrebbe crescere come suoi finchè un suo cliente, un pastore di nome Faustolo, in cambio di un pezzo di bronzo e di una manciata di sale li acquista per sua moglie Acca Larenzia infelicemente senza figli.
Così prende l’avvio una storia si può dire leggendaria in cui non mancano tutte le componenti che rendevano epiche le storie del mondo antico (dalla nascita divina, al favore degli dei durante combattimenti e cerimonie, etc). Gli autori in un certo senso demitizzano la leggenda, illuminandone gli aspetti più realistici e concreti, ma la storia anche così è sicuramente eccezionale e piena di eventi singolari.
Riusciranno i due gemelli a conoscere le loro vere origini? Riusciranno a vendicare la madre e il padre? Riusciranno a punire il perfido Amulio? E soprattutto cosa portò al fratricidio?, riproposizione se vogliamo delle drammatiche vicende bibliche di Caino e Abele.
Lo stile è piano, si privilegia l’azione allo scavo psicologico, sebbene la figura di Romolo venga descritta illuminandone motivazioni e drammi personali. I dialoghi poi sono realistici e vivaci. Se amate questo tipo di romanzo, in bilico tra accurata ricostruzione storica e fantasia, dovreste trovare godibile quest’opera scritta sicuramente in modo scorrevole e professionale. Una lettura interessante.

Franco Forte è nato a Milano nel 1962. Considerato uno dei più importanti autori di romanzi storici, ha pubblicato con Mondadori i due titoli della serie “Il romanzo di Roma”, Carthago (2009) e Roma in fiamme (2011), i gialli storici con protagonista il notaio criminale Niccolò Taverna Il segno dell’untore (2012) e Ira Domini (2014), oltre a Gengis Khan (2014) e al romanzo storico Caligola (2015). Nel 2016 e 2017 sono usciti Cesare l’immortale e Cesare il conquistatore, i due capitoli della saga che riporta in vita Giulio Cesare. Ha lavorato come autore delle serie TV Distretto di Polizia e RIS: Delitti imperfetti. Cura il “Giallo Mondadori” e “Urania”.

Guido Anselmi è nato a Vibo Valentia nel 1972, ma vive sulle sponde del Lago Maggiore. Laureato in ingegneria, ha vinto la trentanovesima edizione del premio WMI, indetto dalla rivista Writers Magazine Italia, ed è stato finalista al premio Bukowski 2016. Ha pubblicato diversi racconti sulla WMI, sullo speciale SF e nelle raccolte 365 Racconti per un anno di Delos Digital.

Source: libro inviato dall’autore, che ringraziamo.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.