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:: Un’ intervista con Wulf Dorn, per l’uscita di “Presenza Oscura” (Corbaccio 2019) a cura di Giulietta Iannone

10 settembre 2019

Presenza oscuraBentornato Wulf su Liberi di scrivere e benvenuto in Italia. Sei qui per presentare Presenza Oscura il tuo nuovo libro, che si inserisce nel filone dello psicothriller con venature horror di cui ormai tu sei uno dei maestri europei. Insomma i tuoi libri fanno veramente paura, questo forse più degli altri perché infondo la morte è il destino ultimo di tutti, insomma non tutti moriremo uccisi da un serial killer, ma è indubbio che tutti moriremo e non sappiamo bene cosa ci aspetta dopo, nonostante le testimonianze di chi possiamo dire ha vissuto fenomeni di premorte e poi è tornato indietro. Come hai affrontato un tema così delicato, che immagino faccia paura anche a te, giusto?

Certamente più si invecchia e più si affronta il tema della morte a causa della perdita di amici, parenti, persone care. E come autore si inizia a riflettere su come scrivere di queste cose. So che si tratta di un argomento molto serio e tutt’altro che allegro ma è necessario riflettere sulla morte per comprendere il valore e il contenuto della vita e che tutto ha una fine. Essendo io una persona che vive appieno la vita non ho paura della morte. L’unica cosa che mi fa paura è che possa essere dolorosa e che possa durare a lungo.

Sei partito da esperienze reali, testimonianze di persone di paesi diversi, di culture diverse etc… che hanno vissuto si può dire le stesse percezioni: un tunnel buio, una grande luce al fondo, il rilascio di endorfine etc… Quanto c’è di scientifico in questo, e c’è una spiegazione razionale che ti ha convinto più di altre?

Da un punto di vista scientifico è possibile spiegare quasi tutto quello che succede in un caso di premorte. Alcuni aspetti tuttavia non sono ancora spiegabili scientificamente. Si tratta di fenomeni emotivi che assumono delle connotazioni individuali e lasciano spazio all’interpretazione.

Protagonisti sono dei ragazzi, due adolescenti Nikka e Sascha, di cui con molta sensibilità descrivi le fragilità, le difficoltà, le aspirazioni e i sentimenti. Conosci approfonditamente il mondo dei ragazzi, che musica ascoltano, cosa sognano, quanto per loro è importante l’amicizia e perché no l’amore. Già in Incubo, protagonisti erano adolescenti, cosa ti avvicina al mondo dei ragazzi?, e che difficoltà trovi nel parlare di questa età della vita ancora piena di aspettative e non del tutto compiuta?

Proprio quest’ultimo punto è ciò che mi affascina di più del mondo dei giovani. Da giovani si imparano le cose per la prima volta, si comincia ad avere delle opinioni e si impara a conoscere il mondo e la vita. Da adulto si perde questo tipo di sguardo e la capacità di stupirti per tutto quello che la vita ti offre. E per me come autore è una sensazione bellissima riuscire a infilarmi nei panni di un giovane e riprovare delle sensazioni che ormai erano lontane.

Inserisci sempre elementi horror, che suscitano vera paura, che incidono quasi nel subconscio, perché questa scelta? Ha una valenza catartica? Vuoi spingere i tuoi lettori a riflettere su temi anche filosofici ed etici?

Si certo impariamo molto attraverso le emozioni. E uno degli stimoli emotivi più forti è la paura.
Ci sono molte emozioni attraverso le quali impariamo ma questa è quella che mi affascina e coinvolge di più.

Ricordo che quando ero una ragazzina il terrore di mia madre era che in discoteca qualcuno mi mettesse qualcosa nel bicchiere, in questo libro denunci un problema sociale molto reale, vissuto dai genitori con grande preoccupazione, il tuo libro ha anche questo obbiettivo, sensibilizzare su questo tema?

Si purtroppo questo è un argomento che è diventato molto popolare. Naturalmente questa storia è un buon mezzo per trattare questo argomento, ammonire e mostrare cosa può succedere. C’è gente che si diverte a mettere la droga nei bicchieri altrui ma bisogna sapere che questa cosa può avere conseguenze mortali e in ogni caso conseguenze gravi per le vittime.

[Traduzione a cura di Francesca Ilardi, che qui ringraziamo.]

:: Uno sguardo in Germania: quattro autori tedeschi da tenere d’occhio, a cura di Giulietta Iannone

12 giugno 2019

Dunque, mi piacerebbe presentarvi alcuni scrittori tedeschi, già editi in Italia ma anche inediti, con interviste, articoli di approfondimento sul mercato editoriale tedesco, interviste ad addetti ai lavori, insomma avere una finestra privilegiata su un mercato letterario molto effervescente e dinamico. A ottobre ci sarà la Fiera di Francoforte e sarebbe bello arrivati preparati e conoscere sia gli autori tedeschi più letti in Germania, che eventualmente i nostri autori da loro più amati.

Diciamocelo i tedeschi leggono molto più di noi italiani. Non che abbia senso fare classifiche di lettura, non è una gara a chi arriva primo, ma per conoscere la società, la vita, le persone che vivono in altri paesi, non c’è niente di più utile di un libro, magari interessante, realistico, e perché no divertente.

Oggi vi parlerò di quattro autori molto letti, ben recensiti e amati in Germania, di cui due sono nostre conoscenze, ho già avuto modi di recensirli e intervistarli sul nostro blog: Sebastian Fitzek e Wulf Dorn, entrambi molto bravi, e due sono autori diciamo nuovi di cui vi consiglio di segnarvi i nomi: Wolfram Fleischhauer, che mi ispira parecchio, i cui libri in Italia sono pubblicati da Longanesi, TEA e Emons Edizioni; e Michael Tsokos di cui in Italia è da poco uscito Sfregiata, a gennaio, con Lastaria edizioni, libro tra l’altro che ho in lettura.

Inizio con questo articolo di presentazione, poi farò dei post dedicati a ogni singolo autore e infine recensirò i loro nuovi libri e se possibile li intervisterò.

Che ne pensate? È una bella idea? Siete mediamente curiosi? Se sì non avete che da mettervi comodi e iniziare a leggere.

Vi lascio la breve bio di ogni autore:

Wolfram Fleischhauer è nato nel 1961 a Karlsruhe. Ha studiato letteratura in Germania, poi ha viaggiato molto in Europa America e Oriente. Il suo lavoro di interprete lo ha portato per lunghi periodi a Bruxelles, ma ora vive a Berlino con la moglie e il figlio. Ha scritto dieci libri, tra romanzi storici e thriller, che sono tradotti in più di una dozzina di lingue. In italiano sono pubblicati da Longanesi Un enigma color porpora, La donna dalle mani di pioggia, Il libro che cambiò il mondo, L’ombra dell’ultima rosa. In Germania è imminente l’uscita del film tratto da Il bosco silenzioso.

Michael Tsokos è medico patologo forense e docente. Dal 2007 è direttore dell’Istituto Nazionale di Medicina Legale e Sociale a Berlino. È finora l’unico autore tedesco di cui i titoli, in particolare su spettacolari casi di medicina legale, sono tutti best seller pubblicati sia nelle collane di saggistica sia in quelle di narrativa.

Wulf Dorn è nato nel 1969. Ha studiato lingue e per anni ha lavorato come logopedista per la riabilitazione del linguaggio in pazienti psichiatrici. Vive con la moglie vicino a Ulm, in Germania. In Italia Corbaccio ha pubblicato con grande successo «La psichiatra», che è diventato un bestseller grazie al passaparola dei lettori, «Il superstite», «Follia profonda», «Il mio cuore cattivo» e «Phobia».

Sebastian Fitzek è autore di una serie di romanzi (genericamente definibili psychothriller) di incredibile successo. I suoi libri sono tradotti in tutto il mondo.
Tra i titoli in edizione italiana ricordiamo Il ladro di anime (Elliot, 2009), Il bambino (Elliot, 2009), La terapia (Rizzoli, 2007 – Elliot, 2010), Schegge (Elliot, 2010), Il gioco degli occhi (Elliot, 2011), Il cacciatore di occhi (Einaudi, 2012), Il sonnambulo (Einaudi, 2013) e Noah (Einaudi, 2014).

:: Un’ intervista con Wulf Dorn

16 giugno 2016

indexBentornato Wulf sul mio blog. Ormai sei un ospite fisso del mio spazio dai tempi de La Psichiatra. Ho praticamente recensito tutti i tuoi libri, editi in italiano, e ti ho intervistato due volte negli anni passati. I lettori del mio blog sanno che sei un autore che apprezzo molto, e mi premiano con molte visite ogni volte che parlo dei tuoi libri. Come ti spieghi questo grande successo? Ci sono scrittori che hanno lettori e altri veri e propri fan? Come ti spieghi questa fidelizzazione con i lettori?

Non ho una spiegazione, posso ipotizzare di essere riuscito a muovere nei miei lettori tutto un mondo di sensazioni. Sono molto felice e riconoscente della fedeltà dei miei lettori.

Tocchi temi che incidono nel profondo della psiche. E lo fai con cognizione di causa, come una persona che sa di cosa parla. Dopo tutto la paura di impazzire è una delle più ataviche dell’uomo, non trovi?

Certamente questa è una delle paure più antiche, quando non riesci più a capire fin dove è la realtà e dove comincia la nostra immaginazione. Spesso il confine tra ciò che definiamo pazzia e ciò che definiamo normale è fluido. La pazzia è nella maggior parte dei casi una esasperazione della realtà. Ho avuto numerosi pazienti che vedevano e sentivano cose che tutti gli altri non vedevano e sentivano. La paura di impazzire è una paura comprensibile che condivido con gli altri.

Finalmente torni in Italia con il tuo nuovo romanzo Incubo (disponibile dal 26 maggio) sempre edito da Corbaccio, il tuo storico editore italiano. Titolo originale Die nacht gehört den wölfen, “La notte appartiene ai lupi”, come diceva il padre di Caro. I lupi sono una figura totemica dell’immaginario, cosa simboleggiano nel tuo titolo?

Nelle favole il lupo simboleggia il male. Per Freud il lato bestiale dell’uomo.
Nel mio libro è una combinazione di queste due interpretazioni.

La sindrome del sopravvissuto, tipica di chi sopravvive a un incidente aereo (nel tuo libro Simon sopravvive a un incidente stradale) è una sindrome reale, documentabile, che si sviluppa in una sorta di senso di colpa. L’ hai applicata al tuo romanzo? In quale misura?

Questo tipo di sindrome è riscontrabile nei sopravvissuti alle catastrofi o agli incidenti. A maggior ragione se sono morte delle persone a loro molto care. I sopravvissuti si domandano perché io? E non loro? Ritengo che faccia parte del processo di elaborazione e lo si osserva spesso nei pazienti che hanno subito questo tipo di trauma.

Tema centrale del tuo libro sono i sogni, ricorrenti, spaventosi, una sorta di pulizia mentale che farebbe il cervello durante la notte per superare traumi e impurità. Da cosa pensi si generi la paura che essi scatenano? Possono essere un campanello d’allarme di un pericolo reale?

Ritengo che sia esattamente il contrario, vale a dire che sono le paure a generare certi sogni. E i sogni sono certamente sia un segnale di allarme ma anche uno strumento attraverso il quale riconosciamo ciò che ci fa paura e ciò che genera in noi preoccupazione. Solo dopo averlo riconosciuto possiamo fare qualcosa per vincere queste paure e aiutare noi stessi.

A un certo punto Simon soffre di vere e proprie allucinazioni (mi riferisco per esempio alla scena in auto con la zia, o quando il fratello Mike lo fa salire sull’ auto restaurata). Come le hai costruite? Volevi dare un tocco soprannaturale al racconto, o almeno dare questa sensazione?

Spesso è difficile far capire una paura. Certo è sempre possibile capirla attraverso le parole ma il risultato è troppo superficiale. Per queste due scene mi sembrava che il lettore potesse immaginarle meglio con una immagine. Mentre le scrivevo io stesso le osservavo e ne avevo paura. Così ho avuto la certezza che anche Simon ne fosse spaventato.

Hai uno stile semplice, immediato, capace di coinvolgere subito il lettore nella storia, non ci si stanca a leggerti. Inoltre crei una trama che davvero ti fa venire voglia di cercare di capire dove andrai a parare, in che abisso ci andremo a cacciare leggendoti. Pensi che questa caratteristica abbia avvicinato ai tuoi libri una variegata tipologia di lettori? E’ una cosa che ti viene naturale, o ci lavori molto su?

Ogni storia richiede un proprio stile. In questa in particolare mi è parso determinante avviare un confronto diretto con questo tema, quindi lo stile doveva essere altrettanto diretto, conciso e pregnante.

Che differenza denoti tra i lettori tedeschi e i lettori italiani? In cosa si assomigliano?

Ciò che mi colpisce in Italia e anche in questa intervista è la profondità delle domande dei miei lettori che vanno alla scoperta dei simboli più piccoli e nascosti della mia storia. E poi c’è tutta la generosità con la quale i lettori italiani accolgono il mio lavoro, cosa che m i fa felice e m i è di stimolo e motivazione nella scrittura.
Mi colpisce inoltre che molti lettori di tutto il mondo apprezzino i miei libri. Ricevo posta dall’Uruguay e dal Canada e ciò che mette in relazione tutti questi lettori è che si sono appassionati tutti alle mie storie. Per me questo è un sogno che si realizza.

Una curiosità, sono anni che i miei lettori vengono sul mio blog usando come chiave di ricerca “spiegazione del finale di Follia profonda (Dunkler Wahn)”, cosa nasconde quel finale?

La risposta si nasconde nella storia. L’indicazione più importante la si ritrova nel titolo dell’ultima parte di questa storia.

Cosa stai leggendo in questo momento? Ricordo che mi avevi consigliato Ursula Poznanski, e mi era molto piaciuta.

Attualmente leggo un nuovo romanzo di Joe Hill che in inglese si intitola The Fireman. Non so se ci sia già una traduzione italiana. E contemporaneamente sto leggendo un libro più tecnico sui meccanismi della pubblicità perché sto facendo delle ricerche per un prossimo romanzo.

Progetti per il futuro?

Professionalmente spero di scrivere ancora tanti libri che incontreranno il gusto dei lettori e nella mia vita privata vorrei continuare ad essere felice.

[Traduzione dal tedesco a cura di Francesca Ilardi]

:: Incubo, Wulf Dorn, (Corbaccio, 2016)

26 Mag 2016
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Esce oggi per Corbaccio, nella collana Top Thriller, tradotto da Alessandra Petrelli, Incubo, (Die nacht gehört den wölfen, 2015) il nuovo romanzo di Wulf Dorn. E caso abbastanza eccezionale, grazie anche all’editore che me l’ ha mandato in anteprima (e sapete quanto gli editori siano restii a mandare i libri in anteprima), riesco a farne la recensione il giorno dell’uscita. L’ ho finito diciamo ieri a mezzanotte, e ho già mandato le domande per l’autore, Wulf Dorn sarà infatti a Milano in questi giorni. Voi lettori che seguite il mio blog certo sapete che è dall’esordio con La psichiatra che seguo questo autore e negli anni ho recensito tutti i suoi libri, quindi è un po’ una tradizione del blog.
Detto questo, passiamo al libro. Die nacht gehört den wölfen, pubblicato in Germania per la CBT Verlag, casa editrice per ragazzi referente della Random House, è un thriller con sfumature horror con protagonista un adolescente che soffre di autismo, Simon. Dopo un breve cameo del dottor Frostner, e un’ apparizione della Waldklinik, si dipana la storia di Simon e dei suoi incubi.
Sopravvissuto a un incidente stradale, dove sono morti i suoi genitori, Simon va provvisoriamente a vivere dalla zia, che già medita di metterlo in collegio, poiché il suo lavoro le impedirebbe di seguire il ragazzo come sarebbe giusto. Anche il fratello maggiore Mike, seppur affezionato, sta per mettersi insieme alla sua ragazza e ha la sua vita da vivere, per cui è escluso che possa tenere con sé il fratello. Naturalmente Simon vivrà questo come un duplice abbandono, ma la cosa peggiore sono gli incubi, e le vere e proprie allucinazioni che lo ossessionano specialmente quando sale a bordo di un’ automobile.
Pian piano scopriamo i motivi per cui è stato ricoverato nella clinica psichiatrica pediatrica della Waldklinik, in cura dal dottor Frostner, (che come dicevo fa una breve apparizione nel capitolo iniziale, ma poi la storia è tutta concentrata su Simon) e lentamente iniziamo a distinguere e fare chiarezza tra fantasia e realtà. Su questo binomio infatti si gioca il libro, e pure grazie all’estrema chiarezza dello stile di Dorn, è necessaria una certa attenzione per non farsi depistare durante la lettura. Come tradizione nei romanzi di Dorn nulla è come sembra, e la mente umana è il vero labirinto, dove qualche volta è impossibile uscire.
Sostanzialmente è un thriller per ragazzi, o almeno un adolescente è il protagonista, con i suoi problemi, le sue fragilità, il senso di colpa che prova per la morte dei genitori, (il mostro che lo insegue nei suoi incubi e nelle sue veglie infatti gli dice che avrebbe dovuto morire anche lui) e l’amicizia che prova per Caro, una adolescente sua coetanea diversa come lui. La sparizione di una ragazza sembra indicare che nei boschi ci sia un psicopatico e i ragazzi sembrano trovarne traccia in una albergo abbandonato prossimo alla demolizione.
Ma come dicevo nulla è come sembra, e le sorprese non mancheranno (concentrate comunque nel finale, in cui tutto troverà una spiegazione razionale, e no, non ci sono tocchi soprannaturali). Perché come dice Jessica, un’ altra ospite della Waldklinik, sono tutti lupi travestiti da agnelli.
Wulf Dorn come sempre parla di temi a lui cari di cui non ha una conoscenza superficiale, come l’autismo, la sindrome del sopravvissuto, i sensi di colpa che si materializzano in incubi e allucinazioni, ed è interessante notare la sensibilità con cui Dorn si avvicina a questi temi, in punta di piedi, con rispetto, e in alcuni tratti anche con ironia.
L’autismo di Simon ci viene presentato per gradi, tramite la sua ossessione per le marche dei cibi con cui fa colazione, tramite la sua rabbia quando vengono spostati i mobili o viene cambiato il suo ordine, per lui fonte di stabilità. La sua interazione (o mancanza di interazione) con gli altri denota la grande solitudine in cui vive, e quanto la fantasia prende il sopravvento nella sua vita e minando il suo già fragile equilibrio.
Gli aspetti horror sono solo accennati, ma in effetti le allucinazioni di Simon sono davvero inquietanti, e la paura di addormentarsi può essere un effetto collaterale per alcuni giorni dopo la lettura. Lettore avvisato.

Wulf Dorn è nato nel 1969. Ha studiato lingue e per anni ha lavorato come logopedista per la riabilitazione del linguaggio in pazienti psichiatrici. Vive con la moglie e il gatto vicino a Ulm, in Germania. In Italia Corbaccio ha pubblicato con grande successo «La psichiatra», che è diventato un bestseller grazie al passaparola dei lettori, «Il superstite», «Follia profonda», «Il mio cuore cattivo» e «Phobia».

Source: libro inviato in anteprima dall’editore, ringraziamo Valentina dell’Ufficio Stampa Corbaccio.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Recensione di Il superstite di Wulf Dorn

11 Mag 2011

Bentornati alla Waldklinik!
A chi ha letto La Psichiatra qualche brivido sulla schiena sarà corso, per non parlare di una certa inquietante rassomiglianza con l’ Overlook Hotel di Kinghiana memoria. Certo questa è pur sempre una clinica psichiatrica, in Shining era solo un albergo, ma devo confessare che i sotterranei, i corridoi, le stanze blindate, mi hanno riportato proprio alla memoria l’atmosfera claustrofobica e malsana del mitico covo di spettri sulle montagne innevate del Colorado e di spettri infondo parliamo, e della fantasia sovraeccitata si un ragazzino di 12 anni che dopo aver letto un libro sulle esperienze paranormali, si aggira nella notte con un dittafono in mano per registrare la voce dei morti.
Se non fosse che il fratellino minore Sven, curioso e desideroso di imitarlo lo segue e così Jan Frostner per non farsi scoprire dai genitori in questa escursione notturna non autorizzata decide di portarlo con sé. Si fermano sulla riva di un lago ghiacciato, dove meno di 24 ore prima era morta annegata una ragazza con problemi psichiatrici, e mettono in funzione il dittafono per captare la sua voce, convinti che la sua anima aleggi ancora nei dintorni. Poi Jan si allontana un attimo per fare pipì e al suo ritorno Sven è scomparso, di lui restano solo poche parole registrate sul dittafono Grundig: Quando torniamo a casa quasi come un vero messaggio dall’oltretomba.
La sparizione di Sven è solo una delle molte tragedie che si abbattono nella vita un tempo felice di Jan, quella stessa notte suo padre chiamato nel cuore della notte da una misteriosa telefonata si allontana in auto verso un luogo sconosciuto, forse ad incontrare proprio il rapitore di Sven e a causa dell’alta velocità l’auto sbanda e Bernhard Forstner muore. Poi anche la madre di Jan non reggendo al dolore si suicida lasciandolo completamente solo.
Passano gli anni e ritroviamo un Jan ora adulto, psichiatra come suo padre, che dopo aver aggredito un suo paziente ha perso il lavoro, è stato abbandonato dalla moglie e vive prigioniero delle ossessioni legate alla scomparsa del fratello. Un vecchio amico di suo padre il professor Fleischer direttore sanitario della Waldklinik decide di dargli una mano e gli offre un posto alla clinica con un’unica condizione, farsi aiutare a superare le sue ossessioni grazie a sedute di ipnosi. Jan piuttosto controvoglia accetta e così ritorna a vivere nei luoghi dell’infanzia a Fahlenberg ospite di un amico ancora segnato dalla morte della figlia, paziente della Waldklinik, convinto che proprio i medici di questa clinica ne siano i responsabili.
Da questo momento in poi a Fahlenberg iniziano a verificarsi una serie di morti sospette, difficili da catalogare come semplici coincidenze, e un atroce dubbio inizia a farsi largo nella mente di Jan che siano collegate alla scomparsa tanto tempo prima del suo fratellino Sven. Un terribile segreto è sepolto a Fahlenberg e Jan con l’aiuto di un’intraprendente giornalista volente o nolente sarà costretto a riportarlo alla luce.
Il superstite secondo psicothriller di Wulf Dorn, scrittore tedesco diventato famosissimo grazie al suo romanzo d’esordio La psichiatra,  è senz’altro da considerarsi una prova riuscita destinata a bissare il successo del precedente. Edito da Corbaccio e tradotto dal tedesco da Alessandra Petrelli, è uno di quei libri capaci di creare un’ inquietante tensione emotiva ponendo seri interrogativi su cosa sia la sanità mentale e su quanto sia facile passare dall’altra parte, diventando vittime di fobie, traumi, ossessioni.(Molto interessante la parte legata all’ipnosi vera e propria terapia di cura e ben lontana da quei fenomeni quasi da baraccone che spesso siamo soliti vedere in tv).
Per tutto il libro l’autore in un gioco di depistaggi e sottrazioni tenta di portare i sospetti ovunque tranne che sul bersaglio, ponendo dubbi se il piccolo Sven sia vivo o morto, se il vecchio benzinaio sia davvero un sinistro pedofilo o un innocente accusato ingiustamente, se un apparente suicidio sia  in realtà un omicidio. Tutto un gioco di specchi, di rimandi, di vicoli ciechi che lasciano disorientati e  sconcertati.
Oltre ai protagonisti, ben caratterizzati anche i personaggi minori che anche se rimangono sullo sfondo acquistano connotazioni precise e ritmate. Il finale che non vi anticipo forse più tradizionale rispetto a quello de La psichiatra sicuramente ripaga l’attesa e fornisce spiegazioni esaurienti a tutti gli interrogativi. Probabilmente chi si aspettasse una parentesi rosa tra Jan e la bella giornalista Carla Weller rimarrà deluso ma è sicuramente un difetto da molti considerato un pregio. Dispiace quasi chiudere il libro e sapere che l’autore non ritornerà più su questi personaggi e oltre al prossimo thriller che uscirà a Settembre in Germania non ci saranno più storie ambientate alla Waldklinik. Ma anche se si chiuderà una trilogia non è detto che i prossimi scenari siano meno intriganti. Incrociamo le dita fiduciosi.

:: Intervista con Wulf Dorn

6 Mag 2011

Salve Wulf. E’ un piacere ritrovarti. E’ passato circa un anno dalla nostra ultima intervista. Come è cambiata la tua vita dopo il successo? Cosa pensano i tuoi famigliari della grande attenzione che hai destato con i tuoi libri? E soprattutto come sta Caligo?

Salve Giulia. Mi fa piacere risentirti. Credo che la cosa principale che è cambiata è sapere    che adesso ci sono tanti lettori che amano leggere i miei libri. È una cosa che mi rende veramente felice. E anche se sto diventando sempre più un personaggio pubblico, in privato non è cambiato nulla. Per quanto riguarda il gatto ci sono purtroppo cattive notizie. A marzo è morto dopo 15 anni. Ha avuto un infarto.

Dopo il successo de La psichiatra torni in Italia per Corbaccio con un nuovo thriller psicologico dalla trama molto intrigante Il superstite. Esiste una vera sindrome che colpisce le persone che sopravvivono in circostanze drammatiche, pensiamo solo ai sopravvissuti ad un incidente aereo. Hai studiato questa sindrome per il tuo libro?

Per ragioni professionali ho modo di incontrare moltissimi reduci da profondi traumi: gente che ha vissuto situazioni estreme, donne reduci dalla guerra in Kosovo vittime di violenze sessuali, una madre che ha perso entrambi i gemellini aseguito di una malattia virale. Quindi ho avuto modo di studiare a fondo la questione del trauma.

I luoghi de La psichiatra ritornano in Il superstite. Ritroviamo l’ inquietante clinica in mezzo ai boschi scenario che in un certo senso evoca angoscia e ansia. Sono luoghi reali, o nascono dalla tua fantasia. Come li hai scelti? Questo senso di continuità nei tuoi libri ha un significato speciale?

I luoghi sono tutti inventati. E naturalmente è molto pratico per uno scrittore perché può metterci dentro tutto ciò che gli serve per la sua storia. Sono ritornato negli stessi luoghi de La psichiatra perché credevo ci fossero ancora delle cose da scoprire …

I tuoi thrillers hanno molte sfumature horror. Come nasce il tuo interesse nell’evocare la paura? Che strumenti psicologici usi per essere più efficace?

Io provengo dal genere horror, che leggo volentieri ancora oggi. Per me è importante parlare di paura perché nasce dagli strati più profondi di noi stessi. Io stesso mi considero un pauroso, mi fanno paura le stanze buie. Sembra che al buio le cose assumano una forma diversa… Nei miei scritti uso spesso il trucco di identificarmi nella psicologia di ognuno dei miei personaggi. Mi diverto a parlare e a comportarmi come loro.

Parlami della costruzione dei personaggi. Parti da uno schema prestabilito e poi il personaggio cresce durante la narrazione o già fin dall’inizio hai in mente i suoi pregi i suoi difetti, come reagirà a determinate circostanze?

Assolutamente la seconda ipotesi. Sono un pianificatore. Devo sapere tutto fin dall’inizio. Decido prima ancora di iniziare il romanzo il curriculum vitae di ogni mio personaggio. Può, capitare, però, che a un certo punto uno di essi bussi alla mia porta e mi dica “no, questo non riesco a farlo”. E allora la cosa può farsi interessante.

Domanda un po’ sinistra che farà scorrere qualche brivido sulla schiena dei nostri lettori. Tu credi possibile evocare i morti, registrare le loro voci? Hai mai assistito a fenomeni inquietanti che ti hanno fatto pensare che c’è davvero una vita oltre la morte?

Devo confessarti che un po’, mentre scrivevo il romanzo, ci  ho creduto. Ne Il superstite a un certo punto compare un libro che viene regalato per Natale e che tratta di fenomeni paranormali. È un libro che ho letto con passione. Ne sono rimasto così impressionato che ho fatto una pazzia. Ho deciso di andare al cimitero ad agosto, vestito di nero,  con un registratore. Ho parlato alle lapidi e ho premuto il tasto della registrazione. Ho ascoltato poi la cassetta, solo silenzio. Ma io in questo silenzio ci ho visto un sacco di cose.

Ci sono progetti attualmente per fare una trasposizione cinematografica di Il superstite. Se potessi scegliere cast e regista liberamente quali sono i primi nomi che ti vengono in mente?

Franca Potente o Halle Berry per Ellen. Come regista Sir Alfred Joseph Hitchcock .

Ci sono nuovi esordienti che hanno attirato la tua attenzione? Quali libri ci consiglieresti di leggere?

Il mio consiglio è leggere molto, leggere di tutto. E scrivere molto.

Puoi dirci qualcosa sul tuo terzo thriller, solo giusto qualche breve anticipazione? 

Sarà una storia d’amore, ma anche le storie d’amore più belle hanno dei risvolti oscuri …in Germania uscirà a settembre.

Infine mi piacerebbe sapere in anteprima e credo sia lo stesso per i nostri lettori se stai progettando e scrivendo un nuovo thriller psicologico magari la continuazione de La psichiatra?

No, non per adesso. Il mio quarto romanzo sarà un libro per ragazzi.

Grazie a Francesca Ilardi per la traduzione.

:: Intervista a Wulf Dorn

21 settembre 2010

Ciao Wulf. Grazie per aver accettato la mia intervista e benvenuto su Liberidiscrivere. Raccontaci qualcosa di te. Chi è Wulf Dorn?

Ciao Giulia, grazie per l’invito a questa intervista. L’uomo dietro La Psichiatra è uno scrittore quarantenne, che vive nel sud-ovest della Germania con la moglie e un gatto Caligo (questo nome significa un gatto di tre colori, secondo i cinesi questi gatti sono fortunati – e in effetti la mia lo è). Sono un corrispondente di lingua straniera, ma negli ultimi sedici anni ho lavorato in un ospedale psichiatrico, a sostegno dei pazienti in riabilitazione professionale. Dallo scorso anno ho ridotto il lavoro a part time per 2-3 giorni alla settimana, in modo da avere più tempo per scrivere. Nella mia vita privata mi piace trascorrere il mio tempo libero leggendo e facendo sport. E sto collezionando film, la maggior parte vecchi film horror in bianco e nero.

Dove sei nato? Raccontaci qualcosa della tua infanzia.

Sono nato e cresciuto in una piccola città vicino a Ulm. Immaginate una linea sulla mappa tra Monaco e Stoccarda e troverete la mia città, subito al centro. In realtà la mia infanzia è stata poco spettacolare. Ho frequentato il liceo, ha trascorso molto del mio tempo libero all’aria aperta con gli amici, sono stato un ospite ben noto nella nostra piccola ma bella biblioteca, e ogni volta che ho avuto abbastanza denaro per le piccole spese sono andato al cinema, che non era molto  lontano dalla casa dei miei genitori . Ero un bel ragazzo magro e mi ricordo che mia madre mi ha nutrito con tonnellate di cioccolato e torta, ma senza grandi risultati. Bene, oggi mi piacerebbe che fosse ancora così.

Perché sei diventato uno scrittore? Era il sogno di un bambino?

Alcuni anni fa mia nonna mi disse che quando avevo cinque anni le promisi di scrivere libri un giorno. Onestamente non posso ricordarmi di quella promessa, ma ricordo che mi piaceva raccontare storie sin da quando ero piccolo. Da piccolo amavo quando i miei genitori mi leggevano le favole, specialmente su maghi, streghe o luoghi frequentati dagli spiriti. All’età di dodici anni ho iniziato a scrivere brevi racconti. Da allora ho sempre scritto. E ora (molti, molti anni dopo) sto parlando con te della versione italiana del mio romanzo. Così la promessa fatta a cinque anni, è finalmente diventata realtà.

Quale è stato il tuo primo lavoro scritto? Parlaci del tuo esordio e della tua strada verso la pubblicazione.

Ho pubblicato il mio primo lavoro nel 1999. Era un racconto breve intitolato Jennifer in una antologia di racconti dell’orrore. Negli anni successivi ho scritto un sacco di altri racconti – horror, crime e perfino una fiaba. Alcuni di loro sono stati pubblicati in antologie e riviste. Nel 2007 ho scritto un thriller psicologico e mi sono rivolto ad un agente letterario. Lui mi ha aiutato a trovare un editore per ‘Trigger‘, che voi conoscete come ‘La Psichiatra’. Il romanzo fu pubblicato in Germania nel mese di ottobre del 2009. Ora è stato tradotto in diverse lingue. E quest’anno il mio secondo romanzo ‘Cold Silence’ è stato pubblicato in Germania.

Chi sono i tuoi scrittori preferiti, europei o americani?

I miei scrittori  americani preferiti sono Poe, Hemingway e Stephen King. Ma ci sono anche un sacco di libri di scrittori europei nella mia libreria, come Andreas Eschbach, Mo Hayder, Bernard Werber e Andrea Camilleri.

Dimmi qualcosa sul tuo paese, la tua città. Qual è il tuo background?

Mia moglie ed io viviamo in un piccolo paese vicino a  Ulm e Stoccarda. La nostra casa è circondata da un giardino pieno di alberi di mele. Non lontano ci sono una riserva naturale di grandi dimensioni e il Danubio. Mi piace la natura e mi piace trascorrere molto del mio tempo all’aperto. Anche se mi piacciono anche città come Londra, Berlino, Monaco o Roma non potrei proprio immaginare di viverci. Sono ottime per lo shopping e per la cultura, ma sono troppo affollate per me.

Come hai avuto l’idea per il tuo primo libro, La psichiatra ora edito in Italia da Corbaccio?

L’idea si basa su una storia vera che una zia mi ha raccontato quando avevo circa dodici anni. Ero in vacanza a casa sua, nella Foresta Nera e amavo esplorare il bosco dietro casa sua. Un giorno ho scoperto le rovine di una casa colonica in una radura. Mia zia mi ha detto che la casa era stata bruciata nel 1910 dal proprietario che era impazzito. Era una storia avvincente e inquietante circa una tragedia umana, parlava di follia e omicidio, e ne rimasi affascinato. Venticinque anni più tardi ho avuto l’idea di scrivere una storia di una psichiatra che si mette nei guai quando uno dei suoi pazienti scompare. Ma non ero molto soddisfatto in quanto mancava un tocco speciale nella mia storia. Poi mi sono ricordato della storia che mi raccontava mia zia. Ed eccolo lì – la sequenza di apertura di ‘La Psichiatra’. Così è successo che la storia inizi proprio in quel luogo che mi aveva fatto venire la pelle l’oca quando ero un ragazzo.

Che tipo di ricerche hai fatto per il tuo primo libro?

Da un lato si basa sulla mia esperienza personale con il lavoro psichiatrico. Certo sono anche legato dal segreto professionale e non posso scrivere di casi con cui ho avuto a che fare, ma è stato utile per esempio per  sapere come è la routine quotidiana in un ospedale psichiatrico. Inoltre ho letto libri e articoli professionali e parlato con una psicologa sul fenomeno che stavo descrivendo nel mio romanzo. E poiché c’è una protagonista femminile ho parlato con molte donne facendomi dire come si sarebbero comportate in diverse situazioni. Non volevo rischiare che Ellen Roth diventasse il cliché di come un uomo vede una donna. Alla fine sono stato molto felice di scoprire che nessuna delle mie consigliere femminili pensava a Ellen in questo modo.

Nuovi progetti per le versioni italiane dei suoi libri?

Ci sarà una traduzione italiana del mio secondo romanzo ‘Cold Silence’. Per quanto ho sentito dovrebbe essere pubblicato in Italia il prossimo anno.

I tuoi personaggi di fantasia, sono spesso molto simile a te? Ci sono pezzi autobiografici?

Prima di iniziare a scrivere o anche a pianificare una storia, sono solito scrivere un profilo della vita dei miei personaggi. Mi chiedo quando è il loro compleanno, il luogo in cui sono nati, quali sono le loro strutture familiari, quali sono i loro amici, la scuola in cui sono andati, perché scelgono la loro professione e così via. Questa è la base su cui costruisco le loro caratteristiche. Nel complesso è tutto fittizio ma a volte può accadere che ci sia un po’ di somiglianza con me o con persone che conosco.

Preferisci in un libro la descrizione dei luoghi, la descrizione di personaggi o i dialoghi ?

Beh, per me la cosa più importante in un libro è che la storia diventi viva nella mente del lettore. Si dovrebbe avere la possibilità di rimuovere se stessi dal proprio mondo per entrare in quello di un altro. Per raggiungere questo obiettivo, tutti e tre gli strumenti che hai citato sono importanti. Il lettore deve essere in grado di immaginare i luoghi e i personaggi, e naturalmente i loro dialoghi dovrebbero suonare come fatti da persone reali.

Il tuo scrittore esordiente preferito?

L’ultimo libro di un esordiente che ho letto è stato ‘Erebos‘ di Ursula Poznanski, una scrittrice austriaca. Una storia emozionante su alcuni teenager che rimangono intrappolati in un videogioco. Il libro è diventato un bestseller in Germania. E sono stato profondamente colpito da Il suggeritore di Donato Carrisi. Ai miei occhi uno dei migliori thriller dal Silenzio degli innocenti.

Progetti di film tratti dai tuoi libri?

Ci sono progetti per fare diventare ‘La Psichiatra’ un film da parte di una grande azienda cinematografica tedesca. La sceneggiatura è già finita e lo scrittore ha fatto un ottimo lavoro. Questo è tutto quello che posso dire al momento.

Che cosa stai scrivendo in questo momento?

Sto scrivendo il mio terzo thriller psicologico. E uscirà nella seconda metà del prossimo anno in Germania.

Ti piace l’Italia?

L’Italia è un paese bellissimo e mi piace la mentalità italiana per il suo temperamento e la sua cordialità. Siccome  amo il buon cibo e la cucina sono sempre stupito dalla varietà della cucina italiana. Mi piace anche molto la moda italiana e quello che si chiama ‘La Bella Figura’. Ultimo ma non meno importante sono sempre stato interessato alla storia romana, a come i Romani hanno costruito un sacco di città e strade e il Limes vicino al posto dove sono nato. Se camminate attraverso i campi  potete ancora scoprire resti di quel tempo.

Racconta ai nostri lettori italiani qualcosa di divertente su di te.

C’è un aneddoto molto simpatico legato al trailer del mio ultimo libro ‘Cold Silence’. Era girato in un parco secolare nei pressi di Berlino, che sembrava il parco della clinica che descrivo nel romanzo. Prima che il team del film arrivasse ho iniziato a camminare attraverso il parco per avere alcune impressioni del luogo. Era mattina presto e non c’era nessuno tranne me nel parco. Beh, nessuno tranne me e tre scoiattoli. Sono venuti da me e all’inizio ero molto divertito da questi piccoli “ragazzi” così carini. Ma poco dopo non ho potuto sbarazzarmene più. Mi hanno seguito attraverso tutto il parco e sono saliti sui miei jeans. Quando finalmente sono tornato al mio albergo c’erano alcuni clienti in attesa dei taxi. Non immagini le loro risate, quando mi videro saltare in giro come un maniaco, cercando di togliere gli scoiattoli dai miei vestiti. Durante le riprese che durarono quasi tutto l’intero giorno, la troup ed io ci guardavamo sempre intorno per vedere, se i miei piccoli fan pelosi fossero tornati. Ma non lo fecero. Sicuramente avevano trovato un’altra vittima.

Cosa stai leggendo in questo momento?

A causa del lavoro per il mio prossimo romanzo e il prossimo tour in tutta la Germania che inizierà tra due settimane io purtroppo non ho molto tempo per leggere al momento. L’ultimo libro che ho letto è stato “Gottes leere Hand” della scrittrice tedesca Marianne Efinger. Una storia molto toccante di un uomo che è nato con la malattia delle ossa fragili (in italiano: L’osteogenesi imperfetta). Quando sta per morire egli incontra il suo grande amore. E ‘una storia di vita, morte e amore che sicuramente non dimenticherò tanto presto.

Che ne pensi di e-publishing?

Anche se i miei romanzi sono anche pubblicati come e-book, io sono ancora un po’ all’antica in questo senso. Io preferisco la versione tradizionale della carta. Soprattutto per i romanzi ho bisogno di sentire un vero e proprio libro nelle mie mani. L’impressione tattile durante la lettura, per così dire. Forse perché questa è stata la mia esperienza di lettura per tanti anni. Inoltre mi piace essere circondato da libri e non riesco ad immaginare il mio studio o salotto senza scaffali. Ma vedo anche i vantaggi degli e-books. Ora si può portare in viaggio dieci o più romanzi e non importa quante pagine hanno la tua valigia non può scoppiare. Poi un paio di settimane fa ho sentito parlare di guide turistiche con GPS integrato, e-books che vi mostrano tutte le informazioni sul luogo dove ti trovi. Non so se questi libri siano già disponibili, ma questa idea mi sembra molto utile.

Come possono mettersi in contatto con te i lettori?

Potete contattarmi tramite la mia home page (www.wulfdorn.net) in inglese o in tedesco. Sono sempre lieto di ricevere commenti su i miei libri. Purtroppo non parlo italiano, ma per tutti coloro che sono interessati ad avere maggiori informazioni su di me e il mio romanzo vi suggerisco di visitare il sito web del ‘La Psichiatra’ (www.lapsichiatra.it) di Corbaccio. E ‘fantastico, in particolare il booktrailer è molto inquietante.

:: Recensione di La psichiatra di Wulf Dorn

15 settembre 2010

La mente umana è davvero una terra inesplorata. Lo sa bene Ellen Roth da anni psichiatra alla Waldklinik nei dintorni di Stoccarda. Il suo compagno Chris, anch’egli psichiatra e anch’egli impiegato presso la stessa clinica, prima di partire per una vacanza in Australia le segnala un caso da analizzare. Nella stanza 7 si trova ricoverata una donna, vittima di abusi e maltrattamenti, che per un meccanismo di autodifesa ha prodotto un’ incontrollabile fobia verso un misterioso uomo nero. Ellen tenta di entrare in contatto con la donna, di superare le barriere che ha posto tra sé e il mondo esterno, ma non fa a tempo di produrre alcun progresso che la donna scompare. La cosa inquietante è che nessuno oltre lei sembra averla vista. Nessuno conosce il suo nome. Non ci sono documenti che certifichino il suo ricovero. Ellen inizia subito a cercarla e non passa molto che l’uomo nero si materializza davvero e inizia a perseguitare anche lei. Sulle tracce della donna scomparsa Ellen è sempre accompagnata da inquietanti interrogativi. Si può davvero fidare di Mark, il collega tanto premuroso? Chris, il suo compagno è davvero andato in Australia? Chi è quella bambina che vaga nel bosco? Perché tutti sembra che mentano o che nascondano qualche oscuro segreto? In un crescendo di angoscia e inquietudine la verità viene a galla a poco a poco ed è davvero inaspettata. Romanzo d’ esordio molto atteso, edito da Corbaccio, La psichiatra racchiude tutti gli ingredienti che fanno dello psychothriller un genere adatto ad essere il candidato perfetto per diventare un best seller. C’è suspance, colpi di scena ben congegnati, inquietanti rivelazioni, angoscia. Poi Dorn conosce a fondo il meccanismo che genera la paura e che non sorge da litri e litri di sangue sparsi ma è più sottile si insinua prima in silenzio in modo quasi subdolo e poi ti avvolge come le spire di un’idra. La paura non nasce infatti da qualcosa di reale e tangibile, ma si sprigiona quando la coscienza non vigila, quando il buio della mente crea i mostri della nostra infanzia mai veramente esorcizzati poi nell’età adulta. Tutti si ricorderanno la filastrocca dell’uomo nero che rapiva i bambini cattivi e che forse avrà  creato incubi e non pochi, ebbene Dorn riprende questo filo nero per portarci  a conoscere lati della mente che forse proprio per paura preferiamo ignorare. Bello, interessante, intelligente, scritto da uno che si è documentato parecchio sulle dinamiche psichiatriche e sui lati oscuri della mente, non a caso Dorn da 15 anni lavora in una clinica psichiatrica simile a quella descritta nel libro e si occupa della riabilitazione professionale dei pazienti psichici. Lo stile di scrittura è molto fluido e il libro scorre senza problemi e senza appesantimenti. Ho trovato molto coinvolgente il modo con cui Dorn fa affezionare il lettore alla protagonista. Per di più il finale è davvero spiazzante, durante la lettura avevo fatto diverse ipotesi nessuna delle quali si avvicinava poi neanche minimamente alla realtà. Un romanzo consigliatissimo agli amanti degli psychothriller, che a violenza gratuita e azione preferiscono gli abissi non meno oscuri della mente.