
Hugo, protagonista de “Il cuoco giapponese” di Lucia Visonà, va a vivere a Parigi per frequentare la Sorbona. Dopo poco il giovane però si accorge che lo studio non è l’ideale per lui e mentre cerca di comprendere il suo destino, lavora friggendo patatine. Una sera, una certa Madame Laval (Margot) lo avvicina. Tra i due scatterà un’amicizia profonda, vera, che porterà il protagonista- che tutti chiamano cuoco giapponese anche se giapponese non è- a scoprire e sperimentare i sapori, gli odori e aromi del lavoro ai fornelli. Hugo e Margot sono due anime solitarie che con la loro amicizia non solo vivono mirabolanti avventure, al limite del surreale, ma si sostengono a vicenda. Si aiutano, e se all’inizio è l’arzilla anziana, che “condisce” molto ogni cosa che dice, a guidare Hugo alla scoperta dei locali e della cucina francese, con il passare del tempo, ci sarà un ribaltamento dei ruoli, perché sarà Hugo a prendersi cura di Margot, sempre più anziana e acciaccata. Un legame forte tra due generazioni distanti anagraficamente, unite però dal fatto di essere soli al mondo ad affrontare la terza età per Madame Laval e il futuro incerto e tutto da costruire per il giovane Hugo, la cui famiglia diventa ancora più distante nel momento in cui scopre la scelta di non studiare compiuta dal figlio. Altro tema cardine affrontato dall’autrice è proprio la cucina, perché le ricette citate nel libro sono tutte reali, come i ristornati (tranne uno che è frutto di fantasia) e dimostrano quanto il cibo non sia solo nutrimento, ma ricerca e lavoro duro faticoso che a volte appaga, mentre altre volte mette a dura prova. Il lavoro è quindi un altro argomento affrontato con lucidità dalla Visonà che, attraverso gli occhi del protagonista, ci mostra come si trasforma il lavorare dal piccolo ristorantino dall’atmosfera familiare, a quello pluripremiato nel quale il dipendente non è più persona, ma l’ingranaggio di una vera e propria macchina produttiva (addetto magari sempre alla stessa funzione) e pronto ad essere sostituito al primo errore. Temi importanti narrati dalla bresciana Visonàcon ironia, che fa sorridere ma, allo stesso tempo fa pensare al corso della vita. Leggendo “Il cuoco giapponese” ci si accorge non solo che è un romanzo attuale e contemporaneo, ma anche del fatto che, da una parte, c’è un giovane alla ricerca del proprio posto nel mondo e, dall’altra, c’è una donna anziana consapevole di avere un termine (anche se non sa quando), animata dallo stesso spirito ed entusiasmo per la vita del giovane e inseparabile amico Hugo. Ad accompagnare i due amici, la città di Parigi, non solo sfondo, ma perfetta protagonista del dolceamaro che a volte la vita riserva.
Lucia Visonà è nata a Desenzano del Garda nel 1989 e vive a Parigi. Traduce romanzi e saggi, e insegna Storia antica all’università. Alcuni suoi racconti sono stati pubblicati su riviste online. “Il cuoco giapponese” (Einaudi 2026) è il suo primo romanzo. (fonte biogr. Einaudi)

Ci sono due tipi di viaggiatori: quelli che seguono percorsi tracciati da altri, e quelli che inventano i propri. A questa seconda categoria appartengono i flâneur. Amano passeggiare, vagabondare senza meta, perdendosi per strade sconosciute (state tranquilli che alla fine si orientano sempre). Non seguono comitive guidate, non viaggiano in gruppo in viaggi organizzati. Vagano, perlopiù da soli, e ascoltano il rumore della strada, dei parchi, dei giardini. Annusano i profumi, percepiscono i colori. Fanno della loro esperienza di viaggiatori nomadi qualcosa di mistico se vogliamo, una riscoperta di sè.

Sono tanti i Mohamed d’Europa (termine di massima usato, non necessariamente in modo dispregiativo, per il maschile simile a Fatma con la stessa funzione per definire la donna araba) che vivono a Parigi, Berlino, Londra, e in una miriade di altri paesini, anche sperduti, nei quattro angoli dell’Europa. Le loro storie, per lo meno le storie delle loro famiglie di origine, per molti versi si somigliano, per altre sono uniche.
Le storie narrate con leggerezza e, concedetemelo, poesia, sono storie di dolore, di sradicamento, di solitudine, di ingiustizia, di esclusione, di razzismo, ma nello stesso tempo di speranza, di amore, di integrazione, di ricerca d’identità, di vincoli familiari mantenuti non ostante la lontananza, di fiducia nel futuro ed è bello farne parte anche solo da lettore, da osservatore esterno. Anche noi italiani abbiamo nelle nostre famiglie storie di migrazioni, in Belgio, Germania, America, e simili esperienze ci accomunano molto più che dividerci, richiamando le stesse emozioni, le stesse vicessituidini le stesse ingiuste privazioni in cerca di riscatto. Leggendo questo graphic novel si prova porprio questo, un senso di comunione e di conoscenza dell’altro che ce lo fa apparire meno oscuro, minaccioso o anche solo altro.
E così veniamo a sapere dell’orgoglio di Ahmed per la conquista, nel 1996, della medaglia d’oro olimpica di judo ad Atlanta nella caregoria 78 chili del figlio (Attento devi fare meglio degli altri perchè in caso di parità non passerai tu); degli scarafaggi sulla scatola di zucchero negli alloggi per celibi della Sonacotra; della riconoscenza di Zorah e Radia per la famiglia ebrea che sulla nave che le portava in Francia non le ha fatte morire di fame dandogli del pollo, del merkoda e un po’ di laktes, o del piccolo Mounsi che di Parigi sognava le luci della 
Asnières, alla periferia di Parigi. Pierre, cameriere di un bar accanto alla stazione, ama lo spettacolo della vita che si srotola davanti ai suoi occhi: i primi clienti arrivano la mattina presto, insonnoliti; una bella donna si ripara dalla pioggia sotto un ombrello rosso; uno studente legge “Se questo è un uomo” di Primo Levi. La cameriera si ammala, e una cameriera nuova arriva a sostituirla, proprio quando il matrimonio dei titolari del bar sembra franare. Mentre i rapporti si scompigliano e si riannodano, scorrono le ore sotto il cielo di Parigi, grigio e terso. Pierre partecipa a distanza delle vite degli altri, riflette sulla propria, accoglie la malinconia luminosa dell’autunno, e la lenta dolcezza della fine che si avvicina.
























