Posts Tagged ‘letteratura di viaggio’

:: “Non capisco questo silenzio”: Nel mare ci sono i coccodrilli – Storia vera di Enaiatollah Akbari di Fabio Geda (Baldini Castoldi 2010) a cura di Giulietta Iannone

23 settembre 2021

Apriamo la rubrica ” Non capisco questo silenzio” dedicata alle scrittrici e agli scrittori afghani e a tutto quello che riguarda questo meraviglioso paese parlando di un libro molto bello, sincero e poetico, nonostante la drammaticità di alcune parti, scritto da Fabio Geda che in realtà trascrive l’esperienza raccontata direttamente da Enaiatollah Akbari prima bambino, poi adolescente, poi giovane uomo, in viaggio dall’Afghansitan all’Italia.

Quando inizia questa storia Enaiatollah Akbari è un vispo e intelligente bambino di circa 10 anni, non si può conoscere l’età precisa perchè nel suo paese, nella provincia di Ghazni, non c’è un vero e proprio registro delle nascite. Vive con la mamma, il fratello, la sorella, e le zie in un villaggio dell’Afghanistan di nome Nava, che significa grondaia, a sud di Kabul, e impara presto che la sua gente, la sua etnia, gli hazara sono mal visti e perseguitati sia dai Talebani (che non sono solo afghani, ma raccolgono militanti da tanti paesi diversi) che dai pashtun (afghani seguaci dell’Islam sunnita, mentre gli hazara sono sciiti). La morte di suo padre attaccato dai briganti mentre trasportava un carico di merci per i suoi padroni segna l’inizio dei problemi per la sua famiglia. Anche il carico è andato perduto e come risarcimento i suoi padroni vogliono avere in cambio Enaiat come schiavo. Per salvarlo, la vita in Afghanistan è difficile e pericolosa per tutti ma per lui ancora di più, la madre lo porta clandestinamente in Pakistan e lo lascia solo, prima di ritornare al suo villaggio. Inizia per Enaiat una vita da adulto, può contare solo su di sè e sul suo lavoro, ma è vispo e intelligente ve l’avevo anticipato e anche fortunato se la sa cavare e oltre a incontrare gente odiosa, incontra anche gente gentile, generosa e alcuni amici. Come arriva in Italia? É una lunga storia che raccoglie come granelli di sabbia ben quattro anni della sua vita. Dal Pakistan passa in Iran, poi in Turchia, in Grecia e infine miracolosamente arriva in Italia, a Torino, lasciando dietro di sè tanti compagni di viaggio meno fortunati. Ma Enaiat ha dentro di se un sogno, un grande desiderio che lo tiene in vita: quello di riabbracciare sua madre. Ci riuscirà? Bisogna seguire il suo viaggio per scoprirlo. Enaiatollah Akbari è la voce narrante in prima persona di questo viaggio, Fabio Geda si limita a trascrivere il suo flusso di parole e a intervenire con domande e brevi commenti, ma è la voce di Enaiatollah Akbari che narra questa incredibile avventura che è stata la sua vita. Enaiatollah Akbari lo conosciamo bambino, una bambino come tanti, che ama giocare a Buzul-bazi e a pallone, in Iran il venerdì quando aveva qualche ora libera dal lavoro raggiungeva altri coetanei per giocare a questo gioco. E furbo, ironico, non perde mai il sorriso anche nei frangenti più drammatici della sua vita e quando viene a contatto con la crudeltà del mondo. Come quando perde il suo maestro, dagli occhi buoni, ucciso dai Talebani che consideravano la sua scuola contraria al volere di Dio. E commuove vederlo in Pakistan passare accanto a una scuola per sentire il vociare dei bambini e il suono della campanella, che può ascoltare solo oltre a un muro. Colpisce poi lo stile poetico, e la mancanza di odio o desiderio di rivalsa di questo bambino, ragazzo, uomo che scopre che non tutto è buio, che non tutto è oscurità e dolore, ma ci sono anche persone generose come la nonna greca che lo accoglie in casa, gli fa fare la doccia, gli dà vestiti puliti e 50 euro, tanti angeli che Enaiat incontra sul suo cammino e gli consentono di arrivare alla fine del suo viaggio. Ma non voglio svelarvi tutte le perle preziose di questo libro, dovete leggerlo da soli, vi commuoverete, vi arrabbierete, piangerete, sorriderete e imparerete a conoscere davvero uno dei tanti che sui giornali conoscete solo con i nomi di clandestino, immigrato, senza permesso di soggiorno. O peggio come numeri di asettiche statistiche, mentre sono persone con sentimenti, con vissuti spesso drammatici, e bagagli di umanità che possono arricchire anche la nostra di vita.

Fabio Geda è nato nel 1972 a Torino, dove vive. Ha pubblicato i romanzi Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani (Instar Libri 2007, Feltrinelli 2009), L’esatta sequenza dei gesti (Instar Libri 2008), Nel mare ci sono i coccodrilli (Baldini&Castoldi 2010, tradotto in trentadue Paesi) e il monologo La bellezza nonostante (Transeuropa 2011) e Se la vita che salvi è la tua (Einaudi, 2014).

Un viaggio italiano. Storia di una passione nell’Europa del Settecento, Philipp Blom (Marsilio, 2020) a cura di Viviana Filippini

2 ottobre 2020

Questa è la storia di un’ossessione. Una caccia all’uomo, un viaggio alla scoperta di un mondo dal quale ci separano trecento anni. Un’indagine sulle orme di una persona la cui vita e la cuimorte, spazzate via dalla risacca degli eventi, non sembrano avere lasciato alcuna traccia. Nessuna fonte, nessun autore hanno serbato il benché minimo ricordo della sua esistenza: rimane solo lo strumento che le sue mani hanno creato, e che ora vibra nelle mie”.

Il punto di partenza del libro di Blom, “Un viaggio italiano. Storia di una passione nell’Europa del Settecento” edito da Marsilio (collana I nodi), è un antico violino ritrovato (un po’ per caso) in un atelier di uno dei più grandi esperti del settore della liuteria. Uno strumento- a quanto sembra- prodotto in Italia, ma da un liutaio tedesco. Da cosa si deduce questo? Dal fatto che le forme del violino sono di chiara fattura teutonica, mentre il legno, la bombatura e la verniciatura sono del tutto italiani, anzi richiamano lo stile cremonese. Da questi indizi e dalla cittadina – solo in apparenza un luogo qualunque- di Füssen, in Algovia, ai piedi delle Alpi bavaresi, l’autore parte per una ricerca che lo porterà ad attraversare diverse località nella speranza di trovare maggiori informazioni su chi realizzò lo strumento a corde. Quello che traspare dalla lettura è la competenza di Blom nello svolgere un’indagine e ricerca storica che conduce i lettori a viaggiare attraverso il tempo, la storia (dalla Guerra dei Trent’anni si arriva ai giorni nostri) e i luoghi (dalla Baviera, ai Paesi Bassi, da Vienna a Parigi, fino a Venezia e Napoli) seguendo le rotte di uomini e merci in migrazione e in cerca di fortuna. Sì, perché leggendo le pagine dello scrittore nato ad Amburgo si scopre come molti liutai bavaresi (e non solo loro) cominciarono a spostarsi dai propri luoghi nativi per sopperire alla mancanza di lavoro, a causa di pestilenze, delle guerre, delle carestie o di catastrofi naturali che spingevano in passato le persone a migrare. Il lasciare la propria terra da parte di questi uomini è da vedere come un gesto necessario e, in un certo senso, obbligato per la sopravvivenza. Un partire per andare altrove in cerca di fortuna e di una nuova possibilità di vita e attività commerciale. Altro elemento centrale nella narrazione è la musica della quale Blom è un grande appassionato e con la quale ci racconta la trasformazione della composizione musicale avvenuta nel tempo, attraverso i grandi autori. Provate – se vi va- a leggere il libro dello storico giornalista ascoltando Mozart, Vivaldi e Beethoven (aggiiungerei anche Pachelbel) e vi renderete conto di come le note sì sono sette, ma è la creatività del compositore a fare di ogni brano un pezzo meravilgioso e unico. Altra particolarità del libro di Blom è che il suo viaggio mi ha ricordato un po’ il Grand Tour di Goethe, quel viaggiare alla scoperta delle bellezze d’Europa e d’Italia con l’aggiunta – in questo caso-, della ricerca dell’identità del liutaio per restituirlo alla Storia e farne memoria. Certo è che più ci si addentra in “Un viaggio italiano. Storia di una passione nell’Europa del Settecento” più si entra in contatto con usi, costumi, tradizioni e lavori artigianali (l’arte della liuteria) lontani ma, allo stesso tempo, ancora vicini, perché oggi chi realizza violini lo fa con la stessa passione, attenzione e dedizione del passato, mantenendo vivi insegnamenti, procedimenti e movimenti delle mani che si tramandano da secoli nel corpo, nella mente e nell’anima dei liutai. Traduzione Francesco Peri.

Philipp Blom (Amburgo, 1970) ha studiato filosofia, storia moderna e cultura ebraica a Vienna e a Oxford. Storico, giornalista, autore e traduttore, scrive per riviste e quotidiani europei e americani, tra cui il «Financial Times», «The Indipendent» e «The Guardian». I suoi libri, variegate e appassionanti ricostruzioni di storia culturale tra Europa e Stati Uniti, sono tradotti e recensiti in tutto il mondo, e gli sono valsi numerosi riconoscimenti. Per Marsilio ha pubblicato, nel 2018, Il primo inverno. La piccola era glaciale e l’inizio della modernità europea (1570-1700) e, nel 2019, La grande frattura. L’Europa tra le due guerre (1918-1938).

Source: richiesto dal recensore all’editore. Grazie all’ufficio stampa Marsilio editore.

Per antiche strade. Un viaggio nella storia d’Europa. Mathijs Deen, (Iperborea 2020) A cura di Viviana Filippini

28 giugno 2020

per-antiche-strade-1Per antiche strade” è il nuovo lavoro letterario di Mathijs Deen, edito da Iperborea. Il testo è un vero e proprio viaggio nella storia d’Europa, come indicato nel sottotitolo, su antiche vie di comunicazione. Lo scrittore olandese parte da un ricordo d’infanzia quando andava dai nonni e il padre, alla guida della loro macchina, era solito dire: “Questa è la E8, che va da Londra a Mosca”. Un dettaglio che colpì molto il piccolo Mathijs e lo fece a tal punto che ora, in questo testo, lo scrittore ci invita a seguirlo nell’intricato reticolo di vie e strade presenti in Europa. Quello che Deen fa in “Per antiche strade” è importante, perché mette noi fruitori del presente a conoscenza di alcune delle più importanti arterie di collegamento tra città europee di oggi. In realtà, dal presente, l’autore ci trascina nel passato, mostrandoci, attraverso le storie e le vite di uomini e donne, che quelle strade vennero calpestate, percorse e solcate molto prima di noi, a dimostrazione della loro pluricentenaria esistenza. Non a caso durante la lettura si incontra la più ampia e variegata umanità, dove si alternano esploratori, conquistatori, mercanti, profughi, banditi e pure pellegrini, che nel corso dei millenni esplorarono le strade europee, lasciando le basi di quello che oggi è il nostro puzzle socio-culturale identitario. Quello che Deen fa è appassionante e stimola molto il lettore, in quanto la sua scrittura e quello che essa contiene, raccontano le strade e le vite di persone storicamente vissute, ma non sempre conosciute. Qualche esempio? Nel libro si trovano le tracce dei primi uomini giunti in Europa dall’Africa nell’era del Pleistocene. Poi incontriamo Bulla Felix, un brigante romano che rubava ai ricchi, liberava gli schiavi e ammetto che questo suo fare mi ha ricordato un certo Robih Hood arrivanto qualche tempo dopo. Come non rimanere affascinati dalla figura di Guðríðr Porbjarnardóttir, una giovane donna islandese battezzata che arrivò in Europa e dal Papa, nella speranza di capire se i suoi genitori pagani sarebbero finiti in paradiso. Non solo, perché nel libro di Deen ci sono tante figure curiose, compreso un suo lontano parente che finì a combattere in Russia al fianco di Napoleone, o le vite di coloro che parteciparono alla prime corse automobilistiche non su circuito, ma direttamente sulle strade di collegamento tra le capitali europee. “Per antiche strade” di Mathijs Deen è un libro davvero interessante, nel quale le strade dell’Europa sono narrate attraverso le biografie di coloro che le percorsero e questo approccio stilistico è molto avvincente, non solo perché ci permette di conoscere le vite di alcuni personaggi storici esistiti prima di noi ma, grazie al loro spostarsi nel continente , noi lettori conosciamo le sfaccettature, le trasformazioni delle cultura europea, e anche le conseguenze derivanti dai contrasti politici, economici, religiosi (come la storia dell’ebreo che scappò dalla Spagna, perché bersaglio dell’Inquisizione e finì in Olanda dove portò l’arte del teatro) e culturali che hanno caratterizzato e reso tale la nostra Europa. Traduzione di Elisabetta Svaluto Moreolo.Ricordo anche i podcast dedicati a “Per antiche strade” di Mathijs Deen in 8 puntate realizzati, con la collaborazione di Matteo Caccia, attore e speaker radiofonico, presenti sulle principali piattaforme streaming gratuite.

Mathijs Deen (1962) è uno scrittore e giornalista, autore di programmi di storia per la radio olandese. Ha pubblicato numerosi romanzi e raccolte di racconti e di saggi. “Per antiche strade” è in corso di pubblicazione in vari paesi europei.

Source: richiesto dal recensore. Grazie a Francesca Gerosa e all’ufficio stampa Iperborea.