Posts Tagged ‘Storia militare’

:: Lo specchio del pellegrino di Ben Pastor (Sellerio, 2026) a cura di Giulietta Iannone

4 giugno 2026

Lo specchio del pellegrino di Ben Pastor (The Pilgrim’s Mirror, 2026), scritto magistralmente in lingua inglese e tradotto in italiano, come sempre con grande perizia, da Luigi Sanvito, è il nuovo capitolo della straordinaria saga dedicata a Martin Bora, personaggio letterario ormai ben noto ai lettori appassionati di narrativa storica e militare.

Siamo a Odessa nell’autunno del 1941. Dopo essere sopravvissuto a un assalto che gli è costato la frattura di un braccio, Bora riceve dai suoi superiori un incarico delicato: indagare sulla morte del maggiore Alt, giudice militare impegnato nell’inchiesta su alcuni crimini di guerra. Quella che inizialmente appare come una classica indagine investigativa si trasforma presto in un viaggio attraverso le contraddizioni dell’Ucraina occupata, sospesa tra passato e futuro, tra memoria e tragedia, costringendo il protagonista a confrontarsi ancora una volta con i propri demoni interiori e con il conflitto irrisolto tra dovere militare e coscienza morale.

Ritengo, in tutta sincerità, che Ben Pastor sia un autentico genio della narrativa storica. Non è un’affermazione che faccio con leggerezza, ma una convinzione maturata attraverso la lettura di questo romanzo e dell’intera saga di Martin Bora. La sua scrittura è elegante, raffinata e profonda; ogni pagina è attraversata da una straordinaria ricchezza di riferimenti storici e da una penetrante analisi psicologica dei personaggi. Le sue storie possiedono un retrogusto amaro, inevitabile considerando il contesto storico in cui sono ambientate, ma al tempo stesso risultano profondamente edificanti nella loro riflessione sulla natura umana.

Martin Bora è uno dei personaggi più complessi e riusciti della narrativa contemporanea. L’autrice ne esplora l’interiorità con rara sensibilità, soffermandosi sulla sua fede religiosa, sul tormentato rapporto tra coscienza e obbedienza, sulla sua capacità di empatia e sul coraggio, tanto personale quanto militare, che lo contraddistingue. Bora non è un semplice investigatore né un semplice soldato: è un uomo che cerca di preservare la propria integrità morale in un mondo che sembra aver smarrito ogni riferimento etico.

I romanzi di Ben Pastor possono essere definiti senza esitazione alta letteratura. Ogni frase appare cesellata con cura artigianale, densa di informazioni sul periodo storico e di riflessioni che rivelano una conoscenza profonda della materia trattata. La sensazione è quella di trovarsi di fronte a un’autrice erudita, capace di trasformare una rigorosa ricerca storica in narrazione coinvolgente.

Leggere Ben Pastor è un’esperienza immersiva. Le sue pagine trasportano il lettore nel cuore degli eventi, facendogli vivere in prima persona le vicende del protagonista. In Lo specchio del pellegrino sembra davvero di trovarsi nell’Odessa del 1941, tra occupanti romeni, soldati tedeschi, prigionieri di guerra e popolazione civile. L’ambientazione è ricostruita con una cura impressionante, senza apparenti sbavature o incongruenze. Se vi fossero eventuali imprecisioni storiche, non possiedo le competenze per individuarle; tuttavia, anche qualora esistessero, resterebbero ampiamente giustificate dalla natura stessa dell’opera narrativa, che conserva il diritto a quelle licenze poetiche necessarie alla costruzione del racconto.

Colpisce inoltre l’accuratezza della ricerca documentaria che sostiene il romanzo. Ben Pastor si è avvalsa della collaborazione di numerosi esperti in campo storico e militare e ha saputo integrare nella narrazione mappe, testimonianze, leggende locali, usi e costumi dell’epoca, conferendo al testo una straordinaria autenticità.

In conclusione, Lo specchio del pellegrino conferma ancora una volta il talento eccezionale di Ben Pastor e la grandezza letteraria del ciclo di Martin Bora. Un romanzo che unisce indagine, storia, riflessione morale e profondità psicologica, capace di coinvolgere il lettore dall’inizio alla fine e di lasciargli molto su cui riflettere una volta chiusa l’ultima pagina. Per gli amanti del romanzo storico è una lettura imprescindibile; per chi ancora non conosce Martin Bora, rappresenta un eccellente motivo per avvicinarsi a una delle saghe più raffinate e intelligenti della narrativa contemporanea.

Ben Pastor, nata a Roma, docente di scienze sociali nelle università americane, ha scritto narrativa di generi diversi con particolare impegno nel poliziesco storico. Della serie di Martin Bora Sellerio ha già pubblicato Il Signore delle cento ossa (2011), Lumen (2012, 2022), Il cielo di stagno (2013), Luna bugiarda (2013), La strada per Itaca (2014), Kaputt Mundi (2015), I piccoli fuochi (2016), Il morto in piazza (2017), La notte delle stelle cadenti (2018), La canzone del cavaliere (2019), La sinagoga degli zingari (2021), La Venere di Salò (2022), La finestra sui tetti e altri racconti con Martin Bora, Lo specchio del pellegrino (2026). Premio Flaiano 2018.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’ufficio stampa Sellerio.

:: La Campagna di Russia 1941-1943 di Maria Teresa Giusti (il Mulino, 2016) a cura di Daniela Distefano

30 aprile 2019

LA CAMPAGNA DI RUSSIA -Maria Teresa GiustiLa guerra in Russia, soprattutto, era la prova dell’impreparazione italiana, della leggerezza con cui era stata condotta dal regime, le sconfitte, la delusione per il fallimento della propaganda fascista, che aveva evocato facili vittorie contro uno stato sovietico impreparato, compromisero gli entusiasmi iniziali degli ufficiali italiani e l’adesione al progetto del fascismo”.

La campagna militare italiana in Russia durante la Seconda guerra mondiale è stata oggetto di pubblicazioni sin dal momento in cui i soldati italiani partirono per il fronte.
I primi scritti sull’argomento – quelli di regime – risalgono al 1941, con il giornale “L’Illustrazione Italiana” che dedicò diversi numeri al Corpo di Spedizione Italiano in Russia (CSIR). Da allora, tra monografie, raccolte di atti, diari e memorie, articoli su giornali e riviste, film, relazioni e tesi di laurea, sono stati realizzati oltre 1.700 documenti divulgativi.
L’autrice di questo testo compatto ha integrato la principale bibliografia esistente con una portentosa ricerca archivistica: Archivio Centrale dello Stato, Archivio dell’Ufficio Storico dell’Esercito, Archivio Storico del Ministero degli Affari Esteri, quello diaristico di Pieve Santo Stefano e quello dell’Istituto Campano per la Storia della Resistenza, solo per quanto concerne la parte di ricerca svolta in Italia, per passare poi al National Archives di Londra, ma soprattutto all’Archivio Statale della Federazione Russa, all’Archivio Centrale del Servizio Federale di Sicurezza della Federazione Russa, all’Archivio Centrale del Ministero della Difesa russo per quanto riguarda la parte di ricerca svolta fuori i confini nazionali. Le fonti russe sono state fondamentali per far luce su particolari inediti e per comprendere il punto di vista dei sovietici, il loro atteggiamento verso la guerra e i nemici, nonché verso il regime di Stalin. La scrittrice, conoscendo la lingua russa, ha potuto tradurre personalmente la documentazione analizzata, interpretandola con gli occhi di una storica.
Maria Teresa Giusti parte da lontano, dalla descrizione della situazione politica post-Grande Guerra, per immergere il lettore negli avvenimenti dei mesi precedenti al patto Molotov-Ribbentrop che il ministro degli esteri Galeazzo Ciano descrisse come “un colpo da maestri” dei tedeschi. Come si arrivò allora alla strappo fatale? Alla guerra disastrosa per l’Italia al fianco dei nazisti e contro il colosso russo?
Lo studio minuzioso e i commenti dell’autrice si spingono oltre le già note problematiche della mancanza di materiali ed equipaggiamenti idonei per affrontare il clima russo, facendo trasparire le inefficienze e le responsabilità di alcuni uomini di vertice, come quelle del generale Cavallero.

Il 28 gennaio 1943, mentre si consumava la tragedia del corpo degli alpini sul Don, “Il Duce continua a vedere abbastanza ottimisticamente la situazione in Russia. Crede che i tedeschi hanno uomini, mezzi, energia per dominare gli eventi e forse per capovolgerli”. Tale visione errata era frutto di un’illusione e anche la conseguenza delle informazioni che arrivavano al duce da Cavallero.(..). Questi fu sostituito il 30 dello stesso mese da Vittorio Ambrosio come capo di Stato Maggiore generale”.

Le vicende del CSIR prima e dell’Armata Militare Italiana in Russia (ARMIR) poi non furono limitate a ciò che accadde sul Don o attorno alla città di Stalingrado. Come messo in evidenza da Maria Teresa Giusti, la campagna di Russia si svolse anche lontano dai campi di battaglia.
Una figura molto presente in questo volume è quella del generale Giovanni Messe. Assieme a Mussolini, Hitler e Stalin, è il nome più ricorrente e con il suo La guerra sul fronte russo e il fondo Messe presso l’Archivio Storico dello Stato Maggiore Esercito, costituisce un valido punto di riferimento per la storia non solo militare della campagna di Russia. “La Campagna di Russia 1941-1943” (il Mulino) è un libro succoso, documentatissimo, che aiuta il lettore nell’analisi di eventi tragici e ancora oggi imperscrutabili e fornisce anche interessanti osservazioni della storiografia russa permettendo di considerare gli avvenimenti da diversi punti di vista.

Maria Teresa Giusti insegna nell’Università “Gabriele D’Annunzio” a Chieti. Ha conseguito i seguenti titoli:
– Dottorato di Ricerca in “Storia politica comparata dell’Europa. XIX e XX sec.”, XIV ciclo, presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bologna il 10 febbraio 2003, con la tesi dal titolo Italiani e tedeschi nei campi di prigionia militare in Unione Sovietica. 1941-1946.
– Laurea in Materie letterarie (indirizzo storico), conseguita il 9 luglio 1998 presso l’Università degli Studi dell’Aquila con la tesi dal titolo Rapporti tra Italia e Unione Sovietica. I prigionieri italiani nell’URSS durante la seconda guerra mondiale: dalla propaganda antifascista nei campi al rimpatrio.
– Laurea in Lingue e letterature straniere (I lingua russo, II lingua inglese), conseguita l’11/03/1988 presso l’Università degli Studi dell’Aquila, con la tesi dal titolo Garšin e la letteratura del dolore.

Source: Libro inviato dall’Editore. Rngraziamo Cristina e Cinzia dell’Ufficio Stampa “il Mulino”.