
“Nulla da invidiare. Vite normali in Corea del Nord” è il saggio di Barbara Demick edito da Iperborea. Il libro è frutto di anni di lavoro a Seul della giornalista che ha avuto modo di raccogliere voci dal mondo della Corea del Nord, mostrando quella che è la vera vita, ben diversa dall’immagine che ci arriva dai media, spesso filtrata, per fa apparire quello che in realtà non è. Snodo narrativo dal quale si propaga la narrazione è Chongjin, terza città più grande del paese, dove vivono alcune delle voci presenti in questo libro che è un saggio e un reportage. Da subito l’immagine che abbiamo di Chongjin è quella di una centro abitato dove la povertà e la carestia dilagano, dove spesso e volentieri manca l’energia elettrica, dove il cibo è del tutto inesistente e dove ogni singola mossa che viene compiuta è sotto controllo del potere. Il periodo in questione riguarda il Paese tra gli anni Novanta, quelli cruciali del passaggio di consegna tra Kim Il-sung e Kim Jong-il. Tra le voci raccolte ci sono quelle di Mi-ran e Jun-sang, una ragazza e un ragazzo che si amano, ma lo fanno con garbo, con attenzione per non dare scandalo, come quando vanno a passeggiare di notte e tra loro, per mantenere le distanze, tengono la bicicletta di lui. Loro che studiano e lavorano creandosi aspettative grandi per il futuro, quando poi sono soli nelle loro case meditano la fuga (che non si confessano per evitare di finire nei guai) da un mondo dove non si sentono liberi. Loro sono una coppia, poi ci sono voci singole di coloro che da medici assistono impotenti al dilagare della fame e delle malattie; ci sono ragazzi soli che finiscono in campi di detenzione dove trovano padri incarcerati per anni per aver cercato di procurare cibo alla famiglia affamata; donne che si inventano biscotti e attività per sfamare i figli; ci sono persone che vivono nel terrore del verificarsi di un controllo a casa con l’arrivo di appositi comitati che verificano l’esposizione della foto del capo di governo. L’immagine che emerge dal libro della Demick è quella di un mondo dove la propaganda domina, filtra i contenuti in entrata e in uscita. Un universo nel quale chi ci vive viene sottomesso, manipolato e indotto ad agire e pensare in un certo modo nel rispetto ferreo delle regole, mentre chi cerca di agire in modo diverso viene arrestato, messo sotto inchiesta eo sempre tenuto d’occhio. Coloro che riescono a scappare – anche con escamotage rocamboleschi- lo fanno per non tornare più (spesso con grande dolore) nella propria terra. Un andarsene per vivere in quel Sud tutto da conoscere e scoprire, dove la vita è progresso vero, indipendenza, autonomia e soprattutto libertà di vivere e di esistere. “Nulla da invidiare” di Barbara Demick è un libro corale dove si raccolgono storie e si narrarono i cambiamenti di potere nella Corea del Nord, nella quale sembra esserci una possibilità di cambiamento, di trasformazione e di maggiore rapporto e confronto con l’Occidente che rimangono però, a quanto si deduce, solo una facciata di superficie. Traduzione di: Valentina Ricci.
Barbara Demick, scrittrice e giornalista americana, lavora per il Los Angeles Times e collabora con il New Yorker. Con “Nulla da invidiare” ha ottenuto il Baillie Gifford Prize ed è stata finalista al National Book Award. I suoi libri sono stati tradotti in più di venticinque paesi. Iperborea ha pubblicato anche “I mangiatori di Buddha”.




“Stato di emergenza. Viaggi in un mondo inquieto” è l’ultimo lavoro di Navid Kermani, pubblicato da Keller. Le pagine sono un vero e proprio affresco dettagliato del mondo mediorientale che l’autore, con la sua abile capacità di reporter, ha messo nelle pagine di un testo che è un vero e proprio viaggio letterario in quei Paesi del Medioriente dei quali sentiamo parlare alla televisione o leggiamo sui giornali. Kashmir, Agra, Gujarat, Pakistan, Afghanistan (parte prima e parte seconda), Iran, Iraq, Kurdistan, Siria, Palestina, fino a Lampedusa. Il reportage, tradotto da Fabio Cremonesi, permette a chi legge di conoscere quei mondi che sembrano così lontani e diversi da noi. Per esempio parlando del Kashmir, l’autore evidenzia come lo stato sia da tempo al centro dei “desideri” di Pakistan e di India, pronti anche a farsi la guerra pur di averlo. Di esso narra anche le bellezze naturali che non ti aspetti di trovare e la fuga delle popolazioni minacciate dai conflitti. Nel Gujarat, Kermani evidenzia, da una parte, i progressi economici e, dell’altra, la difficile convivenza tra induismo e religione musulmana. Non facile è la vita dei religiosi sufisti in Pakistan, che hanno serie difficoltà a poter vivere in modo completo e libero la propria dimensione mistica e di fede. L’autore ci pone attenzione sulla rivolta a Theran, in Iran, e della forte censura governativa che ha limitato in modo eccessivo la libertà di documentare la realtà e ciò che in essa accade. Stabilità politica molto difficile anche in Iraq dove, dopo la destituzione di Saddam Hussein, sembra che pace, ordina e stabilità sembra non riuscire proprio a radicarsi. Leggendo le pagine del libro di Kermani si nota la sua grande capacità di rendicontare dei mondi, delle culture, usi e tradizioni diversi che l’autore ha conosciuto vivendole in modo concreto. Ci sono inoltre degli elementi comuni che ritornano per ogni terra attraversata e che evidenziano una serie di problematiche condivise. C’è la mancanza di stabilità politica; la assenza di un adeguata stabilità economica che sia accessibile per tutti e non solo per qualcuno. Si percepisce anche un senso di mancanza di libertà di espressione un po’ ovunque; di vite che vorrebbero un po’ di pace e di tranquillità, ma che si trovano a vivere con un senso di precarietà che attanaglia in modo costante e che rende difficile fare progetti per il domani. Pagina dopo pagina “Stato di emergenza. Viaggi in un mondo inquieto” di Kermani mostra la sua profonda e dettagliata conoscenza sia del mondo occidentale, che di quello orientale, elemento che lo rende un vero e proprio punto di riferimento per i lettori interessanti a conoscere e comprendere la situazione del mondo mediorientale dell’oggi, per sapere come muoversi in esso nel prossimo futuro.
























