Posts Tagged ‘Marcello Caccialanza’

:: 120, rue de la Gare di Leo Malet (Fazi 2018) a cura di Marcello Caccialanza

15 febbraio 2018
Leo Malet

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Leo Malet è da considerarsi autore ecclettico e geniale, vero ed incontrastato Maestro del Noir d’Oltralpe e la sua ultima fatica letteraria dal titolo “120, rue de la Gare” rappresenta per i molti suoi fedeli estimatori una vera e propria chicca.
Ci troviamo catapultati nelle nebulose atmosfere della Seconda Guerra Mondiale ed il protagonista di questa avvicente storia, Nestor Burma, rientrato dalla prigionia, incontra casualmente il socio con cui anni addietro aveva gestito un’agenzia di investigazioni.
Mentre Nestor sta per salutarlo, il suo ex socio crolla improvvisamente a terra, colpito a tradimento da un colpo esploso da un’arma da fuoco. L’uomo resta annichilito, come ipnotizzato dall’assurdo incantesimo di un perfido mago e nel frattempo l’amico spira, sussurrando un indirizzo: 120, rue de la Gare. Da qui partiranno le indagini di Nestor Burma.
Un libro ben scritto e strutturato; ambientazione e trama camminano a braccetto, creando un pathos sempre più avvolgente man mano che ci si addentra nella lettura. Romanzo che si legge tutto d’un fiato e che è in grado di coinvolgerti a pieno. Non solo per gli amanti del genere.

Léo Malet, l’anarchico conservatore, come amava definirsi, è uno dei padri del romanzo noir francese. Nato al numero cinque di Rue du Bassin, a Montpellier, figlio di una sarta e di un impiegato, rimane prestissimo orfano. Quando Léo ha due anni muoiono prima il padre e il fratellino e, a distanza di un anno, la madre. Tutti e tre di tubercolosi. Così, è il nonno bottaio e grande lettore che si prende cura del nipote e lo inizia, in modo non certo canonico, alla letteratura. A sedici anni Léo Malet si trasferisce a Parigi in cerca di fortuna. Determinante è l’incontro con André Colomer, disertore e pacifista: Colomer gli dà una famiglia e soprattutto lo introduce in ambienti anarchici. In questo periodo Malet collabora anche a vari giornali e riviste (En dehors, Journal de l’Homme aux Sandales, Revue Anarchiste). A Parigi abita in molti posti, anche sotto il ponte Sully, vive alla giornata, fa l’impiegato, il manovale, il vagabondo, il gestore di un negozio d’abbigliamento, il magazziniere, il giornalista, la comparsa cinematografica, lo strillone, il telefonista. Nel 1931 l’incontro con André Breton gli dà accesso al mondo delle case editrici e degli scrittori; Malet entra a far parte del Gruppo dei Surrealisti. Per qualche tempo il suo vicino di casa è Prévert, uno dei suoi migliori amici Aragon. Si sposa con Paulette Doucet e insieme fondano il Cabaret du Poète Pendu. Dopo una dura esperienza in un campo di concentramento nazista, nel 1941 inizia a scrivere polizieschi firmandosi con svariati pseudonimi: Frank Harding, Leo Latimer, Louis Refreger, Omer Refreger, Lionel Doucet, Jean de Selneuves, John Silver Lee. Con lo pseudonimo di Frank Harding crea il personaggio del reporter Johnny Métal, protagonista di una decina di romanzi gialli. Nel 1943 pubblica 120 Rue de la Gare con cui esordisce la sua creazione narrativa più celebre, l’investigatore privato Nestor Burma. Burma sarà protagonista di una trentina di avventure, inclusa una “serie nella serie” intitolata I nuovi misteri di Parigi, che comprende quindici racconti, ognuno dei quali dedicato a un diverso “arrondissment” di Parigi. Con Nestor Burma, Malet da un lato riscuote i primi consensi di pubblico, anche attraverso successive trasposizioni cinematografiche, una serie televisiva (1991-1995) di 85 episodi e l’adattamento a fumetti. Ma d’altro canto si allontana dal movimento anarchico: nel 1949 il gruppo dei Surrealisti lo espelle con l’accusa di essere diventato “seguace di una pedagogia poliziesca”. In realtà Malet è uno scrittore dai mille volti: accanto al poliziesco, si cimenta nei romanzi di cappa e spada e, soprattutto, nel noir. La critica gli concede proprio in questo filone i maggiori riconoscimenti: la Trilogie noir, di cui fanno parte Nodo alle budella, La vita è uno schifo e Il sole non è per noi, viene considerato il suo capolavoro. Malet muore nel 1996. Chi vuole andare a visitare la sua tomba, la trova al cimitero di Chatillon-sous-Bagneux.

Source: libro del recensore.

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:: Gli aquiloni di Romain Gary (Neri Pozza 2017) a cura di Marcello Caccialanza

8 febbraio 2018
Gli aquiloni

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Gli aquiloni è senza ombra di dubbio un’opera molto toccante e di rara delicatezza di scrittura per ambientazione e soprattutto per trama.
Il suo autore, Romain Gary, offre ai suoi più affezionati lettori il ritatto di Ludo, giovane e alquanto sensibile contadino della Normandia, vissuto negli anni Trenta.
Ludo è il fortunato nipote di un appassionato costruttore di splendidi aquiloni d’ogni forma e d’ogni sorta, vere e proprie creature che, per bellezza ed ingegno, richiamano molti curiosi provenienti da tutta la Francia.
La vita del “pupillo” di Romain Gary subisce inaspettatamente una specie di clamoroso ribaltamento, nel momento in cui lo stesso giovane apre la porta del suo cuore a Lila, bellissima ragazzina bionda di origine polacca, la quale gli fa provare per la prima volta l’ebrezza del primo vero grande amore.
Ma la scoperta delle prime pulsioni d’amore non avrà vita facile, in quanto a rovinare quest’idilio a due ci penserà l’arrivo in Europa di Hitler e del Nazismo.
Un testo ben scritto, coinvolgente ed avvincente, da leggere perché oltre alla freschezza di una passione giovanile, il lettore ha la possibilità di riflettere con un raffinato e ben costruito ritratto di una delle epoche più buie della nostra storia.

Romain Gary (pseudonimo di Romain Kacev) nacque nel 1914. A trent’anni, Gary è un eroe di guerra (gli viene conferita la Legion d’honneur), scrive un romanzo, Educazione europea (Neri Pozza, 2006), che Sartre giudica il miglior testo sulla resistenza, gli si aprono le porte della diplomazia. Nel 1956, vince il Goncourt con Le radici del cielo (Neri Pozza, 2009). Nel 1960 pubblica uno dei suoi capolavori La promessa dell’alba (Neri Pozza, 2006). Nel ’62 sposa Jean Seberg, l’attrice americana di Bonjour tristesse, l’interprete di A bout de souffle. Nel 1975 pubblica, con lo pseudonimo di Émile Ajar, La vita davanti a sé (Neri Pozza, 2005) che, nello stesso anno, vince il Prix Goncourt. Il pomeriggio del 2 dicembre 1980, Gary si uccide, nella sua casa di place Vendôme a Parigi. Con un colpo di pistola alla testa. http://www.romaingary.org/

Source: libro del recensore.

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:: Non ho tempo per amarti di Anna Premoli (Newton Compton 2018) a cura di Marcello Caccialanza

31 gennaio 2018
Non ho tempo per amarti di Anna Premoli

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Non ho tempo per amarti”, pregevole opera dell’italiana Anna Premoli, è un trascinante romanzo rosa che pone l’accento, con estrema delicatezza, su come l’amore nelle sue differenti accezioni e sfaccettature possa spingere in modo inequivocabile gli opposti ad attrarsi reciprocamente e a combinarsi in una vivace e meravigliosa alchimia.
La protagonista femminile, Julie non è altro che una giovane scrittrice acculturata e di talento che non riesce suo malgrado a sentirsi a proprio agio con una modernità galoppante che in fondo le incute paura ed un generale malessere esistenziale. Lei è uno spirito fragile e sensibile, innamorata del passato; un passato che la rende felice e le regala la magia inconsistente di una libertà insperata. Tanto è vero che la sua stessa produzione letteraria si compone solamente di romanzi ambientati nell’ottocento!
Ma la vita è strana e anche buona matrigna e quando meno te lo aspetti ha la capacità di offrirti una sorta di miracolo, ovvero quella imprevedibilità grazie alla quale ti viene concessa una specie di rinascita intima. E così avviene anche per la stessa Julie! Grazie al fortuito incontro con un aitante vicino di casa,dai modi passionali e vivaci, e al conseguente innamoramento, la giovane avrà quindi l’opportunità di maturare e di vincere le sue paure: cambierà dunque mentalità e piano piano sarà sempre più sospinta verso quel doveroso ricongiungimento con il suo tempo e i suoi conseguenti ritmi vitali.

Anna Premoli è nata nel 1980 in Croazia e vive a Milano, dove si è laureata alla Bocconi. Ha lavorato alla J.P. Morgan nell’Asset Management e per un lungo periodo in ambito Private Banking per una banca privata, prima di accettare una nuova sfida nel campo degli investimenti finanziari per una holding di partecipazioni. La scrittura è arrivata per caso, come “metodo antistress” durante la prima gravidanza. Ti prego lasciati odiare è stato il libro fenomeno del 2013: è stato per mesi ai primi posti nella classifica, i diritti cinematografici sono stati opzionati dalla Colorado Film e ha vinto il Premio Bancarella. I suoi romanzi sono tradotti in diversi Paesi. Con la Newton Compton ha pubblicato anche Come inciampare nel principe azzurro; Finché amore non ci separi; Tutti i difetti che amo di te; Un giorno perfetto per innamorarsi; L’amore non è mai una cosa semplice; È solo una storia d’amore; L’importanza di chiamarti amore; Un imprevisto chiamato amore e Non ho tempo per amarti.

Source: libro del recensore.

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:: Un amore di città di Antonella Ferrari (Il Seme Bianco 2017) a cura di Marcello Caccialanza

30 gennaio 2018
un amore di città

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Un amore di città”, l’ultima fatica dell’autrice Antonella Ferrari, non è altro che un esilerante ritratto a tutto tondo di un luogo immaginario, conosciuto dai benpensanti con il nome di Rapasodi, una città che conta la bellezza di circa settantamila anime.
La scrittrice, con garbo ed eleganza, ha così ben costruito una sorta di tragicommedia, in cui i suoi protagonisti, che peccano in tracotanza ed affettazione, vivono un’esistenza quasi ovattata, una specie di bolla d’aria, in cui il medesimo meccanismo narrativo assume piano piano una velata connotazione burlesca e surreale, quasi se noi stessi, ignari lettori, venissimo catapultati, a nostra insaputa, all’interno di una farsa di genere!
Rapasodi è dunque una tipica cittadina di provincia, dove trionfano in modo vergognoso pettegolezzi d’ogni sorta, lusso sfrenato ed ostentato, macchine potenti e capi d’abbigliamento all’ultima moda, che vanno in un certo senso a colmare il vuoto delle menti e dei cuori. In questo luogo non ben identificato regna la cattiveria, la corruzione e dulcis in fundo l’invidia reciproca. Tutti tradiscono e vengono di conseguenza traditi!
Una commedia da non perdere, da leggere e gustare tutta d’un fiato, perché aiuta a rivalutare nel bene e nel male la caotica vita metropolitana.

Antonella Ferrari è nata a Chieti, laureata in Giurisprudenza è stata Professore a Contratto presso L’Università G. D’Annunzio di Chieti. Ha collaborato con diverse testate giornalistiche abruzzesi. Ha pubblicato con l’Editore Morlacchi di Perugia, il romanzo “Nessun Dolore”, autobiografico che ha ricevuto l’apprezzamento dei lettori.

Source: libro del recensore.

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:: Oltre l’inverno di Isabel Allende (Feltrinelli 2017) a cura di Marcello Caccialanza

26 gennaio 2018
oltre l' inverno

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Oltre l’inverno, ultimo splendido romanzo di Isabel Allende, rappresenta senza ombra di dubbio una sorta di specchio, che imprigiona con estrema delicatezza le vite parallele di tre personaggi alla perenne ricerca del tanto sospirato equilibrio interiore.
Il testo prende dunque il via da un tema di stretta attualità, ovvero l’onerosa questione dell’immigrazione; ponendo però l’accento sull’essenza ultima di una possibile rinascita, che si concretizza nell’inaspettata meraviglia di una seconda opprtunità.
Lucia, una dei tre protagonisti, a causa del nefasto regime di Pinochet, prende la drammatica decisione di lasciare la propria patria, per ripiegare sul suolo canadese. La sua vita è costellata da grandi e soffocanti dolori: dalla misteriosa sparizione dell’amato fratello ad un matrimonio ormai allo sbando, per arrivare dulcis in fundo ad una devastante lotta contro il cancro. Ma nonostante ciò, grazie anche all’affetto di una figlia adorata, che le ha regalato numerose gratificazioni, ha la concreta possibilità di ribaltare a proprio favore un’esistenza fino a quel momento davvero assai malevola. Arriva a Brooklyn in seguito all’accettazione di un nuovo incarico professionale e qui, come per magia, il suo animo riceve nuove emozioni.
Richard, unico protagonista maschile di questa storia, è un docente universitario alquanto riservato e depresso, che conduce una vita “sotto anestesia” per cercare ad ogni costo di metabolizzare un passato disgraziato, che non gli ha risparmiato proprio nulla, dalla prematura morte dei figli al tormentato suicidio della moglie.
Evelyn, ultima pedina di questa scacchiera, causa forza maggiore è dovuta scappare dal Guatemala, con al seguito bande criminali pronte a tutto. Negli Stati Uniti trova lavoro presso una famiglia dai loschi contorni: un figlio disabile malvisto dal padre malavitoso ed una madre malinconica ed alcolizzata.
Durante un inverno assai rigido, dove una tempesta di neve la fa da padrona, i destini di questi tre personaggi, così diversi tra loro per costume ed esperienze, si incroceranno in un crescendo di situazioni spettacolari e coinvolgenti: un incidente d’auto ed un cadavere nascosto nel cofano della medesima vettura li farà inevitabilmente precipitare in un thriller mozzafiato. Ma oltre l’inverno, come suggerisce la stessa autrice, c’è sempre una primavera pronta a sbocciare, c’è sempre una rinascita interiore pronta ad abbracciare quell’innato senso di spiritualità che dona all’uomo la consapevolezza della sua natura più vera.

Isabel Allende è nata a Lima, in Perù, nel 1942, ma è vissuta in Cile fino al 1973 lavorando come giornalista. Dopo il golpe di Pinochet si è stabilita in Venezuela e, successivamente, negli Stati Uniti. Con il suo primo romanzo, La casa degli spiriti del 1982 (Feltrinelli, 1983), si è subito affermata come una delle voci più importanti della narrativa contemporanea in lingua spagnola. Con Feltrinelli ha pubblicato anche: D’amore e ombra (1985), Eva Luna (1988), Eva Luna racconta (1990), Il Piano infinito (1992), Paula (1995), Afrodita. Racconti, ricette e altri afrodisiaci (1998), La figlia della fortuna (1999), Ritratto in seppia (2001), La città delle Bestie (2002), Il mio paese inventato (2003), Il Regno del Drago d’oro (2003), La Foresta dei pigmei (2004), Zorro. L’inizio di una leggenda (2005), Inés dell’anima mia (2006), La somma dei giorni (2008), L’isola sotto il mare (2009), Il quaderno di Maya (2011), Le avventure di Aquila e Giaguaro (2012), Amore (2013), Il gioco di Ripper (2013), L’amante giapponese (2015), Oltre l’inverno (2017). Negli Audiolibri Emons Feltrinelli: La casa degli spiriti (letto da Valentina Carnelutti, 2012) e L’isola sotto il mare (letto da Valentina Carnelutti, 2010). Inoltre Feltrinelli ha pubblicato Per Paula. Lettere dal mondo (1997), che raccoglie le lettere ricevute da Isabel Allende dopo la pubblicazione di Paula, La vita secondo Isabel di Celia Correas Zapata (2001). Nel 2014 Obama l’ha premiata con la Medaglia presidenziale della libertà.

Source: libro del recensore.

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:: Il Fuoco di Gabriele D’Annunzio (Mondadori 2002) a cura di Marcello Caccialanza

19 gennaio 2018

Il Fuoco d' AnnunzioUno dei romanzi meno conosciuti e forse poco apprezzati del vasto repertorio dannunziano è certamente Il Fuoco, manifesto esplicito della poetica del superuomo.
Un’ opera elegante ed esplicita nelle sue mille sfaccettature; dove estetica e contenuto vanno a braccetto in una sinfonia di emozioni altalenanti.
Lo stesso titolo, la stessa storia e le molteplici indiscrezioni, che hanno preceduto la pubblicazione dell’opera fanno dunque pensare che le pagine del romanzo raccontino quell’amore etereo di cui tutti all’epoca parlavano. L’amore tra l’uomo e la donna allora più famosi: D’Annunzio ed Eleonora Duse.
Il protagonista del romanzo, Stelio Effrena, vuole scrivere una grandiosa opera artistica, nella quale si fondano armoniosamente: poesia, musica e danza, elemento essenziale per creare un nuovo teatro. Ma purtroppo l’ambizioso progetto è destinato al più misero fallimento, poiché esistono di fatto alcune forze negative che si oppongono al medesimo eroe. Una di queste oscure forze prende il nome di “Foscarina Perdita” ovvero una grande attrice, che con il suo smisurato amore,a volte nevrotico e possessivo, ostacola non poco l’ eroe nella sua impresa. Il romanzo si conclude con il sacrificio inaspettato di Foscarina, che alla fine, vinta ed affranta dagli eventi, lascerà libero l’ eroe Stelio: ma nonostante questo sacrificio, il protagonista non riuscirà affatto a portare a compimento la sua grandiosa opera.
L’intera opera dannunziana si suddivide in due libri. Il primo libro si intitola: L’Epifania del fuoco. In questa parte D’Annunzio racconta una serata di settembre, in cui lo stesso protagonista Stelio tiene un grande discorso al Palazzo Ducale di Venezia, davanti a un pubblico entusiasta,dove spiega la sua concezione filosofica di arte e di creazione. L’arte, secondo lui, si dice sublime nel momento in cui la stessa imita l’arte antica. Mentre il secondo corrisponde a L’Impero del silenzio, capitoli in cui la Foscarina e Stelio si ritrovano spesso nei loro palazzi per avere rapporti sessuali sempre più appassionati ed intriganti. E mentre avviene tutto ciò una disillusa ed ingenua Foscarina capirà a sue spese che proprio lei non resterà mai l’unica e la sola amante di quel genio dall’ego smisurato.

Gabriele D’Annunzio, all’anagrafe Gabriele d’Annunzio, nome con cui usava firmarsi (Pescara, 12 marzo 1863 – Gardone Riviera, 1º marzo 1938), è stato uno scrittore, poeta, drammaturgo, militare, politico, giornalista e patriota italiano, simbolo del Decadentismo e celebre figura della prima guerra mondiale, dal 1924 insignito del titolo di “principe di Montenevoso”.
Soprannominato “il Vate”, cioè “poeta sacro, profeta”, cantore dell’Italia umbertina, o anche L’immaginifico, occupò una posizione preminente nella letteratura italiana dal 1889 al 1910 circa e nella vita politica dal 1914 al 1924. È stato definito «eccezionale e ultimo interprete della più duratura tradizione poetica italiana e come politico lasciò un segno nella sua epoca e un’influenza sugli eventi che gli sarebbero succeduti. [Fonte Wikipedia]

Source: libro del recensore.

:: Giovanni Paolo II – La biografia di Bernard Lecomte (Dalai Editore 2004) a cura di Marcello Caccialanza

15 gennaio 2018
Lecomte

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Bernard Lecomte nella sua autorevole biografia su Giovanni Paolo II presenta con grande puntualità di notizie e di aneddoti a vario titolo la figura di un uomo, che incarna – a pieno titolo – uno degli ultimi giganti della nostra epoca assai contraddittoria.
È stato senza ombra di dubbio un pontefice di grande spessore che ha giocato un ruolo fondamentale e determinante nella alquanto complicata definizione degli attuali equilibri politici internazionali e delle teorie morali e religiose.
Si è distinto in gioventù come poeta, giornalista e professore universitario; fino a quando per volere divino ha ricoperto l’onerosa carica di arcivescovo nella sua tanto amata Polonia, ancora vittima dei totalitarismi.
Con i suoi numerosi viaggi per il mondo ha sicuramente promosso un edificante e prolifico dialogo interreligioso mai sperimentato fino a quel momento, contribuendo in questo modo alla riconciliazione con il mondo ebraico.
Lacomte offre a noi lettori un lucido bilancio di venticinque anni di pontificato che ha saputo mettere in evidenza la contrapposizione tra l’audacia di certe iniziative e il rigido conservatorismo di cui lo stesso Wojtyla si è fatto carico e portavoce universale; ma è anche l’occasione più ghiotta per mostrare il ritratto intimistico di un uomo appassionato a tutte le differenti sfaccettature della vita.
Leggere questa biografia, per credenti o atei, diventa importante per ritrovare una sorta di serenità interiore che di certo non fa mai male; riscoprendo così la propria dignità e la propria responsabilità di esseri umani.

Bernard Lacomte, vaticanista e giornalista specializzato nei temi dell’Europa dell’Est, ha scritto su le Croix ed è stato inviato de l’Express.
Ha ricoperto anche la carica di capo redattore di Figaro Magazine, prima di dirigere per tre anni il settore comunicazione del Consiglio regionale di Borgogna.
Lacomte ha dedicato anni e anni di lavoro ad inchieste approfondite intorno alla figura di Giovanni Paolo II al fine di realizzare al di là dell’agiografia corrente, il ritratto emozionale di uno di personaggi più emblematici ed accattivanti della nostra epoca.
Tra i suoi ultimi lavori Paris n’ést pas la France uscito nell’anno 2005.

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:: I Savoia di Claudia Bocca (Newton Compton 2002) a cura di Marcello Caccialanza

8 gennaio 2018
i savoia

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Quando si parla della Famiglia Savoia in Italia , a torto o a ragione, viene “ un mal di pancia generale” e anche in queste ultime settimane questo rito si è manifestato puntualmente in merito alla sepoltura di Vittorio Emanuele III e consorte.
Al di là di polemiche e recriminazioni di vario genere, ho trovato alquanto piacevole in questi interminabili giorni di festa rileggere il libro di Claudia Bocca: “I Savoia”, edito dalla Newton & Compton editori.
Un’opera davvero pregevole e ben concepita, perché in un solo volume di circa 330 pagine si ha una panoramica dei protagonisti che hanno avuto l’onere e l’onore di compiere la storia dei Savoia.
L’evoluzione di questo piccolo Stato, situato tra le montagne, è una sorta di favola “alla Cenerentola”; in quanto il medesimo ha ben saputo districarsi tra le grandi potenze europee, portando così a buon fine l’unificazione della stessa Italia. E l’autrice Claudia Bocca, con grande puntualità e dovizia di particolari e di pregevoli aneddoti, ce la racconta in modo accattivante!
Tutto dunque ha inizio nell’XI° secolo con Umberto Biancamano che, a detta dei più autorevoli storici, è stato il capostipite del casato.
Tra i personaggi più importanti e curiosi possiamo ricordare il Conte Verde e il Conte Rosso; il Duca antipapa Eugenio di Savoia Soisson; il grande Emanuele Filiberto, che è riuscito a cambiare in modo radicale il futuro della stessa dinastia; Carlo Emanuele I e il suo regno lungo ed assai difficile ed infine Vittorio Amedeo II, dalla personalità alquanto prorompente.
I Savoia sono stati fieri ed infaticabili combattenti, sempre presenti in tutti i conflitti scoppiati in Europa ed anche abili nel gestire le alleanze e le strategie di sopravvivenza politica, superando assedi ed invasioni, allargando così i confini del loro Stato.
Non meno importante è stato il ruolo delle tante nobili donne che hanno accompagnato, con accondiscendenza e senso del dovere, l’ascesa di questa celebre Famiglia regnante: dalla madre di Francesco I re di Francia a Maria Cristina, madama reale fino a giungere alle ultime sovrane d’Italia e alla tragica scomparsa della principessa Mafalda.
Questo testo rappresenta una straordinaria occasione per meglio comprendere, senza pregiudizi e prese di posizione antecedenti, una casata, che nel bene e nel male, ha fatto la storia del nostro Paese.

Claudia Bocca è nata a Torino nel 1961. Docente di ruolo in materie letterarie, è tutor di storia nell’ambito del Progetto Storia ‘900. Da anni si occupa di tematiche inerenti alla storia e alla lingua del territorio piemontese. Giornalista e saggista ha pubblicato articoli e numerosi saggi e ha prodotto pacchetti didattici su tematiche a carattere storico.
Ha collaborato alle “ Agende Ambiente” della Regione Piemonte ed ha pubblicato, tra l’altro, il Sentiero dei Franchi (1992); Grandi Battaglie del Piemonte (1993); La Via della Fede attraverso le Alpi (1994); Sulle tracce dei Salassi ( 1995); I Longobardi in Valle di Susa (1997); Saraceni nelle Alpi (1997), anche in collaborazione con altri autori.
Per la Newton & Compton ha scritto insieme con Massimo Centini Breve Storia del Piemonte (1995); Breve Storia di Torino (1997); Piemonte sabaudo (1997); Proverbi e modi di dire piemontesi (1998).

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:: La favola spezzata di Wendy Berry (Mondadori 1996) a cura di Marcello Caccialanza

21 dicembre 2017

favola spezzataMi è capitato di rileggere recentemente “La Favola Spezzata”, testo scritto da Wendy Berry edito dalla casa editrice Mondadori.
Non è l’ennesima ricostruzione puntuale ed ossessiva della tragica scomparsa della compianta Lady D. in quel di Parigi nella tragica sera del 31 Agosto del 1997; bensì una curiosa “collezione” di eventi intimi e privati che fotografano un Carlo e una Diana alla deriva.
Per essere più precisi ci si trova immersi in un diario proibito scritto a due mani dalla governante dei coniugi reali.
Con questo libro Wendy Berry, forte dei suoi otto anni di fedele servizio presso Highgrove, la residenza di campagna dei principi di Galles, ha volutamente disatteso a quel sottile vincolo di segretezza e di rispetto imposto dalla Corte a tutti i suoi collaboratori più stretti.
Highgrove per il primogenito della Regina Elisabetta II rappresenta il luogo più consono dove trovare riparo sicuro, con o senza famiglia, quel luogo ideale in cui avere la possibilità concreta di ricongiungersi con se stesso. Ma soprattutto incarna, a detta dei maligni, l’alcova romantica per consumare, lontano da occhi indiscreti, le sue molteplici scappatelle appassionate con l’amante storica Camilla Parker Bowles, la quale abita a soli venti chilometri di distanza.
Tutti dunque sono a conoscenza di questi intrallazzi amorosi, tutti tranne la povera Diana! Che proprio qui conosce l’istruttore di equitazione James Hewitt, personaggio subdolo e spigoloso che per vile denaro la venderà alla gogna mediatica mondiale con la pubblicazione di lettere tormentate e scandalose.
Carlo per Wendy Berry rivela il suo carattere più infantile con quel logoro orsacchiotto di peluche che si porta perfino a letto. Non si preoccupa minimamente di salvare il suo matrimonio, forse perché da sempre può contare sulla devozione incondizionata di una stagionata Camilla sempre pronta a consolarlo.
Mentre la bella e sconsolata principessa triste appare sempre più nervosa; instabile, ora adorabile, ora perfida ed autoritaria. Sembra un animale ferito ed umiliato dalla stessa vita, sembra arrendersi tacitamente e troppo in fretta alla fine lenta ed inesorabile della sua parabola di donna, senza lottare e tirare fuori gli artigli di moglie innamorata.
Libro asciutto, appassionato e particolarmente intrigante che racconta senza peli sulla lingua delle sconfortanti vicissitudini di una coppia moderna, che potrebbe avere tutto, ma che non riesce a preservare la loro unione neppure per amore dei due figli.
Una favola inevitabilmente spezzata!

Wendy Berry, laureata in letteratura inglese, madre di quattro figli. È stata per otto anni, dal 1985 al 1993, governante a Highgrove, la dimora di campagna dei principi di Galles.

Source: libro del recensore.

:: Audrey Hepburn – Un’anima elegante di Sean Hepburn Ferrer (Tea 2011) a cura di Marcello Caccialanza

14 dicembre 2017

hepburnUn libro raffinato per un regalo di Natale di sicuro effetto a quanti vedono in Audrey Hepburn, la stella più luminosa tra le icone indimenticate della frivola Hollywood.
Il suo fascino e la sua grazia accompagnano con dolcezza quella sua apparente fragilità disarmante, che si materializza in quel suo viso straordinario, ammaliatore di un gran numero di spettatori- in delirio- in ogni angolo del mondo.
Ci ha sicuramente conquistati, affascinandoci e seducendoci, nel momento in cui ha vestito i panni di Gigi, Eliza Doolittle e Holly Golightly. Ma per il figlio Sean, l’autore di quest’opera, lei è stata semplicemente e prima di tutto la mamma, la figura più importante della sua vita!
In questo libro fotografico e con ricordi tradotti in pensieri senza tempo, Sean offre ai lettori il primo vero ritratto più intimo di una donna a tutto tondo.
Ci accompagna, prendendoci per mano e con una particolare delicatezza, nel mondo più segreto dell’attrice più celebrata di Hollywood, raccontandoci, senza veli e senza fronzoli, la storia di sua madre dall’infanzia vissuta in Olanda al tempo del secondo conflitto mondiale; all’apice della sua carriera cinematografica, fino ai giorni nostri, lontano dalla freddezza della macchina da presa e dalla irriverenza dei paparazzi, assetati di gossip.
Sean guarda Audrey non come semplice fotografo; ma attraverso lo sguardo di un figlio adorante!
Audrey Hepburn, un’anima elegante” contiene circa 300 testimonianze tra fotografie, disegni (quelli della stessa diva) e documenti; molti dei quali ancora inediti.
Questo testo non è dunque la solita biografia fredda ed accademica, ma il dialogo oltre la morte tra un figlio e la propria madre!
Un dialogo in punta di piedi che ci presenta, a noi estimatori, il ritratto inedito di una donna tanto triste, quanto bella, una madre straordinaria per i suoi due figli. Una donna unica che ha abbandonato, senza se senza ma, la Mecca del cinema, prima per accudire le sue creature; poi per dedicarsi al ruolo di ambasciatrice dell’UNICEF, dove ha lottato, fino alla morte, in difesa della vita di milioni di bambini vittime della miseria e di tutte le sue conseguenze più nefaste.

Sean Hepburn Ferrer è nato nel mondo del cinema. Ha studiato in Europa, Svizzera ed Italia, parla correttamente molte lingue.
Ha sempre lavorato nei settori dello sviluppo, della regia, del marketing, della produzione e della post-produzione cinematografica.
Nel 1994 ha deciso di mantenere viva l’eredità spirituale di sua madre attraverso l’opera della Audrey Hepburn Children’s Fund, al quale ha devoluto e devolverà anche i propri guadagni originati dalla stessa vendita di questo libro.
Vive tra la Toscana e la California con sua moglie Giovanna e i suoi 3 figli: Emma, Gregorio e Santiago.

Source: libro del recensore.

:: Giovanni Paolo II privato – Il grande papa visto da vicino di Caroline Pigozzi (Sonzogno 2011) a cura di Marcello Caccialanza

13 dicembre 2017

papa privatoUn libro privato, una biografia appassionante ed appassionata di un pontefice visto nella sua intimità più vera ed avvolgente.
L’autrice, Caroline Pigozzi, affianca Giovanni Paolo II per lunghi periodi e ne “ ruba” i momenti più autentici, regalando a noi lettori l’immagine di un Uomo meravigliosamente complesso nelle sue certezze e nelle sue debolezze.
Ci mostra quindi un Papa nella sua quotidianità, lontano dai riflettori e dal bon ton dell’ufficialità dell’evento in sé; dall’alba al tramonto, senza veli ed ipocrisie. Possiamo toccare con mano i suoi incontri meno pubblicizzati, conoscere gli amici a lui più cari.
Caroline Pigozzi gli è accanto dunque quando compie i gesti più semplici, nei momenti di preghiera, a qualche incontro privato; ma anche nella solennità più ridondante di udienze e di celebrazioni.
L’ha seguito all’Avana o ancora al Muro del Pianto di Gerusalemme, quando lo stesso Papa ha fatto scivolare tra le millenarie pietre color ocra una lettera di scuse e di pentimento per le umiliazioni e le sofferenze inferte al Popolo Ebraico.
Nulla si può dire sia sfuggito alla capace penna dell’autrice che ha perfino conosciuto la cosiddetta “cerchia polacca” di Wojtyla; ovvero quelle persone care e fidate di cui lui amava circondarsi per colmare l’enorme vuoto lasciato dalla morte dei suoi parenti.
Interessante all’interno di questo testo, la breve ma intensa intervista che la Pigozzi sottopone ai membri dell’equipe medica che aveva in cura il Pontefice. Una serie di domande e di risposte che evidenziano la precarietà e la voglia di vivere di una figura che senz’altro ha segnato due epoche!

Caroline Pigozzi, di origine italiana , ha compiuto gli studi presso l’istituto San Domenico di Roma e ha frequentato per breve tempo la facoltà di giurisprudenza .
Ha studiato alla New York University. Ha lavorato per Le Figaro Magazine e da ben 13 anni è a Paris Match, per il quale in qualità di grand reporter ha avvicinato personalità internazionali come Juan Carlos di Spagna, Elisabetta II e il sultano del Brunei.
A partire dal 1996 ha ripetutamente trascorso lunghi periodi in Vaticano a diretto contatto con il Papa. Per i suoi reportage su Wojtyla ha ricevuto nel 1997 il Prix Mumm e il suo primo libro, Le Pape en privé, bestseller in Francia e in Polonia, è stato tradotto persino in arabo.

Source: libro del recensore.

:: Il giorno in cui Diana morì di Christopher Andersen (Piemme 1998)

5 dicembre 2017

il giorno in cui Diana MorìA vent’anni di distanza dalla tragica notte del trentuno agosto 1997 si è ritornati a parlare della triste parabola finale di Lady Diana Spencer, la Principessa del Popolo, come era stata opportunamente ribattezzata dal primo ministro britannico dell’epoca Tony Blair.
Antefatto di questo libro di Christopher Andersen, edito dalla Casa editrice Piemme, è il momento in cui un auto imbocca ad altissima velocità un tunnel parigino. Lo schianto è davvero terribile! Una catastrofe ad alta risonanza mediatica: su quella vettura viaggia Lady D., che di lì a poco morirà in ospedale. Incidente o complotto? La Principessa triste, infatti, è stata un pericolo per la Corona stessa, una donna che ha avuto il coraggio e la sfrontatezza di ribellarsi con tutte le sue forze ad un mondo ipocrita, ad un mondo di soffocanti convenzioni. Spettacolare la sua epocale confessione davanti alle telecamere di mezzo mondo attonito, che ha fatto tremare la Monarchia britannica e ha minato i nervi della povera Elisabetta II.
Il giorno in cui Diana morì “ parte dunque dal momento del ricovero di Diana in ospedale dopo l’avvenuto incidente automobilistico e prosegue con una precisa e puntuale ricostruzione, fatta di flash back e memorie documentate con dovizia di aneddoti.
L’autore quindi torna al principio dell’estate 1997 quando ha inizio la tanto chiacchierata e turbolenta relazione d’amore tra Dodi e la principessa. Ne racconta dunque gli sviluppi più accattivanti e significativi. Ci parla delle speranze di Diana come donna , dell’ostracismo della corte inglese, del rapporto di Diana mamma con i suoi adorati figli, di un sogno brutalmente stroncato sul nascere.
Poi nella parte finale, l’indagine sulla morte della Principessa, di cui rivela particolari inediti e alquanto scomodi, vagliando le molte ipotesi di molti avvenimenti per certi versi incomprensibili.

Christopher Andersen, giornalista di grido, collabora alle più importanti testate americane. È autore di numerose biografie di personaggi famosi del mondo dello spettacolo e della politica da Jacqueline Kennedy a Madonna; da Michael Jackson a Mick Jagger.
I suoi libri hanno sempre ottenuto un grande successo diventando dei veri e propri best-seller internazionali.

Source: libro del recensore.