:: Il Fantastico secondo Alessia Mainardi, a cura di Elena Romanello

alessiamainardiAlessia Mainardi, parmigiana doc, è un nome noto da diversi anni a chi si occupa di cultura fantastica e frequenta le fiere: cosplayer storica, attivista sociale per i diritti dei disabili, autrice delle due saghe fantasy di Argetlam e Avelion e del romanzo steampunk Blink. Ma sentiamo cosa racconta lei stessa sulla sua vita e la sua arte poliedriche e interessanti.

Come nasce la tua passione per i generi del fantastico, steampunk e fantasy?

Potrei dire che questa passione nasce con me. Mi spiego meglio: fin da bambina adoravo le fiabe, inventavo storie fantasiose che raccontavo io a mia nonna e non viceversa. Crescendo questa mia inclinazione verso tutto ciò che è fantastico si è allargata abbracciando i libri che leggevo, non solo romanzi di genere, ma anche saggistica su mitologia, leggende, misteri e archeologia, in particolare egittologia; per poi passare ai film e le serie TV che seguivo e, ovviamente, anche i cartoni animati, non solo Disney, quanto più gli anime giapponesi, i quali mi hanno fatto approdare ai manga. Alla fine, quando sono diventata scrittrice, per me è stato naturale continuare nel solco della passione che mi è sempre appartenuta.

In che universo ti sei sentita più a tuo agio, in quello fantasy o in quello steampunk?

Sicuramente in quello steampunk. Come ho detto prima sono appassionata di mitologia, archeologia e anche di periodi storici più recenti, come quello vittoriano in cui lo steampunk affonda le sue radici. Avendo adorato i romanzi di Jane Austen così come le avventure di Sherlock Holmes descritte da Sir Arthur Conan Doyle calarmi in quell’atmosfera, condendola di un pizzico di magia e fantasia, per me è stato molto più stimolante che creare dal nulla un intero mondo nuovo come richiede il fantasy. Preferisco nascondermi tra le pieghe di ciò che è familiare e conosciuto e ribaltarne la concezione con qualche innovazione imprevista.

Cosa pensi della situazione di questi generi in Italia?

Da lettrice devo dire di trovare le proposte italiane riguardanti il fantasy spesso noiose e ripetitive, come evidenziano bene la somiglianza di trame e copertine, per questo mi avvicino più volentieri all’urban-fantasy e allo steampunk. L’offerta è minima se rapportata ad altri generi più di moda come il paranormal-romance o anche il filone distopico, anch’essi abusati più che sfruttati, ma come ho detto prima, questi generi che partono da un periodo storico preciso, da una realtà comune a tutti, e poi la stravolgono, spesso racchiudono trovate originali e molto apprezzabili che non sono presenti in altri generi. Da scrittrice dunque, pur avendo esordito con una trilogia fantasy classica, me ne sono allontanata quasi subito, poiché desidero proporre ai miei lettori ciò che io per prima trovo differente e godibile.

Vuoi raccontare qualcosa della sua esperienza nel cosplay e del libro che hai scritto in tema?

La mia parentesi cosplay rientra nella mia passione per il fantastico, i film, gli anime e i manga. Era un modo per rendere reali i personaggi che amavo vestendone i panni. Il che da la possibilità di sfidare se stessi facendo cose che normalmente non rientrano nella nostra routine e, anche, di rapportarsi con gli altri dimenticando timidezza e inibizioni. Attraverso il cosplay si impara qualcosa di più del recitare un testo a lungo provato su di un palco, l’immedesimarsi in un personaggio al punto da renderlo reale per chi ti incontrerà in fiera e con cui dovrai interagire.
In più essendo io disabile, affetta da una malattia genetica rara che si chiama Atassia di Friedreich, cominciai a fare cosplay subito dopo la diagnosi come reazione alla mia condizione, scoprendo che con un costume addosso non ero più la ‘povera ragazza disabile’ di cui avere pena, bensì una cosplayer come tante altre, una del gruppo. Con il cosplay prendevo una pausa da me stessa e per assurdo, nei panni di un personaggio irreale, mostravo agli altri la vera me stessa, senza le limitazioni della mia malattia. Ero ciò che volevo essere.
Questa mia scoperta ho voluto inserirla nel libro autobiografico Alessia in Cosplayland proprio per condividere ciò di cui mi ero accorta e che ho sperimentato in prima persona, ovvero che, come scrivo nel testo, a volte ‘la disabilità è solo questione di punti di vista’ e ‘la volontà è ciò che rende chiunque in grado di realizzare anche l’impossibile’. Se non avessi imparato a guardare la mia disabilità da un’angolazione diversa, prendendola non come limite, ma semplicemente come un differente punto di partenza, non sarei dove sono ora a fare quello che faccio.

Prossimi progetti?

Come editore insieme ad Ailus Editrice, l’associazione di cui sono presidente, nata dalla passione di un gruppo di scrittori, illustratori e lettori, che ha lo scopo di far conoscere il mondo del fantastico a 360 gradi, pubblicando i lavori dei suoi artisti e collaboratori, davvero molti che mi vedranno impegnata per tutto il 2017. Come autrice, ho abituato i miei lettori ad avere un mio libro nuovo all’anno e non li deluderò. A novembre potrete leggere un romanzo che ho ribattezzato di ambientazione archeo-fantasy in cui saranno chiamate in causa le divinità dell’Antico Egitto, una delle mie passioni più vecchie e radicate.

Per ulteriori informazioni su Alessia visitare il suo sito ufficiale www.alessiamainardi.net e quello dell’AssociazioneAilus Editrice: www.ailuseditrice.it

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