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:: I figli strappati- 1932-1945: dall’ambasciata di Roma ai lager nazisti di Fey Von Hassell (Edizioni dell’Altana 2000) a cura di Marcello Caccialanza

14 novembre 2017

figli strappati

La lettura del romanzo autobiografico “I Figli Strappati “ di Fey Von Hassell è un ‘occasione alla quale un buon lettore non può certamente esimersi dal prendervi parte; in quanto quest’opera non rappresenta solamente un affresco storico-culturale di un periodo grigio dell’umana follia, ma incarna anche la celebrazione più sentita del coraggio al femminile che lotta contro tutto e contro tutti per raggiungere il suo obiettivo di donna e di madre.
La protagonista Fey è la figlia dell’ambasciatore tedesco a Roma Ulrich Von Hassell, una donna che gioca il suo ruolo di prestigio, giostrandosi con grande abilità tra l’élite della sua amata Germania e i fasti dei salotti dell’Italia dabbene, dove incontrerà l’aristocratico Pirzio- Biroli, suo futuro consorte che le regalerà la gioia di una famiglia numerosa.
Una vita perfetta sembrerebbe la sua! Fino a quando, impotente, assiste alla nascita del Terzo Reich e perde fiducia nei valori della sua Madrepatria. Da questo momento inizia il suo personale calvario! Il padre nel 1944 sarà giustiziato dai Nazisti, in quanto reo di aver preso parte attiva ai movimenti di resistenza contro Hitler. Il marito verrà allontanato e non ci sarà alcuna speranza di un ricongiungimento, neppure dopo la fine della guerra. Ma il dolore più lancinante per Fey sarà quello di vedersi strappare dal proprio grembo i due figli più piccoli.
Da quel momento per la donna inizierà una lotta contro il tempo che la porterà a soggiornare in alcuni dei più tristemente famosi campi di concentramento: da Stutthof a Buchenwald, da Buchenwald a Dachau, ma con un obiettivo sempre nel cuore, riabbracciare i suoi due cuccioli.
E lei con caparbietà che contraddice una madre ferita ce la farà!
“I Figli Strappati” non è dunque il solito romanzo buonista e melenso, è un piccolo capolavoro di verità, scritto con grande accuratezza psicologica ed insospettato senso umoristico.
Una curiosità riguardo a questo romanzo autobiografico, la Rai ha tratto una fiction di successo, protagonisti Antonia Liskova nel ruolo di Fey e Daniele Pecci nel ruolo di Pirzio- Biroli. Prefazione di Giuliano Vassalli.

Fey von Hassell, sposata Pirzio-Biroli, è figlia di Ulrich von Hassell, già ambasciatore tedesco a Roma negli anni Trenta, “giustiziato” dai nazisti nel 1944 per la sua coraggiosa partecipazione alla resistenza contro Hitler. Muore il 14 febbraio 2010, riposa nella tomba di Famiglia nel piccolo cimitero di Santa Margherita del Gruagno, in comune di Moruzzo (UD).

Source:  libro del recensore.

:: Scrivendo sulla strada di Lawrence Ferlinghetti (Il Saggiatore 2017) a cura di Nicola Vacca

2 novembre 2017
Ferlinghetti

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Lawrence Ferlinghetti è ancora on the road. Quasi centenario è ancora qui a rappresentare l’anima vagabonda e cosmopolita della poesia.
Il Saggiatore manda in libreria Scrivendo sulla strada. Diario di viaggio e di letteratura. Un volume corposo che raccoglie i diari, finora inediti in Italia. Pagine scritte durante cinquant’anni di vagabondaggi per il mondo (magnificamente tradotte da Giada Diano).

«Considero questo libro – scrive Ferlinghetti – come parte della tradizione dei viaggi in Italia di D. H. Lawrence o di Goethe. È come se molta della mia vita fosse una continuazione del mio wanderjahr giovanile, il mio peregrinare nel mondo».

Ferlinghetti definisce questo diario un insieme di pagine peripatetiche scritte per se stesso.
Ma nel suo vagare per il mondo ci ritroviamo tutti. Con l’autobiografia della sua poesia e delle sue narrazioni si finisce inevitabilmente per ritrovarsi. Queste sono le pagine di un testimone particolare che ha attraversato tutto il Novecento.
Sfogliando i suoi diari, lo troviamo ovunque. Il mondo è la sua casa e in ogni posto con la sua poesia ha documentato i mutamenti, lasciandosi sempre inghiottire dagli eventi, dal tempo e dalla storia, senza mai preoccuparsi del boato deflagrante che promettevano le sue parole.

«La vita di Ferlinghetti – scrivono nell’introduzione Giada Diano e Mattew Gleeson –è cosmopolita sin dall’inizio; infatti da bambino pensa di essere francese. Nasce a New York, quinto figlio di Carlo Ferlinghetti e Clarence Mendens – Monsanto, e cresce come Laurence Ferling (poiché il cognome era stato anglicizzato)».

Incontri, parole e paesaggi, ma anche resoconti esistenziali di esperienze umane e disumane.
Ferlinghetti scrive queste pagine pensandole come monologhi interiori, come storie scritte da un reporter venuto dallo Spazio – inviato sulla terra da un caporedattore con una scarsa tolleranza per le stronzate – per descrivere le azioni bizzarre di questi «umani».
Lo troviamo ovunque il poeta con il suo dissenso. Tutti gli angoli del mondo gli appartengono e il viaggiare è sempre una forma di meditazione e ricerca. Un modo alternativo e propedeutico del suo scrivere personale sulla strada, che resta ancora oggi il mestiere più difficile con cui fare i conti.

«Ogni diario è autobiografico. Se è scritto in prima persona , non può che esserlo. A meno che l’autore non menta a se stesso – e ciò lo rende ancora più autobiografico. Sto cercando di trascinare il rastrello del mio diario sopra il paesaggio. Forse scoprirò qualcosa».

Con queste parole inizia il viaggio di Lawrence Ferlinghetti (poeta indentificato con gli scrittori della Beat Generation, anche se lui non si è mai considerato un beat) sulla strada di un secolo, alla scoperta dell’umano e di tutta la poesia della vita che è sempre desiderio di lotta, ribellione e soprattutto di vissuto intenso da testimoniare.

Lawrence Ferlinghetti (New York, 1919) è poeta, editore, pittore e attivista politico. Vive a San Francisco.

Source: libro inviato dall’editore al recenore, ringraziamo l’Ufficio stampa Il Saggiatore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: La memoria dei fiori, Il diario di Rywka Lipszyc, (Garzanti, 2015) a cura di Elena Romanello

29 gennaio 2015

diaIl libro scelto da Garzanti per celebrare la Giornata della Memoria di quest’anno, che coincide con i settant’anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, è La memoria dei fiori, titolo deciso a tavolino per presentare Il diario di Rywka Lipszyc, un’adolescente ebrea del ghetto di Lodz, in Polonia.
Non è il primo diario di una persona travolta dalla Shoah che capita di leggere, basti pensare al celeberrimo diario di Anna Frank, ma questa storia si distingue per originalità e peculiarietà.
La vicenda di Rywka, raccontata dalle sue parole in un diario incompleto, è da leggere e meditare, visto che è la testimonianza su un aspetto non così noto, la situazione del ghetto della città di Lodz, che si era distinta negli anni prima della guerra come una delle più illuminate a accogliere etnie e religioni diverse. Rywka è molto diversa da Anna Frank, che visse nascosta con la sua famiglia, è una ragazza che si trova orfana e costretta a lavorare in fabbrica per salvarsi la vita, con fratelli e sorelle a cui badare, oltre a tre cugine di cui due si sono salvate e vivono oggi in Israele, ormai anziane.
Ma la cosa interessante di questo diario, giunto alla pubblicazione dopo un lungo iter, è la storia che c’è dietro, anzi le storie. Il diario fu trovato ad Auschwitz da Zinaida Berezovskaya, medico militare dell’Armata Rossa che lo portò con sé a casa in Siberia, non parlandone con la sua famiglia. La nipote di Zinaida, Anastasia, trovò nel 1995 il diario nella casa della nonna che stava smantellando dopo la scomparsa di questa, e decise di portarlo a San Francisco, dove risiedeva, per affidarlo a persone più competenti.
Il diario di Rywka è giunto poi nelle mani del Centro di studi sull’olocausto del nord California e del Brooklyn College, che hanno riconosciuto l’importanza di questa testimonianza, lo hanno scansionato, trascritto e tradotto e poi pubblicato, cercando notizie su Rywka e la sua famiglia. Ma la storia di questa ragazzina sparita nelle maglie della Shoah non finisce qui.
Il diario fu trovato ad Auschwitz, da cui Rywka riuscì a salvarsi per l’arrivo dell’Armata Rossa, per essere ricoverata in un ospedale di campo inglese dove la videro per l’ultima volta le cugine sopravvissute, credendo per anni ad una sua morte mai confermata. Le notizie in seguito sono frammentarie: la storica Judy Janec racconta in appendice al libro le sue ricerche in merito, Rywka non risulta morta in ospedale come sembrava in un primo tempo, né deceduta altrove, ad un certo punto le notizie su di lei si perdono, senza che ci sia una tomba, cosa che ai reduci dei lager morti negli ospedali era comunque concessa. Ancora oggi il suo caso è aperto, e anche nell’edizione italiana si invita a dare notizie al Centro se si sa qualcosa in merito.
D’altro canto, dentro c’è un altro mistero, perché negli appunti della dottoressa Berezovskaya in merito al diario, si parla che conterrebbe la storia di una mamma separata da suo figlio, cosa che non corrisponde assolutamente al contenuto del documento.
Quindi il mistero resta, e la storia di Rywka è da un lato l’ennesima testimonianza su una tragedia immane, ma dall’altro offre la speranza che da qualche parte Rywka abbia potuto vivere la sua vita e che qualcuno un giorno possa dire come e dove è andata a finire.
Un libro per chi non vuole dimenticare e anche per chi vuole un attimo sperare sui casi della vita.

Rywka Bajla Lipszyc (ʁivka lipʃitz) (15 set 1929 – 1945?) è stata un’ebrea polacca che scrisse un diario personale, nel ghetto di Lodz in Polonia durante l’Olocausto. Sopravvisse alla deportazione nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, seguita da un trasferimento a Gross-Rosen e ai lavori forzati nel sottocampo di Christianstadt. Sopravvisse anche a una marcia della morte verso Bergen-Belsen, e visse per vedere la sua liberazione nell’aprile del 1945. Troppo malata per essere evacuata, fu trasferita in un ospedale a Niendorf dove. Il suo diario, composto da 112 pagine, è stato scritto in lingua polacca tra l’ottobre 1943 e l’aprile 1944. Il diario è stato tradotto in inglese da Malgorzata Markoff e commentato da Ewa Wiatr. E ‘stato pubblicato per la prima volta negli Stati Uniti nei primi mesi del 2014, circa 70 anni dopo che era stato scritto.