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:: Nuno di niente di Roberto Morgese (Piemme 2018) a cura di Marcello Caccialanza

31 luglio 2018

Nuno di nienteL’ultimo libro di Roberto Morgese: “Nuno di niente”, edito dalla casa editrice Piemme, costo al pubblico euro 15, è una deliziosa favoletta moderna adatta, non solo ad un pubblico più giovane, ma anche a lettori più navigati e smaliziati.
Si può definire una sorta di parabola ecologista che strizza anche l’occhio alla onerosa tematica della povertà più conclamata in un Brasile multi facce!
Nuno è un ragazzino, già provato dalla cattiveria della vita, cresce in una discarica alle porte di Rio De Janeiro, dove per sopravvivere cerca tra i rifiuti stessi la sua sussistenza: dal cibo, agli oggetti per arredare la casa e alle cose da rivendere.
Ma un giorno, come in una specie di miracolo, trova uno strano pacco che lo incuriosisce non poco, cosa ancora più strana che insieme a quel pacco vi è pure un biglietto, il messaggio di Marianna, una ragazzina dei quartieri benestanti. Così per gioco Nuno le scrive una lettera e da quel momento tra i due nascerà una meravigliosa amicizia per corrispondenza.
Un piccolo romanzo ben scritto e costruito, mai banale o mieloso, piace perché nella sua disarmante semplicità regala forti emozioni che sanno traghettare lo stesso lettore in una serie di riflessioni che anche al solleone dovrebbero essere fatte! L’autore usa in modo pregevole carta e penna, perché in una tematica così di grande attualità, facile sarebbe scivolare nella più bieca piangeria o nella più falsa ipocrisia di modo!
Ma Roberto Morgese con grande classe e savoir faire riesce brillantemente ad uscire da questo émpasse offrendo alla stessa opinione pubblica un libro che merita di essere letto e riletto!

Roberto Morgese è nato a Milano, ed è insegnante di scuola elementare e formatore per il corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria dell’Università di Milano-Bicocca. Scrive da anni per bambini e ragazzi, e questo è il suo primo romanzo per Il Battello a Vapore, con cui ha vinto l’omonimo premio nel 2017.

Source: libro del recensore.

:: Attività Montessori all’aperto di Marta Versiglia (BUR 2018) a cura di Marcello Caccialanza

31 luglio 2018

Attività Montessori all_apertoSi potrebbe così sintetizzare: viva il gioco all’aperto, abbasso la tecnologia! il libro dal titolo “Attività Montessori all’aperto”, edito da Rizzoli e scritto dalla sagace penna dell’autrice Marta Versiglia, costo al pubblico euro 13.
Ormai si è purtroppo giunti ad una via senza più ritorno, dove si assolda la stessa tecnologia per adempiere al delicato compito educativo delle generazioni future.
Questo coraggioso manuale mette in evidenza la necessità di riscoprire quel piacere perduto di far giocare i nostri bambini all’aria aperta; invece di parcheggiarli davanti alla Tv o a qualsiasi altra diavoleria del terzo millennio.
Lo scopo medesimo di questo libro è dunque quello di ricordare ai genitori i giochi antichi sempre verdi e fattibili anche ai giorni nostri, quelli tipici di un sano e genuino passato, come ad esempio nascondino o campana. Si offre quindi la concreta occasione agli stessi adulti di riportare i nostri bambini a riappropriarsi della propria manualità, magari costruendo collane o aquiloni, con cui poter correre e divertirsi a piedi nudi in un prato per rivivere il contatto con la terra!
O ancora si tenta, con dovizia di particolari, di rifar scoprire nuovamente quel diletto, ormai passato di moda, del farsi cullare dall’altalena. Si vorrebbe anche riportare in auge quell’intramontabile godimento di una accattivante caccia al tesoro o di un calcio dato ad un pallone in vero cuoio, sognando di entrare in una squadra di grido!

Marta Versiglia è pedagogista e insegnante di scuola primaria. Segue sul territorio la ricerca e l’applicazione del metodo Litigare Bene. Lavora per i bambini nel servizio di consulenza pedagogica presso il CPP di Piacenza di Milano. Scrive regolarmente su “Conflitti. Rivista italiana di ricerca e formazione psicopedagogica”. Con BUR ha pubblicato anche Imparare giocando (2017).

Source: libro del recensore.

:: Una ragazza inglese di Beatrice Mariani (Sperling & Kupfer 2018) recensione a cura di Marcello Caccialanza

30 luglio 2018

Una ragazza ingleseUna ragazza inglese”, l’ennesima fatica letteraria di Beatrice Mariani, edito da Sperling & Kupfer, costo al pubblico euro 16.90, è un piacevole romanzo di sentimento che descrive in maniera alquanto appassionata ed avvincente quell’amore a tutto tondo, che riempie i cuori di emozioni complicate e allo stesso modo trasognanti. È senza ombra di dubbio una sorta di corrispondenza di amorosi sensi che non conosce confini! Una sorta di viaggio intimo sempre vivo che conduce l’individuo stesso in quel labirinto segreto di magie parallele che trasportano in una dimensione quasi irreale di sogni e percezioni tutte ancora da dipanare per essere vissute a pieno e ben comprese!
La protagonista di questo mitico viaggio all’interno dell’emozionalità umana è la giovane Jane, una allegra fanciulla inglese, fresca di diploma, che decide di trascorrere le sue meritate vacanze estive nella città di Roma, in qualità di bambinaia presso una famiglia assai benestante e di alto rango. Proprio lei avrà dunque l’oneroso compito di occuparsi dell’irrequieto erede di famiglia.
Qui Jane, inaspettatamente, fa la conoscenza dello zio del bambino, all’anagrafe Edoardo Rocca, un uomo d’affari, tanto di bell’aspetto quanto misterioso, di cui la stessa sprovveduta si innamora perdutamente, nonostante Edoardo Rocca sia molto più grande di lei.
Ma si l’amore quando bussa, esige una brusca presa di posizione, senza se e senza ma, e così Jane si butta a capofitto, senza salvagente, in quel turbinio di passioni avvolgenti ed irrinunciabili.
Però Edoardo Rocca non è un tipo chiaro e manifesto; nasconde un segreto che potrebbe in un certo senso turbare e allo stesso tempo compromettere quella meravigliosa storia d’amore nascente.
Si legge molto volentieri perché ben scritto e ben strutturato. La trama ti prende con caparbietà, e ti accompagna, con maestria, nei meandri oscuri di tutti quegli accorgimenti narrativi, ben utilizzati dalla stessa autrice del testo, che hanno l’oneroso compito di mostrarti il dipanamento ultimo di tutti quei sottili meccanismi psicologici che minano e fanno crescere il forte legame d’attrazione tra Jane ed Edoardo Rocca.

Beatrice Mariani è nata a Roma, dove vive con il marito e i due figli. Laureata in Scienze Politiche, lavora da sempre nell’ambito della ricerca e della comunicazione. Questo è il suo primo romanzo. http://www.beatricemariani.it

Source: libro del recensore.

:: Il peso dell’ inchiostro di Rachel Kadish (Neri Pozza, 2018) a cura di Marcello Caccialanza

18 luglio 2018

peso inchiostroIl peso dell’inchiostro,” splendido gioiellino dell’autrice Rachel Kadish edito dalla Casa Editrice Neri Pozza, racconta la toccante ed avvolgente vicenda di Helen Watt, una studiosa di storia ebraica.
Il romanzo si sviluppa nella Londra degli anni duemila e prende inizio dal momento in cui la nostra protagonista viene convocata con urgenza in una casa privata del XVII secolo al fine di visionare alcuni documenti ritrovati provvidenzialmente.
Questa dunque non è che una consulenza di routine per la nostra Helen!
Sembrerebbe quasi una banale richiesta di un lavoro qualunque, ma non è così! Infatti Helen si ritroverà, senza un vero perché, catapultata nei misteri più profondi ed angoscianti della rifondazione della comunità ebraica, dopo ben quattro secoli di espulsione forzata dal suolo inglese.
Nella sua professione, talvolta, alla nostra protagonista, le capita, dunque ,di venire a contatto con alcune vecchie carte, magari sepolte per anni in una buia soffitta; celate misteriosamente sul fondo di un baule di famiglia. Quindi, come vuole la stessa prassi, o si procede informando la Soprintendenza, o ci si rivolge direttamente ad una facoltà di Storia dell’arte di un’ Università. Ma cosa succede ad Helen Watt di tanto anomalo che fa partire a bomba questo intrigo? Il giorno prima dell’avvenuta scoperta, un uomo misterioso compie un gesto inspiegabile e telefona inaspettatamente a lei, la protagonista di questa vicenda, per metterla sulle tracce di questa immensa scoperta dai mille risvolti. Naturalmente giunta sul posto, Helen è al settimo cielo; non riesce a trattenere lo stupore, l’adrenalina è al top! Infatti in un ripostiglio segreto, situato in un vano rettangolare e, segregato con grazia, da un pannello, la attendono due pacchetti colmi di documenti: da una parte trova dunque una serie di preziose lettere scritte in ebraico e in portoghese; che risalgono a più di tre secoli prima e dall’altra fascicoli sciolti ed alcuni volumi rilegati in cuoio dai dorsi sbiaditi.
Tutto ciò diviene , a sorpresa, una sorta di testimonianza inedita e preziosa della medesima rifondazione della comunità ebraica avvenuta dopo quasi quattro secoli di espulsione dal suolo inglese. La nostra Helen per compiere questo lavoro, così imponente e coinvolgente, necessita della presenza e dell’aiuto di Aaron Levy, lui è uno studente americano, molto dotato ed assai preparato sulla materia in questione.
Il giovane viene scelto in quanto in quel preciso momento della sua vita è alle prese con una tesi sulle possibili connessioni fra l’opera di Shakespeare e gli ebrei, che si sono rifugiati nella Londra elisabettiana, per sfuggire alle stesse persecuzioni.
La protagonista nelle sue innumerevoli ricerche scopre dunque che le lettere appartengono al rabbino HaCoen Mendes. Questo individuo non è altro che uno dei primi insegnanti della rifondata comunità ebraica londinese. In gioventù è stato accecato dall’Inquisizione; e non dimentichiamoci pure di quelle innumerevoli vergate ricevute dallo scriba!
Analizzando in modo pedissequo e certosino le lettere in questione; i due giovani studiosi possono osservare come queste rechino in basso, nell’angolo a destra, la lettera ebraica aleph, che non nasconde altro che la stessa iniziale del nome del misterioso copista.
Queste ricerche condurranno Helen e soci in una dimensione misteriosa, in un certo senso quasi mistica, verranno quindi trascinati a sorpresa dinnanzi ad una sconcertante rivelazione: a tradurre sulla carta i pensieri del stesso rabbino non era, come si era creduto fino a quel momento, un suo studente, bensì niente di meno che una anonima donna!
Poco alla volta, come spogliando una margherita quasi inerme, da queste meravigliose pergamene finemente vergate e lavorate, va emergendo il prezioso ritratto di Ester Velasquez, una giovane ebrea che, nella Londra del XVII secolo, aveva combattuto per gli unici due valori esistenziali, capaci di dare un senso alla propria vita: la libertà di essere e la sete di conoscere.
Un libro meravigliosamente educativo ben scritto che narra in modo davvero impeccabile una vicenda epica, forse lontana e poco conosciuta che ancora oggi ha però l’innata capacità di commuovere ed appassionare anche quelle stesse generazioni di lettori, che, per la loro età anagrafica, non hanno –grazie a Dio – neppure annusato una tale sciagura! Da leggere e rileggere più volte con vivo interesse, per poi riflettere in silenzio dentro di noi!

Rachel Kadish è la pluripremiata autrice dei romanzi From a Sealed Room, Tolstoy Lied: A Love Story e del racconto I Was Here. Le sue opere sono apparse su NPR e New York Times, Plowshares e Tin House. Vive fuori Boston.

Source: libro del recensore.

:: Il quaderno dei nomi perduti di Sofia Lundberg (DeA Planeta 2018) a cura di Marcello Caccialanza

18 luglio 2018

nomi perdutiSofia Lundberg confeziona un delizioso romanzo che per contenuti si può tranquillamente definire di “formazione esistenziale”.
Infatti “Il quaderno dei nomi perduti” non rappresenta altro che un mistico viaggio compiuto dai personaggi femminili nei meandri più segreti delle loro passioni; delle loro vicissitudini più intime, come se silenziosamente avessero deciso di fare un improbabile cheek-up alle loro storie di famiglia, nel bene o nel male!
La vicenda narrata dalla Lindberg ha dunque inizio nel momento in cui la nostra prima protagonista, all’anagrafe Doris, ritrova sulla sua strada, con vivido stupore, quel piccolo e prezioso quaderno, che il suo stesso padre le ha regalato quand’era piccina con la solenne promessa di annotarvi, con meticolosa puntualità, ogni nome e situazione importante.
Di cosa è fatta davvero una vita? Cosa vale la pena salvare dalla stessa impalpabilità dei giorni degli anni; che trascorrono tiranni e feroci? Se lo chiede, tutta sola nel suo appartamento a Stoccolma, l’anziana Doris.
La risposta è racchiusa in questo piccolo quaderno, per tanti forse banale, ma per lei molto speciale. Alle sue pagine ingiallite e sbiadite dal tempo incalzante, Doris ha consegnato tutti i nomi della sua lunga e tumultuosa esistenza: Stoccolma, Parigi, New York. Madame Serafin, Gösta il pittore, l’ingenua sorella Agnes e Allan: parenti, nemici, amanti; ognuno occupa un posto cruciale nel romanzo della sua vita. Ognuno ha una storia e tocca proprio a lei, la nostra amata Doris raccoglierla. Per poi riannodare le fila di un destino che, malgrado tutto, prepara gli ultimi colpi di scena. Col risultato inaspettato di ritrovare a sorpresa il senso di un viaggio che forse si chiama amore!
Da quel giorno sono oramai trascorsi parecchi anni e la stessa Doris pensa che quella mappa dei ricordi potrebbe essere il dono più adatto – la terapia più azzeccata – per la nipote Jenny, affinché la medesima abbia in questo modo la ghiotta opportunità di ritrovare il senso di una vita alquanto complessa!
Il quaderno dei nomi diviene dunque una sorta di specchio magico, in cui la giovane Jenny, come moderna Alice, può tuffarsi al suo interno per scoprire finalmente le parti più recondite del suo animo in tumulto e i segreti più torbidi del suo clan familiare!

Sofia Lundberg, classe 1974, è una giornalista e redattrice svedese e vive a Stoccolma insieme a suo figlio. Il quaderno dei nomi è il suo romanzo d’esordio.

Source: libro del recensore.

:: Come non uccidere le tue piante di Veronica Peerless (Bur Biblioteca Universale Rizzoli 2018) a cura di Marcello Caccialanza

4 luglio 2018

Come non uccidere le piantePuntuale, come un’allergia a cui non possiamo dire di no, arriva a vele spiegate l’estate con i suoi ritmi e le sue molteplici consuetudini. E allora ecco spuntare come funghi i cosiddetti giardinieri per diletto o per moda, esercito di forzati d’ogni sorta che d’inverno bivaccano in uffici e si perdono in aperitivi il fine settimana. Ma poi, quando le vacanze fanno capolino, gli stessi si investono ad honorem del titolo di pollice verde, non rendendosi conto di essere dei potenziali killer seriali di bonsai ed affini!
Niente paura forse quest’anno i decessi potrebbero diminuire a sorpresa, ci pensa Veronica Peerless regalandoci la sua ultima fatica letteraria dal titolo: “ Come non uccidere le tue piante” edito dalla Rizzoli, costo al pubblico 15 euro.
È una guida colorata e facile da seguire, anche per i profani di ogni età. Cataloga oltre cento tipi di piante fotografate ed è piena di utili consigli per tenerle in vita:

⦁ Luogo adatto
⦁ Luce giusta
⦁ Il nutrimento
⦁ L’acqua
⦁ L’umidità
⦁ Gli insetti ai quali fare dovuta attenzione

Bello da leggere perché questo libro è veramente semplice e fondamentale per quanti non riescono a gestire le piante domestiche, trasformandoli così in veri e propri specialisti del verde.

:: La duchessa di Danielle Steel (Sperling & Kupfer, 2018) a cura di Marcello Caccialanza

2 luglio 2018

La duchessaUn’ altra appassionante vicenda narrativa offerta al suo vasto pubblico dall’irriducibile Danielle Steel che stavolta si butta a capofitto in una storia piccante ed ambigua: nel riscatto osé della protagonista, la procace e provocante Angélique.
Il romanzo si intitola semplicemente “La Duchessa” ed è edito dalla Sperling & Kupfer.
Ci troviamo catapultati, con grande dovizia di mestiere, nell’Inghilterra del XIX° secolo. E lei, la nostra eroina all’anagrafe Angélique Latham, dopo un’esistenza alquanto dissoluta e discutibile, dove il denaro ed una sorta di potere personale la rendono, in un certo senso, privilegiata in seno alla medesima società inglese, senza un vero e proprio perché, viene dunque estromessa dall’asse ereditario familiare.
Sconvolta ed offesa nel suo intimo, la donna decide di lasciare la sua amata patria per costruirsi una nuova vita nel capoluogo francese. Si può dire che Parigi diventi per lei una sorta di strumento provvidenziale per riprendere fiducia nelle sue proprie capacità e per dimostrare in questo modo la sua caparbietà e la sua contagiosa voglia di rivincita su tutto e tutti!
In questa città Angélique aprirà al pubblico Le Boudoir, una specie di raffinata casa di piacere, nella quale – come è prevedibile- orbiteranno grandi nomi di facoltosi industriali, politici e nobili.
Ma questa nuova esistenza, sicuramente alquanto discutibile e sotto certi versi anche un po’ scandalosa è davvero per Angélique una reale fonte di riscatto? Agli attenti lettori l’ardua sentenza!

Danielle Steel vive tra gli Stati Uniti e la Francia. È la scrittrice più popolare del mondo, con oltre 650 milioni di copie vendute in 69 Paesi. I suoi romanzi pubblicati in Italia da Sperling & Kupfer sono tutti bestseller internazionali e dal 1981 l’autrice è sempre presente nella classifica del New York Times. Nel 2014 le è stata conferita la più alta onorificenza francese, la Legion d’Onore.

Source: libro del recensore.

:: Storia di una matita a casa (Rizzoli 2014) Michele D’Ignazio a cura di Marcello Caccialanza

21 giugno 2018

Storia di una matita a casaPuò forse sembrare ad un lettore distratto una storiellina fragile adatta ad un pubblico in erba, ma non è così!
Racconto sincero e ben congegnato porta l’adulto, forse troppe volte assediato dalla sua stessa tracotanza, a riflettere in modo schietto sulle cose veramente importanti della vita.
Lapo non è altro che la coscienza dell’uomo moderno, narcisista e tronfio, che pur di emergere ed avere il suo quarto d’ora di notorietà dà un calcio alla sua storia, alle sue origini, rifiutandosi con vigliaccheria di guardarsi dentro, nello specchio dell’anima!
Così lascia il suo nido, quel paese di campagna che lo ha svezzato e protetto, per trasferirsi, con armi e bagagli, nella grande città: vuole diventare un illustratore!
Ma un giorno, una telefonata inaspettata lo costringe a tornare sui suoi passi: suo padre ha bisogno di lui.
Lapo torna a casa e ritrova per magia tante cose sorprendenti: gli amici, i tramonti poetici, gli alberi; ma soprattutto quelle matite colorate a lui davvero così tanto care!
Chapeau! All’autore che ha saputo costruire con estremo senno e delicatezza una parabola esistenziale che insegna che i propri sogni si possono realizzare ovunque: basta coltivarli come piccoli semi nel giardino fertile del nostro cuore!

Michele D’ Ignazio nato a Cosenza nel 1984, è autore di “Storia di una Matita“, romanzo pubblicato da Rizzoli, arrivato alla undicesima ristampa, opera segnalata al Premio Letteratura ragazzi di Cento e finalista al Premio Biblioteche di Roma.
Invitato nelle scuole e nelle librerie di tutta la penisola, ha dato vita al “Tour della Matita”, in cui svolge con i bambini attività laboratoriali e di lettura ad alta voce, giocando con l’arte e le parole e incoraggiandoli, con semplicità e partecipazione, a leggere, a scrivere e a disegnare.
Nel 2014 pubblica sempre con Rizzoli “Storia di una matita. A scuola“, continuazione di “Storia di una matita” e nel 2016 Pacunaimba. L’avventuroso viaggio di Santo Emanuele, un romanzo esotico alla scoperta del Brasile più nascosto. Nel febbraio 2018, invece esce in tutte le librerie Storia di una matita. A casa, il terzo libro della serie longseller che ha conquistato tanti bambini, divenendo una delle letture di narrativa preferita nelle scuole. È consigliere dell’Associazione italiana scrittori per ragazzi – ICWA (Italian Children’s Writers Association). Da Storia di una matita è nato uno spettacolo di narrazione e burattini che, insieme alla Compagnia Aiello, porta in scena nelle scuole e nei teatri. È direttore artistico del Festival B-Book, un mondo di arte e letteratura per bambini che si tiene in primavera alla Città dei Ragazzi di Cosenza e, dal 2017, conduce il programma radiofonico La radio nello zaino, creato insieme ai bambini e ai ragazzi delle scuole.
È inoltre coautore del Dizionario per un lavoro da matti (Ancora del Mediterraneo, 2010). Un suo racconto, “Sdjsak”, è apparso nella raccolta Aspiranti scrittori (Terre di mezzo editore, 2010), mentre “Scioperare al rovescio” è stato pubblicato su Granta Italia nel 2011. È autore di documentari (La nostra terra. Praticamente, sulla cultura del mare sullo stretto di Messina; Soli e insieme, sul mondo della scuola, Futuro Arcaico, sul Musaba di Nick Spatari e Hiske Maas a Mammola).
D’estate gestisce una piccola locanda, Il Vicolo, Vineria, nel centro storico di San Nicola Arcella, sull’alto Tirreno calabrese.

Source: libro del recensore.

:: Polvere di Enrico Pandiani (Dea Planeta 2018) a cura di Marcello Caccialanza

13 giugno 2018

PolvereEnrico Pandiani nel suo intrigante thriller psicologico, edito dalla Dea Planeta, dal titolo “Polvere”, offre a noi lettori amanti del brivido un romanzo accattivante e pieno di brio e di adrenalina.
È la storia di Pietro, un uomo allo sbando da quando ha purtroppo perduto il suo incarico lavorativo, come capo della sicurezza. Questo evento è dunque per il protagonista di questa narrazione una clamorosa sconfitta esistenziale; perché in questo stesso frangente lui capisce la sua naturale fragilità di essere umano. Fragilità che lo porta a vestirsi di un’apatia costante e pericolosa. Niente infatti lo interessa più ! la vita medesima diviene piano piano una sorta di mare calmo e poco avventuroso, dove ogni forma di vita ha perso colore, sapore e profumo. Pietro è dunque caduto nel baratro di un abisso buio e preoccupante, dove la depressione è una specie di fantasma che si fa sempre più prepotente ed ammagliante, è in procinto di tendergli il suo tranello!
Ma un giorno, inaspettatamente, per il personaggio chiave di questo romanzo arriva una ghiotta occasione per rimettersi in sesto per imboccare di nuovo la giusta carreggiata: la sua vicina di casa, alla quale hanno ucciso una figlia, in circostanze alquanto misteriose, gli domanda aiuto per dipanare quella matassa.
Facendosi carico di questa patata bollente, Pietro in un colpo solo si libera anche da quel perfido maleficio chiamato apatia. E da questa liberazione prende così il via questo noir esistenziale che mescola con grande sapienza atmosfere cupe e sfumature psicologiche.
Piccolo grande romanzo noir da leggere tutto d’un fiato pagina dopo pagina; perché ti prende, ti cattura e ti catapulta in una dimensione surreale, dove bene e male si sfidano in battaglie di fine e sottile psicologia umana!

Enrico Pandiani (Torino, 1956), dopo una lunga carriera come grafico editoriale e illustratore, nel 2009 ha esordito con Les Italiens, inizio di una saga noir che diventerà una serie TV coprodotta da Italia e Francia.

Source: libro del recensore.

:: Correre è la risposta di Ivana Di Martino (Sperling & Kupfer 2018) a cura di Marcello Caccialanza

7 giugno 2018

Correre è la risposta di Ivana Di MartinoCorrere è la risposta” di Ivana Di Martino, edito dalla Sperling & Kupfer è un libro che merita di essere letto perché rappresenta una sorta di ideale vademecum per quanti nella loro vita hanno subito una clamorosa battuta d’arresto e, nonostante ciò, hanno deciso, con fermezza e convinzione, di non arrendersi e di dire sì ancora una volta alla vita!
Sono parole e pensieri di una delicatezza e di un’empatia che toccano il cuore e ti danno quella speranza che ti fa sfidare il mondo con un dito!
E anche se ti trovi nel buio più profondo, hai l’innata consapevolezza, dentro di te, che in fondo a qualsiasi tunnel, vi è sempre una luce a cui aggrapparsi con prepotenza. Sta a noi indossare l’armatura e sconfiggere quel mostro che si cela dietro le avversità quotidiane!
Ivana non è una super – donna, ma una moglie, un’amica ed una madre. Lei ha sempre amato correre veloce e sfidare il vento; perché questo sport richiede abnegazione, impegno e soprattutto sudore, ma alla fine come in ogni favola che si rispetti c’è sempre una morale nascosta: ogni sforzo ben ponderato regala energia e voglia di vivere!
Un giorno, però, Ivana ha una brutta sorpresa; scopre che il suo cuore ha problemi e che deve essere operata. Lei non si perde d’animo indossa la sua armatura e lotta con astio e convinzione contro questo drago! Lei è tosta e ce la fa!
Ma la parte più bella di questa narrazione è proprio nel racconto appassionato e vissuto di una miracolosa rinascita, che la porterà a ricominciare, contro il parere di quanti le stanno accanto, a correre e sfidare di nuovo quel vento amico e compagno di tante splendide avventure!
E dal 2013 lo farà solamente a scopo benefico. Non c’è che dire un contagioso e meraviglioso esempio di coraggio e di altruismo.

Source: libro del recensore.

:: L’ immensità del tempo di Raffaella Marchese (New Books 2018) a cura di Marcello Caccialanza

30 maggio 2018
L'immensità del tempo

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L’immensità del tempo”, edito dalla New Books e realizzato dalla sapiente penna dell’autrice Raffaella Marchese; già nota al grande pubblico per due suoi romanzi precedenti assai apprezzati, quali “La Pipa di Terracotta” e “ Alle quattro del mattino” è una preziosa opera letteraria che incanta e commuove allo stesso tempo. Ha il merito di accompagnare con estrema dolcezza anche il lettore più critico verso una riconciliazione insperata con sé stesso e con la vita che conduce. Ha l’innato pregio di redimere anche i più cinici e di spingerli tra le braccia della bellezza dei sentimenti più alti; come l’amore, la bontà, il piacere più vero e l’umiltà più sincera.
L’immensità del tempo è una delicata raccolta di pensieri, riflessioni, brevi racconti di vita vissuta e di lettere indirizzate ai destinatari più disparati: dalla amatissima cagnolina Jolie a Papa Francesco in persona.
La bellezza di queste pagine consiste a mio avviso nel fatto che ciascuna di esse riesce ad emozionare a tal punto il lettore che lo stesso si accorge di possedere un cuore capace ancora di battere per sentimenti nobili e rari!
Forse la migliore recensione scritta per questo testo l’ha firmata la famosa scrittrice Sveva Casati Modignani nella sua presentazione al testo della Marchese.

Dotata dalla sorte di intelligenza e di sensibilità, attraverso la scrittura Raffaella ha deciso di condividere con i lettori i suoi doni straordinari .

:: Autunno a Venezia – Hemingway e l’ ultima musa di Andrea di Robilant (Corbaccio 2018) a cura di Marcello Caccialanza

24 maggio 2018

1La vita del grande scrittore americano Ernest Hemingway è andata in profonda sintonia, quasi in una sorta di indimenticabile romanzo poetico di esistenza umana nelle sue mille e mille sfacettature, con la sua immensa produzione letteraria, che ha coinvolto emotivamente generazioni e generazioni di lettori appassionati e mai traditi nelle loro più intime aspettative, anche nell’epilogo tragico della vita stessa di questo artista tutto tondo!
L’autore Andrea di Robilant ci offre nel suo “Autunno a Venezia – Hemingway e l’ultima musa”, edito dalla Casa Editrice Corbaccio, un periodo particolare di questa icona letteraria senza tempo: 1948 il romanziere americano decide di lasciare l’Avana per affrontare insieme alla quarta moglie, Mary Welsh, un viaggio in Europa.
Le cose tra i due non funzionano più bene; tutto sembra scricchiolare sotto i loro piedi! E forse questo viaggio potrebbe essere l’occasione più ghiotta per ritrovare quell’armonia di coppia che in precedenza li aveva sempre contraddistinti!
La coppia avrebbe dovuto approdare, con il piroscafo su cui sono imbarcati, in Provenza e più precisamente al porto di Cannes; ma un’improvviso ed alquanto pungolante maltempo, li costringe a ripiegare sul capoluogo ligure.
Per Hemingway l’inaspettato cambio forzato di programma, diventa quasi come una sorta di meraviglioso ed affascinante colpo di fulmine, che, come un incantesimo di un mago a lui amico, lo catapulta con estrema dolcezza al 1918 e più precisamente al suo lavoro di cronista svolto nei pressi del Piave.
Da questo punto in poi, ovvero fino al momento in cui lo scrittore non ritorna in connessione con il suo Io temporale, questo piccolo capolavoro assumerà quasi i delicati toni di un diario intimista, che ci racconterà, in modo minuzioso, in un crescente turbinio di emozioni sentite e vissute, di un uomo e delle sue indiscusse peculiarità! Infatti verranno ricordati, con toni vagamente nostalgici, i reportages degli anni Venti, i viaggi in Liguria e nelle Dolomiti in compagnia della prima moglie, Hadley.
Ma ogni incantesimo che si rispetti ha dunque un inizio ed una fine e qui la fine coincide con l’assedio mediatico dei paparazzi nei confronti dell’autore e di riflesso nei riguardi della sua quarta moglie, il tutto si gioca in maniera roccambolesca al molo.
Hemingway decide così di cambiare itinerario al fine di ritrovare quell’ispirazione che aveva perduto da tempo: da circa otto anni la sua penna prolifica non aveva versato più una goccia di inchiostro, suscitando malcontento tra critica e pubblico. Suo ultimo successo editoriale era stato “Per Chi Suona La Campana”, del 1940.
A Stresa e a Cortina ha l’opportunità di conoscere i suoi editori italiani, Giulio Einaudi e Arnoldo Mondadori e perfino la sua fedele traduttrice Fernanda Pivano. Nel nostro Paese il Maestro entra in contatto anche con i grandi scrittori del tempo, come Calvino e la Ginzburg.
Tra una battuta di caccia ed un sontuoso party in suo onore entrerà – come fulmine a ciel sereno- nella sua vacanza italiana: la città di Venezia.
Qui l’uomo-l’artista si innamorerà pazzamente dell’aristocratica Adriana Ivancich, la quale avrà l’onere e l’onore di incarnare la sua ultima Musa ispiratrice. Grazie a lei, nonostante la relazione sia complicata ed apparentemente platonica, Ernst ricomincia a scrivere con gioia e con cuore. Adriana sarà quindi la Renata di “Di là dal fiume e tra gli alberi”; con lei accanto, una volta tornato a Cuba, scriverà quel capolavoro dal titolo “Il vecchio e il mare”.
Nel 1954 a coronamento di questa profetica rinascita intellettuale ed umana, l’autore riceverà il Premio Nobel per la letteratura.
Di Robilant, nella sua opera, supera con grande maestria il “banale” concetto di biografia per regalare al lettore atmosfere e personaggi indimenticabili che entrano con comprovata prepotenza nel cuore e che rendono questo testo un autentico libro da “divorare” con avidità!

Andrea di Robilant è nato a Roma nel 1957. Ha studiato Storia e Relazioni internazionali alla Columbia University e ha lavorato come giornalista in Europa, negli Stati Uniti e nell’America Latina. Corbaccio ha pubblicato: «Lucia nel tempo di Napoleone», «Un amore veneziano», «Irresistibile Nord», «Sulle tracce di una rosa perduta» e «Autunno a Venezia». Vive a Roma con la moglie e i figli.

Source: libro del recensore.