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:: La libraia di Auschwitz di Dita Kraus (Newton compton 2021) a cura di Giulietta Iannone

26 maggio 2021

A soli tredici anni Dita viene deportata ad Auschwitz insieme alla madre e rinchiusa nel settore denominato Campo per famiglie (tenuto in piedi dalle SS per dimostrare al resto del mondo che quello non fosse un campo di sterminio): quello che conteneva il Blocco 31, supervisionato dal famigerato “Angelo della morte”, il dottor Mengele. Qui Dita accetta di prendersi cura di alcuni libri contrabbandati dai prigionieri. Si tratta di un incarico pericoloso, perché gli aguzzini delle SS non esiterebbero a punirla duramente, una volta scoperta. Dita descrive con parole di una straordinaria forza e senza mezzi termini le condizioni dei campi di concentramento, i soprusi, la paura e le prevaricazioni a cui erano sottoposti tutti i giorni gli internati. Racconta di come decise di diventare la custode di pochi preziosissimi libri: uno straordinario simbolo di speranza, nel momento più buio dell’umanità. Bellissime e commoventi, infine, le pagine sulla liberazione dei campi e del suo incontro casuale con Otto B Kraus, divenuto suo marito dopo la guerra. Parte della storia di Dita è stata raccontata in forma romanzata nel bestseller internazionale “La biblioteca più piccola del mondo”, di Antonio Iturbe, ma finalmente possiamo conoscerla per intero, dalla sua vera voce. La vera storia di Dita Kraus, la giovanissima bibliotecaria di Auschwitz, diventata un simbolo della ribellione, finalmente raccontata da lei stessa.

Otto e Dita Kraus, marito e moglie, entrambi insegnanti e scrittori, sono tra i pochi sopravvissuti ad Auschwitz. Già basta questa semplice frase per capire l’importanza e il valore di testimonianza dei loro scritti. Otto Kraus è noto per il romanzo Il maestro di Auschwitz ispirato alla sua esperienza nel campo di sterminio, mentre il libro edito quest’anno da Newton compton, La libraia di Auschwitz, scritto dalla moglie Dita Kraus non è un romanzo ma una vera autobiografia, più vicina alla saggistica che alla fiction. Dita nel suo libro, diviso in tre parti, ci parla nella prima parte della sua infanzia, della sua famiglia, dell’amore per i libri maturato in una famiglia intellettualmente vivace di socialisti cecoslovacchi che dava grande importanza all’istruzione, anche femminile; nella seconda parte ci parla del suo internamento ad Auschwitz; e nella terza della sua vita dopo la liberazione. Quello che colpisce di questo libro è l’assoluta mancanza di artifici retorici. Il volume è infatti caratterizato da una scrittura semplice, piana, diretta, frasi brevi ed essenziali che narrano un vissuto senza la volontà nè di commuovere nè di stupire. Dita ci narra semplicemente se stessa, con grande dovizia di particolari semplici, umili, quotidiani. Il linguaggio stesso è quotidiano, normale. E quando commuove, perchè ci sono frasi che colpiscono nel profondo, quasi non se ne accorge e con levità e grazia passa oltre. Se il cuore del libro è senz’altro la seconda parte dove viene narrato il periodo di internamento prima nel ghetto e campo di concentramento di Terezin, poi ad Auschwitz, poi in altri campi di lavoro in Germania, quello che mi ha davvero colpito, il vero messaggio del suo libro è il grande valore e l’importanza che ha l’educazione dei bambini e ragazzi. Quando le leggi razziali vietarono ai bambini e ragazzi ebrei di frequentare le scuole fortunosamente i genitori cercarono di far proseguire le lezioni in forma clandestina, fin quando era possibile, fino dentro ad Auschwitz stesso, come testimonia anche Otto Kraus nel suo romanzo, per cui non trovo fuori posto il titolo italiano dato al libro, (l’originale è A Delayed Life) sebbene nella realtà la parte dedicata a questa piccolissima biblioteca clandestina all’interno di Auschwitz sia molto limitata, giusto un accenno, ma significativo e importante. L’importanza dei libri, dell’educazione è fondamentale in qualsiasi circostanza, anche nei terribili frangenti che visse Dita tra persecuzioni, internamento, e lavori forzati. Il messaggio di questo libro quindi trascende il personale vissuto e si proietta oltre facendoci capire l’importanza di coloro che si dedicano all’insegnamento e alla cura dei più piccoli (i veri eroi di Auschwitz come li definisce l’autrice). Ne consiglio la lettura, specialmente nelle scuole, e a tutti coloro che vogliono conoscere meglio e più da vicino cosa fu l’Olocausto e che portata ebbe nelle vite di tante persone e famiglie. Traduzione di Laura Miccoli.

Dita Kraus nata a Praga nel 1929, è una soprav­vissuta all’Olocausto ed è la vera bi­bliotecaria di Auschwitz. Dopo la morte del marito Otto Kraus, autore di Il maestro di Auschwitz, avvenuta nel 2000, ha continuato la sua impor­tante opera di diffusione della verità. Vive in Israele.

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo Antonella dell’Ufficio stampa Newton Comptron.

:: Flix di Tomi Ungerer (Camelozampa, 2021) a cura di Giulietta Iannone

22 maggio 2021

Camelozampa, casa editrice indipendente del padovano, spacializzata in letteratura per bambini e ragazzi, riporta in Italia dopo vent’anni Flix, uno dei più amati e graffianti classici di Tomi Ungerer. Un picture book satirico, in grande formato, ad alta leggibilità, scritto e illustrato dallo stesso autore e tradotto da Sara Saorin.

Ma chi è Flix? È un cane, un buffo carlino che ha per genitori una coppia di gatti. Cresce a Borgatto, parla fluentemente gattese e dal suo padrino, il dottor Medoro Klops, un bassotto, impara a parlare canino e a nuotare.

Naturalmente per lui la vita non è subito facile, un cane nato da due gatti non si è mai visto, ma grazie alla sua simpatia e al suo coraggio si farà nuovi amici ed entrerà nel cuore di tutti vivendo fantastiche avventure.

Flix ci parla di diversità, di emerginazione anche, ma soprattutto del fatto che non bisogna mai arrendersi e grazie alle doti personali ciò che ci differenzia non è più un ostacolo, anzi diventa un valore aggiuto, perchè ognuno è unico, diverso da tutti gli altri e perciò portatore di valori e qualità tutte proprie.

Un albo dunque con un forte messaggio contro ogni forma di razzismo o esclusione che insegna ai bambini a non farsi spaventare dai pregiudizi e che niente è davvero impossibile, affrontando la questione razziale con umorismo e leggerezza e trasmettendo positività e fiducia nel futuro grazie all’ ironico lieto fine.

Le illustrazioni sono buffe e divertenti, molto colorate, capaci di attirare l’attenzione dei più piccoli e fare riflettere i più grandi.

Copertina cartonata. Stampato su carta ecologica certificata FSC.

Tomi Ungerer (1931-2019) è stato uno dei giganti della letteratura per bambini. Ha vinto l’Hans Christian Andersen Award for Children’s Literature, il Premio Andersen italiano, il National Prize for Graphic Arts in Francia, il Lifetime Achievement Award della Society of Illustrators, USA, lo European Prize for Culture e molti altri riconoscimenti. Inoltre è stato insignito del titolo di Commandeur de la Legion d’Honneur.
Amatissimo autore di oltre 140 libri per bambini, tradotti in 28 lingue, è stato anche uno dei più grandi illustratori satirici contemporanei, impegnato in battaglie politiche e sociali. La sua città natale, Strasburgo, gli ha dedicato un museo. Tra i suoi libri per bambini pubblicati in italiano, Otto. Autobiografia di un orsacchiotto, I tre briganti, La nuvola blu, L’uomo della luna, Emile, Niente baci per la mamma e per Camelozampa è già uscito Allumette.

Sara Saorin, laureata alla Scuola Interpreti e Traduttori di Bologna, è co-fondatrice di Camelozampa, per la quale ha tradotto i romanzi, tra gli altri, di Marie-Aude Murail, Christophe Léon, Christian Bobin, Alexandre Jardin e gli albi di Anthony Browne, Tony Ross, Michael Foreman, Quentin Blake, tra cui Zagazoo, Premio Andersen 2017. La sua traduzione di Meno male che il tempo era bello è finalista Premio Strega Ragazze e Ragazzi 2020.

Source: albo inviato dall’editore. Ringraziamo Francesca Tamberlani di LaChicca Ufficio Stampa Specializzato in libri per bambini e ragazzi.

:: da quassù di Cristina Caboni, disegni di Flavia Cuddemi (Edizione Noarte Paese Museo, 2021) a cura di Giulietta Iannone

20 maggio 2021

San Sperate è un paese museo della Sardegna forse unico in Italia, famoso in tutto il mondo, in cui vengono artisti di tutti i paesi per dipingere e colorare i muri delle sue case, ed è questo che vedono le due simpatiche rondini protagoniste dell’albo per bambini da quassù con testi di Cristina Caboni e bellissimi acquarelli di Flavia Cuddemi edito da Edizione Noarte Paese Museo.

Anche l’albo è un’opera d’arte come il paese e ci racconta un mondo in cui la bellezza diventa patrimonio comune di una comunità coesa e solidale aperta ai visitatori piccoli e grandi.

Albo per bambini ma anche da collezionare, perchè no.

I testi sono tradotti anche in sardo e in inglese e nelle note dell’editore viene narrata la storia del Paese Museo di San Sperate, se mai un giorno voleste visitarlo come le simpatiche rondini che lo vedono da lassù, dal cielo.

Il messaggio custodito nell’albo è un messaggio prezioso, di solidarietà, di condivisione e di inclusione, in cui un’opera comune diventa patrimonio di tutti. Perchè la bellezza ha più valore se condivisa. E l’Italia è un paese di tesori spesso sconosciuti che meritano una più attenta valorizzazione. Traduzione in sardo di Salvatore Mossa. Traduzione in inglese di Ellen Pala e Davide Artizzu.

Cristina Caboni vive con il marito e i tre figli in provincia di Cagliari, dove si occupa dell’azienda apistica di famiglia. È l’autrice dei romanzi pubblicati da Garzanti Il sentiero dei profumi – bestseller venduto in tutto il mondo, che ha conquistato la vetta delle classifiche italiane e straniere – e il suo seguito, Il profumo sa chi sei, La custode del miele e delle api, Il giardino dei fiori segreti – Premio Selezione Bancarella 2017 – La rilegatrice di storie perdute e La stanza della tessitrice

Flavia Cuddemi nasce a Scicli, in Sicilia, nel 1988. Studia a Pisa ingegneria biomedica e finiti gli studi inizia a lavorare utilizzando la sua formazione. Dopo pochi anni e molte riflessioni lascia il suo lavoro per dedicarsi completamente alla vocazione per il disegno.
Si trasferisce a Roma per studiare illustrazione, e a Roma vive e lavora oggi. 

Source: albo inviato dall’editore. Ringraziamo Francesca Tamberlani di LaChicca Ufficio Stampa Specializzato in libri per bambini e ragazzi.

:: Ghosting di Alessandro Perissinotto e Fabrizio Fulio Bragoni (Giunti, 2021) a cura di Giulietta Iannone

19 maggio 2021

Alla voce ghosting la Treccani dice:

ghosting (Ghosting) s. m. inv. Comportamento di chi decide di interrompere bruscamente una relazione sentimentale e di scomparire dalla vita del partner, rendendosi irreperibile. ◆  La tecnica del ghosting, del diventare fantasmi di se stessi agli occhi dell’ex pare andare per la maggiore sia nella vita reale sia tra i vip. Di solito per “sparire” si inizia dai social network: via l’amicizia daFacebook, via le foto da Instagram e via ogni tweet che riconduca all’ormai ex. (Barbara Massaro, Panorama.it, 2 luglio 2015, ‘Società’)  La finissima arte del dileguarsi si chiama Ghosting: la persona che ami a un certo punto sparisce, fa perdere le tracce, non risponde alle chiamate, praticamente si smaterializza e con lei anche la fiducia nel rapporto. (Valentina Maran, Elle.it, 10 settembre 2015, blog Sesso).
Dall’ingl. (to) ghost (‘muoversi come un fantasma’).

A chi non è capitato di fare o subire ghosting nella sua vita? È un’esperienza molto dolorosa legata all’immaturità psicologica di chi la pratica, all’autostima, al senso di perdita e di abbandono senza una spiegazione, senza una motivazione con cui venire a patti, per chi ne è vittima.
Chi fa ghosting semplicemente scompare all’improvviso senza dare una spiegazione, dai social, smette di rispondere al telefono, a volte scompare non solo dal mondo virtuale ma anche nel mondo reale, rendendosi irreperibile e lasciando l’abbandonato afflitto da mille dubbi e sensi di colpa.
Fenomeno diffuso tra gli adulti ma anche soprattutto tra i giovani, magari alle prese con le prime esperienze sentimentali, e chi ne è vittima non prova solo dolore psicologico, ma anche fisico. Non potere contestualizzare un abbandono, sia in un rapporto amoroso che di amicizia, rende la perdita molto più ingestibile e traumatizzante.
E proprio di ghosting parla il romanzo dall’omonimo titolo scritto a quattro mani da Alessandro Perissinotto e Fabrizio Fulio Bragoni ed edito da Arya Giunti.
Un young adult contemporaneo ambientato a Torino capace di portarci in un mondo molto spesso sommerso e di difficile decifrazione.
Il “fantasma” della situazione è Khaled, un giovane tunisino a Torino per frequentare l’università, esperto informatico, intelligente, brillante che a una festa di universitari conosce Michela, un po’ più giovane, all’ultimo anno di liceo, e dall’incontro nasce una bella storia d’amore interrotta bruscamente dalla scomparsa del ragazzo.
Michela non sa darsene una ragione, una spiegazione razionale e può solo preoccuparsi temendo che gli sia successo qualcosa. Così aiutata dalla sua migliore amica Carola, e da Nicola il suo ragazzo iniziano a cercare Khaled e più indagano più i segnali sono preoccupanti.
Anche quando decidono di chiedere aiuto alla polizia sembra che finiscano in un vicolo cieco: la scomparsa viene catalogata come volontaria e ai tre amici non resta altro che continuare a seguire da soli le labili tracce che Khaled ha lasciato dietro di sé.
In una Torino labirintica, ormai molto diversa dalla Torino della Fiat delle passate generazioni, che ha imparato a diventare multietnica forse molto prima di altre città italiane, si dipana una trama gialla tra il romanzo avventuroso e la storia di formazione. Le dinamiche giovanili vengono seguite con sensibilità e attenzione rendendo la lettura utile anche agli adulti che vogliono conoscere meglio il mondo dei loro figli.
Non vi anticipo il finale né vi do indizi sulle cause della sparizione di Khaled ma posso dirvi che sarà il forte legame tra i ragazzi a portarli sulla giusta strada, perché spesso le apparenze ingannano e la realtà supera di gran lungo quello che proiettiamo con la nostra immaginazione. Valore aggiunto del romanzo i numerosi rimandi (spiegati in appendice, ma cercate di divertirvi arrivandoci da soli, io mi sono accorta che c’erano dalla anatre a Central Park di pagina n°26) a film, libri canzoni, di stampo postmodernista. E c’è anche la playlist con brani musicali da ascoltare durante la lettura.

Alessnadro Perissinotto è docente di Teorie e tecniche delle scritture all’Università di Torino. È autore di 16 romanzi tradotti in una decina di lingue e vincitori di numerosi premi letterari.

Fabrizio Fulio Bragoni appassionato di noir e di thriller, gestisce “Non solo noir”, uno dei più attivi blog sul genere poliziesco. 

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo l’Ufficio stampa Giunti e gli autori. 

:: Il ritorno del Samaritano di Michele Venanzi (Marna 2021) a cura di Giulietta Iannone

14 maggio 2021

Chi non conosce la parabola del Buon Samaritano narrata nel Vangelo di Luca 10, 30-35 (se avete un Vangelo sottomano vi consiglio di rileggerla)? Forse tra le parabole usate da Gesù per farsi capire dagli uomini del suo tempo, ma anche da noi oggi, è una delle più radicali e se vogliamo emozionanti, perché ci parla della carità in azione, dei pregiudizi, di cosa possiamo fare noi concretamente nelle nostre vite per essere e non solo apparire buoni, degni dell’amore di Dio e del prossimo e della stima di noi stessi.

Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto.”

Così inizia, nella sua essenzialità e drammaticità ci parla della condizione umana, della sua fragilità, di quanto siamo in balia degli altri che possono assalirci e depredarci o tenderci una mano e aiutarci. Ma non solo, quest’uomo si trova ferito, sanguinante, prossimo alla morte in una landa deserta (senza aiuto la morte è certa), prossimo dunque a non perdere solo i beni materiali ma pure la cosa più preziosa, la vita, e cosa succede? Passa un sacerdote, un uomo probo, stimato, un uomo che dovrebbe essere un esempio di rettitudine e di misericordia per la sua comunità e passa oltre. Poi passa un levita, un maestro della legge e anche lui passa oltre.

Chi si ferma invece? Un Samaritano. E qui è bene aprire una parentesi. Al tempo di Gesù i Samaritani erano gente di cattiva fama, disprezzati, giudicati impuri, reietti ai margini della società. Quindi le ultime persone al mondo da cui ci si aspetterebbe qualcosa, tanto meno un atto di misericordia.

E proprio lui invece che fa? Inaspettatamente oltre a fermarsi presta soccorso, si carica in spalle l’uomo ferito, lo cura, lo porta al sicuro nella prima locanda e paga di tasca sua l’assistenza.

Fa insomma un gesto rivoluzionario, si fa garante del suo prossimo, di un estraneo incontrato per strada che può essere un ladro, un assassino, lui non lo conosce appunto, e infatti Gesù alla fine chiede, consapevole che non è una risposta così scontata, chi dei tre si è comportato rettamente, è stato prossimo per l’altro essere umano in difficoltà?

La nostra sensibilità moderna ci fa giungere subito alla giusta risposta, ma allora i pregiudizi erano molto radicati, per cui oggi al Samaritano dovremmo sostituire un drogato, un mafioso, un infedele, un eretico, per dare forte il senso dell’esclusione sociale in cui era relegato il Samaritano della parabola.

E proprio per attualizzare una parabola senza tempo e renderla più fruibile all’uomo di oggi Michele Venanzi ha scritto un racconto dal titolo Il ritorno del Samaritano, edito con Marna edizione, nella collana i Sentieri. Venanzi non è uno scrittore professionista, fa altro di professione, ma proprio la sua vicinanza alla sofferenza e alle problematiche dell’uomo di oggi, il suo interesse a unire psicologia e spiritualità, l’hanno portato ad approfondire questi temi e ad attualizzare la parabola parlandoci di Andrea, Tobia, e Taddeo, perché anche l’oste della locanda merita un posto speciale in questa storia di salvezza, il male ha fatto i suoi danni ma la solidarietà il tendere una mano al prossimo ha prevalso.

La scrittura è piana, semplice, essenziale, come il rimando e l’originale biblico, si legge in un’oretta, fermandosi a meditare e riflettere. È un bel racconto, edificante in senso buono non pedante, se avete modo ve ne consiglio la lettura.

Michele Venanzi è nato a Milano, vive oggi con la famiglia in provincia di Como. Formatosi a partire da studi classici presso i Salesiani, ha approfondito tematiche spirituali e religiose. Psicologo e psicoterapeuta, oggi si interessa di integrare psicologia e spiritualità.

Source: libro inviato dall’autore che ringraziamo.

:: Anna dai capelli rossi di Lucy Maud Montgomery a cura di Angela Ricci, illustrazioni di Elisa Bellotti (Gallucci Editore 2021) a cura di Giulietta Iannone

9 maggio 2021

Ecco un nuovo libro per bambini, dai 6 anni in su, nella collana Prime letture Stelle Polari – Grandi storie per i primi lettori di Gallucci editore: Anna dai capelli rossi di Lucy Maud Montgomery, un capolavoro della letteratura per l’infanzia celebre anche per l’anime giapponese prodotto dalla Nippon Animation nel 1979 da cui fu tratto. Anna dai capelli rossi, qui raccontato da Angela Ricci e illustrato da Elisa Bellotti, è un’ottima lettura propedeutica per i più piccini in stampatello maiuscolo per i primi progressi, con il carattere ad alta leggibilità EasyReading. Narra la storia di Anna, una simpatica e vispa ragazzina di undici anni dai lunghi capelli rossi legati in due trecce, che arriva a Avonlea, paesino su un’isola davanti alla costa del Canada. Matthew e Marilla, fratello e sorella ormai anziani, decidono di adottare un ragazzo dall’orfanotrofio che li aiuti nella loro fattoria Green Gables, e quando si vedono arrivare Anna sulle prime sono un po’ perplessi, ma Anna è troppo simpatica e sa farsi volere bene così decidono di non mandarla indietro. Sarà l’inizio di una grande avventura, di nuove amicizie, della scuola, e dell’incontro con Gilbert Blythe, sulle prime visto da Anna come presuntuoso e antipatico, ma poi… Interamente a colori, nelle ultime pagine troviamo anche Gioca con la storia, dove il bambino può scrivere, disegnare e seguire i semplici e divertenti esercizi di comprensione del testo.

Lucy Maud Montgomery nacque a New London, in Canada, nel 1874 e morì a Toronto nel 1942. Nella sua vita pubblicò numerosi libri per ragazzi, raggiungendo l’apice del successo nel 1908 con Anna dai capelli rossi, primo di una serie di otto volumi. Le vicende dell’orfanella erano in parte ispirate all’infanzia dell’autrice, che da piccola aveva perso la madre ed era stata allevata dai nonni. Tradotte in decine di lingue, le storie di Anna hanno continuato ad avere grande seguito fino a oggi, grazie anche alla celebre serie animata giapponese che la tv italiana ha trasmesso a partire dal 1980 e alla recentissima fiction distribuita da Netflix in tutto il mondo.

Angela Ricci ha ritradotto per Gallucci editore gli otto romanzi della saga di Anna dai capelli rossi. Vive e lavora a Roma.

Elisa Bellotti è un un’accanita lettrice di libri e manga, una fan del mondo fantasy e una cat lover. Ma soprattutto è un’illustratrice, dal momento che non sa fare altro che disegnare. Dalla nebbiosa Pavia collabora con importanti case editrici italiane ed estere e ha ottenuto numerosi premi a livello nazionale.

Source: libro inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo Marina dell’ufficio stampa Gallucci editore.

:: Review Party: Dante Enigma di Matteo Strukul (Newton Compton 2021) a cura di Giulietta Iannone

6 maggio 2021

Firenze 1288. Una città cupa, fosca, nelle mani di Corso Donati, capo dei guelfi, assetato del sangue dei nemici, quei ghibellini che hanno appena sterminato i senesi – alleati dei fiorentini – nelle Giostre di Pieve al Toppo. In questo teatro d’apocalisse si muove il giovane Dante Alighieri: coraggioso, innamorato dell’amore e consacrato a Beatrice, ma costretto a convivere con la moglie, Gemma Donati; amico di Guido Cavalcanti e di Giotto, amante della poesia e dell’arte ma chiamato dal dovere sul campo di battaglia. Firenze infatti si prepara a un ultimo, decisivo scontro, e Dante dovrà dar prova del proprio coraggio impugnando le armi a Campaldino. Quando Ugolino della Gherardesca, schierato coi guelfi e imprigionato nella Torre della Muda a Pisa, morirà di fame fra atroci tormenti, Corso si deciderà a muovere guerra ai ghibellini. Il giovane Dante si unirà allora ai feditori di Firenze, affrontando il proprio destino in una sanguinosa giornata che ha segnato il corso della storia d’Italia. E che segnerà necessariamente anche lui, come uomo e come poeta. Guerriero, appassionato, avventuroso. Un Dante inedito.

Matteo Strukul È nato a Padova nel 1973. È laureato in Giurisprudenza, dottore di ricerca in Diritto europeo e membro della Historical Novel Society. Le sue opere sono in corso di pubblicazione in quaranta Paesi e opzionate per il cinema. Per la Newton Compton ha esordito con la saga sui Medici, che comprende Una dinastia al potere (vincitore del Premio Bancarella 2017), Un uomo al potere, Una regina al potere e Decadenza di una famiglia. Successivamente ha pubblicato Inquisizione Michelangelo, Le sette dinastie, La corona del potere e Dante enigma. Per essere informati sul suo lavoro: matteostrukul.com 

Dante Alighieri morì a Ravenna nella notte tra il 13 e il 14 settembre del 1321, e proprio quest’anno ricade il 700mo anniversario. Tra le tante celebrazioni Newton Compton fa uscire il romanzo storico Dante Enigma, di Matteo Strukul il più pulp tra gli autori italiani che coniugano storia, avventura, e sfumature noir.

Di cosa parla questo romanzo? Della gioventù turbolenta di Dante, che non fu solo il sommo poeta che noi tutti conosciamo, ma qui lo vediamo in una veste inedita per molti, sul campo di battaglia di Campaldino, la più cruenta e sanguinosa battaglia del Medioevo, che vide contrapposti i guelfi di Firenze e i ghibellini di Arezzo.

Facciamo fatica a immaginarci un Dante guerriero, ma proprio l’orrore di quel campo di battaglia se vogliamo è stato fonte di ispirazione per l’Inferno della sua Commedia.

Nelle ore convulse che ne erano seguite, Dante aveva preparato il proprio equipaggiamento di feditore che era riuscito a comprare, in quell’ultimo periodo, grazie all’appoggio di Vieri de’ Cerchi e della famiglia di sua sorella Tana. Sapeva di dover prendersene cura ed era orgoglioso e spaventato al tempo stesso nel veder luccicare sul tavolo della cucina la cotta di maglia, le maniberghe e le pediberghe, il camaglio e l’elmo. Le fiamme del camino si riflettevano sul ferro scintillante dell’armatura leggera, disegnando rossi arabeschi.

E quindi per capire Dante è anche utile immergerci in quel clima di lotta e di violenza, di cui Strukul sottolinea il lato avventuroso.

Sia chiaro non è un saggio storico, Strukul ha voluto scrivere un romanzo avventuroso, ma si è documentato seriamente facendo un grande lavoro di ricerca e consegnandoci una descrizione romanzata dei fatti credibile e interessante.

Anche il lato sentimentale della vita di Dante e il suo amore puro per Beatrice, diventerà poi combustibile per il suo genio letterario, e qui vi compare.

Ciò che componeva era il suo unico rifugio. Che cosa avrebbe pensato Gemma di quello che scriveva sulle donne, della sua idea d’amore affidata a fanciulle che non erano lei? E quanto lo avrebbe odiato se avesse scoperto di Beatrice? Perché lei incarnava l’amore perfetto, la salvezza, la promessa di una vita anche per ciò che vita non era: era forse tale l’obbligo di sposarsi? Di dover appartenere a un’arte, di guadagnare con un lavoro manuale? Lui non era fatto per quello, era insofferente alle regole, voleva librarsi nei cieli della meraviglia e delle passioni, voleva conoscere la bellezza assoluta, planare su luoghi sconosciuti e ghermire il cuore di donne magnifiche e irraggiungibili!

Il ritratto che ne emerge di Dante è il ritratto di un uomo coraggioso, sanguigno, innamorato dell’amore, capace di grande audacia e di forza, intelligente e amante della bellezza, dell’arte e della poesia. Una personalità molto sfaccettata amica di Guido Cavalcanti e persino di Giotto, (quest’ultima amicizia non è testimoniata, ma non ci sono neanche dati certi che la neghino, per cui Strukul gioca seguendo la sua intuizione).

Dante Enigma è insomma un moderno libro di avventura, in cui storia e fantasia si coniugano sul filo dell’azione portando il lettore in un mondo lontano con l’abilità dei grandi narratori dei romanzi di appendice ottocenteschi.

Source: pdf inviato dall’editore scopo Review Party.

:: Il randagio e altri racconti di Sadeq Hedayat (Carbonio Editore 2021) a cura di Giulietta Iannone

2 maggio 2021

Dall’Iran preislamico ai vicoli di Le Havre nei primi decenni del Novecento, variegati sono gli scenari dei nove racconti di Sadeq Hedayat, che Anna Vanzan, iranista e islamologa, scomparsa alla fine del 2020 a Venezia, ha scelto e tradotto dal persiano per la raccolta Il randagio e altri racconti, edita da Carbonio Editore.
In realtà i racconti avrebbero dovuto essere dieci, tratti da diverse antologie e scritti tra il 1930 e il 1942, una sorta di florilegio della narrativa breve per avvicinare ulteriormente i lettori italiani, dopo la fortunata pubblicazione l’anno scorso del romanzo La civetta cieca, all’opera di Hedayat, ma la morte della traduttrice ha impedito che l’opera fosse compiuta.
Ciò non toglie che anche solo questi 9 racconti ottengono l’effetto che Anna Vanzan si era prefissata, dare testimonianza dell’immenso talento che aveva questo autore colto, sensibilissimo, e dal destino tragico, morto suicida in solitudine e miseria a Parigi nell’aprile del 1951.
Considerato il padre della letteratura moderna persiana, censurato in patria, Sadeq Hedayat conserva la sua capacità di destabilizzare le coscienze, e fare riflettere su temi scomodi come la morte, le strette maglie delle imposizioni sociali e familiari, la disperazione irrisolta che scaturisce dalla presa di coscienza dell’illusorietà della vita.
Troppo pessimismo anche oggi per la società iraniana contemporanea, che mette al bando le sue opere, anche se vanno a ruba nel mercato nero di Teheran. Da credente, da un punto di vista puramente spirituale non politico, comprendo come le autorità religiose e civili iraniane pensino che la lettura di queste opere, ancora oggi dopo quasi un secolo, possa instillare eccessivo pessimismo e ribellione verso le autorità costituite, ma non credo questo fosse lo scopo dell’autore, la sua ribellione è più metafisica, venata di tragico sarcasmo contro la farsa in cui molto spesso tutti noi precipitiamo.
La lettura di questi racconti insomma non ha incrinato il mio amore per la vita, ma mi ha fatto vedere le sue pieghe più nascoste, il grottesco di certi atteggiamenti, la tragica bellezza dell’amore impossibile, o dell’amicizia che a torto si pensa tradita.
Hedayat conosce il paradosso dell’illusione, la sua vicinanza all’induismo indiano è netta, e ha il dono di trovare le parole migliori per narrarlo.
In più è un ponte tra Occidente e Oriente, grazie alla sua capacità di avvicinare due mondi così lontani, illuminando di grazia la vita comune di Teheran e la sua cultura, i suoi miti, le sue tradizioni.
Vicino al surrealismo e all’esistenzialismo, Hedayat accoglie la visione occidentale dell’esistenza e la filtra attraverso la concezione orientale dell’ umanità parlandoci di un mondo millenario ancora vivido nelle sale da te, nel cambiavalute per le strade, nei bazar affollati e variopinti.
L’Iran mai così lontano ci è vicino nei suoi racconti fatti di gente comune alle prese con le mille difficoltà della vita, i divorzi, le gelosie tra sorelle, le responsabilità, il rifugio in una religiosità di pura apparenza, le mille infelicità che ogni giorno scorticano e sgretolano certezze e speranze.
I vinti, gli sconfitti dalla vita, i solitari pronti a innamorarsi di una statua inanimata sono i protagonisti dei suoi racconti amari e di una bellezza struggente, e stupisce soprattutto la modernità con cui tratteggia questi scenari e queste sensazioni, dando vita a un mondo che si credeva perduto e invece sopravvive sotto la cenere. Da leggere.

Sadeq Hedayat (Teheran, 1903 – Parigi, 1951) scrittore, critico letterario e traduttore iraniano, è considerato il padre della letteratura persiana moderna. Di famiglia nobile, frequentò scuole francesi a Teheran per poi trascorrere diversi anni tra l’Europa e l’India. Rientrato in patria, iniziò a lavorare al ministero della Cultura e continuò a studiare la storia e il folklore del suo Paese, nonché le opere degli esistenzialisti francesi, traducendone numerose in persiano. La civetta cieca (Carbonio Editore, 2020), considerato il suo capolavoro, fu pubblicato in patria solo undici anni dopo la sua prima stesura a causa dell’opposizione del regime dello Shah Reza Pahlavi, ed è ancora oggi oggetto di costanti censure.
Hedayat morì suicida in un appartamento di Parigi, in estrema solitudine e miseria, nell’aprile del 1951. È sepolto nel cimitero del Père-Lachaise.

Anna Vanzan, (1955 – 2020) iranista e islamologa, ha pubblicato numerosi saggi dedicati alle civiltà del Medio Oriente, con particolare attenzione alla questione di genere. Nel 2017 ha ricevuto il premio MIBACT alla carriera per l’opera traduttiva e la diffusione della cultura persiana in Italia. È scomparsa il 24 dicembre 2020 a Venezia.

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo Costanza dell’Ufficio Stampa Carbonio Editore.

:: Un’intervista con Charlotte Roth a cura di Giulietta Iannone

29 aprile 2021

Ciao Charlotte. Grazie di avere accettato questa mia intervista e benvenuta su Liberi di scrivere. Sei nata a Berlino, hai studiato lingua e letteraura tedesca e attualmente lavori come scrittrice free-lance ed editor. Raccontaci qualcosa di te, della tua infanzia, del tuo background.

Sono cresciuta in una famiglia di origini russo polacche, con una madre tedesca, un padre napoletano e quattro fratelli. Ho studiato a Napoli e Berlino, poi sono andata a vivere con mio marito, metà andaluso, nato in Gran Bretagna, a Londra, che è la mia casa. Per formazione sono una traduttrice, mi piace la nostra famiglia, un cocktail di europei e amo viaggiare per il mondo, cosa che mi manca profondamente in questo momento.

Hi Charlotte. Thanks for accepting my interview an welcome on Liberi di scrivere. You were born in Berlin, you have studied German language and literature and work actually as a free-lance writer and editor. Tell us somenthing about you, your childhood, your background.

I grew up with a Polish-Russian bred, German born mother, a Neapolitan father and four brothers. I have studied in Naples and Berlin, then went to live with my British born, half Andalusian husband to live in London, which is my home. I am a translator by training, enjoy our European cocktail family and love travelling the world, which I deeply miss at the moment.

Cosa ti ha spinto a diventare una scrittrice? Cosa ti ha fatto decidere di iniziare a scrivere narrativa?

Amo il cinema e volevo fare la regista ma all’ultimo momento non ho avuto il coraggio di andare avanti. Poiché ho sempre scritto, ritengo di mettere su carta le storie che mi sarebbe piaciuto trasformare in film.

What prompted you to become a writer? What made you decide to start writing fiction?

I love cinema and wanted to be a director but at the last second, I didn’t have the courage to go ahead with it. Since I had always been writing I guess I try to put the stories that I would have loved to turn into films on paper instead.

C’è un insegnante che è stato per te fonte di ispirazione, o qualcuno che vuoi ringraziare per i suoi consigli? E quale è il consiglio più importante che hai ricevuto nella tua carriera?

Non proprio, ad essere onesta. Ma mio marito è un insegnante, se questo aiuta … Il consiglio più prezioso l’ho ricevuto dalla mia amica Angelica, che è stata la mia editor per tanti meravigliosi anni quando traducevo libri. Prima che il mio primo romanzo fosse pubblicato, mi disse: “Stai attenta. Un sogno realizzato è anche quello che non hai più.” Dato che essere una scrittrice era già il mio sogno sostitutivo, è stato estremamente utile che mi ricordassero che è meglio smettere di sognare troppo se vuoi pubblicare fiction.

Did you have a teacher who was a particular inspiration to you, or someone that you want to thank for the advices? And what was the most important advice that you have received in your career?

Not really, to be honest. But my husband is a teacher, if that helps … The most vital advice I received from my friend Angelica who was my editor through many wonderful years of translating books. Before my first novel was published, she said to me: “Be careful. A dream fulfilled is also one that you don’t have anymore.” Since being a writer was already my substitute dream, it was extremely helpful to be reminded that you better stop dreaming quickly if you want to publish fiction.

When we were Immortal (Quando eravamo immportali – Sperling & Kupfer) è il tuo romanzo d’esordio, subito diventato un bestseller, e seguito da numerosi altri romanzi sul destino di donne sullo sfondo della storia tedesca. Puoi raccontarci un po’ di questo, e del tuo debutto?

Non è affatto il mio debutto. È solo il mio primo libro con un nuovo pseudonimo, il mio primo bestseller e il mio primo – e purtroppo unico – libro tradotto in italiano. È stato anche il primo libro che ho potuto scrivere sull’argomento di cui ho sempre voluto scrivere: la strada verso il fascismo, il periodo tra le due guerre mondiali e gli errori che sono stati commessi dalle persone che hanno cercato di fermare Hitler. Quando eravamo immortali è la storia della vita della nostra amica di famiglia Margarethe, una delle donne più straordinarie che abbia mai incontrato. Lo devo ai miei amici Cyril, Samantha e Nick che mi hanno regalato due scatole di materiale che lei aveva raccolto, in modo che potessi raccontare la sua storia.

When we were Immortal (Quando eravamo immportali – Sperling & Kupfer) is your debut novel, soon a bestseller, followed by numerous other novels about stories of women’s fate agains the backdrop of German history. Can you tell us a bit about it, about your debut?

It’s not my debut at all. Just my first book under a new pseudonym, my first bestseller and my first – and sadly so far only – book translated into Italian. It was also the first book that I was able to write about the subject I always wanted to write about: The way into fascism, the time of the two world wars and the mistakes that were made by the people who tried to stop Hitler. Quando eravamo immortali is the life story of our family friend Margarethe who was one of the most impressive women I have ever met. I owe it to my friends Cyril, Samantha and Nick who giftet me with the two boxes of material she had collected, so that I could tell her story.

Cosa ti ha ispirato a scriverlo. Quale è stato il punto di partenza del processo creativo? È un romanzo ispirato alla storia della tua famiglia?

Margarethe faceva il miglior caffè del mondo. Un giorno, poco prima di lasciare la scuola, eravamo tutti a casa sua, e quando è andata nella sua enorme meravigliosa cucina per farlo, l’ho seguita e le ho chiesto chi le avesse insegnato a farlo. Si voltò ed è stata la prima e unica volta che l’ho vista piangere. Ha detto che un giorno me l’avrebbe detto, ma avrei dovuto scriverlo. Mi ci sono voluti 25 anni fino a che finalmente l’ho fatto.

What inspired you to write it? What was the starting point in the writing process? Is this novel inspired by the story of your family?

Margarethe made the world’s best coffee. One day, shortly before we were leaving school, we were all in her house, and when she went to her wonderful huge kitchen to make it I followed her and asked her who taught her to make it. She turned around, and it was the first and only time I saw her cry. She said she would tell me one day – but I would have to write it down. It took me 25 years until I finally did.

Pensi sia caratterizzato da una particolare visione femminile della storia? Ti senti un’autrice femminista, se per te questa definizione ha un senso. O pensi che non ci sia differenza tra scrittura femminile e maschile?

No. Scrivo di donne perché gli editori non mi permettono di scrivere di uomini. Ammetto liberamente che lo preferirei perché quello di cui voglio scrivere è guerra e politica e potrei avvicinarmi molto di più a un protagonista malvagio. Ovviamente mi sento una femminista. Ma come femminista mi sarebbe piaciuto poter scrivere le storie che più mi interessano.

Do you think it is characterized by a particular feminine vision of history? Do you feel like a feminist author, if that definition makes sense. Or do you think there is no reeling between masculine and feminine in writing?

No. I write about women because publishers don’t allow me to write about men. I do freely admit that I would prefer it because what I want to write about is war and politics and I could get much closer with a mal protagonist. I feel of course as a feminist. But as a feminist I would have liked to be allowed to write the stories that most interest me.

Gli aspetti psicologici sono importanti nel tuo romanzo?

Are the psychological aspect of the story important in your novel?

A essere onesta – non lo so.

To be honest – I don’t know.

Leggi altri autori contemporanei? Quali sono i tuoi scrittori preferiti? Chi pensi abbia influenzato la tua scrittura?

Tra gli scrittori viventi i miei preferiti in assoluto sono Orhan Pamuk e Stewart O’Nan. Non credo che mi abbiano influenzato perché sono miglia meglio di quanto mai potrei essere.

Do you read other contemporary writers? Who are some of your favourite writers? Who do you feel has influenced your writing?

Among the living writers my absolute favourites are Orhan Pamuk and Stewart O’Nan. I don’t think they have influenced me because they are miles better than I could ever be.

Cosa stai leggendo in questo momento?

Al momento sto leggendo “Midwinter Break” di Bernard MacLaverty, che è meraviglioso.

What are you reading at the moment?

At the moment I read “Midwinter Break” by Bernard MacLaverty, which is wonderful.

Ti piace fare tour promozionali? Racconta ai tuoi lettori italiani qualche aneddoto divertente accaduto durante questi incontri.

Non li faccio molto spesso. Dato che le librerie che mi prenotano devono pagare il volo e l’albergo oltre alle mie tariffe, sono semplicemente troppo costosa. Però faccio un breve tour per ogni libro (non da quando c’è il Corona virus, però…) e mi diverto sempre a incontrare persone a cui piacciono i miei libri, anche se non sono per niente una persona che ama la scena e mi sento molto nervosa a leggere i miei libri in pubblico.

Do you enjoy touring for literary promotion? Tell to our Italian readers something of amusing about these meetings.

I don’t do it very often. As the bookshops who book me have to pay for flight and hotel in addition to my fees, I am simply too expensive. I do a short tour for each book though (not since Corona, however …) and always enjoy to meet the people that actually like my books, even though I am not at all a stage person and feel very nervous to read in public.

Come è il tuo rapporto coi lettori? Come possono rimanere in contatto con te? Usi i social?

Ho una pagina Facebook Charlotte Lyne Carmen Lobato Charlotte Roth e un account Instagram CharlieLyne (questo è il mio vero nome, Roth è uno pseudonimo). Sono sempre molto felice di sentire i lettori e cercherò di rispondere a ogni messaggio, anche se può volerci del tempo.

What is your relationship with your readers? How can readers get in touch with you? Tou use the social recources?

I have a facebook page Charlotte Lyne Carmen Lobato Charlotte Roth and an Instagram account CharlieLyne (that’s my name, Roth is a pseudonym). I am always very happy to hear from readers and will try to answer every message, even if it can take some time.

Verrai in Italia per presentare i tuoi romanzi?

Vengo in Italia molto spesso perché ho molti amici e parenti. Se qualche libreria mi vuole, sono più che felice di venire (appena la regina Corona lo consente …)

Will you come to Italy to introduce your novels?

I am very often in Italy as I have many friends and relations there. If any bookshop wants me – I am more than happy to come (as long as queen Corona allows …)

Ci sono progetti cinematografici tratti dai tuoi libri?

Sarebbe il sogno della mia vita che si avvera in un modo tardivo e inaspettato. A parte le nascite dei miei figli e nipoti, sarebbe la cosa più felice che possa mai capitarmi, ma purtroppo la risposta è: No.

Any movie projects from your books?

That would be my life’s dream coming true in a late and unexpected way. Apart from the births of my children and grandchildren it would be the happiest that could ever happen to me – but sadly the answer is: No.

Quando uscirà in Italia la saga de Grand Hotel Odessa? Puoi parlarci un po’ di questa saga?

Sfortunatamente, questo non dipende da me. I miei editori e la mia agenzia cercano di vendere i diritti a editori stranieri e posso solo sperare che un editore italiano si interessi. Mi renderebbe molto felice. I due romanzi sono ambientati nella meravigliosa Odessa durante la prima metà del XX secolo: era un crogiolo europeo, una città veramente multiculturale, molto ebraica e merita molti libri.

When will be released it in Italy the saga of Grand Hotel Odessa? Can you tell us a bit about this saga?

Unfortunately, that is not up to me. My publishers and my agency try to sell the rights to foreign publishers and I can only hope that an Italian publisher will be interested in it. It would make me very happy. The two novels are set in wonderful Odessa during the first half of the Twentieth Century – she was a European melting pot, a truly multicultural, very Jewish city and deserves many books.

Infine, la domanda che non può mancare: a cosa stai lavorando?

Abbastanza stranamente – su un romanzo ambientato in parte in Italia. Non mi è ancora permesso di raccontare alcun dettaglio, ma forse sarò fortunata e sarà tradotto in italiano!

Finally, the inevitable question: what are you working on now?

Funnily enough – on a novel set partly in Italy. I am not allowed yet to tell any details – but maybe I will be lucky and get translated into Italian with that one!

:: Il criminale pallido di Philip Kerr (Fazi 2020) a cura di Giulietta Iannone

25 aprile 2021

Maleducato, irrispettoso, non convenzionale, Bernhard “Bernie” Gunther, investigatore nella Germania nazista, torna nelle pagine di Il criminale pallido (The Pale Criminal, 1990), secondo episodio della trilogia berlinese di Bernie Gunther di Philip Kerr, edito da Fazi nella traduzione dall’inglese di Patrizia Bernardini.
Seguito di Violette di marzo, Il criminale pallido si colloca prima di Un Requiem tedesco, in uscita il 27 maggio sempre per Fazi. E noi lettori non possiamo che esserne felici perché se Fazi continua a pubblicarli non può che essere il segno che i lettori lo leggono, e che Fazi continuerà nell’impresa fino a tradurre anche gli episodi della seria ancora inediti in traduzione italiana.
Ma torniamo a Il criminale pallido, per la maggior parte ambientato a Berlino nel 1938 l’anno della Notte dei Cristalli, il violento pogrom antisemita che si verificò nella notte tra il 9 e 10 novembre, in cui il regime nazista mostrò ormai apertamente il suo vero volto senza ipocrisie o reticenze.
Il romanzo inizia dicevamo nella lunga, calda estate del 1938 con una lettera anonima. Qualcuno vuole vedere Bernie al Reichstag a mezzanotte.

«Merda, Bruno, non c’è alcun bisogno di evocare gli spettri. Mi rendo conto dei rischi che corro, ma d’altra parte è il nostro mestiere. I giornalisti ricevono le agenzie,i soldati i dispacci e gli investigatori le lettere anonime. Se volevo la ceralacca sulla posta che ricevo avrei dovuto fare l’avvocato».

È niente meno che il capo della Polizia criminale di Berlino, Arthur Nebe che gli propone di rientrare nella Kripo. E poi quando è Heydrich a volerlo c’è ben poca scelta. Bernie prende tempo e dice che ci penserà su.
Successivamente ancora in veste di investigatore privato, in società con Bruno Stahlecker, viene convocato in casa di una probabile cliente Frau Lange, proprietaria e direttrice di una casa editri­ce, in pena per il figlio, Reinhard Lange.
Scena dal forte sapore chandleriano che ci introduce nel cuore dell’indagine:

«E ora è bene che le dica perché l’ho fatta venire qui», disse risolutamente. «Voglio che scopra chi mi sta ricat­tando». Si interruppe, movendosi a disagio sulla chaise-longue. «Mi scusi, non è facile per me parlare di queste cose».
«Faccia pure con calma. Essere ricattati rende tutti nervosi». Annuì e buttò giù un sorso del suo gin.

Sarà l’inizio di una lunga e complicata indagine che porterà Bernie nella clinica del dottor Kindermann e poi nel bel mezzo delle più oscure e ambigue depravazioni del Reich.
Sarà proprio cercando le lettere oggetto del ricatto che Bruno Stahlecker perderà la vita e se Bernie vorrà vederci chiaro dovrà infine accettare la proposta di Heydrich di rientrare nella Kripo e indagare sull’operato di una specie di serial killer che uccide ragazze esclusivamente ariane, dai capelli biondi e gli occhi azzurri.
È inutile dire che presto le due indagini troveranno un nesso comune e Bernie si troverà da solo a combattere il Male, tra sanità mentale, occultismo, e violenza ferina.

Philip Kerr, nato nel 1956 a Edimburgo, ha esordito con Violette di marzo, primo capitolo della trilogia berlinese di Bernie Gunther – Violette di marzo (1989), Il criminale pallido (1990) e Un requiem tedesco (1991) –, grazie alla quale ha collezionato una lunga serie di premi e riconoscimenti e viene considerato un maestro del giallo. Oltre alla trilogia è autore di numerosi romanzi di successo. Amato dai giallisti, dai grandi autori letterari, dai divi del cinema, è scomparso precocemente nel 2018. I diritti della trilogia sono stati opzionati da Tom Hanks per una miniserie in coproduzione con HBO.

Source: epub inviato dall’editore. Ringraziamo Livia dell’Ufficio Stampa Fazi.

:: Lettere tra due mari di Siri Ranva Hjelm Jacobsen (Iperborea 2021) a cura di Giulietta Iannone

19 aprile 2021

Cara sorella tra non molto, grandi foreste ricresceranno in noi, fitte e nere di nutrimento. Pensa a questo. Pensa che saremo l’unico suono al mondo.

L’acqua è la culla della vita, liquido amniotico, pioggia che disseta la terra, mare che sfocia nell’oceano. L’acqua è madre, principio femminile, fonte e custode di energia. L’acqua è la protagonista dei cambiamenti climatici in corso sulla terra. I ghiacci si sciolgono, il livello dei mari si innalza, fino a ricoprere tutto il globo terrestre d’acqua?

È questo il nostro destino ultimo? rifondare il mito della Grande Madre?

La scrittrice danese Siri Ranva Hjelm Jacobsen ha scritto un delizioso piccolo libro dal titolo Lettere tra due mari in cui ipotizza un carteggio epistolare intimo, tenero e un po’ selvaggio tra Atlantica e Mediterranea, due sorelle, due mari vittime di inquinamento, che rimpiangono un passato lontano, che desiderano ricongiungersi.

Con penna delicata e lieve, e grande sensibilità l’autrice dà voce all’acqua con voce ambientalista e poetica, capace di far riflettere e toccare le coscienze, grazie alla sua bellezza. Da custodire e regalare a persone preziose. Traduzione di Maria Valeria D’Avino. Illustrazioni di Dorte Naomi.

Siri Ranva Hjelm Jacobsen (1980) Cresciuta in Danimarca da una famiglia originaria delle isole Faroe, dopo gli studi umanistici si dedica alla scrittura e collabora con diversi quotidiani e riviste. Con il suo primo romanzo, Isola (vincitore del Premio MARetica 2019), ispirato alla sua storia personale, si impone subito all’attenzione di pubblico e critica per l’originalità della sua voce poetica, tanto da essere affiancata ai grandi cantori del Nord, William Heinesen, Einar Már Guðmundsson, Jon Fosse e Jón Kalman Stefánsson.

Dorte Naomi (1975) è un’artista figurativa e illustratrice danese. I suoi disegni, opere grafiche e dipinti, che sono stati esposti presso musei e gallerie danesi e internazionali, trattano spesso della fusione tra l’essere umano e la natura in uno spazio tra simmetria e caos.

Maria Valeria D’Avino è nata a Roma, ha studiato letteratura Scandinava in Italia, dove si è laureata presso l’Università La Sapienza, e a Copenaghen. Dopo molti anni alla Rai (Radio, Multimedia) si è dedicata esclusivamente alla traduzione, soprattutto di narrativa danese e norvegese. Collabora con diverse case editrici italiane (Iperborea, Marsilio, Feltrinelli, Orecchio Acerbo). Tra gli autori tradotti per Iperborea: Knut Hamsun, Jørn Riel, Dag Solstad, Johan Harstad, Monica Kristensen, Gunnar Gunnarsson.

:: Un’intervista con Marco Scardigli a cura di Giulietta Iannone

18 aprile 2021

Benvenuto Marco su Liberi di scrivere e grazie di avere accettato questa intervista. Docente, storico, saggista, romanziere, chi è Marco Scardigli? Punti di forza e di debolezza.

Lasciamo da parte il docente che appartiene a periodi lontani. Storico lo sono quasi di natura: essere storico è un modo di vedere il mondo, una particolare attenzione verso i segni del tempo, tutto ciò che determina un divenire, un cambiamento. Scrivere saggi per me ha sempre significato accompagnare il lettore “dentro” un certo momento del passato, condividendo contenuti, ma anche emozioni e suggestioni. Il bello della Storia, in fondo, sono le storie individuali o delle comunità, le narrazioni, i personaggi. Il romanziere ci aggiunge la fantasia e una certa libertà di argomenti.

È essenzialmente uno storico che ha iniziato a scrivere anche narrativa, o viceversa?

Come ho detto prima, per me la Storia è stata soprattutto appassionarmi a storie individuali o collettive; la narrativa è la stessa cosa. Diciamo che l’aspetto dominante è la passione per la lettura e la scrittura, senza badare alla catagolazione.

Quali sono i libri che leggeva da ragazzo? Quali sono i classici che ha più amato?

Da ragazzo leggevo come un forsennato, di tutto. Verne, Salgari, Stevenson e tanta storia, ovviamente: Bedeschi, Montanelli e tutta Storia Illustrata, di cui compulsavo religiosamente ogni pagina. L’archeologia di Ceram e i romanzi storici di Mino Milani sono stati certamente un altro tassello importante della mia formazione. Poi fantascienza a vagonate: Asimov, tutto, e la folgorazione di Douglas Adams. Infine l’innamoramento per il fantasy, a partire dall’imprescindibile Signore degli anelli.

Poi crescendo quali sono diventati i suoi scrittori preferiti?

I grandi maestri sono due: Simenon e Guareschi, le due architravi della mia biblioteca e, a mio parere, i due massimi artigiani della scrittura; e poi l’amatissimo Aldo Buzzi. Attorno a loro una corte infinita di autori che ho letto con la matita in mano per prendere appunti: Gary, Grossman, Montanari, Lemaitre, Carrère, Cabré, Pennac, tanto per limitarmi agli ultimi anni. E poi ovviamente tonnellate di gialli.

Qualche anno fa aveva attirato la mia attenzione Evelyne. Il mistero della donna francese (Interlinea, 2018, Premio Selezione Bancarella), può parlarci della serie a cui appartiene?

La serie è formata da tre romanzi (Celestina. Il mistero del volto dipinto; Evelyne. Il mistero della donna francese e Tina. Il mistero dei pirati di città) ambiantati nella Belle Epoque. Protagonisti sono un delegato di polizia, Marchini, una donna del popolo, Tina, e un ufficiale, Stoffel. Nel primo romanzo i tre si trovano coinvolti in uno stesso dramma: l’uccisione di una prostituta d’alto bordo, e i due uomini si innamorano di Tina. Nel secondo libro i protragonisti sono alle prese con una bellissima e misteriosa signora francese e nel terzo con dei delinquenti “moderni” (per chi viveva nel 1904). Insieme riescono a risolvere i casi, sopravvivere, crescere, trovare il loro posto nel mondo e perfino risolvere la questione di cuore.

Ora vorrei dedicare la seconda parte di questa intervista al suo ultimo romanzo “Sibil”. Come è nato il progetto di scriverlo?

In tutta onestà non lo so e, guardandomi indietro adesso che il libro è uscito, non capisco dove io abbia trovato il coraggio di imbarcarmi in un’avventura simile, così lontana dagli argomenti che più sento miei e fuori dalla mia comfort zone. Forse è stata decisiva la voglia, a una certa età, di provare nuove sfide; forse il fatto che Sibil non sia stato partorito come un blocco unico, ma che si sia formato progressivamente, strato dopo strato.

Chi o cosa, un saggio, un articolo di giornale, un documentario, le ha ispirato il personaggio di Sibil, una delle protagoniste del romanzo?

Anche il personaggio di Sibil non è nato dalla mia testa tutta intero, maturo e armato, come una Minerva. All’origine probabilmente c’è la mia passione per il funzionamento del cervello, per come si forma il pensiero o la memoria e poi qualche suggestione verso l’intelligenza artificiale. Il seme remoto è forse la frase raccontata dal mio amico, lo scrittore Alessandro Barbaglia. In occasione della nascita del primo figlio, un suo conoscente, insegnante al MIT, gli aveva detto: «Lo sai che noi saremo gli ultimi uomini a morire interamente biologici e tuo figlio invece vivrà con parti tecnologiche…».

È un romanzo molto al femminile, perché questa scelta? Perché tutte donne nella task force della Guardia di finanza che segue l’indagine al centro del romanzo?

Anche questa è una cosa a cui non so dare una spiegazione. Pure negli altri gialli che ho scritto, i personaggi femminili sono predominanti e, forse, meglio riusciti dei loro colleghi maschi. Una spiegazione potrebbe essere che volendomi staccare dalla storia militare fatta per il 98% di maschi, mi sia venuto naturale porre al centro dei miei libri figure femminili.

Un thriller tecnologico in cui l’ “arma” segreta è una ragazzina, un essere umano con poteri straordinari. Un’arma non convenzionale nella lotta contro il crimine l’ho definita. Quanto incide il fattore umano nell’ipertecnologico mondo della investigazione finanziaria contemporanea?  È possibile che persone come Sibil esistano veramente e siano utilizzati realmente da governi, enti, istituzioni?

Domande da un milione. Diciamo che è inevitabile che l’intelligenza artificiale, destinata a entrare in tutti gli aspetti del vivere umano, avrà un ruolo anche nell’investigazione, finanziaria e non. Altrettanto credo che i modi per “aumentare” le capacità umane siano in fase avanzata di studio o, forse, già in sperimentazione. Io ho cercato di trovare una via “umana” al dilemma tra biologico e tecnologico, ma non so se sia una previsione o una speranza.

Come accennavo nella mia recensione dal suo romanzo partono molte riflessioni etiche e morali legate alla privacy, alla concentrazione di tanto potere in un’unica persona, alla violazione o superamento di leggi, confini e regolamenti che cesserebbero di avere importanza. Come viene gestita questa parte dalle sue protagoniste?

Già oggi, anzi da ieri, il mondo tecnologico supera, evita, infrange, scantona le normali leggi concepite per un mondo interamente biologico: basta pensare alle mille polemiche sul capitalismo della sorveglianza, sulla gestione dei big data e sulle intromissioni nella vita politica dei paesi. E sappiamo poco o nulla dell’uso dell’IA in finanza e nel militare. Certamente la gestione di questi temi è una delle grandi sfide del prossimo futuro e una di quelle più decisive, forse alla pari con il problema ambientale.

Come ultima domanda nel ringraziarla della sua disponibilità. Vorrei chiederle quali sono i suoi progetti per il futuro e se Sibil avrò un seguito.

Io a Sibil sono molto affezionato, le voglio davvero bene e mi piacerebbe vederla crescere. Diciamo che il suo destino è legato a quello del libro…