Archive for the ‘Recensioni’ Category

:: Tutte le ragazze mentono di Piergiorgio Pulixi (Rizzoli, 2026) a cura di Patrizia Debicke

21 marzo 2026

Nel cuore di una Sardegna lontana dalle cartoline, con Tutte le ragazze mentono Piergiorgio Pulixi costruisce un thriller che affonda le radici nel disagio adolescenziale e nell’ipocrisia di provincia, offrendo un quadro teso, emotivamente denso, in cui il mistero si intreccia con il dolore e con l’ostinato bisogno di verità. Il romanzo è ambientato a  Saruxi, cittadina  sarda ex importante polo industriale dell’isola, che  emerge come un luogo sospeso, dove il tempo potrebbe  essersi fermato e ogni rapporto umano si nutre di sguardi, sospetti e silenzi. Le strade, le case, la foresta di lecci spesso avvolta nella nebbia contribuiscono poi a creare un senso costante di oppressione, come un’invisibile gabbia dalla quale non si può fuggire. In questo spazio chiuso, in cui tutti conoscono tutti, la verità può deformarsi  fino a diventare irriconoscibile e le apparenze invece assumere assoluto valore.
Sarà proprio da questa tensione che nasce e si sviluppa la trama. La morte di Denise, la “ragazza perfetta”, ritrovata sui binari del treno, rappresenta un’insanabile  frattura. Il suicidio, accettato senza troppe domande dalla comunità, diventa però per la sorella minore Melissa, Sissy, un insopportabile mistero. E sarà la sua voce, diretta e priva di filtri, a guidare il lettore dentro la sua personale indagine, provocata da un forte impulso emotivo. Perché istintivamente  lei non crede che sua sorella si sia tolta la vita.
Sissy è una protagonista ben calibrata: fragile, insicura, spesso sopraffatta dal dolore, ma incapace di arrendersi. Non dispone delle certezze di un’investigatrice, va avanti per intuizioni, errori e ossessioni. Il lutto della sua famiglia si riflette in ogni gesto, trasformando la casa in uno spazio svuotato, dove la vita sembra essersi ritirata lasciando solo un’eco di ciò che era prima.
Accanto a lei un insieme di ambigui personaggi, mai del tutto leggibili. Il gruppo delle ragazze più popolari incarna alla perfezione il tema centrale del romanzo: la distanza tra immagine pubblica e realtà interiore. Belle, ammirate, apparentemente invincibili, celano invidie, rivalità e sottili crudeltà, alimentate da tossiche dinamiche e dal costante bisogno di apparire. Pulixi tratteggia queste figure, evitando caricature ma lasciando emergere credibili contraddizioni.
Anche i personaggi maschili contribuiscono al quadro emotivo. Thomas, il fidanzato di Denise, pareva un ragazzo perfetto, ma la sua trasformazione dopo la tragedia propone dubbi. Loris, angelo biondo, presenza quasi favolosamente evocata, aumenta l’ inquietudine, proponendo  collegamenti che allargano il mistero.
L’intreccio s’impone  con una progressiva accumulazione di indizi, sospetti e parziali  rivelazioni. L’indagine di Sissy procede a zig zag tra fotografie, messaggi e ricordi, creando un mosaico con ogni tessera che sembra rimandare a un’altra verità. La storia poi si complica ancor più con la sequela di presunti suicidi che colpiscono la comunità, amplificando la sensazione di pericolo e trasformando il dubbio in certezza: dietro quelle morti si cela per forza qualcosa di oscuro.
Il ritmo narrativo è incalzante, la scrittura asciutta e coinvolgente, in grado di tenere alta la tensione senza rinunciare a momenti di introspezione. Le descrizioni, mai ridondanti, evocano immagini essenziali e un’atmosfera carica di inquietudine. La nebbia, il freddo, il buio si trasformano in elementi simbolici che riflettono lo stato d’animo della protagonista.
Tra i temi più forti risaltano la menzogna, il peso delle apparenze e la fragilità delle relazioni adolescenziali. L’amore, vissuto in modo assoluto e totalizzante, si intreccia con gelosia e paura, fino a toccare pericolose derive. Il romanzo esplora anche il dolore del lutto, mostrando come una perdita soprattutto violenta possa disgregare gli equilibri familiari e lasciare profonde cicatrici.
Il titolo ha un valore provocatorio e simbolico : In questo contesto locale forse  nessuno è davvero innocente, e la verità qualcosa di difficile da raggiungere.
A conti fatti un vero  thriller psicologico, capace di coniugare tensione e introspezione. Pulixi costruisce una storia che cattura e inquieta, accompagnando il lettore fino a un finale che mischia tutte le carte e costringe a rileggere ogni dettaglio sotto una luce diversa.
Un romanzo che, dietro la struttura del giallo, nasconde un’indagine più approfondita sulle pieghe  che si annidano nelle relazioni umane e su quanto spesso separano ciò che siamo da ciò che vogliamo dimostrare.

Piergiorgio Pulixi nato a Cagliari nel 1982, dopo anni di lavoro  a Londra  si è spostato  a Milano. Ha pubblicato Perdas de Fogu (Edizioni E/O 2008), L’albero dei Microchip (Edizioni Ambiente 2009), Donne a perdere (Edizioni E/O 2010) e la serie poliziesca iniziata con Una brutta storia (Edizioni E/O 2012) e La notte delle pantere (Edizioni E/O). Dal 2018 inizia la sua collaborazione anche con Rizzoli.

:: Più in là del silenzio, Fabrizio Guarducci, Monica Milandri (Le Lettere, 2026) A cura di Viviana Filippini

21 marzo 2026

Cosa accadrebbe se vi invitassero ad una cena, dove vige la regola del silenzio con sola concessione di ascolto della musica? Ne sanno qualcosa i personaggi di “Più in là del silenzio” di Fabrizio Guarducci e Monica Milandri, edito da Le Lettere. La storia narrata parte con la vicenda di un gruppo di amici, della loro cena senza parole  e di quello che ha portato a tale situazione. Protagonisti veri e propri però, leggendo, sono Teodoro e Claudia. Lui professore universitario, molto ordinato, preciso, metodico e non sempre abile ad esprimere i suoi sentimenti. Lei, figlia del rumore e del caos, lavora nella sua boutique e cerca di capire il non detto del compagno. Guarducci e Milandri creano una narrazione dove oltre alla vita di coppia che attraversa una crisi forte come una tempesta, viene messa in evidenza la funzione che ha il silenzio e come esso cambi di valore tra Teodoro e Claudia, dando una vera e propria svolta alla loro esistenza. All’inizio, quando tra i due scoppia una crisi relazionale fatta dai troppi silenzi di Teodoro che non si esprime e non manifesta quello che prova, il silenzio diventa una componente che opprime e pesa sullo stato emotivo della coppia. Su quello di Claudia che vorrebbe un dialogo più consistente con Teodoro e su Teodoro stesso, il quale si chiude a riccio, non si espone e arriva pure a dire alla sua amata che forse lei non avrebbe mai dovuto sceglierlo. Poi, quel silenzio vestito da punto di rottura diventa una scelta ben precisa di vita, dove le parole sono bandite per lasciare spazio ai gesti. Tra Teodoro e Claudia il silenzio diventa qualcosa di nuovo, una forza motrice, che li accompagna nei loro gesti di ogni giorno e che diventa pian piano una forma di fiducia reciproca. Pezzo dopo pezzo, grazie al silenzio, la coppia trova nuova stabilità. A loro non servono più le parole, basta osservarsi e ascoltarsi nel silenzio e in silenzio. Questo modo di vivere genera cambiamenti in Teodoro e Claudia. I loro amici notano questa trasformazione e, in sedi separate, lo fanno notare ai due. Claudia capisce che è cambiata grazie al silenzio, mentre Teodoro è diverso – gli fa notare l’amico Marco- non per quello che dice, ma per come lo dice. Claudia e Teodoro  protagonisti di “Più in là del silenzio”  di Fabrizio Guarducci e Monica Milandri, da coppia avviata verso la frantumazione, vivono un percorso di cambiamento, che li trasforma emotivamente e psicologicamente, in quanto i due hanno trovato nel silenzio, che spesso spaventa e crea imbarazzo, lo stato ideale di vita, lo strumento giusto per vivere in pace la loro relazione. Per loro il silenzio non è più un vuoto che opprime, che annienta e spaventa. Per Teodoro e Claudia il silenzio è diventato linfa esistenziale e spazio da vivere e in cui esistere in pace, amore e armonia con se stessi e con il mondo che li circonda.

Fabrizio Guarducci si è formato nella concezione sociale e umana di Giorgio La Pira. Dopo aver vissuto il movimento Undeground alla fine degli Sessanta negli Stati Uniti e aver conosciuto Guy Debord in Francia, ha aderito convintamente al Situazionismo. Ha fondato il Dipartimento di Antropologia culturale dell’Istituto Internazionale Lorenzo de’ Medici di Firenze. Ha insegnato mistica, estetica e tanatologia, dedicandosi interamente alla ricerca dei linguaggi come strumenti per migliorare l’interiorità dell’individuo e per trasformare in positivo la realtà che ci circonda. Inoltre, è autore cinematografico: Paradigma Italiano (premiato PhilaFilm, 1993), Two days (2003) e Il mio viaggio in Italia (vincitore del Golden Eagle, 2005). Come autore, produttore e regista ha realizzato i film Mare di grano (2018), Una sconosciuta (2021), Anemos (2023) e La patria delle emozioni (2025). Ha pubblicato i saggi La parola ritrovata (2013), Theoria. Il divino oltre il dogma (2020) e i romanzi Il quinto volto (2016), La parola perduta (2019), La sconosciuta (2020), Duetto (2021), Amor (2022), Il villaggio dei cani che cantano (2022), La patria delle emozioni (2023), Eclissi (2023, selezione premio Strega 2024) e Il richiamo del sentimento (2025). (Fonte sito Le Lettere)

Monica Milandri è appassionata di arte e musica classica; vive e lavora a Firenze. (Fonte sito Le Lettere)

Source: Ufficio stampa 1A Comunicazione.

:: “Maria. Regina Vittoriosa del mondo”(Edizioni Segno) di suor Maria Natalia, a cura di Daniela Distefano

19 marzo 2026

Se state pensando che la Consacrazione a Gesù tramite Maria Santissima sia l’antidoto alla deriva puzzolente dei giorni nostri tra guerre, amoralità, oscenità letterarie, televisive, musicali, cinematografiche etc. siete sul binario della Fede in corso, ma attenti: come consacrarsi e qual è la preghiera di affidamento più efficace? Bisogna fare una premessa: Tutte le consacrazioni dei santi vanno benissimo. E c’è chi – come me – le fa tutte per non lasciar passare un giorno senza ricevere un bacio dal Cielo per questo dono di abbraccio totale al Signore e alla nostra Mamma Maria.

In questo articolo, riporto una consacrazione speciale, la preghiera di offerta della vita; il libro è  un opuscoletto di poche pagine che racchiude in sintesi ogni pietruzza di Fede infilata nella collana dell’Amore divino. Andiamo con ordine e partiamo dal libro e dal suo titolo.

Il messaggio di “Maria, Regina Vittoriosa del Mondo”  è quello ricevuto da una suora nata in un villaggio vicino Bratislava (Slovacchia) il 31 gennaio 1901, vissuta in Belgio e Ungheria. Sin da bambina ebbe il dono di esperienze mistiche da parte di Gesù e della Vergine Maria. A 14 anni pronunciò i voti di “Terziaria Francescana”, e a 17 anni entrò in un convento di Bratislava. Tra il 1936 e il 1943 ricevette le prime grandi rivelazioni da Gesù e dalla Vergine Maria: messaggi da diffondere nel mondo e messaggi particolari sul destino dell’ Ungheria, di prima e dopo la seconda guerra mondiale.

Come il Signore le aveva predetto, non fu la pace che seguì la guerra, ma l’occupazione russo-comunista, dal 4 aprile 1945. Il popolo ungherese tentò di ribellarsi nel 1956, ma invano. L’Ungheria riebbe la libertà solo dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989. Nel 1950 furono soppresse tutte le comunità religiose, ridotte allo stato laicale; pertanto Suor Maria Natalia fu costretta a togliersi l’abito religioso, come le aveva predetto la Vergine Maria.

Si ritirò in un paese di campagna dove, solitaria e sconosciuta, continuò a vivere nella penitenza un’esistenza in continuo contatto con Gesù e Maria. Morì nell’aprile del 1992, lasciando in eredità una raccolta di messaggi importanti, attuali per Tempi così difficili per il nostro mondo alla deriva.

Nel 1934 – riferisce Suon Maria Natalia – io pregavo Gesù di concederci, in onore dei suoi 33 anni di vita terrena, delle grazie che ci aiutino ogni giorno a rinnovarci interiormente. Ecco le parole di Gesù: “ Io vi farò partecipare, te stessa, i tuoi fratelli e le tue sorelle, a delle grazie tali che, in tutti i giorni della vostra vita, vi procureranno molta gioia”. Otto anni dopo, maturata interiormente, Suor M. Natalia ricevette le 33 promesse.

Nei suoi scritti, la mistica descrive le numerose visioni della Vergine Maria Regina, che Gesù desidera sia proclamata dalla Chiesa “Regina del mondo”, non solo dell’Ungheria, ma del mondo intero. Così scrive:”Se ricordo bene, è nella solennità di Cristo Re, nel 1939, che mi fu permesso di contemplare in una visione, il mio divino Salvatore, mio sposo. Il suo aspetto era regale, il suo volto dolce, attraente, pieno d’amore. Era vestito di un manto regale e sul capo portava una triplice corona, così grande era la forza con la quale mi attirava che mi sembrava di volare per gettarmi ai suoi piedi. Egli mi alzò e mi coprì con parte del suo manto. Gli dissi: “Mio Salvatore e mio Re, regna su di me”.

“E’ nel tuo cuore che si trova il mio Regno regale”, mi ripose.

Mentre ero appoggiata sul suo petto, vidi il suo dolce sguardo errare su tutta la terra. “ Mio Salvatore, di che ha sete il tuo Cuore?” gli chiesi. Gesù si chinò su di me per dirmi: “Nel momento in cui il Figlio è proclamato Re, è opportuno che la Madre del Figlio sia anche Lei una “Maestà Regale”. Pertanto Io voglio che la Madre mia Immacolata sia proclamata da tutta l’umanità “Regina Vittoriosa del mondo”. In questa visione, il Salvatore mi annunciò che doveva essere introdotta una festa e celebrata solennemente per onorare Maria Regina del mondo (ciò avvenne nell’anno mariano 1954, durante il pontificato di Papa Pio XII. Nel calendario attualmente viene ricordata il 22 settembre).

Dio Padre vuole mostrare all’umanità che la Vergine Santissima è sovrana del mondo perché ha riportato la vittoria sul mondo, sul peccato, e sugli inferi. Attribuendo questa vittoria a Cristo Re, tutti i popoli devono riconoscere che la gloria della vittoria va condivisa con la sua Collaboratrice, la sua Santa Madre, Sovrana del cielo e della terra.

Messaggio della Vergine Maria – 2 luglio 1986

Miei cari figli! Il Signore vuole la pace, e per questo io continuo ad apparire per avvertirvi. Ascoltatemi! Non indurite i vostri cuori! Ancora oggi le mie lacrime scorrono. Ma a che pro, se non considerate il valore? Miei cari figli! Che avverrà se la coppa trabocca e il Signore non mi permette più di venire ad avvertirvi? In molti paesi io porto i messaggi del Divino Mio Figlio. Ma se non si tiene conto delle mie richieste, quale sarà la sorte dell’Umanità? Riflettete. Ora io mi rivolgo a coloro che comprendono le mie suppliche. Brevi preghiere non bastano più… Offrire la propria vita per la Vita! E’ quanto mi chiede Mio Figlio. Almeno voi, piccolo gruppo di giusti e di fedeli, non stancatevi,anche nelle prove più dure! Pensate alla vostra vocazione di apostoli!  Pensate che Mio Figlio vi ha scelti per essere “Pescatori” di anime.  Come ha detto agli apostoli, anche oggi dice a chi lo ama di più: “Seguimi! Rinuncia alla tua volontà! Lascia quanto possiedi. Non dire che è un sacrificio troppo duro, ma un “sacrificio costruito sulla roccia del perfetto amore” che lo spirito del male non può travolgere!”. Mediante la mia maternità verginale, voi lo offrite al Signore che se ne servirà sempre là dove l’urgenza è più grave. Che servirebbe all’uomo guadagnare l’universo se arrivasse a perdere la sua anima?”.

Grazie alla pratica dell’espiazione, il Padre Celeste avrà pietà dell’umanità. Molti non potrebbero nascere se arrivasse la calamità totale. Non dimenticate chi è vostra Madre. Non dimenticate di chi voi siete figli. Pregate per quelli che sono sotto il potere del nemico. La grazia agisce nel silenzio. Quando siamo in stato di grazia, Dio ci sorride. Il Signore è molto contento quando notiamo che Egli agisce in noi. La Parola di Dio deve diventare realtà.

PREGHIERA DI OFFERTA DELLA VITA (data a Suor Natalia Magdolna dalla Vittoriosa Regina del Mondo)

“Mio dolce Gesù: di fronte alle persone della Santissima Trinità, davanti alla nostra Madre del Cielo e tutta la Corte Celeste, offro – secondo le istruzioni del Tuo Cuore Eucaristico e del Cuore Immacolato di Maria Santissima – tutta la mia vita, tutti la mie Sante Messe, Comunioni, buone opere, sacrifici e sofferenze, unendoli ai meriti del Tuo Sangue Santissimo e della Tua morte in Croce: per adorare la Santissima Trinità gloriosa, per offrirle riparazione delle nostre offese, per l’unità della nostra Santa Madre Chiesa, per i nostri sacerdoti, per le buone vocazioni sacerdotali e per tutte le anime fino alla fine del mondo.

Ricevi, Mio Gesù, la mia offerta di vita e concedimi la grazia di perseverare in essa fedelmente fino alla fine della mia vita.

Amen.”

“…Se qualcuno, mia figlia, fa solo una volta l’offerta della vita. Capisci, figlia Mia? Se solo una volta, in un momento di grazia, si è acceso nel suo cuore il fuoco dell’amore eroico, con questo ha sigillato tutta la sua vita! La sua vita, anche se non ne è consapevole, è ormai possesso di Entrambi i Sacri Cuori. Per mio Padre il tempo non esiste. La vita dell’uomo sta davanti a lui tutta intera…”

LE 5 MERAVIGLIOSE PROMESSE

                                                                                                 

1. I loro nomi saranno inscritti nel Cuore di Gesù, ardente d’amore, e nel Cuore Immacolato della Vergine Maria.

2. Per la loro offerta della vita, insieme con i meriti di Gesù, salveranno molte anime dalla dannazione. Il merito dei loro sacrifici beneficherà le anime fino alla fine del mondo.

                                                                                                         

3 Nessuno tra i membri della sua famiglia si condannerà, anche se dalle apparenze esterne così sembra, perché prima che l’anima lasci il corpo riceverà nel profondo dell’anima la grazia del pentimento perfetto.                                                   

4. Nel giorno della sua offerta, i membri della sua famiglia che erano in Purgatorio, usciranno di lì.

                                                                                                                                    

5. Al momento della sua morte, io sarò al suo fianco e porterò la sua anima, senza passare attraverso il Purgatorio, alla presenza della Gloriosa Santissima Trinità, dove, nella casa fatta dal Signore, gioirà per sempre con me.

:: Ultimo valzer di una ragazza perbene. Un’indagine dell’avvocato Contrada di Tullio Avoledo (Neri Pozza 2026) a cura di Patrizia Debicke

18 marzo 2026

La  neve dapprima lieve, incerta, poi più fitta e infine a larghe falde, cade sulla Milano di Ultimo valzer di una ragazza perbene e affianca il lettore in una storia dove il mistero non è mai solo qualcosa  da risolvere, ma una spaccatura che si allarga nelle vite dei personaggi.
Tullio Avoledo costruisce anche stavolta,un giallo elegante ma inquieto, in grado di mischiare indagine e introspezione senza tuttavia mai trascurare  le insite debolezze dell’essere umano.
In Ultimo valzer di una ragazza perbene, Milano appare ovattata, molto fredda, invernale, fatta di interni borghesi, studi legali, raffinati appartamenti in cui  ogni dettaglio sembra sempre  al proprio posto. E tuttavia, sotto questa elegante, efficiente e patinata superficie, si agitano profonde tensioni, segreti difficili da controllare. Accanto al capoluogo lombardo poi, emergono altri scenari carichi di fascino e ambiguità, come la Venezia spettrale avvolta dalla nebbia  con i suoi palazzi affacciati sul Canal Grande, luoghi sospesi tra bellezza e opacità, oppure spazi più caldi e intimi, come la villa sul lago, dove il passato riaffiora con forza quasi dolorosa.
Ancora una volta il fulcro della vicenda è Vittorio Contrada, protagonista ormai noto ai lettori. Un uomo, un avvocato, poco più che quarantenne ma che ha superato le illusioni della giovinezza, deluso ma ancora combattivo e in grado di valutare il mondo con lucidità velata da  una vena di malinconia. Non un eroe nel classico senso della parola , la sua forza risiede infatti  nelle sue contraddizioni, nella quotidiana difficoltà di mantenere l’ equilibrio morale nell’attuale contesto che sembra premiare ben altro. Il ritorno di Claudia, indimenticabile figura chiave del passato, infrangerà la sua odierna stabilità, riportando alla luce vecchi sentimenti.
Claudia, simbolo un tempo di ideali e ribellione, oggi però appare trasformata, inserita in una dimensione fatta di grandi privilegi e apparente sicurezza. Moltiforme, una figura ambigua, difficile da decifrare fino in fondo. Il suo rapporto con Vittorio appare in bilico su un terreno in cui disillusione e nostalgia  convivono senza mai trovare una reale sintesi.
Accanto a lei, Ada è il vero elemento destabilizzante della storia. Lontana da qualsiasi immagine rassicurante della giovinezza, è un personaggio complesso, vessato da profonde contraddizioni. La sua doppia vita, che si sviluppa soprattutto nello spazio digitale, mette in crisi lo sguardo degli adulti costringendoli a una riflessione sul rapporto tra identità e percezione, tra libertà e responsabilità. Ada non è facilmente classificabile: vittima e artefice allo stesso tempo, incarna una generazione che stenta a trovare strumenti tradizionali per esprimere il proprio disagio.
Il nucleo trainante dello studio legale “Almariva , Gonzales (socio inesistente, ma tre persone suona meglio), Contrada” mostra invece personaggi solidi e ben calibrati. Gloria Almariva, avvocato, si conferma fondamentale: lucida, concreta, capace di controbilanciare le più emotive derive imboccate da Contrada. Il loro rapporto, fatto di sottili tensioni ma e soprattutto di reciproco rispetto, aggiunge nerbo alla narrazione. Andrea Benati, detto Ciuffo, indispensabile collaboratore esterno, introduce invece la sua  dimensione più ruvida e istintiva, dimostrandosi il giusto elemento di rottura in grado,  al bisogno, di spostare i vari equilibri.
La trama si snoda in un complesso intreccio denso di zone d’ombra e progressive rivelazioni. Tuttavia, ciò che fa davvero funzionare la storia è la capacità di andare oltre il semplice meccanismo investigativo. Temi attualissimi quali la mercificazione dei corpi, l’uso distorto della tecnologia e i crimini ambientali si inseriscono con naturalezza nella narrazione, senza mai forzare il passo. Ne emerge un inquietante affresco dell’oggi, dove i confini tra giusto e sbagliato appaiono ohimé  sempre più sfumati, irriconoscibili .
Lo stile di Avoledo, sempre asciutto e incisivo, è accompagnato da una sottile ironia che nel modo giusto alleggerisce la tensione. I dialoghi, rapidi e pungenti, diventano il vero motore narrativo, contribuendo a delineare i personaggi. Il ritmo, sempre vivace e costante, è sorretto da una scrittura che riesce ad alternare momenti di introspezione a passaggi più mossi, in evoluzione.
Il romanzo funziona bene anche nella sua dimensione emotiva. Certe scene, più intime, introducono quella delicata nota di malinconia che accompagna il lettore fino alle pagine finali. Dove la storia si ricompone e si ferma, lasciando emergere il senso di una perdita e di una consapevolezza che non vuol più cercare facili consolazioni.

Tullio Avoledo è nato a Valvasone (Pordenone) nel 1957. Ha esordito nel 2003 con il fortunatissimo L’elenco telefonico di Atlantide (Sironi e poi Einaudi) e ha pubblicato altri quindici romanzi per Sironi, Einaudi, Chiarelettere e Marsilio. Ha vinto il Premio Scerbanenco 2020 con Nero come la notte (Marsilio 2020) e ha partecipato al “Metro 2033 Universe”, una narrazione collettiva internazionale sul mondo post catastrofe nucleare immaginato dallo scrittore russo Dmitrij Gluchovskij. I suoi titoli sono stati tradotti in varie lingue.

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:: La sorellina di Raymond Chandler (Adelphi 2026) a cura di Valerio Calzolaio

17 marzo 2026

Los Angeles, California. Un estivo inizio primavera di fine anni Quaranta. Philip Marlowe fa la posta a un moscone nel suo squallido ufficio di investigatore privato. Prima chiama poi si presenta Orfamay Quest, minuta ordinata ragazza del Kansas, affascinante bugiarda, gli chiede di ritrovare suo fratello maggiore Orrin, che sarebbe recentemente arrivato a Bay City per lavorare e non dà più sue notizie. Lui accetta, un po’ per noia un po’ per curiosità, e torna nello sfavillante mondo di Hollywood (Chandler vi aveva lavorato come sceneggiatore e ne aveva una brutta opinione): ricatti e menzogne, vacuità e corruzione. Mal gliene coglie, incontra pure omicidi e rischia di lasciarci la pelle. Nessuna sembra indifferente al suo fascino, per altro, nemmeno due bellissime attrici. Narrato come al solito in prima, “La sorellina” è il quinto romanzo della serie Marlowe del grande Raymond Chandler (Chicago, 1888 – San Diego, 1959). Adelphi sta meritoriamente ritraducendo e ripubblicando tutto. Traduzione di Gianni Pannofino.

Scrittore statunitense di romanzi gialli e polizieschi, Raymond Thornton Chandler nasce a Chicago (Illinois) il giorno 23 luglio 1888. Si trasferisce in Gran Bretagna nel 1895, quando i genitori divorziano. Torna negli USA nel 1912. Non ancora ventenne, nel 1917 si arruola prima nell’esercito canadese, poi nella R.A.F. (Royal Air Force), combattendo la Prima guerra mondiale in Francia. Lavora saltuariamente come giornalista e corrispondente. Inizia a scrivere per guadagnarsi da vivere e, dopo una breve parentesi in cui lavora come operaio in campo petrolifero, pubblica il suo primo racconto all’età di quarantacinque anni, nel 1933, su “Black Mask Magazine”, rivista che pubblica storie di detective. Il suo primo romanzo si intitola “Il grande sonno”, e viene dato alle stampe nel 1939. Il suo talento viene a galla e la casa di produzione cinematografica Paramount, nel 1943 gli propone un contratto come sceneggiatore.

:: Marsiglia 1957 di Shanmei, a cura di Paola Rambaldi

16 marzo 2026

“Ma Andrè era una storia a parte. Viveva lì, con sua moglie Camille, e a quanto pareva stava scalando la piramide sociale che mai quanto a Marsiglia era scivolosa e impervia. Per uomini e donne come loro, provenienti da famiglie umili e povere. La povertà era un’onta, ma ormai era un ricordo lontano. L’Atelier rendeva bene: dava lavoro a una quindicina di lavoranti, e due stiliste, e a diverse mannequin fisse, per le sfilate interne all’Atelier. Aveva una clientela molto esclusiva e selezionata, le donne più ricche e in vista di Marsiglia si vestivano da lei. Non confezionava solo abiti, ma articoli in pelle, borse, valigie, foulard, gioielli. Era una donna di successo, aveva realizzato i suoi sogni giovanili. Era se non proprio ricca, benestante. Ma Andrè, no, non era suo.”

Marsiglia, il più grande porto del Mediterraneo che movimenta più di cento milioni di tonnellate di merci all’anno.  La città più antica della Francia, patria dell’inno francese.

Siamo nel 1957. Marie, dopo essersi lasciata alle spalle gli Stati Uniti e la dolorosa scomparsa della madre, gestisce uno dei più ricercati atelier della città, con 15 lavoranti alle sue dipendenze.

Ma la lontananza da André la rende infelice.

Si amano, hanno un figlio, François, che odia a morte il padre, e possono vedersi pochissimo. Vederli insieme darebbe scandalo e sarebbe controproducente per entrambi, soprattutto per André Durand, sposato a Camille, che è appena stato eletto sindaco.  Per questo e per un sacco di altri motivi i due amanti devono continuare a frequentarsi di nascosto come ladri nel solito albergo, anche se non possono fare a meno l’uno dell’altra. Né con te né senza di te direbbero i protagonisti de La signora della porta accanto, il bellissimo film di Truffaut del 1981.

Marie detesta il ruolo dell’amante ma continuerà a sacrificarsi pur di non compromettere la carriera di André, e suo figlio François continuerà a disprezzarlo con tutte le sue forze.  

E adesso Marie piange nel fissare la foto sul giornale di André accanto a Camille e si domanda se la moglie ignori ancora la loro relazione. No, non la ignora, infatti quando André cerca Marie per fissare un nuovo incontro, Camille, che ha ascoltato la telefonata, è già pronta a giocarsi il tutto per tutto per riconquistare il marito.

E i guai non vengono mai soli.

Appena André prende posto nel nuovo ufficio arriva una misteriosa busta contenente le prove del suo oscuro passato. Chi lo sta ricattando?

Se quei documenti venissero resi noti sarebbe la fine della sua carriera…  

Dopo i primi due episodi ambientati nella Marsiglia del 1937 e del 1945, con Marsiglia 1957 si chiude la trilogia di Shanmei che vede ancora una volta protagonista l’affascinante cinquantenne André Durand, un tempo noto nella mala marsigliese come l’Alsaziano.  

Una storia di riscatto, amore, gelosia, vendette e infedeltà.

Una scrittura coinvolgente che materializza la narrazione davanti agli occhi del lettore come in un film.

:: Cuori di tenebra: I signori della guerra che volevano farsi re di Eugenio Di Rienzo (Neri Pozza 2026)

11 marzo 2026

Cuori di tenebra, pubblicato da Neri Pozza nella collana I Colibrì, è un’interessante opera in cui Eugenio Di Rienzo affronta uno dei nodi cruciali, e nello stesso tempo più controversi, della storia contemporanea: il lato oscuro dei processi politici e ideologici che hanno segnato l’Europa tra Otto e Novecento. Il titolo richiama volutamente Cuore di tenebra di Joseph Conrad, (e il sottotitolo L’uomo che volle essere re di Rudyard Kipling del 1888) ma l’eco conradiana, e kiplinghiana, non sono solo suggestioni metaletterarie: diventano anzi vera chiave interpretativa per leggere le derive morali e politiche di un’epoca attraversata da violenze, fanatismi e conflitti identitari, lontana solo formalmente dalla nostra ma nello stesso tempo ricca di rimandi molto contemporanei, sebbene i signori della guerra dei nostri martoriati giorni, secondo l’opinione dell’autore, siano gli stati stessi.

Di Rienzo, storico di formazione rigorosa e dalla vis argomentativa molto marcata (non ci si annoia a leggere i suoi saggi), costruisce il volume con un impianto saggistico solido, fondato su un’ampia base documentaria, (rimando alla ricca bibliografia di pag. 377 e seguenti). Il suo metodo è quello dello storico accademico, non paludato ma curioso e innovativo: analisi delle fonti, attenzione al contesto sociopolitico, rifiuto delle semplificazioni ideologiche e della partigianeria asettica. Il risultato è un testo denso, che richiede concentrazione nella sua lettura ma restituisce una visione complessa e correlata dei fenomeni analizzati e che sebbene sia diviso in parti e capitoli, va letto come un tutt’uno molto fluido e omogeneo.

Eugenio Di Rienzo in Cuori di tenebra offre un’analisi storica che va ben oltre la semplice cronaca di eventi post‑bellici, trasformando la storia europea, e in parte asiatica, tra il 1918 e il 1922 in un palcoscenico di epopea e tragedia. Con la fine della Prima guerra mondiale e la Rivoluzione russa scompaiono i quattro grandi imperi – austro‑ungarico, tedesco, russo e ottomano – dissolvendosi come sistemi politici multietnici che avevano garantito stabilità, per quanto sotto il dominio della forza e della coercizione, dall’Europa centrale al Baltico, dal Danubio alla Siberia, dal Caucaso all’Asia centrale fino ai confini della Cina con la caduta dell’impero Qing sullo sfondo. In questo vuoto di potere, vaste aree territoriali diventarono teatro di scorrerie e conflitti, trasformandosi in un dilaniato conglomerato di «terre di sangue», termine abbastanza realistico.

Il nucleo narrativo del libro è costituito dai cosiddetti Signori della guerra, Warlords, figure tragiche se vogliamo che Di Rienzo descrive come avventurieri, eroi, sognatori, sanguinari e carnefici, ma in fondo “figli di un dio minore” e quasi sconsociuti per la Grande Storia, forse tranne uno a dire il vero più conosiuto come scrittore e poeta. Attraverso di loro, l’autore costruisce un parallelo con la figura di Kurtz di Joseph Conrad, evocando le contraddizioni di una nobiltà morale spesso travolta dalla brutalità del potere. Tra questi personaggi emergono: Pëtr Nikolaevič Vrangel’, capo supremo dell’Armata Bianca e artefice di uno Stato autonomo in Crimea in lotta contro i bolscevichi; Guglielmo Francesco d’Asburgo‑Lorena, aspirante sovrano dell’Ucraina e ultimo rappresentante delle ambizioni imperiali degli Asburgo; Roman von Ungern‑Sternberg, che occupa la Mongolia nel febbraio 1921 e sposa una principessa Manciù appartenente alla decaduta famiglia imperiale cinese; İsmâil Enver, ministro della Guerra ottomano, proiettato verso un ipotetico Emirato del Turkestan; e il nostro Gabriele D’Annunzio, che dopo la presa di Fiume tenta di costruire una ducea indipendente, sfidando l’autorità dei vituperati Savoia.

Di Rienzo non si limita a narrare le gesta di questi individui, ma le colloca all’interno della fragilità dei nuovi Stati creati a tavolino dalla Conferenza di pace di Parigi. Questi organismi politici, spesso concepiti senza considerare la complessità etnica e sociale dei territori, si rivelano vulnerabili e diventano immediatamente preda di figure che cercano di plasmare il mondo secondo la propria visione personale di ordine e dominio.

Uno degli aspetti più convincenti del libro è la capacità di mettere in relazione dimensione politica e dimensione sociale. Di Rienzo non si limita a ricostruire eventi e decisioni istituzionali: indaga le mentalità, le paure collettive, le retoriche pubbliche che hanno alimentato scelte radicali e spesso tragiche, in cui la violenza e l’arbitrio si trovano spesso senza paletti nè limiti. In questo senso, il “cuore di tenebra” non è soltanto quello dei singoli protagonisti, ma quello di intere classi dirigenti e opinioni pubbliche, trascinate da logiche di potenza, vendetta o autoassoluzione.

Sul piano stilistico, la prosa è chiara ma non leggera o divulgativa in senso superficiale. L’autore predilige un registro argomentativo serrato, talvolta caratterizzato da vis polemica, che tradisce l’intenzione di intervenire in un dibattito storiografico ancora aperto e piuttosto acceso.

In conclusione, Cuori di tenebra è un saggio di alto profilo, destinato a un pubblico interessato alla storia politica e culturale europea e disposto a confrontarsi con un’analisi non accomodante. Non è un libro di facile consumo, ma proprio per questo rappresenta un contributo significativo, e decisamente originale, al dibattito storiografico contemporaneo.

Eugenio Di Rienzo, professore emerito di Storia Moderna presso l’Università La Sapienza di Roma, è autore di numerose monografie storiche di rilevanza scientifica internazionale come Napoleone III. Una biografia politica (Salerno Editrice 2010), Ciano. Vita pubblica e privata del “genero di regime” nell’Italia del Ventennio nero (Salerno Editrice 2018), D’Annunzio diplomatico e l’impresa di Fiume (Rubbettino Editore 2022). Tra i suoi recenti lavori, sempre per Rubbettino Editore, ha pubblicato Benedetto Croce. Gli anni dello scontento (2019), Benedetto Croce. Gli anni del fascismo (2020), L’ora delle decisioni irrevocabili. Come l’Italia entrò nella Seconda guerra mondiale (2024), Un’altra Resistenza. La diplomazia italiana dopo l’8 settembre 1943 (2024). Per Neri Pozza è uscito nel 2023 Sotto altra bandiera. Antifascisti italiani al servizio di Churchill.

Consiglio di acquisto: https://amzn.to/4dgoOQy se comprerai il libro a questo link guadagnerò una piccola commissione. La tua scelta contribuirà al fatto che Liberi resti autonomo e indipendente. Per te non ci saranno costi aggiuntivi sul prezzo di vendita. Grazie!

:: La costituzione è donna. Le conquiste per la parità di genere dal 1946 ad oggi a cura di Anna Chimenti e Maria Natale (Carocci Editore 2025) a cura di Valentina Demelas

8 marzo 2026

Ci sono libri che analizzano da vicino un fenomeno e altri che aiutano a orientarsi dentro una storia più ampia. La costituzione è donna. Le conquiste per la parità di genere dal 1946 ad oggi, curato da Anna Chimenti e Maria Natale con introduzione di Giovanni Pitruzzella, pubblicato da Carocci Editore, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. In centosessantotto pagine il volume ricostruisce, con taglio chiaro e documentato, il percorso attraverso cui la questione dell’uguaglianza tra uomini e donne è entrata nella trama della Costituzione italiana e, progressivamente, nella vita civile del nostro Paese.

Il punto di partenza è un dato storico spesso ricordato, ma non sempre compreso fino in fondo: all’Assemblea Costituente le donne elette erano appena ventuno su cinquecentocinquantasei membri. Una presenza esigua che tuttavia non impedì alle cosiddette “madri costituenti” di lasciare un segno significativo nei lavori dell’Assemblea. Il libro prende le mosse proprio da questo interrogativo: in che modo quelle poche parlamentari riuscirono a portare all’attenzione dei colleghi questioni allora considerate secondarie? Dalla parità tra uomini e donne all’accesso alle carriere pubbliche, dal riconoscimento dei figli nati fuori dal matrimonio fino alla formulazione dell’articolo 11, con il celebre ripudio della guerra, la loro influenza si rivelò tutt’altro che marginale.

Uno degli aspetti più interessanti del volume è il modo in cui mette in luce la dimensione linguistica della Costituzione. La Carta non emerge soltanto come un impianto giuridico, ma come il risultato di un confronto politico e culturale in cui le parole hanno avuto un ruolo decisivo. Termini come “sesso”, inserito nell’articolo 3 tra i fattori di discriminazione vietati, o il verbo “ripudia” dell’articolo 11, non sono scelte casuali: diventano, nel tempo, strumenti interpretativi che orientano l’evoluzione dei diritti e delle politiche pubbliche.

Il libro non segue la struttura di un saggio unitario, ma raccoglie contributi di diversi studiosi e studiose – tra cui Anna Finocchiaro – che affrontano il tema della parità di genere da prospettive differenti. I capitoli si muovono tra ambiti giuridici e sociali molto vari: dalla maternità surrogata e la tutela della dignità della donna alle disuguaglianze ancora presenti nel mondo accademico; dalle politiche di rappresentanza nelle leggi elettorali alla presenza femminile nella diplomazia e nella magistratura. Non mancano riflessioni sulla normativa contro la violenza di genere, sulla questione del cognome materno e sullo sviluppo della medicina di genere, tema sempre più centrale nel dibattito contemporaneo.

Il quadro che emerge è quello di un processo lungo e complesso. La Costituzione appare come il punto di partenza di una trasformazione che negli anni ha prodotto importanti avanzamenti normativi, ma che non può dirsi conclusa. I vari brevi saggi mostrano infatti quanto la realizzazione dell’uguaglianza sostanziale abbia incontrato ostacoli culturali e istituzionali: basti pensare alle persistenti disparità nelle carriere universitarie o alla difficoltà di tradurre la presenza femminile nelle istituzioni in un reale equilibrio di potere.

Particolarmente stimolanti sono i contributi che tornano alle discussioni dell’Assemblea Costituente, restituendo spazio e voce alle protagoniste di quella stagione politica. Attraverso questi passaggi si comprende come alcune decisioni – ad esempio la scelta di non inserire in Costituzione il principio dell’indissolubilità del matrimonio – abbiano lasciato aperta la strada a riforme future, come quella sul divorzio.

La natura collettiva del volume rappresenta un importante punto di forza. La varietà dei temi permette infatti di offrire una panoramica ampia e aggiornata. Si viene accompagnati in modo pratico, grazie a un linguaggio semplice e accessibile, fruibile da tutti, attraverso molti argomenti trasversali, di interesse generale che fanno parte della quotidianità di ogni cittadino di ogni età e di ogni estrazione sociale.

Il volume offre un’esperienza di lettura preziosa che riesce a collegare in modo efficace la storia della Carta repubblicana alle questioni ancora aperte del presente, evitando semplificazioni retoriche. Leggendolo si comprende che il 2 giugno 1946 non è soltanto una ricorrenza simbolica, ma l’inizio di un percorso che continua ancora oggi. Ed è proprio questa consapevolezza storica e civile a renderlo non solo utile, ma necessario, in ogni casa, scuola, ufficio pubblico, biblioteca.

Anna Chimenti, costituzionalista, è autrice di numerose pubblicazioni, tra cui Storia dei referendum. Dal divorzio alla riforma elettorale (Laterza, 1999); Informazione e televisione. La libertà vigilata (Laterza, 2000); La teoria gradualistica del diritto. Confronto con le idee e le istituzioni del diritto positivo francese (Giuffrè, 2003). Ha svolto la sua carriera tra l’Italia e il Regno Unito dove è academic visiting presso il St Antony’s College di Oxford.

Maria Natale, storica del diritto, dedica la sua attività di ricerca e le sue pubblicazioni a vari ambiti della storia giuridica e della giustizia; tra i suoi volumi: Nei flussi della modernità. Toga, chiesa e sovranità nel progetto di Michel de L’Hospital Cancelliere di Francia (Editoriale scientifica, 2023). È responsabile scientifica del progetto di ricerca Gender Equality Achievement ed è componente di diversi progetti e centri di ricerca di interesse nazionale e internazionale.

Source: libro gentilmente donato dall’editore, ringraziamo Giancarlo dell’Ufficio stampa di Carocci.

:: PAPA GIOVANNI XXIII – Una voce inascoltata sulla pace – Mario Bertolissi (Rogas Edizioni 2026) a cura di Giulietta Iannone

6 marzo 2026

Papa Giovanni XXIII ci ha indicato quali sono le condizioni della pace. Ci ha chiesto di essere «uomini di buona volontà». Non abbiamo raccolto l’invito ed ora siamo chiamati «alle armi». Vale la pena di rileggere – o di leggere per la prima volta – la Pacem in terris, in questo volume curata e introdotta da Mario Bertolissi, e di recitare un sentito mea culpa. 

L’enciclica Pacem in terris, scritta nel 1963 durante la Guerra Fredda da Papa Giovanni XXIII, è uno dei testi più profetici e necessari del Novecento. Ce la presenta all’attenzione con urgente necessità il professore emerito Mario Bertolussi, insigne giurista e studioso che trae da questo testo di dottrina morale della Chiesa insegnamenti non solo etici e religiosi ma anche fondativi dei più laici sistemi giuridici internazionali. Papa Giovanni, il Papa Buono, ha svolto un ruolo cruciale nella storia del Novecento, e ha toccato con mano il rischio di cedere alla tentazione di risolvere i conflitti internazionali con l’uso delle armi, ormai sempre più sofisticate e distruttive anche senza mettere in causa lo spettro nucleare, tuttavia sempre presente sullo sfondo. Laici e credenti possono così confrontarsi con un testo che rappresenta per molti credenti il pensiero di Cristo sulla storia contemporanea, con riflessioni che non esulano dal diritto internazionale, dal ruolo della diplomazia, dall’importanza da dare agli organismi internazionali e dalla supremazia del dialogo sull’uso barbaro delle armi e della forza. Non sempre, anzi mai, il più ricco, il più forte, il più violento ha il dominio del bene e del giusto, prerogativa anzi del mite e di colui che segue i dettami etici e morali e se vogliamo anche religiosi. Spesso leggendolo si ha l’amara sensazione di un appuntamento mancato, di un’occasione persa, pur tuttavia vive la certezza di essere ancora in tempo, di avere un’ultima possibilità di fermare tutto e far riprendere il sopravvento alla ragione, alla giustizia, al sentimento, al bene comune, alla pace.  

Mario Bertolissi è professore emerito di Diritto costituzionale nell’Università di Padova. È autore di monografie e saggi. Di recente, ha pubblicato Autonomia e responsabilità sono un punto di vista, Jovene, 2015; Autonomia. Ragioni e prospettive di una riforma necessaria, Marsilio, 2019, e Il mito del buon governo, Jovene, 2022.

:: Casa dolce casa di Nedra Tyre (Ediz. Le Assassine, 2026) a cura di Patrizia Debicke

3 marzo 2026

Pubblicato per la prima volta nel 1953, “Casa dolce casa” di Nedra Tyre si inserisce con sorprendente modernità nella scia della suspense psicologica americana del secondo dopoguerra. Siamo in una sonnolentea cittadina degli Stati Uniti, senza un nome ma riconoscibile per ogni dettaglio: vialetti ordinati, tende stirate, esibizione di buone maniere. E sarà qui che si concretizza un dramma domestico capace di trasformare la casa, simbolo di protezione e affermazione, nel teatro di un silenzioso ma insidioso assedio.
Miss Martha Allison è una timida donna di mezza età, corretta, cerimoniosa, fortificata da anni trascorsi ad accudire parenti bisognosi. L’eredità della zia rappresenta per lei molto più della  sicurezza economica: è finalmente la possibilità, di disporre della propria vita. La casetta acquistata con quei risparmi sarà il suo rifugio, uno spazio arredato con minuziosa attenzione, dove ogni cosa riflette il suo bisogno di ordine e controllo. L’ambientazione domestica non è un semplice sfondo, ma la rappresentazione della sua interiorità: stanze luminose, rassicuranti routine fatte di piccoli riti quotidiani.
Poi qualcuno bussa alla porta.
L’arrivo della signorina Withers incrina da subito quell’equilibrio con inquietante naturalezza. Donna all’apparenza ordinaria, modi gentili, voce suadente, lei entra e resta. Passa una  notte, un’altra. Non alza mai il tono della voce, non minaccia e invece si insinua. La sua è una graduale invasione, stanza dopo stanza, abitudine dopo abitudine. Nedra Tyre costruisce pian piano una progressiva tensione, basata non su drammatici accadimenti ma su piccoli cambi di potere: il sale a tavola, la posizione delle spezie, la scelta delle tende. Ogni gesto domestico prende un significato.
La forza del romanzo sta proprio nel progressivo conflitto tra due volontà asimmetriche. Miss Allison appare fragile, portata alla sottomissione, quasi incapace di pensare a uno scontro diretto. Miss Withers, invece, controlla, stressa l’altra quasi con  “un logoramento da vampiro” in una lenta ma progressiva  erosione della libertà.
Intrigante l’impostazione narrativa con la trama che si apre a ridosso dell’omicidio annunciato. La frase iniziale: con Miss Allison che offre il sale alla donna, da lei condannata a morte, implica l’essenza dell’opera. La cortesia si sovrappone al delittuoso progetto creando un cortocircuito morale di grande efficacia. L’autrice giostra con il contrasto tra educazione e disumanità, tra galateo e disperazione. L’implicita sottile ironia poi amplifica la tensione invece di alleggerirla.
Undici mesi di forzata convivenza e di oppressione inducono la protagonista a maturare l’estrema decisione. Miss Allison non è un’antieroina guidata dall’ego; è una donna svuotata, progressivamente isolata anche sul piano sociale. Un’amicizia si incrina, le possibilità di ricevere aiuto si riducono, mentre si dilata la sensazione della propria impotenza. Il lettore può chiedersi perché non chiami la polizia, perché non reagisca; e tuttavia la costruzione psicologica rende  plausibile quel suo blocco fisico e mentale .
Stuzzicanti le riflessioni sul genere poliziesco: Miss Allison legge gialli per evasione, cita autori celebri, riflette sui cliché investigativi. Sotto sotto si avverte una lieve parodia dei meccanismi classici, quasi un ironico contrappunto rispetto alla tragedia in atto. Ma qui non troviamo brillanti  detective né alibi da valutare. L’indagine è mirata alla lenta trasformazione di una donna comune.
L’ambientazione anni Cinquanta emerge dai dettagli: la rispettabilità, la solitudine femminile guardata con sospetto, l’idea della casa come conquista ma anche trappola.
Il ritmo è ben calibrato: nessuna scena superflua. La suspense nasce dall’attesa, da silenzi condivisi, da pensieri trattenuti. Quando arriva il colpo di scena finale, lo fa con spietata eleganza, pur lasciando un retrogusto amaro.
“Casa dolce casa” è un gioiello di suspense psicologica. In quella casa, tra tende e stoviglie, si consuma un’invisibile battaglia per l’identità e l’autonomia. Un romanzo raffinato e claustrofobico in grado di trasformare in incubo la più banale quotidianità.

Nedra Tyre è nata nel 1912 in Georgia ed è morta nel 1990 in Virginia. Laureatasi alla Emory University, nella vita ha svolto diversi lavori: assistente sociale, libraia, impiegata e copywriter pubblicitaria. Le sue prime storie risalgono agli anni Quaranta del secolo scorso. Nel 1952 pubblica il suo primo romanzo giallo, seguito da altri cinque, ma poi preferisce ritornare ai racconti che pubblica su riviste come Ellery Queen’s and Alfred Hitchcock’s Mystery Magazines.

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:: In disgrazia del Cielo e della terra – L’amore omosessuale nella letteratura italiana di Daniele Coluzzi e Francesco Gnerre (Rogas Edizioni 2023) a cura di Giulietta Iannone

2 marzo 2026

In disgrazia del Cielo e della terra, edito nel 2023 da Rogas Edizioni, è un saggio argomentato, ma di respiro divulgativo, che affronta un tema importante e delicato con grande sensibilità e coraggio: la presenza e la rappresentazione dell’amore omosessuale nella letteratura italiana. Gli autori, Daniele Coluzzi e Francesco Gnerre, accompagnano il lettore in un viaggio attraverso i secoli, dal Medioevo ai giorni nostri, mostrando come gli scrittori, si è scelto di parlare prevalentemente della omosessualità maschile, abbiano raccontato sentimenti, passioni e difficoltà spesso nascosti o censurati.

Il titolo richiama l’idea di chi, per molto tempo, è stato considerato “fuori posto” o addirittura “contro natura”. Il libro spiega come, in diverse epoche, l’amore tra persone dello stesso sesso sia stato visto con sospetto o condanna, ma anche come la letteratura abbia trovato modi coraggiosi, ironici e persino poetici per parlarne.

Gli autori non si limitano a elencare opere e autori, per svelare magare retroscena piccanti di nomi famosi: cercano invece, molto meritoriamente, di far capire il contesto storico e culturale in cui quei testi sono nati, aiutando il lettore a comprendere perché certe storie siano state raccontate in modo velato o simbolico tramite una fitta rete di sottintesi e linguaggi in codice.

Uno degli aspetti più interessanti del libro è che dimostra come l’amore, in tutte le sue variegate forme, sia sempre stato parte della nostra cultura. Anche quando non se ne poteva parlare apertamente, la letteratura ha custodito emozioni autentiche e profonde. Questo messaggio è particolarmente importante per i ragazzi, perlomeno delle scuole superiori dai 18 anni in su: leggere queste pagine, magari guidati da insegnanti dalla mente aperta che incoraggiano dibattiti in classe, significa scoprire che la diversità in ambito affettivo- sessuale non è qualcosa di nuovo o “strano”, ma una realtà che esiste da sempre, e che a differenza del mondo pagano greco e romano che la considerava del tutto naturale e accettabile, nel mondo europeo cristiano ha affrontato pregiudizi, anatemi morali e religiosi, fino a entrare nelle leggi civili.

Non solo le streghe venivano arse sul rogo nei secoli bui, ma anche coloro che venivano accusati di omosessualità e crimini “contro natura”. Il cristianesimo ha una derivazione diretta dall’ebraismo e la Bibbia è abbastanza chiara nel condannare la sodomia al pari della zoofilia, dell’incesto e dell’adulterio e la fornicazione. C’è comunque da fare un’osservazione non marginale, ripresa da molte correnti religiose di stampo progressista e protestante, ma anche cattolico, rivalutate nei giorni nostri: è la violenza, lo stupro, l’abuso su minori a essere condannato, non l’orientamento sessuale delle persone che essendo intrinseco alla natura umana contiene del bene, e non va condannato o stigmatizzato.

L’amore omosessuale è appunto amore, contiene progetti di vita in comune, rispetto, affetto, complicità, crescita interiore, aspirazione alla salvezza, desiderio, solidarietà, piacere di stare insieme, fedeltà, castità e non va unicamente relegato all’atto sessuale in sè, e la letteratura, forse più liberamente di altri contesti, l’ha sempre compreso e valorizzato fino ai movimenti di liberazione, di affermazione dei diritti civili dei giorni nostri.

Lo stile è chiaro e appassionato. Pur trattando argomenti complessi, gli autori cercano di spiegare tutto con attenzione e rispetto, rendendo il testo accessibile anche a giovani lettori curiosi e desiderosi di capire meglio la storia della letteratura e della società italiana.

In conclusione, In disgrazia del Cielo e della terra è un libro che invita a riflettere, a conoscere e a rispettare. È una lettura preziosa non solo per chi ama la letteratura, ma per chiunque voglia comprendere meglio il passato e costruire un futuro più consapevole e inclusivo.

Francesco Gnerre ha insegnato materie letterarie nelle scuole superiori e Teoria della letteratura presso l’Università di Roma Tor Vergata. È autore di testi scolastici e di studi di sociologia della letteratura. Tra le sue pubblicazioni L’eroe negato. Omosessualità e letteratura nel Novecento italiano (Rogas Edizioni, 2016) e La biblioteca ritrovata (Rogas Edizioni, 2015). Per anni è stato tra i redattori delle riviste «Babilonia» e «Pride».  

Daniele Coluzzi, professore di Lettere a Roma, si laurea con una tesi sull’omosessualità nella letteratura italiana del Novecento. Da circa tre anni è divulgatore culturale sui social, dove si occupa di storia, letteratura e mitologia. Attualmente è seguito da più di 200 mila persone. Ha da poco pubblicato il suo primo romanzo, Io sono Persefone (Rizzoli, 2022).

:: Tutte queste cose di Fabrizio Fulio Bragoni (Delos Digital 2025) a cura di Giulietta Iannone

1 marzo 2026

C’è stato un tempo in cui il mistero era al centro dell’esistenza dell’uomo. Niente dogmi; niente – espressi divieti di pensare. Non ce n’era bisogno, perché a certe cose non c’era modo di pensare. La magia come unica stampella. Un’idea banale che però, in qualche modo, senti estremamente tua. Non è un prodotto dei tuoi studi di antropologia e storia delle religioni… No, lo sapevi anche prima: è una cosa tua, personale. D’altronde, come si dice, l’ontogenesi ricapitola la filogenesi. C’è stato un tempo in cui il mistero era al centro della tua esistenza. Tempo in cui alcuni messaggi suonavano come vere e proprie rivelazioni, e allora Sartre, Camus, Dosto… Ma ormai quel tempo è finito. E ora, un po’ di mistero è quello che ti manca.

Tutte queste cose di Fabrizio Fulio Bragoni, edito da Delos Digital, nella collana Innsmouth, dedicata al weird o perturbante, è un romanzo breve, circa 57 pagine, che ce lo conferma l’autore rientra nell’autofiction quel genere particolare di letteratura che ibrida l’autobiografia con la fiction, per cui il protagonista, che si lascia sfuggire si chiama Bragoni, è l’autore e non è l’autore. La sua cifra esistenziale viene esaminata alla lente di un rinnovato gusto per il paradosso, quando per ritrovarsi bisogna perdersi, nella memoria, per arrivare a patti col presente, la contemporaneità. Il protagonista di questa vicenda dunque gravita in un limbo esistenziale che lo pone a riflettere su sè stesso con nostalgia, ironia, rabbia. Cosa scopre? Verità fondamentali su sè stesso, sulla vita, su gli altri? Sullo spaesamento come metafora di una condizione universale? Ma oggi non siamo più quello che eravamo ieri, il gioco non regge, non consola. Bragoni adotta uno stile sobrio, più evocativo che descrittivo, e intreccia emozioni e razionalità con naturalezza e capacità espressiva. Bragoni è un autore di narrativa più che di genere, piega gli stili e le modalità epressive espressioniste in una luce di letteratura alta e per certi versi anche complessa. Frutto di buone letture, studio della critica, e di capacità personali affinate col tempo. La narrazione riesce a far sentire il lettore accanto al protagonista, intrappolato tra il desiderio di “tornare indietro” e l’impossibilità di farlo davvero. La brevità del testo, lungi dall’essere un limite, ne accentua l’efficacia: ogni immagine, ogni frase ha un peso emotivo. Se da un lato il libro può essere letto come una storia di formazione “fuori tempo massimo”, dall’altro si presta a interpretazioni più ampie sulla natura umana e sui modi in cui ciascuno di noi costruisce il proprio senso di sé.

Fabrizio Fulio Bragoni è nato a Rieti nel 1981 e vive a Torino dal 1986; ha iniziato a scrivere a cinque anni e non ha mai smesso. Ha sempre sognato di fare la rockstar o lo scrittore. È laureato in filosofia e specializzato in traduzione editoriale dall’inglese. Ha lavorato come giornalista, consulente informatico, lettore editoriale, docente universitario a contratto, copy, piazzista, insegnante e traduttore. Per un paio di giorni ha fatto anche il detective privato, ma è stato tanto tempo fa. Ha insegnato scrittura creativa, tradotto un paio di romanzi e un lungo saggio sul punk, curato un’antologia di racconti polizieschi ambientati a Torino. Suona diversi strumenti, tutti molto male. Quando ha un po’ di voce, canta anche. Attualmente è dottorando in “Learning sciences and digital technologies”. Vive a Torino (ma solo ogni tanto), e passa il tempo tra studi di tatuaggi, palestre di pugilato e localini fumosi, sperando, così, di mantenere intatta la pessima reputazione faticosamente guadagnata. Il suo romanzo breve Il colpo è stato pubblicato in ebook da Rizzoli nel 2012 nell’ambito del contest “youcrime”. Il suo primo romanzo, Ghosting, scritto a quattro mani con Alessandro Perissinotto, è uscito per Giunti nel 2021.