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Un viaggio italiano. Storia di una passione nell’Europa del Settecento, Philipp Blom (Marsilio, 2020) a cura di Viviana Filippini

2 ottobre 2020

Questa è la storia di un’ossessione. Una caccia all’uomo, un viaggio alla scoperta di un mondo dal quale ci separano trecento anni. Un’indagine sulle orme di una persona la cui vita e la cuimorte, spazzate via dalla risacca degli eventi, non sembrano avere lasciato alcuna traccia. Nessuna fonte, nessun autore hanno serbato il benché minimo ricordo della sua esistenza: rimane solo lo strumento che le sue mani hanno creato, e che ora vibra nelle mie”.

Il punto di partenza del libro di Blom, “Un viaggio italiano. Storia di una passione nell’Europa del Settecento” edito da Marsilio (collana I nodi), è un antico violino ritrovato (un po’ per caso) in un atelier di uno dei più grandi esperti del settore della liuteria. Uno strumento- a quanto sembra- prodotto in Italia, ma da un liutaio tedesco. Da cosa si deduce questo? Dal fatto che le forme del violino sono di chiara fattura teutonica, mentre il legno, la bombatura e la verniciatura sono del tutto italiani, anzi richiamano lo stile cremonese. Da questi indizi e dalla cittadina – solo in apparenza un luogo qualunque- di Füssen, in Algovia, ai piedi delle Alpi bavaresi, l’autore parte per una ricerca che lo porterà ad attraversare diverse località nella speranza di trovare maggiori informazioni su chi realizzò lo strumento a corde. Quello che traspare dalla lettura è la competenza di Blom nello svolgere un’indagine e ricerca storica che conduce i lettori a viaggiare attraverso il tempo, la storia (dalla Guerra dei Trent’anni si arriva ai giorni nostri) e i luoghi (dalla Baviera, ai Paesi Bassi, da Vienna a Parigi, fino a Venezia e Napoli) seguendo le rotte di uomini e merci in migrazione e in cerca di fortuna. Sì, perché leggendo le pagine dello scrittore nato ad Amburgo si scopre come molti liutai bavaresi (e non solo loro) cominciarono a spostarsi dai propri luoghi nativi per sopperire alla mancanza di lavoro, a causa di pestilenze, delle guerre, delle carestie o di catastrofi naturali che spingevano in passato le persone a migrare. Il lasciare la propria terra da parte di questi uomini è da vedere come un gesto necessario e, in un certo senso, obbligato per la sopravvivenza. Un partire per andare altrove in cerca di fortuna e di una nuova possibilità di vita e attività commerciale. Altro elemento centrale nella narrazione è la musica della quale Blom è un grande appassionato e con la quale ci racconta la trasformazione della composizione musicale avvenuta nel tempo, attraverso i grandi autori. Provate – se vi va- a leggere il libro dello storico giornalista ascoltando Mozart, Vivaldi e Beethoven (aggiiungerei anche Pachelbel) e vi renderete conto di come le note sì sono sette, ma è la creatività del compositore a fare di ogni brano un pezzo meravilgioso e unico. Altra particolarità del libro di Blom è che il suo viaggio mi ha ricordato un po’ il Grand Tour di Goethe, quel viaggiare alla scoperta delle bellezze d’Europa e d’Italia con l’aggiunta – in questo caso-, della ricerca dell’identità del liutaio per restituirlo alla Storia e farne memoria. Certo è che più ci si addentra in “Un viaggio italiano. Storia di una passione nell’Europa del Settecento” più si entra in contatto con usi, costumi, tradizioni e lavori artigianali (l’arte della liuteria) lontani ma, allo stesso tempo, ancora vicini, perché oggi chi realizza violini lo fa con la stessa passione, attenzione e dedizione del passato, mantenendo vivi insegnamenti, procedimenti e movimenti delle mani che si tramandano da secoli nel corpo, nella mente e nell’anima dei liutai. Traduzione Francesco Peri.

Philipp Blom (Amburgo, 1970) ha studiato filosofia, storia moderna e cultura ebraica a Vienna e a Oxford. Storico, giornalista, autore e traduttore, scrive per riviste e quotidiani europei e americani, tra cui il «Financial Times», «The Indipendent» e «The Guardian». I suoi libri, variegate e appassionanti ricostruzioni di storia culturale tra Europa e Stati Uniti, sono tradotti e recensiti in tutto il mondo, e gli sono valsi numerosi riconoscimenti. Per Marsilio ha pubblicato, nel 2018, Il primo inverno. La piccola era glaciale e l’inizio della modernità europea (1570-1700) e, nel 2019, La grande frattura. L’Europa tra le due guerre (1918-1938).

Source: richiesto dal recensore all’editore. Grazie all’ufficio stampa Marsilio editore.

:: Le affinità elettive di Johann Wolfgang von Goethe (Mondadori 2001) a cura di Marcello Caccialanza

3 ottobre 2018

GoetheEdoardo, ricco barone nel fiore della sua virilità, e Carlotta, sua moglie, vivono la loro affettuosa liaison a due in una tranquilla tenuta di campagna.
Carlotta da sposa assai devota ha l’oneroso compito di occuparsi della casa, mentre Edoardo passa le sue stancanti giornate nella virtuosa amministrazione delle questioni generali della medesima magione e del parco circostante.
Entrambi hanno quell’insaziabile e fortissimo desiderio di godere a pieno ed indisturbati della loro stessa felicità, felicità che un tempo i due avevano tanto ardentemente desiderato e che ora hanno finalmente raggiunto.
Il loro amore, infatti, pur avendo avuto i loro prodigiosi natali in gioventù, ha dovuto però sobbarcarsi diverse ed impreviste traversie, con conseguente attesa di un lungo periodo, prima di essere appagato completamente.
Edoardo era stato in passato instradato dal suo padre- padrone ad un matrimonio forzato con una donna più anziana di lui, ma decisamente molto più facoltosa e introdotta nella società di prestigio del tempo; allo stesso modo, Carlotta aveva dovuto andare in sposa con un uomo piacente per ricchezza e potere. Col risultato concreto di aver dato alla luce una figlia, Luciana, che ora vive in un collegio, affinché sua madre e il suo nuovo marito Edoardo, ormai liberi dai rispettivi coniugi, possano finalmente vivere soli.
La tranquillità in casa dei due sposi è però destinata a subire una inaspettata battuta d’arresto, quando lo stesso Edoardo comunica a Carlotta di voler ospitare per qualche tempo un suo amico, il Capitano, personaggio ambiguo ed affascinante, in quel frangente disoccupato. L’uomo infatti si trova a dover affrontare suo malgrado un momento difficile e necessita dunque di un luogo stabile ed accogliente.
I molti tentativi con cui il medesimo Edoardo prova a convincere la moglie di accogliere il suo amico forse, più caro, in un primo tempo non vanno a buon fine: Carlotta vede infatti in questa probabile convivenza un grave pericolo per il loro equilibrio relazionale.
Del resto la stessa donna avrebbe potuto decidere anche lei di ospitare tempo prima  Ottilia, sua giovane e amatissima nipote, che con difficoltà vive nello stesso collegio di Luciana.
Ma per il bene stesso della sua liaison con Edoardo ha però scelto di non assecondare i suoi desideri. Tale possibilità avrebbe potuto risultare nefasta per la coppia.
Ma, anziché dissuadere l’uomo nel suo atroce disegno, questa nuova informazione fornita da Carlotta si trasforma in una carta vincente nelle mani di Edoardo, che rassicura la consorte e la convince quindi ad aprire le porte della loro casa sia al Capitano che a Ottilia.
E da qui inizia una sorta di pericoloso gioco psicologico e fisico di coppie vecchie e nuove che si muovono su questa scacchiera di pagine e pagine in un pericoloso valzer senza più possibilità di alcun ritorno!
Un valzer fatto di amori e di tradimenti silenziosi ma inevitabili, di desideri torbidi e sensuali che coinvolgono i nostri pseudo- eroi in un tourbillon di vicende tormentate ed appassionate, corpi esplosivi in un fuoco che arde in pensieri segreti e segregati nella fredda e scostante affettazione di un’epoca bigotta che dell’amore dà una connotazione melensa e melodrammatica, senza però tenere conto delle pulsioni vere o presunte di quattro paladini alla ricerca di quella felicità eterna, che ti fa sfiorare il cielo con un dito, dove il respiro a due si spande come ambrosia in quell’aria complice.
Imperdibile da leggere almeno una volta nella vita!