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:: Un’ intervista con Wulf Dorn, per l’uscita di “Presenza Oscura” (Corbaccio 2019) a cura di Giulietta Iannone

10 settembre 2019

Presenza oscuraBentornato Wulf su Liberi di scrivere e benvenuto in Italia. Sei qui per presentare Presenza Oscura il tuo nuovo libro, che si inserisce nel filone dello psicothriller con venature horror di cui ormai tu sei uno dei maestri europei. Insomma i tuoi libri fanno veramente paura, questo forse più degli altri perché infondo la morte è il destino ultimo di tutti, insomma non tutti moriremo uccisi da un serial killer, ma è indubbio che tutti moriremo e non sappiamo bene cosa ci aspetta dopo, nonostante le testimonianze di chi possiamo dire ha vissuto fenomeni di premorte e poi è tornato indietro. Come hai affrontato un tema così delicato, che immagino faccia paura anche a te, giusto?

Certamente più si invecchia e più si affronta il tema della morte a causa della perdita di amici, parenti, persone care. E come autore si inizia a riflettere su come scrivere di queste cose. So che si tratta di un argomento molto serio e tutt’altro che allegro ma è necessario riflettere sulla morte per comprendere il valore e il contenuto della vita e che tutto ha una fine. Essendo io una persona che vive appieno la vita non ho paura della morte. L’unica cosa che mi fa paura è che possa essere dolorosa e che possa durare a lungo.

Sei partito da esperienze reali, testimonianze di persone di paesi diversi, di culture diverse etc… che hanno vissuto si può dire le stesse percezioni: un tunnel buio, una grande luce al fondo, il rilascio di endorfine etc… Quanto c’è di scientifico in questo, e c’è una spiegazione razionale che ti ha convinto più di altre?

Da un punto di vista scientifico è possibile spiegare quasi tutto quello che succede in un caso di premorte. Alcuni aspetti tuttavia non sono ancora spiegabili scientificamente. Si tratta di fenomeni emotivi che assumono delle connotazioni individuali e lasciano spazio all’interpretazione.

Protagonisti sono dei ragazzi, due adolescenti Nikka e Sascha, di cui con molta sensibilità descrivi le fragilità, le difficoltà, le aspirazioni e i sentimenti. Conosci approfonditamente il mondo dei ragazzi, che musica ascoltano, cosa sognano, quanto per loro è importante l’amicizia e perché no l’amore. Già in Incubo, protagonisti erano adolescenti, cosa ti avvicina al mondo dei ragazzi?, e che difficoltà trovi nel parlare di questa età della vita ancora piena di aspettative e non del tutto compiuta?

Proprio quest’ultimo punto è ciò che mi affascina di più del mondo dei giovani. Da giovani si imparano le cose per la prima volta, si comincia ad avere delle opinioni e si impara a conoscere il mondo e la vita. Da adulto si perde questo tipo di sguardo e la capacità di stupirti per tutto quello che la vita ti offre. E per me come autore è una sensazione bellissima riuscire a infilarmi nei panni di un giovane e riprovare delle sensazioni che ormai erano lontane.

Inserisci sempre elementi horror, che suscitano vera paura, che incidono quasi nel subconscio, perché questa scelta? Ha una valenza catartica? Vuoi spingere i tuoi lettori a riflettere su temi anche filosofici ed etici?

Si certo impariamo molto attraverso le emozioni. E uno degli stimoli emotivi più forti è la paura.
Ci sono molte emozioni attraverso le quali impariamo ma questa è quella che mi affascina e coinvolge di più.

Ricordo che quando ero una ragazzina il terrore di mia madre era che in discoteca qualcuno mi mettesse qualcosa nel bicchiere, in questo libro denunci un problema sociale molto reale, vissuto dai genitori con grande preoccupazione, il tuo libro ha anche questo obbiettivo, sensibilizzare su questo tema?

Si purtroppo questo è un argomento che è diventato molto popolare. Naturalmente questa storia è un buon mezzo per trattare questo argomento, ammonire e mostrare cosa può succedere. C’è gente che si diverte a mettere la droga nei bicchieri altrui ma bisogna sapere che questa cosa può avere conseguenze mortali e in ogni caso conseguenze gravi per le vittime.

[Traduzione a cura di Francesca Ilardi, che qui ringraziamo.]

:: Intervista con Wulf Dorn

6 maggio 2011

Salve Wulf. E’ un piacere ritrovarti. E’ passato circa un anno dalla nostra ultima intervista. Come è cambiata la tua vita dopo il successo? Cosa pensano i tuoi famigliari della grande attenzione che hai destato con i tuoi libri? E soprattutto come sta Caligo?

Salve Giulia. Mi fa piacere risentirti. Credo che la cosa principale che è cambiata è sapere    che adesso ci sono tanti lettori che amano leggere i miei libri. È una cosa che mi rende veramente felice. E anche se sto diventando sempre più un personaggio pubblico, in privato non è cambiato nulla. Per quanto riguarda il gatto ci sono purtroppo cattive notizie. A marzo è morto dopo 15 anni. Ha avuto un infarto.

Dopo il successo de La psichiatra torni in Italia per Corbaccio con un nuovo thriller psicologico dalla trama molto intrigante Il superstite. Esiste una vera sindrome che colpisce le persone che sopravvivono in circostanze drammatiche, pensiamo solo ai sopravvissuti ad un incidente aereo. Hai studiato questa sindrome per il tuo libro?

Per ragioni professionali ho modo di incontrare moltissimi reduci da profondi traumi: gente che ha vissuto situazioni estreme, donne reduci dalla guerra in Kosovo vittime di violenze sessuali, una madre che ha perso entrambi i gemellini aseguito di una malattia virale. Quindi ho avuto modo di studiare a fondo la questione del trauma.

I luoghi de La psichiatra ritornano in Il superstite. Ritroviamo l’ inquietante clinica in mezzo ai boschi scenario che in un certo senso evoca angoscia e ansia. Sono luoghi reali, o nascono dalla tua fantasia. Come li hai scelti? Questo senso di continuità nei tuoi libri ha un significato speciale?

I luoghi sono tutti inventati. E naturalmente è molto pratico per uno scrittore perché può metterci dentro tutto ciò che gli serve per la sua storia. Sono ritornato negli stessi luoghi de La psichiatra perché credevo ci fossero ancora delle cose da scoprire …

I tuoi thrillers hanno molte sfumature horror. Come nasce il tuo interesse nell’evocare la paura? Che strumenti psicologici usi per essere più efficace?

Io provengo dal genere horror, che leggo volentieri ancora oggi. Per me è importante parlare di paura perché nasce dagli strati più profondi di noi stessi. Io stesso mi considero un pauroso, mi fanno paura le stanze buie. Sembra che al buio le cose assumano una forma diversa… Nei miei scritti uso spesso il trucco di identificarmi nella psicologia di ognuno dei miei personaggi. Mi diverto a parlare e a comportarmi come loro.

Parlami della costruzione dei personaggi. Parti da uno schema prestabilito e poi il personaggio cresce durante la narrazione o già fin dall’inizio hai in mente i suoi pregi i suoi difetti, come reagirà a determinate circostanze?

Assolutamente la seconda ipotesi. Sono un pianificatore. Devo sapere tutto fin dall’inizio. Decido prima ancora di iniziare il romanzo il curriculum vitae di ogni mio personaggio. Può, capitare, però, che a un certo punto uno di essi bussi alla mia porta e mi dica “no, questo non riesco a farlo”. E allora la cosa può farsi interessante.

Domanda un po’ sinistra che farà scorrere qualche brivido sulla schiena dei nostri lettori. Tu credi possibile evocare i morti, registrare le loro voci? Hai mai assistito a fenomeni inquietanti che ti hanno fatto pensare che c’è davvero una vita oltre la morte?

Devo confessarti che un po’, mentre scrivevo il romanzo, ci  ho creduto. Ne Il superstite a un certo punto compare un libro che viene regalato per Natale e che tratta di fenomeni paranormali. È un libro che ho letto con passione. Ne sono rimasto così impressionato che ho fatto una pazzia. Ho deciso di andare al cimitero ad agosto, vestito di nero,  con un registratore. Ho parlato alle lapidi e ho premuto il tasto della registrazione. Ho ascoltato poi la cassetta, solo silenzio. Ma io in questo silenzio ci ho visto un sacco di cose.

Ci sono progetti attualmente per fare una trasposizione cinematografica di Il superstite. Se potessi scegliere cast e regista liberamente quali sono i primi nomi che ti vengono in mente?

Franca Potente o Halle Berry per Ellen. Come regista Sir Alfred Joseph Hitchcock .

Ci sono nuovi esordienti che hanno attirato la tua attenzione? Quali libri ci consiglieresti di leggere?

Il mio consiglio è leggere molto, leggere di tutto. E scrivere molto.

Puoi dirci qualcosa sul tuo terzo thriller, solo giusto qualche breve anticipazione? 

Sarà una storia d’amore, ma anche le storie d’amore più belle hanno dei risvolti oscuri …in Germania uscirà a settembre.

Infine mi piacerebbe sapere in anteprima e credo sia lo stesso per i nostri lettori se stai progettando e scrivendo un nuovo thriller psicologico magari la continuazione de La psichiatra?

No, non per adesso. Il mio quarto romanzo sarà un libro per ragazzi.

Grazie a Francesca Ilardi per la traduzione.