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:: Persistenti tracce di antichi dolori di Monica Bartolini (I Buoni Cugini Editori, 2016)

10 novembre 2017
persistenti tracce di antichi dolori

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Persistenti tracce di antichi dolori di Monica Bartolini è una raccolta di racconti di genere storico, tre per la precisione dal titolo Aes grave, Anno Domini 806 e Autodafè. Con un unico filo conduttore, preziosi manufatti di inestimabile valore (che sono rocambolescamente giunti fino a noi) che hanno nel passato scatenato gli istinti peggiori degli uomini. Le tracce di quegli antichi dolori persistono e ci portano a interrogarci sui misteri che li avvolgono. E questi misteri hanno spinto l’autrice a scavare nella memoria collettiva e nelle sue conoscenze storiche per riportare in vita, almeno sulle pagine, gli uomini e le donne che quelle drammatiche storie vissero. Certo sono personaggi di fantasia, alcuni, altri sono re o santi davvero esistiti, ma ciò che importa e ciò che interessa davvero è la commistione tra storia e fantasia, tra quello che è stato e quello che avrebbe potuto essere. Se amate il genere storico, troverete il gioco affascinante, la storia di Eusto e di sua moglie Alypia vi commuoverà, come i drammi patiti da Gayle, la straniera e le sue brighe per mettere sul trono suo figlio, o la storia di Antoni e degli ultimi Maya sterminati dagli spagnoli. Ma cosa è rimasto di tutto ciò dell’eco delle loro grida, del clangore delle spade delle loro lacrime? Sono rimaste vestigia antiche come l’Asse romano Minerva-Toro, è una moneta, la prima moneta bronzea della Roma repubblicana, custodita ancora oggi presso il Medagliere Capitolino, o Reliquiario di Monymusk, una preziosa teca di argento e pietre dure che conteneva l’osso del braccio di San Columba, il primo evangelizzatore della Scozia antica, ora in mostra presso il National Museum of Scotland di Edimburgo, o il Codex Dresdensis, una meravigliosa pergamena Maya custodita a Dresda presso la SLUB, la Biblioteca Universitaria del Land di Sassonia. Da questi oggetti che racchiudono un magnetismo forse magico, l’autrice ha creato le sue storie portandoci nel 293 a. C. alla vigilia della battaglia di Aquilonia, poi nel 806 d. c. nell’Abbazia di Iona, nelle Isole Ebridi interne, e infine nel 1562 quando si consumò un Autodafè, per ordine del tribunale religioso spagnolo, nello Yucatan ai danni delle ultime vestigia Maya. Storie di sangue, morte, vendetta, dolore, che l’autrice descrive non dimenticandosi del ruolo delle donne, soprattutto la coraggiosa Alypia e la determinata e astuta Gayle eroine di mondo dominato dal potere della forza e della violenza. Sono racconti parimenti belli, forse il primo è quello che mi è rimasto più impresso con la scena finale di grande pathos. Tre popoli dunque Sanniti, Gaelici, Maya spazzati via dalla storia a cui Monica Bartolini dà dignità raccontando le loro storie. Da segnalare la bellissima copertina di Niccolò Pizzorno. Buona lettura!

Monica Bartolini vive e lavora a Roma. Nota nel panorama letterario come la Rossachescrivegialli, è autrice di romanzi e racconti gialli, declinati in tutte le gradazioni possibili di noir. Il racconto Tanti auguri, Maresciallo! viene pubblicato su Giallo Mondadori n.3009. Con il racconto Cumino assassino ha vinto il Gran Giallo Città di Cattolica 2010, nell’ambito della XXXVII edizione del MystFest, pubblicato poi sul numero 3019 dei Gialli Mondadori. Ha pubblicato il giallo Interno 8. Ma il lavoro che ama di più è Le geometrie dell’animo omicida, che nel 2011 entra nella cinquina del Premio Tedeschi. Collabora alla diffusione del “morbo giallo” con recensioni di libri per i siti Thriller Cafè e Wlibri e leggendo i suoi libri gialli preferiti nelle scuole italiane, secondo il progetto “Piccoli Maestri”, una scuola di lettura per i ragazzi. Ha anche un suo sito, monicabartolini.it, dove esprime la sua anima gialla.

Source: libro inviato dall’ editore, si ringrazia l’ Ufficio Stampa.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: La scelta di Sigmund, Carlo A. Martigli (Mondadori, 2016)

11 aprile 2016
martigli

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La psicanalisi e la religione, il diavolo e l’acqua santa, per quanto per certi versi possano essere considerate agli opposti, si basano su un medesimo principio: la fede. La fede nelle capacità dell’uomo di sondare la mente umana, la fede in un Dio trascendente causa di tutto e attento ai destini dell’uomo. Bisogna credere, prima di conoscere. Senza questo atto di fede, crollano entrambe le strutture. Sembra un paradosso, ma è divertente vedere come spesso gli opposti coincidono, per cui non è tanto bizzarro leggere un libro in cui un papa, per la precisione Leone XIII, al secolo Vincenzo Gioacchino Raffaele Luigi Pecci, chiede aiuto a un medico viennese, e stiamo parlando di Sigmund Freud, padre della psicanalisi, per sbrigare alcune delicate faccende che per prudenza è bene restino segrete, al riparo delle grigie mura Vaticane.
Si sa la Chiesa ha sia grandi ricchezze che grandi nemici, ed è difficile capire di chi fidarsi, sia all’interno, che all’esterno. E quando un vecchio papa che sente i suoi giorni volgere al termine, per un bene più grande che gli intrighi di palazzo, vuole scoprire e neutralizzare tra gli aspiranti al soglio di Pietro qualcuno così pericoloso, così infido, così malvagio da avere legami con la morte di una povera pescivendola, e una guardia svizzera precipitati da una finestra nella messinscena di un apparente doppio suicidio, cosa può fare? Chiedere aiuto alla polizia del Regno d’Italia? No di certo e tanto meno alla gendarmeria vaticana. I nemici, i massoni, i socialisti, per dirne alcuni, non aspettano altro, uno scandalo che sommerga tutta la Chiesa.
Immaginatevi dunque un medico viennese, ebreo, ateo e massone a cospetto del papa, anzi al suo servizio. E questa idea è venuta a uno scrittore italiano, Carlo A. Martigli, che per il suo debutto in Mondadori, sceglie un titolo, La scelta di Sigmund, decisamente curioso. Per chi ha il preconcetto che gli italiani non sappiano scrivere romanzi storici, o se lo fanno li scrivano nozionistici e noiosi, una piccola sorpresa, La scelta di Sigmund non è il romanzo che vi aspettate. Non lo è affatto.
Innanzitutto i vari personaggi che intessono intrighi e commettono efferatezze di ogni genere, pur rispecchiando in un certo senso molto di quello che molti pensano avvenga in Vaticano, non sono esattamente personaggi di un’ agiografia, ma Martigli si è ben documento, quindi, a parte i dialoghi, molto di cui narra è realmente accaduto, sebbene si abbia la sensazione di sentire questi fatti per la prima volta.
Certamente qui siamo nel 1903, c’è tutto un contesto storico che filtra attraverso le pagine, ma di morti misteriose di guardie svizzere ne sono avvenute anche di recente (pensiamo solo al caso Cedric Tornay, Gladis Romero e Alois Estermann), e dopo tutto gli esseri umani anche con le loro vesti porporate restano, allora come oggi, esseri umani con colpe e miserie. Niente ci mette al riparo dal male, e bene o male tutti lo incontriamo nelle nostre vite. O papa Francesco non chiederebbe che si preghi per lui, al termine di quasi ogni apparizione pubblica.
Dopo questa mia divagazione, spero utile a farvi capire di che libro stiamo parlando, vorrei parlarvi in questa recensione, piuttosto che della trama [è sempre in un certo senso un giallo, ci sono dei morti, c’è un’ indagine (seppure bizzarra), è meglio non dire troppo], di alcune curiosità che non conoscevo.
50d942245aInnanzitutto che esistano una quantità spropositata di qualità di sigari, ognuna con il proprio nome, e le proprie qualità, e da non fumatrice è una cosa che mi ha sorpreso. Sigmund Freud ne fuma continuamente, e sempre diversi e costosi. Poi che Papa Leone XIII fosse un cultore o proprio un adepto del vino Mariani, un vino medicinale corretto con la Cocaina del Perù, e ne era così entusiasta che prestò la propria immagine per locandine pubblicitarie dell’epoca. Che già agli inizi del novecento si usasse una forma rudimentale di poligrafo, (anche Lombroso si ingegnò a perfezionarlo), capace di rendere evidente se il soggetto dell’indagine mentisse o dicesse al verità. Che tra massoni si salutasse in un determinato modo, e non ostante la scomunica immediata se scoperti molti alti prelati lo fossero. Che Leone XIII fu il papa più longevo (e simpatico) della storia. Che Francesco Giuseppe, imperatore del Sacro romano Impero, esercitò un antico diritto lo Ius Veti, per impedire l’elezione di un papa a lui sgradito (impedì la sepoltura in terra consacrata del figlio Rodolfo, morto suicida). Che la ditta Annibale Gammarelli è la più antica sartoria romana, e che sa secoli veste papi e cardinali.
Insomma di aneddoti curiosi e insoliti oltre a questi ce ne sono molti altri, e tutti funzionali alla storia, che mischia fantasia e realtà, e molto spesso la fantasia è una ricostruzione credibile della realtà.
Leone XIII, Sigmund Freud, Giuseppe Angelo Roncalli, futuro papa Giovanni XXIII, Mariano Rampolla del Tindaro, il segretario di Stato, Luigi Oreglia di Santo Stefano, decano dei cardinali e camerlengo, Joaquín De Molina y Ortega, aiutante di camera del pontefice, furono tutti personaggi realmente esistiti, i primi tre forse più conosciuti degli ultimi tre, ma dopo tutto i romanzi si leggono per il piacere della lettura, e in questo romanzo Martigli sfodera un cattivo da manuale.
Non anticipo certo se Freud riuscirà o no a smascherare il colpevole grazie all’applicazione delle sue teorie psicanalitiche, dall’interpretazione dei sogni, all’associazione di idee, dall’ipnosi, all’uso del poligrafo, starà a voi scoprirlo leggendo il libro, quello che mi piace pensare è che i buoni e i cattivi spesso non sono dove dovrebbero essere, e che ci sia sempre un piano superiore che mette a posto le cose, non ostante le brighe degli uomini. Un pulviscolo di atomi nella grandezza dell’universo e della immensità dell’eternità e della storia.
Se questa storia vi fosse piaciuta, non temete, ho la netta sensazione che ci saranno altre storie con Sigmund Freud protagonista, tutte altrettanto interessanti di questa, velata in un certo senso di malinconia per un amore tradito. Sì, il povero Freud era davvero un rubacuori, o almeno lo è in questo libro, e l’amore sappiamo tutti è il vero motore della storia e la vera cura. A presto dunque dottor Freud.

Carlo A. Martigli, toscano, dopo gli esordi come autore di narrativa per ragazzi, ha scritto i bestseller mondiali 999 l’ultimo custode (Castelvecchi, 2009; Tea, 2013) e L’eretico (Longanesi, 2012), pubblicati in oltre venti lingue. Il suo romanzo più recente è La congiura dei potenti (Longanesi, 2014).

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Anna dell’Ufficio Stampa Mondadori.

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:: Kaputt Mundi, Ben Pastor (Sellerio, 2015)

22 gennaio 2016
Copertina Ben pastor

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Kaputt Mundi, (Kaputt Mundi, 2002), di Ben Pastor uscì in edizione italiana nel 2003, ormai 13 anni fa, per Hobby & Work Publishing tradotto da Paola Bonini. Terzo romanzo in ordine di scrittura, in realtà cronologicamente situato ben dopo La canzone del cavaliere, Il signore delle cento ossa, Lumen, Il cielo di stagno, Luna bugiarda, e The Little Fires appena terminato in inglese, attualmente in fase di traduzione in italiano, (la pubblicazione da noi è prevista per la tarda primavera o l’estate di quest’anno), Kaputt Mundi si colloca in un punto di svolta della vita del maggiore Martin Bora, appena promosso tenente colonnello, e del volgere della Seconda Guerra Mondiale, verso una inevitabile e tragica disfatta tedesca.
Seguiranno Il morto in piazza e La Venere di Salò e i prossimi romanzi che ci porteranno a scoprire il destino dell’ ufficiale della Wehrmacht liberamente ispirato alla figura reale del colonnello Claus Schenk von Stauffenberg. Ora l’autrice sembra più interessata al passato del suo personaggio, tanto che il suo nuovo romanzo è ambientato in Bretagna nel 1940, (indipendentisti bretoni, preti in odore di satanismo, marinai, latifondisti, povera e umile gente…). Kaputt Mundi invece è ambientato a Roma tra l’8 gennaio del 1944 e il 4 giugno dello stesso anno. La nuova edizione di Sellerio oltre ad avere lo stesso precedente traduttore, Paola Bonini, presenta alcune modifiche del testo, qualche correzione e molte parti nuove che ne aumentano la lunghezza.
Per prima cosa penso sia giusta una precisazione: le vittime dell’attentato di Via Rasella appartenevano al Polizeiregiment “Bozen” (Reggimento di polizia “Bolzano”) i soldati erano altoatesini mentre ufficiali e sottoufficiali erano tedeschi. L’autrice è perfettamente a conoscenza di questo fatto, ma per motivi artistici e narrativi trasforma questo reggimento in un manipolo di SS. Detto questo, che sottolinea quanto un romanzo si discosti inevitabilmente dalla realtà, va comunque sottolineata la precisa e attenta ricostruzione storica a cui la Pastor ha dedicato una certosina cura dei particolari, dalle marche di medicine, al titolo delle riviste, alle canzoni che si sentivano per radio.
I ritratti dei personaggi realmente esistiti (c’è pure una fugace apparizione di Erich Priebke) si confondono con i ritratti dei personaggi di pura invenzione e a entrambi l’autrice dedica la stessa profondità e coerenza narrativa, sebbene su tutti spicchi il protagonista, Martin Bora, per il quale è molto difficile non provare empatia. L’affresco corale è omogeneo e vivido e impreziosito dal clima che realmente si visse a Roma in quei mesi di occupazione nazista,emerso probabilmente dai racconti familiari che l’autrice poté ascoltare, oltre che dalla documentazione in suo possesso.
In sottofondo due indagini poliziesche: una per scoprire il reale svolgersi delle ultime ore di Magda Reiner, un’addetta dell’Ambasciata tedesca, precipitata dalla finestra della sua abitazione, una per scoprire cosa si cela dietro la morte del cardinale tedesco Hohmann e della nobildonna Martina Fonseca. Tutto precipita, ma a Bora interessa solo scoprire la verità, unica consolazione in uno scenario desolante e desolato di violenza che non abbraccia nè condivide, in cui il destino non sembra risparmiagli nulla: l’abbandono della adorata Dikta, una nuova operazione al braccio menomato, il definitivo addio a donna Maria e all’amico ispettore Guidi, il fronte e la morte che sembra attenderlo a breve.
Romanzo di una bellezza melanconica e struggente, Kaputt Mundi è capace di affrontare una pagina della storia italiana (l’attentato di via Rasella a cui seguì, per rappresaglia, l’eccidio delle Fosse Ardeatine)con rigore e serietà storica e nello steso tempo parlandoci dei sentimenti e delle anime di coloro che vi parteciparono. E poi Roma è un altro personaggio accostabile ai bellissimi personaggi femminili che compaiono nel racconto dalla signora Murphy (di cui Bora si innamora), a Francesca, alla signora Carmela, alla prostituta romana Pompilia, pettegola ma capace di riservare sorprese, alla madre di Francesca e a Donna Maria, una madre per Bora.
Oltre alle pagine dedicate all’occupazione, alla vita sfavillante fatta di feste e mondanità degli occupanti negli alberghi del centro, si contrappongono pagine in cui vengono descritti il razionamento e le privazioni della popolazione, e le brutalità nelle carceri. E in questo clima una spia in cambio di denaro denuncia gli ebrei della capitale ancora nascosti destinandoli alla deportazione e alla morte.
Se Bora rappresenta la coscienza di un popolo, quello tedesco di fronte alla barbarie nazista, lo fa senza dubbio con caratteristiche peculiari sue proprie: Bora ama l’arte, la musica, si commuove per la bellezza di Roma dalla quale a malincuore si allontana all’arrivo degli americani, prova tenerezza, lealtà, è capace di vera amicizia pur non sottraendosi ai suoi obblighi di militare, quando nelle ultime ore si dedica allo smantellamento e alla distruzione di edifici e postazioni militari, o quando è costretto a uccidere. Fa riavere alla Croce Rossa derrate di latte in polvere per i bambini, fa liberare senza ammetterlo il professore Maiuli, cerca di fare di tutto per sottrarre Foà a Keppler, e si adopera in tutti i modi pronto ad essere catturato e ucciso per neutralizzare la spia che si appresta a denunciare alla Gestapo gli ebrei di Roma.
Riuscirà a coronare il suo sogno d’amore con la signora Murphy? Glielo auguriamo, curiosi di scoprire quale sarà il suo destino, probabilmente diverso da quello di Claus Schenk von Stauffenberg.

Ben Pastor, nata a Roma, docente di scienze sociali nelle università americane, ha scritto narrativa di generi diversi con particolare impegno nel poliziesco storico. Della serie di Martin Bora Sellerio ha già pubblicato Il Signore delle cento ossa (2011), Lumen (2012), Il cielo di stagno (2013), Luna bugiarda (2013) La strada per Itaca (2014).

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’Ufficio Stampa Sellerio.

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