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:: Incubo, Wulf Dorn, (Corbaccio, 2016)

26 Mag 2016
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Esce oggi per Corbaccio, nella collana Top Thriller, tradotto da Alessandra Petrelli, Incubo, (Die nacht gehört den wölfen, 2015) il nuovo romanzo di Wulf Dorn. E caso abbastanza eccezionale, grazie anche all’editore che me l’ ha mandato in anteprima (e sapete quanto gli editori siano restii a mandare i libri in anteprima), riesco a farne la recensione il giorno dell’uscita. L’ ho finito diciamo ieri a mezzanotte, e ho già mandato le domande per l’autore, Wulf Dorn sarà infatti a Milano in questi giorni. Voi lettori che seguite il mio blog certo sapete che è dall’esordio con La psichiatra che seguo questo autore e negli anni ho recensito tutti i suoi libri, quindi è un po’ una tradizione del blog.
Detto questo, passiamo al libro. Die nacht gehört den wölfen, pubblicato in Germania per la CBT Verlag, casa editrice per ragazzi referente della Random House, è un thriller con sfumature horror con protagonista un adolescente che soffre di autismo, Simon. Dopo un breve cameo del dottor Frostner, e un’ apparizione della Waldklinik, si dipana la storia di Simon e dei suoi incubi.
Sopravvissuto a un incidente stradale, dove sono morti i suoi genitori, Simon va provvisoriamente a vivere dalla zia, che già medita di metterlo in collegio, poiché il suo lavoro le impedirebbe di seguire il ragazzo come sarebbe giusto. Anche il fratello maggiore Mike, seppur affezionato, sta per mettersi insieme alla sua ragazza e ha la sua vita da vivere, per cui è escluso che possa tenere con sé il fratello. Naturalmente Simon vivrà questo come un duplice abbandono, ma la cosa peggiore sono gli incubi, e le vere e proprie allucinazioni che lo ossessionano specialmente quando sale a bordo di un’ automobile.
Pian piano scopriamo i motivi per cui è stato ricoverato nella clinica psichiatrica pediatrica della Waldklinik, in cura dal dottor Frostner, (che come dicevo fa una breve apparizione nel capitolo iniziale, ma poi la storia è tutta concentrata su Simon) e lentamente iniziamo a distinguere e fare chiarezza tra fantasia e realtà. Su questo binomio infatti si gioca il libro, e pure grazie all’estrema chiarezza dello stile di Dorn, è necessaria una certa attenzione per non farsi depistare durante la lettura. Come tradizione nei romanzi di Dorn nulla è come sembra, e la mente umana è il vero labirinto, dove qualche volta è impossibile uscire.
Sostanzialmente è un thriller per ragazzi, o almeno un adolescente è il protagonista, con i suoi problemi, le sue fragilità, il senso di colpa che prova per la morte dei genitori, (il mostro che lo insegue nei suoi incubi e nelle sue veglie infatti gli dice che avrebbe dovuto morire anche lui) e l’amicizia che prova per Caro, una adolescente sua coetanea diversa come lui. La sparizione di una ragazza sembra indicare che nei boschi ci sia un psicopatico e i ragazzi sembrano trovarne traccia in una albergo abbandonato prossimo alla demolizione.
Ma come dicevo nulla è come sembra, e le sorprese non mancheranno (concentrate comunque nel finale, in cui tutto troverà una spiegazione razionale, e no, non ci sono tocchi soprannaturali). Perché come dice Jessica, un’ altra ospite della Waldklinik, sono tutti lupi travestiti da agnelli.
Wulf Dorn come sempre parla di temi a lui cari di cui non ha una conoscenza superficiale, come l’autismo, la sindrome del sopravvissuto, i sensi di colpa che si materializzano in incubi e allucinazioni, ed è interessante notare la sensibilità con cui Dorn si avvicina a questi temi, in punta di piedi, con rispetto, e in alcuni tratti anche con ironia.
L’autismo di Simon ci viene presentato per gradi, tramite la sua ossessione per le marche dei cibi con cui fa colazione, tramite la sua rabbia quando vengono spostati i mobili o viene cambiato il suo ordine, per lui fonte di stabilità. La sua interazione (o mancanza di interazione) con gli altri denota la grande solitudine in cui vive, e quanto la fantasia prende il sopravvento nella sua vita e minando il suo già fragile equilibrio.
Gli aspetti horror sono solo accennati, ma in effetti le allucinazioni di Simon sono davvero inquietanti, e la paura di addormentarsi può essere un effetto collaterale per alcuni giorni dopo la lettura. Lettore avvisato.

Wulf Dorn è nato nel 1969. Ha studiato lingue e per anni ha lavorato come logopedista per la riabilitazione del linguaggio in pazienti psichiatrici. Vive con la moglie e il gatto vicino a Ulm, in Germania. In Italia Corbaccio ha pubblicato con grande successo «La psichiatra», che è diventato un bestseller grazie al passaparola dei lettori, «Il superstite», «Follia profonda», «Il mio cuore cattivo» e «Phobia».

Source: libro inviato in anteprima dall’editore, ringraziamo Valentina dell’Ufficio Stampa Corbaccio.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Recensione di Il superstite di Wulf Dorn

11 Mag 2011

Bentornati alla Waldklinik!
A chi ha letto La Psichiatra qualche brivido sulla schiena sarà corso, per non parlare di una certa inquietante rassomiglianza con l’ Overlook Hotel di Kinghiana memoria. Certo questa è pur sempre una clinica psichiatrica, in Shining era solo un albergo, ma devo confessare che i sotterranei, i corridoi, le stanze blindate, mi hanno riportato proprio alla memoria l’atmosfera claustrofobica e malsana del mitico covo di spettri sulle montagne innevate del Colorado e di spettri infondo parliamo, e della fantasia sovraeccitata si un ragazzino di 12 anni che dopo aver letto un libro sulle esperienze paranormali, si aggira nella notte con un dittafono in mano per registrare la voce dei morti.
Se non fosse che il fratellino minore Sven, curioso e desideroso di imitarlo lo segue e così Jan Frostner per non farsi scoprire dai genitori in questa escursione notturna non autorizzata decide di portarlo con sé. Si fermano sulla riva di un lago ghiacciato, dove meno di 24 ore prima era morta annegata una ragazza con problemi psichiatrici, e mettono in funzione il dittafono per captare la sua voce, convinti che la sua anima aleggi ancora nei dintorni. Poi Jan si allontana un attimo per fare pipì e al suo ritorno Sven è scomparso, di lui restano solo poche parole registrate sul dittafono Grundig: Quando torniamo a casa quasi come un vero messaggio dall’oltretomba.
La sparizione di Sven è solo una delle molte tragedie che si abbattono nella vita un tempo felice di Jan, quella stessa notte suo padre chiamato nel cuore della notte da una misteriosa telefonata si allontana in auto verso un luogo sconosciuto, forse ad incontrare proprio il rapitore di Sven e a causa dell’alta velocità l’auto sbanda e Bernhard Forstner muore. Poi anche la madre di Jan non reggendo al dolore si suicida lasciandolo completamente solo.
Passano gli anni e ritroviamo un Jan ora adulto, psichiatra come suo padre, che dopo aver aggredito un suo paziente ha perso il lavoro, è stato abbandonato dalla moglie e vive prigioniero delle ossessioni legate alla scomparsa del fratello. Un vecchio amico di suo padre il professor Fleischer direttore sanitario della Waldklinik decide di dargli una mano e gli offre un posto alla clinica con un’unica condizione, farsi aiutare a superare le sue ossessioni grazie a sedute di ipnosi. Jan piuttosto controvoglia accetta e così ritorna a vivere nei luoghi dell’infanzia a Fahlenberg ospite di un amico ancora segnato dalla morte della figlia, paziente della Waldklinik, convinto che proprio i medici di questa clinica ne siano i responsabili.
Da questo momento in poi a Fahlenberg iniziano a verificarsi una serie di morti sospette, difficili da catalogare come semplici coincidenze, e un atroce dubbio inizia a farsi largo nella mente di Jan che siano collegate alla scomparsa tanto tempo prima del suo fratellino Sven. Un terribile segreto è sepolto a Fahlenberg e Jan con l’aiuto di un’intraprendente giornalista volente o nolente sarà costretto a riportarlo alla luce.
Il superstite secondo psicothriller di Wulf Dorn, scrittore tedesco diventato famosissimo grazie al suo romanzo d’esordio La psichiatra,  è senz’altro da considerarsi una prova riuscita destinata a bissare il successo del precedente. Edito da Corbaccio e tradotto dal tedesco da Alessandra Petrelli, è uno di quei libri capaci di creare un’ inquietante tensione emotiva ponendo seri interrogativi su cosa sia la sanità mentale e su quanto sia facile passare dall’altra parte, diventando vittime di fobie, traumi, ossessioni.(Molto interessante la parte legata all’ipnosi vera e propria terapia di cura e ben lontana da quei fenomeni quasi da baraccone che spesso siamo soliti vedere in tv).
Per tutto il libro l’autore in un gioco di depistaggi e sottrazioni tenta di portare i sospetti ovunque tranne che sul bersaglio, ponendo dubbi se il piccolo Sven sia vivo o morto, se il vecchio benzinaio sia davvero un sinistro pedofilo o un innocente accusato ingiustamente, se un apparente suicidio sia  in realtà un omicidio. Tutto un gioco di specchi, di rimandi, di vicoli ciechi che lasciano disorientati e  sconcertati.
Oltre ai protagonisti, ben caratterizzati anche i personaggi minori che anche se rimangono sullo sfondo acquistano connotazioni precise e ritmate. Il finale che non vi anticipo forse più tradizionale rispetto a quello de La psichiatra sicuramente ripaga l’attesa e fornisce spiegazioni esaurienti a tutti gli interrogativi. Probabilmente chi si aspettasse una parentesi rosa tra Jan e la bella giornalista Carla Weller rimarrà deluso ma è sicuramente un difetto da molti considerato un pregio. Dispiace quasi chiudere il libro e sapere che l’autore non ritornerà più su questi personaggi e oltre al prossimo thriller che uscirà a Settembre in Germania non ci saranno più storie ambientate alla Waldklinik. Ma anche se si chiuderà una trilogia non è detto che i prossimi scenari siano meno intriganti. Incrociamo le dita fiduciosi.

:: Recensione di La psichiatra di Wulf Dorn

15 settembre 2010

La mente umana è davvero una terra inesplorata. Lo sa bene Ellen Roth da anni psichiatra alla Waldklinik nei dintorni di Stoccarda. Il suo compagno Chris, anch’egli psichiatra e anch’egli impiegato presso la stessa clinica, prima di partire per una vacanza in Australia le segnala un caso da analizzare. Nella stanza 7 si trova ricoverata una donna, vittima di abusi e maltrattamenti, che per un meccanismo di autodifesa ha prodotto un’ incontrollabile fobia verso un misterioso uomo nero. Ellen tenta di entrare in contatto con la donna, di superare le barriere che ha posto tra sé e il mondo esterno, ma non fa a tempo di produrre alcun progresso che la donna scompare. La cosa inquietante è che nessuno oltre lei sembra averla vista. Nessuno conosce il suo nome. Non ci sono documenti che certifichino il suo ricovero. Ellen inizia subito a cercarla e non passa molto che l’uomo nero si materializza davvero e inizia a perseguitare anche lei. Sulle tracce della donna scomparsa Ellen è sempre accompagnata da inquietanti interrogativi. Si può davvero fidare di Mark, il collega tanto premuroso? Chris, il suo compagno è davvero andato in Australia? Chi è quella bambina che vaga nel bosco? Perché tutti sembra che mentano o che nascondano qualche oscuro segreto? In un crescendo di angoscia e inquietudine la verità viene a galla a poco a poco ed è davvero inaspettata. Romanzo d’ esordio molto atteso, edito da Corbaccio, La psichiatra racchiude tutti gli ingredienti che fanno dello psychothriller un genere adatto ad essere il candidato perfetto per diventare un best seller. C’è suspance, colpi di scena ben congegnati, inquietanti rivelazioni, angoscia. Poi Dorn conosce a fondo il meccanismo che genera la paura e che non sorge da litri e litri di sangue sparsi ma è più sottile si insinua prima in silenzio in modo quasi subdolo e poi ti avvolge come le spire di un’idra. La paura non nasce infatti da qualcosa di reale e tangibile, ma si sprigiona quando la coscienza non vigila, quando il buio della mente crea i mostri della nostra infanzia mai veramente esorcizzati poi nell’età adulta. Tutti si ricorderanno la filastrocca dell’uomo nero che rapiva i bambini cattivi e che forse avrà  creato incubi e non pochi, ebbene Dorn riprende questo filo nero per portarci  a conoscere lati della mente che forse proprio per paura preferiamo ignorare. Bello, interessante, intelligente, scritto da uno che si è documentato parecchio sulle dinamiche psichiatriche e sui lati oscuri della mente, non a caso Dorn da 15 anni lavora in una clinica psichiatrica simile a quella descritta nel libro e si occupa della riabilitazione professionale dei pazienti psichici. Lo stile di scrittura è molto fluido e il libro scorre senza problemi e senza appesantimenti. Ho trovato molto coinvolgente il modo con cui Dorn fa affezionare il lettore alla protagonista. Per di più il finale è davvero spiazzante, durante la lettura avevo fatto diverse ipotesi nessuna delle quali si avvicinava poi neanche minimamente alla realtà. Un romanzo consigliatissimo agli amanti degli psychothriller, che a violenza gratuita e azione preferiscono gli abissi non meno oscuri della mente.