
Ne “Il libraio di Gaza” di Rachid Benzine, edito da Corbaccio, (traduzione di Lucia Corradini Caspani) Julien Desmanges è un fotografo francese a Gaza e lì sta cercando l’immagine ad affetto da fermare in uno scatto fotografico per pubblicarla. Un’immagine significativa di una realtà perennemente sotto assedio. Il fotografo aggirandosi nel labirinto delle vie di Gaza, la trova quando vede un uomo seduto davanti alla sua bottega. Un libraio circondato da pile di libri più o meno nuovi, seduto in attesa che qualcuno passi per un saluto o per un libro. Julien chiede di poter fare una foto e Nabil, che accetta, ma prima vuole raccontare la sua storia a Julien, da subito pronto ad ascoltare. Parola dopo parola, incontro dopo incontro, l’inviato fotografo entrerà nella vita di un uomo che, nel presente, dispensa cultura al prossimo ma che, nel suo passato, ha vissuto e affrontato prove dolorose. Ascoltando le parole di Nabil si ha la sensazione di essere nel libro della sua vita. Un racconto fatto di gioie, ma anche di tanti dolori e difficoltà sa superare. Il lettore è posto nella stessa posizione di Julien ed è come se fosse accanto a lui ad ascoltare Nabil che narra la sua storia alternandola a suggerimenti letterari che spaziano da Racine, a Shakesperare a Primo Levi, passando per Murid Al-Barghuti e tanti altri autori. Nabil narra la sua nascita sotto le bombe nella notte tra il 31 dicembre del 1947 e l’1 gennaio 1948. Una venuta al mondo miracolosa, visto che la madre era stata ferita da una bomba. Non solo, perché Nabil è figlio di una musulmana e di un cristiano, una convivenza tra religioni differenti segnata da episodi dove si alternano suore e Imam. Non solo, perché Nabil affronterà tante difficoltà. Tra di esse ricordiamo l’abbandono della propria terra, la partenza del fratello Moussa, la vita nei campi dei profughi di Gaza dove conoscerà la moglie, il teatro, il matrimonio, la nascita di un figlio e le continue tensioni tra le parti con la guerra dei sei giorni nel 1967, l’Intifada degli anni ’90, la prigione. Eventi che lasceranno segni evidenti in Nabil e nel suo animo. “Il libraio di Gaza” è la storia del racconto di una vita di un singolo uomo, Nabil, che tanto ha affrontato e vissuto e che vede in ogni pagina letta un appiglio alla salvezza. Allo stesso tempo, “Il libraio di Gaza” di Rachid Benzine è anche la storia di un popolo e del suo vivere, sopravvivere e convivere con quella sensazione di perenne precarietà che lo attanaglia.
Rachid Benzine, nato in Marocco, è professore, islamista e ricercatore presso il Fonds Ricoeur. Figura di spicco dell’islamismo liberale aperto al dialogo con il cristianesimo, è autore di numerosi testi fra cui, tradotti in italiano, “I nuovi pensatori dell’Islam”, “Lettere a Nour”, “Il Corano spiegato ai giovani” e “Canto d’amore a mia madre” (pubblicato da Corbaccio). (fonte biografica sito Corbaccio)




Raphaël Krafft è un autore di reportage radiofonici e appassionato di viaggi in bicicletta. Da queste sue esperienze lo scrittore prende spesso ispirazione per scrivere dei libri, l’ultimo dei quali arrivato in Italia, grazie a Keller editore, è “Passeur”. La vicenda narrata nel testo prende forma da quello che Krafft ha visto, vissuto e conosciuto nel 2015, nella zona al confine franco-italiano delle Alpi Marittime, tra Mentone e Ventimiglia. Qui l’autore si era recato per raccogliere il materiale necessario alla realizzazione di un servizio dedicato ai migranti. A coloro che sono bloccati alla frontiera tra Italia e Francia e che sono pronti a tutto (pure ad ingressi clandestini) pur di andare in Francia, fare richiesta di asilo politico e poi continuare il viaggio diretti in altri Paesi dell’Europa, per raggiungere parenti e amici che già in precedenza hanno vissuto esperienze simili. Quello che nota Krafft è la precarietà delle condizioni di questi migranti abbandonati a loro stessi e in fuga da una vita a rischio nel loro paese di origine. In particolare l’autore incontra gente comune, viaggiatori, ex pompieri, insegnanti, politici e religiosi che intrecciano le loro esistenze con quelle di queste persone alla ricerca di un futuro migliore. Ciò che resta impresso nelle pagine dei Krafft è la diversità di trattamento che i migranti subiscono in Italia e poco oltre il confine, in Francia. In territorio italiano, dove c’è il Presidio per questa umanità in fuga, gli ospiti vengono trattati con maggiore attenzione e cura, mentre in Francia, lo scrittore nota una maggiore distanza verso questi migranti, spesso e volentieri abbandonati a loro stessi. Tra la massa di coloro che fuggono, ci sono Satellite e Adeel arrivati in Italia del Sudan. Krafft non esiterà ad aiutarli facendo l’ascesa al Colle di Finestra, seguendo il sentiero che sale da San Giacomo di Entracque, in Italia, e scende nella valle Vésubie, in Francia. Un tragitto, come si scoprirà durante la lettura, fatto da tantissime altre persone che – indipendentemente dal colore della pelle e dalla cultura- si sono mosse, nel presente e nel passato (tanti italiani e molti ebrei durante il Fascismo), alla ricerca di una speranza e di un futuro migliore. Il viaggio a piedi e con mezzi di fortuna sarà per tutti i protagonisti di “Passeur” un’esperienza dal grande valore emotivo e simbolico, perché durante questo percorso il giornalista avrà la possibilità di conoscere direttamente da Satellite e Adeel le loro storie di vita e le drammatiche sofferenze patite non solo nella terra di origine, ma anche nei campi di transizione (in Libia) dove chi è migrante ha un passaggio obbligato. “Passeur” è un libro che narra pezzi di vita vera e vissuta e questo gli ha permesso di diventare anche reportage radiofonico premiato ai NYF’s International Radio Program Awards for The World’s Best Radio Programs nel 2017. Leggere “Passeur” è addentrarsi nel libro di Krafft e compiere un viaggio nel quale sorgono tante domande, perché i temi considerati -la vita, la diversità, la migrazione, l’amicizia, il bisogno di un vita degna e il riscatto sociale- sono valori e bisogni universali che vanno oltre i confini territoriali, culturali e temporali e che hanno al centro l’intera specie umana. Traduzione dal francese di Luisa Sarlo.
























