Archive for the ‘Recensioni’ Category

Bonavia, Dragan Velikić, (Keller 2019) A cura di Viviana Filippini

1 settembre 2019

bonavia2Dragan Velikić è uno dei più importanti autori della letteratura serba e con “Bonavia” è riuscito a creare un grande romanzo dal respiro europeo. La narrazione prende il via a Belgrado, poco dopo la fine della guerra, dove si ritrovano anime solitarie pronte a mescolarsi tra loro per ridare vita alla città. Tra coloro che vivono a Belgrado ci sono Marko e Marija. Lui è davanti ad un consolato straniero per richiedere il visto di espatrio, mentre lei dice di essere lì di passaggio dopo aver accompagnato un’amica (Kristina) all’aeroporto, dove è salita su un aereo diretto a Boston, negli Stati Uniti, per realizzare il suo sogno. I due giovani si conoscono e in quel breve tempo che stanno nello stesso spazio il lettore ha la netta sensazione che il loro incontro non sia casuale. Il tempo passa, Marko e Marija li ritroviamo anni dopo e si scopre che quell’incontro causale ha dato vita a quella che sembra essere una relazione, un po’ complicata, ma vera. L’altra città dove si sviluppa la tra è Vienna, e qui, oltre ai due protagonisti, il lettore ritroverà anche Kristina tornata dagli USA e Miljan il padre acciaccato di Marko. Quello che emerge dalle parole dei personaggi, dalle loro azioni e relazioni, mette in evidenza pezzi di vita di un tempo trascorso umano pieno di dolori e sofferenze. Per esempio Marko è accanto al padre Miljan nonostante un passato di lontananza. Dallo ieri verrà a galla che l’uomo, quando si rese conto di essere il padre del piccolo Marko e vedovo, perché la moglie morì di parto, al posto di rimanere accanto al figlio prese il via per Vienna, fuggendo da una serie di responsabilità che non era pronto ad assumersi. Nel presente, questo uomo che il figlio ha ritrovato è anziano e malato, e Marko lo assisterà e accudirà dimostrando di sapergli dare un po’ di quell’affetto e amore che anche lui avrebbe dovuto ricevere da bambino. In “Bonavia” di Dragan Velikić i personaggi sono separati e tenuti lontani tra di loro dallo spazio e dal tempo, però quando queste due barriere vengono abbattute e i diversi protagonisti si trovano a vivere gli uni accanto agli altri, si scopre che certi legami e relazioni non sono mai state scalfite dal corso degli eventi. “Bonavia” è una narrazione toccante nella quale gli accadimenti della Storia si intrecciano con le tante vicende umane di coloro che in essa vivono e agiscono. Attraverso le vicende di Marko e Marija e dei loro comprimari l’autore riflette sulle fragilità umane, sentimentali ed emotive, rese ancora più consistenti dal conflitto bellico che ha toccato, in modo maggiore o minore, tutti i personaggi della narrazione. “Bonavia” di Dragan Velikić è una narrazione che indaga le vite nella loro quotidianità e evidenzia come, nonostante le difficoltà, le incomprensioni e gli ostacoli sperimentati dai diversi protagonisti, compresi gli “spettri” ingombranti del passato, tutti vivano vite nelle quali da un lato, quello che hanno vissuto non li abbandonerà mai e, dall’altro, il presente nel quale agiscono lo sperimentano nella speranza di diventare persone migliori e di lasciare segni positivi per il domani che verrà. Traduzione dal serbo Estera Miocic.

Dragan Velikić è uno degli autori più importanti della letteratura serba, tanto da aggiudicarsi alcuni dei maggiori premi letterari balcanici come il Premio Nin –per due volte– e il Premio Meša Selimović ai quali si sono aggiunti il Premio Letterario Mitteleuropa-Preis e il Premio della città di Budapest. Le sue opere sono tradotte in numerose lingue. Per Keller uscirà anche il romanzo “Islednik”.

Source: inviato dall’editore.

:: E le altre sere verrai? di Philippe Besson (Guanda, 2002) a cura di Eva Dei

27 agosto 2019
besson

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Notte fonda, le strade deserte di una città. In primo piano, all’angolo di una strada, un locale dalle ampie vetrate con un’insegna che recita “Phillies”. All’interno si scorgono un barista e tre avventori: una donna con un vestito rosso e due uomini con completo e cappello. Ognuno di loro sembra assorto nei suoi pensieri, seduto a quel bancone, ma distante, imprigionato nella propria solitudine. Una scena sicuramente familiare, perché rievoca in tutto e per tutto il famoso quadro di Edward Hopper Night Hawks (1942, I nottambuli).
Ma se quelle persone dipinte sulla tela potessero parlarci o anche solo rivelarci alcuni dei loro pensieri, cosa ci racconterebbero? Philippe Besson ha provato a dar loro voce in E le altre sere verrai?, romanzo con cui ha vinto nel 2003 il Grand prix RTL-Lire. Affascinato dal quadro del pittore americano, Besson ne acquista una riproduzione e una sera, osservandolo, la storia di quella donna vestita di rosso e dei tre uomini che la circondano si impone alla sua attenzione.
Abbandoniamo gli anni ’40 e New York, per arrivare in epoca contemporanea nella baia di Cape Cod, dove il Phillies è uno dei tanti locali della costa. È una domenica di settembre, come ogni sera da nove anni a questa parte, Ben sta lustrando il bancone del locale quando vede entrare Louise. La conosce dal suo primo giorno di lavoro, lei è una cliente abituale e tra loro c’è una conoscenza fatta di piccoli gesti, di chiacchiere insignificanti, di confidenze ricavate dai piccoli gesti.

Nessuno dei due direbbe che sono amici, casomai conoscenti, si vogliono bene, ciascuno sa qualcosa della vita dell’altro, hanno reazioni e ricordi in comune.”

Louise indossa l’abito rosso, quello che riserva alle grandi occasioni. In effetti quella sera, sorseggiando il solito Martini bianco, Louise aspetta con ansia la chiamata del suo amante, Norman. Mentre lei è seduta al Phillies lui sta mettendo fine al matrimonio con la moglie. Un atto doloroso, ma necessario che li consentirà di vivere liberamente la loro storia. Assorta in pensieri e fantasie, tutto si aspetterebbe tranne che a varcare la soglia, di lì a pochi minuti, sia Stephen Townsend. Un’ondata di ricordi la inebetisce e la terrorizza lasciandola senza parole davanti a quello che è stato il suo grande amore. Nonostante i cinque anni trascorsi, Stephen non ha perso il suo fascino, ma è a sua volta imbarazzato, forse un po’ a disagio. Cautamente i due si studiano, capiscono come muoversi, iniziano con frasi banali, convenevoli, ma non esitano a riservarsi qualche battuta amara. Se da un lato tutto sembra cambiato nelle loro vite, dall’altro riscoprono il piacere di abbandonarsi a una dolce nostalgia, fatta di atteggiamenti e abitudini familiari.
Spettatore di questo confronto Ben, e noi con lui. Ripercorriamo la storia dei protagonisti, presente e passato, seguendo l’andamento della narrazione, che vira con abilità dal discorso diretto al discorso indiretto libero. Questa tecnica, scelta da Besson, non solo ci restituisce dei personaggi familiari, quasi noti, ma ci cala perfettamente nella notte solitaria dipinta da Hopper.
Louise, Ben e Stephen abitano lo stesso luogo in quel momento ma interagiscono con delicatezza, senza invadere lo spazio dell’altro. Spazio abitato da ricordi e sensazioni troppo intime per essere esibite con ostentazione, ma presenti proprio perché meno evidenti. Privato e pubblico si mescolano nel gioco contraddittorio delle relazioni umane.

Ecco cosa è capitato loro: più nessuno che li aspetti. Sono soli, come lo sono soltanto i vecchi. Hanno lo sguardo perso della solitudine. Hanno il fiato corto di chi è sfinito. Hanno i gesti rallentati dei più inermi. Si rifugiano in un bar improbabile, all’estremità di un continente. Sgranano la loro vita come altri le preghiere, avvolgendo rosari alle dita ossute. Sono giunti al termine di qualcosa, senza essere ancora in grado di discernere quel che potrebbe cominciare per loro. Si sono persi. In quello smarrimento che li unisce, alla fine potrebbero essere capaci di parlarsi chiaramente, e di aprirsi a una sorta di dolcezza.

Philippe Besson è nato nel 1967 a Parigi, dove tuttora risiede. Guanda ha pubblicato i romanzi E le altre sere verrai?, Un amico di Marcel Proust, I giorni fragili di Arthur Rimbaud, Un ragazzo italiano, Come finisce un amore, Non mentirmi e Un certo Paul Darrigrand.

Source: libro del recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

“L’intendente Sanshō”, Mori Ōgai, ed Marietti 1820 (2019) A cura di Viviana Filippini

22 agosto 2019

SanshoL’intendente Sanshō” di Mori Ōgai è la versione più nota di una leggenda antica del Giappone, con protagonisti sorella e fratello vissuti nel periodo Heian. La storia, pubblicata dall’editore Marietti 1820, ha al centro della narrazione Tanaki, Zushio e Anju, moglie e figli di un governatore spodestato dal suo ruolo perché ritenuto troppo buono e umano dai suoi superiori. Ad un certo punto le vite della madre e dei figli si separano. La donna viene venduta al mercato di Sado, mentre i due fratelli, che sono dei bambini, finiscono nelle terre dell’intendente Sanshō. Qui, i due, uniti dal profondo legame fraterno, metteranno a assieme le loro forze per sopravvivere e per sopportare le angherie dell’intendente. Il loro intento è quello di fuggire e di andare a trovare la madre, un desiderio che i due giovani nutrono sempre più nel loro cuore, e che diventa ancora più intenso quando sento una canto di una voce femminile arrivare da lontano. Una dolce voce che intona la stessa canzone che cantava sempre loro Tanaki. Grazie a quella melodia eseguita da un’anziana, i due fratelli organizzano una fuga per loro e per la donna che canta, però tutto viene mandato in fumo dagli uomini di Sanshō. Zushio non demorde e, anche su spinta della sorella, decide di partire per andare ad ottenere giustizia e promette ad Anju di tornare a prenderla, ma la ragazza, impensierita dalle pressioni che potrebbe subire nell’attesa del ritorno del fratello, compirà un gesto che lascerà il lettore senza parole. Zushio, trova aiuto in Taro, figlio di Sanshō, del tutto all’oscuro dei loschi traffici del padre. Solo dopoa ver esposto le sue ragioni al Primo Ministro di Tokyo, Zushio partirà per Sado alla ricerca della madre. Il romanzo breve, o racconto lungo, di Ōgai ci porta dentro al Giappone del passato, dentro all’intreccio della storia antica e permeata di un’atmosfera in perenne bilico tra Storia e leggenda. Quello che emerge è la coralità della vicenda, nel senso che i protagonisti incarnano sentimenti comuni vissuti da chi si era vittima di soprusi da parte dei potenti. Tra le pagine de “L’intendente Sanshō” di Mori Ōgai emergono altri temi, ancora attuali oggi, come l’importanza dei legami familiari; il valore degli insegnamenti morali per un vita degna e rispettosa e anche un’acuta e attenta riflessione sulle violenze, le vessazioni e le angherie dei potenti corrotti, verso coloro che cercavano di vivere onestamente. Testo curato da Matilde Mastrangelo con introduzione di Maria Teresa Orsi. Traduzione di Matilde Mastrangelo.

Mori Ōgai (1862-1822) è stato tra i principali esponenti della letteratura giapponese moderna, visse i grandi rinnovamenti dell’era Meiji (1868-1912) da letterato e da uomo di Stato, in qualità di ufficiale medico dell’esercito giapponese. Traduttore di Andersen e Goethe, scrisse i romanzi Vita sexualis, L‘età giovane e L’oca selvatica, opere teatrali e racconti storici.

Source: richiesto all’editore. Grazie ad Anna Ardissone, addetta ufficio stampa.

:: Il Meglio di Shanmei: Sette racconti Fantasy dell’Antica Cina e un Mystery Storico a cura di Paola Rambaldi

20 agosto 2019

3Il meglio di SHANMEI è la raccolta in un unico volume dei racconti fantasy di Giulietta Iannone ambientati nell’antica Cina, disponibili anche singolarmente in formato digitale su Amazon:

⦁ Il fermaglio di giada
⦁ Gli otto sigilli della Fenice di fuoco
⦁ Le diecimila lame della vendetta
⦁ Mille fiori dorati sul mare tranquillo
⦁ Luna crescente
⦁ Vento d’estate
⦁ È tempo di partire
⦁ Làn Hua e il brigante
⦁ Un gioco di pazienza

L’autrice ha studiato a fondo la storia cinese dei primi del 1900, visionando foto, lettere e diari e creando racconti ricchi di connotazioni storiche che raccontano di: paesaggi incantati, cantastorie, eroi ed eroine cinesi, arti marziali, pirati, carichi di oppio maledetti, inglesi malvagi, streghe e magia.

Alcune storie si ispirano a personaggi realmente esistiti e attingono a piene mani dalle memorie del bisnonno di Giulietta, vissuto in Cina ai primi del 1900.
Ma questi racconti mi hanno fatto soprattutto conoscere il Wuxià, che letteralmente significa eroe marziale, un genere che non conoscevo, che mi ha ricordato alla lontana i vecchi avventurosi cappa e spada che vedevo da piccola
Il Wuxià è una forma letteraria che ha incontrato grande successo nella cinematografia asiatica.
I suoi eroi hanno un codice da rispettare e sono quasi sempre impegnati a raddrizzare torti o a vendicare crimini.
In Italia ne abbiamo avuto un vago sentore per la prima volta nel 1973 coi film di combattimenti a mani nude di Bruce Lee, che poi hanno spinto i produttori ad acquistare veri Wuxià spacciandoli per film di Kung fu.
Ma il Wuxià vero e proprio lo abbiamo visto solo nel 2000 col successo de La tigre e il dragone (vincitore di quattro premi Oscar), seguito da Hero e da La foresta dei pugnali volanti.

La raccolta di Giulietta Iannone mi ha fatto pensare soprattutto a belle storie che ben vedrei trasposte in un libro con tanto di illustrazioni.

:: Libera uscita di Debora Omassi (Rizzoli 2019) a cura di Federica Belleri

17 agosto 2019
Libera uscita di Debora Omassi

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Esordio con Rizzoli per la scrittrice bresciana Debora Omassi. Un romanzo sfaccettato, interessante, pungente. È la storia di Barbara, che decide di arruolarsi per capire se stessa. O forse per scappare da sé. Oppure perché ha paura di ciò che potrebbe essere, in realtà. Scorrendo le pagine di questo libro ciascun lettore saprà dare la giusta interpretazione alla nuova vita di questa giovane donna. Al padre, che lei ha sempre ammirato, ai ricordi che saranno sempre presenti. Alla dura legge della caserma e dell’esercito. Agli sguardi indagatori che la lasceranno svuotata. Al suo fidanzato, che vive la decisione di Barbara come un abbandono, un lutto. A Barbara stessa e alla sua profonda crisi d’identità.
L’autrice ha dimostrato piena capacità di entrare e uscire dalla vita di Barbara insieme a lei, di districarsi benissimo tra un prima e un dopo esercito, di saper affrontare la paura e lo sconforto della sua protagonista con determinazione.
Ma chi è Barbara, davvero? Chi sta cercando? Cosa vuole o deve dimostrare e, soprattutto, a chi?
Barbara è il sudore durante le esercitazioni, i polmoni affaticati, l’assorbente che non riesce a cambiare. È precisione e ordine, è il bisogno di giurare fedeltà e la voglia di scappare di corsa. È il desiderio di amare, senza intoppi, senza il dubbio di poter ferire qualcuno.
Le parole di Debora Omassi sono piccoli e sottili aghi che feriscono creando disagio, inquietudine, necessità e voglia di capire. Perché Barbara potrebbe essere chiunque fra noi.
Personaggi ben costruiti, sia femminili che maschili. Editing perfetto. Ben equilibrati schiettezza e sensibilità.
Ottima lettura, che vi consiglio.

Debora Omassi è nata a Brescia nel 1993. Vive a Milano, dove lavora come libraia. Ha esordito nel 2015 sulla rivista «Nuovi Argomenti» e ha pubblicato la raccolta di racconti Fuori si gela (2016). Questo è il suo primo romanzo.

Fonte: acquisto personale del recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Sofia di Anna Masetti (Morellini Editore 2019) a cura di Giulietta Iannone

14 agosto 2019

sofia-579257Tra le mete più interessanti, a basso budget e soprattutto ancora non affollate dal turismo di massa c’è senz’altro Sofia, capitale della Bulgaria, città antichissima, per alcuni più antica ancora di Roma o Atene, ricca di stimoli culturali, bellezze architettoniche, parchi, giardini, mercati, centri termali e di notte movimentata e a misura dei giovani. Insomma una città tutta ancora da scoprire, e grazie alla guida Sofia di Anna Masetti, edita da Morellini, sarà un piacere farlo. Crocevia tra Oriente e Occidente, Sofia è una città pronta ad accogliere i turisti, ricca di alberghi, ristoranti dove gustare i piatti tipici della cucina bulgara, pub, caffè e pasticcerie. Meta anche dello shopping, tanti sono i negozi ricchi della merce più varia, tra cui da non perdere come souvenir le ceramiche decorate con i motivi tipici di Troyan (coloratissimi) e le boccette di legno di essenza di rosa.
Cosa si mangia a Sofia? Per i golosi c’è solo l’imbarazzo della scelta, infatti ci sono numerosi ristoranti etnici, (dalla cucina marocchina, a quella ebraica kasher, a quella italianissima dei locali come Pastorant, la Trattoria Il Maestro Giuseppe Verdi, e la Bottega a due Piani). Per chi vuole invece assaporare le specialità bulgare, la cucina è molto varia perlopiù di stampo regionale, ma mantiene regole fisse: si inizia perlopiù con un insalata (la più famosa è la shopska salata) seguita da antipasti, si continua con un piatto unico di carne accompagnata con verdure e uova. Tra le bevande poi non può mancare un bicchiere di rakia, ma anche i vini e le birre artigianali sono pregiate.
Per chi si chiedesse quale è la stagione migliore per visitarla tenga presente che il clima di Sofia è caratterizzato da inverni lunghi e molto freddi e nevosi, e estati calde, ma raramente con picchi superiori ai 35°.
Una delle cose migliori da fare arrivati in città, come consiglia Anna Masetti, è andare in uno dei punti di informazione turistica per farsi consigliare un itinerario, e prendere una mappa gratuita della zona centrale. Cosa vedere? Da bon perdere la Cattedrale di Alexander Nevskji e la chiesa di Boyana. Potete poi pianificare programmi per un giorno, un weekend, o soggiorni più lunghi. Tutto a cifre low cost, con molte attrattive gratuite.
La guida poi ci segnala anche itinerari fuori porta non troppo lontani da Sofia verso le città principali come Pernik o il Monastero di Rila a circa 120 km da Sofia, con affreschi meravigliosi (fanno fede le foto della guida, ma dal vivo devono essere ancora meglio). E poi il parco nazionale del Pirin.
La guida è molto compatta e dettagliata, ricca di foto curate e ben fatte. Gli indirizzi sono aggiornati, ci sono numeri di telefono e in alcuni casi anche portali internet. Insomma anche solo sfogliandola ti viene voglia di partire. Se potrò farlo aggiornerò questa recensione con mie riflessioni a margine. Per ora ho viaggiato con la fantasia, ma auguro a voi di farlo veramente! Tutti a Sofia dunque quest’estate!

Anna Masetti, nata nel 1989, ha conseguito una laurea in Scienze dei Beni Culturali e una magistrale in Antropologia Culturale. Da sempre interessata all’arte, all’artigianato e alla cultura materiale, ha vissuto in Bulgaria svolgendo un progetto di Volontariato Europeo sulle tradizioni locali. Sei mesi di ricerca e organizzazione di mostre non hanno impedito alla sua vita professionale di prendere una direzione completamente diversa. Ama scrivere, esplorare e fare domande.

Source: copia stampa inviata dall’editore, ringraziamo l’Ufficio stampa Morellini.

:: 101 alimenti che fanno bene al mio bambino di Maria Paola Dall’Erta (RedEdizioni 2019) a cura di Giulietta Iannone

11 agosto 2019

REF-016ADavvero tanti sono i libri usciti di cucina, ricette, diete assortite, ne leggo davvero tanti, anche se non sono propriamente una blogger che si occupa di cucina e prodotti enograstronomici. Per cui quando mi hanno proposto 101 alimenti che fanno bene al mio bambino di Maria Paola Dall’Erta, biologa, chef e mamma (RedEdizioni 2019) mi sono subito incuriosita. Avevo anche un altro libro di cucina in lettura, di cui vi parlerò nei prossimi tempi, legato alla cucina casereccia toscana. Questo libro 101 alimenti che fanno bene al mio bambino, senz’altro valido, parte dal presupposto che non è detto che ciò che è saporito non faccia anche bene, e si sa per far mangiare i bambini e i ragazzi ce ne vuole di fantasia. Maria Paola Dall’Erta è sicuramente preparata, ha una vasta esperienza nella dietologia dimagrante e ha un modo simpatico e piacevole di presentare gli argomenti, con l’aggiunta di tante ricette sfiziose e facili da preparare per ogni alimento di cui tratta. Dopo l’introduzione, si passa a un capitolo che sottolinea l’importanza dell’alimentazione varia e bilanciata (non solo tesa a dimagrire, ma proprio per il benessere generale della persona, unità sempre a calibrata attività fisica). Poi il libro si divide in sezioni: Cereali, Alimenti Proteici, Frutta, Verdura, Aromi, condimenti o altro, per finire con l’indice degli alimenti e l’indice delle ricette. Passo passo con estrema semplicità ci spiega la composizione degli alimenti, come vanno abbinati, con schemi molto dettagliati per la stagionalità degli alimenti, che oltre a garantire maggiori principi nutrivi, ci aiuta anche a risparmiare in cucina, comprando cibi di stagione si hanno infatti numerosi benefici, presentandoci una guida reale da seguire fedelmente per la nostra spesa. Interessante la guida consapevole all’acquisto con esempi pratici su come leggere le etichette. Utilissima la piramide alimentare ispirata alla società Italiana Pediatrica. Maria Paola Dall’Erta spiega dettagliatamente tutto, e sempre restando che dà suggerimenti e indicazioni per gente sana, senza particolari patologie che necessitano diete appropriate, seguire i suoi consigli diventa facile e divertente. Lo sapevate che lo zenzero è una spezia che è utilizzabile come scudo giornaliero? Che la salvia significa in latino sano? E proprio per questo è da utilizzare spesso. Conoscete le proprietà nutrizionali del miele? Sapevate che il burro, demonizzato da molti, è invece un grasso indispensabile per l’alimentazione infantile? Questo è solo un esempio ma mille altre sono le curiosità e le indicazioni che il libro contiene. Il volume 101 alimenti che fanno bene al mio bambino è davvero ricco, e soprattutto utile per essere più consapevoli e informati, soprattutto quando prepariamo i pasti per i più piccoli, ma anche per noi, perché i principi alimentari su cui si basa sono estensibili a tutte le fasce di età. Buona lettura, dunque!

:: Estonia di Alessio Franconi (Morellini Editore 2019) a cura di Giulietta Iannone

29 luglio 2019

indexLa verdissima Estonia è un paese tutto da scoprire, e grazie alla guida insider di Alessio Franconi, edita da Morellini editore, molto più accessibile di quanto si possa pensare.
Paese ideale per chi ama visitare e soggiornare nei paesi nordici, l’ Estonia è tra le repubbliche affacciate sul Baltico forse quella maggiormente cosmopolita e proiettata nel futuro, non a caso è detta “Nazione digitale” ed vi è la sede operativa di Skype, pur conservando le vestigia di un passato più o meno recente e un amore incondizionato per la natura selvaggia e incontaminata e la tutela del paesaggio.
Tipiche le coloratissime casette di legno, i fari, i mulini a vento, i parchi naturali, le spiagge, estese per chilometri, e le chiese, i monasteri, i castelli e i palazzi di epoca zarista.
Le principali città sono a ovest Tallinn, la capitale, una delle città medioevali meglio conservate d’Europa, e a sud Tartu, dove ha sede la più antica università del paese.
Ricca di laghi, il più grande è Peipsi, tra Russia ed Estonia, con circa duemila isole, e foreste che la coprono per il 50% della sua estensione, l’Estonia è il luogo ideale per chi ama i viaggi a contatto con la natura. Ma non si vuole far mancare anche visite ai musei, festival e rassegne culturali.
Di notte nella capitale la vita notturna è intensa e ricca di possibilità di scelta tra pub, ristoranti e locali molto frequentati dai giovani di ogni nazionalità.
Il clima è relativamente mite nella bella stagione, e il mese più caldo è luglio. Le temperature scendono sottozero d’inverno. Il mese più freddo è febbraio. La guida comunque vi indicherà le stagioni con meno piogge e l’abbigliamento ideale da portare con voi.
Indispensabile la mascherina per dormire, come in tutti i paesi nordici le finestre spesso non hanno le tapparelle, e la luce solare che copre più ore al giorno nei mesi estivi potrebbe crearvi disagio.
Ricca la gastronomia, tipicamente continentale in cui spadroneggiano carne, pesce e patate. Molto apprezzato il pesce affumicato, e il pane di segale, spesso servito a colazione assieme alle celebri aringhe del Mar Baltico. Varie sono le zuppe, i dolci e i piatti di influenza russa, tedesca e scandinava.
Cosa bere? Non c’è che l’imbarazzo della scelta dalle birre artigianali, ai liquori, tra cui l’immancabile vodka estone, tra cui la principale la Viru Valge. Scoprirete leggendo la guida anche una curiosità piuttosto bizzarra, con al centro la vodka ed un rimedio empirico per i raffreddori e i mali di stagione.
Come tutte le repubbliche ex sovietiche, indipendente dal 1991, conserva segni del passaggio della dominazione comunista. Per i nostalgici comunque da non perdere il tour della Tallinn sovietica.
Guida compatta e completa, con 0,99 Euro si scarica anche il pdf light, interattiva per i più tecnologici. Tutto sommato una buona guida, in carta patinata, con belle foto, ricca di aneddoti e curiosità, aggiornata con orari di visita, telefoni, indirizzi degli alberghi e dei principali luoghi da visitare. Non occupa troppo spazio, facilmente collocabile in uno zaino. Che dire ancora se partite per l’Estonia portatevela con voi.

Alessio Franconi nasce a Genova ma da sempre risiede a Milano, dove vive dividendosi tra la professione forense e quella di fotografo-scrittore. Negli ultimi anni si è recato sui campi di battaglia della Prima Guerra Mondiale lungo tutto l’arco alpino, realizzando la mostra fotografica “Si combatteva qui! 1914-1918”, che sta girando l’Italia e l’Europa. Collabora come freelance con la rivista “Storia Militare”. Cura costantemente il suo sito web dedicato alla fotografia www.franconiphotos.eu.

Source: copia stampa inviata dall’editore, ringraziamo l’Ufficio stampa Morellini.

:: Tutta la verità sugli anziani di Elina Ellis (Gallucci Editore 2019) a cura di Giulietta Iannone

28 luglio 2019

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Tra i freschi di stampa Gallucci di questa settimana appare un albo colorato, e molto divertente, dal titolo che è tutto un programma: Tutta la verità sugli anziani (The Truth About Old People, 2019) testi e disegni di Elina Ellis, tradotto dall’inglese da Federico Taibi e pubblicato per la prima volta da Two Hoots, un marchio parte di Macmillian Publisher International Limited di Londra.
Protagonisti un ragazzino, il suo cagnolino e i suoi arzilli nonni. Un simpatico quartetto alle prese con la vita di tutti i giorni. Occasione per sfatare tanti luoghi comuni legati alle persone anziane: non si sanno divertire, sono lenti, sono goffi, hanno paura delle cose nuove etc…
Per ogni luogo comune una simpatica illustrazione ironica e indovinata atta a ribaltarlo come un calzino. Perché gli anziani ballano, sono romantici, sanno divertirsi, e sono pure avventurosi.
Scoprire il vero volto delle persone anziane in questo simpatico libro illustrato per bambini sarà piacevole quanto istruttivo. Un’occasione per sorridere e per creare un’allegra complicità tra nonni e nipoti.
I disegni sono stati realizzati con penna, inchiostro, guazzo e Photoshop. Formato: 23.1 x 28.7 cm, cartonato, pagine 28. Consigliato dai 5 ai 99 anni.

Elina Ellis scrive e disegna storie. Di origini ucraine, si è specializzata in illustrazioni per l’editoria per l’infanzia a Cambridge, dove vive e lavora, creando libri propri o illustrando testi di altri autori.

Source: ringraziamo Marina Fanasca dell’Ufficio stampa Gallucci per la copia stampa.

:: Quel che si vede da qui di Mariana Leky (Keller, 2019) a cura di Eva Dei

28 luglio 2019

quel che si vede da quiQuanti possono dire di sapere cos’è un’okapi? L’ultimo grande mammifero scoperto dall’uomo

un animale assurdo, molto più assurdo della morte, e sembra del tutto sconnesso con le sue zampe da zebra, i fianchi da tapiro, il corpo da giraffa color ruggine, gli occhi da capriolo e le orecchie da topo.

Sembra davvero un animale inverosimile, ancora di più quando si materializza davanti a un’anziana signora del Westerwald, in Germania. Selma lo incontra nei suoi sogni sempre nei prati dell’Uhlheck, quell’insieme di campi e prati dove la conduce la sua passeggiata pomeridiana. I due si stagliano immobili nella piana, fino a quando i loro sguardi si incrociano; solo a quel punto, come tutte le volte, il sogno sfuma, Selma si sveglia e capisce che qualcosa di brutto accadrà a breve. Tre volte ha sognato un okapi e nelle ore successive è sempre morto qualcuno all’interno della sua piccola comunità.
Una nonna che prevede la morte è solo uno degli strani componenti della famiglia di Luise: un padre dottore alla ricerca di una cura per il proprio dolore, una madre cronicamente incapace di essere presente, un ottico, amico di famiglia, segretamente innamorato di sua nonna. Questi sono solo alcuni degli strani personaggi che prendono vita dalla penna di Mariana Leky.
Quel che si vede da qui è un romanzo di formazione, la storia inizia quando Luise ha dieci anni: i giochi, la scuola, l’amicizia con Martin, il mondo filtrato dagli occhi dell’infanzia. Con la seconda parte compiamo un salto temporale e ritroviamo Luise che ha già ventidue anni, alle prese con un apprendistato in libreria e con Frederik, un giovane monaco buddista che vive in Giappone e che dal loro primo incontro le ha “ribaltato la vita”. Fa da spartiacque della storia, un evento tragico, una morte annunciata proprio dall’astruso sogno della nonna Selma.
Ma questo libro è pieno di avvenimenti e personaggi bizzarri, una realtà al limite dell’onirico, pervasa da momenti delicati ma anche divertenti. Nel romanzo ritroviamo tanti temi importanti: la crescita, l’amore, la ricerca di sé, la perdita e la morte, l’amicizia e il senso di comunità; forse, però, ciò che maggiormente lo differenzia da altri libri di questo genere è la componente del “meraviglioso” che la Leky decide di far entrare in scena. Ricorrendo a situazioni assurde e inverosimili, a credenze e personaggi immaginari, l’autrice coglie l’essenza di situazioni e sensazioni più che reali; cosa rievoca meglio il dolore per una perdita se non la sensazione di portare su di noi un peso in ogni momento, per i giorni a venire? E quale è il nostro desiderio più forte dopo un lutto se non quello di cadere in un sonno perpetuo in cui non avvertiamo più nessun dolore ma nemmeno nessun bisogno? E infine l’ansia, l’angoscia non sono tanto simili a quel fastidioso e invisibile folletto Sbranagole che si attacca al collo di Elsbeth?
Quel che si vede da qui è un romanzo lieve, un inno alla vita in tutte le sue sfaccettature:

«(…) e mi accorsi che io fino a quel momento non avevo ancora scelto nulla, che le cose mi erano capitate e basta, mi accorsi che non avevo mai detto davvero “sì” a niente, semplicemente non avevo detto “no”. Pensai che non bisogna lasciarsi intimidire da un borioso addio, che gli si può sfuggire eccome, perché tutti gli addii sono negoziabili finché nessuno muore.»

Mariana Leky ha studiato Giornalismo culturale presso l’Università di Hildesheim, dopo aver svolto un tirocinio in una libreria. Oggi la sua vita si divide tra Berlino e Colonia. Il romanzo Quel che si vede da qui, pubblicato in Germania nel luglio del 2017, è rimasto per diverse settimane nei primi posti dei best seller e da allora a oggi è stabilmente tra i libri più venduti nelle librerie tedesche. È stato tradotto in più di quattordici lingue e al momento è in corso l’adattamento per il grande schermo.

Source: libro del recensore.

:: La squadra dei sogni – Il cuore sul prato di Marino Bartoletti (Gallucci Editore 2019) a cura di Giulietta Iannone

27 luglio 2019

La squadra dei sogni - Il cuore sul prato

«Non mollate mai, ragazzi, anche quando sembra che tutto vi abbia voltato le spalle! Siate sempre padroni del vostro destino».

Per chi ama il calcio il nome di Marino Bartoletti è molto conosciuto, forse invece sorprenderà scoprirlo autore di un delizioso romanzo per ragazzi dal titolo molto evocativo La squadra dei sogni – Il cuore sul prato. Una storia di amicizia, di crescita, di superamento delle differenze, una storia che trasmette gli autentici valori positivi che lo sport porta con sé. Non è un romanzo puramente didattico ed educativo, ci parla dei ragazzi di oggi che finite le elementari si affacciano alle medie e al complicato mondo degli adulti. Classi sociali, ricchezza, origini geografiche ancora incidono nel mondo dei grandi, non si può negare che certi privilegi esistano, che alcuni ragazzi siano più avvantaggiati di altri, ma a quell’età altre sono le cose importanti: la lealtà, l’amicizia, la solidarietà, la sincerità. Valori che lo sport dovrebbe rendere attuali anche da adulti. La squadra dei sogni Il cuore sul prato ci parla infatti di due ragazzini Carlo e Dorian, cresciuti insieme, che al passaggio delle medie si trovano separati in scuole diverse, ed addirittura rivali in campo. Ma vale più un goal e una vittoria, o l’amicizia? Lo scopriremo assieme ai due sbarazzini protagonisti. Poi conosceremo don Chilometro, un sacerdote molto sui generis, il preside della Sassi e il preside della Mellone. E tanti altri. Simpatici i disegni di Giuseppe Ferrario, che ne fanno un libro utilissimo anche a chi sta imparando l’italiano, per esercitarsi nella lettura e nella comprensione. Consigliato dai 9 ai 99 anni.

Marino Bartoletti è uno dei più celebri e amati giornalisti italiani. Ha condotto e spesso ideato trasmissioni televisive storiche come “Il processo del lunedì”, “La Domenica Sportiva”, “Pressing”, “Quelli che il calcio”. È stato direttore del “Guerin Sportivo” e commentatore di tante edizioni del Giro d’Italia, della Champions League, dei Campionati europei e mondiali di calcio e dei Giochi olimpici.

Giuseppe Ferrario nasce a Milano nel 1969. Già da bambino si diverte così tanto a disegnare, che lo fa ancora oggi. Dopo l’Accademia di Belle Arti di Brera inizia a lavorare come scenografo per il parco di Gardaland, oltre che come illustratore e fumettista. Ha collaborato con Walt Disney, Warner Bros, Mtv, Image Comics; scrive e disegna fumetti per “Il Giornalino” e ha fondato Effigie, società che si occupa di cartoni animati e grafica. Ha una moglie, quattro figli e un coniglio. Sogna di diventare il miglior alpinista del mondo.

Source: ringraziamo Marina Fanasca dell’Ufficio stampa Gallucci per la copia stampa.

Lady Tabata la regina della notte di Barbara Delmastro Meoni (Golem, 2019) a cura di Elena Romanello

27 luglio 2019

41JkFGwMS0L._SX352_BO1,204,203,200_Golem edizioni propone la testimonianza della vita insolita e interessante di Barbara Delmastro Meoni, in arte Lady Tabata, ex modella, protagonista della vita notturna a Torino e Sestriere, attivista sociale, fumettista, una personalità eclettica e tutta da scoprire.
Spesso si pensa che i mondi della moda e delle discoteche siano frivoli e corrotti, ma leggendo questa autobiografia, ironica e a tratti dissacrante, si scopre che non è così, soprattutto se come ha fatto l’autrice non si è mai rinunciato ad una propria etica e a portare avanti delle battaglie giuste, come quella di rendere i locali notturni luoghi puliti e sicuri, per i giovani e giovanissimi, soprattutto per quando devono tornare a casa.
Un libro per scoprire un personaggio di Torino, una ragazza e poi donna che ha scelto di fare una vita controcorrente fin da giovanissima, prendendo la responsabilità della sua vita, facendo i suoi errori, imparando da questi, avendo anche momenti neri per problemi di salute di cui parla tranquillamente e trovandosi in situazioni poco simpatiche, ma tirando avanti con grinta e sapendo costruire un suo mondo, trovare un suo equilibrio e proporre modelli e stili di vita.
Lady Tabata la regina della notte affronta tra le altre cose argomenti scomodi, come le molestie sessuali, che dopo lo scandalo di Metoo sono state a tratti anche un po’ sottovalutate, ricordando che certe situazioni non vanno mai accettate né tollerate né taciute. Ma trova anche il coraggio di parlare di un male oscuro che continua a colpire tante donne, spesso molto giovani, come l’anoressia, e che spesso fa parte di quei tabù su cui per molti bisognerebbe, in maniera colpevole, tacere, quando in realtà i disordini alimentari sono un problema reale e non un capriccio.
Un libro per conoscere un progetto di vita insolito, ma da cui si può anche provare a prendere qualcosa, con una prefazione divertita e partecipe di Piero Chiambretti e un’altra di Luca Abete.

Ex Top Model, Barbara Delmastro Meoni ha lavorato con i più grandi stilisti del mondo, viaggiando fin dall’età di 16 anni in tutta Europa e non solo. Nata a Torino  ha lasciato la carriera di modella all’apice del successo per dedicarsi alla sua passione per la musica e l’intrattenimento e per esprimere la sua innata creatività. Con Franco Becchio, suo marito da oltre vent’anni, inizia questo percorso con il Black Sun di San Sicario, primo locale che riesce a sviluppare. Da venti anni, con il nome d’arte di Lady Tabata, è proprietaria e animatrice di alcuni dei club più esclusivi d’Italia, i Tabata Club, da Porto Cervo a Sestriere, da Torino a Tonale fino a Le Vele di Alassio. Per conoscere tutte le sue attività visitare il suo sito ufficiale http://www.ladytabata.it

Provenienza: omaggio dell’editore che ringraziamo.