:: Una poesia: sonetto XCIV, Cento sonetti d’amore, Pablo Neruda (Passigli, 2010) a cura di Laura M.

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Questa settimana analizziamo il sonetto XCIV, racchiuso nella raccolta “Cento sonetti d’amore” di Pablo Neruda,  (Passigli, 2010) accanto alla versione originale in spagnolo  la  traduzione in italiano di Giuseppe Bellini.
Prima di analizzare il testo  tracciamo un breve profilo dell’autore. Pablo Neruda, pseudonimo di Neftalí Ricardo Reyes Basoalto, nacque il 12 luglio del 1904 nella città di Parral nell’estremo sud del Cile in una terra di frontiera. Suo padre era un impiegato delle ferrovie e sua madre un’ insegnante e già dai primissimi anni di vita, vivendo in una famiglia di pionieri, percepì quanto fosse dura la lotta per la sopravvivenza in una terra ostile, fredda e piena di fango . Dopo i primi anni di vita  si trasferì a Temuco e giovanissimo iniziò a scrivere articoli giornalistici per i quotidiani locali.
Dal 1920 adottò il nome di Neruda in memoria del poeta cecoslovacco Jan Neruda. Pubblicò le prime raccolte di poesie e contemporaneamente alla sua attività poetica studiò francese e pedagogia nella università del Cile di Santiago.
Tra il 1927 e il 1935 svolse numerose missioni diplomatiche per conto del governo del suo paese che lo portarono in giro per il mondo, così visitò il Sud est asiatico, l’Argentina, la Spagna. La guerra civile spagnola e la morte di Garcia Lorca incisero fortemente nella sua coscienza e lo portarono ad aderire al movimento repubblicano.
Nel 1937 tornò in Cile  e da questo momento in poi la sua poesia fu caratterizzata da un forte impegno politico e sociale. Nel 1939 divenne console generale in Messico e durante questo periodo di lontananza dalla sua terra riscrisse il Canto generale del Cile dandogli un respiro epico che potesse dare voce all’intera anima del Sud America.
Nel 1943 tornò in Cile e fu eletto senatore della Repubblica. Si iscrisse al partito comunista cileno. A causa del suo impegno politico attivo dovette vivere in clandestinità all’interno del suo stesso paese. Si trasferì all’estero e visse in parecchi paesi europei, ritornando poi in Cile solo nel 1952. Nei suoi anni d’esilio la sua produzione poetica si intensificò si addolcì in un lirismo che mantenne intatto il suo slancio vitale.
Nel 1972 ricevette il premio Nobel per la letteratura e l’anno seguente morì  poco dopo che un colpo di stato destituì il presidente Salvador  Allende .

Il sonetto XCIV, a mio avviso è uno dei più belli e più compiuti della raccolta “Cento sonetti d’amore” fu scritto in un periodo particolare dell’autore ovvero intorno al 1960, durante il suo volontario esilio lontano dal Cile. I “cento sonetti” sono una serie di poesie che possiamo dire rispecchiano la sera della vita del poeta, la sua maturità etica, psicologica e politica. In esse è presente tutto la drammatica tensione emotiva  di un uomo lacerato da un lato dal suo incondizionato amore per la sua terra e preoccupato per  il destino del suo popolo che si apprestava ad essere governato da una feroce dittatura militare e dall’altro che sente affiorare in sé un’ amore assoluto e indivisibile per una donna Matilde Urrutia. Questa tensione si stempera nella consapevolezza che un amore non esclude l’altro ma che entrambi si alimentano e rafforzano a vicenda dando al poeta la percezione che l’amore, sia che sia impegno civile sia che sia rivolto ad una donna, è fatto di un’unica sostanza che alimenta la vita stessa e ci accomuna tutti in una fraternità autentica e scevra da ogni retorica.
L’io narrante di questo sonetto e inequivocabilmente il poeta stesso che si rivolge all’amata, senza mai citarla per nome, e limitandosi a definirla con un indeterminato “tu” eternizzando così e dando valore universale a un complesso di sentimenti che ravvicinano gli uomini di ogni epoca e paese. L’ astrattezza del tu ha senz’altro una valenza specifica che ci invita  a scoprire un secondo livello di lettura meno diretto e immediato. In una prima analisi è senz’altro evidente che questo sonetto può essere classificato come una poesia d’amore,  ma analizzando più attentamente ogni parola si evince che l’amore per la sua compagna non è che un canale per esprimere l’amore che nutre per la sua terra  facendo di questa poesia  un autentico testamento morale e poetico. Tutto ciò rende evidente come questo sonetto contenga numerosi temi cari a Neruda, come la visione della poesia come dovere morale, impegno e servizio; il concetto di responsabilità  e il  soprattutto il concetto di amore non solo visto come passione ma analizzato in tutte le sue componenti che lo caratterizzano ovvero la fraternità, la  solidarietà, l’ amicizia e la condivisione.
Il poeta si rivolge all’amata in un primo tempo con toni decisamente autoritari, ma proprio la forza del suo amore non li rende offensivi o tirannici. Il poeta ordina all’amata di sopravvivergli dopo la morte, ponendo la vita al di la del concetto stesso di  dolore o separazione. La donna amata è così strettamente unita e identificata con la sua terra, il Cile, che non sorprende il suo accostamento a termini come il freddo, il sud, il suono delle chitarre. Il tema della morte vista come assenza, depriva quasi di ogni forza drammatica questa realtà che in ultima analisi rientra sempre nel ciclo della vita. Per esprimere questo concetto il poeta tenta di rendere l’assenza familiare definendola come una casa , realtà simbolica che trasmette emozioni di sicurezza, pace , benessere. Anche se l’assenza è di per sé un concetto puramente immateriale, riveste il ruolo di proiettare l’ amore che la sua donna gli ispira  nella vita non ostante la propria morte. Questa sorta di immortalità, l’unica che al poeta interessi, in un completo annullamento di sé, ha l’unico valore di evitare la sofferenza dell’amata e proprio in questo il poeta raggiunge il massimo livello d’amore umanamente possibile.

Linguaggio e Stile.

Neruda utilizzò per comporre il canzoniere “Cento sonetti d’amore” la forma poetica del sonetto libero. Pur rifacendosi alla tradizione poetica classica  di poeti di lingua spagnola come Quevedo, a cui spesso si  ispira e omaggia con riferimenti più o meno velati, sente la necessità di liberare dalle rime il sonetto pur rispettandone la struttura formale di due quartine seguite da due terzine. La sua poesia infatti non vuole rompere definitivamente con il passato rinnegandone ogni pregio ma anzi vuole rappresentare un evoluzione, un miglioramento nella consapevolezza che la poesia è una cosa viva e sempre soggetta a mutamenti e evoluzioni. Questa forma di sonetto originale e innovativa permette al poeta una maggiore libertà creativa che gli consente di trasmettere più fedelmente il suo pensiero svincolandolo da obblighi puramente manieristici e retorici. La poesia viene infatti esaltata per la sua spontaneità e autenticità, valori che hanno sempre accompagnato il percorso poetico di Neruda e ne hanno caratterizzato in ultima analisi la sua grandezza.

Source: acquisto personale.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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