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:: La notte delle stelle cadenti di Ben Pastor (Sellerio 2018) a cura di Giulietta Iannone

21 ottobre 2018

9294-3Berlino, luglio del 1944.
Martin Bora lascia il fronte italiano, e i suoi uomini, per l’ ingrato compito di partecipare al funerale di uno zio, da lui molto amato in gioventù, importante medico contrario alle pratiche naziste di eugenetica e eutanasia, suicidatosi, in modo non troppo volontario, con un’ iniezione letale di morfina. La tristezza del lutto è un po’ stemperata dall’ incontro con sua madre, Nina, anche lei a Berlino per le esequie, ma quello che lo tormenta ancora, e a cui non riesce a rassegnarsi, è l’abbandono dalla moglie Dikta, (l’unica donna che abbia davvero amato) stanca della guerra e di avere un marito sempre lontano e in pericolo di vita. Mentre Bora pensa a come ritornare al fronte succede un fatto imprevisto: il capo della Kripo, la polizia criminale di Berlino, Arthur Nobe, lo manda a chiamare e lo incarica di indagare sulla morte di un presunto veggente, illusionista e ipnotizzatore ammanicato col vertice del Terzo Reich.
Non potendosi certo rifiutare, accetta, e intanto si domanda perché abbiano scelto proprio lui, e perché la vittima è così importante da meritare un’ indagine di un membro addirittura dell’esercito e non della polizia comune. Il capo della Kripo non gli dà spiegazioni e intanto lo affianca con un losco aiutante Florian Grimm, un picchiatore della prima ora, che più che aiutarlo nelle indagini sembra sorvegli ogni sua mossa. La comparsa di una lettera compromettente, e tanti piccoli tasselli che finalmente hanno un senso, portano Bora a capire che c’è ben altro che cova sotto le ceneri di Berlino, martoriata dai bombardamenti. L’incontro con Claus von Stauffenberg, in una afosa stanza di una casa privata, gli confermerà infine che tutte le sue peggiori supposizioni hanno reale fondamento. Uscire vivo da Berlino diventerà per lui una vera e propria scommessa col destino.
La notte delle stelle cadenti, (The Night of the Shooting Stars, 2018), edito da Sellerio e tradotto dall’ inglese da Luigi Sanvito, è il dodicesimo libro di Ben Pastor che ha per protagonista Martin Bora, aristocratico ufficiale dell’esercito tedesco, in forze ai servizi di controspionaggio.
La particolarità dei sui mystery investigativi è il fatto che ci presenta una rivisitazione, storiograficamente ineccepibile, dei fatti salienti che caratterizzarono il Secondo Conflitto Mondiale, per molti versi ancora oscuri o controversi. Si appropria insomma del lavoro dello storico, nel lungo processo di elaborazione del testo, confrontando memorie, lettere, biografie, atlanti, mappe, saggi di diversa provenienza e argomento, a volte contenenti anche tesi o testimonianze contrapposte. E il lavoro dello storico è proprio quella di scegliere la via più probabile, più coerente con tutti i fatti, gli umori e il materiale raccolti (armonizzandola inoltre con il tessuto narrativo senza apparire didattica o peggio forzata). Insomma un passo oltre al semplice mystery storico dove è la fantasia dell’autore a prevalere.
Altra componente rilevante è l’approfondita analisi psicologica e la complessità umana dei personaggi, soprattutto di Bora di cui conosciamo i pensieri, il diario, e i fatti salienti della sua vita narrati in terza persona. E attraverso di lui conosciamo la Germania di allora, la vita comune, i dettagli più minimi, e a volte sordidi, di una quotidianità spesso drammatica e precaria.

Berlin in 1945 1

In La notte delle stelle cadenti è infatti Berlino al centro della scena, con i suoi quartieri bombardati, l’odore dell’aria, il suo sentore di fuliggine e intonaco sbriciolato; gli alberghi, i caffè, i ristoranti, i locali notturni un tempo eleganti, che sopravvivono a fatica, tra mille difficoltà, ormai solo l’ombra dello sfarzo di un tempo. La penuria di generi alimentari, il surrogato a posto del caffè, le ricche signore che rubano una saponetta in un albergo per farsene dare una seconda dal consierge. La mancanza di sicurezza, la paura, la rassegnazione. Le ragazze malvestite in una città dove è già difficile lavarsi, dormire, respirare, accanto alle mantenute, le sole che possono permettersi un paio di calze di seta, un profumo, un cappello di sartoria.
Il non potersi fidare di nessuno, perché spie e delatori possono essere nascosti in ogni angolo, tra informatori della Gestapo, e picchiatori di ogni risma.

claus

La storia è nota e Claus Philipp Maria Schenk Graf von Stauffenberg, personaggio storico veramente esistito, è forse uno dei congiurati più famosi tra coloro che attentarono alla vita di Hitler, nel luglio del 1944. Ed è anche uno dei personaggi più significativi de “La notte delle stelle cadenti“. Ad un certo punto Martin Bora e Stauffenberg si incontrano, non vi dico cosa succede nel dettaglio, ma insomma si confrontano a tu per tu. Se pensiamo che Ben Pastor si ispirò proprio a Stauffenberg per creare il suo personaggio, è dunque come assistere a uno sdoppiamento, stile cortocircuito temporale: personaggio storico e narrativo nella stessa stanza. Straniante.
La peculiarità dell’autrice è dare luce ai particolari minimi, a un accendino, a un granello di polvere, a un raggio di sole, senza sprecare parole, in un’ economia narrativa affascinante e coinvolgente.
Lo stile è colto, alto, letterario, pieno di riferimenti non solo storici ma filosofici, poetici, morali.
L’attenzione alla spiritualità di Bora, sofferta e autentica, travalica l’assunto personale, per proiettare le difficoltà e l’angoscia esistenziale di tutti coloro che dovettero fare i conti con la propria coscienza e l’adeguamento ai dettami nazisti. E questo stridente contrasto illumina la già complessa peculiarità che Martin Bora racchiude. La consapevolezza che tutto è perduto, che una uscita onorevole dalla scena è impensabile, come è impensabile ormai, dopo i milioni di morti, il perdono di Dio. Quest’ ultimo dubbio, quest’ ultimo tormento emerge prepotente durante l’incontro con Stauffenberg che a contrario di lui sente ancora la necessità di fare qualcosa, di agire, di porsi contro se non con reali possibilità di successo, almeno per la Storia, o per l’aldilà.
Inoltre l’autrice si occupa anche della sfera come dire sentimentale e sessuale del protagonista, per cui l’abbandono della moglie pesa come una condanna insostenibile, pur vendendola con tutti i sui limiti e difetti. L’incontro con una ragazza, il cui compagno giace in coma in un sanatorio, diventa un’ aggrapparsi alla vita e all’amore, così diverso in tempo di guerra. Anche qui l’attenzione psicologica è massima, e una certa tenerezza emerge pur in un uomo non portato a provarla, fino a un disperato patto che i due amanti suggellano, non ve lo anticipo, ma lo troverete anche voi disperato e struggente. E soprattutto impossibile. In un lampo di autocoscienza successiva Bora realizzerà che era frutto solo di disperazione e egoismo maschile.
Martin Bora comunque resta un investigatore abile e interessato solo alla verità, scoprire chi è l’assassino del veggente non gli passerà di mente, seppure la Storia, con il suo respiro irrevocabile, supera la sua visione contingente.
Alla fine sapremo il destino di ogni personaggio, forse non è quello che vorremmo per loro, ma niente molte volte nella vita lo è.

Ben Pastor, nata a Roma, docente di scienze sociali nelle università americane, ha scritto narrativa di generi diversi con particolare impegno nel poliziesco storico. Della serie di Martin Bora Sellerio ha già pubblicato Il Signore delle cento ossa (2011), Lumen (2012), Il cielo di stagno (2013), Luna bugiarda (2013), La strada per Itaca (2014), Kaputt Mundi (2015) I piccoli fuochi (2016),  Il morto in piazza (2017), La notte delle stelle cadenti (2018).

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’Ufficio Stampa Sellerio e l’autrice.

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Un’ intervista con Ben Pastor

:: Il morto in piazza di Ben Pastor (Sellerio 2017)

2 febbraio 2018
Il morto in piazza

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Il carteggio segreto tra Benito Mussolini e Winston Churchill durante la Seconda Guerra Mondiale è al centro di Il morto in piazza (The Dead in the Square, 2004) di Ben Pastor edito originariamente in Italia nel 2005 per Hobby & Work, e nel 2017 riproposto nella nuova traduzione di Luigi Sanvito per Sellerio.
Cronologicamente, almeno per i fatti trattati, segue Kaputt Mundi di cui parlai alcuni anni fa, spero di poter recensire tutta la serie, ed è il quinto romanzo in ordine di scrittura dedicato a Martin Bora, ufficiale dell’esercito tedesco durante la Seconda Guerra Mondiale.
Tornando al carteggio è uno dei misteri più ben dissimulati, tra depistaggi, false dichiarazioni e cortine di reticenza, del secondo conflitto mondiale, tanto che per alcuni storici non sarebbe in realtà mai esistito. Ne Il morto in piazza, troviamo Martin Bora incaricato di recuperarlo, dalle mani di un confinato, l’avvocato Luigi Borgonovo, e possibilmente distruggerlo, essendo il contenuto una spina nel fianco per molti alti ufficiali tedeschi, e per l’Italia, poiché se si dimostrasse un possibile “tradimento” di Mussolini e un suo tentativo di alleanza con gli inglesi, rischierebbe rappresaglie e ritorsioni senza fine.
Ma naturalmente Martin Bora non sarà solo occupato in questa delicata missione di intelligence, dal pittoresco nome in codice di Elster – gazza ladra –, durante il suo soggiorno a Faracruci, piccolo paesino (immaginario) dell’ Abruzzo, alle pendici del Gran Sasso, si troverà anche ad indagare su due morti, una avvenuta nel passato e una recente, avvenuta al suo arrivo, trovandosi come inaspettato alleato e aiutante nelle indagini proprio Borgonovo, con cui inizierà una inattesa quanto impossibile amicizia.
Il morto in piazza è un romanzo dolente, forse minore rispetto alla produzione dell’autrice italoamericana, meno ricco di azione se vogliamo. Tutto si svolge nel microcosmo rarefatto di un paesino abruzzese abitato da povera gente, perlopiù contadini. E’ una tappa di passaggio per Bora. Abbandonata in tutta fretta Roma, siamo nell’estate del 1944, e diretto a Bolsena, per prendere il comando del 960mo Reggimento Granatieri, si trova inaspettatamente rallentato da questa missione segreta da cui dipende la vita di innumerevoli persone, sia tedesche che italiane.
Bora è perfettamente conscio di ciò, e nella drammaticità della ritirata dell’esercito tedesco dall’ Italia centrale, gli Alleati ormai incalzano da tutti i lati (lo sbarco in Normandia è prossimo) non perde la testa né il sangue freddo e trova il tempo per indagare su un omicidio diciamo minore sullo sfondo dei grandi fatti storici che lo stanno travolgendo, lui come il suo paese ormai destinato alla sconfitta. Omicidio che sembra avere collegamenti con un altro fatto di sangue avvenuto nel 1919, in un paesino tranquillo in cui queste cose non succedono.
La vita di paese è descritta con tocchi leggeri, il bar ristorante principale, con le sue sedie all’aperto che ospitano anziani molto informati sui fatti, che spettegolano e ricordano il passato, la caserma dei carabinieri, le case che si affacciano sulla piazza, i campi tutt’ intorno, la povertà, la saggezza, la forza di questa gente che quasi vive in un’ oasi protetta lontana dal conflitto.
Belli i personaggi minori, tutti identificati con pseudonimo, come si usava nei piccoli centri dove tutti conoscevano tutti: Pipistròlle, il balordo, il matto del paese, dalla mente danneggiata dalla Grande Guerra, personaggio tenero e dolcissimo, a cui forse Bora si affeziona tanto da bere un sorso di gazzosa da lui offerta; Fissa-Fissa, proprietario del Caffè Adua, un fascista nostalgico, reduce dall’ Africa, che ama ascoltare i vecchi dischi di propaganda, a cui Bora regala il disco di Lili Marlene; e poi Don Fifì, il primo morto, Dindalò, Usagne, Caitène, Presentosa, la moglie di Fissa-Fissa.
Insomma tutta una compagnia di personaggi ben affiatati e ben caratterizzati, dove ognuno ha le sue peculiarità, i suoi vezzi e le sue debolezze. Oltre a Bora naturalmente spicca il personaggio di Borgonovo, il prigioniero politico confinato a Faracruci, che scrive lettere al figlio (e qui si nasconde un piccolo colpo di scena, che non vi anticipo, ma capace di toccare nel profondo il lettore). L’amicizia nata tra i due, sarà più forte per Bora del dovere all’ ottemperanza agli ordini ricevuti? Tutta la narrazione è tesa da questa questione morale, non un principio di secondo piano per il nostro, la cui posizione non è affatto facile.
L’apparizione, quasi spettarle, del suo acerrimo nemico Harald Cziffra, anticiperà la rocambolesca fuga di Bora dalle SS, e l’inattesa solidarietà di tutto il paesino, unito nel coprirlo.
Il morto in piazza, si conferma un giallo storico di sicuro interesse, curato nell’ambientazione, accurato nella documentazione storica, sorretto da una scrittura letteraria e poetica, oltre che molto attenta alle sfumature morali e psicologiche. Il tipo di libri che non ti stancheresti mai di leggere, per cui sono felice di anticiparvi, con il permesso dell’autrice, che la traduzione del prossimo Bora Night of the Shooting Stars, è pronta. Uscirà in Italia sempre per Sellerio tra la primavera e l’estate del 2018 (anche se non c’è ancora una data precisa), con il titolo La notte delle stelle cadenti. Cito le parole dell’autrice:

sarà ambientato nella Berlino pre-20 luglio 44, dove il Nostro, mentre indaga sulla strana morte di un veggente (o presunto tale) ammanicato col vertice del Terzo Reich, verrà coinvolto nell’attentato a Hitler e conoscerà (finalmente) il suo alter ego storico, Claus von Stauffenberg. Ma, conoscendo i due, non è detto che sarà un rapporto così facile…

Dunque che dire buona lettura e speriamo che l’estate arrivi presto.

Ben Pastor, nata a Roma, docente di scienze sociali nelle università americane, ha scritto narrativa di generi diversi con particolare impegno nel poliziesco storico. Della serie di Martin Bora Sellerio ha già pubblicato Il Signore delle cento ossa (2011), Lumen (2012), Il cielo di stagno (2013), Luna bugiarda (2013), La strada per Itaca (2014), Kaputt Mundi (2015) I piccoli fuochi (2016) e Il morto in piazza (2017).

Nota: In copertina Olio su tela di Aleksandr Deineka 1934 (particolare). collezione privata.

Source: acquisto personale.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Kaputt Mundi, Ben Pastor (Sellerio, 2015)

22 gennaio 2016
Copertina Ben pastor

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Kaputt Mundi, (Kaputt Mundi, 2002), di Ben Pastor uscì in edizione italiana nel 2003, ormai 13 anni fa, per Hobby & Work Publishing tradotto da Paola Bonini. Terzo romanzo in ordine di scrittura, in realtà cronologicamente situato ben dopo La canzone del cavaliere, Il signore delle cento ossa, Lumen, Il cielo di stagno, Luna bugiarda, e The Little Fires appena terminato in inglese, attualmente in fase di traduzione in italiano, (la pubblicazione da noi è prevista per la tarda primavera o l’estate di quest’anno), Kaputt Mundi si colloca in un punto di svolta della vita del maggiore Martin Bora, appena promosso tenente colonnello, e del volgere della Seconda Guerra Mondiale, verso una inevitabile e tragica disfatta tedesca.
Seguiranno Il morto in piazza e La Venere di Salò e i prossimi romanzi che ci porteranno a scoprire il destino dell’ ufficiale della Wehrmacht liberamente ispirato alla figura reale del colonnello Claus Schenk von Stauffenberg. Ora l’autrice sembra più interessata al passato del suo personaggio, tanto che il suo nuovo romanzo è ambientato in Bretagna nel 1940, (indipendentisti bretoni, preti in odore di satanismo, marinai, latifondisti, povera e umile gente…). Kaputt Mundi invece è ambientato a Roma tra l’8 gennaio del 1944 e il 4 giugno dello stesso anno. La nuova edizione di Sellerio oltre ad avere lo stesso precedente traduttore, Paola Bonini, presenta alcune modifiche del testo, qualche correzione e molte parti nuove che ne aumentano la lunghezza.
Per prima cosa penso sia giusta una precisazione: le vittime dell’attentato di Via Rasella appartenevano al Polizeiregiment “Bozen” (Reggimento di polizia “Bolzano”) i soldati erano altoatesini mentre ufficiali e sottoufficiali erano tedeschi. L’autrice è perfettamente a conoscenza di questo fatto, ma per motivi artistici e narrativi trasforma questo reggimento in un manipolo di SS. Detto questo, che sottolinea quanto un romanzo si discosti inevitabilmente dalla realtà, va comunque sottolineata la precisa e attenta ricostruzione storica a cui la Pastor ha dedicato una certosina cura dei particolari, dalle marche di medicine, al titolo delle riviste, alle canzoni che si sentivano per radio.
I ritratti dei personaggi realmente esistiti (c’è pure una fugace apparizione di Erich Priebke) si confondono con i ritratti dei personaggi di pura invenzione e a entrambi l’autrice dedica la stessa profondità e coerenza narrativa, sebbene su tutti spicchi il protagonista, Martin Bora, per il quale è molto difficile non provare empatia. L’affresco corale è omogeneo e vivido e impreziosito dal clima che realmente si visse a Roma in quei mesi di occupazione nazista,emerso probabilmente dai racconti familiari che l’autrice poté ascoltare, oltre che dalla documentazione in suo possesso.
In sottofondo due indagini poliziesche: una per scoprire il reale svolgersi delle ultime ore di Magda Reiner, un’addetta dell’Ambasciata tedesca, precipitata dalla finestra della sua abitazione, una per scoprire cosa si cela dietro la morte del cardinale tedesco Hohmann e della nobildonna Martina Fonseca. Tutto precipita, ma a Bora interessa solo scoprire la verità, unica consolazione in uno scenario desolante e desolato di violenza che non abbraccia nè condivide, in cui il destino non sembra risparmiagli nulla: l’abbandono della adorata Dikta, una nuova operazione al braccio menomato, il definitivo addio a donna Maria e all’amico ispettore Guidi, il fronte e la morte che sembra attenderlo a breve.
Romanzo di una bellezza melanconica e struggente, Kaputt Mundi è capace di affrontare una pagina della storia italiana (l’attentato di via Rasella a cui seguì, per rappresaglia, l’eccidio delle Fosse Ardeatine)con rigore e serietà storica e nello steso tempo parlandoci dei sentimenti e delle anime di coloro che vi parteciparono. E poi Roma è un altro personaggio accostabile ai bellissimi personaggi femminili che compaiono nel racconto dalla signora Murphy (di cui Bora si innamora), a Francesca, alla signora Carmela, alla prostituta romana Pompilia, pettegola ma capace di riservare sorprese, alla madre di Francesca e a Donna Maria, una madre per Bora.
Oltre alle pagine dedicate all’occupazione, alla vita sfavillante fatta di feste e mondanità degli occupanti negli alberghi del centro, si contrappongono pagine in cui vengono descritti il razionamento e le privazioni della popolazione, e le brutalità nelle carceri. E in questo clima una spia in cambio di denaro denuncia gli ebrei della capitale ancora nascosti destinandoli alla deportazione e alla morte.
Se Bora rappresenta la coscienza di un popolo, quello tedesco di fronte alla barbarie nazista, lo fa senza dubbio con caratteristiche peculiari sue proprie: Bora ama l’arte, la musica, si commuove per la bellezza di Roma dalla quale a malincuore si allontana all’arrivo degli americani, prova tenerezza, lealtà, è capace di vera amicizia pur non sottraendosi ai suoi obblighi di militare, quando nelle ultime ore si dedica allo smantellamento e alla distruzione di edifici e postazioni militari, o quando è costretto a uccidere. Fa riavere alla Croce Rossa derrate di latte in polvere per i bambini, fa liberare senza ammetterlo il professore Maiuli, cerca di fare di tutto per sottrarre Foà a Keppler, e si adopera in tutti i modi pronto ad essere catturato e ucciso per neutralizzare la spia che si appresta a denunciare alla Gestapo gli ebrei di Roma.
Riuscirà a coronare il suo sogno d’amore con la signora Murphy? Glielo auguriamo, curiosi di scoprire quale sarà il suo destino, probabilmente diverso da quello di Claus Schenk von Stauffenberg.

Ben Pastor, nata a Roma, docente di scienze sociali nelle università americane, ha scritto narrativa di generi diversi con particolare impegno nel poliziesco storico. Della serie di Martin Bora Sellerio ha già pubblicato Il Signore delle cento ossa (2011), Lumen (2012), Il cielo di stagno (2013), Luna bugiarda (2013) La strada per Itaca (2014).

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’Ufficio Stampa Sellerio.

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