:: Recensione di La città perduta dei templari di C.M. Palov (Newton Compton 2012) a cura di Viviana Filippini

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Finn McGuire, militare della Delta Force, durante un’operazione militare in Siria recupera il leggendario medaglione di Montségur e lo tiene per sé, per evitare che qualche suo furbo superiore se ne appropri per rivenderlo e arricchirsi. Tornato in America Finn riprende la sua vita, ma una improvvisa scossa esistenziale lo porterà a dover fare i conti con un lunga scia di omicidi riguardanti tutti coloro che entrano in contatto con lui. Il militare comincerà una gara contro il tempo nell’eroico tentativo di fermare i mandanti – “I Sette”-  appartenenti ad una misteriosa associazione con sede a Parigi composta dai diretti discendenti delle SS. Il loro  piano ha un fine preciso e se esso sarà realizzato le sorti del mondo potrebbero cambiare per sempre, non a caso la loro tenacia li spinge a non fermarsi davanti a nulla pur di recuperare il medaglione di Montségur e il Santo Graal. Ad aiutare il soldato dal cuore duro – solo in apparenza- la bella, intelligente  e un po’ sfortunata Kate Bauer e Aisquith Caedmon, un ex ufficiale dei servizi segreti inglesi della sezione MI5,  grande conoscitore dei Cavalieri Templari. Secondo lo studioso “I Sette” vorrebbero gli antichi reperti per resuscitare il Terzo Reich. I tre rappresentati del Bene si troveranno protagonisti di rocamboleschi inseguimenti, sparatorie mozzafiato e  avventurosi pellegrinaggi in terra francese alla ricerca del Graal nella speranza di recuperare per primi quell’antiqua reliquia, che presa dalle mani sbagliate potrebbe trasformare il corso della storia. La reliquia del Graal e le sue origini sono  da sempre al centro dell’attenzione di studiosi di storia, della produzione letteraria e cinematografica proprio per la perenne aura di mito e mistero che la ammanta, ed è proprio la fascinazione che ha portato la Palov a creare un romanzo d’esordio nel quale la storia si mescola con leggenda. La città perduta dei templari  è caratterizzata da una trama avvincente e dalla suspense continua che ricordano molto da vicino i film di Indiana Jones – in particolare I predatori dell’arca perduta– e quei thriller letterari di successo che in questi anni hanno conquistato molti lettori (da Dan Brown, passando per Steve Berry , arrivando a Glenn Cooper). Un libro dove l’adrenalina si percepisce dalla prima all’ultima pagina grazie ad un ritmo incalzante e a personaggi affascinanti sapientemente costruiti della scrittrice americana. Se i rappresentanti delle forze del Male incarnano i tipici stereotipi che vanno del pazzoide assetato di potere assoluto, all’affascinante donna pericolosa arrivando all’aiutante imbranato; Finn, Kate e Aisquith sono la rappresentazione del Bene, ma allo stesso tempo hanno un background esistenziale che li rende profondamente umani e per certi aspetti simili ad ognuno di noi. Finn McGuire è un soldato molto rigido e schematico, ma le esperienze delle missioni militari dimostrano che in lui c’è profonda sensibilità e bontà. Karen Bauer è una donna intelligente e colta, all’apparenza forte. In realtà, nasconde una vita privata piena sofferenza dovuta alla morte del figlio e all’ex-marito fedifrago. E che dire di Caedmon Aisquith un ex-agente segreto, fidanzato di Kate ai tempi dell’università, rivenditore di libri nel presente ed eterno cultore della storia dei Templari. Tutti personaggi della finzione letteraria simili per tic, paure, gioie e dolori a noi lettori. Leggendo questo libro ho avuto la sensazione di essere veramente davanti ad film d’avventura,  perché la trama ti trascina nella storia a tal punto che voltare la pagina per sapere cosa accadrà subito dopo diventa una necessità, poi c’è la curiosità che si scatena riguardo all’antico tesoro che tutti vogliono e cercano da sempre, ma che nessuno è ancora riuscito a scovare. Chloe Palov grazie alla sua conoscenza culturale  e alla sua passione per l’esoterismo è riuscita a scrivere un romanzo appassionante nel quale ogni lettore riesce ad addentrarsi nei territori spesso accidentati e non sempre di facile comprensione della storia, della mitologia e dell’arte.

La nostra intervista all’autrice: qui

14 Risposte to “:: Recensione di La città perduta dei templari di C.M. Palov (Newton Compton 2012) a cura di Viviana Filippini”

  1. :: Un’ intervista con C.M. Palov autrice de La città perduta dei Templari « Liberi di scrivere Says:

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  2. John Gordon Says:

    Mai speso dei soldi così male come per questo libro. Personaggi puramente stereotipati, trama povera come non mai, linguaggio fastidiosamente volgare e nessunissima suggestione storica o fantastorica. L’ho lanciato nella carta da riciclare che non ero nemmeno arrivato a metà…

  3. VavaVumVivì Says:

    Il mondo dei libri è come il mondo reale: è vario. Ed è grazie a questa molteplicità di offerte e di generi letterari che noi lettori possiamo confrontarci con storie, autori e narrazioni diverse cercando quello che è più in sintonia con il nostro background socio-culturale. Alcuni libri possono piacere e altri no… basta solo voltare pagine e sceglie qualcosa di nuovo da leggere…

  4. VavaVumVivì Says:

    altra cosa se proprio un libro non piace al posto di gettarlo credo sarebbe ideale donarlo a chi desidera leggere o a chi raccoglie libri per permettere ad altre persone di leggere

  5. ugo Says:

    storia deludente, dei templari neanche l ombra protagonisti piatti da non leggere

  6. liberdiscrivere Says:

    strano, è in assoluto il libro più ricercato sul nostro sito tramite i motori di ricerca

  7. VavaVumVivì Says:

    Ugo è vero i templari non ci sono… per la precisione vengono evocati… forse doveva essere scelto meglio il titolo…però le gente lo legge…ci sarà qualcosa che incuriosisce…

  8. John Gordon Says:

    Sulla faccenda del regalare i libri invece di buttarli, permettimi di non essere d’accordo, VavaVumVivì. Penso che i libri siano come il pesce: se lo assaggi e capisci che è andato a male, non lo lasci mangiare a qualcun altro, lo butti e basta. Se uno butta via un libro è proprio perché reputa non valga la pena leggerlo, quindi perché regalarlo? Nel caso di questo poi, direi che non mi ha dato nulla che valesse la pena condividere con altri: c’è solo gente che litiga, impreca (fastidiosamente), si insulta, si ammazza (senza batter ciglio), vaneggia ad alta voce e concepisce il sesso con la grazia becera di un gorilla in calore (sembra la descrizione di un reality show… forse è per questo che attrae tanto). E’ vero che buttare un libro suona spiacevole e che se anche ha fatto schifo a me magari ad altri piacerebbe. Ma anche se i libri sono un pilastro fondamentale della Cultura, questo non fa automaticamente di ognuno di essi un qualcosa che ci arricchisce. Se il nostro corpo è quello che mangiamo, allora la nostra mente potrebbe diventare quello che leggiamo. Perciò, quando ci s’imbatte in libri nati male, a mio parere meglio riciclarli. Chissà se su quella povera carta non verrà stampato in futuro un romanzo degno di tale nome.

  9. VavaVumVivì Says:

    John Gordon dal mio punto di vista credo il mondo sia bello perché, vario. La lettura è allo stesso tempo un atto soggettivo e oggettivo, dove l’io mette a confronto se stesso con il mondo narrativo per capire se qualcosa lo interessa. E’ vero che ad un persona un libro possa non piacere, ma questo non è detto che questo valga anche per gli altri. Un esempio concreto “Angeli e demoni” non mi è piaciuto, ho tanto amato “L’ombra del vento” e ripudiato “Il gioco dell’angelo” di Zafòn e adoro Capossela come autore di canzoni, ma il suo “Non si muore tutte le mattine” mi ha bloccato la lettura per due mesi, ma non ho detto a chi conosco di non leggerli…. credo sia giusto lasciare a tutti la possibilità di leggere un libro poi il giudizio dipende dal singolo che lo condivide – se vuole- con altri lettori…

  10. Matija Crnec Says:

    Ho scoperto questo libro un pò tardi| Non saprei cosa dire però a me il libro è piaciuto! Non sono uno che butterebbe via un libro solo perchè non mi è piaciuto, e leggo per il puro piacere di poter entrare a far parte di un mondo alternativo dove la mia immaginazione possa dare vita a colpi di scena…e questo libro mi ha permesso di farlo. Cercherò inoltre di leggere altri libri dell’autrice.

  11. liberdiscrivere Says:

    Non so, buttare un libro può sembrare un gesto legittimo, se proprio non è piaciuto, se contiene temi contrari alla morale o al buon senso, tuttavia mi fa sembre venire in mente l’indice dei libri maledetti della Santa Inquisizione o i Bücherverbrennungen dei nazisti. Se un libro non piace mi limiterei a non leggerlo, al massimo sconsigliarlo, ma non certo a distruggerlo.

  12. Davide Mana Says:

    Io parto dal presupposto che ciò che non piace a me potrebbe piacere a qualcun altro, e come non butto via il pane raffermo, non butto via i libri – al limite li regalo alla biblioteca.
    Poi naturalmente si tratta di scelte personali.

  13. liberdiscrivere Says:

    Sì, infatti si può regalarlo, abbandonarlo su una panchina dove si fa bookcrossing, cederlo a una biblioteca. Nel gettare un libro in pattumiera c’è un qualcosa che mi inquieta parecchio. Poi certo di un libro che compriamo possiamo farne cosa vogliamo, pure usarlo come zeppa per un armadio.

  14. Viviana Says:

    i libri che ci capitano tra le mani sono tanti, possono piacere o no, ma se non si ama un libro non credo sia giusto buttarlo, per il semplice fatto che a qualcuno altro potrebbe piacere. Quindi lo si potrebbe donare ad una biblioteca, o scambiare nei vari mercantini dove si vendono e scambiano libri a poco prezzo… mai buttare il cibo per la mente, come non si dovrebbe mai buttare il cibo per il corpo

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