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:: Niente è come credi di Helen Callaghan (Corbaccio, 2018) a cura di Giulietta Iannone

6 novembre 2018

Niente è come credi di Helen CallaghanNessuno è chi dice di essere, comincia così Niente è come credi (Everythings is Lies, 2018), il secondo romanzo della scrittrice inglese Helen Callaghan, edito in Italia da Corbaccio e tradotto da Chiara Brovelli, un psicothriller teso e claustrofobico che fa leva sulla paura più atavica di ciascuno di noi: non conoscere davvero le persone che vivono sotto il nostro tetto. Mariti, mogli, figli, genitori, parenti vari, amici. In questo caso Sophia, la protagonista, avrà una violenta doccia fredda quando inizierà a indagare sul passato dei suoi genitori, ma andiamo con ordine.
Sophia torna a casa dopo una notte passata a Londra e trova la madre impiccata a un grande castagno del giardino e il padre in fin di vita. Classico omicidio suicidio secondo gli inquirenti, e a parte il trauma e lo shock, Sophia non riesce proprio a credere che sua madre, timida e gentile, abbia tentato davvero di uccidere il compagno per poi suicidarsi. Non ci riesce proprio, il suo intuito le dice che è successo qualcosa di molto più terribile, se ancora fosse possibile, in quella villetta georgiana circondata dal verde e non lontana dal mare. E così inizia a indagare, per conto suo, e scopre un manoscritto: la madre aveva scritto nero su bianco dei quaderni per poi prendere contatto e accordi con un editore perché venissero pubblicati.
Non l’avesse mai fatto, si scoperchia un vero e proprio vaso di Pandora, dalle conseguenze inimmaginabili.
Chi erano davvero i suoi genitori? Cosa nascondevano nel loro passato? Si erano mai amati sul serio? E soprattutto l’avevano mai amata? Particolari che prima sì le parevano bizzarri, ma su cui c’era sempre passata su, acquistano di colpo sinistre implicazioni, e unendoli il quadro si fa terrificante. La sua vita cade in pezzi, ma sa che deve scoprire la verità, e andare fino in fondo, perché è la sola strada per fare i conti con il passato e sperare in un futuro.
Il punto di partenza è molto interessante, ricco di possibili implicazioni e futuri colpi di scena, ed è il motivo stesso per cui ho deciso di leggere questo libro. Per scoprire quale era il mistero sotteso. Per capire dove la scrittrice sarebbe andata a parare. La narrazione è in prima persona, noi scopriamo passo passo quello che scopre Sophia, partecipiamo ai suoi dubbi, alle sue esitazioni, ai suoi rimpianti, ai suoi sensi di colpa, al suo “se l’avessi saputo, l’avrei potuto evitare”. Ma sì sa i segreti sono custoditi gelosamente, e la bolla di illusione di normalità e tranquillità forse siamo i primi noi a non volere che esploda. Comunque immaginatevi il peggio, alla povera Sophia non sarà risparmiato assolutamente niente, non voglio spoilerare, ma c’è di tutto proprio. Anche, se vogliamo, sempre sul tono di una puntata dell’Ispettore Barnaby. Insomma la provincia inglese e oscura e pericolosa, non fatevi mai ingannare dalle apparenze.
Un buon thriller per passare qualche serata in tutto relax. Se non siete troppo impressionabili, naturalmente.

Helen Callaghan vive a Cambridge insieme a Aleister, il suo criceto e a una montagna di libri. Autrice di racconti, è rappresentata dalla prestigiosa agenzia Green and Heaton che ha autori come Sarah Waters e Katherine Webb. Il suo primo romanzo, L’indizio, è stato un bestseller nelle classifiche inglesi e ha venduto 100.000 copie, Niente è come credi è il suo secondo romanzo.

Source: libro inviato dall’ editore. Si ringrazia Velentina dell’unfficio stampa Corbaccio.

:: Autunno a Venezia – Hemingway e l’ ultima musa di Andrea di Robilant (Corbaccio 2018) a cura di Marcello Caccialanza

24 maggio 2018

1La vita del grande scrittore americano Ernest Hemingway è andata in profonda sintonia, quasi in una sorta di indimenticabile romanzo poetico di esistenza umana nelle sue mille e mille sfacettature, con la sua immensa produzione letteraria, che ha coinvolto emotivamente generazioni e generazioni di lettori appassionati e mai traditi nelle loro più intime aspettative, anche nell’epilogo tragico della vita stessa di questo artista tutto tondo!
L’autore Andrea di Robilant ci offre nel suo “Autunno a Venezia – Hemingway e l’ultima musa”, edito dalla Casa Editrice Corbaccio, un periodo particolare di questa icona letteraria senza tempo: 1948 il romanziere americano decide di lasciare l’Avana per affrontare insieme alla quarta moglie, Mary Welsh, un viaggio in Europa.
Le cose tra i due non funzionano più bene; tutto sembra scricchiolare sotto i loro piedi! E forse questo viaggio potrebbe essere l’occasione più ghiotta per ritrovare quell’armonia di coppia che in precedenza li aveva sempre contraddistinti!
La coppia avrebbe dovuto approdare, con il piroscafo su cui sono imbarcati, in Provenza e più precisamente al porto di Cannes; ma un’improvviso ed alquanto pungolante maltempo, li costringe a ripiegare sul capoluogo ligure.
Per Hemingway l’inaspettato cambio forzato di programma, diventa quasi come una sorta di meraviglioso ed affascinante colpo di fulmine, che, come un incantesimo di un mago a lui amico, lo catapulta con estrema dolcezza al 1918 e più precisamente al suo lavoro di cronista svolto nei pressi del Piave.
Da questo punto in poi, ovvero fino al momento in cui lo scrittore non ritorna in connessione con il suo Io temporale, questo piccolo capolavoro assumerà quasi i delicati toni di un diario intimista, che ci racconterà, in modo minuzioso, in un crescente turbinio di emozioni sentite e vissute, di un uomo e delle sue indiscusse peculiarità! Infatti verranno ricordati, con toni vagamente nostalgici, i reportages degli anni Venti, i viaggi in Liguria e nelle Dolomiti in compagnia della prima moglie, Hadley.
Ma ogni incantesimo che si rispetti ha dunque un inizio ed una fine e qui la fine coincide con l’assedio mediatico dei paparazzi nei confronti dell’autore e di riflesso nei riguardi della sua quarta moglie, il tutto si gioca in maniera roccambolesca al molo.
Hemingway decide così di cambiare itinerario al fine di ritrovare quell’ispirazione che aveva perduto da tempo: da circa otto anni la sua penna prolifica non aveva versato più una goccia di inchiostro, suscitando malcontento tra critica e pubblico. Suo ultimo successo editoriale era stato “Per Chi Suona La Campana”, del 1940.
A Stresa e a Cortina ha l’opportunità di conoscere i suoi editori italiani, Giulio Einaudi e Arnoldo Mondadori e perfino la sua fedele traduttrice Fernanda Pivano. Nel nostro Paese il Maestro entra in contatto anche con i grandi scrittori del tempo, come Calvino e la Ginzburg.
Tra una battuta di caccia ed un sontuoso party in suo onore entrerà – come fulmine a ciel sereno- nella sua vacanza italiana: la città di Venezia.
Qui l’uomo-l’artista si innamorerà pazzamente dell’aristocratica Adriana Ivancich, la quale avrà l’onere e l’onore di incarnare la sua ultima Musa ispiratrice. Grazie a lei, nonostante la relazione sia complicata ed apparentemente platonica, Ernst ricomincia a scrivere con gioia e con cuore. Adriana sarà quindi la Renata di “Di là dal fiume e tra gli alberi”; con lei accanto, una volta tornato a Cuba, scriverà quel capolavoro dal titolo “Il vecchio e il mare”.
Nel 1954 a coronamento di questa profetica rinascita intellettuale ed umana, l’autore riceverà il Premio Nobel per la letteratura.
Di Robilant, nella sua opera, supera con grande maestria il “banale” concetto di biografia per regalare al lettore atmosfere e personaggi indimenticabili che entrano con comprovata prepotenza nel cuore e che rendono questo testo un autentico libro da “divorare” con avidità!

Andrea di Robilant è nato a Roma nel 1957. Ha studiato Storia e Relazioni internazionali alla Columbia University e ha lavorato come giornalista in Europa, negli Stati Uniti e nell’America Latina. Corbaccio ha pubblicato: «Lucia nel tempo di Napoleone», «Un amore veneziano», «Irresistibile Nord», «Sulle tracce di una rosa perduta» e «Autunno a Venezia». Vive a Roma con la moglie e i figli.

Source: libro del recensore.

:: Se ricordi il mio nome di Carla Vistarini (Corbaccio 2018) a cura di Federica Belleri

16 marzo 2018
Se ricordi il mio nome di Carla Vistarini

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Torna, dopo “Se ho paura prendimi per mano“, l’autrice delle migliori canzoni italiane, Carla Vistarini. Smilzo, il protagonista di questi due romanzi, è spalmato su un’isola caraibica a godersi il sole e il mare. È un ex finanziere romano. Ha trentasei anni ed è ricercato dalla polizia italiana. La sua storia ha inizio a Roma, fra un investimento e un altro. Poi il fallimento, la rabbia dei clienti truffati, il tribunale e il carcere. Si ritrova sotto i ponti come un barbone e viene accolto in una comunità per senza fissa dimora.
Il destino gli fa incontrare una piccina, che ora gli manca in modo incredibile. Può un uomo sentirsi solo e nostalgico in un’isola paradisiaca? Può provare il desiderio di riascoltare la voce di chi gli ha voltato le spalle nel momento del bisogno?
È tutto possibile, soprattutto se la voce di quella bimba speciale gli arriva fino a lì, facendogli capire di essere in pericolo.
La bambina non ha nome, non parla, è arrabbiata con il mondo dei grandi e vorrebbe che “l’uomo buono” conosciuto tempo prima la venisse a salvare dalle streghe e dagli orchi che la circondano. È cocciuta e testona, ma ha pur sempre quattro anni, anche se dimostra di essere molto matura.
Se ricordi il mio nome” è un romanzo che ha il sapore della commedia. È dolce e crudo al punto giusto. I personaggi creati dall’autrice fanno parte del quotidiano e raccontano l’amore sbagliato e doloroso di chi è stato abbandonato e non ha mai provato un vero affetto per il prossimo. Ci parla di arrampicatori sociali, disposti a tutto pur di emergere. Ci fa provare empatia per una giovane e fragile mamma, guidata dall’uomo sbagliato, al momento sbagliato.
La storia narrata è arricchita da un commissario di polizia che somiglia al tenente Colombo nei modi goffi e apparentemente fuori luogo; da una coppia di anziani smemorati e imbranati, in grado di combinare guai in ogni momento; da una criminalità moderna, che punta al denaro e all’egoistico benessere.
Al centro il meraviglioso rapporto tra Smilzo e una nanetta bellissima, in grado di strapparci più di un sorriso.
A un richiamo si deve rispondere, al cuore bisogna sempre dare retta.
Buona lettura.

Carla Vistarini, romana, ha scritto canzoni indimenticabili per cantanti come Ornella Vanoni (La voglia di sognare), Mina (Buonanotte buonanotte), Mia Martini (La nevicata del ’56), Patty Pravo, Riccardo Fogli, Amedeo Minghi, Renato Zero… Ha scritto i testi per alcuni dei programmi televisivi di intrattenimento di maggiore successo fra gli anni Settanta e Duemila collaborando, fra gli altri, con Gigi Proietti, Loretta Goggi, Fabio Fazio, Maurizio Costanzo; è autrice di commedie premiate dalla critica come Ugo con Alessandro Haber, e di sceneggiature di film come Nemici d’infanzia di Luigi Magni con cui ha vinto un David di Donatello. «Se ricordi il mio nome» è il suo secondo romanzo pubblicato da Corbaccio dopo «Se ho paura prendimi per mano».

Source: libro inviato dall’editore al recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: La scelta decisiva, Charlotte Link, (Corbaccio, 2017)

10 febbraio 2017
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Abbiamo da poco avuto il piacere di intervistare Charlotte Link, di passaggio a Milano, (chi è interessato alla trascrizione, può seguire questo link) per cui è ovvio che c’era un po’ di curiosità per il suo nuovo libro edito in Italia da Corbaccio, La scelta decisiva, (Die Entscheidung, 2016) un thriller psicologico teso e quanto mai attuale. La Link ha questo di bello ci parla del nostro mondo contemporaneo, e ci fa davvero venire paura di viverci, non certo per l’utilizzo di litri e litri di sangue, ma per il fatto che usa la realtà per catalizzare la paura, vera, che può toccare chiunque di noi, che fossimo poveri cristi che non possono più pagare bollette o riscaldamento, o un semplice caffè in quel di Sofia, o una ragazza in cerca di un futuro migliore per sé e la sua famiglia, pronta a partire per l’ignoto, col sogno di fare la fotomodella o l’attrice, o una ragazza con gravi problemi di anoressia, una madre alcolizzata e un fidanzato che sembra mandato dal cielo a salvarla e invece si rivela ciò che non è. Insomma non improbabili serial killer traumatizzati da piccoli sono al centro dei suoi romanzi e rappresentano il Male nei suoi libri, ma fatti concreti, associazioni a delinquere, che ne riflettono altre altrettanto criminali e soprattutto reali. Il tema del traffico di esseri umani è un tema terribile, il traffico è in mano alle organizzazioni criminali più spietate e genera indotti pazzeschi, quantità di denaro quasi senza fine. Giovani e bambini avviati alla prostituzione nei bordelli di mezz’Europa, del Sud America, dell’Asia, traffico d’organi, adozioni irregolari, quando va bene. E la materia prima è tanta, sempre fresca e incapace di difendersi. Si perdono le tracce di queste persone, i parenti non ne hanno più notizia, scompaiono letteralmente dalla faccia della terra, per una sorte che dallo schiavismo, e lo sfruttamento, porta inevitabilmente alla morte quando non servono più o tentano di ribellarsi e mettere in pericolo i grandi guadagni che ruotano intorno a questa tratta. La scelta decisiva parla di questo e lo fa da una prospettiva normale, quotidiana, attraverso personaggi simili a tante persone che potremmo davvero incontrare per strada. Protagonista di questo romanzo è un uomo imperfetto, più pieno di difetti che pregi, un traduttore freelance, insicuro, incapace di prendere posizione e di imporsi, di farsi rispettare dalla sua ex moglie, dai figli, dalla sua nuova compagna, dal padre che lo considera tutto per tutto un fallito. Ci sarà un’ evoluzione di questo personaggio, una crescita e tutto ha inizio con una scelta: un giorno incontra su una spiaggia deserta una ragazza dall’aspetto trasandato, magrissima, intenta a litigare con due uomini. Simon, questo è il nome del protagonista, ha davanti due alternative: tirare dritto, ignorare la tacita richiesta di aiuto della ragazza, farsi insomma i fatti propri non facendosi coinvolgere o al contrario avvicinarsi e aiutare la ragazza in difficoltà. Simon farà la seconda cosa, e già questa decisione è un primo passo, un passo decisivo che compie per non essere più il vecchio Simon, che anche i figli evitano, considerandolo noioso, e insopportabile. Nathalie, la ragazza, è accusata di essere entrata abusivamente in un appartamento, rovinandone la serratura. Simon paga i 50 euro per le riparazioni e si prende carico della ragazza portandola nella sua casa al mare. Sempre incerto se farsi coinvolgere o meno, l’ascolta e tra reticenze e silenzi Nathalie gli racconta una storia assurda, difficilmente credibile che la porta a temere di aver ucciso un uomo. Che fareste voi? Andreste alla polizia, nonostante la ragazza vi implori di non farlo? La caccereste, magari dandole un manciata di euro per tacitare la coscienza? O partireste per Lione, per vedere come sono andati davvero i fatti? Simon il vigliacco, il debole, l’uomo senza qualità, decide di partire e sarà l’inizio di una storia pazzesca, parallela alle vicissitudini di una famiglia bulgara che ha mandato la propria figlia maggiore all’ovest in cerca di un futuro migliore, e non ne ha più notizie. Raccontarvi altro della trama sarebbe sleale, ma vi assicuro che la scrittura è capace di prendervi, i capitoli sono brevi, repentini, si vuole davvero cercare di capire dove la storia porti, chi siano i cattivi, se Nathalie sia una vittima o un’ abile manipolatrice, se Simon riuscirà o no a diventare un uomo migliore. Davvero bello. Traduzione di Alessandra Petrelli.

Charlotte Link, nata nel 1963, è una delle scrittrici tedesche contemporanee più affermate. Deve la sua fama soprattutto alla sua versatilità: conosciuta inizialmente per i romanzi a sfondo storico, ha avuto molto successo anche con i thriller psicologici, tanto che ogni suo nuovo libro occupa per mesi i primi posti delle classifiche tedesche. In Italia Corbaccio ha pubblicato «La casa delle sorelle»; «La donna delle rose»; «Alla fine del silenzio»; «L’uomo che amava troppo»; «La doppia vita»; «L’ospite sconosciuto»; «Nemico senza volto»; la trilogia «Venti di tempesta», «Profumi perduti», «Una difficile eredità»; «L’isola»; «L’ultima traccia»; «Nobody»; «Quando l’amore non finisce»; «Il peccato dell’angelo»; «Oltre le apparenze»; «L’ultima volta che l’ho vista»; «Giochi d’ombra» (tutti anche in edizione TEA); «L’inganno» e il memoir «Sei nelle mie parole».

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Valentina dell’Ufficio Stampa Corbaccio.

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:: La donna della cabina numero 10, Ruth Ware (Corbaccio, 2016)

19 ottobre 2016
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Inizia piuttosto in sordina il nuovo claustrofobico thriller di Ruth Ware, (al secondo romanzo dopo L’invito, sempre edito da Corbaccio) dal titolo abbastanza neutro e inoffensivo, La donna della cabina numero 10. Subito la Ware ci presenta una donna, giovane, bella, inglese, single (con un compagno a dire il vero, ma sempre lontano per lavoro), in carriera (è una giornalista di viaggi), vittima di un’ aggressione in casa. Un ladro viola il suo spazio vitale, ferendola leggermente al volto. Più che fisicamente, comunque è l’aggressione psicologica che la destabilizza. Tanto da rimanere così scossa da vagare per Londra sotto la pioggia, sentendosi più al sicuro lì che in casa, e spaccare addirittura una lampada in faccia al fidanzato, scambiandolo per un intruso. Credo che questo preambolo londinese serva all’autrice per avvisarci dello stato dei nervi della protagonista (scopriremo un poco più avanti che fa largo uso di farmaci contro l’ansia, oltre a bere davvero troppo) e ispirarci l’atmosfera di tensione e inquietudine, che poi ci seguirà per tutto il resto del romanzo, ambientato quasi interamente su una nave da crociera, nel bel mezzo del Mare del Nord.
Dicevo claustrofobico, perché in effetti lo spazio chiuso di una nave è sicuramente un luogo, (non luogo) ideale per scatenare l’ansia e l’angoscia che la Ware è così brava a ispirarci. Il mare è di per sé una forza oscura, un ambiente ostile, l’isolamento è completo (specie se internet non funziona), è impossibile scappare, ancora di più quando non si sa di chi fidarsi e un presunto assassino si aggira per corridoi, sontuose suite e sale mensa, invisibile e indisturbato, soprattutto perché solo Lo, la nostra protagonista, crede alla sua esistenza.
Ma andiamo con ordine. Laura (Lo) Blacklock da una decina d’anni giornalista da copia e in colla per Velocity, giornale di viaggi, finalmente sembra ottenere l’occasione che aspettava da una vita, andare al posto del suo capo in crociera su una modernissima nave di lusso, di proprietà di un importante tycoon educato a Eton, Lord Richard, (anche lui ospite della nave, insieme a sua moglie, Anne, lei davvero ricchissima e molto malata). Si sa il modo migliore per entrare in contatto con gente importante, che le potrà essere utile una volta tornata a Londra. La gente si conosce, si scambia numeri di telefono, mail, si possono ricevere anche proposte di lavoro dalla concorrenza. Altre colleghe ucciderebbero per essere al suo posto. Il fatto che abbia i nervi a pezzi, non dorma da giorni, rischi da un momento all’altro crisi di panico (oltre a non essere ben certa se il suo fidanzato l’ha lasciata o meno) non deve influenzare in nessun modo la sua certezza che quel viaggio le sia necessario, un’ occasione che potrebbe insomma non più ripetersi.
La nave, anche se quasi in miniatura, è di per sé una meraviglia, perlomeno i piani alti dove risiedono le suite e gli ambienti degli ospiti (altra questione gli alloggi del personale di bordo, ma anche ai tempi del Titanic era così). Gli ospiti sono viziati in ogni modo, con hostess e steward scandinavi a loro disposizione giorno e notte, per soddisfare ogni loro minimo desiderio, ogni capriccio. Comodità, lusso, tecnologia, cibi sopraffini, spa, massaggi shiatsu, fanghi termali, insomma immaginatevi tutto quello che i soldi possono comprare per un parterre di vip sfaccendati e eccentrici, ben lontano dalle possibilità della gente comune e normale. Il Paradiso, certo cercando di ignorare che basterebbe una falla nello scafo per essere invasi dall’acqua e annegare in quella grigia e immensa massa d’acqua.
Comunque Lo ha da tessere i suoi rapporti sociali, cercando di ignorare la presenza a bordo di un ex fidanzato, Ben, (che in un’altra vita l’ha lasciata), e tanti altri piccoli dettagli fuori fuoco che messi insieme non sono così innocui come sembrano a prima vista. Poi prima della cena di inaugurazione si accorge che ha perso il rimmel, (era nella borsa che il ladro di cui ho parlato prima, le aveva portato via), fatto banale di per sé, ma che invece mette in moto tutta la storia. Bussa alla porta della suite accanto, e chiede alla ragazza che ci abita se glielo presta. La ragazza un po’ sbrigativamente glielo regala e Lo torna ignara di tutto alla sua cena.
Naturalmente è lei la donna misteriosa della cabina 10 del titolo, la donna che poi nella notte Lo si immagina (sente il tonfo in acqua e vede una traccia di sangue che poi scompare) sia uccisa e buttata in acqua. E’ l’inizio dell’incubo. Come in Il mistero della donna scomparsa, romanzo del 36 di Ethel Lina White, (ero quasi convinta fosse di Agatha Christie) portato sullo schermo finanche da Alfred Hitchcock, o più recentemente nel film con Jody Foster Flightplan – Mistero in volo, la ragazza della cabina 10 sembra non essere mai esistita, svanita nel nulla, e tutti gli indizi che portano a lei sembrano scomparire, uno dopo l’altro, come il mascara, la foto che la ritrae o la frase minacciosa scritta sulla condensa di uno specchio che ordina a Lo di farsi gli affaracci suoi.
Lo lo farà? Ma soprattutto perché nessuno sembra aver visto la ragazza? E perché nessuno le crede a partire dal capo della sicurezza della nave, (anche se Lord Richard sembra prenderla molto sul serio)? Lascio a voi naturalmente scoprire cosa succederà dopo. Cuore della suspense con cui è intessuto il libro. A me questo libro ha fatto passare ore piacevoli, forse certo non sarà un capolavoro del genere (diranno i puristi), ma il suo lavoro di tenerti incollata alla pagina chiedendoti dove l’autrice vuole andare a parare, lo fa e bene. Lo stile della Ware è semplice e diretto oltre che scorrevole e perché no piacevole, funzionale insomma a un romanzo di suspense che non necessita di digressioni poetiche. Forse la protagonista non è Miss Simpatia, ma dopo tutto non è strettamente necessario in un thriller, anzi a volte è quel particolare in più che da spessore alla trama. Molto spesso i personaggi antipatici, non so se avete notato, sono i meglio caratterizzati. Cos’altro dire di questo romanzo? Leggetelo e mi raccomando non andate a leggere subito l’ultima pagina. Tanto anche se lo faceste non capireste molto. Traduzione di Valeria Galassi.

Ruth Ware è il «nome de plume» di una scrittrice inglese, nata nel 1977 e cresciuta a Lewes, nel Sussex. Dopo essersi laureata all’Università di Manchester si è trasferita a Parigi, e quindi a Londra, dove attualmente vive con il marito e i suoi due figli. Ha lavorato come cameriera, libraia, insegnante di inglese e infine nell’ufficio stampa della Vintage Publishing. Dopo una giovinezza trascorsa a leggere Agatha Christie, Dorothy L. Sayers, Josephine Tey, non è sorprendente che abbia deciso di fare la scrittrice di gialli. Oltre alla «Donna della cabina numero 10», Corbaccio ha pubblicato il suo romanzo d’esordio, «L’invito», che è entrato nei bestseller del «Sunday Times» e del «New York Times», e diventerà un film con Reese Witherspoon. Ruth Ware vive a Londra con la famiglia.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Valentina dell’Ufficio Stampa Corbaccio.

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:: Il regalo, Eloy Moreno (Corbaccio, 2016) a cura di Micol Borzatta

29 settembre 2016
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Lui ha tutto, ha un lavoro che gli rende bene, una moglie che ama e che a sua volta ha un lavoro che rende bene, una figlia bellissima che adora, una casa grande e da quella mattina anche una macchina nuova. Già il suo desiderio si è avverato, tutti i risparmi che ha messo da parte sono serviti per comprare quella macchina, con la quale quel giorno sarebbe partito per lavoro, una delle sue solite settimane fuori casa che spesso capitano. Solo che quella settimana anche sua moglie deve partire una settimana per lavoro e la bambina starà con i nonni, ma lei sa che le vogliono bene.
Appena arriva al solito autogrill a cui si ferma quando è in viaggio scende per andare a fare colazione, dà qualche monetina al barbone che suona la chitarra fuori dall’ingresso ed entra.
Poco dopo, appena sta iniziando a bere la sua tazza di caffè sente il rombo di un motore conosciuto, si gira e vede la sua macchina uscire dal parcheggio, uscire dall’area di sosta e prendere l’autostrada fino a scomparire.
A nulla serve correrle dietro, gli tocca tornare all’autogrill bagnato fradicio a causa della pioggia con il morale distrutto.
Per fortuna il direttore dell’autogrill, gentilmente, si prende cura di lui e gli procura un passaggio per arrivare all’Isola, un paesino lì vicino per fare la denuncia del furto.
Il passaggio glielo dà proprio il barbone seduto fuori, un musicista che in realtà recapita pacchi all’Isola ma che il suo vero lavoro è suonare ovunque.
L’uomo è disperato, ha paura, non si fida, ma intraprende comunque quest’ultima parte di viaggio per poter far denuncia e così tornare nel mondo normale, ma quello che lo aspetta è completamente diverso.
Un romanzo molto carismatico e profondo che si rivela essere totalmente diverso da quello che il lettore si aspetterebbe a primo impatto.
Infatti se a prima vista, dopo aver letto la quarta di copertina, ci si aspetta il classico romanzo di viaggi, stile on the road, dove il protagonista deve affrontare disavventure per conoscere se stesso e tornare migliorato, qui il viaggio è solo in un unico paesino. Il vero viaggio però è dentro alle persone che incontra in questo paese. Pur avendo tutte un segreto alle spalle, e pur essendo tutte in combutta contro l’uomo, lui le conoscerà solo nella versione migliore, quella rinata, quella che hanno ora, non conoscerà mai a fondo la loro parte nera e segreta, ma nonostante questo le loro spiegazioni, i loro insegnamenti, la loro dimostrazione pratica di vita lo porteranno a farsi un esame di coscienza per capire meglio cosa realmente vuole lui dalla vita e cosa invece sta facendo solo perché crede di volerlo a causa degli insegnamenti inculcatici dalla società fin da piccoli.
La trama di sottofondo è molto elaborata ma resa comunque semplice e di facile comprensione grazie allo stile narrativo semplice scelto dall’autore.
Molto ben sviluppati sono i pensieri del protagonista, la sua confusione, i suoi timori, i suoi sogni e le sue rassegnazioni, specialmente a fine romanzo quando dentro di lui inizia la lotta tra il voler provare a realizzare i suoi sogni e la parte più concreta che gli impone di lasciare i sogni chiusi in un cassetto perché la società è quello che richiede.
Il musicista, invece, è realizzato bene da un lato, ma dall’altro a volte forse è stato reso un po’ troppo pedante, con quel suo modo di fare da so tutto io che indispone, ma anche questo comunque dimostra la capacità dell’autore di realizzare personaggi molto realistici sia nel bene che nel male.

Eloy Moreno nasce a Castellon de la Plana nel 1976.
Laureato in Ingegneria Tecnica Informatica di Gestione all’Università Jaume I, ha iniziato a lavorare in un’impresa informatica per poi vincere il concorso di informatica al Municipio di Castellon de la Plana.
Il regalo è il suo secondo romanzo pubblicato, il primo è Ricomincio da te.
Nel 2008 ha vinto il concorso di Racconto Breve con La cama Creciente.

Source: ebook inviato al recensore dall’ editore, ringraziamo Valentina dell’Ufficio Stampa Corbaccio.

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:: L’ invito, Ruth Ware (Corbaccio, 2015) a cura di Micol Borzatta

2 settembre 2016
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Sono passati dieci anni da quando Leonora Shaw ha visto Clare e James. Dieci anni dalla fine del liceo e dalla sua storia con James. Dieci anni in cui si è ricostruita una vita e ha realizzato il suo sogno: diventare una scrittrice.
La vita di Nora è scandita da ritmi ben precisi: corse nel parco e lavoro alla sua scrivania nel monolocale dell’East End di Londra.
Un giorno mentre sta lavorando riceve una mail da una certa Flo che la invita all’addio al nubilato di Clare. Nora non sa se partecipare oppure no, ha troncato con il suo passato e con che ne faceva parte in maniera molta brusca, e proprio seguendo questo pensiero è convinta che l’invito sia un errore, fino a quando non riceve una mail da Nina, sua amica e unica ex compagna del liceo con cui ha tenuto dei legami, che le chiede se andranno insieme alla festa.
Nora alla fine decide di andare e accettare l’invito, spinta anche dal fatto che Flo ha precisato che Clare ci tiene davvero tanto, così da far rinascere in Nora un senso di riconoscenza nei confronti di Clare, sentimento che provava anche in gioventù e che è stato sempre alla base della loro amicizia.
Una volta arrivata alla villa nei boschi di Northumberland dove si svolgerà il weekend dedicato all’addio al celibato, Nora, capirà immediatamente di aver fatto un errore madornale, in primis perché scopre che il futuro marito di Clare è James, che fino a quel momento non sapeva, e poi perché gli eventi non vanno proprio come erano stati programmati. Spinti dall’isterismo di Flo accadranno avvenimenti che stravolgeranno tutti cambiando le loro vite per sempre.
Romanzo con una struttura molto particolare consistente in un inizio molto pacato, dove si fa subito la conoscenza della protagonista, Nora, e pian piano delle persone che saranno protagoniste degli avvenimenti con una vera e propria presentazione stile mi chiamo tizio e faccio il tal lavoro, vivo nel tal posto e i miei hobby sono… oltre che tramite i pensieri di Nora che sarà la voce narrante di tutto il romanzo.
Appena crediamo di aver capito come sarà l’andamento del libro, il suo ritmo e le tempistiche in cui si svolgeranno le situazioni, ecco che la Ware decide di dare una scarica di adrenalina al lettore buttandolo in uno stato confusionale e di angoscia pura inserendo un capitolo ambientato in un futuro vicino, che poi si scoprirà essere il presente mentre la festa è un leggero passato prossimo, dove Nora si sveglia in un ospedale con pochissimi ricordi degli avvenimenti accaduti, se non qualche immagine della festa, della casa e di un fucile sopra un camino.
Solo un capitolo prima di ritornare alla narrazione normale che riesce a stravolgere talmente tanto il lettore da portarlo a farsi ancora più domande, a cui non saprà rispondere se non alla fine del romanzo.
Già, perché se fino a quel momento l’unica domanda che mandava avanti nella lettura il lettore era cercare di scoprire qual era il segreto terribile che aveva portato Nora a sparire per dieci anni dalla vita di James e Clare, ora vuole assolutamente sapere come fa Nora da una semplice festa di addio al nubilato a ritrovarsi piena di sangue in ospedale con un’amnesia pesante.
Un ottimo colpo di scena che spezza la regolarità della narrazione e che non viene usato una sola volta, pur senza mai eccederne nell’uso.
Molto ben fatte sono le descrizioni. Poco accentuate quelle delle ambientazioni, ma abbastanza perché il lettore possa figurarsele, quanto invece molto dettagliate e complesse quelle relative ai sentimenti di Nora, che coprono tutta la gamma delle emozioni, dei pensieri, dei dolori e delle paure da lei provate, nelle minime sfumature possibili, tanto da creare un legame a doppio filo con il lettore.
La trama è davvero avvincente, un continuo mix di fatti più o meno tranquilli e avvenimenti adrenalinici che portano il lettore su un’altalena che va sempre più forte e sempre più in alto, con colpi di scena e momenti quasi psicotici che danno delle vere e proprie scariche elettriche.
Che altro dire, un romanzo straordinario con un finale stravolgente da lasciar increduli, quasi con la voglia di rileggerlo per cercare dei piccoli indizi che possano anticipare un colpo di scena così magistrale.

Rhth Ware è il soprannome di una scrittrice inglese. Nata nel 1977 a Lewes, nel Sussex, dopo la laurea all’Università di Manchester si è trasferita prima a Parigi e poi a Londra.
Ha lavorato come cameriera, libraia, insegnate di Inglese per poi approdare nell’ufficio stampa della Vintage Publishing.
L’invito è la sua prima opera.

Source: ebook inviato al recensore dall’ editore, ringraziamo Giulia dell’Ufficio Stampa Corbaccio.

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:: L’ indizio di Helen Callaghan, (Corbaccio, 2016) a cura di Micol Borzatta

1 settembre 2016
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Margot Lewis è un’isegnante del liceo di Cambridge e cura anche una rubrica sul giornale intitolata Cara Amy dove risponde alle richieste di aiuto e di consigli da parte della popolazione.
Nella via privata però non va tutto bene, infatti sta divorziando dal marito che l’ha tradita seguendo il profumo dei soldi e vuole portarle via tutto.
La vita di Margot però viene davvero sconvolta quando, in contemporanea con la sparizione di Katie Browne una sua ex allieva, trova tra le lettere per la rubrica quella di Bethan Avery, una bambina rapita che chiede aiuto per essere liberata dal suo rapitore.
Margot corre subito dalla polizia, ma nessuno le crede né dà peso alla lettera, perché Bethan Avery è una bambina che è stata rapita 17 anni prima e di cui non si è mai ritrovato il corpo.
Margot però non si dà per vinta, secondo lei la sparizione e la lettera sono collegate, e quando finalmente viene contattata da un esperto di Cold Case si butta anima e corpo a cercare indizi per riuscire a trovare Bethan e quindi anche Katie, ma le scoperte che farà saranno talmente sconvolgenti da cambiarla per sempre.
Fin da subito si entra nel vivo della storia vivendo in prima persona, nel prologo, la scomparsa di Katie. Questa parte viene raccontata con la voce narrante della bambina stessa, della quale non si saprà nulla di come sia fatta, ma invece si conoscerà tutto quello che riguarda il rapporto con la madre, con il patrigno, il disagio domestico e la voglia di stare con il padre naturale.
Dopo questa breve parentesi si entra nella vita di un’altra voce narrante: Margot. Anche qui si sa poco dell’aspetto fisico della protagonista, ma il lettore entra subito in contatto con i suoi pensieri e con il suo carattere, creando già nel primo capitolo un legame empatico davvero forte.
Andando avanti con la lettura, grazie al trucco della scrittrice, sempre più usato nei thriller, di alternare i capitoli tra vittima e ricercatore, il lettore si trova a vivere alternate le sensazioni di paura e di terrore di Katie e la tenacia, la caparbietà e l’insistenza di Margot che, nonostante tutti le diano contro definendola anche pazza, non vuole smettere di cercare la bambina.
Le descrizioni delle situazioni vissute dalle protagoniste sono molto vivide e ricche di particolari, a volte anche molto cruente, come ad esempio la descrizione della ferita di coltello di Margot, ma il lettore è talmente coinvolto e partecipe dei fatti che anche i più deboli di stomaco riescono a continuare la lettura facilmente e senza impressionarsi troppo.
La trama è molto complessa e gli argomenti trattati molto particolari, quasi da prendere con le pinze come si suol dire. Infatti oltre a narrare del rapimento di una bambina, l’autrice parla del problema che possono avere le persona a reinserirsi in società dopo un periodo di ricovero in strutture psichiatriche.
Margot infatti è stata ricoverata due volte in gioventù per depressione, ma tutt’ora la gente che la circonda, pur essendo guarita da molti anni, usa la sua passata malattia come scusante per allontanarla e non aiutarla, e men che meno crederle, se racconta qualcosa che vada al di fuori della loro routine quotidiana, così da no farsi coinvolgere in nulla che sia fuori dagli schemi, non capendo che facendo così non aiutano la persona in questione a non dar peso alle idee che possono sembrare strane, ma la portano a dubitare di se stessa, a riprovare quel senso di insicurezza e malessere che possono farla ricadere nuovamente in uno stato depressivo e confusionale.
Tutto questo il lettore lo vive attraverso i pensieri frammentati di Margot che diventano sempre più confusionari e contradditori. Il tutto ovviamente raccontato sempre in prima persona, dando quasi l’impressione che i pensieri siano del lettore stesso.
Un romanzo adrenalinico adatto per una lettura anche sotto all’ombrellone dove può essere iniziato e gustato fino alla fine senza interruzioni.

Helen Callaghan vive a Cambridge insieme a Aleister, il suo criceto e a una montagna di libri. Autrice di racconti, è rappresentata dalla prestigiosa agenzia Green and Heaton che ha autori come Sarah Waters e Katherine Webb. «L’indizio» è il suo primo romanzo.

Source: ebook inviato al recensore dall’ editore, ringraziamo Valentina dell’Ufficio Stampa Corbaccio.

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:: Equivoci e bugie, Joanna Cannon (Corbaccio, 2016) a cura di Micol Borzatta

8 giugno 2016
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Estate 1976. Siamo in una piccola cittadina inglese quando un lunedì mattina molto afoso si scopre che la signora che abita al numero 8, Mrs. Creasy, è scomparsa. Tutti i vicini dicono che è semplicemente andata via, atteggiamento insolito, ma si sa con il caldo forte tutti fanno pazzie. Questa è la scusante che si danno: il caldo torrido ha fatto dare di volta il cervello a Mrs. Creasy e lei è scappata.
Soltanto tre persone non si danno pace per l’avvenimento: il marito, e le ragazzine di dieci anni Grace e Tilly.
Saranno proprio Grace e Tilly, che convinte che Mrs. Creasy sia morta, spinte dalla predica fatta dal vicario, decidono di indagare. Il loro intento è duplice: se è viva vogliono riportarla sulla giusta strada, riportarla a casa e convertirla, se è morta vogliono trovare il colpevole.
Iniziano così a cercare di porta in porta, ma le scoperte che faranno saranno inimmaginabili, il paesino tranquillo dove tutti sanno tutto di tutti in realtà è pieno di segreti, bugie e misteri.
Un romanzo che sa come conquistare il lettore con il suo classico stile British, descrizioni magiche, quasi da dipinto, con uno stile narrativo pacato e tranquillo che trasmette proprio la classica sensazione che si prova trovandosi davanti un inglese.
La trama è molto coinvolgente proprio perché racchiude in sé l’ingenuità dell’infanzia, quella ingenuità che porterà due bambine di soli dieci anni a voler far luce sui misteri. Abituati a detective adulti, possiamo riscoprire una semplicità nel seguire la verità assoluta che ci colmerà di affetto verso le protagoniste.
Scritto inizialmente tutto in prima persona dalla voce di Grace, man mano che si procede la lettura la voce narrante cambia diventando di volta in volta quello dei vari vicini che racconteranno a loro volta la loro versione della storia, aggiungendo personaggi e avvenimenti sempre nuovi, fattore che porta sì un po’ di confusione nel lettore, ma che gli fa assaporare ancora di più le parti narrate da Grace e la sua semplicità.
Un romanzo di una dolcezza incredibile che catturerà l’attenzione e il cuore del lettore.

Joanna Cannon nasce nel Derbyshire, al confine del Parco Nazionale del Peak District.
Non avendo né sorelle né fratelli ha vissuto tutta la sua giovinezza immersa nei libri, scoprendo così mondi magici e personaggi incredibili, passione che le durerà per tutta la vita.
A quindici anni lascia la scuola e inizia a fare vari lavoretti tra cui barista, pulizia nei canili, consegna pizza, tutti lavori che la portano ad avere contatto con le persone, contatto che la porta a imparare a conoscerle a fondo.
A trent’anni torna al college e termina gli studi in medicina presso l’Università di Leicester. Decide di specializzarsi in psichiatria e mentre passa da un posto in ospedale all’altro decide anche di buttarsi nella sua passione e inizia a scrivere.

Source: pdf inviato al recensore dall’editore, ringraziamo Valentina dell’Ufficio Stampa Corbaccio.

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:: Incubo, Wulf Dorn, (Corbaccio, 2016)

26 maggio 2016
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Esce oggi per Corbaccio, nella collana Top Thriller, tradotto da Alessandra Petrelli, Incubo, (Die nacht gehört den wölfen, 2015) il nuovo romanzo di Wulf Dorn. E caso abbastanza eccezionale, grazie anche all’editore che me l’ ha mandato in anteprima (e sapete quanto gli editori siano restii a mandare i libri in anteprima), riesco a farne la recensione il giorno dell’uscita. L’ ho finito diciamo ieri a mezzanotte, e ho già mandato le domande per l’autore, Wulf Dorn sarà infatti a Milano in questi giorni. Voi lettori che seguite il mio blog certo sapete che è dall’esordio con La psichiatra che seguo questo autore e negli anni ho recensito tutti i suoi libri, quindi è un po’ una tradizione del blog.
Detto questo, passiamo al libro. Die nacht gehört den wölfen, pubblicato in Germania per la CBT Verlag, casa editrice per ragazzi referente della Random House, è un thriller con sfumature horror con protagonista un adolescente che soffre di autismo, Simon. Dopo un breve cameo del dottor Frostner, e un’ apparizione della Waldklinik, si dipana la storia di Simon e dei suoi incubi.
Sopravvissuto a un incidente stradale, dove sono morti i suoi genitori, Simon va provvisoriamente a vivere dalla zia, che già medita di metterlo in collegio, poiché il suo lavoro le impedirebbe di seguire il ragazzo come sarebbe giusto. Anche il fratello maggiore Mike, seppur affezionato, sta per mettersi insieme alla sua ragazza e ha la sua vita da vivere, per cui è escluso che possa tenere con sé il fratello. Naturalmente Simon vivrà questo come un duplice abbandono, ma la cosa peggiore sono gli incubi, e le vere e proprie allucinazioni che lo ossessionano specialmente quando sale a bordo di un’ automobile.
Pian piano scopriamo i motivi per cui è stato ricoverato nella clinica psichiatrica pediatrica della Waldklinik, in cura dal dottor Frostner, (che come dicevo fa una breve apparizione nel capitolo iniziale, ma poi la storia è tutta concentrata su Simon) e lentamente iniziamo a distinguere e fare chiarezza tra fantasia e realtà. Su questo binomio infatti si gioca il libro, e pure grazie all’estrema chiarezza dello stile di Dorn, è necessaria una certa attenzione per non farsi depistare durante la lettura. Come tradizione nei romanzi di Dorn nulla è come sembra, e la mente umana è il vero labirinto, dove qualche volta è impossibile uscire.
Sostanzialmente è un thriller per ragazzi, o almeno un adolescente è il protagonista, con i suoi problemi, le sue fragilità, il senso di colpa che prova per la morte dei genitori, (il mostro che lo insegue nei suoi incubi e nelle sue veglie infatti gli dice che avrebbe dovuto morire anche lui) e l’amicizia che prova per Caro, una adolescente sua coetanea diversa come lui. La sparizione di una ragazza sembra indicare che nei boschi ci sia un psicopatico e i ragazzi sembrano trovarne traccia in una albergo abbandonato prossimo alla demolizione.
Ma come dicevo nulla è come sembra, e le sorprese non mancheranno (concentrate comunque nel finale, in cui tutto troverà una spiegazione razionale, e no, non ci sono tocchi soprannaturali). Perché come dice Jessica, un’ altra ospite della Waldklinik, sono tutti lupi travestiti da agnelli.
Wulf Dorn come sempre parla di temi a lui cari di cui non ha una conoscenza superficiale, come l’autismo, la sindrome del sopravvissuto, i sensi di colpa che si materializzano in incubi e allucinazioni, ed è interessante notare la sensibilità con cui Dorn si avvicina a questi temi, in punta di piedi, con rispetto, e in alcuni tratti anche con ironia.
L’autismo di Simon ci viene presentato per gradi, tramite la sua ossessione per le marche dei cibi con cui fa colazione, tramite la sua rabbia quando vengono spostati i mobili o viene cambiato il suo ordine, per lui fonte di stabilità. La sua interazione (o mancanza di interazione) con gli altri denota la grande solitudine in cui vive, e quanto la fantasia prende il sopravvento nella sua vita e minando il suo già fragile equilibrio.
Gli aspetti horror sono solo accennati, ma in effetti le allucinazioni di Simon sono davvero inquietanti, e la paura di addormentarsi può essere un effetto collaterale per alcuni giorni dopo la lettura. Lettore avvisato.

Wulf Dorn è nato nel 1969. Ha studiato lingue e per anni ha lavorato come logopedista per la riabilitazione del linguaggio in pazienti psichiatrici. Vive con la moglie e il gatto vicino a Ulm, in Germania. In Italia Corbaccio ha pubblicato con grande successo «La psichiatra», che è diventato un bestseller grazie al passaparola dei lettori, «Il superstite», «Follia profonda», «Il mio cuore cattivo» e «Phobia».

Source: libro inviato in anteprima dall’editore, ringraziamo Valentina dell’Ufficio Stampa Corbaccio.

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:: Un’ intervista con Elena e Michela Martignoni

18 maggio 2016

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E’ appena uscito il nuovo romanzo di Emilio Martini, Il mistero della gazza ladra nuovo capitolo della serie dedicata al commissario Bertè. Forse non tutti sanno che Emilio Martini è lo pseudonimo di due sorelle scrittrici, milanesi, Elena e Michela Martignoni. Oggi abbiamo l’occasione di conoscerle meglio. Seguiteci.

Benvenute su Liberidiscrivere. Inizierei con le presentazioni. Ognuna descriva l’altra, anche fisicamente.

Elena: Michela è estroversa, sensibile, abilissima pr, e soprattutto un vulcano d’idee, infatti la chiamo Leonarda (è nata il 15 aprile, come lui!) ed è pure un’inguaribile zuccona.

Michela: Elena è bugiarda! (scherzo…). Misurata nei gesti e nelle parole, è l’intellettuale del duo. Ha letto di tutto (ora addirittura testi e riviste di… fisica!). Precisione e cultura però non limitano la sua fantasia scoppiettante: a volte mi fa quasi paura, anche perché spesso è imprevedibile.
Fisicamente non ci assomigliamo, ma si vede che siamo sorelle e abbiamo la stessa voce.

Come vi siete avvicinate alla scrittura?

Siamo lettrici accanite fin dall’infanzia e ci siamo sempre cimentate nella scrittura, ma la volontà di farlo professionalmente è scattata vent’anni fa, dopo ‘l’incontro’ con i Borgia, protagonisti di cinque dei nostri romanzi.

I vantaggi e gli svantaggi di scrivere in coppia?

Non vediamo svantaggi, mentre i vantaggi sono molti; uno su tutti: imparare ad accettare le critiche e le prese di posizione dell’altra. Una lezione di umiltà che rende più ‘morbide’ e preparate di fronte agli inevitabili giudizi, non sempre positivi, di editori e lettori. In due poi possiamo lavorare ‘il doppio’.

Come vi dividete i compiti della stesura di un libro?

Intanto parliamo moltissimo tra noi, e nell’impossibilità di farlo de visu, ci telefoniamo (molto). Il primo passo infatti è l’invenzione della storia, la parte che ci diverte di più. Discutiamo a lungo, cambiamo spesso idea e smontiamo tutto, nomi dei personaggi compresi. Una volta stabilita la trama, la dividiamo in capitoli che ci suddividiamo. Questo sarebbe il metodo che ci siamo imposte, ma accade anche che Elena, improvvisamente inizi a scrivere a metà della storia e allora… cominciamo da lì. Insomma, prima regola: non ci sono regole, l’importante è che alla fine il prodotto ci soddisfi e i conti tornino, il che, soprattutto nel poliziesco, è la parte più difficile.

Il personaggio di Berté è un personaggio letterario, ma ispirato a uno sbirro in carne ed ossa, molto conosciuto a Milano. L’avete mai incontrato di persona? Che impressione vi ha fatto?

Il personaggio Gigi Berté non è la fotocopia perfetta del vero ispettore che ci ha ispirate, ma ha la sua stessa etica, il suo coraggio, la sua coda brizzolata e il suo amore per la buona tavola. Il ‘vero’ Gigi è per noi un amico e lo incontriamo sempre con grande piacere.

E’ da poco uscito Il mistero della gazza ladra. Un’ambientazione ligure per il vostro commissario. Come è nato il vostro interesse per la Liguria. E’ legato a ricordi di infanzia?

Da sempre frequentiamo la Liguria e quindi ne conosciamo il territorio e le dinamiche. È stato divertente spedire ‘in punizione’ il nostro commissario nel luogo dove passiamo le vacanze e immaginare il suo impatto con una realtà diversa da quella metropolitana. Ci piace immaginare Berté che si rilassa (o si infuria) passeggiando lungo la banchina del porto di… Lungariva, come facciamo anche noi.

Una commercialista viene uccisa in casa sua. Macabra la messinscena: un piede di porco, dei tarocchi, delle monete. Toccherà a Bertè intuire chi è il colpevole. A che tipo di noir vi ispirate? Quali autori vi hanno maggiormente influenzato?

Il nostro è un poliziesco piuttosto scanzonato, anche se trattiamo temi come il disagio sociale, le ossessioni, le diversità, il perbenismo. La connotazione prettamente noir invece si trova nei diversi racconti, scritti da Berté, inseriti all’interno dei romanzi. Prendiamo esempio e lezioni dai grandi scrittori, non solo noir; l’elenco dei loro nomi, e delle lezioni di stile che ci hanno impartito, sarebbe lunghissimo. Ne citiamo solo alcuni in un gran guazzabuglio: Manzoni, Maria Bellonci, Sandor Marai, Vargas Llosa, Garçia Marquez, Elisabeth Von Arnim, Simenon, Scerbanenco, ma sono solo alcuni tra i grandi autori che amiamo. C’è sempre da imparare dai classici, ma poi… bisogna cercare di andare oltre e inventare qualcosa di originale.

Datemi una vostra personale definizione di “noir”.

Noir è la parte deteriore del cuore umano. C’è chi riesce a dominarla o a sublimarla, chi no. Compito di chi scrive ‘di noir’ è portare all’attenzione di tutti il nero che vive in ognuno di noi per poterlo comprendere e governare.
Ci sono luoghi più ‘noir’ di altri. Le città in primis (ad esempio Milano e Torino), o appunto una località turistica descritta d’inverno, quando gli ombrelloni sono chiusi e le case deserte.
Infine il Noir come genere letterario non dà soluzioni o speranze. Semplicemente descrive, denuncia.
Un antidoto al noir presente nell’uomo? Natura, Cultura e Arte, in tutte le loro manifestazioni.

Ditevi una cosa che non vi siete mai dette prima. Senza ridere.

Tra noi non abbiamo segreti, ma se li rivelassimo… che ne sarebbe del mistero delle ‘sorelle noir’?

L’aneddoto più curioso della vostra carriera, il più insolito, imbarazzante o divertente?

Gli aneddoti più curiosi sono legati alle ricerche storiche (chi ha detto che la Storia è noiosa? Provate a fare ricerca e vedrete le risate!). Abbiamo incontrato personaggi straordinari e ci siamo spesso cacciate nei guai o in situazioni ridicole. In famiglia da anni ridono di noi perché quando viaggiamo per lavoro sembriamo ‘possedute’ e trascinate dall’entusiasmo perdiamo il buon senso. Ad esempio abbiamo girato tre volte intorno alla rocca di Senigallia cercandone l’ingresso (e chiedendo aiuto persino a turisti americani che ci guardavano straniti), provando a spingere con tutte le nostre forze una porticina di ferro murata da secoli… senza notare l’enorme ponte levatoio che portava all’ingresso. L’emozione a volte ci ottenebra i cervelli!

C’è un esordiente che vi ha particolarmente colpito? Quale consiglio gli dareste? Lo stesso che avreste voluto ricevere all’inizio delle vostre carriere.

Ragazza/o, continua a scrivere, anche se ti sembra che vada tutto storto e che nessuno si interessi al tuo lavoro; fallo per te, per quelli che credono in te, perché non ne puoi fare a meno… ma non farlo MAI copiando qualcuno, occhieggiando i generi di moda, o pensando ai soldi e al successo: rischieresti una grande delusione.

Avete mai litigato? Cosa avete fatto per fare pace?

Litighiamo quasi quotidianamente, ma solo per il ‘bene’ del testo. Finita la discussione, parliamo d’altro e… litighiamo d’altro.

A che libro state lavorando in questo momento?

Abbiamo mille progetti, ma il tempo per realizzarli scarseggia: la priorità comunque resta il sesto e ultimo episodio del commissario Berté, ma in contemporanea stiamo scrivendo uno storico, ambientato a Milano nel XV secolo, che da anni ci intriga (gli amici sono stanchi di sentircelo raccontare e mai realizzare).

Avete già scritto, o in futuro scriverete un romanzo da sole, non in coppia?

Sai che non ci abbiamo mai pensato? Non si può mai dire, però… anche i Beatles si sono divisi…

:: La trappola, Melanie Raabe (Corbaccio, 2015), a cura di Micol Borzatta

7 settembre 2015
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Linda Conrads ha solo 38 anni, ma da undici vive rinchiusa nella sua casa, una villa sul lago Stanberg. Il suo mondo è la sua casa, al punto che ha rinominato ogni locale con il nome di un continente e in quel locale lei rivive i ricordi relativi ai suoi vecchi viaggi nel continente in questione. L’unico contatto con il mondo esterno è quando il suo cane, Bukowski, entrando dai suoi viaggi in giardino sporca il parquet di fango e sgocciola l’acqua piovana assorbita dal suo pelo.
Il suo periodo nero e di reclusione è iniziato quando andando a far visita alla sorella l’ha trovata morta, a terra, brutalmente assassinata. Ad aumentare ulteriormente la sua paura è l’aver visto l’assassino scappare. Una visione che ha continuato a tormentarla provocandole incubi tutte le notti, fino a quando un giorno non lo vede per caso in televisione, dandole finalmente la forza di uscire di casa e affrontare il mondo esterno. Forza derivante dalla capacità di lui di mettere talmente tanti dubbi in testa da faticare a riconoscere la raltà dalla fantasia.
Un romanzo che sa davvero tenerti legato a sé tanto da non farti staccare per tutte le circa 10 ore necessarie per finirlo.
Capacità che l’autrice ha creato tessendo una storia incredibile in uno stile tutto nuovo. Il libro infatti si apre con la soluzione del caso, già questa cosa stranissima per un giallo, e si sviluppa intorno alla cattura dell’assassino.
Altro punto a favore dell’autrice è la sua maestria nel raccontare molto profondamente le emozioni della protagonista, analizzando in profondità il senso di solitudine e di vuoto che l’attanagliano e trasmettendoli al lettore con una narrazione tutta in prima persona che riesce a farti immedesimare e provare le stesse emozioni.
Ottimo anche lo stratagemma dell’autrice per rendere partecipe e a conoscenza il lettore dei fatti del passato inserendoli tra un capitolo e un altro in capitoli tratti dal libro che sta scrivendo la protagonista, creando così un libro dentro al libro che rende il romanzo ancora più reale, come se raccontasse effettivamente dei fatti di cronaca.
Un romanzo incredibile che sa conquistare e rapire il lettore lasciandoci in attesa di una prossima opera.
Un grande successo per un’autrice esordiente.

Melanie Raabe nasce a Jena nel 1981 e cresce a Turingia, una piccola città del Nord Reno-Westfalia.
Scrittrice, giornalista, blogger, artista e attrice. Laureata in letteratura ora vive a Colonia. La trappola è stato tradotto in Italia, Francia, Paesi Bassi, Spagna e nei paesi di lingua inglese

Source: ebook inviato dall’editore, ringraziamo Letizia dell’ufficio stampa Corbaccio.

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